L'Archivio di Metaforum

Forum di politica, cultura, società - 2008

 
Vecchio 03-01-2008, 09.44.35
foglie di acqua
 
Regali e nevrosi

Sei regali per sei nevrosi




Dall’egoista fino all’autoconsolatorio, tanti modelli che svelano traumi diversi.
E la continua istigazione ai consumi si manifesta anche con una vasta serie di sintomi fisici



GIACOMO DACQUINO*


Importante è la distinzione tra dono e regalo. Il dono è un gesto per dimostrare amore e voler bene, un dare con il cuore, senza contropartita, che resta in famiglia o tra amici. Il suo valore sta nell’affetto che l’accompagna e, poiché conta di più dare se stessi che le cose, è importante anche il dono da poco, ma ricco di tenerezza. Il regalo invece avviene quasi tra estranei e appartiene per lo più alla sfera delle convenienze personali o sociali. È spesso un dare calcolato per imbonire, per opportunismo, per tenersi buona una persona importante, per fare buoni affari. Osservando la tipologia del regalo, può essere di molti tipi.

Egoista, quando è gradito a chi lo fa e non a chi lo riceve. Maschera per lo più una certa dose di aggressività, come quella della madre che regala un vestito alla figlia trentenne, non rispettandone le preferenze.

Narcisistico-esibizionistico, quando il regalo è più un alimento alla propria vanità che al bene del ricevente. Viene fatto per dimostrare status e spesso e, invece di portare amore, provoca irritazione. Proprio perché è un gesto esibizionistico di potere economico, non trasmette emozioni.

Opportunistico-imbonitore, che corrisponde a una logica utilitaristica in vista di affari redditizi in futuro. Di conseguenza i destinatari vengono classificati per fasce di valore in rapporto a un futuro tornaconto e le strenne, proprio perché corrispondenti a un investimento, sono gerarchizzate.


L’autoterapia
Espiatorio, quando ci si deve fare assolvere: per esempio il marito che regala un gioiello per farsi perdonare l’infedeltà. Non corrisponde quindi a una testimonianza d’affetto, ma a un’autoterapia per placare i sentimenti di colpa.

Sostitutivo-compensatorio alla carenza dei rapporti affettivi: per esempio il marito che trascura la moglie (si può tradire anche con il troppo lavoro) o il padre che, per sopperire a un suo ruolo trascurato, compra la moto al figlio al posto di dargli presenza e affetto. La società dei consumi ha radicato la convinzione che «regalare è uguale ad amare». La dolorosa conseguenza è che, quando a Natale non si ricevono doni, non ci si sente amati e si perde autostima.

Autoconsolatorio è il tipico regalo che si fa la persona single per un’autoterapia, per autogratificarsi della solitudine affettiva. A volte il Natale può scatenare l’«oniomania», una febbre d’acquisti senza freno (scarpe, vestiti, gioielli, cosmetici) per migliorare la propria immagine. Si tratta di soggetti per lo più depressi o ansiosi. In passato le feste natalizie erano un appuntamento importante e i canti della novena ne facevano pregustare l’atmosfera. Oggi la preparazione si svolge frequentando i negozi, poiché domina la liturgia mercantile. Non è più la Chiesa che celebra il Natale, ma l’Unione commercianti. Anche per questo la ricorrenza può diventare un trauma psichico.

Esiste una «nevrosi da Natale», conseguenza di vari stress: quello finanziario, in quanto coincide con una notevole spesa. Infatti il Natale si è trasformato in un’orgia di sentimentalismo per vendere di più, in un’istigazione ai consumi che offende l’intelligenza e il buon senso. Il consumismo ne ha fatto perdere il significato familiare e sociale, stimolando il rapporto non con le persone ma con le cose, facendoci credere che è meglio consumare che amare.
Per alcuni il Natale è un giorno in cui difendersi anche dallo stress psicofisico di andare in giro, tra una ressa nevrotica, a fare spese. Gli statunitensi chiamano questa tensione «Holiday stress» e ne soffrirebbe il 30% nelle città, con sintomi di cefalea, disturbi digestivi, irritabilità, insonnia. E lo stress non è solo dovuto alla fatica di trovare il regalo giusto, ma anche alle incombenze domestiche quali pulire la casa, addobbarla, preparare il pranzo.
C’è poi lo stress da solitudine, perché le feste amplificano il senso di isolamento. Ogni psichiatra e psicoterapeuta constata che l’atmosfera di simulata gioiosità ufficiale, di falsa festa corale, aumenta la solitudine e la depressione. Le persone sole, contagiate da quell’orgia di falso calore e di finto amore che la pubblicità propina per far consumare di più (per poter a sua volta vendere di più), si sentono più abbandonate e reiette, mentre quelle depresse diventano ancora più angosciate. Perché l’invito all’intimità affettiva aumenta il bisogno di calore, di famiglia, di focolare e colpevolizza chi è solo facendolo sentire diverso, peggiore, non «con» qualcuno ma «senza» qualcuno. Per questa ragione nel periodo delle «cosiddette feste» negli studi psichiatrici aumentano l’ansia e la depressione dei pazienti. E lo specialista viene chiamato per consultazioni urgenti.


Rallentare il passo
Forse il Natale appartiene solo ai bimbi e gli adulti ne sono degli intrusi. Forse è solo bello per l’infanzia, che scorge nei doni non più quello che sono, ma quello che ognuno vi vuole vedere. Per questo tutti, almeno tra Natale e l’Epifania, vorremmo tornare bambini. Però chi è solo è meglio che parta per un viaggio, rinunciando alle feste più familistiche dell’anno. Niente albero, niente compere, niente doni inutili, niente confusione. Approfitti di qualche giorno tranquillo per rallentare il passo, magari fermarsi, interrogarsi, guardare nello specchietto retrovisore della vita, fare un esame di coscienza e capire le cause perché non riesce ad amare e venirne ricambiato. Forse potrà trovare un segnale di luce per la propria storia personale.


*Giacomo Dacquino, Relazioni difficili. Trovare la via della serenità nell'amore, nella sessualità, in famiglia, sul lavoro



2/1/2008

http://www.lastampa.it



Powered by vBulletin versione 3.7.4
Copyright ©2000 - 2008, Jelsoft Enterprises Ltd.
Metaforum.it, 2003 - 2008