L'Archivio di Metaforum

Forum di politica, cultura, società - 2008

 
Vecchio 13-06-2008, 15.07.27
Roderigo
 
Amorosi assassini

Quelle donne assassinate





Un libro-denuncia che racconta un anno di "ordinaria" violenza.
Trecento storie tutte vere



Il 91,6 per cento degli stupri non viene denunciato e nonostante ci siano ormai
ottime leggi ottenute dal femminismo la paura impedisce alle vittime di parlare

Tra le autrici Dacia Maraini, Elena Gianini Belotti, Lia Levi e Chiara Valentini

Permane nel nostro paese un inconscio collettivo arcaico maschilista



LAURA LILLI


Eran trecento, ma non erano giovani e forti, come quelli della Spigolatrice di Sapri. Ma, come loro, sono morte. Morte, non morti. Erano donne, infatti, non uomini. E sono state uccise da violente mani maschili. Molte erano giovani come gli eroi di Sapri, alcune quasi bambine. Altre erano di mezza età e altre ancora anziane: una di 78 anni. Molte non erano attraenti. Le loro vite non avevano nulla di eroico, a parte gli eroismi quotidiani, invisibili per gli uomini, di cui è fatta l´esistenza femminile. Non avevano utopie, o straordinari progetti di vita. Nemmeno erano femministe. Semplicemente, qualcuno le aveva messe al mondo - spesso, ma non sempre, in circostanze disagiate - e vivevano: vite, a volte, anche banali o infelici. Molte sono morte nel senso fisico del termine: hanno smesso di respirare dopo essere state perseguitate, brutalizzate, stuprate, strangolate, accoltellate, uccise da pistole, martelli, bastoni, perfino da un lanciafiamme fabbricato in casa. Con accanimento, ferocia e furia difficilmente immaginabili tra esseri umani. Molte altre, invece (e chissà se non sia peggio) sono morte "dentro": divenute mentalmente inerti, come vegetali. Incapaci di sorridere, di progettare, di amare. Il loro devastato paesaggio interiore è lunare, privo di vita.

Le loro storie sono "fatti di cronaca", ripresi, mese per mese, in un prezioso libro che non ha precedenti e che non c´è dubbio presto diventerà un importante strumento di lavoro: Amorosi assassini/ Storie di violenze sulla donne, che sta per uscire da Laterza (pagg. 261, euro 16). Ne sono autrici tredici donne del gruppo femminista Controparola. Le notizie, ordinate cronologicamente mese per mese nel 2006, sono state riscritte - per ogni capitolo, una a turno in modo più esteso - e si leggono come brevi pezzi di narrativa noir.

Controparola, è composto, com´ è noto, da sole donne "di penna": narratrici e saggiste come Dacia Maraini, Elena Gianini Belotti, Lia Levi; giornaliste e saggiste come Chiara Valentini, Elena Doni, Maria Serena Palieri, Claudia Galimberti, Paola Gaglianone, Simona Tagliaventi, Cristiana di San Marzano, Francesca Sancin. E universitarie, ricercatrici, saggiste e collaboratrici di prestigiosi quotidiani come Mirella Serri o Marina Addis Saba. Il gruppo esiste da molti anni, e ha già pubblicato, nel 2001 un altro importante volume: Il Novecento delle Italiane/una storia ancora da raccontare (Editori Riuniti).

Trecento storie sono tante. Messe in fila - e non sgocciolate giorno per giorno in qualche pagina di cronaca, spesso locale - formano una massa imponente, che non può passare inosservata, suscitando semplici commenti di disapprovazione. Secondo Marx, ad un certo punto la quantità diventa qualità. E´ vero. Queste trecento storie di donne - si badi, un semplice campione, la punta di un iceberg, avverte l´introduzione - ci mettono di colpo davanti agli occhi un impressionante fenomeno sociale del nostro tempo, per il quale l´aggettivo "inquietante" non basta più. Ci vuole anche un giudizio di valore, come "mostruoso", "spregevole". Esso deve farci riflettere - e provocare risposte efficaci - non meno di grandi e drammatici temi sociali come la fame nel mondo, la pena di morte, i diritti civili, la tortura.

L´introduzione fornisce terrificanti cifre Istat. Nel 2006 sono 112 le donne uccise da un marito, un fidanzato o un "ex", che quasi mai accetta di esserlo, anche se vive con un´altra donna (uno addirittura, teneva segregata la moglie mentre viveva con una nuova compagna). Nello stesso anno, il Ministero dell´Interno ha registrato 4500 denunce di donne a polizia e carabinieri per violenze, abusi, aggressioni. E da un´altra ricerca Istat elaborata in cinque anni su 25.000 donne tra il 16 e i 70 anni, risulta che il 91,6% degli stupri non viene denunciato. E si va al 96% quando le aggressioni sono non sessuali: molestie nei luoghi di lavoro, stalking (persecuzione ossessiva, che oggi può essere aiutata da computer e cellulari), violenza psicologica, specie nel matrimonio (ingiurie, umiliazioni, minacce).

Perché le donne non parlano? In primo luogo per paura. Poi, per difficoltà familiari e anche - incredibile ma vero - per non danneggiare il persecutore. Del resto, spesso (non sempre) anche quando denunciano, non fa differenza, grazie a un´omertà maschile così forte e profonda da sembrare "naturale". Anni fa fece rumore il film Processo per stupro, in cui la donna che accusava finiva per essere l´accusata: lei "provocava", "ci stava", "se l´è voluta" etc. Oggi questo avviene in misura minore. E ci sono ottime leggi ottenute dal femminismo. Ma l´inconscio è lontano dalle leggi. Così le denunce si accumulano una sull´altra negli uffici di polizia…

Il 22 novembre 2005, all´alba, prima di entrare in fabbrica, la giovane Deborah, un´operaia del biellese viene uccisa con sette pugnalate e lasciata sull´asfalto. Si scoprirà che l´assassino, Emiliano Santangelo - che finirà per soffocarsi in carcere con un sacchetto di plastica - la perseguitava con molestie e violenze sessuali già da dieci anni, quando ancora era ragazzina. Lei ogni volta era andata al commissariato: ma le denunce erano restate lì. Tanto che l´allora ministro della giustizia Castelli, il 27 febbraio chiese ufficialmente scusa alla famiglia, e inviò ispettori del Ministero al tribunale di Biella per appurare se tutto il possibile fosse stato fatto per salvarla. Ora la famiglia vuol chiede un congruo risarcimento allo Stato.

La casistica è infinita, ed è anche uno specchio dell´Italia di oggi, sospesa fra tecnologia in continuo rinnovamento, leggi recenti e un inconscio collettivo arcaico. Ci sono figli che ammazzano la madre, educati come sono alla scuola della violenza paterna. C´è un impiegato di banca sposato con prole che, conosciuta e corteggiata chattando (!) un´adolescente di un´altra città, prende un giorno di ferie e, come dice il titolo di un famoso film, Va, (la stupra) l´ammazza e ritorna. C´è un prete stupratore "seriale": padre Fedele, al secolo Francesco Bisceglie, 69 anni, fondatore di una "Oasi di accoglienza francescana" in provincia di Cosenza, impegnato anche in missioni in Africa. Una suora lo accusa di averla violentata da sola e in gruppo, e una serie di intercettazioni le dà ragione (ecco a cosa servono!). Il frate violenta anche le collaboratrici volontarie e si fa spesso riprendere con belle giovani poco vestite, che afferma di aver "convertito". A lungo riempie le cronache dei giornali. Infine, il 23 gennaio 2006, finisce in galera.

Tante storie di donne-vittime ma anche di uomini-carnefici - molti dei quali esaltati, malati o disperati, poi finiscono per suicidarsi - ci parlano di una inquietante psiche maschile collettivamente malata. Forse dal femminismo molti uomini italiani, ricchi o poveri, colti e meno colti, hanno avuto uno choc paralizzante. Così, invece di ascoltarne le ragioni e provare ad adeguarvisi, si sono limitati a sentirsi vittime assetate di vendetta. Spossessati di un potere assoluto - quello sulla donna - che sentivano appartenergli per diritto di nascita, non hanno avuto la forza o la capacità di accettare la nuova realtà dei rapporti umani. Non caso, dice l´Istat, mentre gli omicidi in generale diminuiscono, quelli di donne aumentano. Perché questo sinistro primato dell´Italia in Europa? Un tentativo di risposta potrebbe trovarsi nella constatazione che l´Italia è il Paese in cui più diretta e intensa è l´eredità classica, con tutta la sua misoginia. Eredità viva ed ininterrotta fino ad oggi grazie alla Chiesa - anzi intensificata dopo la Controriforma. In ogni caso, c´è un enorme lavoro di rieducazione da fare, cominciando dai bambini piccoli, già alla scuola materna (nessuno è di nessuno, le persone non sono cose, la violenza è brutta, etc).

Un poco, il senso comune sta già cambiando: spesso sono i vicini di casa, sentendo grida eccezionali, ad avvertire polizia e carabinieri, riuscendo a evitare il peggio. Ci sono progetti al Ministero delle Pari Opportunità. Nel cosiddetto "Pacchetto sicurezza" è stata approvata la norma che concede il permesso di soggiorno alle immigrate che denuncino violenze subite in famiglia. E nella solita "bravissima" Spagna, già dal 2005 - in una situazione assai meno grave della nostra - esistono nuove leggi e strumenti, tra cui un "tribunale di genere".


Repubblica 11 giugno 2008
http://www.repubblica.it
 
Vecchio 14-06-2008, 01.00.38
mormore
 
Sembra un fenomeno trasversale

http://www.movieplayer.it/articoli/0...-da-stoccolma/



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