L'Archivio di Metaforum

Forum di politica, cultura, società - 2008

 
Vecchio 21-03-2008, 13.02.13
catluc
 
Perchè tante donne senza figli?



DONNE SENZA FIGLI PER COMPORTAMENTO ANCESTRALE
SCIENZIATO TEDESCO LO CHIAMA ISTINTO AL BOTTINO


di Gaetano Stellacci

(ANSA) - BERLINO, 20 MAR - L'emancipazione femminile, grazie ai passi da gigante degli ultimi 50 anni, ha spalancato le porte del mondo del lavoro e della ricerca alle rappresentanti alle donne , e oggi in Germania, per esempio, all'esame di maturita', il 56% sono esponenti dell' ''altra meta' del cielo'' e anche alla laurea arriva una leggera maggioranza femminile. Proprio queste giovani donne diplomate, laureate o in possesso di un Phd, dal punto di vista demografico sono diventate un problema: il 40% di esse resta senza figli. Un medico tedesco, specialista in medicina psicosomatica, psicologo e terapeuta di coppia di Monaco di Baviera, Stefan Woinoff, e' convinto di avere scoperto qual e' il problema della scarsa attivita' riproduttiva tra le esponenti dell'intellighenzia femminile della societa' moderna: esse tendono a restare single, senza quindi mettere in piedi relazioni di tipo matrimoniale che rappresentano l'ambiente ideale per allevare i figli.

Woinoff e' convinto di avere trovato la spiegazione causale per questo comportamento in quello che ha chiamato''l'istinto del bottino'': a suo avviso le donne intelligenti e economicamente indipendenti nella scelta del partner usano inconsciamente un modello di comportamento inadeguato alle condizioni di vita e di lavoro contemporanei. Esse vogliono un uomo verso il quale provare attrazione e rispetto non solo fisicamente, ma anche dal punto di vista intellettuale e finanziario. Vogliono un uomo, afferma Woinoff nel suo libro appena uscito, con uno status superiore al loro: emozione e emancipazione si scontrano, e le donne scoprono che l'uomo remissivo, quello che in pubblico promuove l'attivita' delle donne, in privato proprio non le interessa. Il medico tedesco e' convinto di avere a che fare con un modello di comportamento che in epoche ancestrali della storia dell'umanita' aveva un senso in quanto l'uomo volitivo, situato a un livello alto della scala sociale, aumentava le probabilita' per una donna di allevare con successo i figli. Questo modello comportamentale, attivo inconsciamente, diventa sempre piu' un ostacolo man mano che le donne salgono personalmente la scala sociale. Quando sono arrivate in cima, esse si guardano intorno e scoprono una offerta maschile sempre piu' ridotta. ''La maggior parte delle donne con titoli accademici non hanno figli perche' non trovano il partner giusto e non perche' in realta' non vogliono avere figli'' afferma Woinoff, nel libro ''Come ingannare l'istinto di bottino'' appena uscito.

Il suo consiglio alle donne, gia' dato tante volte nella sua attivita' di terapeuta di coppia, e' molto semplice: ragionate consapevolmente su quello che siete, quello che avete da offrire e comportatevi di conseguenza. In questo modo una donna forte puo' modificare il suo ''istinto di bottino'' scoprendo di poter amare un uomo creativo e sensibile, anche se il suo status sociale non e' eccelso. Imparando a fare come gli uomini: nel corteggiamento essi mostrano i loro punti di forza come attraente offerta per una vita in comune, mentre le donne tendono a nascondere le qualita' meno classiche, come forza di volonta' o intelligenza.
E senza costruirsi un partner ideale con tutte quelle doti alle quali si e' lavorato per tanto tempo su se stesse.


21 marzo 2008
www.corriere.it
 
Vecchio 21-03-2008, 13.29.06
Jacaranda
 
Bah !

Io con un uomo creativo e dall'animo sensibile (Lato A) ho convissuto, fatto un figlio e nel frattempo mi sono anche separata.


Chiaro che quando s'inizia a procedere per categorizzazioni, qualche "scheggia impazzita" sfugge al novero. Qualcun' altra anche al noviziato ?

Ultima modifica di Jacaranda : 21-03-2008 alle ore 15.02.00.
 
Vecchio 21-03-2008, 16.33.49
Animus
 
"L'istinto al bottino" mi sembra proprio il termine giusto, bravo Woinoff.

Certo, ma ci vuole un luninare per dirci quello che sappiamo tutti da sempre, e cioè, che le donne più hanno, di loro, e piu' pretendono d'avere di piu' dall'altro.

Insomma, basta guararsi intorno, io di donne che hanno dato (materialmente) piu' di quanto l'uomo con cui si sono messe abbia dato a loro, davvero non ne ho mai viste.....Eppèrchè non ne esistono........è talmente ovvio!
 
Vecchio 21-03-2008, 17.08.50
Marzia
 
però ce ne sono di uomini colti, sexy, e autosufficienti... sicuramente più del 40% delle donne, quindi non si capisce più perchè?! Ci saranno altri motivi?!

Penso di sì, personalmente non avevo neppure mai considerato l'idea, né l'avrei fatto... Per fortuna la realizzazione di una donna non passa più solo per il focolare domestico... per fortuna, una tristezza!!!

Cia'
 
Vecchio 21-03-2008, 17.43.44
Animus
 
Citazione:
Stefan Woinoff, e' convinto di avere scoperto qual e' il problema della scarsa attivita' riproduttiva
Leggendo questa frase mi è venuto alla mente un articolo scritto qualche tempo fa sull'argomento, certo, con un tono decisamente diverso (uno dei piu' belli), e senza andare a cercare troppe scuse e tante pseudo-spiegazioni trasversali, perche la spiegazione è davvero banale e lapalissiana: Le donne, che sia per assicurarsele al letto (chiamasi matrimonio), che sia per fargli fare un figlio......bisogna pagarle.
Punto.

Grosse Koalition

N(euro)nati e Grosse Koalition

Stando alle infos dei media, sempre raffazzonate e sparate senza connessioni, riferimenti, precisazioni e dettagli dai professionisti del "Sempre meglio che lavorare!" (sì, intendo i giornalisti), l'attuale governo promette (cioè minaccia) di assegnare alle “famiglie” (al plurale, così si esprime la Sinistra, non potendo parlar bene della famiglia dopo 150 anni di sputi) un baby bonus di 2.500 euri per ogni n(euro)nato sino ai tre anni di età.

Cinque milioni di lire x 500.000 x 3 son bei 7.500 miliardi di lirotte da assegnare alle auspicate riproduttrici italiane nel tentativo (la solita panzana infantile delle "buone intenzioni") di arginare la falla demografia.

Una tale avveduta, preveggente e sapiente iniziativa, limitata però a 2.000.000 di lire (e bisogna ricordarlo perché è doveroso lodare chi se lo merita), era stata messa in campo dal precedente governo con il risultato imprevisto (gli orbi non pre-vedono perché evidentemente non possono) di incentivare, in modo differenziale, non la maternità delle italiane, ma quella delle immigrate regolarizzate e (guarda un po’), anche delle clandestine. A queste furono poi chiesti indietro i soldini indebitamente incassati. Nientedimeno…

L’idea, di stampo materialistico-marxista, secondo cui sono “le condizioni economiche” che determinano i comportamenti, elevata a rango di filosofia storico-esistenzial-ontologica in sede accademica (ah, gli alti propilei!) con il motto: “Sono ciò che mangio!” è universale e radicatissima, non solo tra i falsi ex-marxisti ma, come si vede, anche tra i nemici giurati del barbuto di Treviri, perché quando si è orbi lo si è in ogni direzione.

In ossequio a questa verità liberistico-marxista (non è colpa mia se questo mostro bifronte esiste), si cerca di foraggiare con il pubblico denaro (raschiato da casse svuotate da uno scialo bipartisan pluridecennale) l’inappetenza riproduttiva delle nostrane.

Che non ci sia nessuna relazione tra il numero dei partoriti e lo spessore dei portafogli delle fattrici questa Grosse Koalition della krassa stupidità non lo sa. Non può saperlo perché non ha mai sentito, non è mai stata ad ascoltare il canto che risuona nelle profondità della psiche collettiva di questo millennio: ”Ogni parto è uno stupro!”.

E’ stato stabilito perciò che l’utero delle nostre è in vendita: mano al portafogli, ragazzi!

Coi soldi, coi dobloni sonanti si scongiurerà la falla pensionistica (visto da Sinistra), il declino dell’Italianità (visto da Destra). Su questo punto non ci saranno crisi di governo né imbarazzi d’opposizione. Tutti al voto come un sol uomo.

E dopo?

Dopo che la mogliettina di Elkann avrà avuto i suoi bei 2.500 neurini x 3, si scoprirà che il numero dei partoriti è rimasto invariato.

Saccheggiate ancora una volta le pubbliche casse per sostituire la mutua al marito (vedi le americane “mogli del Governo”), si scoprirà, increduli e stupefatti, che i soli nati in incremento sono figli di Allah.

Figli di femmine non liberate, per le quali non è ancora giunta la sognata Era, quella nella quale “Ogni parto è uno stupro”.
 
Vecchio 21-03-2008, 18.03.12
catluc
 
Caro Animus, ho postato questo articolo appositamente per te. Sapevo che ti saresti scatenato. Io ho deciso di adottare la tecnica di altri. Per il momento sto a guardare cosa esprimi e poi dirò la mia.

Ultima modifica di catluc : 21-03-2008 alle ore 18.54.44.
 
Vecchio 21-03-2008, 22.01.46
Animus
 
Perchè secondo te mi sarei scatenato??

Vabbè...cmq ho finito.

E cmq, devo dire che quest'articolo non l'ho mica capito nemmeno io (e' di Rino) fino in fondo, mi manca di capire quel suo slogan "Ogni parto è uno stupro", e a dire il vero, non gliel'ho mai chiesto, e cmq se lo dice lui, deve essere senz'altro vero.
Ma cosa vorrà dire....ancora mi sfugge.
MAh, non si finisce mai di imparare........vale anche per me.
 
Vecchio 22-03-2008, 00.13.28
Roderigo
 
Una crisi demografica che viene da lontano





Michel Verrier

Oltre ai mali comuni anche alla maggior parte dei paesi vicini, la Germania è afflitta da un problema specifico: il declino demografico, le cui conseguenze sconvolgeranno il futuro di questo paese.

L'indicatore congiunturale della fecondità (o in altri termini, la media delle nascite in proporzione alla popolazione femminile della Rft) è sceso dal 2,03 del 1970 a 1,56 nel 1980, per calare ulteriormente a 1,25 nel 1995. Da allora c'è stata una lieve ripresa: 1,31 nel 2002 (1,4 nella Germania occidentale e 1,2 in quella dell'Est). Secondo il prof. Herwig Birg, dell'Università di Bielefeld, assumendo come presupposto una percentuale stabilizzata al 1,35, la popolazione della Repubblica Federale Tedesca (Rft), che oggi è di 80 milioni di abitanti, scenderebbe nel 2030 a 77 milioni, nel 2050 a 68 milioni e 2080 a 53 milioni (1). E questa proiezione tiene conto di un saldo migratorio positivo di 170.000 nuovi arrivi l'anno! Senza i quali nel 2050, anche ipotizzando un tasso di natalità dell'1,5 (la media dell'Unione Europea), la popolazione tedesca si ridurrebbe a soli 55,4 milioni.

L'immigrazione avrà dunque un ruolo chiave in quest'evoluzione. Di fatto, quando l'ufficio statistico federale valuta a 80 milioni il numero dei futuri abitanti della Germania, assume come base un tasso di natalità dell'1,4, ma prevede anche, a partire dal 2011, l'accoglienza di 200.000- 300.000 immigrati l'anno, per un totale di una quindicina di milioni da qui al 2050. Una prospettiva che però non è molto plausibile.

Nel 2003, la Rft ha recensito 7,3 milioni di stranieri (tra cui 1,8 milioni di turchi e 560.000 jugoslavi) su 75 milioni di tedeschi, corrispondenti a una percentuale del 9%. La prima delle due principali ondate migratorie risale agli anni 1965 - 1975 ed è stata alimentata soprattutto da lavoratori turchi; la seconda, che ha avuto luogo tra il 1990 e il 1993, dopo la caduta del muro, riguarda i profughi dei Balcani, ma anche i cosiddetti Spätaussiedler, cioè gli oriundi tedeschi provenienti dall'Europa dell'Est. Da allora il fenomeno dell'immigrazione si è però notevolmente ridotto: da 596.392 nel 1992 si è passati a 55.216 nel 2004. Oltre tutto, un afflusso compensativo annuo di 170.000 immigrati, distribuito su trent'anni, comporterebbe una mutazione profonda della struttura della popolazione, considerando anche che il tasso di natalità delle straniere è dell'1,9% (contro l'1.3% delle tedesche occidentali). I nuovi immigrati rappresenterebbero nel 2050 il 26% della popolazione, e nel 2080 balzerebbero al 44%: una proporzione che secondo il prof. Birg sarebbe considerata inaccettabile «dalla maggioranza dei cittadini tedeschi (2)». Ma in effetti, in un paese ove i conservatori rifiutano una «società multiculturale», e con un livello di disoccupazione che colpisce 5 milioni di tedeschi, è improbabile che si producano nuove ondate di immigrazione massiccia.

Per meglio comprendere questa situazione è il caso di analizzare alcuni tabù che hanno condizionato la politica per la famiglia. Il crollo della natalità in Germania deriva innanzitutto dalle classiche cause strutturali, e sarà reversibile solo quando le donne non saranno più costrette a scegliere tra il lavoro e i figli. Se oggi c'è incompatibilità tra queste due opzioni, è anche a motivo di una mentalità tradizionalista tipicamente tedesca, tuttora radicata soprattutto all'Ovest, che si riassume nelle tre K di «Kinder, Küche, Kirche» (figli, cucina e chiesa). A rafforzare questa concezione dogmatica del ruolo di madre, che «neppure il movimento delle donne è riuscito a distruggere», hanno indubbiamente contribuito decenni di politica conservatrice democristiana. Quella della Rft è una nuova variante di «matriarcato illuminato (3)». Come sottolinea Renate Schmidt, ministro socialdemocratico della famiglia, l'idea che sia compito esclusivo delle madri occuparsi dei figli in età prescolare ha fatto da freno, negli ultimi tre decenni, a uno sviluppo adeguato delle strutture d'accoglienza per i piccoli fino ai cinque anni (4). Una situazione deplorata dal 53% dei genitori soli, ma ritenuta soddisfacente dal 61% delle coppie, all'insegna dell'antico concetto: «Il marito al lavoro, la moglie a casa con i bambini».

Ma la conseguenza è spesso la rinuncia alla maternità. Molte donne vogliono essere autonome, hanno a cuore la propria attività professionale; e la decisione di avere figli preclude la possibilità di studi superiori di lunga durata, o l'adeguamento agli imperativi di una carriera.

«Le nascite sono in calo, ma è insufficiente anche il numero delle donne che riescono ad avere un posto di lavoro», osserva Renate Köcher, dell'istituto Allensbach (5). Resta comunque il fatto che un terzo delle coppie senza figli, di età compresa tra i 19 e i 49 anni, dichiara di aver preferito «mantenere la propria indipendenza e non accollarsi responsabilità familiari». Il 40% giustifica questa scelta con l'insicurezza del lavoro, e il 9% adduce la mancanza di strutture d'accoglienza per i più piccoli (6). Ma il giudizio dell'Istituto federale di ricerca demografica va oltre: «L'ideale di una 'vita senza figli' si è venuto cristallizzando in questi ultimi anni». Dal canto suo, l'esperto di problemi demografici austriaco Wolfgang Lutz parla di una «cultura dell'infertilità (7)». «Rinunciare ai figli vuol dire rinunciare alla vita», commenta con rammarico il ministro Otto Schilly (Spd).

La Germania si scopre «Kinderfeindlich» - nemica dell'infanzia. «Per molte coppie, e soprattutto per molte donne - commenta il quotidiano Berliner Zeitung - fondare una famiglia e far nascere figli vuol dire rinunciare alla libertà, alla spontaneità e alla gioia di vivere.

I bambini (...) costano molto in termini di denaro e di tempo. Sono chiassosi e intrattabili, impediscono di far carriera (...) e precludono ai genitori le occasioni di svago offerte dalle grandi città (8)».

La volontà del governo Schroeder di trasformare la Germania, entro il 2010, in un dei paesi «più accoglienti per l'infanzia», (proclamata nel suo piano d'azione del 16 febbraio 2005) si scontra con una serie di fenomeni profondamente radicati. Per spiegare la caduta del tasso di natalità, iniziata negli anni 1970, vengono solitamente chiamati in causa i metodi contraccettivi o le rivolte del 1968; ma le origini di questo fenomeno vanno ricercate nel passato della Rft.

Dopo la seconda guerra mondiale, gli stati occidentali hanno escluso dai loro programmi ogni misura politica di incentivazione delle nascite: troppo vicino era il ricordo delle onoreficenze che i nazisti assegnavano alle donne per meriti di fertilità. In un suo libro (10) lo scrittore Günter Grass rappresenta con umorismo il «complesso della discendenza» interiorizzato dalla sua generazione, descrivendo una coppia che percorre l'Asia in bicicletta. I due si chiedono se possono permettersi un figlio. «Se un giorno i tedeschi saranno 900 milioni - tra cui 100 milioni di sassoni e 120 milioni di svevi - contro 80 milioni di cinesi (...), chissà se il mondo riuscirà a sopportarli tutti - compresi anche i sassoni e gli svevi (i quali, con un tasso di natalità rigidamente contenuto a 1,2, aumenterebbero fino a 1,2 miliardi entro il 2000), così come sopporta oggi 900 milioni di cinesi?».

Ma c'è un aspetto anche più strano: l'idea, ormai diffusa, che la riduzione del tasso di natalità possa facilitare la soluzione di problemi quali la disoccupazione e l'immigrazione, o placare i timori che il peso demografico della Germania suscita nei paesi vicini.

Il calo della popolazione presentato come alternativa politica! Sotto il titolo «Saremo in meno», il settimanale Die Zeit traccia un quadro futurista della Germania nel 2050, pronosticando un miglioramento della qualità della vita grazie al decremento della popolazione.

«Sicuramente spenderemo di più per mantenerci in salute e curarci, e meno per l'automobile e la casa, ma ciò non avrà conseguenze sul tasso di crescita», afferma Bert Rurup, membro del Consiglio economico del governo (11). E ci guadagnerà anche l'ambiente. Avremo più spazi verdi, le città saranno meno congestionate, le foreste si riprenderanno i loro spazi, tanto che forse anche i lupi, passando per la Polonia, potranno tornare da noi.

Ma queste rosee previsioni non sono condivise da molti esperti. Si fa notare ad esempio che il calo demografico comporterà in parallelo un decremento dei consumi, e di conseguenza anche degli investimenti.

Per di più la diminuzione della popolazione attiva metterà a rischio il futuro dei regimi pensionistici. I costo degli impianti, delle infrastrutture e dei servizi pubblici essenziali diverrà eccessivo a fronte di un minor numero di utenti. L'arretramento demografico, lungi dal condurre a una più armonica ripartizione delle popolazione tra città e campagna, provocherà la desertificazione di alcune aree, mentre altre saranno ancora più congestionate; e a farne le spese sarà l'ambiente.

L'importanza di questo dibattito è decisiva. Di fatto, la Germania non sa più dove sta andando. Oltre tutto, da qui al 2010- 2015 entreranno in gioco altri tre fattori che cumuleranno i loro effetti. Giungerà a compimento il processo di smantellamento dello stato sociale, avviato dal cancelliere Schroeder e destinato a subire un colpo d'acceleratore nel caso di una vittoria della Cdu/Csu, mentre cesseranno gli aiuti finanziari all'Est. Si andrà incontro allora a un processo di transizione tra generazioni diseguali tra loro; e la Rft si troverà ad affrontare una sfida economica e sociale di portata comparabile a quella dell'unificazione. La quale, come ormai tutti riconoscono, si è rivelata un autentico fiasco economico.


note:
* Giornalista, Berlino.
(1) Herwig Birg, «Auswirkungen und Kosten der Zuwanderung nach Deutschland», Bielefeld, dicembre 2001.
(2) Op. cit.
(3) Tissy Brun, «Väter, schwaches Geschlecht» (I padri, sesso debole), Der Tagesspiegel, 30 gennaio 2005.
(4) Spiegel Online, 10 ottobre 2004.
(5) Si veda www.demoskopie.de.
(6) Secondo una ricerca della rivista Eltern e dell'istituto di sondaggi Forsa (10 gennaio 2005).
(7) Suddeutsche Zeitung, Monaco, 5 maggio 2005.
(8) 17 febbraio 2005.
(9) Severin Weiland, «Das Tabu Bevölkerungspolitik», Der Spiegel, Amburgo, 6 aprile 2004.
(10) Kopfgeburten oder die Deutschen sterben aus, 1980.
(11) Die Zeit, 14 ottobre 2004.
(Traduzione di E. H.)



Le Monde Diplomatique - settembre 2005
http://www.monde-diplomatique.it/
 
Vecchio 22-03-2008, 00.16.28
Roderigo
 
In Italia...

Le dirigenti con figli sono pagate meno
Il Sole 24 Ore 6 dicembre 2005
Leggi articolo integrale

Federmanager presenta a Roma una ricerca per i suoi 60 anni
Evidenziate le enormi difficoltà delle dirigenti industriali
Donne e manager: binomio possibile
Se si sacrificano figli e affettività

Solo il 13,9% degli uomini del campione non ha figli, a fronte
del 43% femminile: "Non possiamo concederci questo privilegio"
Repubblica 6 dicembre 2005
Leggi articolo integrale


(...) In realta è possibile avere figli e fare una brillante carriera. Nei paesi dove la percentuale di donne che lavorano è più alta, si fanno più figli. Maurizio Ferrera, docente di teorie e politiche dello stato sociale all'Università di Milano, ha appena pubblicato il fattore D: perchè il lavoro delle donne farà crescere l'Italia (Mondadori). Nel suo studio Ferrera osserva che: "il tasso di fecondità in Italia è pari a 1,3: uno dei più bassi del mondo". E spiega: "I paesi nordici sono stati tra i primi a sviluppare il modello di conciliazione tra famiglia e sfera professionale, negli anni settanta. Li lavorano settanta donne su cento, e in Svezia il tasso di fecondità è pari a 1,5". (...)

"La delusione delle italiane" - Jennifer Grego
Internazionale 14 marzo 2008
 
Vecchio 22-03-2008, 11.03.37
Animus
 
Citazione:
Ma la conseguenza è spesso la rinuncia alla maternità. Molte donne vogliono essere autonome, hanno a cuore la propria attività professionale; e la decisione di avere figli preclude la possibilità di studi superiori di lunga durata, o l'adeguamento agli imperativi di una carriera.
Mi pare di ricordare, che l'anno scorso, o forse era ancora quello prima, una famosa anchor(wo)man tedesca, tre le piu' famose, venne licenziata in tronco per avere espresso pubblicamente opinioni a favore della maternità.

Insomma, Rod, ma chi vuoi convincere con 'sti articoli?

C'e' un pensiero unico, e chi non lo rispetta viene silenziato.
Questà è la "libertà", la libertà di parlare a favore dell'ideologia dominante oppure quella di scegliere di stare zitti.

Il terzo è escluso.

P.S.

Vedo se riesco a trovre l'articolo della giornalista televisiva tedesca licenziata.
 
Vecchio 22-03-2008, 11.35.35
catluc
 
Citazione:
uno status superiore al loro: emozione e emancipazione si scontrano, e le donne scoprono che l'uomo remissivo, quello che in pubblico promuove l'attivita' delle donne, in privato proprio non le interessa.
Su questa posizione non sono d'accordo. Ogni donna ha il suo uomo. Intendo dire, se ci sono donne che raggiungono alte sfere, non vuol dire che cerchino uomini che stiano alla loro altezza intellettuale. Magari cercano un uomo dolce e e remissivo. Come ci sono donne che cercano una continua sfida anche di coppia.
A me interessa l'uomo che abbia una certa preparazione culturale, che prima di affascinarmi con il fisico mi affascina con le parole...per esempio. Quindi tra Geoge e Brad, prefereirei Clooney. Ma non tutti sono uguali.



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