L'Archivio di Metaforum

Forum di politica, cultura, società - 2008

 
Vecchio 29-10-2008, 14.34.27
Roderigo
 
Somalia, ragazza lapidata in pubblico

LA TRAGEDIA

Somalia, lapidata in pubblico
per aver commesso adulterio






La ragazza aveva 23 anni. I parenti sono stati costretti ad assistere allo scempio durante il quale è stato ucciso per errore anche un bambino


CHISIMAIO (SOMALIA)


Miliziani somali fedeli alle deposte Corti islamiche hanno giustiziato in pubblico una giovane donna accusata di adulterio, ricorrendo all’arcaico e macabro metodo della lapidazione: lo hanno denunciato testimoni oculari, secondo cui l’esecuzione è avvenuta nella tarda serata di ieri a Chisimaio, città portuale situata circa 520 chilometri a sud-ovest di Mogadiscio, dopo la condanna a morte emessa da una corte islamica e davanti a centinaia di spettatori, molti dei quali costretti ad assistervi, parenti della vittima compresi. La ragazza si chiamava Asha Ibrahim Dhuhulow e aveva 23 anni; tradizionale velo verde sul capo, il volto coperto da un panno nero, è stata condotta sul luogo del supplizio a bordo di un furgone per poi essere sepolta fino al collo e massacrata.

Ai presenti è stato detto che lei stessa aveva riconosciuto la propria colpa, e accettato il suo crudele destino: ma, al momento di essere trucidata, si è messa a urlare e a divincolarsi, mentre i carnefici la immobilizzavano legandole mani e piedi. A quel punto un congiunto le è corso incontro, tentando di aiutarla, ma gli integralisti di guardia hanno aperto il fuoco per fermarlo, e hanno ucciso un bambino. Secondo i familiari, Asha non ha ricevuto un "processo" coranico equo: «L’Islam», ha ricordato uno di loro, «non permette che una donna sia messa a morte per adulterio se non sono presentati pubblicamente l’uomo con cui ha avuto rapporti sessuali e quattro testimoni del fatto». I giudici fondamentalisti si sono però limitati a replicare che puniranno in maniera adeguata la guardia responsabile della morte del bimbo.

È il primo episodio del genere di cui si abbia notizia in Somalia da due anni: da prima cioè che, alla fine del 2006, le truppe del governo transitorio di Mogadiscio sconfiggessero le Corti islamiche con il determinante appoggio militare dell’Etiopia. I ribelli hanno però intrapreso una guerriglia difficile da contrastare, e lo scorso agosto si sono reimpadroniti di Chisimaio, reimponendovi leggi ispirate alla più vieta concezione dell’Islam; in città, per esempio, è proibita qualsiasi forma di svago perchè considerata blasfema.

Il porto di Chisimaio è finito sotto il controllo di una coalizione di forze fedeli al leader Hassan Turki e di miliziani islamici Shabab (gioventù), dopo aver sconfitto le milizie del clan locale Marehan, che controllava la città dall’aprile del 2007. Turki è accusato da Washington di terrorismo. «Questo pomeriggio vogliamo far sapere alla gente di Chisimaio che stiamo applicando una punizione che è rara in questa regione e che viene inflitta per la prima volta a Chisimaio», ha aggiunto Hayakallah. Sono state vietate riprese e fotografie, ma i giornalisti sono stati autorizzati ad assistere.


28 ottobre 2008
www.lastampa.it
 
Vecchio 29-10-2008, 14.56.27
Cilia
 
Io non vorrei neppure saperle queste cose.
Mi rendo conto che quanto ho affermato è stupido, eppure è così.
Dopo avere letto, la sola cosa che mi viene da dire è: Perché?
E tutte le domande senza risposta mi sfiniscono.
 
Vecchio 29-10-2008, 16.43.10
cesare
 
Citazione:
Originalmente inviato da Cilia
Io non vorrei neppure saperle queste cose.
Mi rendo conto che quanto ho affermato è stupido, eppure è così.
Dopo avere letto, la sola cosa che mi viene da dire è: Perché?
E tutte le domande senza risposta mi sfiniscono.

Se l'odio potesse dar ragione di sé non esisterebbe. E' del tutto oscuro a se stesso. L'odio poi in nome di un dio basta a dare l'idea di infinito. Quanti uomini tanti dei, quanti dei tanti totem.
Ci sarà un dio che ci salvi dalle religioni? Per Asha non c'è stato.
 
Vecchio 29-10-2008, 18.53.25
Cilia
 
L'unica risposta che riesco a darmi è che tutto sia edificato sulla morte.
 
Vecchio 02-11-2008, 15.11.11
Roderigo
 
Somalia, aveva 13 anni la ragazza lapidata

Il padre racconta: stuprata, è stata uccisa per aver denunciato i violentatori


Era tornata da tre mesi, dopo anni passati in un campo di rifugiati del Kenya
Amnesty: "Urgente la nascita di una Commissione internazionale ad hoc"



GIAMPAOLO CADALANU


Era solo una bambina, si era appena affacciata sull´adolescenza, l´«adultera» lapidata a morte dagli integralisti di Chisimaio, in Somalia. Non aveva 23 anni, ma solo 13: l´età segnalata dai giornalisti che avevano assistito all´esecuzione, nello stadio della città portuale, era stata "dedotta" dall´aspetto della giovane, evidentemente spinta dalla vita nei campi profughi del Corno d´Africa a raggiungere la maturità fisica più in fretta delle coetanee.

Ma una bambina può commettere adulterio? Può valere a qualcosa la sua «confessione», prova del peccato secondo la folle interpretazione del capo dei carnefici, Sheikh Hayalah, a Radio Shabelle? La stessa Sharia per l´adulterio prevede la testimonianza di quattro uomini, e stavolta non c´erano. A sentire le testimonianze dei familiari, raccolte da Amnesty International, la giovanissima Aisha Ibrahim Duhulow aveva invece subito violenza da parte di tre uomini. E poi aveva voluto denunciare lo stupro alla milizia Shabab, "i giovani", gli integralisti islamici più radicali che controllano Chisimaio.

Forse immaginava che anche lì funzionasse la giustizia arcaica e sperimentata dei campi profughi kenyani dove aveva vissuto fino a tre mesi prima, con il giudizio affidato alla saggezza degli anziani. Ma era stato un errore. La denuncia, nella mente fanatica dei fondamentalisti, è diventata ammissione di colpa. E mentre nessuno dei violentatori veniva arrestato dai miliziani, la ragazza è diventata simbolo di impurità. Seppellita fino al collo nello stadio, degna di ricevere la punizione popolare, senza che dubbio alcuno attraversasse la coscienza di chi ha scagliato la prima pietra.

«Non è stata giustizia, non è stata nemmeno un´esecuzione. Questa bambina ha subito una morte atroce per ordine dei gruppi armati che controllano Chisimayo», sintetizza David Copeman, delegato di Amnesty per la Somalia. «Quest´assassinio - conclude - dimostra ancora di più l´importanza dell´azione internazionale per indagare e documentare gli abusi, con una Commissione ad hoc».


Repubblica 1 novembre 2008
 
Vecchio 06-11-2008, 01.33.55
Roderigo
 
SOMALIA


La guerra infinita.
Dei silenzi interessati






Una tragedia che non fa notizia


Giampaolo Calchi Novati


Da circa due anni la Somalia è sotto occupazione - o, volendo essere più lievi, semi-occupazione - dell'esercito etiopico. Semi-occupazione perché i tanks etiopici accreditarono l'usurpazione trasportando fino a Mogadiscio alcuni ministri di un governo di transizione che, a distanza di anni dall'investitura virtuale tramite un accordo fra i «signori della guerra» avallato dalla diplomazia regionale e internazionale, non era riuscito a metter piede nella capitale. Allora a Mogadiscio «regnava», precariamente, un governo costituito dall'Unione delle Corti islamiche. A loro volta, le Corti avevano preso il potere con l'aiuto di milizie armate. La «luna di miele» fra le Corti e la gente, che all'inizio le aveva accolte con favore perché garantivano ordine e stabilità, era già stata incrinata da misure restrittive e integraliste.

Le intenzioni con cui l'Etiopia invase la Somalia alla fine del 2006 erano miste: impedire che il fondamentalismo islamico minacciasse la «sicurezza» della stessa Etiopia, aumentare il controllo delle frontiere, fare un servizio alla war on terror del presidente Bush. Gli Stati uniti avevano convinto l'Europa che - pur non avendola formalmente autorizzata o addirittura fomentata - l'operazione etiopica poteva risultare una svolta positiva. La «vittoria» dell'esercito etiopico, mai in dubbio alla luce dello squilibrio delle forze in campo, fu assistita da ripetuti bombardamenti dal cielo e dal mare ad opera della forza d'intervento che gli Stati uniti hanno allestito nella regione con base a Gibuti. Il pretesto era colpire i «terroristi». Allora a capo del governo, Prodi elevò qualche flebile protesta, sotto voce come nello stile del personaggio, ma fu zittito e tutto finì lì.

Da allora in Somalia va avanti una guerra a bassa intensità che vede di fronte le forze occupanti e un movimento in cui entrano i sentimenti nazionali offesi dall'insediamento di quello che è percepito dai somali come il «nemico storico», il revivalismo islamico, le trame assassine di Al-Qaeda nella sua versione locale.

Ma della Somalia si parla poco o niente. Le trattative con i cosiddetti islamici «moderati» fanno un passo avanti e due indietro. I duri delle Corti hanno ripreso il possesso del sud. L'autorità del governo è limitata a un quartiere di Mogadiscio e una piccola area nei pressi della frontiera con l'Etiopia più il Puntland, che fa storia a sé ma è ligio perché il presidente è originario di quella regione. Del martirio della Somalia nessuno sa niente, esclusa com'è da ogni informazione sia pure sporadica. I motivi di tanta distrazione sono evidenti. I benpensanti hanno le loro remore. Dato che dicono di avere a cuore la legalità, il rispetto dei trattati, la sovranità, etc., fanno fatica a scrivere sui giornali che l'Etiopia, appoggiata dagli Usa, ha violato e viola tutte le regole. Potrebbero avere qualche piccolo scrupolo di coscienza se la tv mostrasse i villaggi somali dopo i rastrellamenti etiopici e i raids americani.

Nella mente dei più, la Somalia ha un'identità vaga. Neppure i moltissimi somali stipati sulle carrette che attraversano il Mar Rosso verso lo Yemen o il Mediterraneo verso la Sicilia dopo aver raggiunto le coste libiche camminando per mesi nel deserto hanno fatto emergere allo scoperto una «questione somala» a cui prestare un po' d'attenzione. La stessa Italia discetta più di Afghanistan che di Somalia. Il passato coloniale non attribuisce all'Italia nessun diritto di ingerenza, ma la politica può e deve essere esercitata anche rispettando quel poco o tanto di autonomia della Somalia e del suo popolo, se non si vuol citare il suo governo (quale, del resto?). Nei mesi scorsi qualche confuso riferimento in più la Somalia se l'è guadagnato grazie alle imprese dei pirati che sequestrano e taglieggiano al largo delle sue coste. Probabilmente un'attività connessa alle forniture militari per alimentare le guerre e guerrette del Corno o una forma di auto-finanziamento dei combattenti. Il clou doveva però ancora venire. Da noi, prima il Corriere della Sera con un toccante articolo in prima pagina e poi la Repubblica nelle pagine interne hanno denunciato la lapidazione di un'adultera eseguita a Chisimaio, dove «governa» un'ala estremista dell'ex-Unione delle Corti islamiche. L'uccisione di un'adultera, vera o presunta, donna o ragazza che sia, è un delitto orrendo, una vergogna per gli individui e le comunità. Ma è degno di una stampa nazionale e internazionale, di un'opinione pubblica decente, isolare un avvenimento per invocare la mano della giustizia internazionale contro i responsabili di quel crimine singolo quando tutto il contesto è volutamente ignorato e nessuno si occupa dei delitti collettivi? Forse è perché i colpevoli della condanna di Aisha sono anonimi, mentre gli autori dei soprusi, delle violenze sistematiche, del massacro di un popolo, di una cultura e di un paesaggio hanno un nome e un cognome? Barbari sono sempre gli altri.


il manifesto 4 novembre 2008
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