riporto qui un passo di Foglie, per non disturbare oltre gli spuntinisti, dato che è quasi l'ora...
"Per quanto riguarda la Sardegna: meravigliosa
Io conosco abbastanza bene la parte orientale in particolare quella che Cardarelli chiamava la “terra d'Orosei, bianca, africana, /la Barbagia granitica e selvosa” vale a dire zone con turismo non eccessivo.
Ho visitato le tante spiaggiette del golfo di Orosei e l’interno, dal monte Tiscali a paesi come: Oliena, Orgosolo, Ollolai, Mammoiada insomma lo “zoccolo duro della Sardegna” (definizione datemi da un Ollolaese).
La parte della costa è sicuramente più frequentata, tra Orosei e Gala Gonone c’è un turismo diverso il primo più familiare e tranquillo il secondo poco più affollato.
I turismo di massa l’ho notato, quando mi imbarco da Civitavecchia a Olbia e viceversa. L’ho trovato quando ho fatto il giro in barca nella varie calette del golfo. A Cala Mariolu (meravigliosa) a metà settembre non c’era un centimetro di spiaggia libero per mettersi seduti.
Comunque in generale conosco la Sardegna del poco turismo e più selvaggia, e forse per questa che ne sono innamorata "
una lettura che ti consiglio, un tuffo nella Sardegna descritta da Ernst Junger , altro innamorato dellla patria dei Shardana: Il contemplatore solitario
Chi conosce Ernst Junger e la sua straordinaria attitudine a vedere attraverso le parole e le cose, troverà raccolti in questo libro saggi leggendari, sempre sottintesi nel ritratto che ci si è fatti di questo scrittore. I temi che costituiscono "Il contemplatore solitario" sono in parte familiari allo jungeriano fedele, ma qui si caricano di forza irresistibile, e l'incalzare delle idee, raggiunto il vertice di densità e d'intensità, si conclude sempre con un aforisma luminoso e trasparente che ogni volta sembra riassumere il significato supremo. Il tema più nuovo per il lettore italiano è quello che si articola in una formidabile architettura logica e insieme temeraria in Linguaggio e autonomia: il reciproco rapporto di mimesi e di specchio tra il linguaggio e la struttura del corpo umano. Quel saggio coabita con folgoranti pagine di diario, nate da soggiorni in terre solari, neolatine. La parte primaria è assegnata all'Italia, e in particolare alla sua terra storicamente più tenuta ai margini, la Sardegna (Presso la torre saracena, Terra sarda, Lo scarabeo spagnolo). Con la "trilogia sarda" si armonizza perfettamente il grandioso affresco di Una mattina ad Antibes: l'immagine della Provenza marittima sfolgora di colori diversi, ma ne balena un simile luccichio di abitatori degli abissi marini o del fogliame o delle altezze montane e celesti. Forse con maggiore energia che in altri scritti jungeriani erompe qui l'energia dello stile, che travolge il lettore nell'insolita esperienza di una penetrazione visiva della natura il cui fascino è quello di un'avventura epica e fantastica. Un diario più breve è Balcone sull'Atlantico, nato da un soggiorno a Lisbona: qui non è la natura l'oggetto reso trasparente dallo sguardo dello scrittore, ma l'arte.
TRAMONTO SUL GENNARGENTU
Hatman
12-01-2008, 13.42.34
foglie di acqua
Citazione:
Originalmente inviato da Hatman
...
una lettura che ti consiglio, un tuffo nella Sardegna descritta da Ernst Junger , altro innamorato dellla patria dei Shardana: Il contemplatore solitario
...
Grazie per il suggerimento. Lo seguirò.
In rete, intanto, ho trovato questo assaggio:
“Della vita interiore di chi dorme sappiamo poco. Ciò vale anche per la Sardegna.
L’Isola, con le sue tombe e i suoi nuraghi dalla bocca spalancata come crateri lunari, sembra aver dormito per secoli, mentre la storia appena la sfiorava; fu spesso conquistata, mai riconosciuta.
La sensazione di avvicinarsi a una dormiente, a un profondo e intatto lavorìo di tessitura, ci afferra ancora oggi e ci sgomenta, se ci addentriamo in una delle valli solitarie in cui tuba la tortora”.
Ernst Jünger, Il contemplatore solitario, Parma, Guanda, 2000
Il popolo delle Janas viveva sui fianchi delle colline, dentro piccole grotte scavate nella roccia: le domus de janas, che ancora esistono a centinaia e a migliaia, sparse in tutta la Sardegna.
Non erano né fate, né streghe, ed erano l'una e l'altra cosa assieme. Erano donnine piccole come uccelli di campo e, comunque, non più alte di un palmo. Belle come la luna, uscivano dalle loro grotte soltanto di notte, per paura che il sole bruciasse la loro pelle delicata.
Erano venute da paesi lontani e misteriosi, portandosi appresso immense ricchezze.
Avevano unghie lunghissime d'acciaio, con cui scavavano le loro casette nella viva roccia; ma avevano anche dita così sottili e delicate che potevano ferirsi a strappare una foglia di prezzemolo.
Trascorrevano l'intera giornata a tessere e a ricamare abiti preziosi di lino e di broccato, trapuntati con fili d'oro e d'argento. E mentre tessevano, cantavano con voce meravigliosa , che incantava.
Non uscivano quasi mai dalle loro domus, dove gli oggetti e le suppellettili avevano le giuste misure per la loro statura, e solo raramente socializzavano con gli uomini.
Le janas di Montoe, presso Pozzomaggiore, volavano di notte, silenziose, dentro le case del paese, attraverso le piccole fessure o le finestrelle semiaperte,e curiosavano tra la gente addormentata.
Se qualche essere umano gli piaceva, lo chiamavano bisbigliando il suo nome per tre volte. E se la persona prescelta si svegliava, la invitavano a seguirle fino alle loro casette tra le rocce, rischiarando la via con i loro corpicini luminescenti.
Dentro le case, mostravano agli ospiti fortunati immensi tesori, che suscitavano stupore e cupidigia. Ma gli uomini non sapevano che tutte quelle meravigliose ricchezze non potevano essere sfiorate davanti alle janas, che ne erano gelosissime, perchè immediatamente oro e gioielli si tramutavano in cenere e carbone. Nessuno sapeva perchè esse non parlavano che per impossessarsi del tesoro delle janas occorreva ritornare nelle minuscole casette sulle colline in pieno giorno, con in mano un rosario o un oggetto benedetto. Per questa ragione, a Pozzomaggiore nessuno diventò mai ricco.
Ma guai a tentare di derubare le janas con la forza e con l'astuzia ! Ecco che cosa accadde un giorno a un giovanotto che tentò di portar via un prezioso scialle tessuto con fili d'oro che le fatine di Funtana Pinta, nei pressi di Siligo, avevano steso all'aria ad asciugare.
Silenzioso come una volpe, il giovane si avvicinò alle rocce su cui stava lo scialle e con un velocissimo colpo di mano lo afferrò, precipitandosi subito dopo lungo il pendio e correndo a perdifiato fino al luogo in cui aveva lasciato il suo cavallo . Ma le janas lo aspettavano proprio in quel punto e lo attaccarono furiose come uno sciame di vespe impazzite.
L'uomo riuscì ugualmente a montare a cavallo e a partire a galoppo ; ma le minuscole streghe si attaccarono alla coda dell'animale e lo pungolarono con ferocia fino a farlo imbizzarrire .
Così il cavallo disarcionò il suo padrone, che si trovò a tu per tu con gli occhietti luccicanti delle donnine delle colline.
Erano occhi terribili, che gli esseri umani non erano in grado di fissare a lungo, perché si trasformavano in statue di pietra.
E così infatti avvenne: l'incauto giovanotto fu pietrificato all'istante e non poté raccontare a nessuno la sua impresa.
Ma ben più terribile era la sorte di chi si imbatteva nelle "malas janas" di Tonara. Costoro stendevano sotto le loro grotte un bellissimo velo bianco che ricopriva l'intera pianura. L'ignaro viandante che si trovava a passare da quelle parti restava inesorabilmente abbagliato da tanto splendore e come invischiato in un incantesimo mortale.
Allora il poveretto veniva catturato da un nugolo di nani malefici , che lo ficcavano in una grande buca sul terreno, assieme ad altre vittime. E qui giungeva a un certo punto la "jana maísta" , che succhiava loro tutto il sangue. E una volta saziatasi di sangue umano, la "jana regina" volava a rinchiudersi per tre giorni in una grotta, dove partoriva altre minuscole janas. Per fortuna la malas janas di Tonara si estinsero molto presto, perchè rimpicciolirono sempre di più, fino a confondersi con i vermi della terra. Le altre fate invece durarono più a lungo e vissero in pace e in armonia con gli esseri umani, almeno fino all'epoca in cui arrivarono in Sardegna i pisani . Erano tempi in cui il mondo non conosceva né malizia né cupidigia . Le janas che vivevano sul Monte Manai, vicino a Macomer, nei giorni di festa scendevano addirittura in un sito chiamato Sa Rucchitta per ballare con la gente del paese. E siccome erano bellissime, gli uomini le invitavano spesso a entrare "in su ballu tundu" *nel ballo tondo* il cui grande cerchio danzante occupava quasi tutta la piazzetta.
Un giorno una jana di nome Giula entrò nel ballo e scatenò al ritmo delle "launeddas", antichissimo strumento musicale a fiato, passando dall'uno all'altro ballerino leggera e felice come una farfalla.
Ma a un tratto Giula sentì il richiamo delle sue compagne che, dall'alto delle domus, la mettevano in guardia:
Giula Giulitta
sos buttones ti chirca.
Giula, Giunone,
chircadi sos buttones .
La danza cessò di colpo. Giula guardò allora il suo corpetto di velluto e si accorse che i bottoni d'oro filigranato erano misteriosamente spariti : qualcuno li aveva rubati In quel momento le janas capirono che l'avidità e la malizia erano purtroppo apparse anche tra la buona gente di Sardegna e decisero perciò di sparire per sempre abbandonando le loro minuscole case sulle colline, che ancora occhieggiano come finestrelle aperte su un mondo misterioso e ormai perduto.
Hat, ma questa leggenda da cosa nasce? Tutte le leggende nascono per giustificare fatti reali, no? E qui il fatto reale dov'è?
catluc
10-06-2008, 11.22.47
foglie di acqua
Citazione:
Originalmente inviato da catluc
Tutte le leggende nascono per giustificare fatti reali, no? E qui il fatto reale dov'è?
Le leggende popolari come le favole mescolano realtà e fantasia, evidenziando nel racconto vizi e virtù dell’essere umano oltre ad un attaccamento alla terra ed ai suoi usi; con un messaggio finale che è quasi sempre un monito.
In questo caso, penso, che la leggenda serva per “spiegare” le domus de janas: piccole grotte scavate nella roccia sparse nell’intera isola, e in più aggiunge il perché della scomparsa del “popolo delle Janas”:
"l'avidità e la malizia erano purtroppo apparse anche tra la buona gente di Sardegna"
(con messaggio sibillino -nemmeno tanto…- l’arrivo dei pisani in Sardegna accelerò la scomparsa delle Janas).
La leggenda cita alcuni località della Sardegna:
Pozzomaggiore
Funtana Pinta, nei pressi di Siligo
Tonara
Monte Manai, vicino a Macomer, e la località Sa Rucchitta
Inoltre il ballo tipico sardo "in su ballu tundu" (presente anche nei filmati) e "launeddas" antichissimo strumento musicale a fiato.
foglie di acqua
10-06-2008, 11.40.37
catluc
Citazione:
Originalmente inviato da foglie di acqua
Le leggende popolari come le favole mescolano realtà e fantasia, evidenziando nel racconto vizi e virtù dell’essere umano oltre ad un attaccamento alla terra ed ai suoi usi; con un messaggio finale che è quasi sempre un monito.
In questo caso, penso, che la leggenda serva per “spiegare” le domus de janas: piccole grotte scavate nella roccia sparse nell’intera isola, e in più aggiunge il perché della scomparsa del “popolo delle Janas”:
"l'avidità e la malizia erano purtroppo apparse anche tra la buona gente di Sardegna"
(con messaggio sibillino -nemmeno tanto…- l’arrivo dei pisani in Sardegna accelerò la scomparsa delle Janas).
La leggenda cita alcuni località della Sardegna:
Pozzomaggiore
Funtana Pinta, nei pressi di Siligo
Tonara
Monte Manai, vicino a Macomer, e la località Sa Rucchitta
Inoltre il ballo tipico sardo "in su ballu tundu" (presente anche nei filmati) e "launeddas" antichissimo strumento musicale a fiato.
Grazie Foglie era di questa "spiega" che avevo bisogno...
catluc
10-06-2008, 11.59.11
foglie di acqua
Citazione:
Originalmente inviato da catluc
Grazie Foglie era di questa "spiega" che avevo bisogno...
Prego
Con tutto onesta Catluc credo che tu non abbia bisogno della mia "spiegazione", ma mi andava di scrivere la mia interpretazione della leggenda. Mi affascinano le storie popolari e le leggende.
foglie di acqua
10-06-2008, 12.12.50
catluc
Citazione:
Originalmente inviato da foglie di acqua
Prego
Con tutto onesta Catluc credo che tu non abbia bisogno della mia "spiegazione", ma mi andava di scrivere la mia interpretazione della leggenda. Mi affascinano le storie popolari e le leggende.
Anche io ne sono affascinata, ma non capivo da dove spuntassero queste donnine...I sardi sono piccoli, ma non così tanto...
catluc
10-06-2008, 21.36.39
Hatman
Grotta Corbeddu
GIOVANNI CORBEDDU SALIS, IL RE DELLA MACCHIA Non si può parlare d'Oliena e non nominare il bandito Corbeddu, il bandito buono. Eppure sulla sua testa pendevano imputazioni per omicidi, estorsioni, rapine; quale motivo poteva spingere ad avere tanto rispetto per un uomo simile? Le vicissitudini della sua vita si sono tramandate come una leggenda nel secolo scorso, a volte sconfinando nel fantastico, facendo confondere realtà e mito di un semplice figlio di quegli anni difficili.
Giovanni Salis, vide i suoi natali nel 1844 ad Oliena, la sua famiglia versava in condizioni economiche modeste e lui condusse un'esistenza ordinaria fino alletà di 34 anni. Fu accusato di furto di buoi e condannato per tale reato; a quel punto iniziò la sua latitanza: non aveva alcuna intenzione di finire in prigione per un crimine che, a suo dire, non aveva commesso. Iniziarono i lunghi anni della latitanza, in cui il bandito sembrava sgusciare indenne da qualsiasi trappola i carabinieri gli tendessero.
Dopo anni di onorata carriera, Corbeddu si ritirò dalla sua attività di fuorilegge; nacque un patriarcato, un principato di fuorilegge in cui lui era sovrano, le stesse autorità ne erano informate e tolleravano. Non bisogna immaginare una fortezza o un trono di preziosi, i bastioni del regno erano costituiti dalla sua autorità, le mura della sua reggia erano le pareti di qualche grotta nel cuore del Supramonte.
I riguardi che riceveva erano in tutto e per tutto quelli di un re, i banditi più vecchi si rivolgevano a lui per ottenere consigli, i novizi speravano di ottenere da lui l'investituradi banditi, quasi dovessero entrare a far parte di un ordine. Il suo regno era tra i monti ma a volte, durante le feste, abbandonava la sua grotta e scendeva nel suo paese, si univa ai canti e alle danze, riassaporando un pò di quella mondanità da cui era stato esiliato. Tra i vari ministeri di Corbeddu, vi era quello di fornire un lasciapassare a quei signorotti che, giunti da ogni parte d'Italia, volevano cacciare su quei monti famosi per l'abbondanza di selvaggina e allo stesso tempo non diventare prede.
Il contrario accadde per due francesi commercianti di sughero che trattavano per degli acquisti dalle parti di Fonni. Furono avvertiti dei pericoli che si correvano a muoversi in quelle campagne, fu consigliato loro di prendere una scorta; come risposta i due sbeffeggiarono i temerari banditi, erano abituati a ben altri pericoli dissero. Forse per lo sbeffeggio o forse solo per mestiere, i banditi sequestrarono i due appena fuori dal paese, senza lasciargli il tempo di godere della loro audacia. La stampa francese sollevò un polverone e lo stato italiano non sapeva come scongiurare l'incidente diplomatico.
Fu il viceprefetto di Nuoro a trovare la soluzione: Perché non chiediamo a Corbeddu? Il bandito buono, pur non avendo niente a che fare con il sequestro, mediò coi banditi, riconsegnando egli stesso i due stranieri alle autorità. Quando le alte cariche, fecero per dargli la ricompensa che lo stato aveva promesso, la leggenda narra che lui rifiutò, liquidando tutti con: Corbeddu non ha bisogno di denaro, questi due non hanno fatto del male a nessuno e noi ve li rendiamo.
Probabilmente tanto valore avrebbe dovuto fare di lui un eroe, o perlomeno riconoscere il suo animo fondamentalmente bonario. Ma in un Italia ancora in fasce, il governo centrale non concepì, probabilmente, di dover chiedere aiuto ad un bandito per risolvere i suoi problemi, l'ordine andava ristabilito.
Uno schieramento mai visto si mosse alla volta del rifugio di Giovanni Corbeddu, quando lo raggiunsero si stava allontanando dal suo vecchio nascondiglio a causa di un brutto presagio. Lui e i suoi uomini furono accerchiati e gli fu concessa la promessa di un processo equo, in cambio della resa. Allora parlò ai suoi uomini e li convinse ad arrendersi, a provare ad aver fiducia in quella giustizia che lui non riconosceva. Mentre i suoi uomini con le mani in alto si consegnavano ai carabinieri, Corbeddu tentò ancora una volta di rifugiarsi nella sua amata montagna, saltò come un muflone di roccia in roccia fino a che il tiratore scelto Aventino Moretti, non pose fine a quella leggenda.
Nelle sue tasche furono trovati molti biglietti con dichiarazioni d'amore. Li aveva avuti, sicuramente durante qualche festa a cui aveva preso parte, da quelle ragazze con cui scambiava qualche battuta e che subivano inevitabilmente il fascino di quell'ardimentosa personalità.
Le grotte si trovano nella valle di Lanaittu e si raggiungono seguendo la strada il villaggio nuragico Sa Sedda e Sos carros: poco dopo si troverà un piazzale dove si può parcheggiare, nei pressi della casa detta "Rifugio" dove ha sede la società speleologica.
Hatman
10-06-2008, 21.58.19
Hatman
Oliena
Non conoscete il Nepente di Oliena neppure per fama? Ahi lasso!
Gabriele D'annunzio
Lasciando la fonte di Su Gologone, proseguendo per Nuoro, s'incontra il paesino d'Oliena. Incastonato ai piedi del Supramonte, questo gioiello dal cuore antico, conserva molti tratti del vecchio centro storico fatto di case con piccole corti, scale esterne per muoversi sui diversi piani dell'abitato e imbiancate a calce. La manifestazione Cortes Apertas, che si svolge ogni anno a metà settembre, è stata creata per riscoprire questi singolari motivi architettonici oltre che per svelare la vita e le attività che si svolgevano dentro. Si riscopre così ogni anno la magia del pane fatto in casa, del laborioso ricamo a mano, della vinificazione e così via.
Non si può dire di aver gustato la cucina tradizionale sarda senza averla accompagnata con un buon cannonau, ed è solo in questo angolo di Sardegna che si trova la sua varietà più robusta e profumata: il Nepente. La produzione locale è molto vasta ma tutta di ottima qualità, sia questa della cantina sociale, di cantine private o di qualche produttore singolo.
Durante il giorno di pasqua si svolge la processione de S'Incontru, durante la quale la statua della Madonna incontra quella del Cristo risorto.
Di tutte le processioni simili in Sardegna questa è la più caratteristica, le due statue vengono fatte incontrare in piazza Santa Maria, a metà strada di un tappeto di erbe profumate, realizzato per l'occasione, che ai lati è delimitato da giovani in costume. Nelle ultime fasi dell'avvicinamento tra il Cristo e la Madonna il silenzio è Solenne, viene tolto il velo a lutto alla madre addolorata che infine riabbraccia il figlio risorto. Viene impartita la benedizione con l'incenso ed è a quel punto che esplode la gioia dei fedeli: fucili e pistole vengono scaricati in aria, s'intuisce che qualche campana sta suonando ma la vera melodia è scandita dagli spari. Madre e Figlio abbandonano la piazza sotto una pioggia di bossoli che piovono da ogni dove, accompagnando il rinnovato miracolo della resurrezione.
Hatman
04-08-2008, 11.22.57
foglie di acqua
Oasi di Bidderosa
Orosei
(Nuoro)
foglie di acqua
04-08-2008, 11.43.54
catluc
Citazione:
Originalmente inviato da Hatman
riporto qui un passo di Foglie, per non disturbare oltre gli spuntinisti, dato che è quasi l'ora...
"Per quanto riguarda la Sardegna: meravigliosa
Io conosco abbastanza bene la parte orientale in particolare quella che Cardarelli chiamava la “terra d'Orosei, bianca, africana, /la Barbagia granitica e selvosa” vale a dire zone con turismo non eccessivo.
Ho visitato le tante spiaggiette del golfo di Orosei e l’interno, dal monte Tiscali a paesi come: Oliena, Orgosolo, Ollolai, Mammoiada insomma lo “zoccolo duro della Sardegna” (definizione datemi da un Ollolaese).
La parte della costa è sicuramente più frequentata, tra Orosei e Gala Gonone c’è un turismo diverso il primo più familiare e tranquillo il secondo poco più affollato.
I turismo di massa l’ho notato, quando mi imbarco da Civitavecchia a Olbia e viceversa. L’ho trovato quando ho fatto il giro in barca nella varie calette del golfo. A Cala Mariolu (meravigliosa) a metà settembre non c’era un centimetro di spiaggia libero per mettersi seduti.
Comunque in generale conosco la Sardegna del poco turismo e più selvaggia, e forse per questa che ne sono innamorata "
una lettura che ti consiglio, un tuffo nella Sardegna descritta da Ernst Junger , altro innamorato dellla patria dei Shardana: Il contemplatore solitario
Chi conosce Ernst Junger e la sua straordinaria attitudine a vedere attraverso le parole e le cose, troverà raccolti in questo libro saggi leggendari, sempre sottintesi nel ritratto che ci si è fatti di questo scrittore. I temi che costituiscono "Il contemplatore solitario" sono in parte familiari allo jungeriano fedele, ma qui si caricano di forza irresistibile, e l'incalzare delle idee, raggiunto il vertice di densità e d'intensità, si conclude sempre con un aforisma luminoso e trasparente che ogni volta sembra riassumere il significato supremo. Il tema più nuovo per il lettore italiano è quello che si articola in una formidabile architettura logica e insieme temeraria in Linguaggio e autonomia: il reciproco rapporto di mimesi e di specchio tra il linguaggio e la struttura del corpo umano. Quel saggio coabita con folgoranti pagine di diario, nate da soggiorni in terre solari, neolatine. La parte primaria è assegnata all'Italia, e in particolare alla sua terra storicamente più tenuta ai margini, la Sardegna (Presso la torre saracena, Terra sarda, Lo scarabeo spagnolo). Con la "trilogia sarda" si armonizza perfettamente il grandioso affresco di Una mattina ad Antibes: l'immagine della Provenza marittima sfolgora di colori diversi, ma ne balena un simile luccichio di abitatori degli abissi marini o del fogliame o delle altezze montane e celesti. Forse con maggiore energia che in altri scritti jungeriani erompe qui l'energia dello stile, che travolge il lettore nell'insolita esperienza di una penetrazione visiva della natura il cui fascino è quello di un'avventura epica e fantastica. Un diario più breve è Balcone sull'Atlantico, nato da un soggiorno a Lisbona: qui non è la natura l'oggetto reso trasparente dallo sguardo dello scrittore, ma l'arte.
TRAMONTO SUL GENNARGENTU
Ho messo questo meraviglioso tramonto sul mio desktop....
catluc
23-09-2008, 10.56.43
Juliet
Eleonora d'Arborea
Eleonora d'Arborea (Molins de Rei, 1340 – Oristano, 1404) sovrana sarda, ha conservato il trono più a lungo dagli attacchi stranieri, promulgò la Carta de Logu, considerata uno dei primi esempi di costituzione al mondo.
Proseguendo il piccolo viaggio nell'interno dell'isola, vorrei soffermarmi ancora su una realtà, quella barbaricina, come appariva non moltissimo tempo fa .
Un mondo a sè, ancor oggi per molti aspetti, con le sue tradizioni, il suo Nomos , (per ora di sfuggita, ricordo gli studi del Pigliaru sulla società barbaricina, vero classico), il carattere spigoloso ma pronto alla massima generosità degli uomini e delle donne che ci vivono.
Mi piace qui ricordare un film in particolare:
Banditi a Orgosolo di Vittorio de Seta
Il film data 1961 e molto certamente è cambiato da allora, a cominciare dalle stesse basi della società pastorale di un tempo.
Questa, quale fotografata dal film, a sua volta portava ancora le ferite centenarie di un brusco mutamento nel modo di ripartizione e sfruttamento della terra , per certi versi drammatico, generato dal tristemente noto Editto delle Chiudende.
E c'è a questo proposito un bel saggio scritto da un isolano dotto in materia di storia della società sarda, Manlio Brigaglia, che ne parla diffusamente come uno degli eventi che contribuirono a generare il banditismo sardo del secolo XIX, il titolo è "Sardegna: perchè banditi?"
Lo consiglio vivamente per chi vuole accostarsi in modo abbastanza godibile alla tematica.
Tuttavia, dicevo, il film è ancor oggi, forse proprio perchè intepretato da gente del luogo , che mostra se stessa alla cinepresa con poca concessione alla artificiosità, un buon ausilio per decifrare e anche amare, perchè no,a mio avviso, una delle più affascinanti e originali società "chiuse".
Tutto comincia con un "furto" ...il resto non ve lo racconto ma inserisco una piccola scena del film, alla prossima vedrò di approfondire un pò la storia del banditismo sardo.
Ultima modifica di Hatman : 24-09-2008 alle ore 01.16.59.
Hatman
24-09-2008, 00.44.26
Hatman
Sella del Diavolo
Nel frattempo, partiamo da una leggenda.......
Sella del Diavolo e promontorio di S.Elia
La leggenda racconta che un giorno i diavoli, attratti dal fascino e dalla bellezza del golfo di Cagliari se ne impadronirono, Dio mandò allora i suoi angeli prediletti guidati dall'arcangelo Michele per scacciare Lucifero e i suoi adepti, ma nella fuga quest'ultimo perse la sua sella che cadde e si pietrificò, il promontorio fu quindi chiamato sella del diavolo e il golfo tanto ambito golfo degli angeli.
La sella del diavolo e tutto il promontorio di S. Elia, visitabili tramite un sentiero che parte da Calamosca e per la precisione nei pressi dell'albergo sul mare, presentano aspetti di notevole interesse nauralistico e archeologico. La zona, di circa tre chilometri quadrati, racchiude un affascinante connubio di verde, roccia e mare, un piccolo paradiso racchiuso tra Calamosca e la sella del diavolo.
La zona è stata abituata dall'uomo fin dal VI millennio a.C. come documentano le tracce rinvenute all'interno delle grotte nascoste abitate dall'uomo fin da quell'epoca. Nel punto più elevato del promontorio (m 135 slm) esisteva un tempio punico dedicato alla dea Astarte, di cui ora non rimane più traccia. Nei dintorni è visibile invece una cisterna romana, dalla classica forma a sezione tronco-conica con un diametro di circa 5 mt, l'imboccatura è protetta da una grata metallica e a fianco ad essa è visibile il sistema di vasche e canalette costruito sulla roccia in maniera da far confluire l'acqua piovana. Poche decine di metri più a valle della cisterna romana, in direzione ovest, è presente un altra cisterna, punica, di 27 metri di lunghezza e 6 di altezza.
Nei dintorni è visibile la torre di S.Elia, la torre del Poetto (raggiungibile tramite una ripida discesa fra le roccie), il fortino della seconda guerra mondiale e i resti del monastero di S. Elia abitato dai monaci vittorini nell'XI secolo. Pare che già dal periodo pisano fosse presente nei dintorni una torre chiamata "della lanterna" e successivamente denominata torre del pouhet, ovvero del pozzetto, da cui prese poi il nome l'intera zona e il poetto stesso.
Il fortino e i resti della torre di S.Elia
Cisterna romana
Proseguendo oltre il promontorio in direzione sud si possono ammirare le bellissime falesie sul mare color smeraldo nei dintorni della grotta dei colombi(accessibile solo via mare), e proseguendo si arriva poi fino alla spiaggetta di cala fighera, da qui un sentiero in salita riporta direttamente a Calamosca.
Cala Gonone è una frazione del comune di Dorgali in provincia di Nuoro (Sardegna), da cui dista 9 Chilometri. Località frequentata già in epoca nuragica, il centro nasce come villaggio fondato da una colonia di pescatori ponzesi all'inizio del XX secolo e si sviluppa soprattutto nella seconda metà del '900 come importante centro turistico e balneare.
(wiki)