L'Archivio di Metaforum

Forum di politica, cultura, società - 2008

 
Vecchio 22-11-2008, 10.29.30
Juliet
 
Scheherazade e Le Mille e una Notte



Canto, "cunto"

e fantasia













Mille e una favola salvano la vita. Lo ha detto Sheherazade. Mille e una bugia distruggono una civiltà. Lo dice la politica. E così Baghdad da città fiabesca è diventata città tragica. Che cos’è, l’annientamento di una storia? Forse no, forse non del tutto, se ha un senso il lavoro di Maurizio Scaparro alla Biennale Teatro 2008, se acquistano valore i dodici laboratori progettati per questa edizione della rassegna, che con la sua aria studiosa si oppone volutamente alla logica «guarda e fuggi» dei festival. A Venezia quest’anno si lavora sul recupero della parola, sull’affabulazione, sul «cunto»; si lavora cioè su quel genere di fascinazione che nel Mediterraneo ha avuto la sua espressione più alta e il suo vertice forse nei racconti delle Mille e una notte.

Il laboratorio su Baghdad non è un centone illustrato di favole. Nessuno vuole fare lo «sceneggiato». Vi partecipano ragazzi provenienti da tutta l’area mediterranea. Ci sono anche dei palestinesi. Per farli arrivare è stato necessario l’intervento del ministero degli Esteri («non di questo governo, del precedente» precisa Scaparro). Recitano in italiano insieme con gli arabi, gli spagnoli e gli italiani di varie regioni: veneziani, napoletani, pugliesi, siciliani. L’indicazione di Scaparro è questa: se sentite di dover dire una battuta nella vostra lingua o nel vostro dialetto, fatelo. In questo modo la parola acquista un’altra forza, si carica di una diversa espressività e di una nuova verità.

Questo laboratorio e gli altri undici sono preludi. Preparano gli spettacoli della prossima Biennale Teatro, che partirà negli ultimi giorni del Carnevale 2009, quasi afferrando il testimone delle festa che Venezia sente più in profondità. L’anno prossimo le Mille e una notte diventeranno Polvere di Baghdad. La drammaturgia sarà preparata a quattro mani da Scaparro e dal grande poeta libanese Adonis, che a Venezia ha tenuto una sua lezione magistrale e nei giorni scorsi ha inviato una poesia (di cui pubblichiamo qui sopra l’incipit) su ciò che potremmo definire il suo «sentimento di Baghdad». L’interpretazione sarà affidata a Massimo Ranieri, da tempo partner privilegiato di Scaparro nel rivitalizzare quella poetica del Mediterraneo che ha trovato espressione anche nel film L’ultimo Pulcinella presentato in anteprima alla recente Festa di Roma e adesso alla Biennale. Ranieri sarà un Sindbad oscillante tra passato e presente. La Baghdad nella quale si muoverà sarà quella del ricordo, ma anche la città insanguinata di oggi, il cui odore e crepitio di violenza saranno evocati dalle parti scritte da Massimo Nava, il giornalista del Corriere della Sera inviato in Iraq al tempo dell’invasione.

Che cosa dirà il nucleo dello spettacolo? «Che in quindici anni abbiamo distrutto una civiltà e non ce ne siamo resi conto», avverte Scaparro. Poi viene fuori un altro rovello, che spiega l’impegno di questi giorni: è la lotta contro l’afasia, contro il fenomeno tutto contemporaneo che secondo Scaparro coincide con «il disprezzo verso la parola: tendiamo al bla-bla, alla chiacchiera vuota. Invece io voglio tornare alle origini, anche per salvare una certa idea di teatro». È quel teatro che la gestualità di tanta ricerca ha tentato di annientare. Spiega il regista: «Dieci anni fa, mettendo in scena le Memorie di Adriano, mi sono accorto che la parola alta seduce lo spettatore. Con mia grande sorpresa ho visto che prende i giovani. Ed è a loro che voglio parlare, è con loro che desidero lavorare, è a loro che vorrei trasmettere l’essenza dell’oralità, che è follia, inno alla fantasia e all’immaginazione. In una parola: teatro».

Ma questa faccenda della parola, nell’epoca delle immagini a flusso caotico, nasconde per Scaparro un tarlo forse più insidioso della perdita delle memoria teatrale. È la cancellazione della nostra area linguistica. Dice: «Siamo europei, ma siamo anche europei del Mediterraneo. La nostra posizione geografica dovrebbe essere anche la nostra forza. Abbiamo la possibilità di pensare europeo e parlare italiano, spagnolo, francese». E invece? «Invece l’Europa cerca di creare un asse linguistico minoritario di inglese e tedesco. Che c’entra l’anglo? che c’entra il sassone? L’Europa sta cercando di eliminare il ceppo forte, quello mediterraneo. E allora dobbiamo lottare dialogando, esaltando le nostre lingue, armonizzando le differenze».

Solleva dal tavolo una cartolina con l’immagine-simbolo di questa Biennale Teatro, la guarda un istante e dice: «Nel 460 avanti Cristo aveva già la pelle scura. È il Tuffatore di Paestum».

Osvaldo Guerrieri



http://www.lastampa.it/redazione/cms...8393girata.asp











 
Vecchio 22-11-2008, 11.07.42
Tzazzamita
 
'u cuntu' , il fratello gemello del cantastorie, è ormai una tradizione perduta.
mentre il cantastorie si aiutava con la musica ed il cartellone, e generalmente eseguiva una 'ballata'.
'u cuntista' era l'antesignano delle telenovelas, era un attore di strada teatrale, che dietro compenso recitava una storia con tecvniche del teatro in un angolo della piazza, e viste le 'centone' tipiche delle piazze meridionali, non era raro che si creavano veri e propri abbonamenti, e naturalmente 'un cuntu' durava anche mesi, con generalmente due rappresetnazioni settimanali, secondo la tariffa dell'abbonamento!
 
Vecchio 22-11-2008, 11.21.22
Deborah Fait
 
Citazione:
Ci sono anche dei palestinesi.
Che senso ha scriverlo? Forse aveva piu' senso dire :non sono stati invitati i ragazzi israeliani....o noi non ci affacciamo sul Mediterraneo?
 
Vecchio 22-11-2008, 11.40.06
Juliet
 
Citazione:
Originalmente inviato da Deborah Fait
Che senso ha scriverlo? Forse aveva piu' senso dire :non sono stati invitati i ragazzi israeliani....o noi non ci affacciamo sul Mediterraneo?


sai Deborah,
hai fatto molto bene a ricordarlo
speriamo sia stata solo una dimenticanza di chi ha scritto l'articolo
comunque credo che intendesse includere tutti con la frase
vi partecipano ragazzi provenienti da tutta l'area del mediterraneo


ad ogni buon conto il discorso intendeva essere a livello squisitamente linguistico

riscoperta e recupero
della propria lingua e dialetto
delle radici culturali e tradizionali
della propria espressività e forza linguistica
della affabulazione e fascinazione mediterranea tutta
 
Vecchio 22-11-2008, 11.46.58
Juliet
 
Citazione:
Originalmente inviato da Tzazzamita
'u cuntu' , il fratello gemello del cantastorie, è ormai una tradizione perduta.
!
bè, come vedi se ne sta tentando il recupero
 
Vecchio 22-11-2008, 12.02.12
Deborah Fait
 
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
sai Deborah,
hai fatto molto bene a ricordarlo
speriamo sia stata solo una dimenticanza di chi ha scritto l'articolo
comunque credo che intendesse includere tutti con la frase
vi partecipano ragazzi provenienti da tutta l'area del mediterraneo


ad ogni buon conto il discorso intendeva essere a livello squisitamente linguistico

riscoperta e recupero
della propria lingua e dialetto
delle radici culturali e tradizionali
della propria espressività e forza linguistica
della affabulazione e fascinazione mediterranea tutta

Giusto, purtroppo oggigiorno, anche volendo e con tutta la buona volonta', e' impossibile esludere il discorso politico da ogni avvenimento culturale che si occupi dell'area e questo e' un grandissimo peccato.
 
Vecchio 22-11-2008, 12.20.53
Juliet
 
Citazione:
Originalmente inviato da Deborah Fait
Giusto, purtroppo oggigiorno, anche volendo e con tutta la buona volonta', e' impossibile esludere il discorso politico da ogni avvenimento culturale che si occupi dell'area e questo e' un grandissimo peccato.

ci proviamo noi ?

potrebbe essere un bel momento di aggregazione
partendo dalla ricchissima tradizione mediterranea

la biennale di Venezia vuole ricordare e riscoprire la 'cunta' .

e non tutti sanno dell'esistenza in sicilia di questo particolare tipo di cantastorie
 
Vecchio 22-11-2008, 12.35.59
Tzazzamita
 
Citazione:
Originalmente inviato da Deborah Fait
Che senso ha scriverlo? Forse aveva piu' senso dire :non sono stati invitati i ragazzi israeliani....o noi non ci affacciamo sul Mediterraneo?
dove sta scritto che non sono stati invitati o non erano presenti i ragazzi israeliani?
 
Vecchio 22-11-2008, 12.39.18
Tzazzamita
 
Citazione:
Originalmente inviato da Deborah Fait
Che senso ha scriverlo? Forse aveva piu' senso dire :non sono stati invitati i ragazzi israeliani....o noi non ci affacciamo sul Mediterraneo?

quersto è nel cartellone di mediterraneo della Biennale

http://www.labiennale.org/it/teatro/.../it/79730.html


e questo è il cartellone completo

http://www.labiennale.org/it/teatro/.../it/80382.html
 
Vecchio 22-11-2008, 13.00.24
Deborah Fait
 
Citazione:
Originalmente inviato da Tzazzamita
quersto è nel cartellone di mediterraneo della Biennale

http://www.labiennale.org/it/teatro/.../it/79730.html


e questo è il cartellone completo

http://www.labiennale.org/it/teatro/.../it/80382.html

Se e' cosi' allora e' la dimostrazione della faziosita' dei giornalisti.
Questo non viene accennato nell'articolo.
 
Vecchio 22-11-2008, 13.02.40
Juliet
 
Citazione:
Originalmente inviato da Tzazzamita
'u cuntu' , il fratello gemello del cantastorie, è ormai una tradizione perduta.
mentre il cantastorie si aiutava con la musica ed il cartellone, e generalmente eseguiva una 'ballata'.
'u cuntista' era l'antesignano delle telenovelas, era un attore di strada teatrale, che dietro compenso recitava una storia con tecvniche del teatro in un angolo della piazza, e viste le 'centone' tipiche delle piazze meridionali, non era raro che si creavano veri e propri abbonamenti, e naturalmente 'un cuntu' durava anche mesi, con generalmente due rappresetnazioni settimanali, secondo la tariffa dell'abbonamento!

insomma, Tzazza

un esempio di:

"accumencia lu cantu anticu"

lo hai da regalarci ?

o no ?
 
Vecchio 22-11-2008, 13.39.56
Tzazzamita
 
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
insomma, Tzazza

un esempio di:

"accumencia lu cantu anticu"

lo hai da regalarci ?

o no ?

spetta 'cantu' è una espressione artistica

'cuntu' (traduzione letterale di racconto, ma in questi casi è utilizzato con il significato di poema) è un altra espressione.

non prometto niente, ma mi impegnerò a cercare quale che strofa di 'cuntu' che fate attenzione è teatro
 
Vecchio 22-11-2008, 13.44.46
Tzazzamita
 
qui co sta un esempio anche se in chiave più moderna di cuntu e cuntista

http://www.metaforum.it/forum/showth...d=1#post139073
 
Vecchio 22-11-2008, 13.54.13
Hunterkiller
 
Citazione:
Originalmente inviato da Deborah Fait
Che senso ha scriverlo? Forse aveva piu' senso dire :non sono stati invitati i ragazzi israeliani....o noi non ci affacciamo sul Mediterraneo?
Che senso ha ogni volta che si legge Palestina e/o palestinesi fare correre la mano alla fondina?
 
Vecchio 22-11-2008, 14.16.14
Juliet
 
Citazione:
Originalmente inviato da Tzazzamita
qui co sta un esempio anche se in chiave più moderna di cuntu e cuntista

http://www.metaforum.it/forum/showth...d=1#post139073

Tzazza

cosa dice il link

che non si riesce a leggere ?
 
Vecchio 22-11-2008, 14.40.28
Juliet
 
Citazione:
Originalmente inviato da Tzazzamita
spetta 'cantu' è una espressione artistica

'cuntu' (traduzione letterale di racconto, ma in questi casi è utilizzato con il significato di poema) è un altra espressione.

non prometto niente, ma mi impegnerò a cercare quale che strofa di 'cuntu' che fate attenzione è teatro





Dopo un periodo abbastanza lungo di sostanziale disinteresse, i pupi siciliani sembrano essere tornati a godere il favore degli studiosi di teatro, come dimostrano altre recenti pubblicazioni. L'argomento, nonostante gli sforzi di numerosi e seri studiosi, ha sofferto infatti a lungo a causa delle due opposte visuali "acritiche" che viziavano buona parte della letteratura più facilmente reperibile sull'argomento: da un lato lo stereotipato e bamboleggiante folklorismo nostalgico dei "ricordi d’infanzia"; dall'altro il disordinato velletairismo pseudoantropo-psicologico di un certo tipo di saggistica "di movimento" che concionava di festa, rimosso, imporovvisazione creativa ecc. senza prendersi troppo la briga di studiare il contesto concreto dell'oggetto dei suoi furori dialettici.

In realtà, come emerge bene da questi nuovi e documentati saggi sugli spettacoli siciliani, sia l'Opera dei Pupi che il Cunto sono nate come espressioni teatrali "alte", anche se fruite prevalentemente dai ceti popolari, che si rivolgevano più al pubblico dei maschi adulti che a platee infantili e familiari. Non una "espressione spontanea" del popolo ma un mestiere che presupponeva, per sopravvivere, l’esistenza di un pubblico pagante di appassionati che è venuto a mancare fra gli anni Cinquanta e Sessanta (cfr. p.40 "tutti i ragazzi se ne andavano al cinema e i vecchi venivano al teatro dei pupi"), costringendo i pupari a abbandonare il mestiere o a riqualificarsi per il pubblico meno competente, ma più ricco, dei turisti. Come il padre di Cuticchio, Giacomo, che nel 1967 cessa i giri della sua compagnia per le sale della campagna siciliana e si stabilisce a Cefalù in un teatrino convenzionato con il Club Mediterranée. Una scelta dettata da pure ragioni di convenienza economica ("allora si pagava, mi pare, trecento lire, ma per i turisti quelli dell'albergo davano mille lire", p.39) che determina un radicale cambiamento di repertorio, con l'adozione di uno spettacolo unico continuamente replicato al posto della tradizionale serata organica a ciclo completo ("il teatro dei pupi, prima, si faceva a puntate. […] Però la storia non si riusciva a finirla mai, perché era troppo lunga, allora [mio padre] si fermava a un certo punto, il teatro si spostava in un altro paese, e poi quando […] tornava nel paese […] continuava la storia da dove l’aveva lasciata").

E da questa "resa" di Giacomo Cuticchio ha inizio, per contrasto, la vicenda artistica di Mimmo. Che non è semplicemente l'’esponente di una tradizione, ma piuttosto l'erede di due tradizioni (i pupi e il Cunto) che egli ha saputo, senza rinnegare, oltrepassare rinnovando e rendendo personale il proprio linguaggio. Rifiutando la scelta del padre, il giovane Mimmo nel 1967 si trattiene a Parigi (dove la compagnia si è recata per una esibizione) allestendo spettacoli presso l'’ambasciata italiana e confrontandosi con un diverso teatro di figura, il Grand Guignol. Tornato in Italia, si separa definitivamente da Giacomo e dopo un breve periodo di formazione come attore a Roma diviene allievo di Peppino Celano, che unisce alla pratica di puparo quella di cuntista.

Il cuntista, termine reso in italiano come contastorie, era una figura specifica dello spettacolo siciliano, diversa per pubblico, repertorio e modalità performative dal cantastorie. Non si esibiva davanti a un pubblico occasionale di passanti che si fermasse ad ascoltarlo, e eventualmente offrisse qualcosa "in pagamento", ma costruiva con panche e tavole un circolo chiuso, vero e proprio "teatro", riservato a un ristretto pubblico pagante. Non proponeva canzoni desunte da fatti di cronaca e di sangue (briganti, delitti d’onore), ma presentava esclusivamente le storie degli antichi cicli cavallereschi medievali. Non cantava accompagnandosi con uno strumento musicale, assistito da un cartellone che illustrava le varie fasi della vicenda, ma drammatizzava il suo racconto recitando "le voci" dei protagonisti, scandendo la vicenda con il gioco degli occhi, dei muscoli facciali, dei piedi battuti sul tavolato, e con una spada (spesso di legno), simbolo del mestiere, che brandiva nei momenti cruciali della narrazione.

Celano non fu un maestro facile, ma piuttosto un enigmatico exemplum a cui con molto impegno Mimmo "rubò" il mestiere, imitando e emulando le sue tecniche (da lui non poteva sperare altro che risposte verbali vaghe e spesso monosillabiche). E per molti anni, dopo la morte del cuntista nel 1973, Cuticchio si limitò a proporre spettacoli di pupi, senza dare espressione alla seconda e più importante eredità ricevuta dal vecchio. Fu solo nel 1980, nel corso di un seminario con l'Odin Teatret che Ferdinando Taviani spinse il teatrante sicilano a "cuntare". E da allora il Cunto è diventato parte integrante del lavoro di Cuticchio, alternandosi agli spettacoli di pupi e più spesso integrandosi con questi in nuove forme più complete.

E la partecipazione di Cuticchio a quel seminario dell'Odin è in un certo senso il simbolo della vittoria finale di questo teatrante, che gode oggi della stima di studiosi come Taviani e altri che hanno fornito contributi a questo libro. Così è diventato l'alfiere della rinascita del teatro dei pupi, che ricomincia a "fare pubblico" e a proporsi come forma vitale, e non più vuota attrazione turistica. In questo modo è anche riuscito a trovare una collocazione, lui che nei primi anni Settanta appariva uno "straniero", un figlio d'arte "rinnegato", guardato con sospetto dalle vestali della tradizione perché troppo innovativo e dalle vestali dell'avanguardia perché legato al lavoro dei padri. È diventato un ponte tra due mondi separati. Un percorso che per certi versi ricorda, certo più in piccolo (ma più che la scala contano le modalità) quello dell'’attrice più grande del nostro teatro, una figlia di "guitti" diventata la musa del teatro "d’arte": Eleonora Duse.
di Paolo Albonetti


http://www.drammaturgia.it/recension...e2.php?id=2178
 
Vecchio 22-11-2008, 14.41.25
Tzazzamita
 
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
Tzazza

cosa dice il link

che non si riesce a leggere ?
ehmm... perdona l'errore

http://it.youtube.com/watch?v=q-q-ICxOoww

quello che vedi è pero di tradizione pugliese

quello siciliano avendo per reportorio generlamente le storie dei Paladini per tradizione tiene una specie di spadino in mano ed un manto, e sopratutto non racconta da seduto
 
Vecchio 22-11-2008, 14.41.33
Juliet
 
Citazione:
Tzazzamita: ehmm... perdona l'errore
http://it.youtube.com/watch?v=q-q-ICxOoww
quello che vedi è pero di tradizione pugliese
quello siciliano avendo per reportorio generlamente le storie dei Paladini per tradizione tiene una specie di spadino in mano ed un manto, e sopratutto non racconta da seduto
non importa, sei perdonato.
se
ci spieghi cosa dice questo rarissimo " 'u cuntu" in siciliano stretto che ho trovato





a mammana di la principissa-fata (cuntu)




Cc'era na vota na mammana, e era maritata.
Na jurnata era nta la cucina chi facìa lu manciari e si vitti affacciari na manu e senti diri: "Amminni a mia!"
Idda ha pigghiatu un piattinu, e cci l'ha jincutu di chiddu chi cucìa.
La manu ritorna e cci duna lu piattinu chinu di munita d'oru.
Lu nnumani a ura chi idda facìa lu manciari n'àutra vota la manu: "Amminni a mia!".
Idda cci detti n'àutru piattu cchiù granni, e la stissa manu cci lu ritorna chinu di munita d'oru.
Nzumma pi lu cursu di novi misi sta manu fici sempri la stissa cosa, e la mammana a ngrussari sempri lu piattu sina chi s'arriduciu a un beddu spillongu.

Arrivannu a li novi misi menu jorna, di notti cci jeru a tuppuliari la porta a la mammana, ca la vulianu pi jiri a téniri.
Idda si vesti, scinni e trova nta la ntrata dui giaànti; cci abbennanu l'occhi, si la carricanu supra la spadda, e santi pedi ajutàtimi.
Idda un vitti cu eranu e di unni la cunuscèvanu.
Juncennu nta na ntrata, iddi cci livàru la benna; e la fìciru acchianari.
Comu trasìu vitti na signura gràvita grossa: - Cummari, cci dici sta signura, vogghiu èssiri tinuta di vui.-
La cummari s'hà statu ddà, e un si mossi cchiù.

Jamu ca avianu passatu chìnnici jorna, e lu maritu un vidennu a la mugghieri, cci cuminciaru a jiri li capiddi pill'aria; dicennu: "E comu! Ah! mugghieri mia, ca cci appizzasti la vita!". Lu pòviru maritu firriau tutta la cità circannu sempri di notti e di jornu.

A li 15 jorna, dunca, sgravau la signura. Sta signura era na Principissa-fata, e fici dui beddi figghi màsculi.
Dici: "Cummari, aviti statu chìnnici jorna, e n'àutri chìnnici jorna aviti a stari pi assistìrimi." E la mammana stetti n'àutri 15 jorna.
A lu misi, dici la Principissa: "Cummari, vi nni vuliti jiri?"
"Comu cumanna vostra Ccillenza."
"Comu vuliti èssiri pajata - ci dici la signura - a pugnè o a pizzichè?" - Dici idda ntra idda, la mammana: "Si cci dicu a pizzichè, haju tempu a mòriri; megghiu cci dicu a pugnè, ammenu moru cchiù prestu " - cridennu ca cci vulìa dari pugna. Dici: "A pugnè".

La Principessa ha chiamatu a li dui giaànti e fa purtari un saccu granni di munita d'oru e n'àutru saccu la mità di chiddu; ha pigghiatu e cci l'ha fattu nèsciri a pugna ddi li giaànti, e cci ha fattu carricari n'àutru saccu.

Lu maritu di la mammana quannu un la vitti spuntari cchiù, la critti morta e si vistìu di nìuru. Tuppulianu li giaànti, e iddu, lu maritu, si critti ch'era l'arma di sò mugghieri.
Dici: "Ti scunciuru pi parti di Diu."
"Un mi scunciurari, ca sugnu tò mugghieri. Grapi!"
Lu maritu, cchiù mortu ca vivu, va a grapi; comu la vidi dici: "Ma idda veru mè mugghieri è - e si l'abbrazza.
Ora unn'hà statu? Io ti cridìa morta."
Comu vitti pirò li denari, e idda cci cuntò tutti cosi, finìu lu luttu e un parrò cchiù di nenti.
Unca sta mammana cu stì gran dinari lassò di fari la mammana, misi carrozza, àbbiti jàvanu e àbbiti vinìanu; era na signura di li primi di Palermu.

Ddoppu deci anni passava di li Quattru Cantuneri 'n carrozza, ma na carrozza di vera gala.
Jisa l'occhi, e si senti chiamari.
"Psi psi! Acchianati!".
Era na signura ca la chiamava supra.
Idda scinni di la carrozza e acchiana supra, a palazzu.
La signura comu l'appi di facci e facci, cci dissi: "Cummari, mi canusciti?"
"Nonsignura."
"Comu! un vi rigurdati ca iu sugnu dda signura chi mi vinìstivu a tèniri deci anni nn'arreri, quannu iu vi trattinni un misi cu mia, e fici sti beddi picciriddi?..
Iu sugnu puru chidda chi pruija la manu, e v'addumannava lu manciari.
Iu era nta la cummitiva di li fati; e si vui nun èravu ginirusa di dàrimi lu manciari, la notti murìa.
E pirchì fùstivu ginirusa, arricchìstivu.
Ora iu mi sciugghivi di la cummitiva, e sugnu ccà cu li me' figghi."
La mammana, alluccuta, taliava e binidiciu ddu mumentu chi cci avìa fattu dd'attu ginirusu. Accussì, addivintaru amici pi sempri.

Iddi arristaru filici e cuntenti,
Nui semu ccà e ni munnamu li denti.


Stu cuntu è piggghiatu di la "cullizzioni di "Fiabe Novelle e Racconti popolari siciliani" - Giuseppi Pitrè
 
Vecchio 22-11-2008, 14.58.15
Juliet
 
















 
Vecchio 22-11-2008, 14.59.52
Tzazzamita
 
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
non importa, sei perdonato.
se
ci spieghi cosa dice questo rarissimo " 'u cuntu" in siciliano stretto che ho trovato





a mammana di la principissa-fata (cuntu)




Cc'era na vota na mammana, e era maritata.

[I]C'era una volta una levatrice ed era sposata[/i].

Na jurnata era nta la cucina chi facìa lu manciari e si vitti affacciari
Un giorno era in cucina, che preparaava da mangiare, e si vide affacciare

na manu e senti diri: "Amminni a mia!"
una mano (famiglia adams?) ed udì " Dammene!"

Idda ha pigghiatu un piattinu, e cci l'ha jincutu di chiddu chi cucìa.
Ella prese un piattino, e lo riempì di quello che stava cucinando[/I]

La manu ritorna e cci duna lu piattinu chinu di munita d'oru.
La mano ritorna e riconsegna il piattini pieno di monete d'oro

Lu nnumani a ura chi idda facìa lu manciari n'àutra vota la
L'indommani alla stessa ora che lei preparava da manciare, un'altra volta

manu: "Amminni a mia!".
la mano "Dammene"

Idda cci detti n'àutru piattu cchiù granni, e la stissa manu cci lu
Lei gli dette un altro piatto più grande, e la stessa mani glielo

ritorna chinu di munita d'oru.
ritorna pieno di monete d'oro

Nzumma pi lu cursu di novi misi sta manu fici sempri la stissa cosa, e
[I]Insomma per il corso di nove mesi questa mano faceva sempre la stessa cosa, e


la mammana a ngrussari sempri lu piattu sina chi s'arriduciu a un
[I]e la levatrice ad ingrossare sempre il piatto, sino che si ridusse[/i]

beddu spillongu.
ad un bel piatto di portata

Arrivannu a li novi misi menu jorna, di notti cci jeru a tuppuliari la
arrivato a nove mesi menu giorno, di notte andaraono a bussare a la

porta a la mammana, ca la vulianu pi jiri a téniri.
[I]alla porta della levatrice che la volevano per andare a teniri a sgravare[/i]

Idda si vesti, scinni e trova nta la ntrata dui giaànti; cci abbennanu
Ella si vetì, scese, trovò nell'atrio due giganti; gli bendarono

l'occhi, si la carricanu supra la spadda, e santi pedi ajutàtimi.
gli occhi, se la caricarono sulle spalle, (questa dovrebbe essere una invocazione) santi piedi aiutatemi (per dove stiamo andando)

Idda un vitti cu eranu e di unni la cunuscèvanu.
Ella non vide chi erano, ne sapeva da dove la conoscevano

Juncennu nta na ntrata, iddi cci livàru la benna; e la fìciru acchianari.
Giunsero in un altro atrio, e loro gli tolsero la benda; e la fecero salire

Comu trasìu vitti na signura gràvita grossa: - Cummari, cci dici sta signura, vogghiu èssiri tinuta di vui.-
Come entrò vide una signora gravida grossa: -Comare, ci dice questa signora, vuole essere tinuta (aiutata nel parto) da voi-

La cummari s'hà statu ddà, e un si mossi cchiù.
La comare stette lì, e non si mosse più

Jamu ca avianu passatu chìnnici jorna, e lu maritu un vidennu a la
Andiamo (vocativo) che erano goà passati quindici giorni, ed il marito non vedendo

mugghieri, cci cuminciaru a jiri li capiddi pill'aria; dicennu: "E comu!
la moglie, gli incominciarono a salire i capelli in aria; dicendo " E come!

Ah! mugghieri mia, ca cci appizzasti la vita!". Lu pòviru maritu firriau
Ah moglie mia! ti sei persa la vita. Il povero marito girò

tutta la cità circannu sempri di notti e di jornu.
tuta la città cercando di note e di giorno

A li 15 jorna, dunca, sgravau la signura. Sta signura era na
A 15 giorni, quindi, la signora sgravò. Questa signora era una

Principissa-fata, e fici dui beddi figghi màsculi.
Principessa-fata, e fece due bei figli maschi

Dici: "Cummari, aviti statu chìnnici jorna, e n'àutri chìnnici jorna aviti
Disse: "Comare, siete stata già 15 giorni, ad altri 15 dovete

a stari pi assistìrimi." E la mammana stetti n'àutri 15 jorna.
restare per assistermi". E la levatrice restò altri 15 giorni

A lu misi, dici la Principissa: "Cummari, vi nni vuliti jiri?"
Al mese, disse la Principessa: 'Comare, ve ne volete andare?"

"Comu cumanna vostra Ccillenza."
"Come comanda vostra Eccellenza"

"Comu vuliti èssiri pajata - ci dici la signura - a pugnè o a pizzichè?" -
"Come volete essere pagata - disse la signora - a pugni o a pizzichi?"

Dici idda ntra idda, la mammana: "Si cci dicu a pizzichè, haju tempu
Disse tra se e se, la levatrice: " Se ci dico a pizzichu, avrò una morte lunga
a mòriri; megghiu cci dicu a pugnè, ammenu moru cchiù prestu "
" meglio che dico a pugni, almeno la mia agonia sarà breve-

- cridennu ca cci vulìa dari pugna. Dici: "A pugnè".
-credendo che la volesse prendere a pugni. Disse " A pugni"

La Principessa ha chiamatu a li dui giaànti e fa purtari un saccu
La Principessa chiamò i due giganti, e fece portare un sacco

granni di munita d'oru e n'àutru saccu la mità di chiddu; ha pigghiatu
grande di monete d'oro, e un altro sacco la metà di questo; presolo
e cci l'ha fattu nèsciri a pugna ddi li giaànti, e cci ha fattu carricari
fece uscire dai giganti a pugni le monete d'oro che vi erano dentro e li fece caricare
n'àutru saccu.
nell'altro sacco

Lu maritu di la mammana quannu un la vitti spuntari cchiù, la critti morta e si vistìu di nìuru. Tuppulianu li giaànti, e iddu, lu maritu, si critti ch'era l'arma di sò mugghieri.
Dici: "Ti scunciuru pi parti di Diu."
"Un mi scunciurari, ca sugnu tò mugghieri. Grapi!"
Lu maritu, cchiù mortu ca vivu, va a grapi; comu la vidi dici: "Ma idda veru mè mugghieri è - e si l'abbrazza.
Ora unn'hà statu? Io ti cridìa morta."
Comu vitti pirò li denari, e idda cci cuntò tutti cosi, finìu lu luttu e un parrò cchiù di nenti.
Unca sta mammana cu stì gran dinari lassò di fari la mammana, misi carrozza, àbbiti jàvanu e àbbiti vinìanu; era na signura di li primi di Palermu.

Ddoppu deci anni passava di li Quattru Cantuneri 'n carrozza, ma na carrozza di vera gala.
Jisa l'occhi, e si senti chiamari.
"Psi psi! Acchianati!".
Era na signura ca la chiamava supra.
Idda scinni di la carrozza e acchiana supra, a palazzu.
La signura comu l'appi di facci e facci, cci dissi: "Cummari, mi canusciti?"
"Nonsignura."
"Comu! un vi rigurdati ca iu sugnu dda signura chi mi vinìstivu a tèniri deci anni nn'arreri, quannu iu vi trattinni un misi cu mia, e fici sti beddi picciriddi?..
Iu sugnu puru chidda chi pruija la manu, e v'addumannava lu manciari.
Iu era nta la cummitiva di li fati; e si vui nun èravu ginirusa di dàrimi lu manciari, la notti murìa.
E pirchì fùstivu ginirusa, arricchìstivu.
Ora iu mi sciugghivi di la cummitiva, e sugnu ccà cu li me' figghi."
La mammana, alluccuta, taliava e binidiciu ddu mumentu chi cci avìa fattu dd'attu ginirusu. Accussì, addivintaru amici pi sempri.

Iddi arristaru filici e cuntenti,
Nui semu ccà e ni munnamu li denti.


Stu cuntu è piggghiatu di la "cullizzioni di "Fiabe Novelle e Racconti popolari siciliani" - Giuseppi Pitrè

allora non è facile perchè è il Pitrè undialetto dell'800 della sicilia occidentale, io sono di quella orientale e del 900 ;-)

dunque mammana significa levatrice

il resto la prossima volta
devo andare ora

Ultima modifica di Tzazzamita : 22-11-2008 alle ore 16.01.09.
 
Vecchio 22-11-2008, 15.04.35
Juliet
 
Citazione:
allora non è facile perchè è il Pitrè undialetto dell'800 della sicilia occidentale, io sono di quella orientale e del 900 ;-)

dunque mammana significa levatrice]

e allora se non losai tu , chi lo sa ?

interpelleremo qualcun altro



p.s.

fino a conoscere il termine levatrice arrivavo anch'io eh
 
Vecchio 22-11-2008, 15.06.41
Tzazzamita
 
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
e allora se non losai tu , chi lo sa ?

interpelleremo qualcun altro



p.s.

fino a conoscere il termine levatrice arrivavo anch'io eh

leggi le parti in neretto
al più presto per i resto
o se se qualche altro siculo in giro.........
 
Vecchio 22-11-2008, 15.17.17
Juliet
 
Citazione:
Originalmente inviato da Tzazzamita
leggi le parti in neretto
al più presto per i resto
o se se qualche altro siculo in giro.........

grazie
per la traduzione (quasi) in simultanea

allora ti stupirò

e ti dirò
che

il Pitré
è stato
forse il più grande etnologo siciliano
e ha scritto una grammatica e un vocabolario siciliani
e a Palermo esiste un museo delle tradizioni popolari
fondato da lui

giusto ?
 
Vecchio 22-11-2008, 15.24.25
Juliet
 
Giuseppe Pitré (Palermo, 21 dicembre 1841 – Palermo, 10 aprile 1916) è stato uno scrittore, letterato e antropologo italiano.

È noto principalmente per il suo lavoro nell'ambito del folklore regionale.

A Giuseppe Pitrè, il più importante raccoglitore e studioso di tradizioni popolari, la Sicilia deve essere grata perché – come ha sottolineato Giuseppe Cocchiara, già preside della Facoltà di Lettere a Palermo – la sua opera monumentale resta pietra miliare per la ricchezza e la vastità d'informazioni nel campo del folklore, in cui nessuno ha raccolto “come e quanto” lo scrittore palermitano. Egli anzi, nella seconda metà dell'Ottocento, ha tracciato la via ad altri come Salvatore Salomone Marino e accolto nel suo tempo consensi vivissimi tra cui quelli di Luigi Capuana, che trovò materiale per le fiabe nel suo repertorio, Giovanni Verga, che trasse anche ispirazione per le “tinte schiette” e particolari usanze del suo mondo di umili e perfino per argomenti specifici d'alcune novelle come Guerra di Santi, dalla preziosa documentazione a cui Pitrè lavorò tutta la vita.

Giuseppe Pitrè nacque a Palermo il 21 dicembre 1841 ed ivi morì il primo aprile 1916. Come il conterraneo abate Giovanni Meli, divenne medico di professione e venne, grazie ad essa, a contatto con i ceti più umili e col mondo dei marinai e dei contadini tra cui spinto da passioni per gli studi storici e filologici raccolse per prima i Canti popolari siciliani attinti anche dalla voce della madre che egli dice “era la mia Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane”, dedicandole appunto la sua prima opera. Questa sua fatica confluì nei due volumi tra il ‘70 e il '71 di quella Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane, pubblicata in venticinque volumi fra il 1871 e il 1913, comprendente nelle sue sezioni oltre ai canti, d'amore, di protesta, legati alle stagioni e culture, giochi, proverbi, motti e scongiuri, indovinelli, fiabe, spettacoli, feste, medicina popolare, leggende, cartelli, Pasquinate, Usi nuziali e lo specchio del costume nella famiglia, nella casa, nella vita del popolo siciliano.

Come sostiene il Cocchiara, l'opera del Pitrè presenta due aspetti, uno storico e l'altro poetico, rivelando “un'umanità viva e vibrante” per cui egli era convinto che era giunto il tempo di studiare con amore e pazienza le memorie e le tradizioni, per custodirle. Da questo nacque anche la creazione del Museo Etnografico, dove raccogliere tutti i materiali e gli oggetti pazientemente ricercati per la Sicilia, che oggi porta il suo nome, ed è ospitato nelle ex-stalle della palazzina cinese, all'interno del Parco della Favorita.

Nel 1910 fu chiamato ad insegnare demopsicologia (come lui era solito chiamare il folklore), quando già aveva acquistato fama e apprezzamenti nell'élite culturale del tempo. Già nel 1894 aveva, infatti, pubblicato la Bibliografia delle tradizioni popolari in Italia, intrattenendo rapporti con i più importanti studiosi specialmente della scuola toscana.

Instancabile studioso, innamorato della sua terra, scrisse anche Palermo cento e più anni fa, prezioso ed introvabile volume, e saggi su Meli, su Goethe a Palermo, sulla Divina Commedia, raccogliendo anche novelle popolari toscane.

Collaborò proficuamente con Salvatore Salomone Marino, col quale fondò nel 1880, diringendola fino al 1906, la più importante rivista di studi sul folklore del tempo, Archivio per lo studio delle tradizioni popolari, ed intrattenne una fitta corrispondenza con studiosi di tutto il mondo. Queste lettere sono oggi conservate in una sezione del museo etnografico di Palermo e ad esse continuano a rivolgere attenzione come fonti preziose gli studiosi contemporanei d'antropologia tra cui Antonino Buttitta.

Per i suoi meriti e la sua fama fu nominato Senatore del Regno il 30 dicembre del 1914, quando anche in America venivano tradotte e pubblicate le sue opere per le Edizioni Crane, specialmente i proverbi e le fiabe, la cui radice comune a tanti popoli egli aveva esaltato rivendicando in una lettera ad Ernesto Monaci la loro ricchezza linguistica con queste parole: "Che bellezza, amico mio! Bisogna capire e sentire il dialetto siciliano per capire e sentire la squisitezza delle fiabe che sono riuscito a cogliere di bocca ad una tra le mie varie narratrici”.

Altrettanto belle le pagine dedicate alle storie dì Giufà personaggio della tradizione popolare e alle feste popolari siciliane di cui piene di poesia sono quelle del Natale e dei Morti. (da Wiki)
http://images.google.it/imgres?imgur...NV_it%26sa%3DN
 
Vecchio 22-11-2008, 15.45.17
Juliet
 
Giuseppe Pitrè (Palermo 21/12/1841 - 10/04/1916 )
Studioso italiano del folclore e di tradizioni popolari.

Medico e scrittore scrisse i primi studi scientifici sulla cultura popolare italiana e curò le prime raccolte di letteratura italiana orale, dando avvio a studi etnografici sul territorio italiano. Fondatore in Sicilia della "demologia" da lui battezzata "demopsicologia" (psicologia del popolo), ossia la scienza che studia le manifestazioni, le tradizioni e la cultura di un popolo, che insegnò all'Università di Palermo.
a lui, il più importante raccoglitore e studioso di tradizioni popolari, la Sicilia deve essere grata perché - come ha sottolineato Giuseppe Cocchiara, già preside della Facoltà di Lettere a Palermo - la sua opera monumentale resta pietra miliare per la ricchezza e la vastità d’informazioni nel campo del folklore, in cui nessuno ha raccolto, come e quanto lo scrittore palermitano.
nella seconda metà dell’Ottocento, ha tracciato la via ad altri come Salvatore Salomone Marino e accolto nel suo tempo consensi vivissimi tra cui quelli di Luigi Capuana, che trovò materiale per le fiabe nel suo repertorio, Giovanni Verga, che trasse anche ispirazione per le “tinte schiette” e particolari usanze del suo mondo di umili e perfino per argomenti specifici d’alcune novelle come Guerra di Santi, dalla preziosa documentazione a cui Pitrè lavorò tutta la vita.

Come il conterraneo Abate Meli, divenne medico di professione e venne, grazie ad essa, a contatto con i ceti più umili e col mondo dei marinai e dei contadini tra cui spinto da passioni per gli studi storici e filologici raccolse per prima i Canti popolari siciliani attinti anche dalla voce della madre che egli dice “era la mia Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane”, dedicandole appunto la sua prima opera.

Nel 1882 fondò l'Archivio per lo studio delle tradizioni popolari e nel 1894 pubblicò una fondamentale Bibliografia delle tradizioni popolari italiane.

Alla sua memoria fu intitolato il Museo Antropologico Etnografico siciliano a Palermo che egli stesso aveva fondato.

Giuseppe Pitrè fu formidabile nel raccogliere e catalogare gli ultimi bagliori del mondo popolare siciliano e non solo siciliano. Prima che radio e televisione pareggiassero o quasi le differenze culturali. Come hanno ben notato gli studiosi di etnoantropologia Giuseppe Pitrè si accostò a quel mondo che non era il suo con sguardo di antropologo e quasi con rispetto di figliolo.

La Sicilia, la sua storia, il popolo e i contadini siciliani, i loro usi e costumi, i canti, i racconti, i proverbi, le feste e quant'altro proveniva da quel mondo fu messo sotto osservazione, ne furono tratti le corrispondenze e quindi le somiglianze o le evidenti differenze con tradizioni di altri luoghi.
Tutta la ricerca fu eseguita da Giuseppe Pitrè e dai suoi collaboratori secondo i canoni degli studi demologici, cioè traendoli dalla viva realtà, dalla viva voce dei popolani e dei contadini analfabeti.

Questa sua fatica confluì nei due volumi tra il ‘70 e il ’71 di quella Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane, pubblicata in venticinque volumi fra il 1871 e il 1913, comprendente nelle sue sezioni oltre ai canti, d’amore, di protesta, legati alle stagioni e culture, giochi, proverbi, filastrocche, fiabe, feste etc., anche medicina popolare, leggende, il costume nella famiglia, nella casa, nella vita del popolo siciliano, le pratiche tradizionali dell'agricoltura, le usanze religiose o superstiziose, tutte le manifestazioni della cultura orale siciliana e i racconti dei cantastorie.

Ma ci fu un limite nella selezione delle varie tradizioni, furono scartate quelle sconce, quelle sguaiate, quelle erotiche che pur erano un filone importante e fiorente nel panorama di tutte le tradizioni.
Giuseppe Pitrè e tanti altri studiosi di tradizioni popolari italiani ebbero ripulsione a riportarle, come se la loro considerazione potesse nuocere a tutta l'impalcatura delle tradizioni popolari stesse, suonasse cioè come mancanza di rispetto verso la"patria" Sicilia o la "patria"di ogni singola regione.

Ci sono ancora nel cuore di Giuseppe Pitrè idee romantiche nei confronti delle tradizioni popolari, mentre nel pensiero suo più lucido vi è una concezione evoluzionistica delle culture, nel senso che primitivo si contrappone a moderno come popolare a colto.
Questo atteggiamento nei confronti delle tradizioni popolari viene dall'Europa e innanzitutto dai F.lli Grimm per i quali le fiabe erano "miti decaduti" provenienti dall'India preistorica degli Arii.
Questi due studiosi tedeschi intravidero nei racconti popolari "i frantumi di una antica religione della razza, custodita dai volghi, da far risorgere nel giorno glorioso in cui, cacciato Napoleone, si risvegliasse la coscienza germanica"(I. Calvino, Fiabe italiane, p.x). Con queste premesse era arduo raccogliere e pubblicare collezioni di raccolte di tradizione erotiche.

Ne sperimentò qualcosa il tedesco Federico Salamone Krauss, direttore di Anthropophyteia, rivista di tradizioni erotiche, che venne denunciato e tradotto avanti il Tribunale di Berlino(Raffaele Corso, Estratto dalla rivista di Antropologia, vol.XIX,Fasc.I-II). E' indubbio che Giuseppe Pitrè e il suo illustre collega Salvatore Salomone Marino raccolsero anche queste tradizioni, ma solo recentemente sono stati pubblicati gli indovinelli sconci del primo e i racconti faceti del secondo.

In effetti le fiabe e i racconti popolari hanno interessato tutte le persone di tutte le età e di tutte le classi o ceti sociali, rozze, raffinate, colte e incolte. I racconti popolari, da millenni, circolano per le varie culture e sottoculture e qualche volta hanno trovato dei grandi interpreti-narratori.
Quando ciò è successo, cioè quando un racconto viene ottimamente performato esso entra a far parte viva di quel racconto-tipo come variante, e da variante condiziona in qualche modo per l'appresso tutti gli altri interpreti-narratori del racconto-tipo.
La storiella, la trama del racconto continua a vivere e a trasformarsi anche se negli ultimi secoli è stata quasi cristallizzata dall'avvento della scrittura. Per nondimeno autori letterari che avevano ripreso le fiabe, prima dei fratelli Grimm, mai e poi mai le avevano raccontate come se fossero destinate soltanto ai piccoli.
Giovanbattista Basile e Charles Perrault non si rivolgevano solo ai piccoli, ma anche ai grandi.

Il Pitrè pare a volte consideri i racconti popolari come narrativa per bambini come era usuale nelle classi colte (Aurora Milillo, prefazione a Fiabe Novelle e Racconti popolari siciliani di Giuseppe Pitrè). C'è appunto il precedente delle "Fiabe del focolare" dei F.lli Grimm, un libro di narrativa per ragazzi scolarizzati. Giuseppe Pitrè nella scelta-filtro dei racconti si fa guidare dal "senso comune". Scarta le sconce, ma non disdegna quelle che presentano i costumi del popolo e dei contadini in maniera paludata.
Ha repulsione per la sconcezza sguaiata, ma non può fare a meno di presentare dei racconti che alludono blandamente, come apprezza l'ironia, l'arguzia e l'intelligenza dei popolani. Ma sempre racconti di villani sono quelli che va raccogliendo, di gente che vive ai margini, oppressa dai bisogni e che se riesce a sopravvivere lo deve a un profondo attaccamento alla vita.

Come sostiene il Cocchiara, l’opera del Pitrè presenta due aspetti, uno storico e l’altro poetico, rivelando “un’umanità viva e vibrante” per cui egli era convinto che era giunto il tempo di studiare con amore e pazienza le memorie e le tradizioni, per custodirle.
Da questo nacque anche la creazione del Museo Etnografico, dove raccogliere tutti i materiali e gli oggetti pazientemente ricercati per la Sicilia, che come detto nell'introduzione, oggi porta il suo nome, è ospitato nella palazzina cinese, all’interno del Parco della Favorita a Palermo.

Nel 1990 fu chiamato ad insegnare demopsicologia (come lui era solito chiamare il folklore), quando già aveva acquistato fama e apprezzamenti nell’élite culturale del tempo. Già nel 1894 aveva, infatti, pubblicato la Bibliografia delle tradizioni popolari in Italia, intrattenendo rapporti con i più importanti studiosi specialmente della scuola toscana.
Instancabile studioso, innamorato della sua terra, scrisse anche Palermo cento e più anni fa, prezioso ed introvabile volume, e saggi su Meli, su Goete a Palermo, sulla Divina Commedia, raccogliendo anche novelle popolari toscane.

La collaborazione con Salvatore Salomone Marino andò oltre, col Lui fondò nel 1880, diringendola fino al 1906, la più importante rivista di studi sul folklore del tempo, "Archivio per lo studio delle tradizioni popolari", ed intrattenne una fitta corrispondenza con studiosi di tutto il mondo. Queste lettere sono oggi conservate in una sezione del museo etnografico di Palermo e ad esse continuano a rivolgere attenzione come fonti preziose gli studiosi contemporanei d'antropologia tra cui Antonio Buttitta.

Per i suoi meriti e la sua fama fu nominato Senatore del Regno il 30 dicembre del 1914, quando anche in America venivano tradotte e pubblicate le sue opere per le Edizioni Crane, specialmente i proverbi e le fiabe, la cui radice comune a tanti popoli egli aveva esaltato rivendicando in una lettera ad Ernesto Monaci la loro ricchezza linguistica con queste parole: "Che bellezza, amico mio! Bisogna capire e sentire il dialetto siciliano per capire e sentire la squisitezza delle fiabe che sono riuscito a cogliere di bocca ad una tra le mie varie narratrici”.

Da sottolineare le belle pagine dedicate alle storie dì Giufà (personaggio da lui inventato) e alle feste popolari siciliane, di cui piene di poesia sono quelle del Natale e dei Morti.

Cosa successe?
La prima edizione delle Fiabe ebbe subito dei riconoscimenti internazionali, ma fu accolta inizialmente dal disprezzo e dallo scandalo di letterati e uomini rispettabili locali (Aurora Milillo, ibidem).
"Il dottor Pitrè ha pubblicato quattro volumi di porcherie" scrisse allora la Gazzetta di Palermo.
Lo rammentava lo stesso Pitrè in una lettera del 1914, dove parlava anche dell'indignazione di clienti rispettabili che gli chiedevano come si fosse persuaso a pubblicare "quelle storie" dal momento che gli erano affidate in cura le loro figlie (Raffaele Corso, Reviviscenze. Studi di tradizioni popolari italiane, p.4).

http://www.irsap-agrigentum.it/pitre1.htm
 
Vecchio 22-11-2008, 15.50.39
Hunterkiller
 
Benissimo, l'ottima Juliet non poteva trovare di meglio.

Visitare il museo Pitrè (è intestato a lui) è veramente piacevole così come lo è la Palazzina Cinese, splendido esempio di quanto fosse cosmopolita la Palermo dei Florio e del Liberty.

Giusto per capire quanto ci abbiano lasciato gli arabi sappiate che quel Giufà, così presente in mille storie e storielle che i nonni e le mamme ci raccontavano, non è altro che la sicilianizzazione del nome arabo Jaafar.

Il nome Marsala non è altro che Mars al Allah (porto di Allah), la Fiacca citata da Camilleri non è altro che l'attuale Sciacca ovvero Al Saqqah (o Al Saqiqah) cioè la spaccatura (in siciliano Ciaccazza)....e potremmo continuare.

Per Tzazzamita: Io sono della Sicilia occidentale, ma stai traducendo benissimo, continua tu e se c'è qualche imprecisione interverrò volentieri.

P.s. Ghiottissima la possibilità di fare il figo con le poche cose che so.
 
Vecchio 22-11-2008, 15.51.51
Tzazzamita
 
Citazione:
Originalmente inviato da Hunterkiller
Benissimo, l'ottima Juliet non poteva trovare di meglio.

Visitare il museo Pitrè (è intestato a lui) è veramente piacevole così come lo è la Palazzina Cinese, splendido esempio di quanto fosse cosmopolita la Palermo dei Florio e del Liberty.

Giusto per capire quanto ci abbiano lasciato gli arabi sappiate che quel Giufà, così presente in mille storie e storielle che i nonni e le mamme ci raccontavano, non è altro che la sicilianizzazione del nome arabo Jaafar.

Il nome Marsala non è altro che Mars al Allah (porto di Allah), la Fiacca citata da Camilleri non è altro che l'attuale Sciacca ovvero Al Saqqah (o Al Saqiqah) cioè la spaccatura (in siciliano Ciaccazza)....e potremmo continuare.

Per Tzazzamita: Io sono della Sicilia occidentale, ma stai traducendo benissimo, continua tu e se c'è qualche imprecisione interverrò volentieri.

P.s. Ghiottissima la possibilità di fare il figo con le poche cose che so.

Giufà esiste anche in ebraico
sono stato in un convegno su Giufà ove ognuno raccontava la sua versione
 
Vecchio 22-11-2008, 15.57.53
Hunterkiller
 
Citazione:
Originalmente inviato da Tzazzamita
Giufà esiste anche in ebraico
sono stato in un convegno su Giufà ove ognuno raccontava la sua versione
Può essere, in Sicilia ci sono stati molti ebrei e c'erano molti quartieri ebraici, ma la versione più accreditata è Jaafar.

Capirai...con tutta la gente che abbiamo ospitato.......
 
Vecchio 22-11-2008, 16.01.17
Juliet
 
Citazione:
Originalmente inviato da Tzazzamita
Giufà esiste anche in ebraico
sono stato in un convegno su Giufà ove ognuno raccontava la sua versione


Jaafar

la sicilia è stata culla di tutte le più grandi le civiltà

basta visitarla per capire questo

ma dì pure: cosa hanno detto al convegno cui hai partecipato?
 
Vecchio 22-11-2008, 16.01.28
Tzazzamita
 
continua ma non completo
 
Vecchio 22-11-2008, 16.03.14
Hunterkiller
 
Giufà, la versione più accreditata.

http://it.wikipedia.org/wiki/Giuf%C3%A0
 
Vecchio 22-11-2008, 16.04.17
Tzazzamita
 
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
vabbè sicuro ti riferisci a Jaafar

dovunque quartieri ebrei in sicilia

la sicilia è stata culla delle più grandi le civiltà

ma dì pure: cosa hanno detto al convegno cui hai partecipato?

partendo studi demografici ai tempi di Federico II si potrebbe stimare la polazione ebrea della Siclia in ca. il 10% della popolazione. quindi un mondo misto. tantevvero che non era difficile lo scambio dei padrini fra bar mitza e del battesimo, cosa che stranamente al giorno d'oggi non si potrebbe fare. l'autorità massima degli ebrei in siclia era il Danchelele.
 
Vecchio 22-11-2008, 16.16.44
Deborah Fait
 
Citazione:
Originalmente inviato da Hunterkiller
Che senso ha ogni volta che si legge Palestina e/o palestinesi fare correre la mano alla fondina?

Beh, dipende. Sai , in genere nel campo cultural/sinistro si tende a mettere Israele da parte e a invitare una nazione inesistente, appunto la Palestina.
E allora, io che sono una incazzevole, mi incazzo!
Poi le volte in cui viene invitata israele, c'e' sempre qualcuno che si alza urlando"se viene Israele deve venire anche la palestina", non si capisce perche' visto che , ribadisco, non esiste nessuna nazione di tale nome.
 
Vecchio 22-11-2008, 16.17.59
Hunterkiller
 
Citazione:
Originalmente inviato da Tzazzamita
partendo studi demografici ai tempi di Federico II si potrebbe stimare la polazione ebrea della Siclia in ca. il 10% della popolazione. quindi un mondo misto. tantevvero che non era difficile lo scambio dei padrini fra bar mitza e del battesimo, cosa che stranamente al giorno d'oggi non si potrebbe fare. l'autorità massima degli ebrei in siclia era il Danchelele.
Non so nella sicilia orientale, ma in quella occidentale gli arabi hanno lasciato tanto.
 
Vecchio 22-11-2008, 16.24.16
Deborah Fait
 
Ho alcune fotografie di vecchie case siciliane che portano ancora disegnato il maghen David, purtroppo l'inquisizione ha distrutto quasi tutto non solo in Sicilia ma in tutto il territorio su cui governava la Spagna.
 
Vecchio 22-11-2008, 16.38.42
Hunterkiller
 
Citazione:
Originalmente inviato da Deborah Fait
Beh, dipende. Sai , in genere nel campo cultural/sinistro si tende a mettere Israele da parte e a invitare una nazione inesistente, appunto la Palestina.
E allora, io che sono una incazzevole, mi incazzo!
Poi le volte in cui viene invitata israele, c'e' sempre qualcuno che si alza urlando"se viene Israele deve venire anche la palestina", non si capisce perche' visto che , ribadisco, non esiste nessuna nazione di tale nome.
Deborah, scusami la franchezza, ma non me ne può fregare di meno in una discussione come questa.
Non mi piace che hai scritto cultural/sinistro, subito e pavlovianamente la butti in politica anche se parliamo di cunti.

Mi spiace, ho letto di una bella iniziativa culturale, mi riaffioravano atmosfere e ricordi, palme e arance, profumo di mare e di gelsomini in estate e mi rovini tutto scassandomi i cabbasisi con la politica?
....e stacca la spina ogni tanto.

........e non ci mettere in queste parole connotazioni antisraeliane perchè sbaglieresti in partenza; ho antiche ascendenze ebraiche infatti il mio cognome è ebraico.
Sono tollerante come solo i siciliani sanno essere quindi sbaglieresti prima di dire bah.
 
Vecchio 22-11-2008, 16.41.33
Juliet
 






 
Vecchio 22-11-2008, 16.41.42
Hunterkiller
 
Citazione:
Originalmente inviato da Deborah Fait
Ho alcune fotografie di vecchie case siciliane che portano ancora disegnato il maghen David, purtroppo l'inquisizione ha distrutto quasi tutto non solo in Sicilia ma in tutto il territorio su cui governava la Spagna.
Ma smettila, c'erano anche decine di moschee e sono state tutte demolite e sostituite da chiese.
Palermo ne è strapiena.
Che credi che siete solo voi ad essere stati assaltati dagli spagnoli?
 
Vecchio 22-11-2008, 16.52.28
Juliet
 
Gli ebrei siciliani: ieri, oggi e... domani!

La Sicilia, nella sua lunga storia, è stata abitata e conosciuta da tanti popoli. Gli ebrei, nella loro lunga storia hanno conosciuto ed abitato tante terre... Eppure pochi "incontri" furono così felici come quello fra l'isola mediterranea ed il popolo d'Israele. Per oltre quindici secoli gli ebrei abitarono la Sicilia, in pace e prosperità, e di quella presenza restano ancora molti segni, nella memoria e nella cultura di entrambi i popoli. Per questo è giusto ricordare, ripensare al passato per comprendere il futuro...

I primi ebrei si stanziarono in Sicilia intorno al I sec. a.e.v., in particolare a Siracusa, che allora era praticamente il capoluogo dell'isola ed era uno dei principali centri dell'intero Mediterraneo. Nei secoli immediatamente successivi gruppi di ebrei si sono stanziati ad Agrigento ed in altri centri. Le comunità esistenti crescevano e ne nascevano di nuove. Alcuni ebrei giunsero in Sicilia come schiavi (e tanti di loro venivano riscattati dalle stesse collettività ebraiche) ma la maggior parte arrivarono nell'isola come persone libere.

Ma è con l'arrivo degli arabi che la presenza giudaica in Sicilia cresce notevolmente, al punto che l'idioma degli ebrei siciliani (il giudeo-siciliano) sarà, appunto, una lingua giudaica a base araba. S'insediano ebrei in tutti i principali centri urbani ed in diverse città rurali. La politica di tolleranza religiosa, di eccezionale modernità, praticata dagli emiri musulmani permise la convivenza pacifica e prospera delle quattro comunità religiose presenti nell'isola (islamici, cristiani di rito latino e cristiani di rito greco, ebrei). Ai non musulmani era imposto soltanto un maggiore gravame fiscale (in particolare la cosiddetta "Ge'ezia"). I racconti di antichi viaggiatori e studiosi ci parlano di una terra ricca e felice.

Il XII secolo porta la fine del dominio arabo in Sicilia con la conquista da parte dei condottieri normanni. Gli emiri, lacerati peraltro da lotte intestine, dovettero, nel giro di qualche decennio, cedere la sovranità ai nuovi signori, cristiani e originari del nord Europa. I normanni seppero far tesoro dell'esperienza araba, mantenendo una politica di tolleranza: gli arabi e gli ebrei ebbero un grande ruolo nel governo e nella vita economica, culturale ed artistica dell'isola e di questo restano importanti testimonianze.

Dai normanni l'isola passa agli Svevi, altro casato di origini germaniche, che annovera tra i suoi membri Federico II, il famoso "stupor mundi"... Anche egli seppe fare tesoro dei consigli e delle abilità degli ebrei di Sicilia. Peraltro, mentre la presenza musulmana andò scomparendo, la presenza ebraica permaneva pressoché intatta.

Agli Svevi, invisi al Papato, succedettero nel XIII sec. gli angioini, francesi e cattolici, che però furono cacciati da una grande rivolta popolare (i "vespri siciliani") e sostituiti da altri signori stranieri: gli aragonesi.

Nel frattempo la vita delle comunità ebraiche proseguiva abbastanza serenamente, mentre nel resto d'Europa cominciava a sorgere strisciante la malapianta dell'antisemitismo, i "judei" (secondo la denominazione allora in uso) si dedicavano all'artigianato (in particolare alle arti tessili e conciarie tanto che molte famiglie ebraiche finirono con l'assumere cognomi che rimandano a dei colori: La Bianca, Alba, Cremisi, ecc...) ed ai commerci, ma non disdegnavano neanche la pesca ed altre attività. Gli storici valutano che gli ebrei rappresentassero circa un decimo della popolazione dell'isola (a fine quattrocento quindi circa 40/50mila persone). Gli insediamenti riguardavano praticamente tutti i principali centri urbani e rurali dell'epoca: Palermo (dove gli ebrei erano stanziati intorno al "Cassaro", in particolare nella zona del Ponticello), Siracusa, Catania, Trapani, Messina ma anche centri minori come Agira, Petralia, Geraci, Polizzi, Taormina. Notevole era la vivacità culturale, in tanti furono gli artisti e gli uomini di cultura ebrei, lo stesso Maimonide soggiornò lungamente in Sicilia.

Con gli aragonesi comincia una strano rapporto che si risolverà, nel 1492, come vedremo in modo drammatico. Anche i re aragonesi sapevano saggiamente farsi assistere dagli ebrei (è nota per esempio la figura di Mosé Bonavoglia, rabbino e medico messinese e consigliere del sovrano), anche se spesso approfittavano della loro posizione per ricavare dalle comunità buone quantità di denaro, magari in cambio di concessioni in favore degli ebrei stessi.

Ma è nella seconda metà del XV secolo che la situazione inizia a precipitare, scoppiano sporadici casi di antisemitismo e la rapacità dei monarchi spagnoli aumenta come l'aggressività antiebraica della chiesa cattolica. Il re di Aragona, Ferdinando, sposa la regina di Castiglia, Isabella, facendo nascere il regno di Spagna, che si lancerà nella "Reconquista" dell'ultimo dominio arabo in Spagna, quello di Granada (anch'esso indebolito da problemi e rivalità interne). Nel 1492, pressati dall'arroganza e dall'intolleranza della chiesa cattolica (guidata in Spagna dal famigerato inquisitore Torquemada) e spinti altrettanto dal desiderio di impossessarsi dei notevoli patrimoni degli ebrei che risiedevano nei loro domini, i sovrani emanano il drammatico editto di espulsione, che fu preceduto da una breve ma intensa campagna di odio (la ciclicità della storia riporterà un fenomeno simile nel '900, quando il governo fascista farà precedere le sue "leggi razziali" da una violenta campagna di diffamazione degli ebrei). Tutti gli ebrei avevano tre mesi per lasciare il regno, abbandonando i loro averi (che furono accuratamente catalogati per potersene impossessare) e la terra in cui da secoli vivevano prosperamente. Altrimenti erano obbligati alla conversione al cattolicesimo, dove peraltro erano soggetti ad un regime assai diverso da quello degli altri cattolici: il termine con cui erano indicati ("marranos" cioé maiali, in ebraico erano detti "anussim") dimostra chiaramente come la loro condizione fosse estremente dura ed ingiusta. Centinaia di migliaia di ebrei spagnoli furono costretti ad emigrare verso altre terre (paesi arabi, Europa centro-settentrionale).

Naturalmente l'editto valeva per l'intero regno, quindi anche gli ebrei siciliani ne furono colpiti. Nonostante il viceré ed il parlamento siciliano fossero tutt'altro che favorevoli e la stessa popolazione cristiana avesse fino ad allora vissuto in amicizia con quella ebraica. Si riuscì solo a prorogare di qualche mese il termine per l'esilio. Le comunità furono colpite da una catastrofe mai vista: l'alternativa era l'esilio lasciando beni ed attività o l'abbandonare la propria fede per andare verso una chiesa cattolica che li trattava da inferiori. In decine di migliaia lasciarono l'isola, che ne fu duramente colpita nella sua vita economica e culturale. Le attività commerciali ed artigianali praticamente scomparvero, alcune isole minori rimasero pressoché abbandonate, la vivacità culturale dei tempi passati cancellata dal tetro clima imposto dall'inquisizione.

Gli studiosi calcolano che lasciarono la Sicilia circa 40mila persone, alla volta della Grecia (dove nacquero delle "Schole" siciliane), del Regno di Napoli (in cui esisteva già una cospicua presenza ebraica, anche lì, pochi decenni dopo venne decretata l'espulsione), di Roma (anche lì nacque una Schola siciliana, una delle cinque del ghetto dell'Urbe, sopravvissuta fino al XIX sec.) e dell'Italia centrale e, in misura minore, verso altri luoghi (paesi arabi, Balcani). Coloro che rimasero subirono pesanti discriminazioni patrimoniali e giuridiche, nonostante le quali (e nonostante l'ossessiva pressione degli inquisitori) in tanti continuarono a praticare in segreto il culto giudaico.

Con la conquista spagnola di Tripoli, nel 1510, molti ebrei fatti prigionieri furono venduti come schiavi in Sicilia creando un paradossale e tragico "ritorno". Della loro sorte si sa abbastanza poco, anche se l'argomento è oggi all'attenzione di diversi studiosi.

Nei secc. XVI e XVII moltissimi marrani furono colpiti dall'inquisizione che, insieme ad eretici e "streghe", spesso li consegnava al "braccio secolare" (alla morte). Nonostante questo sopravvissero, in misura sempre più marginale e nascosta, una parte degli antichi usi ebraici. Fino al secolo XIX esistevano ancora taluni discendenti di "marrani" dediti a pratiche simil-cabbalistiche. La cultura ebraica esercitò comunque un'influenza sui pensatori liberi dell'epoca post-rinascimentale, su tutti il palermitano conte Cagliostro.

Nel XVIII sec. qualcuno pensò di invitare gli ebrei a tornare ma non ebbe successo (peraltro un simile "invito" a Napoli aveva trovato riscontro ma si risolse con una nuova espulsione dopo la predicazione di un monaco locale...). Solo dopo l'unità d'Italia qualche famiglia ebraica venne ad abitare in Sicilia, partecipando alla vita sociale ed economica dell'epoca (tra i più noti gli Jung, imprenditori insediatisi a Palermo).

Il 1938 segna la tragedia anche per i pochi ebrei siciliani (circa 300 persone in tutto, valutate secondo i criteri delle leggi razziali) , schedati e perseguitati con meticolosità. Illustri uomini di cultura dovettero lasciare le loro attività (Segre, allora docente all'Università di Palermo o l'oncologo Maurizio Ascoli). Alcuni subirono anche la deportazione.

Nonostante tutto, qualcuno ancora oggi, dice che la Sicilia è un po' la "seconda Israele"... Ad oggi non esiste una comunità ebraica in Sicilia, seppure sono presenti diverse famiglie ed anche alcune organizzazioni israelitiche, ma la memoria della presenza giudaica è tutt'altro che scomparsa: dalla gastronomia a talune espressioni dialettali, da alcune tradizioni dell'artigianato fino al vero, grande, dono che gli ebrei hanno lasciato alla Sicilia: la vocazione alla tolleranza e al rispetto delle diversità.


http://www.geocities.com/siciliajudaica/main.html
 
Vecchio 22-11-2008, 16.53.12
Hunterkiller
 
san Giovanni degli Eremiti

 
Vecchio 22-11-2008, 16.56.42
Hunterkiller
 
La Chiesa della Martorana

 
Vecchio 22-11-2008, 16.58.22
Hunterkiller
 
La Zisa, palazzo del Califfo



La cosa che colpisce è che questo meraviglioso palazzo ha un efficientissimo impianto di climatizzazione naturale.
 
Vecchio 22-11-2008, 17.08.54
Hunterkiller
 
Quelle sopra sono solo alcuni esempi, poi ci sarebbero la Kalsa, i vari Steri (uno per tutti l'attuale rettorato) ed altro.
...e mi sono fermato a Palermo.

Chiese e palazzi demoliti o riconvertiti da normanni, cattolici, spagnoli....


Minchia che nervi, si parlava di cunti, favole e magia e ti spunta 'sta minchia di politicizzazione ad ogni costo.

Chi scassamentu ri minchia.
 
Vecchio 22-11-2008, 17.11.49
Juliet
 




arte ebraica in sicilia









 
Vecchio 22-11-2008, 17.33.39
Deborah Fait
 
Citazione:
Originalmente inviato da Hunterkiller
Deborah, scusami la franchezza, ma non me ne può fregare di meno in una discussione come questa.
Non mi piace che hai scritto cultural/sinistro, subito e pavlovianamente la butti in politica anche se parliamo di cunti.

Mi spiace, ho letto di una bella iniziativa culturale, mi riaffioravano atmosfere e ricordi, palme e arance, profumo di mare e di gelsomini in estate e mi rovini tutto scassandomi i cabbasisi con la politica?
....e stacca la spina ogni tanto.

........e non ci mettere in queste parole connotazioni antisraeliane perchè sbaglieresti in partenza; ho antiche ascendenze ebraiche infatti il mio cognome è ebraico.
Sono tollerante come solo i siciliani sanno essere quindi sbaglieresti prima di dire bah.
Infatti io avevo concluso la diatriba. Sei stato tu a ricominciare e io ti ho risposto.Tutto qui.

Citazione:
Ma smettila, c'erano anche decine di moschee e sono state tutte demolite e sostituite da chiese.
Palermo ne è strapiena.
Che credi che siete solo voi ad essere stati assaltati dagli spagnoli





Mi ritiro umilmente.
 
Vecchio 22-11-2008, 17.48.41
Juliet
 
Citazione:
Originalmente inviato da Deborah Fait
Infatti io avevo concluso la diatriba. Sei stato tu a ricominciare e io ti ho risposto.Tutto qui.
Mi ritiro umilmente.

Deborah racconta

cosa ne pensi della Sicilia ?

conoscevi la tradizione del "'u Cuntu " ?

c'è qualcosa di simile nella tradizione ebraica ?
 
Vecchio 22-11-2008, 17.59.36
Juliet
 







scheherazade





 
Vecchio 22-11-2008, 19.39.50
Deborah Fait
 
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
Deborah racconta

cosa ne pensi della Sicilia ?

conoscevi la tradizione del "'u Cuntu " ?

c'è qualcosa di simile nella tradizione ebraica ?
Cara Juliette, la Sicilia e' una delle terre piu' belle da me visitate.

Credo che quello che avvicina u cuntu alla tradizione ebraica sia qoelet (ecclesiaste)

http://it.wikipedia.org/wiki/Qoelet



http://www.corsodireligione.it/bibbi...t/qoelet_1.htm

2 C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
3 Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire.
4 Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
5 Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
6 Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
7 Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
8 Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.
 
Vecchio 22-11-2008, 19.46.45
Jacaranda
 
Citazione:
Originalmente inviato da Deborah Fait
Cara Juliette, la Sicilia e' una delle terre piu' belle da me visitate.

Credo che quello che avvicina u cuntu alla tradizione ebraica sia qoelet (ecclesiaste)

http://it.wikipedia.org/wiki/Qoelet



http://www.corsodireligione.it/bibbi...t/qoelet_1.htm

2 C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
3 Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire.
4 Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
5 Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
6 Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
7 Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
8 Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace
.


Sfogliando rapidamente (trrrrroppo) il tuo post, avevo preso il testo in grassetto per una canzone di Fossati...
 
Vecchio 22-11-2008, 19.56.12
Deborah Fait
 
Citazione:
Originalmente inviato da Jacaranda
Sfogliando rapidamente (trrrrroppo) il tuo post, avevo preso il testo in grassetto per una canzone di Fossati...

Non conosco la canzone ma non sarebbe l'unico a copiare antichi testi per farne canzoni. C'e' quell'altro cantautore, come si chiama, quello che canta "La fiera dell'est", le parole della canzone sono prese dall'Hagadah di Pesach, la storia degli ebrei scappati dall'Egitto.
 
Vecchio 22-11-2008, 19.58.39
Hunterkiller
 
Minchia!
...certo che leggere l'Ecclesiaste dopo quel bellissimo racconto di fate, monete d'oro, giganti ed amicizia........Brrrr.......

C'è una faccina che si tocca le palle?
 
Vecchio 22-11-2008, 20.01.24
Deborah Fait
 
Questo album è tra i miei preferiti perché contiene la canzone che forse mi emoziona di più, che è proprio Alla fiera dell’Est. È stato incredibile me scoprire tutta la concatenazione simbolica che si trova dietro a dei versi apparentemente così semplici!
Il canto originale scaturisce dall'antichissima tradizione del Seder di Pesach, la cena per la Pasqua ebraica, in cui si celebra il miracolo della liberazione dalla schiavitù egiziana. Al termine della lettura del libro della Hagadah shel Pesach [Narrazione della Pasqua], interrotta secondo tradizione dalla cena pasquale dopo aver mangiato l'ultimo pezzo di pane azzimo (rappresentante il pane dell'afflizione assaporato nel Deserto), si intonano le 10 strofe di questo bellissimo canto.
Nella versione originale, però, non si parla di un topolino, ma di un capretto [Chad Gadya]. Il canto, come tutto il testo dell'Hagadah, cela una quantità di significati profondi:

1. Un capretto, un capretto che mio padre comprò per due susim. Un capretto, un capretto.
Nella tradizione ebraica il padre di cui si parla nel canto rappresenta il dio di Abramo, che prima della creazione era solo con sé stesso. Il capretto è lo stesso Abramo, comprato per due soldi: acquistare qualcosa implica l’attribuire al denaro lo stesso valore di ciò che vogliamo acquisire. I due susim (monete d’oro) rappresentano l’intera creazione (cielo e terra), che vale esattamente quanto Abramo, il primo uomo a riconoscere l’opera del Creatore.
2. E venne il gatto, che mangiò il capretto, che mio padre comprò per due susim.
Il gatto (una specie di gatto selvatico) rappresenta il secondo regno, quello di Babilonia, sotto il re Nimrod. Il re, che odiava il Creatore e il suo messaggero Abramo, venne e mangiò il capretto. Secondo la tradizione ebraica, infatti, Abramo fu gettato in una fornace ardente, da cui uscì però miracolosamente.
3. E venne il cane, che morse il gatto, che…
Il cane simboleggia il terzo regno, quello del faraone, che morse il ‘gatto’ di Babilonia. «Un cane insegna la tradizione ebraica ritorna sui propri escrementi, così come un pazzo alla propria follia». Proprio come il faraone che, a dispetto delle piaghe citate nel libro dell’Esodo continuava a rifiutare la libertà al popolo ebraico. L’Egitto superò la Babilonia nella potenza senza mai però affrontare uno scontro diretto: ecco perché «morse» ma non «mangiò» l’avversario!
4. E venne il bastone, che picchiò il cane, che…
Il bastone sarebbe la verga che Dio consegnò a Mosè per colpire gli Egizi, lo strumento prodigioso che si tramutava in serpente, toccava le acque del Nilo per trasformarle in sangue e che spezzò, infine, la dura schiavitù. Simboleggia il quarto regno, quello d’Israele sulla propria terra, dove gli ebrei, sotto il segno dello scettro (di nuovo il bastone) del regno di Giuda costruirono il santuario di Gerusalemme. Fino a quando non venne il fuoco…
5. E venne il fuoco, che bruciò il bastone, che…
Quando il popolo ebraico si allontanò dalla Torah, un leone di fuoco scese dal cielo, assumendo la forma del regno babilonese di Nabuccodonosor e bruciando il bastone (il potere temporale) d’Israele: il tempio fu divorato dalle fiamme, gli ebrei deportati in schiavitù. Ma contro il fuoco c’è un rimedio…
6. E venne l’acqua, che spense il fuoco, che…
Il sesto regno è quello di Persia e Media, le cui fortune si sollevarono come le onde del mare sommergendo la potenza di Babilonia. «Le loro voci ruggiscono come le onde marine», scrive il profeta Geremia riferendosi alla Media.
7. E venne il bue, che bevve l’acqua, che…
Il toro è il segno celeste che secondo la tradizione ebraica contraddistingue le fortune della Grecia, una presenza che i saggi del Talmud associano all’oscurità spirituale: i greci cercarono di oscurare la vista degli ebrei riproponendo loro l’immagine del bue e ricordando di aver perduto la connessione con il Creatore a causa dell’episodio legato a un quadrupede della stessa specie, il vitello d’oro. Il toro della Grecia macedone si bevve in un sorso l’acqua della Media.
8. E venne il macellaio, che uccise il bue, che…
Il destino del bue di Macedonia finì poi nelle mani del macellaio di Roma! Nessun’altra cultura più di quella romana è tinta nella tradizione ebraica con maggior decisione nel rosso del sangue. Affermatosi sotto il segno guerresco del pianeta Marte, Roma è la discendente spirituale di Esaù, il primo figlio di Isacco, che nacque, secondo la Genesi, coperto su tutto il corpo di una peluria rossastra. Roma rappresenta il dominio di una cultura materialistica, lo stesso al quale secondo la tradizione rabbinica sottostiamo ancora oggi attraverso il potere dei suoi eredi spirituali.
9. E venne l’angelo della morte, e uccise il macellaio, che…
Secondo la cultura ebraica, l’arrivo del Messia sarà preceduto da un periodo di grande confusione, durante il quale l’ordine naturale è destinato a essere sovvertito. La barbarie sarà spacciata per cultura e la cultura apparirà vuota di significati. La brama di consumare e di possedere crescerà a dismisura, ma troverà sempre meno occasioni di placare la propria voracità.
Il materialismo rappresentato da Roma sarà percorso da una rapacità che lo condurrà all’autodistruzione, fino a diventare l’angelo della morte nei confronti di sé stesso. Ma da questa caduta risorgerà la dinastia messianica del re Davide. Secondo i profeti vi saranno tre guerre e quindi l’avvento del penultimo regno, quello del Messia.
10. E venne l’Unico, benedetto egli sia, e uccise l’angelo della morte, che uccise…
Alla decima strofa il cerchio si chiude con il necessario ritorno al punto di partenza. L’Eterno rimuoverà definitivamente tutto il veleno spirituale cosparso sulla Terra. Anche l’istinto di fare del male (l’angelo della morte) sarà sradicato. «Allora Dio promette il Talmud asciugherà le lacrime da ogni viso e riprenderà possesso del suo regno». Solo quando il circolo sarà completo la gioia potrà regnare in un riconciliato rapporto tra l’uomo e il suo Creatore

Gaia.
 
Vecchio 22-11-2008, 20.02.50
Hunterkiller
 
Giufà, la moglie e l'asino
Quando morì sua moglie, Giufà non fu in grado di versare neanche una lacrima, ma quando, dopo qualche giorno, gli morì l'asino non faceva altro che piangere.
Appena un amico gli domandava come stava, si metteva subito a piangere per la perdita dell'asino e a chi gli faceva notare questo suo strano comportamento, Giufà rispondeva:
- Non accetto i vostri rimproveri e cercate di capire il mio dolore!! Quando è morta mia moglie tutti gli amici sono venuti a farmi le condoglianze e a confortarmi."Non ti affliggere, col tempo, vedrai troverai una moglie, di donne ce ne sono tante", mi dicevate. "Mia sorella potrebbe essere la moglie giusta per te!" mi veniva proposto. Ed altri ancora mi offrivano la figlia senza dover pagare niente! Ma quando è morto il mio asino, nessuno di voi ha detto: "Non preoccuparti, ti darò un altro asino al suo posto!"
 
Vecchio 22-11-2008, 20.06.06
Hunterkiller
 
Giufà e il chiodo
Giufà era sempre al verde e, disperato, decise di vendere la sua casa.
Trovato l'acquirente, pose solo una condizione per la vendita:
- La casa diverrà tua, ma questo chiodo piantato nel muro deve restare per sempre mio - disse

Il compratore accettò la condizione senza riserve e l'affare fu fatto.
Dopo qualche settimana, Giufà bussò alla porta del nuovo proprietario ed entrò in casa, si diresse verso il chiodo e vi appese un sacco.
Dopo qualche giorno ritornò, si riprese il sacco e appese al chiodo un vecchio abito.
Col tempo le visite di Giufà cominciarono a farsi giornaliere e, spesso, anche per più volte al giorno e sempre prendeva ciò che era appeso e metteva una nuova cosa.

Un giorno Giufà spuntò con la carogna di un asino e, sotto gli occhi sbalorditi degli inquilini, appese al chiodo quell'ammasso puzzolente.
Il proprietario, spazientito, urlò:
- Non ti lascio ammorbare la mia casa, porta via questo schifo!

Giufà, con la sua solita calma, disse:
- Vedi, io ti ho venduto la casa, ma il chiodo resta mio. Ho tutto il diritto di appendervi quello che voglio e se tu non sopporti non so cosa farci! Puoi scegliere di andartene, ma non chiedermi nemmeno un soldo indietro..
Il proprietario non riuscì a sopportare le incursioni di Giufà e se ne andò via lasciando la casa a Giufà.
Giufà si prese la casa e non restituì nemmeno un soldo.
 
Vecchio 22-11-2008, 20.07.47
Hunterkiller
 
Giufà pittore di leoni
Il proprietario di un bar chiese a Giufà di dipingere un leone sulla facciata del locale.
Giufà chiese 10 denari d'argento se voleva un leone in libertà e 10 denari d'oro se voleva un leone in gabbia. Il proprietario del bar, non capendo la strana richiesta di Giufà, si mise a discutere parecchio, ma poi scelse di far dipingere il leone in libertà.
Giufà esegui la commissione e incassò i 10 denari d'argento.

Giufà per vendicarsi della taccagneria del padrone del bar, di notte si alzò e con un pennello e della calce andò a coprire il disegno che aveva fatto sul muro.
La mattina dopo, il proprietario del bar, non vedendo più il disegno del leone, andò su tutte le furie, fece chiamare Giufà e cominciò a coprirlo di insulti:
- Brutto porco, dove è andato a finire il leone che hai disegnato ieri? Brutto ladro, che colori hai usato?

Giufà, allora rispose con calma:
- Non sei stato tu a volere il leone in libertà? Peggio per te, lui questa notte è fuggito! Ora, perché ti lamenti?
 
Vecchio 22-11-2008, 20.09.45
Deborah Fait
 
Citazione:
Originalmente inviato da Hunterkiller
Minchia!
...certo che leggere l'Ecclesiaste dopo quel bellissimo racconto di fate, monete d'oro, giganti ed amicizia........Brrrr.......

C'è una faccina che si tocca le palle?

Mi dispiace. La nostra letteratura purtroppo non parla di fate ma di cose tragiche.
 
Vecchio 22-11-2008, 20.14.04
Hunterkiller
 
Giufà e la marmitta

Un giorno, Giufà chiese in prestito una marmitta ad un vicino, perché aveva degli invitati.
All'indomani Giufà restituì la marmitta insieme ad una piccola pentola.

Il vicino, stupito, domandò:
- Perché mi dai, pure, una pentolina che non ti ho prestato?

Giufà, con fare misterioso, disse:
- La marmitta ha figliato!

Il vicino di casa, cercò di approfittare dell'occasione e si prese le due pentole.
Dopo qualche settimana, Giufà andò dal vicino per chiedere nuovamente la marmitta.
Il vicino gliela prestò e già pensava alla convenienza di ricevere indietro marmitta e pentola, come in precedenza.

Questa volta, però, Giufà non si fece vedere per molti giorni, tanto che il vicino decise di rifarsi dare la pentola:
- Giufà, dammi la marmitta! Ne ho bisogno subito!

Giufà, con molta calma rispose:
- Povera marmitta! Mi dispiace dirtelo, ma la tua pentola è molrta! Ti ho voluto risparmiare un dolore!

Il vicino ribadì:
- Dimmi, Giufà, in che modo una marmitta può morire!

Giufà disse:- Nello stesso modo in cui può figliare!
 
Vecchio 22-11-2008, 20.19.54
Hunterkiller
 
Giufà e le stelle
Giufà era molto astuto.
Chiamato dal Sultano, un giorno, si sentì dire:

- Ti darò 100 denari se passerai tutta la notte sul minareto indossando sola la tua giallabiya.

All'indomani Giufà si presentò dal Sultano chiedendo che venisse mantenuta la promessa: - Ho fatto come mi avevi chiesto ed ho passato la notte sul minareto alle condizioni che volevi.
Il sovrano disse:
- Va bene! Ma, prima dimmi come è andata.

Giufà raccontò:
- Era una notte fredda, a causa di un forte vento tagliente, ed era talmente limpida che stelle rischiaravano i dintorni.

- Furfante! - esclamò il Sultano - Ti sei scaldato con la luce delle stelle! Non ti meriti niente!
Giufà non disse nulla e se ne andò via afflitto, ma meditava una rivalsa.
Qualche giorno più tardi Giufà invitò a casa sua il Sultano con tutto i cortigiani e, fatti sedere a tavola tutti quanti, non servì nulla.
Dopo qualche ora di attesa, il Sultano molto arrabbiato chiese:
- Giufà, non hai preparato nulla da mangiare?

Giufà sornione rispose:- Chiedo scusa a tutti, ma la pentola del cuscus non è ancora calda, venite a controllare
Il Sultano si alzò e vide la pentola con il cuscus penzoloni con una corda dal soffitto ben lontana dal fuoco, il braciere in un angolo sul pavimento e Giufà che soffiava sul braciere
- Perché soffi sul braciere? - domandò il sultano.
- Per fare arrivare prima il calore alla pentola - rispose Giufà
- Ma sei tonto? Come può giungere il calore alla pentola se è così distante? - ribadì il Sultano
Giufà, con un pizzico di ironia, rispose:
- Se nella notte sono riuscito a scaldarmi grazie alle stelle del cielo, si potrà pure cucinare il cuscus con il calore del braciere, visto che è molto più vicino!
Capita la lezione, il Sultano diede 200 denari a Giufà per premiarlo della sua arguzia.
 
Vecchio 23-11-2008, 00.29.52
Tzazzamita
 
Citazione:
Originalmente inviato da Tzazzamita
allora non è facile perchè è il Pitrè undialetto dell'800 della sicilia occidentale, io sono di quella orientale e del 900 ;-)

dunque mammana significa levatrice

il resto la prossima volta
devo andare ora
a mammana di la principissa-fata (cuntu)




Cc'era na vota na mammana, e era maritata.

C'era una volta una levatrice ed era sposata.

Na jurnata era nta la cucina chi facìa lu manciari e si vitti affacciari
Un giorno era in cucina, che preparaava da mangiare, e si vide affacciare

na manu e senti diri: "Amminni a mia!"
una mano (famiglia adams?) ed udì " Dammene!"

Idda ha pigghiatu un piattinu, e cci l'ha jincutu di chiddu chi cucìa.
Ella prese un piattino, e lo riempì di quello che stava cucinando

La manu ritorna e cci duna lu piattinu chinu di munita d'oru.
La mano ritorna e riconsegna il piattini pieno di monete d'oro

Lu nnumani a ura chi idda facìa lu manciari n'àutra vota la
L'indommani alla stessa ora che lei preparava da manciare, un'altra volta

manu: "Amminni a mia!".
la mano "Dammene"

Idda cci detti n'àutru piattu cchiù granni, e la stissa manu cci lu
Lei gli dette un altro piatto più grande, e la stessa mani glielo

ritorna chinu di munita d'oru.
ritorna pieno di monete d'oro

Nzumma pi lu cursu di novi misi sta manu fici sempri la stissa cosa, e
Insomma per il corso di nove mesi questa mano faceva sempre la stessa cosa, e

la mammana a ngrussari sempri lu piattu sina chi s'arriduciu a un
e la levatrice ad ingrossare sempre il piatto, sino che si ridusse

beddu spillongu.
ad un bel piatto di portata

Arrivannu a li novi misi menu jorna, di notti cci jeru a tuppuliari la
arrivato a nove mesi menu giorno, di notte andaraono a bussare a la

porta a la mammana, ca la vulianu pi jiri a téniri.
alla porta della levatrice che la volevano per andare a teniri a sgravare

Idda si vesti, scinni e trova nta la ntrata dui giaànti; cci abbennanu
Ella si vestì, scese, trovò nell'atrio due giganti; gli bendarono

l'occhi, si la carricanu supra la spadda, e santi pedi ajutàtimi.
gli occhi, se la caricarono sulle spalle, (questa dovrebbe essere una invocazione) santi piedi aiutatemi (per dove stiamo andando)

Idda un vitti cu eranu e di unni la cunuscèvanu.
Ella non vide chi erano, ne sapeva da dove la conoscevano

Juncennu nta na ntrata, iddi cci livàru la benna; e la fìciru acchianari.
Giunsero in un altro atrio, e loro gli tolsero la benda; e la fecero salire

Comu trasìu vitti na signura gràvita grossa: - Cummari, cci dici sta signura, vogghiu èssiri tinuta di vui.-
Come entrò vide una signora gravida grossa: -Comare, ci dice questa signora, vuole essere tinuta (aiutata nel parto) da voi-

La cummari s'hà statu ddà, e un si mossi cchiù.
La comare stette lì, e non si mosse più

Jamu ca avianu passatu chìnnici jorna, e lu maritu un vidennu a la
Andiamo (vocativo) che erano goà passati quindici giorni, ed il marito non vedendo

mugghieri, cci cuminciaru a jiri li capiddi pill'aria; dicennu: "E comu!
la moglie, gli incominciarono a salire i capelli in aria; dicendo " E come!

Ah! mugghieri mia, ca cci appizzasti la vita!". Lu pòviru maritu firriau
Ah moglie mia! ti sei persa la vita. Il povero marito girò

tutta la cità circannu sempri di notti e di jornu.
tutta la città cercando di note e di giorno

A li 15 jorna, dunca, sgravau la signura. Sta signura era na
A 15 giorni, quindi, la signora sgravò. Questa signora era una

Principissa-fata, e fici dui beddi figghi màsculi.
Principessa-fata, e fece due bei figli maschi

Dici: "Cummari, aviti statu chìnnici jorna, e n'àutri chìnnici jorna aviti
Disse: "Comare, siete stata già 15 giorni, ad altri 15 dovete

a stari pi assistìrimi." E la mammana stetti n'àutri 15 jorna.
restare per assistermi". E la levatrice restò altri 15 giorni

A lu misi, dici la Principissa: "Cummari, vi nni vuliti jiri?"
Al mese, disse la Principessa: 'Comare, ve ne volete andare?"

"Comu cumanna vostra Ccillenza."
"Come comanda vostra Eccellenza"

"Comu vuliti èssiri pajata - ci dici la signura - a pugnè o a pizzichè?" -
"Come volete essere pagata - disse la signora - a pugni o a pizzichi?"

Dici idda ntra idda, la mammana: "Si cci dicu a pizzichè, haju tempu
Disse tra se e se, la levatrice: " Se ci dico a pizzichu, avrò una morte lunga
a mòriri; megghiu cci dicu a pugnè, ammenu moru cchiù prestu "
" meglio che dico a pugni, almeno la mia agonia sarà breve-

- cridennu ca cci vulìa dari pugna. Dici: "A pugnè".
-credendo che la volesse prendere a pugni. Disse " A pugni"

La Principessa ha chiamatu a li dui giaànti e fa purtari un saccu
La Principessa chiamò i due giganti, e fece portare un sacco

granni di munita d'oru e n'àutru saccu la mità di chiddu; ha pigghiatu
grande di monete d'oro, e un altro sacco la metà di questo; presolo

e cci l'ha fattu nèsciri a pugna ddi li giaànti, e cci ha fattu carricari
fece uscire dai giganti a pugni le monete d'oro che vi erano dentro e li fece caricare
n'àutru saccu.
nell'altro sacco

Lu maritu di la mammana quannu un la vitti spuntari cchiù, la critti
Il marito della levatrice quando non la vide ritornare più, la credette

morta e si vistìu di nìuru. Tuppulianu li giaànti, e iddu, lu maritu, si
morta e si vestì di nero. Bussarono i giganti, e lui, il marito,

critti ch'era l'arma di sò mugghieri.
credette che era l'anima di sua moglie

Dici: "Ti scunciuru pi parti di Diu."
Disse 'Ti scongiuro in nome di D-o'

"Un mi scunciurari, ca sugnu tò mugghieri. Grapi!"
"Non mi scongiurari, che sono tua moglie. Apri"

Lu maritu, cchiù mortu ca vivu, va a grapi; comu la vidi dici: "Ma idda
Il marito più vivo che morto, va ad aprie; quando la vide disse: " Ma lei
veru mè mugghieri è - e si l'abbrazza.
è veramente mia moglie - e l'abbracciò

Ora unn'hà statu? Io ti cridìa morta."
Ora dimmi dove sei stata io ti credevo morta

Comu vitti pirò li denari, e idda cci cuntò tutti cosi, finìu lu luttu e un
Però quando vide ttutto quel denaro, lei gli raccontò tutta la storia, si tolse il lutto

parrò cchiù di nenti.
e non disse più nulla

Unca sta mammana cu stì gran dinari lassò di fari la mammana, misi
Se non chè questa levatrice con tutta questa ricchezza smise di fare la levatrice, mise

carrozza, àbbiti jàvanu e àbbiti vinìanu; era na signura di li primi di
carrozza, e gli abiti venivano ed andavano; era diventata una fra le prime signore di

Palermu.
Palermo

Ddoppu deci anni passava di li Quattru Cantuneri 'n carrozza, ma na
Dopo dieci anni passava dai Quattro Canti (un luogo centrale di Palermo) una carrozza , ma una

carrozza di vera gala
carrozza di vera ricchezza

Jisa l'occhi, e si senti chiamari.
Alza gli occhi e si sente chiamare

"Psi psi! Acchianati!".
"Psi Psi (è un idiomatico siculo si può tradurre come pissi pissi)! Salite"

Era na signura ca la chiamava supra.
Era una signora che la chiamava su

Idda scinni di la carrozza e acchiana supra, a palazzu.
Lei scese dalla carrozza e salì sopra a palazzo

La signura comu l'appi di facci e facci, cci dissi: "Cummari, mi
Quando ebbe di fronte la signora gli disse " Comare mi

canusciti?"
riconosciuta?"

"Nonsignura."
"Nossignora"

"Comu! un vi rigurdati ca iu sugnu dda signura chi mi vinìstivu a tèniri
"Come non vi ricordate che io sono quella signora che veniste ad aiutare al parto

deci anni nn'arreri, quannu iu vi trattinni un misi cu mia, e fici sti
dieci anni fa, quando io vi trattenni un mese con me, e feci questi

beddi picciriddi?..
bei bambini?

Iu sugnu puru chidda chi pruija la manu, e v'addumannava lu
Io sono pure quella che porgeva la mano e vi domandava da

manciari.
mangiare

Iu era nta la cummitiva di li fati; e si vui nun èravu ginirusa di dàrimi
Io ero nella comitiva (inteso come classe, gilda) delle fate; e se voi non fosse stata generosa di darmi

lu manciari, la notti murìa.
da mangiare, la notte morivo

E pirchì fùstivu ginirusa, arricchìstivu.
E poichè foste generosa, siete arricchita

Ora iu mi sciugghivi di la cummitiva, e sugnu ccà cu li me' figghi."
Ora io me ne sono andata dalla comitiva e sono qui coi miei figlioli

La mammana, alluccuta, taliava e binidiciu ddu mumentu chi cci avìa
La levatrice, scioccata, guardava e benediceva quel momento che aveva

fattu dd'attu ginirusu. Accussì, addivintaru amici pi sempri.
fatto atto di genorosità. E così diventarono amiche per sempre

Iddi arristaru filici e cuntenti,
Loro restarono felici e contenti

Nui semu ccà e ni munnamu li denti.
e noi siemo qui che digrigniamo i denti


Stu cuntu è piggghiatu di la "cullizzioni di "Fiabe Novelle e Racconti popolari siciliani" - Pitrè
 
Vecchio 23-11-2008, 00.36.45
Tzazzamita
 
Citazione:
Originalmente inviato da Hunterkiller
Minchia!
...certo che leggere l'Ecclesiaste dopo quel bellissimo racconto di fate, monete d'oro, giganti ed amicizia........Brrrr.......

C'è una faccina che si tocca le palle?
eppure dall'Ecclesiaste è stata tratta questa bellissima canzone cantata da una bellissima voce palermitana che oggi non c'è più

http://it.youtube.com/watch?v=PXZgzrxpEqc


per quanto riguarda deborah impara i tempi ed i luoghi o trasformerai lo Stato Israeliano in un problema per chi ti ascolta, finendo per fare più danno che bene per la tua causa.
perchè oltre a saper dire, esiste: cosa sono riuscito a far recepire?
 
Vecchio 23-11-2008, 08.57.34
Deborah Fait
 
Citazione:
Originalmente inviato da Tzazzamita
eppure dall'Ecclesiaste è stata tratta questa bellissima canzone cantata da una bellissima voce palermitana che oggi non c'è più

http://it.youtube.com/watch?v=PXZgzrxpEqc


per quanto riguarda deborah impara i tempi ed i luoghi o trasformerai lo Stato Israeliano in un problema per chi ti ascolta, finendo per fare più danno che bene per la tua causa.
perchè oltre a saper dire, esiste: cosa sono riuscito a far recepire?

Mi dispiace dover rispondere qui perche' poi Hunterkiller si arrabbia ma se uno mi chiama in causa e' educazione rispondere:
Caro Tzazzamita, per quanto riguarda Israele, lascia che siano gli israeliani a decidere. Israele e' un problema? Il problema e' di chi legge non mio.
Tutti quelli che non amano Israele mi dicono che faccio danno ma , sai, in tanti anni di esperienza ho capito che chi non odia cerca di capire e viene verso di me. Chi odia e non capisce niente allora fa diventare Israele un problema: di questa categoria non mi interessa. Io non devo far amare Israele, voglio semplicemente che uno pensi, magari dopo anni, "e se avessero ragione?"
Tu non ci sei ancora arrivato perche' sei allergico.
Pero' non so se ho capito quello che volevi dire.....
 
Vecchio 23-11-2008, 09.32.00
Hunterkiller
 
Citazione:
Originalmente inviato da Deborah Fait
Mi dispiace dover rispondere qui perche' poi Hunterkiller si arrabbia ma se uno mi chiama in causa e' educazione rispondere:
Ti sbagli perchè io non mi arrabbio mai.
Ti volevo fare notare in maniera colorita che non è necessario essere in servizio 24/7 per la causa.
C'è scritto palestinesi? Discriminazione.
Ti fanno notare che c'erano anche gli israeliani? Allora c'è una stampa faziosa.
Praticamente (traduco dal siciliano delle mie parti un modo di dire): scambi ogni ombra per un arciprete.

Vedere un complotto antisraeliano in ogni punto, in ogni thread, in ogni manifestazione culturale è un'esagerazione.
 
Vecchio 23-11-2008, 10.07.55
Deborah Fait
 
Citazione:
Originalmente inviato da Hunterkiller
Ti sbagli perchè io non mi arrabbio mai.
Ti volevo fare notare in maniera colorita che non è necessario essere in servizio 24/7 per la causa.
C'è scritto palestinesi? Discriminazione.
Ti fanno notare che c'erano anche gli israeliani? Allora c'è una stampa faziosa.
Praticamente (traduco dal siciliano delle mie parti un modo di dire): scambi ogni ombra per un arciprete.

Vedere un complotto antisraeliano in ogni punto, in ogni thread, in ogni manifestazione culturale è un'esagerazione.
Certamente , il giornalista e' fazioso perche' uno che non legge la locandina e credo che chi legge l'articolo non vada a controllare la locandina, non puo' sapere che ci sono anche gli israeliani visto che non nomina solo i palestinesi ma anche altri popoli del mediterraneo...meno noi.
Non ho parlato di complotti ma di faziosita'.
Se avesse scritto che partecipano Francia, Grecia, Turchia, Israele ecc. e non avesse nominato l'italia avresti pensato "ohibo' e l'Italia ndo' sta'?"
 
Vecchio 23-11-2008, 11.52.00
Juliet
 
Citazione:
Originalmente inviato da Deborah Fait
Questo album è tra i miei preferiti perché contiene la canzone che forse mi emoziona di più, che è proprio [font=Arial, Helvetica]Alla fiera dell’Est. È stato incredibile me scoprire tutta la concatenazione simbolica che si trova dietro a dei versi apparentemente così semplici!
Il canto originale scaturisce dall'antichissima tradizione del Seder di Pesach, la cena per la Pasqua ebraica, in cui si celebra il miracolo della liberazione dalla schiavitù egiziana. Al termine della lettura del libro della Hagadah shel Pesach [Narrazione della Pasqua], interrotta secondo tradizione dalla cena pasquale dopo aver mangiato l'ultimo pezzo di pane azzimo (rappresentante il pane dell'afflizione assaporato nel Deserto), si intonano le 10 strofe di questo bellissimo canto.
Nella versione originale, però, non si parla di un topolino, ma di un capretto [b]
.

infatti Branduardi è un raffinatissimo ricercatore e studioso musicale


grazie Deborah per questa informazione


sarebbe bello tu potessi scrivere ancora
circa la musica ebraica e i suoi bellissimi canti
testimonianza dell'alto grado intellettuale e
della sensibilità emotiva ed estetica raggiunto
il più antico dovrebbe essere il Canto del Pozzo
è cosi?


sicuramente la musica ebraica
ha lasciato il suo contributo culturale
nella tradizione musicale siciliana
 
Vecchio 23-11-2008, 12.03.59
Juliet
 



La Fiera dell'est






 
Vecchio 23-11-2008, 12.08.29
Jacaranda
 
Branduardi avrà anche compiuto una meritoria operazione di divulgazione culturale ma il singolo Alla Fiera dell'Est resta una delle nenie più inenarrabili nel panorama musicale italiano degli ultimi 40 anni.

Ultima modifica di Jacaranda : 23-11-2008 alle ore 12.38.46.
 
Vecchio 23-11-2008, 12.24.08
Deborah Fait
 
Sui fiumi di Babilonia, ivi ci siamo assisi,
E abbiamo pianto ricordandoci di Sion.
Abbiamo appeso le nostre arpe ai salici che crescevano lא in mezzo.
Poichי quelli che ci avevano condotti prigionieri ci domandavano colא un canto;
E quelli che ci avevano devastati ci chiedevano allegria dicendo:
Cantateci uno dei canti di Sion,
Ma come canteremo il cantico del Signore in terra straniera? (Salmo CXXXVII, 1-4)
 
Vecchio 23-11-2008, 14.32.37
Juliet
 
il sogno ..





Scheherazade e le Mille e una Notte

 
Vecchio 23-11-2008, 14.55.27
Tzazzamita
 
Citazione:
Originalmente inviato da Deborah Fait
Mi dispiace dover rispondere qui perche' poi Hunterkiller si arrabbia ma se uno mi chiama in causa e' educazione rispondere:
Caro Tzazzamita, per quanto riguarda Israele, lascia che siano gli israeliani a decidere. Israele e' un problema? Il problema e' di chi legge non mio.
Tutti quelli che non amano Israele mi dicono che faccio danno ma , sai, in tanti anni di esperienza ho capito che chi non odia cerca di capire e viene verso di me. Chi odia e non capisce niente allora fa diventare Israele un problema: di questa categoria non mi interessa. Io non devo far amare Israele, voglio semplicemente che uno pensi, magari dopo anni, "e se avessero ragione?"
Tu non ci sei ancora arrivato perche' sei allergico.
Pero' non so se ho capito quello che volevi dire.....
è un assurdo dire che le azioni umane hanno un carburante che si chiama 'motivazione'?

ne dhimmi, nè goymmi.

e riandiamo all'origine del nostro litigio che si protrae ormai da anni

ora dimmi per quale motivo, io che mi gratto i cabbasisi in Sicilia, mi debbo premurare per andare in una terra che non conosco, che non so fino a quanto mi interessa, e partecipare ad una guerra scegliendo una delle parti?

se non ci sta una forma di gratifica, materiale o immateriale, in questo caso immateriale, che anche in una forma a me sconosciuta mi dia ristoro, a me chi mo fa fa' di smettere di grattarmi i cabbasisi?

allora facciamo le ipotesi generalmente prospettate in quasi tutti i forum:

a) quale potrebbe essere il mio premio: quello di aspirare ad essere al massimo un goy antisemita? No grazie non mi interessa;

b)allora il mio premio potrebbe essere di: aspirare di essere al massimo un crociato infedele? no grazie non mi interessa


ma chi sugnu u figghiu do pazzu a mettimmi ma sti centu missi pi nenti!
 
Vecchio 23-11-2008, 15.00.15
Juliet
 
Citazione:
Originalmente inviato da Tzazzamita
ma chi sugnu u figghiu do pazzu a mettimmi ma sti centu missi pi nenti!
non so Deborah


ma io non ti capisco.

traduzione ?

please
 
Vecchio 23-11-2008, 15.06.22
Tzazzamita
 
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
non so Deborah


ma io non ti capisco.

traduzione ?

please
Le Cento Messe era una specie di voto, che deriva dall'Ecatombe greca il sacrificio di cento animali.

partecipare a Cento Messe, con tutto quello che significa in termini di partecipazione, richiede un enorme sacrificio, che a sua volta richiede una forte motivazione

farlo era per un non nulla era considerato un controsenso
 
Vecchio 23-11-2008, 15.11.21
Juliet
 
Citazione:
Originalmente inviato da Tzazzamita
Le Cento Messe era una specie di voto, che deriva dall'Ecatombe greca il sacrificio di cento animali.

partecipare a Cento Messe, con tutto quello che significa in termini di partecipazione, richiede un enorme sacrificio, che a sua volta richiede una forte motivazione

farlo era per un non nulla era considerato un controsenso

quindii ?
 
Vecchio 23-11-2008, 15.17.52
foglie di acqua
 
Mescolanze

Citazione:
Originalmente inviato da Juliet


Canto, "cunto"

e fantasia


...
E allora dobbiamo lottare dialogando, esaltando le nostre lingue, armonizzando le differenze



Enzo Rao e Gianni Gebbia

Scirocco - SHAMAL





SHAMAL è il vento. SHAMAL è il vento che

accarezzando terre tra loro lontane ne mescola gli

umori e ne confonde i suoni. SHAMAL è il vento che

sparge sulla terra il seme della musica del mondo.



http://www.enzorao.com/
 
Vecchio 23-11-2008, 15.25.30
foglie di acqua
 
"Sonorità trasversali ed esotiche"

Agricantus

Carizzi R'amuri (Es-souk)







Ri notti cavaleri spuntanu ri vausi
firrianu ntunnu ntunnu ballanu
si priparanu i viu paittiri spiriscinu nto sonnu
accussì abbannunata cunta -- ntunnu terra

abbruciata sutta nfunnu scavannu acqua jlata
nzemmula beni e mali.

Es-souk si inchi
u cori si inchi
ri occhi nivuri
Es-souk si inchi
mi runi carizzi r'amuri.

Ntunnu ntunnu o focu fannu u me nomi
ballannu mi chiamanu sugnu ammira
tant'anni passati menzu a ventu e suli
si senti l'amuri comu scuma ri mari.

Ti nsunnava vulannu supra na naca r'acqua
occhi chini ri siti ballanu
si priparanu i viu paittiri spiriscinu nto sonnu
accussì addumata cunta -- vampi i focu nni runa

sutta nfunnu scavannu signali r'amuri
nzemmula beni e mali.

Es-souk si inchi...

___


Carezze d'amore

Di notte cavalieri spuntano dai massi
girano in tondo, ballano
si preparano, li vedo partire, spariscono nel

sonno, così abbandonata, racconta -- attorno terra

bruciata, sotto, in fondo,
scavando acqua gelata,
insieme nel bene e nel male.

Es-souk si riempie
il cuore si riempie
di occhi neri
Es-Souk si riempie
mi dai carezze d'amore.

Attorno al fuoco fanno il mio nome
ballando mi chiamano sono ombra
tanti anni passati in mezzo al vento ed al sole
si sente l'amore come la schiuma del mare.

Ti sognavo volando sopra una pozza d'acqua
occhi pieni di sete ballano
si preparano li vedo partire, spariscono nel sonno.

Così accesa racconta -- vampe di fuoco ci dà,

sotto, in fondo
scavando segnali d'amore,
insieme nel bene e nel male.

Es-souk si riempie...



http://www.agricantus.info/home.htm
 
Vecchio 23-11-2008, 15.30.30
Juliet
 


Sicilia culla delle civiltà e della cultura
 
Vecchio 23-11-2008, 15.35.59
foglie di acqua
 
Mescolanze di sonorità mediterranee

Kunsertu

Mokarta







Bella figliola ca' ti chiammi Rosa,
chi bellu nomu mammete t'ha misu
t'ha misu u'nomu bellu di li rosi,
lu megghiu ciuri di lu paradisu
bella figliola ca' ti chiammi Rosa
bella figliola ca' ti chiammi Rosa



Passu di notti e ti salutu strata,
cu na vamp' a lu cori a vuci ardita
pru salutu a tia finestra amata ca dintra c'è na

rosa culurita
rosa di chilli rosi ammuttunata,
Rosa hai tinutu 'mperi la me vita
passu di notti e ti salutu strata...

Yu sta canzuni ta lassu stampata, ca dintra c'è na

rosa culurita
ti pozzu offriri sulu na cantata, sulu sta vuci mi

detti la vita
poeti,sunaturi e stampasanti, campanu sempri poveri

e pizzenti
passu di notti e ti salutu strata...

E nesci Rosa tà diri na cosa
E nesci Rosa tà diri na cosa
E nesci Rosa tà diri na cosa, na cosa
E nesci nesci Rosa...


___



Bella figliola che ti chiami rosa
che bel nome mamma ti ha messo
ti ha messo il nome bello delle rose
il miglior fiore del paradiso
bella figliola che ti chiiami rosa

passo di notte e ti saluto strada
con una vampata nel cuore e voce ardita
e un saluto alla mia finestra amata
che dentro c'è una rosa colorita
rosa che delle rose "abbottonate" (bocciolo)
rosa hai tenuto in piedi la mia vita
passo di notte e ti saluto strada

io questa canzone la lascio scritta
che dentro c'è una rosa colorita
ti posso offrire solo una cantata
solo questa voce mi ha dato la vita
poeti suonatori e stampasanti
hanno vissuto sempre poveri e pezzenti
passo di notte e ti saluto strada

ed esci rosa ti devo dire una cosa
ed esci rosa ti devo dire una cosa
ed esci esci rosa.





http://profile.myspace.com/index.cfm...ndid=314426497
 
Vecchio 23-11-2008, 15.43.53
Juliet
 
Citazione:
Foglie di Acqua:

io questa canzone la lascio scritta
che dentro c'è una rosa colorita
ti posso offrire solo una cantata
solo questa voce mi ha dato la vita
poeti suonatori e stampasanti
hanno vissuto sempre poveri e pezzenti
passo di notte e ti saluto strada

Sherazade.

« L'intera Sicilia è una dimensione fantastica. Come si fa a viverci senza immaginazione? »
(Sciascia )


« Bisogna andare in Sicilia per constatare quanto è incredibile l'Italia »
(Sciascia)

« Ti accludo uno scritto d'un maestro elementare di Racalmuto (Agrigento) che mi sembra molto impressionante »
(sciascia. Lettera di Italo Calvino a Alberto Carocci, 8 ottobre 1954)
 
Vecchio 23-11-2008, 15.45.11
Deborah Fait
 
Citazione:
ne dhimmi, nè goymmi.
dhimmi significa inferiore
Goy significa l'altro ed ha lo stesso significato di gentile, cioe' chi non e' ebreo, in generale. Non puoi paragonare un'offesa, la prima, a una differenza, la seconda. ma tasnto so che fra 1 settimana lo rifarai.

Citazione:
e riandiamo all'origine del nostro litigio che si protrae ormai da anni

ora dimmi per quale motivo, io che mi gratto i cabbasisi in Sicilia, mi debbo premurare per andare in una terra che non conosco, che non so fino a quanto mi interessa, e partecipare ad una guerra scegliendo una delle parti?

se non ci sta una forma di gratifica, materiale o immateriale, in questo caso immateriale, che anche in una forma a me sconosciuta mi dia ristoro, a me chi mo fa fa' di smettere di grattarmi i cabbasisi?

allora facciamo le ipotesi generalmente prospettate in quasi tutti i forum:

a) quale potrebbe essere il mio premio: quello di aspirare ad essere al massimo un goy antisemita? No grazie non mi interessa;

b)allora il mio premio potrebbe essere di: aspirare di essere al massimo un crociato infedele? no grazie non mi interessa


ma chi sugnu u figghiu do pazzu a mettimmi ma sti centu missi pi nenti
!


Juliette, nessuno capisce quello che scrive Tzazzamita. Qua mi sta dicendo "perche' dovrei visitare una terra che non mi interessa?" Giusto?
Ma chi ti ha mai detto di visitarla!
Continua a grattarti i cabbasisi a casa tua
ripeto, non per te zazza che non capirai mai: goy ( plurale goym) non e' un'offesa anche se a te piace tanto interpretarla come tale rompendo i cabbasisi ammia!
 
Vecchio 23-11-2008, 15.46.25
Hunterkiller
 
Ok, recepito il messaggio.

Vuol dire che prima di partecipare ad una discussione sul recupero di una tradizione popolare starò attento a valutare se il giornalista che ne scrive è un esecutore del complotto antisionista mondiale.
Non trascurerò la fondamentale influenza degli ebrei in Sicilia (erano tanti quanti gli albanesi, machissenefrega).
Non si potrà prescindere da Branduardi che saccheggia le Sacre Scritture.
Quando leggerò qualche storia di Giufà avrò cura di mettermi accanto anche l'Ecclesiaste e la Torah.
Con un po' di buona fortuna scoprirò anche che la Zisa è stata progettata saccheggiando i progetti di qualche architetto israelita.

Gli arabi ci hanno lasciato metodi di coltivazione, termini della lingua parlata, toponomastica, edifici, metodi di divisione dei terreni, ma vogliamo trascurare il fondamentale, imprescindibile, dirimente contributo ebraico?
Chi sono io che provengo da quella terra, ne parlo la lingua, ne conosco (anche se poco) gli usi e costumi per sindacare una che se ne sta a n-mila km di distanza?
Continuerò a farmi dare lezioni, del resto non è questo che facciamo noi siciliani da secoli?

Prego continuate, ma senza di me, la discussione sull'Ecclesiaste è a dir poco emozionante.
Saluti, ci vediamo su altri threads.
 
Vecchio 23-11-2008, 15.53.35
Juliet
 
Citazione:
Originalmente inviato da Hunterkiller
Ok, recepito il messaggio.

Vuol dire che prima di partecipare ad una discussione sul recupero di una tradizione popolare starò attento a valutare se il giornalista che ne scrive è un esecutore del complotto antisionista mondiale.
Non trascurerò la fondamentale influenza degli ebrei in Sicilia (erano tanti quanti gli albanesi, machissenefrega).
Non si potrà prescindere da Branduardi che saccheggia le Sacre Scritture.
Quando leggerò qualche storia di Giufà avrò cura di mettermi accanto anche l'Ecclesiaste e la Torah.
Con un po' di buona fortuna scoprirò anche che la Zisa è stata progettata saccheggiando i progetti di qualche architetto israelita.

Gli arabi ci hanno lasciato metodi di coltivazione, termini della lingua parlata, toponomastica, edifici, metodi di divisione dei terreni, ma vogliamo trascurare il fondamentale, imprescindibile, dirimente contributo ebraico?
Chi sono io che provengo da quella terra, ne parlo la lingua, ne conosco (anche se poco) gli usi e costumi per sindacare una che se ne sta a n-mila km di distanza?
Continuerò a farmi dare lezioni, del resto non è questo che facciamo noi siciliani da secoli?

Prego continuate, ma senza di me, la discussione sull'Ecclesiaste è a dir poco emozionante.
Saluti, ci vediamo su altri threads.

spe.


fermo un secondo.

non te ne andare

parla pure tu che sei siciliano.

giusto

(poi Deborah
hai letto quanti secoli sono stati in sicilia gli ebrei
e comunque qui si parla di Sherazade
e della cultura mediterranea
mica ci sei solo tu eh
 
Vecchio 23-11-2008, 16.05.22
foglie di acqua
 
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
Sherazade.

« L'intera Sicilia è una dimensione fantastica. Come si fa a viverci senza immaginazione? »
(Sciascia )


« Bisogna andare in Sicilia per constatare quanto è incredibile l'Italia »
(Sciascia)

« Ti accludo uno scritto d'un maestro elementare di Racalmuto (Agrigento) che mi sembra molto impressionante »
(sciascia. Lettera di Italo Calvino a Alberto Carocci, 8 ottobre 1954)







Cantanu odi o suli
o celu
o mari
a zagara,
e portanu a Sicilia ntronu
cu velu niuru
di mala maritata





Cantano odi al sole
al cielo
al mare
alla zagara,
e portano la Sicilia sul trono
col velo nero
di mal maritata

...

Ignazio Buttitta, Un seculu di storia



Trovo questi versi bellissimi.
 
Vecchio 23-11-2008, 16.36.47
Juliet
 
Citazione:
Originalmente inviato da foglie di acqua



Cantanu odi o suli
o celu
o mari
a zagara,
e portanu a Sicilia ntronu
cu velu niuru
di mala maritata





Cantano odi al sole
al cielo
al mare
alla zagara,
e portano la Sicilia sul trono
col velo nero
di mal maritata

...

Ignazio Buttitta, Un seculu di storia



Trovo questi versi bellissimi.



grande poeta e studioso
di tradizioni polari recenti
soprattutto poeta








Un Secolo di storia


Ignazio Buttitta



Accusu i politici

d'oggi e d'aeri:

Crispi e compagni,

pridicatura da monarchia,

beccamorti e fallignami

ca nchiuvaru a Sicilia

viva nta cruci.

Accusu i Savoia,

i primi e l’ultimu

re e imperaturi,

fascista e talianu

ncurunatu di midagghi

scippati cu sangu

ndo cori di matri.

Un seculu di guerri,

un seculu di stragi:

c'è ossa di siciliani

...
 
Vecchio 23-11-2008, 16.49.54
Hunterkiller
 
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
grande poeta e studioso
di tradizioni polari recenti
soprattutto poeta


Un Secolo di storia


Ignazio Buttitta



Accusu i politici

Accuso i politici

d'oggi e d'aeri:

d'oggi e di ieri

Crispi e compagni,

Crispi e compagni

pridicatura da monarchia,

predicatori di monarchia

beccamorti e fallignami

beccamorti e falegnami

ca nchiuvaru a Sicilia

che hanno inchiodato la Sicilia

viva nta cruci.

viva sulla croce

Accusu i Savoia,

Accuso i Savoia

i primi e l’ultimu

i primi e l'ultimo

re e imperaturi,

re e imperatore

fascista e talianu

fascista e italiano

ncurunatu di midagghi

incoronato di medaglie

scippati cu sangu

strappate con il sangue

ndo cori di matri.

nel cuore di madre

Un seculu di guerri,

un secolo di guerre

un seculu di stragi:

un secolo di stragi

c'è ossa di siciliani

c'è ossa di siciliani
Spero che la traduzione sia abbastanza decente.
 
Vecchio 23-11-2008, 17.06.58
Deborah Fait
 
Resta Hunter, per piacere, vado io, mica esiste solo questo thread che comunque non credevo fosse off limit per i non siciliani. Non volevo creare problemi, chiedo scusa. Per il resto ho semplicemente risposto e se qoelet fa schifo pazienza, me ne faro' una ragione.
 
Vecchio 23-11-2008, 17.09.41
Juliet
 
Citazione:
Originalmente inviato da Deborah Fait
Resta Hunter, per piacere, vado io, mica esiste solo questo thread che comunque non credevo fosse off limit per i non siciliani. Non volevo creare problemi, chiedo scusa. Per il resto ho semplicemente risposto e se qoelet fa schifo pazienza, me ne faro' una ragione.


ehh ma Deborah ti vuoi proprio fare pregare eh.
 
Vecchio 23-11-2008, 17.11.23
Deborah Fait
 
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
ehh ma Deborah ti vuoi proprio fare pregare eh.
ao' , mettetevi d'accordo! uno mi prende a mazzate, tu mi dici di restare. C'aggiafa'
 
Vecchio 23-11-2008, 17.13.11
Hunterkiller
 
Citazione:
Originalmente inviato da Deborah Fait
Resta Hunter, per piacere, vado io, mica esiste solo questo thread che comunque non credevo fosse off limit per i non siciliani. Non volevo creare problemi, chiedo scusa. Per il resto ho semplicemente risposto e se qoelet fa schifo pazienza, me ne faro' una ragione.
Mi spiace, ma non hai proprio capito.

Mi avrebbe fatto piacere vederti una volta tanto senza il Galil in spalla.
Tutto qua.
 
Vecchio 23-11-2008, 17.20.53
Deborah Fait
 
Citazione:
Originalmente inviato da Hunterkiller
Mi spiace, ma non hai proprio capito.

Mi avrebbe fatto piacere vederti una volta tanto senza il Galil in spalla.
Tutto qua.
Difficile, come dice zazza qui siamo sempre in guerra...mica tranquilli come in Sicilia
 
Vecchio 23-11-2008, 17.48.54
Tzazzamita
 
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet
grande poeta e studioso
di tradizioni polari recenti
soprattutto poeta








Un Secolo di storia


Ignazio Buttitta



Accusu i politici

d'oggi e d'aeri:

Crispi e compagni,

pridicatura da monarchia,

beccamorti e fallignami

ca nchiuvaru a Sicilia

viva nta cruci.

Accusu i Savoia,

i primi e l’ultimu

re e imperaturi,

fascista e talianu

ncurunatu di midagghi

scippati cu sangu

ndo cori di matri.

Un seculu di guerri,

un seculu di stragi:

c'è ossa di siciliani

...
come si va all'Opera dei pupi?
qunati ricordi di ragazzo!!!

Devi sapere che prima dell'800 non troverai scritti di teatro siciliano,
perchè questa forma di arte era riversato nell'Opera dei pupi.
quondi se si avrà l'occassione di assistere ad un opera dei pupi ricordatevi che nn state andato ad un semplice teatro di marionette.
la prima cosa bisogna sapere la trama. l'ipera dei pupo è come la lirica, o sai la trama prima di entrare o non capirai nulla.
Poichè è teatro siclulo, la massima espressione la si trova quando si recitano il canovaccio siculo, un ciclo di rappresentazioni semetrale, ogni personaggio era una maschera di qualche personaggio della realtà di ogni giorno.
poi vi sono le rappresentazioni per turisti, le recite uniche, che generalmente sono tratte dalla Chanson de Roland o dalla Gerusalemme Liberata.

i pupo. i pupo sono di due tipi quello palermitano e qualleo catanese.
quello palermitano è piccolo, piega il ginocchio e rinfondera la spada. poichè è piccolo basta una, due persone per fare una scena.
all'incontrario quello catanese che è più grande, quindi ci voglioni più persone, e generalmente il narratore è libero, non piega mai il ginocchio ed quindi il combattimeno anche per la mole non sono colpi di fioretto ma forti colpi di sciabola, e non rinfodera mai la spada anche quando il Paladino abbraccia Angelica!

poi la parte migliori chi sono i Pupi?
essendo teatro in realtà sono personaggi.

Orlando, il rappresentante dell'aristocrazia buona, un uomo talmente ligio al dovere, che se a pag. 14, all'ati. 18 co 2 ci sta scritto che bisogna fare un passa a sinistra, lui fa un passo a sinistra, si rompe ma non si spiega.
si riconosce perchè è rosso con il cimiero del leone

Rinaldo, il rappresentante del popolo, nasce povero, ma per via della sua abilità che per fin di bene adopera qualsiasi mezzo, anche la violenza, e che per via della sua bravura diverrà Principe di Montalbano. con Orlando si rispetta ma non sia mano.
Solo Rinaldo può batere orlando, ma quando cambia urlo di battaglia.
Rinaldo all'inizio del combattimento grida 'Per la S. Madonna', solo se grida 'Per la S. Trinità' potrà battere Orlando
si riconosce perchè verde con il cimmero del drago.

Poi vi sta Gano di Magonza, rapresentante della aristocrazia cattiva, sempre pronto a tramare contro Carlo Magno, per prenderne il posto, e diventato paladino solo perchè parente di Carlo, ed è talmente viscido che nella sflilata dei Paladini lui si mette dietro Carlo Magno.

Difatti tutte le storie hanno uno schema di Gano che trama qualcosa, e Rinaldo ed Orlando che si trovano alleati per fedeltà a Carlo arimpere le trame di Gano.
ricordo che alll'uscita del teatro ci dividevano in rinaldisti ed orlandisti.

poi vi stava Malagigi, cugino di Rinaldo, la magia. quando Rinaldo era in forte digffoltà e non poteva uscire dalla situazione in cui si era cacciato, chiamava malagigi che lui a sua volta in base allasituazione chiamava un demone o di un angelo e risolveva la situazione.

e poi vi stavano gli altri pupi, ognuno caratterizzato da un colore e da un arma nel cimiero: Astolfo l'inglese, Uggieri il danese, Bradamante che è donna bianca con la stella, Aimone figlio di di una violenza di Rinaldo in un momnento di pazzia, sempre alla ricerca del padre, per combatterlo perchè lo aveva abbandonato, ed è l'unico che può batterlo.
poi vi stavano i saraceni: Ferraù, Agramante, Belcane e così via





http://it.youtube.com/watch?v=h4TV1_nwmhE

Ultima modifica di Tzazzamita : 23-11-2008 alle ore 18.05.11.
 
Vecchio 23-11-2008, 17.50.43
Tzazzamita
 
Citazione:
Originalmente inviato da foglie di acqua



Cantanu odi o suli
o celu
o mari
a zagara,
e portanu a Sicilia ntronu
cu velu niuru
di mala maritata





Cantano odi al sole
al cielo
al mare
alla zagara,
e portano la Sicilia sul trono
col velo nero
di mal maritata

...

Ignazio Buttitta, Un seculu di storia



Trovo questi versi bellissimi.
 
Vecchio 23-11-2008, 19.57.11
Juliet
 




L'Opera dei Pupi (opra in siciliano) è un tipo di teatro delle marionette i cui protagonisti sono Carlo Magno e i suoi paladini. Le gesta di questi personaggi sono trattate attraverso la rielaborazione del materiale contenuto nei romanzi e nei poemi del ciclo carolingio. Le marionette sono appunto dette pupi (in siciliano "bambini"). L'opera è tipica della tradizione siciliana dei cuntastori ("cantastorie" in italiano).

L'Opera dei Pupi si affermò nell'Italia meridionale e in particolare in Sicilia tra la seconda metà del XIX secolo e la prima metà del XX.
 
Vecchio 23-11-2008, 23.28.55
Juliet
 
Citazione:
Dal testo: Invece io voglio tornare alle origini, anche per salvare una certa idea di teatro». È quel teatro che la gestualità di tanta ricerca ha tentato di annientare. Spiega il regista: «Dieci anni fa, mettendo in scena le Memorie di Adriano, mi sono accorto che la parola alta seduce lo spettatore. Con mia grande sorpresa ho visto che prende i giovani. Ed è a loro che voglio parlare, è con loro che desidero lavorare, è a loro che vorrei trasmettere l’essenza dell’oralità, che è follia, inno alla fantasia e all’immaginazione. In una parola: teatro».





 
Vecchio 24-11-2008, 13.10.57
Juliet
 
Sinbad il Marinaio















 
Vecchio 24-11-2008, 15.29.49
Juliet
 
SINBAD IL MARINAIO VISTO DA POPEYEE










BIG BAD SAILOR






 
Vecchio 24-11-2008, 16.28.05
Juliet
 
Il Fiore delle Mille e una Notte









Pier Paolo Pasolini
 
Vecchio 24-11-2008, 17.50.37
Tzazzamita
 
 
Vecchio 24-11-2008, 19.42.49
Juliet
 




Sinbad Part 1








Sinbad Part 2





Gene Kelly - Sinbad the Sailor
 
Vecchio 24-11-2008, 20.28.14
Juliet
 





Vincenzo Cerami - Le Mille e Una Notte




 
Vecchio 24-11-2008, 20.41.25
Tzazzamita
 
Citazione:
Originalmente inviato da Juliet





Vincenzo Cerami - Le Mille e Una Notte




finalmente trovai un cuntista, modernizzato ma cuntista!

è la storia di Tancredi e di Clorinda







Ultima modifica di Tzazzamita : 24-11-2008 alle ore 21.17.56.
 
Vecchio 25-11-2008, 11.18.16
Juliet
 
grazie per i video molto esplicativi, Tzazzamita






Scheherazade
 
Vecchio 26-11-2008, 15.48.18
Juliet
 


Rimsky-Korsakov Scheherazade Ormandy 4th mov 2/2












La musica che meglio racconta la storia di Scheherazade
e meglio rappresenta la forza della passione

è quella di di Rimsky Korsakov.


l tema del Sultano e quello dell’ancella
si fondono per raggiungere sonorità perfette.


note musicali eccitanti e travolgenti,
esotiche e misteriose al tempo stesso,

pura magìa.







 
Vecchio 26-11-2008, 22.57.30
Hunterkiller
 
Scheherazade
Sherazade
Sherazade
Sharaz-de
Shahrazad
Sharazad

Quanti nomi per una stessa meraviglia.

E poi le altre: Shahriman, Shariar





Minchia come sono poetico questa sera.
 
Vecchio 27-11-2008, 11.52.11
Juliet
 





Ballet - Part 1 -

Nicolaj Rimsky Korsakov

Coreografia M. Fokine

Zobeide
 
Vecchio 27-11-2008, 12.12.48
Juliet
 





"Le mille e una notte", dal titolo originale in arabo: alf laila wa laila, è indubbiamente il classico della letteratura orientale più famoso e conosciuto in assoluto.

Alcuni personaggi che animano le favole raccontate dalla principessa Shahrazàd fanno parte dell'immaginario di tanti bambini del mondo, come Alì Baba e i quaranta ladroni o Aladino con la sua lampada magica o ancora i viaggi di Sindbad il marinaio.

Il re Shahriyàr deluso ed infuriato per il tradimento della moglie concepisce un odio mortale per l'intero genere femminile. A causa di ciò egli ordina al vizir, che è anche il padre di Shahrazàd, di condurgli una vergine ogni notte: avrebbe passato la notte con lei e la mattina seguente ne avrebbe ordinato l'esecuzione. La strage continua per tre anni finché Shahrazàd bella, saggia e coraggiosa non si offre di passare la notte col re dicendo al padre: "O rimarrò in vita, o sarò il riscatto delle vergini musulmane e la causa della loro liberazione dalle mani del re e dalle tue".

Shahrazàd, per non essere messa a morte dal vendicativo re, per mille e una notte, tiene desta la curiosità del sovrano con i suoi racconti straordinari, ora incatenati l'uno all'altro come anelli di una collana, ora rinchiusi l'uno nell'altro come in un sistema di scatole cinesi. Quando Shahrazàd smette di raccontare, il re Shahriyàr ormai ha dimenticato per amor suo l'antico odio per le donne; il tempo e la fantasia l'hanno riconciliato con la vita. Shahrazàd ha salvato se stessa e ben più di mille e una fanciulla.

Questa la storia-cornice: una storia di per sé straordinaria, che offre Shahrazàd all'ammirazione di lettori, imitatori, poeti ed artisti. Shahrazàd è diventata per l'occidente la regina-madre di tutte le odalische che hanno popolato da secoli le letterature europee, le gallerie d'arte e i palcoscenici dei balletti.

Per il mondo arabo Shahrazàd è il simbolo della forza dell'intelligenza, del fascino della parola, del potere di seduzione e in questo senso Shahrazàd rappresenta tutt'altro che il modello dell'odalisca sensuale e passiva, caro all'immaginario occidentale. In realtà essa è una donna attiva, abile, astuta, artefice della propria salvezza e di quella delle altre donne, capace di suscitare amore nel sovrano e di conservare vivo in lui questo amore.

http://www.arab.it/favole/milleeunanotte.htm
 
Vecchio 05-12-2008, 22.40.36
Tzazzamita
 
 
Vecchio 05-12-2008, 22.43.23
Tzazzamita
 
 
Vecchio 09-12-2008, 14.24.27
Juliet
 



Aladdin



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