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Vecchio 02-02-2008, 09.57.43
catluc
 
Legge sull'aborto: le italiane la difendono ancora?




Legge sull'aborto: le italiane la difendono ancora?


Sì. Lo rivela il sondaggio di DonnaModerna. Eppure, mentre compie trent'anni, la 194 è sotto tiro. L'attacco viene soprattutto da uomini. Era proprio il caso di dare alle donne la possibilità di rispondere...



di Giusy Cascio 17/1/2008



1978-2008. La legge 194 sull'aborto compie trent'anni e mai come oggi è sotto tiro. A parlarne sono soprattutto gli uomini: molti ritengono che la legge sia ormai vecchia, altri la difendono strenuamente, senza chiedersi che cosa vogliono davvero le donne. Giuliano Ferrara su Il Foglio propone addirittura una moratoria sull'aborto, come per la pena di morte, in nome del "diritto a nascere". Mentre il cardinale Camillo Ruini chiede di aggiornare la 194 in base al progresso scientifico. In Parlamento il coordinatore nazionale di Forza Italia Sandro Bondi ha presentato una mozione per rivedere le linee guida della legge. L'oncologo Umberto Veronesi, invece, la considera "civilmente avanzata".

Ma le donne che ne pensano? Vorrebbero cambiare la 194? Per capirlo abbiamo fatto un grande sondaggio, realizzato per noi dalla Swg di Trieste, su 1.000 italiane. E il primo dato che salta all'occhio è netto: il 59 per cento dice che la 194 non si tocca. "Il motivo è la paura che, modificando la legge, si finisca per limitare la libertà delle donne di decidere sul proprio corpo" commenta Chiara Saraceno, docente di Sociologia della famiglia all'Università di Torino. "Non a caso, secondo il 43 per cento delle intervistate, l'aborto è una libera scelta, poco paragonabile a un omicidio. Tanto che una maggioranza schiacciante (il 75 per cento) rifiuta l'idea di moratoria. E una prova di consapevolezza viene da quell'83 per cento che non considera l'interruzione della gravidanza un contraccettivo. Significa che le donne hanno ben chiaro lo spirito e il testo della legge".

Infatti il 63 per cento sa del limite dei 90 giorni, e l'81 sa che l'aborto è gratuito. Come mai, invece, una donna su due crede che in trent'anni gli aborti siano aumentati, mentre sono diminuiti del 44 per cento? "Perché in questi giorni si parla di aborto in toni scandalistici, come se fosse un'emergenza e questo influenza la percezione" spiega la sociologa. Solo il 12 per cento del campione ritiene l'aborto un atto di egoismo.

Chiara Simonelli, docente di Psicologia dello sviluppo sessuale e affettivo nell'arco di vita all'Università La Sapienza di Roma, lo motiva così: "Non si rinuncia quasi mai alla maternità con leggerezza. Lo dimostra che l'81 per cento delle donne considera l'aborto un trauma che non si supera, perché resta il senso di colpa o il rimpianto di non sapere che vita avrebbe avuto il figlio mai nato".

Le donne rispondono anche su temi etici. Il 67 per cento pensa che "la vita del bambino comincia subito dopo il concepimento". "Naturale: per la donna la vita inizia con il test di gravidanza, quando scopre che è incinta" avverte Simonelli. "Inizia dalla gioia di poter partorire un figlio, o dal dolore di non poterlo tenere per mille ragioni. Tutte da rispettare".

Dal sondaggio, però, emerge il bisogno di una maggiore assistenza. "Quel 34 per cento che crede al passaparola come mezzo per sapere le alternative all'aborto è un dato che fa riflettere" sottolinea la ginecologa Alessandra Kustermann, responsabile del servizio di diagnosi prenatale della Clinica Mangiagalli di Milano. "E può essere letto come una proposta: rafforzare i consultori per avere più aiuto e più informazioni sulla contraccezione. Per le italiane e soprattutto per le immigrate. Nel complesso, le donne si dimostrano aperte alle novità e sagge. C'è un 61 per cento che valuta la pillola abortiva un passo avanti, ma da dare caso per caso. Concordo: la decisione va presa dal medico insieme alla donna, non per tutte il farmaco è preferibile all'intervento chirurgico".

In conclusione, le italiane conoscono la legge e la difendono ancora, ma sono consapevoli che l'aborto è sempre un dramma. "L'unica prevenzione sarebbe creare le condizioni, materiali e sociali, per consentire di tenersi un bambino" conclude Kustermann. "Certo, economicamente costa più di una campagna mediatica, ma è quello che davvero vogliono le donne".


17/1/2008
www.donnamoderna.com
 
Vecchio 06-02-2008, 12.58.20
catluc
 
La Puglia terra di crociate sul corpo delle donne



Terrevoli (presidente commissione Pari Opportunità):

“La Puglia terra di crociate sul corpo delle donne”


“2008: la Puglia di nuovo terra di crociate e di nuovo sul corpo delle donne".

La mortificazione che mi spinge a scrivere queste righe è veramente profonda.

Sinceramente mi appare tutto così falso e strumentale, ma il dolore maggiore sono le dichiarazioni di alcune donne; é inutile negare che ci sono sensibilità e differenze tra di noi, ma auspico che siano almeno sincere.

Purtroppo non penso di sbagliare se leggo dietro le tante dichiarazioni tracce di indicazioni di altri, spesso uomini, cui è funzionale la polemica in questo momento politico.

Tutte queste dichiarazioni su pillola del giorno dopo, pillola RU 486 confondendole, giocando sull'equivoco non possono essere trasparenti. Allora mi chiedo: cosa rappresentano?

Prendo a prestito allora anche io le parole di un uomo e mai sono stata felice come adesso di farlo. Sono le parole di Umberto Veronesi, di un uomo che non fa crociate ma ha provato a mettere la sua vita e le sue professionalità al servizio dei cittadini: ‘una parte significativa delle interruzioni avviene per gravidanze non volute. Ora, obbligare una donna ad avere un figlio non desiderato significa da un lato infrangere il diritto all'autodeterminazione e alla libertà di scelta individuale, dall'altro far nascere un bambino non amato dai genitori, che non potrà che crescere infelice ed emarginato, quando non finirà in un cassonetto. Quindi l´interruzione di gravidanza, che oggi può essere ottenuta con la semplice assunzione di una pillola (la RU 486), è una scelta del male minore. …L´aborto è un evento drammatico e traumatico che tutti, indipendentemente da idee, convinzioni e principi, vorrebbero evitare: la legge 194 nasce per tutelare chi invece si trova costretto ad affrontarlo. Si tratta di una legge civilmente avanzata che si basa sul fondamento che lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e promuove la cultura della prevenzione. Il valore aggiunto di questa legge è allora proprio quello di introdurre nell'ordinamento giuridico delle finalità sociali e sanitarie, che invitano all'informazione e alla presa di coscienza dei cittadini, nel pieno rispetto del loro diritto all'autodeterminazione e alla libertà di scelta’.

Perché, al contrario, non si collabora tutti affinché si crei più conoscenza e più responsabilità (soprattutto da parte dei maschi), con l'obiettivo di incrementare il livello di educazione sessuale e diffondere i principi della prevenzione?
Non ci sono più dubbi: se si vuole evitare l'aborto bisogna mettere in atto delle misure preventive, che stanno nell'uso corretto delle pratiche anticoncezionali.

Solleviamoci tutte e diciamo Basta. Basta alla mortificazione di dover continuare ad affermare che soprattutto per noi donne l'aborto è dolore, è sofferenza, è sconfitta!

Mi piacerebbe spiegare a tutti quelli che in questi giorni hanno scoperto il valore della vita quanto noi siamo portatrici di vita e quanto noi sentiamo il peso e la gioia di tale responsabilità!

Ma si continua a compiere giochetti filosofici e filologici. Troppo semplice e troppo falso! Vorrei qui soltanto ricordare la bella esperienza del forum sulla salute delle donne in cui le nostre richieste, accolte nel Piano della salute regionale, sono state l'umanizzazione della sanità, l'attenzione alla vita piuttosto che alla morte, l'attenzione alle fasce più deboli tra cui, come sempre, ci siamo noi donne.

La lotta a un grande male, come l'aborto, se viene combattuto con una misura repressiva, come la proibizione, conduce ad un male ancora più grande, che è la clandestinità delle pratiche abortive, a svantaggio dei più poveri e dei più deboli.

E’ con l´informazione e l'educazione, e non con il proibizionismo,che si combattono i mali.

Sono stupita dall’invito rivolto ai farmacisti perché esercitino l'obiezione di coscienza nel vendere farmaci ‘immorali’, favorenti l'interruzione di gravidanza o l'eutanasia, ma anche il concepimento. Un distinguo va subito fatto: medicinali come la Ru 486, la cosiddetta pillola abortiva, sono per legge di esclusivo uso ospedaliero. Difficile quindi immaginare un aborto fai da te.

Quindi, l'appello sarebbe rivolto alla cosiddetta pillola del giorno dopo e probabilmente a tutti gli anticoncezionali, pillola tradizionale compresa. Ma, commenta Veronesi ‘Anche la pillola del giorno dopo è un anticoncezionale, così come lo è la spirale. Ma mentre la pillola del giorno dopo è stata sempre ‘bollata’ come abortiva, la spirale no. Mi chiedo perché. Quindi si parla di anticoncezionali tout court. E non vorrei che veramente il Papa si riferisse anche ai preservativi. Non venderli, gli anticoncezionali, vuol dire favorire gli aborti, visto che le campagne a favore della totale castità non mi risulta abbiano questo grande successo. E a me personalmente costringere le donne ad abortire non piace proprio”.

www.dols.net
 
Vecchio 15-02-2008, 11.04.00
catluc
 
mail inviata a dol's da Paola Furlan


Ora la moratoria per l’aborto
Poi una moratoria per la civiltà

Quando il signor Giuliano Ferrara parla di vita da difendere sembra che pensi solamente alla vita del feto e non a quella della madre. Non vorrà eccepire che anche la madre è una vita umana e degna del diritto ad un'esistenza libera e autodeterminata come quella di ogni essere vivente. Di certo non è questo diritto di tutti (anche il suo, anche il mio) ciò che il signor Ferrara vuole mettere in discussione. Il problema sta nel fatto che egli (e non solo) “gioca” sul doppio significato di vita, come mera esistenza animale da un lato e “persona in sé”, libera scelta, dall’altro.



Come ci ricorda il professor Galimberti, noi esseri umani siamo ad un tempo funzionari della specie e persone, natura e individuo. Come funzionari della specie, come natura, non siamo soggetti di noi stessi, non contiamo nulla se non come strumenti della natura, atti a riprodurla, perseverarla, ubbidendo alle sue leggi. Le quali sono sia numeriche, e quindi di massima riproduzione in modo da perpetuare la specie grazie alla continua prolificazione dei suoi strumenti, sia qualitative, perché la natura si seleziona da sé, predilige il migliore ovvero colui che ha maggiori e migliori aspettative di vita e di riproduzione.



La moratoria per l’aborto ora cerca di difendere la nostra esistenza in quanto specie, annullando il valore dell’essere umano in quanto civiltà.

Perché è la civiltà che fa dell’essere umano non solo un funzionario di natura ma anche un individuo (e in buona misura è proprio Cristo che ci ha avvicinato a questo, per quanto non sia ormai più il “Cristo” di Ferrara, di tanta chiesa, atei devoti, di tutti coloro che la religione sembrano usarla ormai per lo più come strumento politico).

Riflettiamo sul fatto che, rivendicando oggi una moratoria per l’aborto, si gettano le basi per la richiesta di una moratoria della civiltà. Perché allora non solo le donne torneranno ad essere soltanto funzionarie della specie, fattrici ineluttabili, uteri privi di autodeterminazione e scelta, ma anche gli uomini dovranno tornare a servire la natura, a selezionarsi in base al proprio corpo, alla sua forza, alla sua età e migliore aspettativa di sopravvivenza e discendenza.



Se si chiede oggi alle donne di spogliarsi dell’abito civile di persone autodeterminate per restare solo con nude mammelle da latte al servizio di natura, si ricordi allora agli uomini che anche loro saranno selezionati in base alla propria forza, virilità, al proprio coraggio fisico, legati al palo dei sacrifici umani quando le loro capacità di sopravvivenza in natura e riproduzione non saranno più appetibili al proseguimento della specie. E non ci sarà cultura, denaro, scienza, ricerca, media, potere a dar valore a un uomo dal corpo flaccido, dallo sperma poco fertile, dall’erezione insufficiente, privo dell’ardimento fisico che lo spingerà a lottare e perdere la vita alla conquista del cibo per la sopravvivenza e della femmina per la riproduzione.

Ogni legge è un patto sociale, e se stringiamo quello sulla moratoria per l'aborto, dobbiamo accettare tutti - e non solo tutte - questo patto e ciò che esso significa: uomini e donne legati esclusivamente allo stato di natura, niente più persone, individui, solo ineluttabili funzionari della specie.



Uomini e donne, laici e religiosi, bianchi e neri, poveri e ricchi, eterosessuali omosessuali e transessuali, giovani e vecchi, razzi, stirpe, specie, generi, classi, generazioni… prestate attenzione quando scivolate sulle fantasie di moratoria per l’aborto, ricordate che fortemente attaccato ad esse vive il ritorno dell’individuo a natura, la perdita di ogni forma di civiltà, pensiero, progettualità, scelta, libertà, che cercano di dare un senso più ampio all’essere umano, di elevarlo sia pure di un soffio dal puro stato di natura, dalla legge del più forte, dalla selezione naturale. Non più persone, individui, formati e consapevoli, autodeterminati e liberi nella scelta, ma automatici e sottomessi funzionari della specie.

E’ questo che volete diventare firmando la moratoria per l’aborto?

Siete pronte e pronti?



E' curioso che sia proprio l'intellighenzia bianca, occidentale e conservatrice a gettare il germe che punta a scardinare il concetto di individuo, di persona, di libera scelta, di civiltà, e tutto ciò che la nostra cultura ha cercato di produrre in millenni di storia ed evoluzione. E' facile immaginare - in un mondo ricondotto al solo stato di natura - quali maschi e quali femmine avranno maggiori aspettative di vita.

Se dovessi battermi per la difesa dei nostri valori, mi augurerei piuttosto di vedere bambini di tutto il mondo accorrere alle nostre scuole, così da accogliergli e tramandargli il nostro sapere, piuttosto che impedire alle nostre donne di scegliere consapevolmente la propria maternità in difesa di qualcosa che solo nel senso ristretto di natura possiamo chiamare vita, e ancora più indefinitamente possiamo definire vita umana. Perché senza utero (o organismo ospitante) quel qualcosa non diventerà vita umana; e allora dovremo allo stesso modo chiamare vita umana anche lo sperma (che pure fuori dell'utero non può generare) e difenderlo fino a definire reato e punire ogni dispersione del seme?

Vogliamo tornare allo stato di natura, vogliamo difendere il principio di vita naturale (non necessariamente ancora umana), senza "interpellare" il soggetto dell’utero che è unica condizione di sviluppo di questa vita umana? E’ questo il patto che vogliamo siglare? Questi i nostri valori? Allora dobbiamo siglarlo tutti – uomini e donne – e non potremo esimerci da una congiunta moratoria per ogni atto di dispersione del seme non a fini procreativi.



E’ la donna che deve scegliere (poiché è nel suo corpo l’utero senza il quale la vita non si forma e cresce), ed infatti comunque decide, se e in che modo far vivere, alimentare e crescere dentro di sé, nel suo corpo, insieme con il feto, la doppia legge di natura e di persona. Lo Stato può fornire strumenti legali, pubblici, per affiancare questo percorso, come fa con la 194, con la prevenzione contraccettiva, con le cure mediche, con gli asili, i servizi sociali e quant'altro.

Ma uno Stato che impedisca a una donna di scegliere, e con gli strumenti di cui la società dispone, se diventare o meno funzionario della specie non ha più ragione di esistere, poiché sta annullando il concetto di individuo in quanto persona e non semplice legge di natura, concetto su cui lo Stato fonda la sua stessa nascita ed esistenza.





Paola Furlan



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