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Vecchio 01-08-2008, 01.07.17
Roderigo
 
Cuffaro, persa la Regione ne è diventato socio

Cuffaro, persa la Regione ne è diventato socio





di Gian Antonio Stella


«E’ indispensabile accelerare»: così è scritto nel contratto. Il padrone del Grand Hotel palermitano Federico II non vedeva l’ora d’avere in società la Regione Sicilia. E questa, a sua volta, non vedeva l’ora di diventare socia dell’albergo. Il tutto sulla spinta di due protagonisti assai affiatati: Totò Cuffaro & Cuffaro Totò. Sia chiaro: i rapporti ambigui con personaggi legati alla mafia, che costarono una condanna a cinque anni di carcere e le dimissioni da governatore all’attuale vice-segretario dell’Udc, stavolta non c’entrano. E’ solo un affaruccio. Ma un affaruccio che aiuta a capire come funzioni questo nostro Paese.

Per raccontare la storia occorre partire dal ‘91 quando la Regione Sicilia stanzia 5o miliardi di lire per «interventi di riconversione e ristrutturazione dell’apparato produttivo». Traduzione dei maligni: dare un po’ di soldi alle aziende degli amici. I denari vengono affidati alla Gepi, con cui viene costituita un’apposita società. Un po’ vengono distribuiti, un po’ restano lì, in parcheggio, fino a essere smistati nel 2000 nella società che ha inglobato la Gepi (nel frattempo ribattezzata Itainvest) e cioè Sviluppo Italia.

Passano altri due anni e nel settembre del 2002 Totò Cuffaro, nella veste di presidente della Regione sottoscrive con Sviluppo Italia un protocollo d’intesa dove si prevede anche una valorizzazione delle attività turistiche usando i soldi parcheggiati a Roma. L’intesa fra le parti è quasi affettuosa. Tanto più che lo stesso Totò Cuffaro, nella veste di imprenditore, della stessa Sviluppo Italia è un socio: possiedono insieme uno dei tre alberghi a cinque stelle di Palermo, il Grand Hotel Federico II.

«Vasa vasa» detiene infatti coi fratelli Giuseppe e Silvio Cuffaro il 26,6% delle azioni, cioè una quota quasi pari a quella posseduta dai fratelli Fabio e Giacomo Hopps, gli eredi di quel Joseph Hopps che «inventò» il commercio internazionale di Marsala e coi quali sono già soci in un altro hotel a Realmonte. Quanto alla società del Tesoro, attraverso Itainvest Sicilia è entrata nell’affare nel 2000 (quando Totò era all’agricoltura ma già lanciato come uomo forte della politica siciliana) mettendo un pacco di soldi (824 milioni di lire che s’aggiungevano ad altri 2 miliardi e 5o milioni di denaro pubblico a fondò perduto concesso in base a un legge del’92) tenendosi il 46% delle quote.

La ditta Hopps & Cuffaro va d’amore e d’accordo e gli affari vanno bene, tanto più che Sviluppo Italia (decisa a liberarsi della cosa) non esercita entro il 3o settembre 2007 il «put» che avrebbe costretto i soci privati a rilevare la quota pubblica. Ma ecco che il giorno dopo la scadenza, il 1 ° ottobre, i due fratelli italo-inglesi che già avevano avuto guai giudiziari per i contributi ottenuti, vendono le loro quote ai fratelli di Raffadali. Che a questo punto salgono insieme al 54,3% della proprietà del lussuoso albergo. Due mesi dopo, il 29 novembre, la Regione in pugno a Totò Cuffaro e Sviluppo Italia si accordano per far tornare a Palermo quei famosi soldi stanziati nel 1991. Quando? Il più presto possibile. Lo dice il contratto tra le parti firmato il 9 aprile 2008 e cioè tre giorni prima delle elezioni: è «indispensabile accelerare». Ed ecco che il 46% circa della «Raphael srl» proprietaria del «Federico II» passa alla Regione. Risultato: persa la presidenza, «Vasa Vasa» della «sua» Regione adesso è socio.


Corriere della Sera 30 luglio 2008
 
Vecchio 01-08-2008, 01.28.02
radio londra
 
...Roderigo, non ne mettere più di ste notizie, mi sviluppano una specie di dismenorrea, non ne posso più.



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