È il secolo delle donne
Lo scrittore Paulo Coelho.
Esce in Italia Brida: “
Il lato femminile è la nostra unica possibilità”
VOLKER HAGE, MARIANNE WELLERSHOFF
«Vivi i tuoi sogni»: è il messaggio trasmesso dai libri di
Paulo Coelho. Ma come si fa a capire qual è il sogno giusto? Lo chiediamo allo scrittore brasiliano, di cui Bompiani ha appena tradotto Brida (pp. 263, e 18). «Ognuno di noi, nel profondo del proprio cuore, sa che cosa vuole. Ma la gran parte delle persone si autonega questi sogni perché, a un certopunto, si convince che tanto non li potrebbe realizzare. Allora finisce con l’incolpare gli altri, in modo particolare le persone piùamate: per colpa del mio partner, dei miei figli, dei miei genitori non sono diventatoun cantante».
I suoi genitori volevano che diventasse avvocato.
«Giusto. Io però volevo fare lo scrittore, ma per molto tempo mi sono lasciato dissuadere da loro».
E poi, già all’età di vent’anni, è riuscito a guadagnare un bel po’ di soldi proprio come scrittore: componendo i testi per la rockstar brasiliana Raul Seixas.
«Per questo mi sono sentito il re del mondo. I miei genitori erano felici per i soldi che avevo guadagnato».
Se ne deduce che chi guadagna soldi vive il suo sogno?
«Questo è il messaggio che ci insegna la società attuale. Spesso incontro persone le cui famiglie appartengono da generazioni alle élite dei super ricchi. E a che cosa si dedicano? A fare soldi anche loro. È fine a se stesso».
La cosa riguarda anche lei: ha venduto oltre 100 milioni di libri, eppure ogni due anni pubblica un nuovo lavoro.
«Ma non per guadagnare soldi! Non ho nulla contro il denaro, ma per me scrivere è qualcosa che appartiene alla sfera emozionale, non a quella economica».
Significa che vive i suoi sogni senza però mai realizzarli del tutto?
«Proprio così.
Realizzare un sogno non è una condizione limitata nel tempo, bensì un processo che dura una vita intera. Nel minuto prima dell’appuntamento con la morte si fa una specie di bilancio e ci si chiede se è valsa la pena di vivere».
È più facile tirare le somme se si tratta di un bilancio di successo. Ma secondo lei il successo è anche un metro per misurare la felicità?
«È una domanda molto astratta. Io posso solo dire: lei vede un uomo che ha iniziato a scrivere a 40 anni in una lingua poco tradotta. Insomma, che io arrivassi al successo era poco probabile».
Però il suo primo libro, Il cammino di Santiago, in Brasile è stato un successo.
«Perché ero conosciuto per i testi musicali. Il mio secondo romanzo, L’Alchimista, è stato invece rifiutato dalla casa editrice con la spiegazione che nessuno l’avrebbe mai letto. Per questo ho dovuto rivolgermi a diverse case editrici, quella che ha accettato il mio lavoro poi ci ha messo un’eternità per vendere 900 copie. Il successo è arrivato solo gradualmente, grazie al tamtam fra i lettori».
Oggi è così affermato che gli editori comprano i suoi libri a scatola chiusa.
«In ottobre alla Fiera del libro di Francoforte la mia agente offrirà il mio nuovo romanzo, O vencedor está só, di cui le case estere non conoscono neanche una riga. Eppure è già stato venduto in molti Paesi».
Se gli editori mettono sul mercato tutto quello che scrive, chi controlla la qualità?
«Lo faccio io. Sarebbe troppo pericoloso mostrare il testo prima della pubblicazione. Mi creda, ho buttato tanti di quei manoscritti. Se si vuole portare a termine un testo a tutti i costi, il risultato sarà molto artificiale. Ho sempre voluto scrivere un libro che trattasse di sesso, ho provato a lungo a raccontare una storia dal punto di vista di un uomo vicino alla sessantina. Non ci sono riuscito. Allora mi sono deciso a cimentarmi con il puro sesso, con la prostituzione. E così è nato il romanzo Undici minuti».
In Undici minuti ha fatto delle ricerche sull’ambiente delle prostitute in Svizzera. In Brida ha raccontato la vita di una giovane incontrata per caso. Come sceglie i temi?
«
Per me conta una cosa sola, che il libro sia espressione della mia anima.
Ho iniziato a scrivere Brida nel momento in cui iniziavo a scoprire la mia parte femminile. Per questo ho scritto la storia di Brida O’Fern, una giovane irlandese conosciuta in un locale. Ci vedevamo ogni sera, non aveva idea di chi fossi. In Europa a quel tempo L’Alchimista era sconosciuto».
E che cosa le ha raccontato Brida?
«
Brida aveva scoperto che il suo cammino di vita non era fatto di dolore e sofferenza, ma di piacere sessuale».
Si è mai sbagliato sulla qualità di un suo manoscritto?
«Non per quel che riguarda le opere pubblicate. E credo che la risposta valga anche per i manoscritti non pubblicati, ma non ne sono sicuro. Distruggo i testi che non mi piacciono».
Lei ha detto che il XXI secolo diventerà il secolo della spiritualità e dunque delle donne.
«Più che altro è quello che spero. Siamo a un punto di svolta. La questione è se vogliamo percorrere la via del femmineo, della spiritualità. Basti pensare a quali sono le apprensioni che oggi angosciano le persone, preoccupazioni che fino a qualche decennio fa erano ignote: il clima, l’ambiente, il pianeta da salvare. In questo modo si abbandona il piano dei crucci quotidiani, della pura realtà».
E lei ha fiducia in un futuro modellato dal femminile? «
È la nostra unica possibilità. È una questione dell’essere o non essere. Se parliamo del lato femminile parliamo di amore. Amore inteso nel senso di Pierre Teilhard de Chardin, amore come forza».
In Brasile è da poco uscita la sua biografia scritta dal giornalista Fernando Morais. Ha dato l’autorizzazione?
«No. Anzi la mia condizione è stata: non voglio leggerla prima della pubblicazione. L’autore ci ha messo quattro anni per finirla. Prima di morire volevo sapere chi sono. Però non mi sono riconosciuto nel libro, anche se ci sono molte citazioni dai miei diari, in tutto 170 quaderni scritti fin dalla giovinezza».
Lei incoraggia i suoi lettori a scrivere. Chi dovrebbe pubblicare tutti questi libri?
«Scrivere aiuta a vedere più chiaro. Ora c’è Internet, dove ognuno di noi può pubblicare. Io sono Internet-dipendente, ci passo dalle tre alle quattro ore al giorno. E il mio blog conta 50 mila visitatori al giorno, leggono, discutono, scrivono. E poi possono scaricarsi i miei libri».
© Der Spiegel