L'Archivio di Metaforum

Forum di politica, cultura, società - 2008

 
Vecchio 28-12-2008, 10.58.19
coppi
 
A proposito di sinistra

Un pensierino (purtroppo sintetico anche se l'ampiezza e la delicatezza del soggetto, meriterebbero ben altro spazio) per le vacanze dei Natale agli amici di Metaforum.it ...(e poi non sono un fine politico come molti qui dentro hanno dimostrato essere...io sono un semplice dilettante.)

l'essere di sinistra - mi dispiace per i cultori dell'idealismo perfetto - si definisce storicamente.

Traduco: a parte la "sinistra storica" del Parlamento italiano che nulla ha a che vedere con il socialismo; l'essere di sinistra è generalmente legato all'interesse dato alla rappresentanza della "classe operaia" dall'ottocento fino agli anni ottanta e per qualcuno fino ad oggi.
La messa in discussione del concetto di "classe" nelle società occidentali contemporanee e il fallimento dell'esperienza del socialismo reale (comunismo sovietico in tutti i paesi; la sconfitta politica in Nicaragua; e la sua evoluzione statalista-liberale in Cina, Viet Nam, Cuba; la sua non evoluzione in Corea del Nord) hanno obbligato tutti i partiti comunisti occidentali a ripensarsi dopo l'89.
Ne hanno tratto parziale beneficio le esperienze socialdemocratiche e socialiste che già esistevano in contrapposizione al comunismo (nord europa).

In Italia non ci fu un tracollo perché Berlinguer, senza che la base ne avesse compiutamente coscienza, seguendo in modo meno ambiguo la strada delle "doppie verità" già percorsa dagli illuminati dirigenti del Pci, aveva già portato il comunismo italiano sulla strada della socialdemocrazia.
Mani pulite impedì che le esperienze socialiste italiane confluissero in un unica grande casa comune. Troppo forte era la questione morale (importantissima ma in quel momento nefasta per l'unità dei socialisti).
Molti socialisti italiani scivolarono nelle file del centrodestra (e serve a poco dare dei venduti a destra a manca come fa ancora qualcuno); e la sinistra italiana fu condannata al ruolo di minoranza (poteva coccolarsi al massimo un 30% di consensi).

L'Ulivo fu indispensabile per uscire dall'isolamento. L'alleanza coi cattolici riformisti è l'unica speranza in Italia per andare al Governo a meno di voler coltivare come fu "obbligato" a fare il PCI dalla guerra fredda il ruolo di opposizione permanente.

Il PD è l'evoluzione ultima di questa esperienza complessa della sinistra italiana. Certo a sinistra esistono altri soggetti. Tutti auspichiamo che essi riescano a crescere per costruire un'alternativa al governo attuale. Ma se si continua a vedere il nemico nel PD e a pesare il numero dei globuli rossi dei vari partiti non si andrà lontano.
Per chiudere, l'evoluzione attuale di RC non va nella direzione di una forza socialdemocratica, anche se io rispetto i risultati elettorali dei congressi altrui. La scelta di RC ha isolato SD, e il Pdci non è in grado di operare alcun processso politico di qualità salvo una politica identitaria minoritaria. La speranza è davvero che si aggreghino e costituiscano un punto di riferimento per molti che non vanno neppure a votare.
Infine in Spagna i comunisti criticano duramente Zapatero: lo prendono in giro per la sua cadenza lenta (una mortadella spagnola) e dicono che continua la politica di Aznar salvo una leggina per i gay. Già, Zapatero che a noi italiani sembra un rosso radicale, a casa sua nella sinistra è considerato un moderato.
In Germania si è scelto di andare coi cattolici anziché con la sinistra radicale ( e pure i numeri per fare il governo di sinistra c'erano)... In Italia avremmo urlato all'inciucio (sindrome da dipietrismo, uomo di centro che galleggia tra i relitti della sinistra).

Forse è meglio per tutti rendersi conto della crisi della socialdemocrazia (vedi Francia). E' ingiusto, certo, dopo che abbiamo creato un welfare europeo di qualità. Ma la politica ha bisogno di novità e la sinistra deve scuotersi un po' di polvere di dosso senza perdere di vista i suoi valori fondanti. Paradossalmente in Inghilterra dove il partito è il più antico e il più criticato dagli intellettuali le pulizie di casa (negli ultimi tempi) sono le più efficaci (senza dimenticare che i labouristi hanno sostenuto la guerra di Bush in Iraq).

Insomma non riconoscere nel PD il partito di riferimento del centro sinistra, significa misconoscere la storia. La sinistra cammina con la storia... Non è una realtà immutabile... a ognuno di noi farla camminare nella direzione che riteniamo più giusta: senza dimenticare che oggi la dittatura del proletariato, la lotta "armata" di classe, la censura dell'opinione pubblica (anche attraverso metodi violenti), il monopartitismo non troveranno (per fortuna) più proseliti nelle nostre democrazie.

AUGURI!!!
 
Vecchio 28-12-2008, 13.06.20
Michi
 
Citazione:
Originalmente inviato da coppi

Insomma non riconoscere nel PD il partito di riferimento del centro sinistra, significa misconoscere la storia. La sinistra cammina con la storia... Non è una realtà immutabile... a ognuno di noi farla camminare nella direzione che riteniamo più giusta: senza dimenticare che oggi la dittatura del proletariato, la lotta "armata" di classe, la censura dell'opinione pubblica (anche attraverso metodi violenti), il monopartitismo non troveranno (per fortuna) più proseliti nelle nostre democrazie.
Caro Coppi, di molte cose che hai proposto, almeno per me di notevole interesse, credo che quest'ultima parte del tuo post si presti a due considerazioni diverse.

La prima è che la riconosco per una buona sintesi di quanto di quanto hai affermato precedentemente a quella: l'importanza di questo non è secondaria, perchè non è un riconoscimento alla forma ma all'organicità della tua riflessione. La seconda è che non la condivido, pur apprezzando l'inusuale tendenza a interpretare il presente come punto ultimo di processi che vanno ben al di là della storia della nostra repubblica.

Metterò in ordine due o tre spunti che mi hai indotto e risponderò di conseguenza, appena possibile, sempre che il ritegno non mi fermi prima, a considerare l'orrore che questa mia affermazione avrà generato in molti amici che frequentano la piazza...
 
Vecchio 29-12-2008, 11.13.40
coppi
 
Nella assoluta convinzione, anche se è da poco che frequento questa piazza, di passeggiare in uno spazio democratico, la mia frequentazione mi appare come "degna" di essere proseguita. A noi dunque la possibilità di ritrovare in questo luogo, il collegamento con un'altra...piazza, magari quella d'arrivo, attraverso un percorso simbolico di un ponte.
 
Vecchio 29-12-2008, 13.38.23
Michi
 
Citazione:
Originalmente inviato da coppi
l'essere di sinistra - mi dispiace per i cultori dell'idealismo perfetto - si definisce storicamente
Ho riletto con attenzione il tuo post, e mi sono reso conto che una risposta organica sarebbe troppo lunga. Provo quindi con alcune brevi risposte puntuali dei temi che hai sollevato, epoi magari si andrà avanti

1. Non sono idealista e anzi spesso mi sono trovato a dover difendere qui la necessaria confluenza della mia ragione politica con l'azione politica. Questo non significa però che un calcolo elettorale, per certi versi sbagliato, possa sostituire un programma e un identità numericamente ben al di sopra dei risultati ottenuti.

2. In queste discussioni c'è sempre la necessità, prima o poi, di differenziare nettamente il voto dall'adesione. Io ho votato il PD alla camera e non aderirò mai a quel partito, che non è evoluzione della sinistra ma traduzione organizzativa di un accordo elettorale vigente da molto tempo e sostanziale garanzia del suo gruppo dirigente, che si è ancorato ad una base elettorale più forte.

3. I partiti nascono su base identitaria, nel caso del PD è stato esattamente l'opposto: prima consolidiamo in unico contenitore l'area elettorale (potenzialmente) acquisita con i vari compromessi e mediazioni, poi discutiamo per capire chi siamo. Impensabile che funzioni.

4. Il richiamo alla storia è importante, e mi fa piacere che tu lo abbia fatto Una cosa è certa: sono convinto ormai da molto tempo che nel nostro Occidente un uomo di sinistra fa una battaglia di posizione a contenere il riflusso, senza illusioni di sorta, e che la partita si giochi invece in aree a forte crescita e non nel nostro decotto scenario post-Yalta.

5. Superati i miei 50 anni, potrei dirti che se da ragazzo la forma "partito" ben si ritagliava sulla mia concezione della politica, oggi mal si adatta alla mia esistenza e ne diffido. Come dissi altre volte, mi trovai a definirmi con un amico "anarchico per aspirazione e socialdemocratico per necessità", contraddizione evidente che riflette ovviamente uno stato esistenziale e non una teoria. Però tendo a sintetizzare i diversi momenti della mia storia (includendo in questo non solo la mia vita effettiva, ma quella di chi mi ha preceduto e gli ambienti nei quali si è espressa), ma sospendendoli piuttosto che superandoli. A vent'anni ebbi la fortuna di conoscere un personaggio eccezionale, uno dei cinque membri del primo comitato centrale del PCdI (Bruno Fortichiari, milanese, internazionalista ancora al passo d'addio) e conservo il ricordo delle sue esperienze senza viverne una lacerante discontinuità con quanto ho letto e studiato dopo, ma contestualizzandole e valutandone la portata storica. Quindi starei attento a considerare definitivamente superate modalità di lotta politica che da noi non hanno senso e in altre zone del pianeta forse sì. Può darsi che la "vecchia talpa" cui Bruno dedicò la sua vita non sia così superata: anzi, a giudicare da come è ridotto il pianeta, penserei l'opposto.
 
Vecchio 30-12-2008, 19.45.37
coppi
 
Non è proprio quello che ho scritto ma comunque il contenuto del tuo post non è lontanissimo dal mio pensiero e lo rispetto. Sono orgoglioso del mio passato nel Pci come lo sono del mio presente nel Pd.

I miei valori di fondo sono gli stessi di quando militavo in quel partito.
Mi ritengo una persona di sinistra e ritengo il Pd un partito ancora di sinistra.

Le critiche di tradimento di determinati valori che ricevo oggi, sono le stesse identiche che mi venivano lanciate quando ero nel Pci. Per questo tiro avanti per la mia strada lasciando la questione su quanto sia di sinistra il Pd a chi ha ancora dei dubbi "interessati" nel proporre l'eventualità contraria.
 
Vecchio 30-12-2008, 20.14.54
Michi
 
Citazione:
Originalmente inviato da coppi
Non è proprio quello che ho scritto ma comunque il contenuto del tuo post non è lontanissimo dal mio pensiero e lo rispetto. Sono orgoglioso del mio passato nel Pci come lo sono del mio presente nel Pd.

I miei valori di fondo sono gli stessi di quando militavo in quel partito.
Mi ritengo una persona di sinistra e ritengo il Pd un partito ancora di sinistra.

Le critiche di tradimento di determinati valori che ricevo oggi, sono le stesse identiche che mi venivano lanciate quando ero nel Pci. Per questo tiro avanti per la mia strada lasciando la questione su quanto sia di sinistra il Pd a chi ha ancora dei dubbi "interessati" nel proporre l'eventualità contraria.
Non affronto, per adesso, la questione del PCI: mi limito a dire che non ne ho mai fatto parte e che qui a Genova, dove è stato classe di potere a tutti gli effetti per lungo tempo, mi sono trovato spesso in opposizione ad esso. Ma non mi sognerei mai di delegittimare il tuo orgoglio d'appartenenza.

Quello che non riesco invece a spiegarmi è la tua convinzione sulla collocazione del PD, che non comporta da parte mia giudizi morali su tradimenti o simili: tra essere opposizione ed essere sinistra c'è una differenza consistente e niente nelle dichiarazioni della sua leadership lo colloca chiaramente nella nostra area. E' stata smentita anche l'adesione all'internazionale socialista, che non è precisamente quella del 1918, e alla quale partecipano adirittura come "osservatori" i democratici americani. Sulla base di cosa posso collocare i democratici italiani nella tradizione della sinistra italiana?
 
Vecchio 30-12-2008, 21.49.54
coppi
 
Riporto qui uno stralcio che un mio caro amico ha prodotto e che io condivido appieno. Penso che possa rispondere ad alcuni tuoi quesiti. Vi faccio intanto i miei migliori Auguri...
e arrivederci presto

"Oggi si discute dei motivi che portano il Pd a definirsi partito democratico, ma non socialista. Una delle ragioni risiede nel fatto che la Costituzione italiana per quanto basata sul lavoro e sulla solidarietà, non è una Costituzione socialista, e nel rapporto con l'intero paese, un partito maggioritario, in un sistema bipolare dovrà essere più attento di quanto non potesse esserlo chi, in altre condizioni storiche, sviluppò la sua azione politica in un sistema proporzionale puro.

E che quello fosse un problema lo si comprende anche dal fatto che una legge elettorale, che se approvata avrebbe consentito un premio di maggioranza, fu definita allora “Legge truffa”. Quaranta anni dopo il paese era radicalmente cambiato, ed avendo compreso che fosse necessario un ricambio delle forze politiche, si è tentato sin dagli anni ottanta di trasformare il nostro sistema proporzionale puro che aveva creato un blocco di potere sul centro-destra dello schieramento, in qualcosa d'altro che potesse sbloccare la dialettica politica e consentire con ciò quel ricambio che in molti speravano.

La sinistra, frantumandosi non ha colto quella prospettiva politica, anzi, la proposta di alcuni partiti è divenuta persino settaria e ci è voluto un ente neutro alla disputa quale Prodi è stato, per consentire per due volte di costituire una coalizione di centro sinistra che comunque è riuscita a governare il paese introducendo elementi di vera innovazione: l'adesione all'Europa col primo governo Prodi grazie al riferimento “ideale” ad Altiero Spinelli, e la lotta “materiale” all'evasione fiscale con il secondo, grazie all'azione del ministro Visco.

Quella stessa coalizione è entrata in crisi quando, dopo l'emergenza, ha dovuto affrontare i nodi politici irrisolti sui problemi dell'etica, su quelli della politica estera e sulla legge elettorale che molti volevano ritornasse ad essere proporzionale. La nascita del Pd coerente con una legge elettorale maggioritaria, seppure in quella fase appare essere un acceleratore della crisi del governo Prodi, vuole invertire quella tendenza alla frantumazione delle forze della sinistra, ed almeno in parte vi riesce, in special modo per il grande sforzo d'unità che è stato compiuto dal partito dei Democratici di Sinistra.

Ma già i veti posti da alcune correnti della Margherita, anche sull'appartenenza alle famiglie europee, hanno creato quelle delimitazioni che di fatto hanno ridotto per quantità e qualità le aggregazioni, sacrificando alla settorializzazione della rappresentanza, la più ampia partecipazione popolare. Fatto che come abbiamo anticipato, ha prodotto le maggiori difficoltà allo stesso governo Prodi, privato così del sostegno di quanti venivano spinti in vario modo fuori da quel perimetro.

Nonostante tutto ciò, il Partito democratico nasce per rappresentare la parte produttiva della società con la sola limitazione verso quelle aree del parassitismo che si ritengano dannose e da delimitare con opportuni provvedimenti."



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