L'Archivio di Metaforum

Forum di politica, cultura, società - 2008

 
Vecchio 26-04-2008, 00.06.29
nives
 
La guerra del cibo


Prezzi da record e scorte a rischio Inizia nel mondo la guerra del cibo
DANIELE ZAPPALA

DA PARIGI E' allerta mondiale per l'inarrestabile fiammata dei prezzi delle derrate alimentari di prima necessità come riso, frumento e mais. II Programma alimentare mondiale (Pam) ha lanciato per primo l'allarme, chiedendo con urgenza un aiuto supplementare di 500 milioni df dollari per sfamare 73 milioni di persone. Per il segretario generale dell'Orni Ban Ki-moon, la crescente estensione delle superfici cerealicole destinate a produrre biocarburanti «è effettivamente uno dei fattori». Ma non il solo: «II prezzo elevato del petrolio ha accresciuto i costi di produzione e di trasporto. La produzione alimentare mondiale è stata colpita
quest'anno da siccità e altre calamità naturali. La crescita economica ha aumentato il consumo, soprattutto in Asia». «I prezzi alimentari mondiali sono cresciuti del 45% negli ultimi nove mesi e sul mercato cominciano a scarseggiare riso, frumento e mais», ha affermato il direttore della Fao Jacques Diouf intervenendo ieri al primo Forum mondiale dell'industria agro-alimentare a Nuova Delhi. A questi fattori, tanti esperti aggiungono la speculazione che ha fortemente Inciso ad esempio sul prezzo del riso. Una tonnellata si negoziava la settimana scorsa a 760 dollari, dopo un brutale rincaro del 30%. In Asia ed Africa, si tratta della base
alimentare di miliardi di persone. Per Ban Ki-moon, «a lungo termine occorrerà aumentare la produzione». Al contempo, l'Ue ha già annunciato di voler limitare la promozione dei biocarburanti. In proposito, si osserva che le sole superfici cerealicole statunitensi destinate a produrre etanolo potrebbero sfamare 250 milioni di persone. Per la Banca mondiale, occorre ormai un «New Deal aumentare mondiale» paragonabile a quello di Roosevelt del 1929. Se non si colma il deficit, hi certi Paesi si brucia un decennio di lotta contro la povertà.


Avvenire 10 aprile 2008
 
Vecchio 26-04-2008, 00.08.03
nives
 
EMERGENZA CIBO - SCORTE IN ESAURIMENTO

Riso a peso d'oro, gli Usa razionano

Crisi dei rifornimenti. Wal Mart contingenta le vendite per evitare accaparramenti

MAURIZIO MOLINARI
CORRISPONDENTE DA NEW YORK
Sui banchi della «Bangkok Center Grocery» di Chinatown il prezzo del riso sale a vista d’occhio, e trattandosi dell'alimento più consumato lungo Mott Street la notizia suscita timore. Ma Tom Pongsopon, gestore del negozio che negli ultimi giorni ha aumentato il costo di un pacco di riso jasmine - 12,5 kg - da 15 a 20 dollari, alza le braccia desolato e spiega che non è colpa sua e non aveva molta scelta in ragione del fatto che il tanto ambito prodotto «non è più disponibile come prima». Tutto nasce dalla decisione presa da due delle maggiori catene di supermercati - Sam’s Club e Costco - di limitare la vendita al pubblico del riso di importazione e in particolare delle qualità jasmine, basmati e di chicco lungo. In base alle nuove norme ogni cliente non può acquistare più di quattro pacchi da 10 chili per il semplice fatto che, come spiegano i portavoce di Sam's Club, «i Paesi produttori hanno ridotto l’export verso gli Stati Uniti».

In particolare sono India e Vietnam ad aver tagliato sensibilmente le esportazioni americane in ragione della necessità di far fronte al calo della produzione indirizzando l’offerta soprattutto verso i mercati nazionali. Per i consumatori americani, abituati ad un'abbondanza senza limiti nei supermercati, trovarsi dentro un Sam’s Club - di proprietà della catena Wal-Mart - con delle formali limitazioni all’acquisto è un’anomalia che desta preoccupazione. Anche perché il fenomeno sembra destinato ad allargarsi. Sharyn Frankel, portavoce dei supermercati BJ, non esclude decisioni analoghe: «Non abbiamo limitato ancora le vendite ma, a causa dell’attuale situazione internazionale, possiamo cambiare idea in qualsiasi momento». Negli ultimi giorni alcune cassiere dei Sam’s Club si sono trovate a fronteggiare brusche proteste dei clienti ai quali avevano appena detto di rimettere sugli scaffali parte del riso acquistato. Vi sono stati momenti di tensione e Kristy Reed, portavoce dei Sam's Club, tenta di gettare acqua sul fuoco: «Stiamo lavorando duro con i nostri fornitori per affrontare la situazione in tutti i posti vendita, chiediamo ai nostri clienti cooperazione e pazienza». La questione da appurare è quante scorte di riso importato vi siano per i 593 supermercati Sam’s Club, che ogni giorno accolgono milioni di consumatori in ogni angolo d'America. Dall’esito di questa verifica dipende anche la decisione di Wal-Mart di allargare le restrizioni a tutti i suoi 2523 punti vendita negli Stati Uniti. Se ciò dovesse avvenire il prezzo del riso nelle drogherie aumenterebbe ben più dei 5 dollari che già hanno scosso Chinatown. Cotsco, di base a Seattle, è nella stessa situazione di Sam’s Club: i 534 supermercati hanno adottato il limite dei quattro pacchi da 10 chili.

Di fronte al tam tam sull’allarme-riso che rimbalza dai network ai siti Internet la Federazione americana dei produttori di riso è corsa ai ripari affidando al portavoce David Coia il compito di rassicurare i consumatori: «Non c'è alcuna carenza di riso negli Stati Uniti». Come dire, se continueranno a diminuire le importazioni dall'estero sarà la produzione nazionale, soprattutto della California, ad aumentare. Questa soluzione tuttavia potrebbe non bastare perché, come spiega l'economista Nathan Childs del Dipartimento dell'Agricoltura Usa, «la diffusone del riso indiano basmati o dei thailandese jasmine è diventata così ampia sul mercato americano da averli trasformati in prodotti difficili da sostituire». I timori non hanno tardato a riflettersi sui mercati finanziari. Alla Borsa delle materie prime di Chicago i contratti di luglio per la vendita di riso hanno auto un'impennata del 62%, raggiungendo la quota record di 24,85 dollari per 50 chili.


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