Citazione:
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Originalmente inviato da coppi
l'essere di sinistra - mi dispiace per i cultori dell'idealismo perfetto - si definisce storicamente
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Ho riletto con attenzione il tuo post, e mi sono reso conto che una risposta organica sarebbe troppo lunga. Provo quindi con alcune brevi risposte puntuali dei temi che hai sollevato, epoi magari si andrà avanti
1. Non sono idealista e anzi spesso mi sono trovato a dover difendere qui la necessaria confluenza della mia
ragione politica con l'
azione politica. Questo non significa però che un calcolo elettorale, per certi versi sbagliato, possa sostituire un programma e un identità numericamente ben al di sopra dei risultati ottenuti.
2. In queste discussioni c'è sempre la necessità, prima o poi, di differenziare nettamente il voto dall'adesione. Io ho votato il PD alla camera e non aderirò mai a quel partito, che non è
evoluzione della sinistra ma
traduzione organizzativa di un accordo elettorale vigente da molto tempo e sostanziale
garanzia del suo gruppo dirigente, che si è ancorato ad una base elettorale più forte.
3. I partiti nascono su base identitaria, nel caso del PD è stato esattamente l'opposto: prima consolidiamo in unico contenitore l'area elettorale (potenzialmente) acquisita con i vari compromessi e mediazioni, poi discutiamo per capire chi siamo. Impensabile che funzioni.
4. Il richiamo alla storia è importante, e mi fa piacere che tu lo abbia fatto Una cosa è certa: sono convinto ormai da molto tempo che nel nostro Occidente un uomo di sinistra fa una battaglia di posizione a contenere il riflusso, senza illusioni di sorta, e che la partita si giochi invece in aree a forte crescita e non nel nostro decotto scenario post-Yalta.
5. Superati i miei 50 anni, potrei dirti che se da ragazzo la forma "partito" ben si ritagliava sulla mia concezione della politica, oggi mal si adatta alla mia esistenza e ne diffido. Come dissi altre volte, mi trovai a definirmi con un amico "anarchico per aspirazione e socialdemocratico per necessità", contraddizione evidente che riflette ovviamente uno stato esistenziale e non una teoria. Però tendo a
sintetizzare i diversi momenti della mia storia (includendo in questo non solo la mia vita effettiva, ma quella di chi mi ha preceduto e gli ambienti nei quali si è espressa), ma
sospendendoli piuttosto che
superandoli. A vent'anni ebbi la fortuna di conoscere un personaggio eccezionale, uno dei cinque membri del primo comitato centrale del PCdI (Bruno Fortichiari, milanese, internazionalista ancora al passo d'addio) e conservo il ricordo delle sue esperienze senza viverne una lacerante discontinuità con quanto ho letto e studiato dopo, ma contestualizzandole e valutandone la portata storica. Quindi starei attento a considerare definitivamente superate modalità di lotta politica che da noi non hanno senso e in altre zone del pianeta forse sì. Può darsi che la "vecchia talpa" cui Bruno dedicò la sua vita non sia così superata: anzi, a giudicare da come è ridotto il pianeta, penserei l'opposto.