L'Archivio di Metaforum

Forum di politica, cultura, società - 2008

 
Vecchio 15-03-2007, 16.24.18
foglie di acqua
 
I paesaggi dell'anima

Prosegue da: I paesaggi dell'anima


Sardegna





Sul languido cielo s'incidono,
Sardegna, i tuoi monti di ferro.
Cielo velato
come da un polline
malsano, che a guardarlo ci si strugge.
Malinconica Circe,
è con questo richiamo
che trattieni il partente,
presso il Limbara nostalgico.
Ed è così che il sardo
mai tradirà la sua terra fedele.

Quando il cisto più odora
e per le vie marine,
messaggio della vita misteriosa
che in te si cela,
s'avvicina fidente la pernice,
io percorsi, o Sardegna, le tue strade
saline di Gallura,
la terra d'Orosei, bianca, africana,
la Barbagia granitica e selvosa,
l'Ogliastra rossa,
ed oltre il campidano, le cui donne
hanno seni di pietra,
mi spinsi a Teulada
ove il daino saltellava
sui gradini della casa ospitale.
Sostai fra gli ombrosi
aranceti di Milis. Risalii
l'altipiano ventoso, verso Mandas,
in compagnia d'un canto di soldato,
unica medicina
a tanta malinconia.
E sul corso d'un fiume assiduo e lieto
mi ritrovai fra la tua fiera gente
barbaricina,
che giù dal Gennargentu,
dove fra il bianco granito frondeggiano
le querce e l'elce nera,
calava un tempo
alla pianura fertile e fangosa.
Così dal monte al piano
m'avventurai, per folti paradisi
di selvaggina
e terre così sole che a percorrerle
qualunque cavalcante è paladino.
Ti conobbi dovunque,
isola ardente e varia,
coi tuoi costumi, i tuoi canti ieratici.
E già l'estate lungo gli arsi greti
sbiancava l'oleandro,
persistendo sui monti
un colore indicibile
di primavera isolana.
E sul tuo suolo vergine affioravano
qua e là, sollecite,
le prime, rudi reliquie dell'uomo
che ti fan grave e cupa in tanta luce.
Favoloso viaggio
ch'io rifeci in un attimo,
allontanandomi nella sera,
mentre ormai più non eri
che un cielo sognante
all'orlo d'una montagna.
Terra di vini forti,
patria di antichi pastori
e di donne calde,
fior del Mediterraneo,
fiorito al tempo che tutto era chiuso
nel nostro mare,
tu porti in te il profumo
d'un secolo cortese e venturoso.
Lo sentii nella grazia
del tuo linguaggio,
nei venti che respiri.
E vidi Pisa,
là dove a un tratto sull'alpestre cima
due vecchie mura castellane, orrende,
rammentano il conte Ugolino.
Ma dimmi tu qual nome, se non Roma,
fa lampeggiare l'occhio
del tuo pastore.

Vincenzo Cardarelli, Opere complete, Mondadori.
 
Vecchio 05-06-2007, 16.19.19
foglie di acqua
 
Tre autori ed un paesaggio...



Castiglia



Las Médulas


Tu mi sollevi, terra di Castiglia,
nel palmo della tua mano rugosa,
al cielo, che ti brucia e ti ristora,
al cielo, tuo signore.
Terra deserta, asciutta, vigorosa,
e di cuori e di braccia genitrice,
in te il presente acquista antiche tinte
dei tempi illustri.
Con i concavi pascoli del cielo
confinano i tuoi nudi campi intorno;
in te sua culla ha il sole e in te sepolcro
e in te sacrario.
Vertice è ovunque il tuo disteso giro
e in te mi sento al cielo sollevato,
aria di cime è quel che si respira
sulle tue lande.
Ara gigante, terra castigliana,
dentro quest'aria scioglierò i miei canti;
se di te degni, caleranno al mondo
da luogo eccelso.

Miguel de Unamuno




~
 
Vecchio 05-06-2007, 16.23.18
foglie di acqua
 
Castiglia



El Cid, Campeador, Burgos



Si frange il sole cieco
nelle dure forcine degli usberghi,
chiazza di luce le panziere e i giachi
e fiammeggia alle punte delle lance.
Cieco il sole, la sete, la fatica.
Per la tremenda steppa castigliana,
in esilio, con dodici dei suoi
il Cid cavalca - ferro, sudore e polvere -.
Di pietra e limo la locanda è chiusa...
Niuno risponde. Al pomo della spada
e al calcio delle picche, lo sportello
cede... Divampa il sole, l'aria brucia!
Ai terribili colpi,
d'eco roca, una voce pura - argento
e cristallo - risponde... C'è una bimba
pallidissima e fragile
sul limitare. È tutta
occhi azzurri; e negli occhi delle lacrime.
Scialbo oro recinge
il suo visino curioso e sgomento.
Buon Cid! andate... Il re ci ammazzerà,
rovinerà la casa
e spargerà di sale il campo stento
che mio padre lavora...
Andate, e il Ciel vi colmi di fortuna...
Dal nostro danno, o Cid, nulla trarreste.
Tace la bimba e piange senza gemiti...
Un singhiozzo infantile per lo stuolo
dei feroci guerrieri,
e imperiosa una voce grida: «In marcia!»
Cieco il sole, la sete, la fatica.
Per la tremenda steppa castigliana,
in esilio, con dodici dei suoi
il Cid cavalca - ferro, sudore e polvere -.


Manuel Machado



~
 
Vecchio 05-06-2007, 16.25.22
foglie di acqua
 
Saluto alla Castiglia


Toledo



Nell'acqua fredda della catinella
ti saluto, Castiglia,
nell'acqua e al taglio vitreo del mattino.
Ti riconosco, madre, senza uscire di casa.
Ti riconosco
dalla lastra di rosa e dal muro levigato.
Cantano con vigore i galli petulanti,
cantano con vigore
come quelli del Cid in Cardeña l'antica.
Nell'aria un grato aroma secolare,
un aroma disteso
su spazio e tempo come il ritmo del mare.
Senza uscire di casa, Castiglia, ti riconosco.
T'ho indovinata, o madre,
dalle frittelle d'oro e dal tuo spioncino.
Ed aprendo il balcone,
oh meraviglia!
quasi grido esultante di Colombo:
Castiglia!
Castiglia!


Gerardo Diego
 
Vecchio 08-01-2008, 11.45.05
foglie di acqua
 
Via Appia





Eterna sera agli alberi fuggiti
nel silenzio: la strada fredda accora
i morti in terra verde: di svaniti
suoni nell' aria armoniosa odora

vento dorato il mare dei cipressi.
Calma specchiata di monti la sera
immagina giardini nei recessi
tristi dell' acqua: erbosa primavera

stringe la terra in uno scoglio vivo.
Cade nel sonno docile la pena
dei monti addormentati sulla riva:
sopra la pace luminosa arena.

Nella memoria li depone il bianco
vento del mare: ad alba solitaria
passano in sogno a non toccarsi: banco
del mattino la ghiaia fredda d'aria.


Alfonso Gatto
 
Vecchio 08-01-2008, 11.46.23
foglie di acqua
 
Alba a Sorrento


Alfonso Gatto, Panorama




Al freddo stretto i limoni movevano la luna d’alba
prossima ad esalare scialba nel cielo dei portoni.
Sulla finestra a grate, tra i rami d’arancio
portava il vento uno slancio di polle rosate:
i gerani smorti dal gelo trepidavano d’aria
sotto l’arcata solitaria illuminata dal cielo.
Ai monti pallidi d’ali sorgevano voci remote,
per strada le ruote dei primi carri, i fanali
tenui nel vetro dell’aria, trasparenza del verde
fresco delle persiane; lungo i cancelli
il sole era un caldo cane addormentato tra i monelli.

Alfonso Gatto
 
Vecchio 04-06-2008, 12.03.32
foglie di acqua
 
Isola




Io non ho che te
Cuore della mia razza.



Di te amore m'attrista,
mia terra, se oscuri profumi
perde la sera d'aranci,
o d'oleandri sereno,
cammina con rose il torrente
che quasi ne tocca la foce.



Ma se torno a tue rive
e dolce voce al canto
chiama da strada timorosa,
non so se inerzia o amore,
ansia d'altri cieli mi volge
e mi nascondo nelle perdute cose.



Salvatore Quasimodo, Oboe sommerso
 
Vecchio 15-12-2008, 14.56.49
foglie di acqua
 




Livorno



Un pianto che si scioglie,
la statua nella piazza,
la vita che si sceglie,
è il sogno di una pazza.

La sera è già calata,
comincio a camminare
sperando di incontrare
qualcuna come te.

Triste triste
troppo triste è questa sera,
questa sera, lunga sera.
Ho trovato
una nave che salpava
ed ho chiesto dove andava.
Nel porto delle illusioni,
mi disse quel capitano.
Terra terra
forse cerco una chimera,
questa sera, eterna sera.


Piero Ciampi









Sul Porto di Livorno







Era la dolce figlia
di un uomo solitario,
tra il loro amore il mare,
lui era un pescatore.
Prima un bacio, poi un altro,
ogni sera un addio,
lei gli porgeva il cestino
e sorrideva al destino.

Io non ho lasciato il mio cuore
a San Francisco.
Io ho lasciato il mio cuore
sul porto di Livorno.
Le luci si accendevano sul mare,
era un giorno strano,
mi rifiutai di credere che fossero lampare.

Al ritorno ero amaro
anche se sorridevo,
era tutto cambiato,
mi sentivo un estraneo.
Me ne andai verso il mare
a cercare un ricordo,
a trovare un passato,
di quando era tempo d'amare.

Io non ho lasciato il mio cuore
a San Francisco.
Io ho lasciato il mio cuore
sul porto di Livorno.


Piero Ciampi
 
Vecchio 15-12-2008, 20.52.00
clessidra
 
]
Il fascino della strada londinese è che mai vi passano due persone uguali; ognuna sembra tutta presa da qualche suo problema privato. C'erano gli uomini d'affari, con le loro borse di cuoio; c'erano gli oziosi, con un bastoncino in mano per far risuonare le inferriate, c'erano quei personaggi affabili, per cui la strada è un circolo, che salutano i venditori e danno informazioni non richieste. C'erano anche i funerali, davanti ai quali gli uomini, improvvisamente accorgendosi della mortalità dei loro corpi, si levavano il cappello (...) A un tratto, come spesso capita a Londra, mi accorsi di una calma completa, di una totale sospensione del traffico. Nessuno passava per la strada. Una foglia si distaccò da un platano, all'angolo della strada, e cadde in mezzo a quella pausa e a quella sospensione. Era come un segnale che cadeva, qualcosa che indicava una forza trascurata e nascosta.
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Virginia Woolf "Una stanza tutta per sé"



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