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di politica, cultura, società - 2008
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04-12-2008, 12.11.31
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Presepi
Presepi

Sono gli evangelisti Luca e Matteo i primi a descrivere la Natività. Nei loro brani c'è già tutta la sacra rappresentazione che a partire dal medioevo prenderà il nome latino di praesepium ovvero recinto chiuso, mangiatoia. Si narra infatti della umile nascita di Gesù come riporta Luca "in una mangiatoia perché non c'era per essi posto nell'albergo" (Ev., 2,7) dell'annunzio dato ai pastori, dei magi venuti da oriente seguendo la stella per adorare il Bambino che i prodigi del cielo annunciano già re. Questo avvenimento così famigliare e umano se da un lato colpisce la fantasia dei paleocristiani rendendo loro meno oscuro il mistero di un Dio che si fa uomo, dall'altro li sollecita a rimarcare gli aspetti trascendenti quali la divinità dell'infante e la verginità di Maria. Così si spiegano le effigi parietali del III secolo nel cimitero di S. Agnese e nelle catacombe di Pietro e Marcellino e di Domitilla in Roma che ci mostrano una Natività e l'adorazione dei Magi, ai quali il vangelo apocrifo armeno assegna i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, ma soprattutto si caricano di significati allegorici i personaggi dei quali si va arricchendo l'originale iconografia: il bue e l'asino, aggiunti da Origene, interprete delle profezie di Abacuc e Isaia, divengono simboli del popolo ebreo e dei pagani; i Magi il cui numero di tre, fissato da S. Leone Magno, ne permette una duplice interpretazione, quali rappresentanti delle tre età dell'uomo: gioventù, maturità e vecchiaia e delle tre razze in cui si divide l'umanità, la semita, la giapetica e la camita secondo il racconto biblico; gli angeli, esempi di creature superiori; i pastori come l'umanità da redimere e infine Maria e Giuseppe rappresentati a partire dal XIII secolo, in atteggiamento di adorazione proprio per sottolineare la regalità del nascituro. Anche i doni dei Magi sono interpretati con riferimento alla duplice natura di Gesù e alla sua regalità: l'incenso, per la sua Divinità, la mirra, per il suo essere uomo, l'oro perché dono riservato ai re. A partire dal IV secolo la Natività diviene uno dei temi dominanti dell'arte religiosa e in questa produzione spiccano per valore artistico: la natività e l'adorazione dei magi del dittico a cinque parti in avorio e pietre preziose del V secolo che si ammira nel Duomo di Milano e i mosaici della Cappella Palatina a Palermo, del Battistero di S. Maria a Venezia e delle Basiliche di S. Maria Maggiore e S. Maria in Trastevere a Roma. In queste opere dove si fa evidente l'influsso orientale, l'ambiente descritto è la grotta, che in quei tempi si utilizzava per il ricovero degli animali, con gli angeli annuncianti mentre Maria e Giuseppe sono raffigurati in atteggiamento ieratico simili a divinità o, in antitesi, come soggetti secondari quasi estranei all'evento rappresentato. Dal secolo XIV la Natività è affidata all'estro figurativo degli artisti più famosi che si cimentano in affreschi, pitture, sculture, ceramiche, argenti, avori e vetrate che impreziosiscono le chiese e le dimore della nobiltà o di facoltosi committenti dell'intera Europa, valgano per tutti i nomi di Giotto, Filippo Lippi, Piero della Francesca, il Perugino, Dürer, Rembrandt, Poussin, Zurbaran, Murillo, Correggio, Rubens e tanti altri.
Il presepio come lo vediamo rappresentare ancor oggi nasce secondo la tradizione dal desiderio di San Francesco di far rivivere in uno scenario naturale la nascita di Betlemme coinvolgendo il popolo nella rievocazione che ebbe luogo a Greccio la notte di Natale del 1223, episodio rappresentato poi magistralmente da Giotto nell'affresco della Basilica Superiore di Assisi. Primo esempio di presepe inanimato è invece quello che Arnolfo di Carnbio scolpirà nel legno nel 1280 e del quale oggi si conservano le statue residue nella cripta della Cappella Sistina di S. Maria Maggiore in Roma. Da allora e fino alla metà del 1400 gli artisti producono statue di legno o terracotta che sistemano davanti a una pittura riproducente un paesaggio come sfondo alla scena della Natività, il tutto collocato all'interno delle chiese. Culla di tale attività artistica fu la Toscana ma ben presto il presepe si diffuse nel regno di Napoli ad opera di Carlo III di Borbone e nel resto degli Stati italiani.
Nel '600 e '700 gli artisti napoletani danno alla sacra rappresentazione un'impronta naturalistica inserendo la Natività nel paesaggio campano ricostruito in scorci di vita che vedono personaggi della nobillà, della borghesia e del popolo còlti nelle loro occupazioni giornaliere o nei momenti di svago, nelle taverne a banchettare o impegnati in balli e serenate. Ulteriore novità è la trasformazione delle statue in manichini di legno con arti in fil di ferro, per dare movimento, abbigliati con vesti di stoffe più o meno ricche, adornati con monili e muniti degli strumenti di lavoro tipici dei mestieri dell'epoca e tutti riprodotti con esattezza anche nei minimi particolari. A tali fastose composizioni davano il loro contributo artigiani vari e lavoranti delle stesse corti regie o la nobiltà, come attestano gli splendidi abiti ricamati che indossano i Re Magi o altri personaggi di spicco, spesso tessuti negli opifici reali di S. Lencio. In questo periodo si distinguono anche gli artisti di Genova e quelli siciliani che, fatta eccezione per i siracusani che usano la cera, si ispirano sia per i materiali che per il realismo scenico, alla tradizione napoletana. Sempre nel '700 si diffonde il presepio meccanico o di movimento che ha un illustre predecessore in quello costruito da Hans Schlottheim nel 1588 per Cristiano I di Sassonia.
La diffusione a livello popolare si realizza pienamente nel secolo scorso quando ogni famiglia in occasione del Natale costruisce un presepe riproducendo la Natività secondo i canoni tradizionali con materiali - statuine in gesso o terracotta, carta pesta e altro - forniti da un fiorente artigianato. A Roma le famiglie importanti per censo e ricchezza gareggiavano tra loro nel costruire i presepi più imponenti, ambientati nella stessa città o nella campagna romana, che permettevano di visitare ai concittadini e ai turisti. Famosi quello della famiglia Forti posti sulla sommità della Torre degli Anguillara, o della famiglia Buttarelli in via De' Genovesi riproducente Greccio e la caverna usata da S. Francesco o quello di Padre Bonelli nel Portico della Chiesa dei Santi XII Apostoli, parzialmente meccanico con la ricostruzione del lago di Tiberiade solcato dalle barche e delle città di Gerusalemme e Betlemme.
Oggi dopo l'affievolirsi della tradizione causata anche dall'introduzione dell'albero di Natale, il presepe è tornato a fiorire grazie all'impegno di religiosi e privati che con associazioni come quella degli amici del presepe, Musei tipo il Brembo di Dalmine vicino Bergamo, Mostre, tipica quella dei 100 Presepi nelle Sale del Bramante di Roma, una tra le prime in Italia, rappresentazioni dal vivo come quelle di Rivisondoli in Abruzzo o Revine nel Veneto e soprattutto gli artigiani napoletani e siciliani in special modo, eredi delle scuole presepiali del passato, hanno ricondotto nelle case e nelle piazze d'Italia la Natività e tutti i personaggi della simbologia cristiana.
http://web.tiscali.it/ilpresepe/Storia.htm
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04-12-2008, 13.33.18
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'O presebbio napulitano
è una d''e tradizzione natalizie cchiù bbelle ca s'è tenuta vive pe siecole. 'O primmo presebbio a Napule vene menzionate into nu documiento ca parla 'e 'nu presebbio inta''a Chiesa 'e S. Maria d''o presebbio int'e ll'anne 1025. A Amarfe, accussì dicono 'e varie fonte, int'o ll'anne 1324 esisteva 'na "cappella d''o presebbio d''a casa 'e Alagni".
Johann Wolfgang von Goethe
descrive o presebbio napulitane rinto o 'Viaggie in Italia' ro 1787.
'Chiste è o mumento e parlà e n'atu svago caratteristiche re napulitane, 'o presebbio... Se costruisce nu palchette a forme e capanne, tutte chine r'arbere e pianticelle sempe verde; e là se mette a Maronna, o Bambenielle e tutte e personagge, pure chille suspise e n'aria, vestute suntuosamente pa' festa ... Ma a cosa che dà a tutte quante a note e na grazia 'ncumparabile è o scenarie, addò se 'ncurnicia o Vesuvio cu tutte e dintuorne.'...
Ogge cierte artigiane fanne pure pasture ca rispecchiene persunagge 'e juorne nuoste, e picciò nun s'ha da fa maraveja si se trovene personalità cunusciute
rint' 'e vetrine 'e via San Grigorio Armeno a Napule.
Doppo ‘a criazzione d' 'e pasture, â Pruvenza, ‘a scena po’ cumprennere pure ati perzunagge, pure chille d' 'e mestiere 'e ogge e financo ‘e perzunagge famuse ca vivono ‘o juorno 'e ogge o ca so’ addeventate nu simbulo d’ ‘o paese. A Napule spisso se trovano ncoppo ‘e presebbie pure ‘e pasture ca raffiguranoTotò, Eduardo De Filippo e Massimo Troisi .
Oggi molti pastorai creano anche pastori che rispecchiano le personalità dei nostri tempi, quindi non c'è da meravigliarsi se si trovano personalità conosciuti nelle vetrine della caratteristica via San Gregorio Armeno, nel centro storico di Napoli, che è famosa in tutto il mondo per la produzione artigianale di pastori e presepi. Sono presenti mostre permanenti e negozi artigiani, che permettono di comprare e quindi costruire il presepe personale a proprio piacimento. Inoltre maestri artigiani costruiscono, oltre alle classiche statuette, pastori raffiguranti personaggi moderni, come ad esempio Totò, Pulcinella, Cannavaro, Zidane o... Bassuline, Jervoline e...Berlusconi!
Ultima modifica di Daruma : 04-12-2008 alle ore 13.49.36.
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04-12-2008, 14.26.31
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Citazione:
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Originalmente inviato da Daruma
'O presebbio napulitano
è una d''e tradizzione natalizie cchiù bbelle ca s'è tenuta vive pe siecole. 'O primmo presebbio a Napule vene menzionate into nu documiento ca parla 'e 'nu presebbio inta''a Chiesa 'e S. Maria d''o presebbio int'e ll'anne 1025. A Amarfe, accussì dicono 'e varie fonte, int'o ll'anne 1324 esisteva 'na "cappella d''o presebbio d''a casa 'e Alagni".
Johann Wolfgang von Goethe
descrive o presebbio napulitane rinto o 'Viaggie in Italia' ro 1787.
'Chiste è o mumento e parlà e n'atu svago caratteristiche re napulitane, 'o presebbio... Se costruisce nu palchette a forme e capanne, tutte chine r'arbere e pianticelle sempe verde; e là se mette a Maronna, o Bambenielle e tutte e personagge, pure chille suspise e n'aria, vestute suntuosamente pa' festa ... Ma a cosa che dà a tutte quante a note e na grazia 'ncumparabile è o scenarie, addò se 'ncurnicia o Vesuvio cu tutte e dintuorne.'...
Ogge cierte artigiane fanne pure pasture ca rispecchiene persunagge 'e juorne nuoste, e picciò nun s'ha da fa maraveja si se trovene personalità cunusciute
rint' 'e vetrine 'e via San Grigorio Armeno a Napule.
Doppo ‘a criazzione d' 'e pasture, â Pruvenza, ‘a scena po’ cumprennere pure ati perzunagge, pure chille d' 'e mestiere 'e ogge e financo ‘e perzunagge famuse ca vivono ‘o juorno 'e ogge o ca so’ addeventate nu simbulo d’ ‘o paese. A Napule spisso se trovano ncoppo ‘e presebbie pure ‘e pasture ca raffiguranoTotò, Eduardo De Filippo e Massimo Troisi .
Oggi molti pastorai creano anche pastori che rispecchiano le personalità dei nostri tempi, quindi non c'è da meravigliarsi se si trovano personalità conosciuti nelle vetrine della caratteristica via San Gregorio Armeno, nel centro storico di Napoli, che è famosa in tutto il mondo per la produzione artigianale di pastori e presepi. Sono presenti mostre permanenti e negozi artigiani, che permettono di comprare e quindi costruire il presepe personale a proprio piacimento. Inoltre maestri artigiani costruiscono, oltre alle classiche statuette, pastori raffiguranti personaggi moderni, come ad esempio Totò, Pulcinella, Cannavaro, Zidane o... Bassuline, Jervoline e...Berlusconi!
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bè ilpresepio napoletano è universalmente riconosciuto essere il meglio !
hai detto tutto e più di tutto Darumeo
hai solo dimenticato questo
Citazione:
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Originalmente inviato da ggiu
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Totò
lo sapevi vero ? 
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04-12-2008, 14.42.29
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l'arte presepiale a Napoli
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04-12-2008, 14.54.41
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Tradizioni collegate al presepio
Prima della nascita di Cristo c'era la festa del Fuoco e del Sole, perché in questo periodo c'è il solstizio d'inverno, cioè del giorno più corto dell'anno.
Nella Roma pre-cristiana dal 17 al 24 dicembre si festeggiano i Saturnali in onore di Saturno, dio dell'agricoltura ed è un periodo dove si vive in pace, si scambiano doni, sono abbandonate le divisioni sociali e si fanno sontuosi banchetti. Tra i Celti invece si festeggia il solstizio d'inverno.
Nel 274 dopo Cristo, l'imperatore Aureliano decide che il 25 dicembre si festeggi il Sole. È da quest'origine che risale la tradizione del ceppo natalizio, ceppo che nelle case deve bruciare per dodici giorni consecutivi e deve essere preferibilmente di quercia, perché propiziatorio, e da come brucia si presagisce come sarà il futuro anno. Forse per chiarire questo stato di cose che San Francesco, la notte tra il 24 e il 25 dicembre del 1223, costruisce, con l'aiuto di un gruppo di "poverelli", tra le montagne e le colline della Valle Santa, ricoperte di neve, per la prima volta il Presepe. Immaginate questo gruppo di "poverelli" senza scarpe, addosso solo povere vesti, che portano la parola di Dio e un messaggio di fede e di speranza per i più poveri tra i poveri...
San Francesco soggiorna a lungo a Greccio, con alcuni suoi confratelli, fin dal 1209. Proprio su queste montagne realizza il primo presepe vivente, riproduzione della natività di Betlemme.
Si racconta che il luogo dove sorge il santuario fu scelto per caso, lanciando un tizzone ardente, che ricadde proprio là dove poi fu eretto il santuario. Il lancio del tizzo, ancora oggi è rievocato nel periodo di Natale, durante la rievocazione del presepe vivente allestito da San Francesco.
Il santuario di Greccio é scavato in parte nella roccia, con piccole cellette di pochi metri quadrati, quasi come nidi d'aquile, lontano da tutto e da tutti. Anche quest'anno, la notte di Natale a Greccio si rievocherà la rappresentazione con comparse del paese e delle zone circostanti. A mezzanotte tutte le campane suonano nella valle e quello é il segnale della nascita del Redentore.
Quindi il nostro Natale deriva da tradizioni borghesi del secolo scorso, con simboli e usanze sia d'origine pagana sia cristiana. Il Natale è anticipato dalla vigilia, che dovrebbe essere una giornata di digiuno e di veglia cui ci si prepara ai festeggiamenti delle feste. Nelle case è allestito un presepe, specialmente nei paesi meridionali, o un albero di tradizione più nordica.
I PRESEPI
PRESEPE GIGANTE DI MARCHETTO
Da una tradizione secolare di manifestazioni legate al Natale, nasce nel 1980 il Presepe Gigante allestito nella borgata Marchetto di Mosso, che lo scorso anno è stato visitato da circa Diecimila persone, il Presepe è anche un momento d'incontro tra i centocinquanta abitanti di Marchetto, tutti impegnati a vari livelli nella realizzazione. Il Presepe è allestito nelle vie, nei cortili e negli spazi aperti della borgata situata nel Biellese orientale, a settecentocinquanta metri d'altitudine. Il panorama è aperto verso sud, sulla Valle di Mosso, culla dell'industria laniera biellese, e sulla Pianura Padana. Le luci delle grandi città, di sera, fanno da sfondo al Presepe, mentre le alture dell'Oasi Zegna chiudono lo scenario verso nord. Oltre cento statue a grandezza naturale, di particolare espressività, formano più di venti scene ispirate alla Natività tradizionale, ma anche alla vita e al lavoro della gente.L'insieme della "scena panoramica" (detto in gergo cinematografico) è quasi un museo etnografico che si rinnova ogni anno, fatto d'oggetti, strumenti e angoli caratteristici. Il Presepe Gigante è di fatto immobile, ma i visitatori, con il loro cammino verso la Capanna, lo rendono animato e vivo, confondendosi con le statue. L'effetto è particolarmente evidente nelle ore notturne, quando un'emozionante illuminazione completa l'allestimento.
E' aperto tutti i giorni dalle ore 10 alle 22, a partire dal 14 dicembre e fino al 6 gennaio.
COME LO RACCONTANO I BAMBINI
IL NATALE DEL NONNO: IL MIO TEMPO
Non si usava addobbare le case e nemmeno fare l'albero di Natale. Era molto diffuso l'uso di fare il presepe. Grandi e piccoli andavano alla ricerca di pietre calcaree, perché l'acqua le aveva lavorate e con quelle si faceva la grotta. Intorno alla grotta erano disposte delle piccole casette di cartone fatte in casa. I personaggi erano di terracotta. Per il verde si usava il muschio e dei ramoscelli di sempreverdi. la neve era realizzata con la farina.
GLI ZAMPOGNARI
Si sta perdendo una tradizione molto bella, quella degli Zampognari. Nelle metropoli è difficile sentire una zampogna o vedere uno zampognaro che bussa alla porta e ti suona "Tu scendi dalle stelle". A Napoli, forse esiste ancora quest'usanza, chissà! Gli Zampognari venivano dall'Abruzzo e ogni mattina cominciavano il loro giro molto presto, col buio. La gente li sentiva suonare stando ancora a letto. Iniziavano a diffondere nell'aria le dolci melodie natalizie già per la novena dell'Immacolata e dopo ricomparivano per la novena di Natale. Arrivati a Natale ricevevano un compenso in denaro. Così com'erano comparsi, scomparivano per tornare l'anno dopo.
LA VIGILIA DI NATALE
Il 24 Dicembre, cioè la Vigilia di Natale, la gente rimaneva a digiuno fino alla sera. A pranzo si mangiava: cavolfiori fritti, baccalà condito con olio, aglio e prezzemolo, poche frittelle. La sera si riuniva tutta la famiglia (ora la famiglia non esiste più) e la cena prevedeva: spaghetti con il sugo di pesce, cicoria, insalata, broccoli neri e bieta. Come frutta mandarini e frutta secca. I contadini avevano l'usanza di far appassire qualche grappolo d'uva, perché si diceva che mangiarla portava fortuna.
La notte tra il 24 e il 25 dicembre si andava a messa per ascoltare la cerimonia e attendere la Nascita di Gesù in chiese molto affollate. Luci e atmosfere semplici che a mezzanotte si univano al suono festoso delle campane. Anche i bambini partecipavano, sopratutto per ammirare il presepe preparato in parrocchia.
Il giorno di Natale sulla tavola non doveva mancare il brodo di cappone e pasta fatta in casa. In qualche casa, oltre al brodo, si mangiavano anche le fettuccine con il sugo di carne. Per secondo sulla tavola comparivano il cappone lesso, carne al sugo, i broccoli neri. A fine pranzo cadevano sulla tavola i torroni e i dolci fatti in casa. Sulla tavola erano presenti finocchi, olive e lupini curati in casa; frutta fresca e secca a volontà. Esistevano soltanto generi alimentari e qualche negozio di dolciumi dove si potevano comperare sopratutto i torroni bianchi perché i panettoni e i pandori da noi non c'erano. I dolci li preparavano la nonna e le zie ed erano sopratutto: susamielli e ciambelline al vino.
Nei giorni di festa si giocava a tombola. Intorno ad un gran tavolo, sotto il quale un gran braciere riscaldava l'ambiente, si riunivano grandi e bambini. Ognuno aveva davanti a se una cartella per giocare e per segnare i numeri bisognava prendere i fagioli o i ceci o le bucce d'arancia, che erano posti al centro del tavolo. Si trascorrevano in questo modo interi pomeriggi e tante serate dopo cena.
Mio nonno aveva messo l'usanza, che nell'intervallo tra una tombolata e l'altra, di leggere un libro che noi tutti commentavamo, senza limiti d'età. Con i miei nipoti non posso farlo, non mi ascoltano e mi contestano, dicendo che sono un "affondato nel vecchiume".
Il sei gennaio i bambini ricevevano i regali. La sera prima facevano spegnere il fuoco nel camino, appendevamo le calze al bordo del camino, poi andavamo a dormire ma… nel dormiveglia vedevo sempre quella vecchia con i capelli diritti e il pizzetto alla Vittorio Emanuele Secondo, e non riuscivo a dormire. Qualche bambino era spaventato per quella vecchietta descritta molto severa e che non portava i regali ai bambini cattivi. La Befana metteva nella calza dolci, qualche caramella e i mandarini, a qualche bambino monello metteva carbone vero e cenere. I bambini per la curiosità di vedere cosa c'era nella calza si alzavano molto presto. I più fortunati oltre alla calza ricevevano altri doni.
LA TRADIZIONE E LA STORIA DEL NATALE A NAPOLI
Napoli si prepara offrendo al visitatore una straordinaria mole di luoghi espositivi e tesori d'arte e, tra una passeggiata e un po' di shopping natalizio, invadono via Roma (ex Via Toledo) avviandosi verso il centro storico partendo da piazza del Plebiscito. In questa Piazza,dal 14 dicembre, è protagonista Spiriti di madreperla un'installazione eseguita dalla tedesca Rebecca Horn, dedicata non solo all'oscuro culto dei morti ma anche al fenomeno della luce e del dialogo, tra passato e presente.
Piazza del Plebiscito ospiterà anche la festa di fine d'anno, con uno spettacolo musicale. Il consueto concerto di fuochi d'artificio, simbolo del Capodanno non solo napoletano, si terrà dalle terrazze del Castel dell'Ovo, sul lungomare.
Durante l'attesa si consiglia una visita a Palazzo Reale, che presenta, tra l'altro, il "Presepe napoletano del Banco di Napoli". Sotto il colonnato della Chiesa di San Francesco di Paola, nel periodo festivo si collocano alcuni stand che propongono prodotti artigianali. Nell'adiacente Piazza Trieste e Trento, si può fare una sosta nello storico Caffè Gambrinus e immaginare di vedere seduto, al tavolo nell'angolo a sinistra, Salvatore Di Giacomo, Benedetto Croce, Ferdinando Russo e Scarfoglio che discutono di letteratura… il luogo degli incontri degli intellettuali d'inizio secolo, è rimasto nel ricordo di tutti. La vicina Galleria Umberto I.
Tappa d'obbligo per i turisti d'ogni parte del mondo è San Gregorio che trasuda di tradizione, ed i pastori, come i Presepi, raccontano il lavoro artigianale di generazioni di famiglie napoletane. Chi, tra sugheri, statuine e modelli in cartapesta, desideri trovare addobbi natalizi particolarmente originali potrà fermarsi presso I Fiori di Ferrigno.
C'è grande scelta di dipinti, sculture, maioliche, mobili e libri, ad esempio, nella vicina via Santa Maria di Costantinopoli e nelle vie San Biagio dei Librai e Benedetto Croce, a due passi dalla bella piazza del Gesù, oppure nei negozi d'antiquariato del quartiere Chiaia.
A chi voglia approfittare per andar per musei, si consiglia la visita al Museo Archeologico Nazionale, in Piazza Museo, che per l'ampiezza, l'importanza dei reperti e l'organicità della loro posizione, costituisce uno dei massimi musei archeologici del mondo. Oppure recarsi al complesso monumentale di grande importanza che è il Museo di Capodimonte; o dirigersi verso il Vomero, dove si possono fare piacevoli passeggiate lungo le arterie principali riservate ai pedoni, raggiungere Largo San Martino, e visitare il Museo di San Martino, che ospita una ricca sezione dedicata ai presepi del Settecento e Ottocento.
Ai pastori tradizionali si sono aggiunti: Totò, Massimo Troisi, Umberto Bossi, Massimiliano Rosolino, Lady Diana, i ragazzi del Grande Fratello.
Questi sono solo alcuni dei personaggi, del passato e del presente, che hanno ispirato gli specialisti di pastori che popolano via San Gregorio Armeno. Accanto alle rappresentazioni artistiche della natività e ai tradizionali protagonisti del presepe, si affollano infatti terrecotte con le fattezze di personaggi famosi, attori, politici, sportivi. La parola d'ordine è attualità. Tra le altre novità proposte dall'antica bottega per questo Natale sono Roberto Benigni in versione Pinocchio, il Papa e Renato Carosone, "un omaggio - dice Giuseppe Ferrigno, il papà dei pastori di terracotta esposti a San Gregorio Armeno - ad un grande musicista e napoletano doc".
La diffusione del presepio anche nelle fasce più emarginate ebbe inevitabili riflessi sulla produzione. Accanto agli artisti che producevano per i signori e per i luoghi della fede, si moltiplicarono semplici artigiani impegnati a rifornire il popolo minuto.
Capofila della schiera degli artisti fu Giuseppe Sanmartino, il più grande scultore napoletano del Settecento ricordato specialmente per il Cristo Velato della Cappella Sansevero e per le tante leggende ad esso correlate. Nella sua scia avanzarono artisti di notevole talento quali: Francesco Celebrano, Domenico Antonio Vaccaro e altri. La richiesta era tanta che tutta la Napoli artigianale s'impegnò nella produzione di presepi toccando alte vette di specializzazione.
Il presepio fu anche una galleria di ritratti della nobiltà e della borghesia, giacché molti artisti, a cominciare dal Sanmartino, diedero ad alcune figure le sembianze dei loro mecenati. Il declino del presepe coincise con il tragico fallimento della Repubblica napoletana del 1799. Il rilancio fu avviato da Ferdinando II, ma gli artigiani non erano più quelli di una volta.
Oggi San Gregorio Armeno ha riconquistato la sua tradizione, anche perché molti giovani si sono accostati all'antica arte. Le tecniche sono quelle di una volta, ma sono cambiati i sistemi di propaganda. Il presepe continua ad essere un giudice infallibile dell'affetto dei napoletani: soltanto chi è molto amato, come Totò, Eduardo, Massimo Troisi, ha diritto di comparire accanto a Razzullo e Sarchiapone, a Benino, ai musicanti. Però c'è anche un ammiccamento a sentimenti diffusi… Ecco che negli ultimi anni sono apparse statuine di terracotta che raffigurano Madre Teresa di Calcutta e di Lady Diana, perfino dello stilista Versace; niente da scandalizzarsi, il presepe tollera tutto.
I DOLCI CHE ORNANO LA TAVOLA A NAPOLI
Per parlarvi di dolci mi rifugio nella scuola paterna, e ripercorro con la memoria i ricordi affinché sia certo di raccontarvi cose esatte.
Le preparazioni natalizie campane sono legate alla rinomata tradizione pasticciera napoletana: roccocò, susamielli, zeppole e struffoli tutto questo ci riconduce al periodo dell'avvento, a lunghe serate in casa, al gioco della tombola.
Il profumo delle zeppole fritte, che durante la fase della preparazione impregna tutti gli abiti, le finestre chiuse, il vapore acqueo che si forma sui vetri, e l'odore che ci si porta dietro lasciando scie d'aromi irresistibili. In famiglia la nonna ha sempre sostenuto che quando si preparano le zeppole non bisogna farsi vedere né far sentire l'odore alla gente invidiosa: finirebbero con lo scoppiare.
Le zeppole (mi sono portato appresso quello che ho visto fare alla nonna e alla zie, proponendolo a mia moglie napoletana (perché sono diverse), la tradizione sannita. Le zeppole fritte sono preparate con una pasta a base di farina acqua e lievito, una volta che la pasta ha raggiunto la massima lievitazione, si prende facendole in due forme, rotonde con le alici, lunghe semplici. Se la farina è impastata a dovere, si mantengono morbide fino alla befane e sostituiscono il pane non i dolci.
IN GERMANIA
Una delle tradizioni piú antiche per celebrare il periodo d'Avvento in Germania sono i mercatini di Natale Weihnachtsmarkt oppure Christkindlmarkt Mercato del Gesù Bambino. Nel mese di dicembre se ne può trovare uno in ogni città tedesca. Anche se il loro carattere varia : dal mega-mercatone come quello di Stoccarda ai quattro chioschetti in legno coperte di rami d'abete che si trovano nei paesi più piccoli. L'atmosfera un po' ottocentesca di questi mercatini è comunque unica: tra suoni di trombone, abeti illuminati e bancarelle decorate si trova una vasta gamma di prodotti artigianali. Prima di tutto un'infinità di cose e cosette per decorare la casa l'albero di Natale, ma anche giocatoli, abbigliamento e mille altre cose utili e meno. Poi, dolciumi a tonnellate, dal marzapane al panpepato, insomma c'è proprio di tutto per rovinarsi lo stomaco. E non si torna a casa senza aver gustato un Wurstel con un bicchiere di vin brulé. E' impossibile elencare tutti i migliaia di mercatini di Natale in Germania. Mi limito quindi a presentare alcuni che a me personalmente sono piaciuti di più e che a mio parere valgono veramente un viaggio.
IN POLONIA
II Natale è, assieme alla Pasqua, la più importante festa del calendario polacco. Alla Vigilia nelle abitazioni è posto un abete addobbato con palle di vetro colorato, giocattoli di carta e dolci. È un'usanza giunta dall'occidente verso la metà del Diciannovesimo secolo. Spesso viene appeso anche del vischio al soffitto. Nei villaggi subcarpatici sull'ingresso delle case vengono appesi piccoli abeti decorati mentre sul soffitto della stanza principale si appende un globo fatto d'ostie colorate. In molte case la sera della vigilia si pone del fieno sotto la tovaglia. Alla fine della cena se ne estrae a caso uno stelo. Se è lungo lascia prevedere una lunga vita, se è biforcuto o ritorto la vita sarà interessante ma complicata. In questa stessa sera si possono conoscere molte cose sul proprio futuro. Ancor oggi è viva la credenza che quello che avviene la sera della vigilia si ripeterà per tutto l'anno.
A ricordo della cometa natalizia di cui parlano i Vangeli il cenone della vigilia inizia quando nel cielo appare la prima stella. Prima di mettersi a tavola tutti i familiari si scambiano gli auguri con la cerimonia della partizione dell'ostia. E' il momento più importante ed elevato della vigilia e simboleggia il sacrificio reciproco, il donarsi gli uni agli altri e ricorda che anche l'ultimo pezzo di pane va condiviso con il prossimo. E' un atto che avvicina chi è distante, accomuna i morti ai vivi e porta pace tra coloro che sono in lite.
Lasciare un posto libero a tavola è un'usanza molto conosciuta e diffusa in tutta la Polonia. E' un voler esprimere un grato ricordo dei nostri cari che non possono trascorrere la festa con noi. Serve anche a ricordare un defunto della famiglia o anche tutti i familiari che ci hanno lasciato. Ancora molto diffusa in campagna è l'usanza di sistemare un fascio di grano in un angolo della stanza. Sedendosi a tavola il capo famiglia inizia a leggere il frammento del vangelo di Luca che racconta la nascita di Gesù: "In quei giorni uscì un editto di Cesare Augusto che ordinava il censimento quando Quirino era governatore della Siria...".
Il cenone tradizionale della vigilia si compone di dodici diverse portate che differiscono a seconda della regione. Fra i piatti più diffusi sono la minestra di barbabietole rosse con i cappelletti, la gelatina di succo di frutta. Vengono serviti pesci lessati, zuppa di funghi o di pesce, agnolotti con cavoli, frittelle, riso con prugne, fagioli a molte altre portate ma sempre di magro. Dopo aver consumato il pasto l'uso più frequente è la distribuzione dei regali da parte di San Nicola. Ancora molto viva è l'usanza di cantare melodie natalizie prima di avviarsi alla Pasterka, la messa di mezzanotte che in alcune zone di montagna ha ancora un fascino indimenticabile. Si inizia con il canto Dio nasce.
Nel passato era difficile immaginare la festa del Natale senza coloro che andavano per le case a cantare le pastorali, canti natalizi in cui i pastori hanno un ruolo d'estrema importanza. Oggi questa usanza va scomparendo anche se in alcune regioni è una tradizione ancora molto seguita. La tradizione più diffusa è quella di andare in giro a cantare le pastorali per le case portando una stella ed un piccolo presepe. La stella è grande, fatta di carta colorata montata su un telaio di stecche di legno, illuminata da una candela, con all'interno una natività. Spesso la stella ruota su un setaccio circolare. Per lo più sono i bambini che vanno a cantare le pastorali porgendo gli auguri di Natale, di salute, di benessere, di buon raccolto.
IN RUSSIA
Il Natale ortodosso si celebra il 7 gennaio, nove mesi dopo l'Annunciazione a Maria Vergine. La festa di Natale é la più importante dell'anno, dopo la Pasqua. Prima del Natale c'é un periodo di preghiera alternato dal digiuno per quaranta giorni, iniziato il 27 novembre. Il digiuno naturalmente non é assoluto, si raccomanda di mangiare di magro nei giorni di mercoledì e di venerdì. Di norma si consuma il pesce in quei giorni. Il digiuno si chiama Socelnik, per via del cibo socivo, che consiste in grano lesso e frutti. L'unico cibo previsto in quella giornata. Il digiuno dura fino a quando non compare in cielo la prima stella. In genere però per la conclusione del periodo di digiuno si aspetta che dopo la liturgia venga intonato l'inno di Natale Rozhdiestvo Tvoe, Xriste Bozhe nasce. In quel momento al centro della chiesa viene portata l'icona del Natale. Con essa un cero, che simboleggia la stella cometa di Betlemme. Finché non compare questo simbolo, il digiuno non si interrompe.
La chiesa viene addobbata per le feste. La casa anche si riempie di decorazioni, soprattutto si fa l'albero, elka. Per la verità questo avviene nelle case dove l'albero é considerato un simbolo del Natale. Nelle altre l'albero si fa per l'anno nuovo, novogodnaia elka. Sulla cima dell'albero si mette una stella, come la nostra cometa sul presepe. In molti casi si usano anche ghirlande con pesci, pecore...tutti simboli della tradizione cristiana, che ancora oggi ritroviamo nella catacombe cristiane di Roma.
L'ALBERO DI NATALE
L'usanza dell'albero di Natale sembra una tradizione giovane, invece, è antica e viene fatta risalire ai riti pagani del ceppo, bruciato a partire dal solstizio invernale. Questo ceppo doveva essere scelto tra i migliori ed essere preferibilmente di quercia, che simboleggia la forza e la solidità, e veniva arso davanti alla famiglia al completo. Simbolicamente si brucia il passato, e si colgono i segni del prossimo futuro: le scintille che salgono nella cappa simboleggiano il ritorno dei giorni lunghi, i doni sono simbolo d'abbondanza, la cenere, raccolta, viene sparsa nei campi per sperare in abbondanti raccolti. Tutti questi simboli sono nel nostro albero di natale e le nelle nostre vie: le luci e le luminarie sono le scintille del falò, le palle e le decorazioni sono speranze di prosperità, l'abete sempreverde la speranza di rinascita, i fili d'oro e d'argento i capelli delle fate. La tradizione pagana e cristiana si è fusa: la luce allunga sempre più le giornate e Gesù nasce per salvare il mondo. Nel mondo contadino i festeggiamenti si protraggono fino all'epifania: sono dodici giorni, durante i quali le giornate iniziano lentamente ad allungarsi. Però anche nella tradizione cristiana troviamo l'albero: l'abete era l'Albero Cosmico, cioè la manifestazione divina del cosmo. Poi viene identificato in Gesù e nella sua luce: l'illuminazione dell'albero è l'illuminazione di Cristo sull'umanità, mentre i frutti, i doni, le decorazioni simboleggiano la sua generosità verso di noi.
I FIORI DA REGALARE A NATALE
Il vischio è la pianta natalizia per antonomasia riconosciuta come pianta di buon augurio: è una panacea contro tutti i mali, perché non possiede legami con la terra. E' l'incarnazione dello spirito vitale e quindi protettivo. Già Virgilio nell'Eneide lo cita per le sue virtù magiche.
Il biancospino: germoglia nei giorni di Natale e fiorisce a Pasqua e si fa risalire al biancospino di Glastonbury, cioè al bastone di Giuseppe d'Arimatea che aveva piantato con le sue mani.
Il ginepro: la leggenda narra che Maria, in fuga dai soldati di Erode, trovò rifugio e nascondiglio fra i propri rami. E da quel legno si sarebbe anche fatta la croce di Gesù. Tra le sue virtù, si sosteneva che fosse una pianta che teneva lontano i rettili, e a curarne il morso, che la tradizione cristiana interpretò come un potere di purificazione dei peccati.
Agrifoglio e il pungitopo: sono dei portafortuna, la tradizione cristiana vede nelle sue foglie dure e con le spine il simbolo di forza e di difesa contro i mali, e nelle sue bacche la luce di natale, sono simbolo di allegria e di buon auspicio: auspici di fecondità e di abbondanza per il ciclo dell'anno che sta iniziando.
Arancia: frutto dell'inverno, solare, l'arancia raffigura il Natale a tavola per il suo splendore e per la speranza.
Melagrana: il suo significato si riferisce al mondo agreste, simboleggia la rigenerazione della terra, mentre per Cristo indica la resurrezione, infatti viene spesso dipinto con una melagrana in mano.
http://www.letteratour.it/altro/a01natale03.htm
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04-12-2008, 15.35.13
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saturnali
I Saturnali erano un'antica festività della religione romana dedicata all'insediamento nel tempio del dio Saturno e alla mitica età dell'oro; si svolgevano dal 17 al 23 dicembre, come stabilito da Domiziano.
I saturnali avevano inizio con grandi banchetti, sacrifici, a volte orge; i partecipanti usavano scambiarsi l'augurio io Saturnalia, accompagnato da doni simbolici.
Durante questi festeggiamenti era sovvertito l'ordine sociale: gli schiavi potevano considerarsi temporaneamente degli uomini liberi, e come questi potevano comportarsi; veniva eletto, tramite estrazione a sorte, un princeps -una sorta di caricatura della classe nobile- a cui veniva assegnato ogni potere. In realtà la connotazione religiosa della festa prevaleva su quella sociale e di "classe". Il "princeps" era in genere vestito con una buffa maschera e colori sgargianti tra i quali prevaleva il rosso (colore degli dei) e poteva ricordare il nostro Babbo Natale.
Era la personificazione di una divinità inferica, da identificare di volta in volta con Saturno o Plutone, preposta alla custodia delle anime dei defunti, ma anche protettrice delle campagne e dei raccolti.
In epoca romana si credeva che tali divinità, uscite dalle profondità del suolo, vagassero in corteo per tutto il periodo invernale, quando cioè la terra riposava ed era incolta a causa delle condizioni atmosferiche. Dovevano quindi essere placate con l'offerta di doni e di feste in loro onore nonché indotte a ritornare nell'aldilà, dove avrebbero favorito i raccolti della stagione estiva.
Si trattava insomma di una sorta di lunga "sfilata di carnevale" (perché a tale festa sono riconducibili i saturnalia e tutti i riti agrari successivi).
L'equivalente greco del dio romano Saturno era Cronos. Esisteva una variante al mito che vedeva in Saturno il dio di una mitica Età dell' Oro. Scacciato da Giove si diceva avesse spostato il suo regno in un luogo che, Greci prima e Romani poi, chiamavano "Isole beate".
http://it.wikipedia.org/wiki/Saturnali
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04-12-2008, 15.44.18
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04-12-2008, 16.11.24
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Interno Palazzo Corvaja
I presepi
La tradizione del presepe domestico è ancora oggi molto diffusa in sicilia.
Questo perchè il natale è la ricorrenza religiosa più sentita dal popolo siciliano.
A partire dal 1600 si diffuse l'usanza di tenere in casa il presepe entro una teca in legno e vetro chiamata "scaffarrata" o "scarabattola".
Questi presepi non erano esposti solo durante le festività natalizie ma tutto l'anno.
I personaggi sono in terracotta o cera dipinta, mentre le ambientazioni sono in legno, cartapesta, sughero e muschio. Spesso si usavano fondali scenografici dipinti su fogli di carta.
I presepi esposti in questa sala risalgono al diciottesimo e al diciannovesimo secolo.
Nel 1800 Caltagirone diviene centro di produzione di presepi e di personaggi, realizzati in terracotta àcroma e dipinta.
Taormina PIT 13 © - powered by Software Research
http://images.google.it/imgres?imgur...%3Dit%26sa%3DN
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04-12-2008, 16.25.05
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Ultima modifica di Juliet : 04-12-2008 alle ore 19.57.58.
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04-12-2008, 16.29.57
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presepi di carta
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04-12-2008, 17.39.41
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a Moggio Udinese
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04-12-2008, 18.10.18
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presepio napoletano
il Presepio è esposto alla mostra di diorami nella Chiesa Vecchia di Ponte San Pietro,
visitabile ogni anno nel periodo natalizio.
Diorami presepistici
Per diorama si intende un modello tridimensionale, in scala, della realtà.
Viene utilizzato nel modellismo e per ricreare ambienti di interesse naturalistico o storico nei Musei.
In campo presepistico un diorama è costituito da una scena costruita in prospettiva, per dare l’illusione di uno spazio più ampio e profondo, racchiusa in una cassa che, opportunamente arrotondata e dipinta, funge anche da cielo oltre che da contenitore.
Su una parete della cassa vi è un’apertura, chiusa da vetro, da cui è possibile osservare il presepio in essa contenuto: un diorama in prospettiva infatti non può essere visto da qualsiasi lato, poiché cambiando il punto di vista la scena non avrebbe più la giusta prospettiva.
Nei diorami non vengono rappresentati solo dei Presepi, cioè ricostruzioni della Nascita di Gesù, ma anche altri episodi del Nuovo Testamento, come l’Annunciazione, la visita a S. Elisabetta, la ricerca dell’alloggio, l’annuncio ai pastori, la visita dei Re Magi, la fuga in Egitto…
http://images.google.it/imgres?imgur...NV_it%26sa%3DN
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04-12-2008, 19.51.36
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presepio napoletano
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04-12-2008, 19.55.38
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Nel '700 il presepio napoletano visse la sua stagione d'oro. Uscì dalle chiese dove era stato oggetto di devozione religiosa, per entrare nelle case dell'aristocrazia e divenire oggetto di un culto ben più frivolo e mondano.
Il presepe assume una sua configurazione ben precisa: le figure sono realizzate con manichini in filo metallico ricoperto di stoppa, le teste e gli arti sono in legno dipinto, che poi sarà gradualmente sostituito dalla terracotta policroma.
Il re Carlo III aveva una vera passione da partecipare personalmente e coinvolgere famiglia e corte nella realizzazione e vestizione di pastori e nel montaggio dell'enorme presepe del palazzo reale. Salito al trono di Spagna, portò un grandissimo presepe e artigiani e diede così inizio anche in Spagna ad una tradizione d'arte presepiale.
http://images.google.it/imgres?imgur...NV_it%26sa%3DN
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04-12-2008, 20.27.19
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Citazione:
Daruma:
Oggi molti pastorai creano anche pastori che rispecchiano le personalità dei nostri tempi, quindi non c'è da meravigliarsi se si trovano personalità conosciuti nelle vetrine della caratteristica via San Gregorio Armeno, nel centro storico di Napoli, che è famosa in tutto il mondo per la produzione artigianale di pastori e presepi. Sono presenti mostre permanenti e negozi artigiani, che permettono di comprare e quindi costruire il presepe personale a proprio piacimento. Inoltre maestri artigiani costruiscono, oltre alle classiche statuette, pastori raffiguranti personaggi moderni, come ad esempio Totò, Pulcinella, Cannavaro, Zidane o... Bassuline, Jervoline e...Berlusconi!
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ANTONIO DE LORENZO
NAPOLI
4.12.008
Chiuso per protesta. Alla faccia dei turisti di mezzo mondo pronti a riversarsi nei vicoli di San Gregorio Armeno, cuore della tradizione del presepe napoletana. Chiuse le bancarelle, saracinesche delle botteghe abbassate. E la protesta dei commercianti - abusivi - che contestano l’ordinanza del sindaco che prevede l’abbattimento delle baracche senza autorizzazioni. Per solidarietà, o per timore, hanno aderito anche gli artigiani in regola.
La tensione è salita la mattina presto, quando un centinaio di vigili urbani si sono presentati nei Decumani per «tutelare l’arte presepiale, uno dei valori della città», spiega l’assessore alla Legalità del Comune di Napoli, Luigi Scotti. Una decisione che, invece, non è andata giù agli ambulanti della zona che hanno risposto al blitz con una serrata. Incatenati ai box abusivi e armati di benzina: un muro umano per evitare di perdere il proprio «punto vendita». «Da generazioni - ha spiegato un portavoce dei venditori ambulanti - allestiamo il mercatino di Natale pagando regolarmente al Comune la tassa per l'occupazione del suolo. Quest’anno, nonostante nostre sollecitazioni, le istituzioni non hanno consentito il rinnovo del permesso. Ma chi ci amministra deve capire che da queste bancarelle, da quanto vendiamo in questi pochi giorni, dipende l’economia e la sopravvivenza di decine di famiglie».
La resistenza è durata per tutta la mattinata. In rinforzo anche una nutrita pattuglia di bambini e donne con cartelloni di protesta. I manifestanti hanno poi lasciato le trincee permettendo ai vigili di smantellare tutto. Ma non si sono arresi. Hanno marciato verso Palazzo San Giacomo, sede del Comune, per ottenere udienza. Accompagnati da Antonio Esposito, presidente dell’Associazione artigianato presepiale, sono stati ricevuti dall’assessore Scotti, e dai rappresentanti dei cinque assessorati competenti sulla fiera natalizia.
Il problema non è da poco: secondo l’ultimo censimento solo 75 commercianti di pastori su 114 hanno le autorizzazioni. L’amministrazione ha fatto un passo verso gli artigiani. Entro 24 ore infatti, l'Associazione di artigianato presepiale, organizzatrice della fiera, fornirà un elaborato grafico con nomi e cognomi per consentire, al Servizio Commercio su Aree Pubbliche, di rilasciare le autorizzazioni agli operatori che ne hanno diritto. Gli artigiani, però, si stanno organizzando: «Abbiamo costituito un consorzio - spiega Marco Ferrigno, maestro pastoraio e tra i più attivi promotori dell’iniziativa -, con cui dal 2009 tuteleremo il pastore doc, come si fa con la pizza e la mozzarella, e garantiremo il rispetto delle regole». Del consorzio fanno parte le botteghe storiche, come quelle dei Di Virgilio e dei Capuano («Tutelerà e diffonderà l’immagine di Napoli nel mondo, il nostro centro storico farà invidia a Firenze»), ma qualcuno è scettico. «C’è bisogno di ben altro - commenta Giuseppe Cesarini - e invece pare che ai nostri amministratori interessi solo il senso unico pedonale. Ma questo non è un museo».
Ma questi sono solo assaggi dell’operazione legalità che scatterà questo fine settimana. Agenti in borghese contro i borseggi, di vigili urbani per controllare le tariffe dei taxi, lotta agli ambulanti e l’accattonaggio minorile. «Il borgo ha bisogno di riorganizzazione degli spazi - ha spiegato uno degli artigiani -, ma perché farlo con i manganelli a pochi giorni dal ponte dell’Immacolata, quando vendiamo di più?».
http://www.lastampa.it/redazione/cms...8809girata.asp
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04-12-2008, 20.34.58
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04-12-2008, 20.40.20
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Ogni vero napoletano a Natale fa il presepio. E' un'usanza antichissima e, come tante tradizioni partenopee, non ha origine certa, un aneddoto di riferimento, una partitura rigida. Si fa e basta, e ciascuno si può dilettarsi ed esprimersi in libertà. Forse è proprio per questo che noi napoletani siamo così affezionati a questa rappresentazione: non c'è un presepio uguale all'altro!
Certo delle regole da rispettare ci sono, ma si tratta pur sempre di una "recita a soggetto", di una composizione complessa di vari materiali semplici, di piccoli meccanismi inventati al momento, fatti per incantare e non per durare.
I pastori: questa è la scelta difficile, fatta di equilibrismo tra i soldi disponibili e i desideri dell'immaginazione. Il solito dilemma napoletano! Poche risorse, ma tanta necessità di disporne. Così fantasia ed immaginazione scendono con il misero borsellino nella strada di Napoli dove è sempre Natale.
È San Gregorio Armeno. Percorrerla richiede pazienza: la velocità è quella di chi, su di un autobus affollato, si accorge improvvisamente di dover scendere alla prossima fermata. Permesso, permesso! Lì stanno le botteghe artigiane, le bancarelle colorate. Lì, soprattutto, ci sta il pezzo mancante del vostro presepio.
Il canovaccio prevede, oltre ai pastori, almeno una fontana con l'acqua, una bottega, ogni tipo di animali, e naturalmente il forno con il fuoco pronto ad accogliere le pizze, i re magi ... ma puoi scegliere anche statuine di personaggi contemporanei.
L'importanza del presepio per Napoli è dimostrata dal fatto che tra il Sei e il Settecento i maggiori scultori si cimentarono nella creazione dei pastori, del Bambinello e degli altri personaggi della rappresentazione. I più belli, scenografici e dettagliati sono addirittura esposti nel Museo di San Martino.
http://images.google.it/imgres?imgur...%3Dit%26sa%3DN
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06-12-2008, 13.53.21
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Presepe Napoletano
"la Scarabattola" dei Fratelli Scuotto.
Scultura, tradizione e arte presepiale.
Si vuole dimostrare che Napoli si rinnova rispettando la tradizione forte del Presepe; infatti le opere raffigurano anche famosi quadri che con questa tecnica assumono un nuovo valore tridimensionale.
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08-12-2008, 12.27.09
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scena di un mercato- o' puost
Opera presentata alla Mostra di Presepistica - Benevento.
Scenografia in legno e sughero dipinto
Figure in terracotta policroma con occhi di vetro, accessori in cera.
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08-12-2008, 12.39.39
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presepio napoletano tra il sacro e il profano
tra il sacro ed il profano
tutta la teatralità napoletana tipica del presepio del diciottesimo secolo con una serie infinita di comparse, di figure per la maggior parte intagliate nel legno, con teste, mani e piedi in terracotta, di animali e di una varietà di suppellettili (vestiti, gioielli, arredi, finimenti ecc.).
La peculiarità del presepe napoletano settecentesco è la felice convivenza dell’elemento profano accanto a quello sacro. Questi due fattori, apparentemente contrastati, diventano estremamente complementari nella creazione scenica.
L’aspetto devozionale religioso si esplicita nella rappresentazione della Nascita di Gesù e, dunque, nella lunga processione d’ogni sorta di gente che si muove in adorazione verso la grotta ossia verso la scena dell’annuncio.
Tutt'intorno, invece, si sviluppano le scene di vita godereccia, che sono per l'appunto profane.
I due momenti antitetici, tuttavia, si legano nella narrazione storica, secondo la quale San Giuseppe e la Madonna, in cerca di riparo, furono respinti dall'osteria e dovettero vagare alla ricerca di un rifugio occasionale alternativo. Sin dalla realizzazione dei primi presepi, la scena della natività fu, infatti, riprodotta all'interno di una grotta trasformata più tardi nella mangiatoia di una umilissima stalla. In seguito, forse nel tentativo di sottolineare il trionfo della religione cristiana sul paganesimo, la Sacra Famiglia fu alloggiata tra le rovine di un antico tempio classico.
L’importanza di questo presepio è di aver riunito sicuramente in molti anni la spettacolarità della rappresentazione considerando la funzione stessa dettata dalla tradizione popolare. In opposizione al sacro infatti emerge il trionfo dei vizi trasposto in scena con gruppi di uomini intenti a giocare a carte o a fare baldoria attorno al tavolo, mentre l'oste e la formosa ostessa, presentata sempre in abiti scollati, servono loro cibi e vini di ogni genere, spesso in compagnia di suonatori di mandolino.
In entrambi i casi, tuttavia, i protagonisti sono sempre e comunque uomini comuni, umili rappresentanti della vita quotidiana del '700, ciascuno titratto mentre divaga, oppure mentre svolge il proprio mestiere.
Il dualismo sacro-profano si risolve in maniera armonica nella riproduzione di uno spaccato della Napoli settecentesca dove l'elemento religioso, presentato a volte anche in maniera asettica come accade in alcuni paesi dell'Europa del nord, finisce con l'essere travolto e coinvolto dalla genuina e folcloristica passionalità del popolo meridionale che aggiunge calore e umanità a tutta l'atmosfera presepiale.
http://images.google.it/imgres?imgur...IT231%26sa%3DN
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08-12-2008, 15.34.43
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pezzi presepiali napoletani
La moltitudine di pezzi presepiali diversi documenta la produzione sette-ottocentesca di insigni artisti che ritraggono aspetti diversi, in una dimensione idilliaca e incantata, di una città
Napoli del '700
che era un crocevia di popoli, culture e mercanzie; nature morte ispirate alla pittura napoletana del Seicento;
tessuti, abbigliamento e monili estremamente accurati e realistici nella cura del dettaglio opulento; abbondanza di generi alimentari che rispecchiano quanto di meglio i mercati potevano offrire, se non proprio quanto compariva sulle misere tavole del popolo; ricca particolareggiata varietà di animali domestici ed esotici; dovunque scenografie pittoresche e coreografiche in un tripudio di colori e splendori che dovevano dar vita all'immaginario collettivo, lontano dalla realt� del miserevole quotidiano.
In quella che era la cucina dei monaci della Certosa, allestita come monumentale grotta artificiale, si trova dunque il presepe creato da Michele Cuciniello, patriota, artista e commediografo, che nel 1877 dona al Museo la propria imponente collezione di personaggi, animali e accessori del complesso presepiale.
Al progetto e all'esecuzione dello splendido apparato scenico concorsero Luigi Farina, nel 1879 coautore materiale del presepe, che in fondo al paesaggio roccioso appose la sua firma; lo scenografo Luigi Masi, che idea l'illuminazione e il profondo cielo di sfondo; e l'architetto Fausto Nicolini, che concepisce l'impianto presepiale.
Un successivo apporto fondamentale è rappresentato dalla collezione di Pasquale Perrone, donata nel 1971, che accoglie gli innumerevoli pezzi raccolti dai suoi avi sin dall'inizio dell'Ottocento.
Sono composizioni in teche che rappresentano la Natività come pure ambientazioni di vita popolana di fantasia, alle quali si affianca una moltitudine di figure esotiche opulente, nelle quali è possibile riconoscere le diverse etnie.
http://images.google.it/imgres?imgur...NV_it%26sa%3DN
Ultima modifica di Juliet : 08-12-2008 alle ore 16.00.48.
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08-12-2008, 15.57.34
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impianto presepiale
Citazione:
Juliet La moltitudine di pezzi presepiali diversi documenta la produzione sette-ottocentesca di insigni artisti che ritraggono aspetti diversi, in una dimensione idilliaca e incantata, di una città

Napoli del '700
che era un crocevia di popoli, culture
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l'antica chiesa di S.VItale a Fuorigrotta in una foto della II metà dell'Ottocento.In questa chiesa fu sepolto nel 1837
Giacomo Leopardi
le sue spoglie non furono gettate in una fossa comune - come le severe norme igieniche richiedevano a causa del colera che colpiva ancora la città - ma inumate nell'atrio della chiesa di San Vitale, sulla via di Pozzuoli presso Fuorigrotta. Nel 1939 la sua tomba, spostata al Parco Vergiliano a Piedigrotta (altrimenti detto Parco della tomba di Virgilio) nel quartiere Mergellina, fu dichiarata monumento nazionale.
http://images.google.it/imgres?imgur...NV_it%26sa%3DN e(wiki)
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08-12-2008, 20.09.45
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Presepe napoletano del 700
Simbologia del presepe napoletano
Si può attribuire un significato particolare a ciascun personaggio del presepe , anceh ai singoli elementi
Benino: Questa figura è un riferimento a quanto affermato nelle Sacre Scritture: “E gli angeli diedero l’annunzio ai pastori dormienti”. Il risveglio è considerato inoltre come rinascita. Infine Benino, nella tradizione napoletana, è anche colui che sogna il presepe.
Il vinaio e Cicci Bacco: c’è la figura di Cicci Bacco, retaggio delle antiche divinità pagane, dio del vino, che si presenta spesso davanti alla cantina con un fiasco in mano.
Il pescatore: è simbolicamente il pescatore di anime. Il pesce fu il primo simbolo dei cristiani perseguitati dall’Impero Romano. Infatti l’aniconismo, cioè il divieto di raffigurare Dio, applicato fino al III secolo, comportò la necessità di usare dei simboli per alludere alla Divinità.
I due compari: i due compari, zi’ Vicienzo e zi’ Pascale, sono la personificazione del Carnevale e della Morte. Infatti al cimitero delle Fontanelle in Napoli si mostrava un cranio indicato come “A Capa ‘e zi’ Pascale” al quale si attribuivano poteri profetici, tanto che le persone lo interpellavano per chiedere consigli sui numeri da giocare al lotto.
I re magi: Rappresentano il viaggio notturno della stella cometa che si congiunge con la nascita del nuovo “sole-bambino”. In questo senso va interpretata la tradizione cristiana secondo la quale essi si mossero da oriente, che è il punto di partenza del sole, come è chiaro anche dall’immagine del crepuscolo che si scorge tra le volte degli edifici arabi. In origine rappresentati in groppa a tre diversi animali, il cavallo, il dromedario e l’elefante che rappresentano rispettivamente l’Europa, l’Africa e l’Asia. La parola magi è il plurale di mago, ma per evitare ambiguità si usa dire magio. Si trattava di sapienti con poteri regali e sacerdotali. la tradizione ha fissato a tre, il numero dei Magi in base ai loro doni, oro, incenso, mirra, cui è stato poi assegnato un significato simbolico. Le soluzioni estetiche adottate per il posizionamento dei Magi sulla scena sono molteplici, spesso originali ma tutte artisticamente valide
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09-12-2008, 21.24.35
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e nel presepio napoletano, quello profano ovvio, è entrata anche Michela
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09-12-2008, 21.31.52
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ecco, l'ho trovato !
era da mo' che lo cercavo ...
a chi assomiglia ??
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10-12-2008, 10.37.49
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Presepe horror in mostra alla Reggia di Caserta
Da venerdì dodici nuovi personaggi, creati dalla fantasia dei Fratelli Scuotto, saranno esposti alla Reggia di Caserta per la mostra. "Personaggi di terrore, demoniaci & magico-religiosi della tradizione natalizia meridionale".
Il Bel Pescatore, Nicola, la misteriosa teoria dei monaci, il Giocatore di carte che sfidò demonio, la Zingara, la bellissima Sirena che emerge da acque misteriose, il Lupo Mannaro, l’osceno Paperazzo e la Monaca con in mano la testa mozza dell’amante. "Sono tutte alte circa trentacinque centimetri - spiegano i fratelli Scuotto - realizzate come tutti gli altri nostri pastori, con la tecnica del 1700, da noi studiata con pazienza e passione, per poi reinventare soggetti, gesti, storie, con la nostra sensibilità giovani artisti contemporanei.
Figure presepiali che abbiamo creato ispirandoci ai racconti del maestro Roberto De Simone", raccontano gli artigiani, orgogliosi di "un’amicizia che ci ha permesso di conoscere una persona tanto eccezionale, un maestro che con i suoi racconti e con la sua cultura profondissima, e sempre per indivisa con noi con tanta semplicità ci ha aiutati a creare questi i nostri personaggi senza mai condizionarci, consigliandoci ed incoraggiandoci quando temevamo di essere troppo trasgressivi con le nostre invenzioni.
Soltanto nel giorno dell’inaugurazione, sarà la mostra arricchita dalla proiezione del corto "Essere o non essere, non è problema?", regia di Mario Gelardi, con le "guarattelle" realizzate da La Scarabattola e animate da Bruno Leone.
(08 dicembre 2008)
http://napoli.repubblica.it/dettagli...aserta/1558574
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10-12-2008, 10.39.48
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10-12-2008, 12.52.41
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Il presepe romano
IL PRESEPE ROMANO:
La prima testimonianza in assoluto dell'arte presepiale a Roma, si ha con le statue di legno scolpite nel 1289 da Arnolfo Di Cambio e conservate nella cripta della Cappella Sistina della Basilica di Santa Maria Maggiore. Successivamente sono le cronache del frate francescano Juan Francisco Nuno ad informare, nel 1581, sull'uso ormai da tempo diffuso a Roma, di allestire presepi in monasteri e luoghi di culto ed in particolare nella Chiesa dell'Aracoeli dove era specialmente venerata la statua del Bambinello che si dice opera di un frate francescano che l'aveva intagliata in un tronco di ulivo del Getsemani, trafugata il 1° febbraio del 1994 e non più ritrovata. Nel '600 la nobiltà romana inizia ad esporre presepi nei propri palazzi, opere sontuose in linea con lo stile barocco dell'epoca, commissionate ad artisti famosi come il Bernini del quale si ricorda un presepe realizzato per il Principe Barberini. Anche il '700 mantiene viva la tradizione dei presepi nelle case patrizie ma chiese e monasteri non sono da meno come attestano le grandi statue della natività in San Lorenzo, i presepi di Santa Maria in Trastevere e Santa Cecilia. Ma è nel '800 che la realizzazione di presepi si diffonde a livello popolare grazie alla produzione a basso costo, con gli stampi di innumerevoli serie di statuine in terracotta modellate da artigiani figurinai tra i quali anche il ragazzo Bartolomeo Pinelli famoso in seguito come pittore della Roma del suo tempo. Sono tuttavia le famiglie più importanti per censo e ceto sociale a realizzare in gara tra loro i presepi più imponenti, ricostruzioni di paesaggi biblici o di scorci della campagna romana caratterizzata da alberature di pini e olivi, costruzioni rustiche e rovine dell'antichità, da mostrare non solo a parenti e amici ma anche a concittadini e turisti, richiamati da fronde di rami appesi ai portoni a somiglianza d'insegne. Sono rimasti famosi quello della famiglia Forti, posto sulla sommità della Torre degli Anguillara, o della famiglia Buttarelli in Via De' Genovesi, riproducente il paese di Greccio e la scena del presepe vivente voluto da San Francesco o quello di padre Bonelli nel portico della chiesa dei Santi XII Apostoli, parzialmente meccanico con la ricostruzione del Lago di Tiberiade solcato dalle barche e delle città di Gerusalemme e Betlemme. Nel presepe romano più usuale, il paesaggio agreste fa da sfondo alla grotta in sughero, sovrastata da un tripudio di angeli in volo sulle nuvole, disposti in nove cerchi concentrici che pongono la Natività al centro della scena, una scena povera sia nella rappresentazione dei personaggi, pastori con le greggi e contadini al lavoro con i loro animali, sia nelle architetture, case modeste e locande di campagna tra resti di archi e acquedotti antichi, tipici dei luoghi rappresentati. A partire dalla seconda metà del novecento, l'ambientazione cambia e vengono proposte zone caratteristiche della Roma sparita, demolite per far posto all'urbanizzazione di Roma capitale, ma conservate al ricordo dagli acquerelli dell'artista tedesco E. Roessler Franz, che fotografano la Roma papalina e le sue irripetibili atmosfere.
http://images.google.it/imgres?imgur...z%3D1W1GCNV_it
presepe romano con le tipiche "colonnacce" ai fori romani
Roma non vanta una tradizione di "pastorari", come ne ebbero Sicilia, Liguria, Campania. Gli ecclesiastici, i nobili, i ricchi borghesi si rivolgevano ad artisti fuori Roma, che realizzavano delle collezioni uniche. La maggioranza del popolo doveva accontentarsi delle semplici statuine che i "bucalettari" trasteverini sfornavano dalle fornaci di Via dei Vascellari e di Santa Maria in Cappella. Nel presepe, veniva allora curato molto lo sfondo: dalle fenditure frontali della grotta, si intravedevano scorci del paesaggio romano, con pini, ruderi, greggi, ciociari.
Poi nel 1800 si aggiungerà la gloria dell'Eterno Padre con barba bianca (una gloria originale dell'800 è tuttora visibile nella chiesa dell'Ara Coeli).
Presepe romano ambientato al portico d'ottavia
Nel 1950, due dei migliori presepisti romani, i fratelli Mattia, vollero realizzare un presepe diverso, che si riallacciasse alla tradizione napoletana, con episodi di vita quotidiana, ma ambientata naturalmente a Roma.
Da allora furono realizzati scorci di Roma di puntigliose ricostruzioni prospettiche, dettagli di vita popolare quotidiana ambientati nella Roma della seconda metà dell'Ottocento, ricostruita attraverso gli acquarelli di “Roma sparita” di Ettore Roesler Franz.
Oggi si possono ancora vedere a Roma durante le festività natalizie, oltre al presepe di S.Melania, altri “presepi romani” come quello che si costruisce ogni anno nella chiesa di S.Maria in Via, dove ha sede per altro l'associazione “Amici del Presepe”.
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10-12-2008, 15.25.11
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Citazione:
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A partire dalla seconda metà del novecento, l'ambientazione cambia e vengono proposte zone caratteristiche della Roma sparita, demolite per far posto all'urbanizzazione di Roma capitale, ma conservate al ricordo dagli acquerelli dell'artista tedesco E. Roessler Franz, che fotografano la Roma papalina e le sue irripetibili atmosfere.
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Roessler Franz, la Roma papalina, le sue irripetibili atmosfere in cui vengono ambientati i presepi romani.
Ettore Roessler Franz:
Da uno degli acquerelli dedicati a Roma Sparita, scene popolari della Festa di San Giovanni con erbe e piante che ricordavano la memoria del Santo
Via della Greca
Celebre indirizzo per i giovani che fino a qualche decennio or sono erano chiamati dallo Stato per sottoporsi alla prima visita per la Leva militare obbligatoria.
Ci troviamo sulle sponde del Fiume. Qui si installò una prima colonia di stranieri provenienti dall’Est. La colonia poi si ingrossò in occasione delle disposizioni “iconoclastiche” di Leone Isaurico di Bisanzio che costrinsero molti inadempienti all’esilio, portando tante icone che hanno riempito le Chiese di Roma e dell’Italia meridionale.
La comunità si riconobbe in una “Schola Graesa”, centro di istruzione e cultura per mantenere salde le radici originali, in analogia con la comunità ebraica che aveva altrettante “Scholae” quanti i paesi della diaspora da dove provenivano, installata sulla sponda opposta, in Trastevere.
Si installarono nella sede dell’antica Annona e costruirono Chiesa e Monastero. In esso operò S. Giovanni Battista De Rossi e, in seguito alle leggi seguite all’annessione di Roma, questo grande edificio fu adibito a svariati usi, sia dal Comune che dall’Amministrazione Militare.
Campanile del 1637, ben visibile dalla omonima via, soggetto di un bellissimo acquarello di Roesler-Franz, ambientato in una giornata di pioggia e con protagonisti bancarelle e una sinuosa figura femminile in abiti lunghi dell’epoca che si ripara percorrendo il vicolo con naturale eleganza.
http://images.google.it/imgres?imgur...NV_it%26sa%3DN
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16-12-2008, 12.16.46
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Lunedì 15 Dicembre 2008 11:58
di Giulia Bolognini
ROMA - Prima di tutto, ci vuole uno scheletro in filo di ferro rivestito di carta per realizzare il corpo della statuetta. Poi, si modella la testa in creta rossa con sgorbia e piccoli utensili. La mostra “Presepi...seguendo la stella cometa”, che si tiene nel centro culturale Giovanni Paolo II, sotto la Basilica dei Ss. Ambrogio e Carlo in via del Corso, è interessante anche perché è una vera lezione di arte presepiale.
Nella sezione dedicata alla scuola siciliana, Giulietta Cavallo indica le varie fasi di lavorazione dei suoi presepi, realizzati con la tecnica del Settecento. La scelta della creta non è casuale. La materia, particolarmente duttile, consente una maggiore resa espressiva rispetto al legno. Gli abiti delle statuine, sontuosi e belli, sono in tela bianca imbevuta di colla e “scolpita”, con le mani, sulla figura. In seguito, l'artista passa sulla stoffa almeno nove strati di colori a olio, tono su tono, per accentuare l'effetto chiaroscurale. Alla fine, il panneggio risulta incartapecorito, come nei quadri ferraresi di Cosmé Tura.
Nella dimensione quasi metafisica del presepe palermitano, la Sacra Famiglia è uno scrigno di intimità: la Madonna veglia sul Bambino che, con gesto infantile, stringe i pugni dentro la mangiatoia piena di fieno. Presepe, in fondo, significa mangiatoia. E Cristo è il nutrimento-fieno per l'umanità.
Di simboli e richiami alla tradizione popolare è ricco anche il presepe napoletano che ritrae verdi paesaggi campestri, in cui spunta, divertito, un carnascialesco Pulcinella.
Il presepe romano gioca su altre ambientazioni, dalle tradizionali dune sabbiose in stile palestinese alle rivisitazioni in chiave locale, come il plastico in legno del porto di Ripetta ai tempi di Clemente XI (inizi Settecento), prima dei rifacimenti voluti da Garibaldi, in seguito all'esondazione del Tevere. La scena della Natività è un guazzabuglio di vita sacra e profana. Bottegucce e fiaschetterie affiancano San Gerolamo degli Schiavoni con Gesù, chiave e porta del mondo, sulla soglia della chiesa, al centro della raffigurazione. Roma è presente anche con i suoi borghi trasteverini e il mercato di frutta e verdura che ha tutto il sapore mediterraneo della “Vuccirìa” di Guttuso, o con i suoi casali, che ospitano al pianoterra il Bambinello riscaldato dal bue, simbolo del popolo ebraico. Sopra la porta del rustico spicca un ferro di cavallo al posto della cometa.
Altra contaminazione, a mezza strada tra il sacro e profano, tipica del presepe.
Dal 06 Dicembre 2008 al 6 Gennaio 2009
San Carlo al corso - via del Corso 437 - Roma
http://www.dazebao.org/news/index.ph...ali&Itemid=169
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17-12-2008, 16.41.24
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17-12-2008
ROMA/COMUNE: 22 DICEMBRE ALEMANNO INAUGURA PRESEPE PIAZZA CAMPIDOGLIO
(ASCA) - Roma, 17 dic - Il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, inaugurera' lunedi' 22 dicembre in piazza del Campidoglio il presepe realizzato dall'Associazione Italiana Amici del presepe, in collaborazione con il consigliere delegato allo sviluppo dei rapporti con il mondo cattolico, Lavinia Mennuni.
Prima dell'inaugurazione del presepe, alle ore 12, presso la basilica di Santa Maria in Ara Coeli, il sindaco presenzia alla Santa Messa con i dipendenti comunali presieduta dal cardinale Salvatore De Giorgi, arcivescovo emerito di Palermo.
Il presepe, che occupa un'area di 15 metri quadri, si ispira agli ambienti della Roma ottocentesca, in particolare agli acquarelli di Ettore Roesler-Franz. I modelli degli abiti delle statue, alte 35 centimetri, invece, riprendono quelli rappresentati nelle incisioni di Bartolomeo Pinelli.
''Questo presepe - spiega Alemanno - realizzato sulla piazza del Campidoglio vuole essere un omaggio ai romani ed un contributo per sottolineare quanto esso sia un elemento importante, non solo della nostra fede, ma anche della cultura e dell'arte cristiana cosi' come ha indicato oggi Papa Benedetto XVI''.
''Abbiamo fortemente voluto - aggiunge Mennuni - la realizzazione di un presepe in Campidoglio, cosi' come nel Palazzo Senatorio per rievocare il significato profondo e simbolico del Santo Natale per Roma che e' capitale del cattolicesimo''.
red/res/rob
http://www.asca.it/regioni-ROMA_COMU...-352317--.html
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18-12-2008, 14.00.37
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E Arnolfo di Cambio, attorno al 1280, realizza il primo presepe con statuine in legno sito attualmente nella Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma.
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18-12-2008, 14.32.58
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Il presepe di piazza San Pietro ha cominciato a vedere la luce già da metà Novembre, primo segnale per i romani che ci stiamo avvicinando al Natale. La costruzione del presepe vaticano, voluta da Giovanni Paolo II, è ormai una tradizione annuale che vede la realizzazione di una struttura sul sagrato della basilica vaticana, proprio di fronte all’obelisco.
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18-12-2008, 15.02.22
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Presepi viventi
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18-12-2008, 17.48.25
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Beato Angelico
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18-12-2008, 19.31.20
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E' bellissima questa discussione sui presepi , Juliet.
Spero non ti dispiaccia se posto un presepe di pane fatto a Olmedo , in Sardegna
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20-12-2008, 08.40.07
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Citazione:
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Originalmente inviato da Sulcitana
E' bellissima questa discussione sui presepi , Juliet.
Spero non ti dispiaccia se posto un presepe di pane fatto a Olmedo , in Sardegna
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Molto bello Sulcitana
ti ringrazio, nella ricerca di presepi sardi ho notato che ce ne sono di bellissimi ed ero indecisa. questo non l'avevo visto, è prezioso.
ho notato che di solito le statuine vestono costumi regionali originari sardi, sono in terracotta e posate in paesaggi tipici . quasi tutte..
ne hai altri ?
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20-12-2008, 12.57.33
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Il Presepe in Sicilia
presepe siciliano: viene creato con materiali ceroplastici (coralli e conchiglie), tipicamente originario di Trapani.
In un articolo apparso nella rivista “Sicilia” del 1967, P. Gulino scriveva:” In molti centri della Sicilia, è tipico il modo di costruire il presepe sopra un tavolo in un angolo della stanza.
La caratteristica principale è data da una grande semicupola di fronde verdi con appesi arance e mandarini dalla buccia color del sole. Sotto tale cupola, costruita con sughero e cartone, sorgono montagne e casette isolate o raggruppate a figurare villaggi e paesi, da dove partono recando i più svariati doni, figurine di terracotta”. Ma l'arte di comporre un presepe non è solo quella di costruirlo.
E' anche l'arte dei figurinai, cioè degli antichi artigiani siciliani che realizzavano le statuine da presepe, i “pastorelli”. Il presepe realizzato con statuine mobili, riprende antichi schemi formali appartenenti alla cultura figurativa espressa su questo soggetto in codici miniati, in mosaici, in pitture su vetro, ecc…
Quest'arte in Sicilia è attestata al XVI sec., risale infatti alla II metà del XVI sec. il presepe della chiesa di San Bartolomeo di Scicli –un'opera di fattura napoletana.
A. Stefanuci in “Storia del presepio” - 1944, afferma che esiste un influsso napoletano nei presepi d'arte siciliani, ma accenna al fatto che mentre la tradizione del presepe a Napoli si riferisce alla sola città, in Sicilia molte località hanno più o meno contribuito a dare un apporto alla tradizione presepiale.
Un decisivo impulso alla pratica del presepe lo diedero in Sicilia i Gesuiti. Il presepe d'arte in Sicilia nasce all'insegna del Gagini, con il gruppo della Natività composto per la chiesa parrocchiale di Pollina, nel 1526.
Nei primi anni dell'Ottocento, il presepe, fuoriesce dagli ambienti ecclesiastici e comincia ad assumere quei caratteri popolari ampiamente documentati dal Pitrè, (Giuseppe Pitrè - Spettacoli e feste siciliane, PA 1881- ha infatti catalogato le diverse tipologie dei personaggi e degli elementi del paesaggio rilevati, tra la fine dell'800 e i primi decenni del nostro secolo). Una importante svolta in questo senso la diedero le nuove tecniche di lavorazione delle figure.
L'introduzione degli stampi di gesso nel ciclo di lavorazione fu determinante incrementare una vasta produzione in serie delle dei pastorelli. Molti autori di figure da presepe sono oggi ignoti. Dal momento che che tale arte si considerava minore, infatti, gli esecutori raramente si firmavano. Inoltre molte stauette venivano realizzate dalle suore dei conventi.
La caratteristica principale dei presepi di fattura popolare, è quella di riprodurre i personaggi con costumi coevi all'epoca dell'esecutore. Mentre in genere nel presepe d'arte le statuette sono fisse in quello popolare i pastori subiscono spostamenti in relazione allo scorrere cronologico della narrazione dell'evento. Abbiamo così ad esempio, i due diversi tipi di Re Magi: quelli sui cammelli, o cavalli, realizzati per essere disposti in cammino e quelli genuflessi, da sistemare davanti alla mangiatoia in adorazione nel giorno dell'Epifania. Inoltre l'ampia disponibilità dei calchi che i ceramisti si tramandavano di generazione in generazione, ha contribuito a codificare i segni di riconoscimento delle botteghe di figurinai più antiche, stabilizzando tipologie e linguaggi espressivi. Il Bambino Gesù "Gesuzzu", è in genere sdraiato con le braccia aperte, in un simbolico abbraccio con tutta l'umanità che è venuto a salvere. La Madonna, molto giovane, è tradizionalmente raffigurata in ginocchio a mani giunte, nell'atto di adorare il Bambinello. San Giuseppe è vecchio, si appoggia al bastone fiorito. Aspetti peculiari dei pastorelli siciliani sono espressi anche in alcuni piccoli dettagli dell'abbigliamento negli atteggiamenti gestuali o negli strumenti utilizzati dai pastorelli. Abbiamo lo scantato, in cui l'esasperazione del gesto esalta il senso di sgomento; Il ciarameddaro, nell'atto di gonfiare l'otre; il Gennaietto, un vecchio coperto di cappuccio, che si scalda vicino al fuoco del braciere; "l'uomo che si toglie la spina dal piede", un personaggio colto in una posa di grande immediatezza naturalistica, ideato e foggiato per la prima volta da Giovanni Matera e ripreso dai presepisti successivi. In un presepe del Museo Etnografico di Palermo, proveniente da Caltanissetta, è compreso uno zolfataio, figura nota nell'area nissena dove un tempo l'estrazione dello zolfo costituiva la principale attività economica. Nei presepi oltre ad una quantità di offerenti, sono spesso presenti figure come la lavandaia che deterge il bucato, quella che strizza i panni o quella che li strofina. L'atto è espresso nel momento in cui si compie. E' come una “fotografia” di qualcosa di vero, reale, e contribuisce a significare che quell'evento davvero sia esistito in quel tempo lontano. Questo tempo lontano è però rappresentato attraverso il portare in scena i mestieri e i costumi di un tempo più vicino a quello contemporaneo ai realizzatori delle figure. I pastorelli in terracotta, espressione dell'artigianato popolare, di fattura palermitana, realizzati nel periodo prima e dopo la II guerra mondiale, mostrati nelle immagini qui presentate, raffigurano i mestieri che ancora in quel periodo si svolgevano, legati al mondo contadino, ma non solo. Tali figure presentano una anima interna in filo di ferro, piccole dimensioni, (non superano 5 ed i 6 cm di altezza), e una volta tratti dagli stampi sono colorati a mano. Un personaggio tipico è l ‘addormentato, il che rappresenta quello che venne poi destato dall'angelo e destinato a diffondere la notizia dell'evento tra i pastori. Un altro personaggio sempre presente è il pastore che reca la pecorella sulle spalle, e che simboleggia il Buon Pastore. Troviamo poi il ciarameddaro, nell'atto di suonare, con i tipici calzari; il pastore con la bisaccia appesa al collo, visibile dietro le spalle. La pelle di capra dei pantaloni dei pastori è realizzata in modo minuzioso, così anche la pittura delle vesti delle donne reca a volte, minuscole punti colorati a rappresentare la fantasia della veste. Troviamo la portatrice di uova, la lavandaia, e rappresentati numerosi mestieri come quello del fabbro, dell'arrotino e c'è anche chi è colto nell'atto di preparare le caldarroste. Gli abiti e le scarpe si differenziano in relazione al mestiere rappresentato. E' interessante confrontare due figurine da presepe qui mostrate, realizzate nel periodo intorno al 1930, con quelle realizzate nel 1945/50. Queste due figure rappresentano due lavoratori della campagna. Sono entrambi a dorso nudo e recano uno un fascio presumibilmente di grano, ed uno un sacco sulle spalle. Le spalle e le braccia sono muscolose e appare un fatto insolito che tali figure così leggermente abbigliate si possano inserire nel paesaggio invernale rappresentato storicamente nel presepe. È una ipotesi quella che la figura appartenente al mondo contadino sia tipica dell'immagine di forza che si voleva propagandare, a dimostrazione che il periodo storico - il ventennio fascista- si sia potuto riflettere anche nell'arte popolare delle semplici realizzazioni di figure di presepe.
Alto genere di Presepe, è quello artistico, che si sviluppò, tra Seicento e Settecento, nel trapanese, dove si realizzarono composizioni di corallo, a formato ridotto, che diedero vita a numerosi capolavori d'arte. Alcune piccole e splendide Sacre Famiglie in avorio e corallo sono conservate presso il Museo Pepoli di Trapani. Fra gli autori di questi singolari opere d'arte si ricorda il maestro G. Tipa che con i figli Andrea e Alberto fu titolare di una prestigiosa bottega attiva a Trapani almeno fino alla fine del XVIII secolo. Salomone-Marino riporta che nel XVI sec. Fu realizzato un presepe dal nome: "Montagna di corallo” e acquistato da Francesco Ferinando Avalos, Viceré di Sicilia, fu poi donato a re Filippo II.
Infine come non parlare della personalità artistica di G. A Matera,( 1653-1708) eccelso artista siciliano di Trapani che si distinse nell'arte di saper creare stupende statuette da presepe eseguite con una tecnica originalissima, da lui ideata, che gli consentiva di modellare con estrema naturalezza, i drappeggi delle vesti. Le statuette, in legno di Tiglio, venivano modellate con cura nelle parti del viso, delle braccia e delle gambe, mentre il corpo rimaneva abbozzato sottili strisce di stoffa, di lino o tela, venivano immersi in una mistura di colla e gesso colorata. Tali pezzi di stoffa venivano poi applicati al corpo e modellati fino a raggiungere l'effetto plastico.
Mastru Giuvanni lu pasturaru, come veniva affettuosamente appellato dai concittadini, produceva solo pezzi unici in quanto le figure non venivano tratte da calchi. Eseguite in legno, tela e colla, possedevano una espressività tale da colpire prestigiosi personaggi dell'epoca, che vollero portre con sé le statuine. E' il caso della composizione denominata “la strage degli innocenti” che si trova al Museo Nazionale di Monaco. Le figure da presepe che invece possiamo vedere al Pitrè di Palermo, sono dovute ad una concessione del Museo Regionale archeologico. Hanno una storia particolare perché erano state conservate in una sala chiusa, dal Salinas, e quindi ad un successivo riordino furono trovate e poi donate al Museo etno-antropologico, che possiede oltre 400 statuette. Anche il Pepoli di Trapani possiede alcune produzioni del Matera. A Palermo Matera era apprezzato al punto che la richiesta era tale da favorire la diffusione di molte statuette, non originali, opere dei suoi fratelli o aiutanti, (non allievi però! perché si dice che non ne volle mai).
Anche Caltagirone –CT, ebbe nella storia del presepe un ruolo di primo piano. Sempre P. Gulino nel suo articolo”Presepi di Sicilia”, riporta:” …E quando dalla dolce Umbria pervenne ai popoli la nuova del presepe costruito da Francesco d'Assisi, tra i primi furono gli stovigliai di Caltagirone a plasmare quelle caratteristiche figurine di terracotta che coloravano anche con una patina di smalto”. A Caltagirone, operarono Giacomo Bongiovanni, nato nel 1771, e Giuseppe Vaccaro, suo nipote, maestri nell'uso di sottilissime strisce d'argilla sovrapposte sulle statuine. Le figure presentavano dimensioni dai 20 ai 30 cm. Di altezza, ed erano dipinti a colori naturali- per ciò che riguarda gli abiti, mentre il viso e le mani ad olio, affinché il colore si mantenesse sempre vivo. Bongiovanni si può considerare il caposcuola dei figurinai calatini. Sempre a Caltagirone spiccarono i nomi di Azzolina e del monaco appartenente all'ordine dei Minimi Benedetto Papale, autore di piccoli presepi che si solevano conservare sotto campane di vetro.
http://www.fotoartearchitettura.it/M...eventi/01.html
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20-12-2008, 13.46.56
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La nordica usanza dell’albero di Natale (anticamente era soltanto una figura ricorrente nelle cartoline “ cu’ i pittiddi d’argentu spiccicati” che i parenti lontani spedivano per la ricorrenza, anche per far notare lo stato di benessere economico), spesso si accoppia al gusto tradizionale del presepe, in un miscuglio assai gradevole di nuovo e d’antico.
Impiantato tra le pareti domestiche, in un posto semibuio, quasi sospeso nel gioco misterioso delle luci intermittenti, u’ prisepiu era realizzato all’inizio della novena natalizia da u’ papà che utilizzava carta tinciuta e suvaru per realizzare colline e montagne, con l’immancabile fiume di stagnola, popolato di pastura , statuine di terracotta che verosimilmente richiamavano alcune attività rurali del popolo siciliano: u’ ricuttaru, u’ cacciaturi, a’ lavannara che lavava i panni in un piccolo lago con le acque sospese su cocci di vetro o specchi, u’ ciarammiddaru, u’ picuraru che con il suo gregge ritornava all’ovile e, buon ultimo , u’ spaventatu, rappresentato con le braccia protese sul viso che esprimeva palese meraviglia per l’avvenimeno di cui era testimone.
Cardine della rappresentazione era la grotta, in cui l’iconografia principale veniva raffigurata dalla Sacra Famiglia, con il Bambinello centro dell’attenzione e del mondo, la Madonna ravvisata sempre molto giovane, con il mantello azzurro sul capo e le mani giunte, San Giuseppe, d’aspetto invecchiato e avvolto in una tunica gialla, che si appoggiava al bastone fiorito; sulla grotta convergevano i raggi delle stelle di cartone e gli scoscesi e tortuosi sentieri del villaggio, che indicavano la via da seguire ai pastori carichi d’offerte.
http://images.google.it/imgres?imgur...NV_it%26sa%3DN
Bambinello in cera
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20-12-2008, 13.48.32
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Ricordo la ritualità del presepe.
Quando lo si preparava non si metteva il bambinello, i Magi si mettevano lontani sulle montagne e via via che passavano i giorni si facevano avvicinare.
Ogni giorno si spostavan qualche pastorello per rendere viva la scena.
La notte del 25, dopo la messa di mezzanotte, appena tornati a casa i genitori mettevano il bambinello nella capanna cosicchè noi bambini alla mattina lo potessimo trovare.
I Magi si avvicinavano sempre più.
La notte fra il 5 ed il 6 Gennaio mettevano i Magi davanti alla capanna per farli trovare così alla mattina.
...e poi al 7 si tornava a scuola.
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20-12-2008, 14.03.35
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La ceroplastica, praticata a Palermo fin dal medioevo all’interno dei conventi e monasteri, si rifaceva ad un’antica usanza dei greci e dei romani: costoro usavano questo duttile materiale prodotto dalle operose api per l’esecuzione di figurine votive per gli altari casalinghi e per i riti magici, come pure per le immagini di defunti e maschere.
La diffusione del presepio al di fuori dagli ambienti religiosi, nel XVIII secolo portò al proliferare dei “cerari”, che producevano presepi interi o bambinelli dall’espressione gioiosa, o dormienti, recanti in una mano un agnellino, un fiore o un frutto e immersi in un tripudio di fiori di carta e lustrini colorati. A protezione di tutto, l’opera veniva relegata in una campana di vetro o in una teca rivestita di tartaruga.
I “cerari”, specializzati inoltre nella creazione di ex voto e statuine di Santi, si erano riuniti in maestranza (i cosiddetti “bambiniddara”) e avevano stabilito bottega in una strada dietro la basilica di San Domenico tra il 600 e il 700 dando il loro nome alla via.
Facevano anche i cosiddetti “frutti di cera”, all’interno dei quali erano adagiate figurine di Santi. Di ciò riferisce anche il Pitrè. Le famiglie li acquistavano, li facevano benedire e li conservavano per devozione.
Una gran parte della loro arte era rivolta alle statue del bambino Gesù, che lavoravano con grande amore e gusto anche nei più piccoli particolari, nudo o vestito di preziose sete, e raffigurato in vari atteggiamenti, delle quali la più classica è quella che lo vede a braccia aperte, adagiato su di un cuscinetto di raso celeste che imita la mangiatoia.
Di notevole fattura sono le opere di Gaetano Zumbo, tra i primi e certamente il più celebre ceroplasta siciliano, che diffuse il bambinello di cera in tutta la Sicilia.
A volte si trattava di un ex voto, effigiante un vero bambino, un figlio risanato, ed era offerto ai beati dalle famiglie riconoscenti per grazia ricevuta, o acquistato per la propria parentela in segno di devozione. Nel mese di dicembre al bambinello era riservato un posto d’onore sull’altarino circondato da ceri e drappi di tulle davanti al quale ci si riuniva per recitare nenie e novene.
Nello stesso periodo le parrocchie, con una sorta di “lotteria” tra i fedeli, sorteggiavano il Bambinello esposto nel presepio. Chi lo vinceva, oltre a sentirsi “prescelto dalla fortuna” si impegnava a dargli una adeguata sistemazione all’interno della sua casa. Un uso vivo ancora oggi sebbene i Bambinelli siano nella maggioranza dei casi di plastica.
Tutt’oggi una di queste botteghe artigiane sopravvive proponendoci i vecchi prodotti di cui era rinomata, in realtà i “bammbiniddara” sono scomparsi da tempo, e le attuali produzioni risentono delle nuove tecnologie.
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20-12-2008, 14.14.21
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ZUMBO (Zummo)
anatomico scultore-ceroplasta
Nato a Siracusa nell'anno di grazia 1656,era figlio di una schiava affiliata di nome Zummo , " un'origine - a dire di F. Cagnetta - che contribuisce ad illuminare il mistero della scontrosa identità dello scultore, i suoi modesti studi pagati in un collegio religioso per avviarlo al sacerdozio che non conseguì, l'attribuzione di un piccolo titolo di abate, sulla cui pensione potè vivere sino a che rimase in Italia, e soprattutto la modifica durante il soggiorno parigino del nome originario Zummo in Zumbo " .
Gaetano Giulio Zumbo dedicò tutta la sua esistenza alla realizzazione di opere in cera dalla fattura straordinaria ; lavorò dapprima in Sicilia e successivamente fu chiamato a Napoli, a Firenze dal GranDuca Cosimo III dei Medici tra il 1691 ed il 1694,a Bologna, a Genova ed a Parigi alla corte del Re Sole, Luigi XIV, che gli concesse " due privilegi che gli davano il monopolio delle riproduzioni anatomiche delle cere in Francia " , sebbene per un chirurgo parigino .
L'artista morì il 22 Dicembre 1701 per un ascesso epatico a Parigi e fu sepolto nella Chiesa di Saint Sulpice . Fu il primo a riprodurre in modo fedele le parti anatomiche del corpo umano prendendo a modello le dissezioni anatomiche effettuate da insigni medici dell'epoca .Oltre alla sua incredibile produzione di statue in cera che descrivevano in modo minuzioso le varie componenti del corpo umano,tanto che era ricercato per i suoi , l'abate Zumbo realizzò diversi " Teatri della morte " .
Alcune di queste opere,cosiddette " cere della peste" , sono conservate a Firenze presso il Museo della Specola ed a Londra presso il Victoria and Albert Museum .
A Siracusa, nel lontano 1988, gli è stata dedicata una mostra, con monografia del Prof. P. Giansiracusa.
Secondo Gerbino, " dalla perizia di Zumbo, dal suo virtuosismo si sprigiona una capacità analitica che consente,forse per la prima volta ad un artista, così raffinato, di valutare il dato decompositivo quale elemento biologico,come ricerca anatomica ed artistica " .
Fra gli ammiratori del'abate Zumbo,vi fu anche il Marchese Donatien Alphonse De Sade,che così descrisse in " Juliette" le opere dello Zummo : "In uno di questi armadi si vede un sepolcro pieno di innumerevoli cadaveri,nei quali è possibile osservare i diversi gradi della decomposizione del cadavere di un uomo appena morto fino a quello completamente divorato dai vermi . Quest'opera bizzarra è stata ideata da un siciliano di nome Zummo . L'impressione è così forte che i sensi sembrano comunicare tra loro . Viene naturale portarsi la mano al naso , senza accorgersene , contemplando questo orribile spettacolo,che è difficile osservare senza che si affaccino alla mente le sinistre idee della distruzione " .
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20-12-2008, 14.31.03
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Presepi in Basilicata - Matera
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20-12-2008, 14.52.04
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20-12-2008, 14.59.00
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Sicilia
alto casertano
XVIII secolo
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20-12-2008, 15.05.38
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Bambino pastore
secondo metà 800 - ceroplastica
cera
Bambinello della Ara Coeli
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20-12-2008, 15.09.20
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Presepi in Sardegna
In diversi centri del Medio Campidano durante il periodo di Natale sono messi in mostra vari presepi costruiti da volontari. Si propone un itinerario tra i migliori presepi esposti nei territori di questa piccola provincia, valorizzandone la creatività e l'originalità. Molto particolari sono quelli di Turri, Genuri, Villamar, Segariu, Furtei e Collinas. In ognuno di questi paesi si possono ammirare forme e colori caratteristici che fanno da cornice ai personaggi del presepe tradizionale.
Fra le creazioni più originali il presepe multietnico di Turri, il presepe di pane di Genuri, quello con i monumenti del territorio di Podda a Villamar, i personaggi di plexiglas a Segariu e l'ambientazione desertica di Furtei. Tutti i presepi sono locati nelle rispettive chiese parrocchiali di ognuno dei paesi. [fonte Sardegna cultura ]
Presepe di Segariu
 Segariu ,Personaggi in costume sardo
Cagliari 2007 , Mostra dei Presepi al Lazzaretto
[Realizzati dai bambini delle scuole elementari ]
 Presepe in ceramica
 Presepe con bucce di cipolla
 Presepe in ceramica (2003 )
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20-12-2008, 15.59.39
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molto belli Sulcitana, eleganti e curati,
con i costumi regionali  !
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20-12-2008, 16.06.32
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Presepio di ghiaccio
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20-12-2008, 16.40.16
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presepe di Luzzati a Genova
presepe di Luzzati a Torino

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20-12-2008, 17.13.30
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Presepe all'Orto botanico
l Dipartimento di Scienze Botaniche dell’Università degli Studi di Cagliari presenta il giorno 6 dicembre 2008 alle ore 11.30 il Presepe Artistico di Gianni Salidu.
I personaggi del Presepe che portano il costume tradizionale sardo, sono realizzati in trachite, ginepro, limone e olivastro.
San Giuseppe e Maria lievemente chini verso un Gesù Bambino non convenzionale che ha il dito in bocca
I tre Re Magi sono rappresentati da pastori sardi con “sa besti nera” che portano in dono il vino, il pane e l’agnello.
In ricordo dei genitori Gianni Salidu ha posto una coppia di anziani che rendono omaggio al Bambino.
Tutto intorno scene di vita agro-pastorale con donne che portano l’acqua con “sa mariga” ed il pane con “sa parinedda”, un pastore con l’agnello sulle spalle, due suonatori di fisarmonica ed uno di “launeddas”.
Il tutto inserito nella suggestione della Cava Romana dell’Orto Botanico[fonte e foto del sito Unica ]
La grotta
Mangiatoia
 Laghetto
 Pozzo
* Queste immagini si riferiscono agli anni passati , spero di poter postare anche quelle di quest'anno .
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21-12-2008, 02.12.52
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presepi umbri
IL PRESEPE NEL POZZO - ORVIETO
Il percorso dei Re Magi tra le grotte
L’ultima grande grotta del percorso ipogeo del Pozzo della Cava, nel quartiere medievale di Orvieto, è la suggestiva ambientazione del Presepe nel Pozzo. Come ogni anno i sotterranei etruschi ospiteranno quello che viene considerato uno dei più originali presepi d’Italia.
L’allestimento è concentrato in un’unica ambientazione, facendo sì che lo spettatore si trovi fisicamente dentro la scena, accanto ai personaggi, nel ruolo di protagonista.
Dal 23 dicembre 2008 all'11 gennaio 2009 avrà luogo la ventesima edizione del Presepe nel Pozzo, allestito con personaggi animati a grandezza naturale, realizzati da esperti di effetti speciali, teatrali e cinematografici.
Il tema di quest'anno ripropone quello del decima e della quindicesima edizione, con un nuovo allestimento più esteso e ricco, con tanti di... sorpresa finale.
Protagonista è il messaggero di Dio, figura fondamentale per la Natività, che offre un doppio punto di vista dell'evento: prima e dopo il suo arrivo e il suo annuncio ai pastori, in quello che sembrava un giorno come tanti altri.
Il Presepe si focalizza intorno agli istanti cruciali racchiusi tra la nascita di Gesù e l'arrivo immersi nella loro umile quotidianità, l'apparizione di un angelo del Signore e la nascita di un bimbo in una famiglia palestinese di duemila anni fa...
http://images.google.it/imgres?imgur...NV_it%26sa%3DN
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21-12-2008, 02.21.28
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21-12-2008, 12.10.50
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21-12-2008, 21.44.01
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Presepi veneti
RASSEGNA INTERNAZIONALE DEL PRESEPIO DI VERONA
Sono ormai 23 anni che l'Arena di Verona ospita a Natale una selezione dei più bei presepi del mondo e di opere d'arte ispirate al tema della Natività il cui splendido simbolo è la grande stella cometa luminosa che si inarca sfavillando nel grande spazio di Piazza Bra. Il percorso della rassegna si snoda nel cuore antico dell'Arena, sotto le volte di pietra solitamente nascoste ai visitatori, gli arcovoli; sulle arcate e sulle colonne vengono proiettate splendide immagini medievali e rinascimentali di angeli o Madonne, in un trascolorare di luci e ombre colorate che rafforza il senso di mistero della Natività. Anche quest’anno saranno esposti più di 400 presepi; molti provengono da Slovenia, Repubblica Ceca, Croazia, Polonia, Svizzera e Germania, oltre a opere sulla Natività prestate all'Arena dai più importanti musei del mondo. Talora si tratta di composizioni grandiose che stupiscono per la loro sapiente scenografia che ricostruisce puntualmente paesi, fiumi, piazze, oppure fattorie o villaggi di montagna, tipiche sequenze dell’immaginazione presepistica regionale italiana. Rappresentazioni spettacolari o piccole opere sempre suggestive, ogni presepe, pur seguendo un modello simile ad uno di quelli esposti, è sempre diverso dagli altri.
UN PRESEPIO ELETTRONICO A VITTORIO VENETO
Settanta metri quadrati di superficie, più di un centinaio di statuette, 3200 transistor (circa 280 per la sola capanna), 100 motorini : un’opera così fuori dal comune non poteva che avere un’origine straordinaria. La rappresentazione nasce, infatti, da un ex voto che risale al 1940 quando Damiano Francescato vide tornare a casa in congedo il padre mugnaio, partito soldato in Albania. Era il periodo di Natale e il piccolo Damiano, allora tredicenne, che aveva fatto il presepio "per far tornare a casa papà", decise che da allora avrebbe realizzato ogni anno un presepio. Da quella prima rappresentazione montata sul comò della camera, con le statuine ritagliate dai libri e incollate sul cartone, si è arrivati alla creazione che oggi si può ammirare, un vero capolavoro frutto di passione, tecnica ma, soprattutto tanto amore.
In ognuna delle grotte che compongono il presepio sono state ricreate tante scenette animate : uomini, donne, artigiani animati, fissati nei piccoli gesti quotidiani che riassumono tutta una vita. C’è la donna che tesse e ogni tanto gira la testa per vedere se arde il fuoco, il falegname con i suoi attrezzi, i pastori che tosano le pecore, un frantoio con olio vero, così come sono veri la farina ottenuta dal piccolo mulino o i pesci che il pescatore può catturare nel laghetto. E poi il fabbro, che quando batte il ferro sull’incudine fa sprizzare scintille che si smorzano cadendo a terra, il cane che agita la coda davanti allo spiedo aspettando un bocconcino, e tante altre scene che ripropongono i gesti della vita di tutti i giorni.
IL PRESEPIO DI SEGUSINO
Il Presepio di Segusino (TV) nasce nei lontani anni '60 quando veniva realizzato all'interno della Chiesa Parrocchiale. Col passare degli anni il Presepio cambia volto e nome e diventa il "Presepio Artistico di Segusino" e, dal 1988, viene trasferito nella sua attuale sede: l'ex casa del cappellano, vicino alla Chiesa Parrocchiale. E’ un'opera che si estende su di una superficie di circa 120 mq, ambientato nell’atmosfera della Segusino dei primi anni del ‘900. Risaltano nella rappresentazione la cura di tutti i particolari di allora, dal più piccolo attrezzo da falegname, alla costruzione delle case e dei paesaggi con le caratteristiche stradine, le stalle, i fienili, i ruscelli d'acqua e la rappresentazione degli antichi mestieri come il fabbro, il contadino, il locandiere, il macellaio e così via.
La struttura del Presepio rimane sempre fissa, ma il contenuto delle varie scene di anno in anno viene rielaborato per offrire agli oltre diecimila visitatori ogni volta una rappresentazione diversa.
IL PRESEPIO DEL LAGO NELLE ACQUE DEL MINCIO
Peschiera (Verona), la città del Presepio del Lago, dà il via al Natale con l’accensione delle luminarie con la festa del Patrono, San Martino, e, per tutto il periodo natalizio, si presenta vivace, animata da varie iniziative che la rendono particolarmente allegra e suggestiva. Luminarie, alberelli di Natale, musica natalizia, giochi. Il calendario è ricco - come sempre negli ultimi anni - di appuntamenti per grandi e piccini.
Al riparo dalle luci e dai bagliori, in questo periodo, proprio nel punto in cui le acque del Lago di Garda confluiscono per trasformarsi nel fiume Mincio, si può ammirare il "Presepio del Lago". Avvolti nella pace e nella calma delle dolci e limpide acque, adagiati sul fondo, appaiono la Sacra Famiglia e i personaggi accorsi a contemplare Gesù Bambino appena nato. Negli ultimi anni la fama del Presepio del Lago si è giustamente allargata, e giornali e riviste hanno dato spazio alla descrizione del presepio del lago e di Peschiera del Garda che lo ospita. Il "Presepio del Lago" è stato realizzato dal Sub Club Peschiera del Garda nell'anno 1980. Ogni anno, già dal mese di settembre, i volontari del Sub Club si mettono all'opera con vernici e pennelli per gli annuali interventi di preparazione e manutenzione delle "sante" figure. Attualmente l'opera è composta da n. 26 sculture metalliche proporzionate a misura d'uomo verniciate con pittura riflettente.
PRESEPI VIVENTI
Oltre che iconografica, la rappresentazione natalizia può essere anche vivente. Caratteristico e di grande effetto è il Presepe Vivente, un modo antico di rivivere il momento della nascita di Gesù, attraverso rappresentazioni spesso realizzate in costume con ambientazioni tipiche di un tempo passato. Un appuntamento che ogni anno in tutta Italia fa rivivere le antiche usanze del passato, quei riti eterni eppure sempre diversi che riaccendono la fede nei cuori. L’estremo realismo è nella realizzazione: nella mangiatoia, accanto a Giuseppe e Maria, l’asino ed il bue in carne ed ossa riscaldano Gesù, rappresentato da un bambino effettivamente nato da pochissimi giorni; tutt’intorno si svolge la vita del paese: per le vie illuminate da torce passano pastori con i loro greggi di pecore e capre.
Nel Veneto caratteristici sono i presepi viventi di Scorze', Martellago e Maerne in provincia di Venezia, per citarne alcuni. Per tutto dicembre Mira ha, nelle botteghe addobbate a festa, ''Presepe in vetrina”. Per Belluno è Tambre d'Alpago a realizzare un presepe vivente, mentre in provincia di Padova sono Codiverno di Vigonza e Camposampiero che mettono in piazza il presepe a grandezza naturale. Singolare poi è ciò che accade in provincia di Rovigo. Ad Adria (RO), il 14 dicembre, Sacra Rappresentazione su chiatte sul ramo del Canalbianco passante per il Centro Storico e suggestiva deposizione del Bambino Gesù la vigilia di Natale.
Il Presepe sull'acqua, allestito dalla locale Pro Loco, è da anni il simbolo del Natale adriese. In provincia di Treviso è Revine a distinguersi con la storica rappresentazione sacra. A Verona e provincia è tutto un susseguirsi di mostre, a cominciare da quella eccezionale che si tiene sotto le arcate dell'Arena in piazza Bra. Ma anche Terrazzo ha un presepe vivente.
Non dimentichiamo che c’è anche il Presepe di sabbia a Jesolo Lido. La manifestazione è presente in Piazza Marconi fino al 13 gennaio 2008 e vi parteciperanno grandi artisti stranieri. Otto saranno le opere di Sand Nativity 2007 ispirate alla Natività.
Oltre alla tradizionale rappresentazione, una scultura è destinata alla sezione “I portatori di pace” che ha visto come protagonista nell’edizione 2006 Papa Giovanni II. Quest’anno l’opera sarà dedicata al Mahatma Gandhi.
http://images.google.it/imgres?imgur...%3D1%26hl%3Dit
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21-12-2008, 21.54.11
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presepi di sabbia - Jesolo Lido
Ultima modifica di Juliet : 21-12-2008 alle ore 22.15.33.
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21-12-2008, 22.52.34
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adorazione dei magi
uno dei più antichi presepi
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21-12-2008, 23.46.05
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Presepi a Genova
NATALE: LA LIGURIA RISCOPRE LA TRADIZIONE DEI PRESEPI, IN MOSTRA A GENOVA
(Adnkronos) - Le nuove produzioni determinano diverse scelte tecniche e impongono una rivoluzione del gusto: non piu' statuette lignee dipinte, ma manichini di legno abbigliati con vesti ora povere ora sontuose, a seconda del personaggio rappresentato. L'abilita' dell'artista si concentra sulle teste e piu' in generale sulle parti della statua che rimangono scoperte: capostipite di questo stile e' Anton Maria Maragliano, creatore di un linguaggio figurativo di maniera ma raffinato, che si fa piu' realistico solo piu' tardi con artigiani liberi ormai dalla sua influenza. A determinare un'ulteriore svolta dei presepi liguri e' la Rivoluzione Francese, con l'arrivo dell'esercito napoleonico e i mutamenti sociali e culturali conseguenti. Vengono meno le ordinazioni da parte di ricchi nobili e borghesi, ma il popolo rimane affezionato alla tradizione e gia' dall'inizio dell' Ottocento riprendono le sacre rappresentazioni e i presepi. Questi, pero', sono cambiati. Hanno perso le loro preziosita' scenografiche e la sontuosita' delle vesti e degli accessori, ora vengono prodotti in serie, sulla base di pochi modelli raffiguranti popolani e popolane da esporre nelle case durante il periodo natalizio.
(Sca/Opr/Adnkronos)
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21-12-2008, 23.56.40
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Presepi a Genova
Il presepe genovese è uno tra i più importanti in Italia. La sua antica fama e importanza viene oggi poco riconosciuta, ma il periodo seicentesco / settecentesco e la scuola del Maragliano fanno del presepe genovese una meraviglia tutta da scoprire (e in alcuni casi si può scoprire tutto l'anno).
Presepe del Santuario della Madonnetta
E’ sicuramente uno tra i più bei presepi della Liguria, e assolutamente da visitare in qualsiasi periodo dell'anno (é infatti aperto tutto l'anno).
Il presepe é allestito all'interno del Santuario della Madonnetta ed è formato da 5 scene, di cui una con uno sfondo di una Genova settecentesca ancor oggi facilmente riconoscibile.
Nel periodo natalizio solitamente vengono allestiti anche piccoli presepi di beneficenza.
Ricordiamo che il Santuario della Madonnetta si raggiunge agevolmente da Largo Zecca con la funicolare Zecca - Righi.
Presepe della Cattedrale di San Lorenzo
All'interno della Cattedrale di San Lorenzo di Genova é normalmente allestito un presepe nella cappella di San Giovanni. Poco distante é presente quella che é una vera e propria opera d'arte, un gruppo marmoreo rappresentante la natività. Non é un presepe vero e proprio ma un bellissima gruppo in marmo bianco presentato nel periodo natalizio.
Presepe nel Museo Luxoro Nervi
Nel museo Luxoro all'interno dei parchi di Nervi (raggiungibili comodamente con i mezzi pubblici o con il treno) é allestito un bel presepe con statuine del XVIII secolo.
Presepe allestito nella Galleria di Palazzo Rosso
Nel museo dimora di Palazzo Rosso, in Via Garibaldi a Genova, sulla base della tradizione della famiglia proprietaria del palazzo (i Brignole - Sale), é stato allestito dal Comune di Genova uno scenografico presepe con figure settecentesche appartenenti alle collezioni comunali.
Altri presepi
Altri bei presepi sono quelli allestiti nella chiesa di Santa Caterina in Portoria (in realtà Chiesa della Santissima Annunziata del Vastato), quello della chiesa di San Nicola da Tolentino, nel quartiere di Castelletto, raggiungibile comodamente dal centro con l'ascensore.
Nel centro storico, puntellato di tantissime chiese, é bello entrare casualmente dentro una chiesa e ritrovarci magari statuette settecentesche o opere "moderne" dei nuovi artigiani che lavora in centro.
tra gli altri quelli della Chiesa di San Donato, della Chiesa di San Giorgio, di San Luca e della Maddalena.
http://www.irolli.it/blog/2007/11/25/presepi-a-genova/
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22-12-2008, 00.29.45
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Presepe a San Lorenzo Genova
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22-12-2008, 12.52.37
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Presepe genovese
Il presepe genovese è, fra i molti delle varie città italiane, quello che - assieme al presepe napoletano ed a quello bolognese - gode di maggior prestigio vantando antiche e consolidate tradizioni, tanto da aver dato vita, nel Settecento, ad una vera e propria scuola.
A tale scuola è attribuito notevole valore, oltre che per l'antico radicamento sul territorio di numerose botteghe artigiane, nelle quali venivano realizzate le prime figurine per la sacra rappresentazione, soprattutto per la minuzia e la pregevolezza dei materiali usati (dal legno alla ceramica, ma, anche, alla carta adoperata per produrre raffinate sagome disegnate) con cui - soprattutto nel passato - venivano rifinite nei minimi particolari le statuine (vestimenti, particolari dei volti, ecc.) destinate a prendere vita sotto una rigorosa volta celeste.
Della rappresentazione della Natività di Gesù Cristo nel capoluogo ligure - spesso definita con il nome alternativo di presepio - si ha notizia a partire dal XVII secolo quando già era attiva a Santa Maria di Castello una Compagnia del Santo Presepio ed alcune figure in legno destinate alla chiesa di San Giorgio venivano commissionate all'intagliatore Matteo Castellino.
Dalle origini, per consolidare una tradizione che a Genova sarà ancora molto sentita nei secoli seguenti, occorrerà attendere però circa ancora un centinaio di anni: dal secolo dello splendore, il Settecento, la riproduzione della grotta di Betlemme con tutti i suoi protagonisti - attori di uno degli eventi più importanti della cristianità - non avviene più soltanto nelle chiese ma anche nelle case di patrizi e borghesi, dando vita, così, al moltiplicarsi delle botteghe artigiane specializzate nell'intaglio del legno.
Una religiosità venuta da lontano.
Accanto alla semplice esposizione di statuine ed arredi riproducenti la terra di Palestina al tempo della nascita di Gesù, è fiorita nei secoli, a Genova, l'usanza di rallegrare le sere di vigilia del Natale con canti, poesiole e filastrocche sul tema. Uno studioso, padre Antonio Lucchetti, ha recuperato i testi di brevi recitazioni in dialetto genovese.
Sulla base di una usanza molto antica, tali testi venivano recitati accanto al presepe fino a non molte decadi fa anche nelle case più povere. Si rifacevano presumibilmente ai sermoni di San Filippo Neri.
Molti fra i presepi genovesi rimangono allestiti, al giorno d'oggi, per tutta la durata dell'anno. Fra essi (ed è probabilmente il più attraente e rinomato di tutti) ve ne è uno, in particolare, organizzato a scena fissa ed impreziosito da statuine della scuola di Anton Maria Maragliano (1664-1739), la cui bottega fu tra le più rinomate nella produzione di figurine da presepe. È di ambientazione prevalentemente urbana e si trova nel Santuario di Nostra Signora di Carbonara, conosciuto come Santuario della Madonnetta.
Il presepe è articolato - su di un'area di circa cento metri quadrati - in cinque quadri, tre dei quali, in posizione centrale, sono ambientati - con grande resa scenografica - in una ideale Genova del Sei-Settecento. Vi si scorgono i tipici carrugi (o carruggi), oscura ragnatela di angusti vicoli - molto spesso maleodoranti ed umidi - che tutt'oggi costituisce la trama di quella sorta di enclave che è il centro storico genovese, uno fra i più estesi se non il più esteso in senso assoluto d'Europa.
Gli altri due quadri, posti lateralmente, sono invece ambientati uno, quello a sinistra, nella campagna fuori le porte, verso la valle del Bisagno, e l'altro, quello alla destra, nella culla della cristianità: Gerusalemme.
Il significato - anche didascalico - dell'operazione scenografica dei curatori del presepe è piuttosto evidente, nella sua intenzione di unire - nella concezione religiosa e filosofica del messaggio cristiano - l'Oriente e l'Occidente, in una città - Genova, appunto - che molto ha mutuato, e molto mutua ancora, dalla cultura mediterranea che si espande dalle coste dell'Africa.
Nel 2005 il Comune ha inteso documentare con una serie di manifestazioni e con un prezioso libro (Presepi a Genova e nel genovesato) il rapporto fra la città e quella importante manifestazione di fede e costume assieme che è la tradizione del presepe. La rappresentazione della Natività nella chiesa di San Nicola da Tolentino a GenovaIn particolare, alla Galleria di Palazzo Rosso è stato allestito nell'ambito del "Natale in Strada Nuova"' (l'attuale Via Garibaldi, un tempo la Via Aurea) uno scenografico presepe arricchito da figure settecentesche appartenenti alle collezioni civiche e raccolte sulla base della tradizione tramandata dalla famiglia Brignole-Sale.
Fra gli altri presepi genovesi, di assoluto pregio sono, inoltre, quello della cattedrale di San Lorenzo (con il suo importante gruppo marmoreo della natività) e quello della Chiesa di Santa Caterina in Portoria (in cui una figura da mendicante, tipica del presepe genovese, spicca in suggestivo contrasto con lo sfarzo del corteo magnifico dei Re magi).
Pregevoli sono pure le ricostruzioni scenografiche allestite nella chiesa intitolata a San Nicola da Tolentino, nel quartiere di Castelletto, poco distante dal centro cittadino, e sulle alture del Righi, nei conventi delle suore Clarisse (questo, in particolare, degno di nota per la ricostruzione minuziosa sulla base del presepe francescano di Greccio) e dei monaci Benedettini.
Degno di menzione è, anche, il presepe di un santuario fra i più cari ai genovesi, il Santuario della Madonna della Guardia (a Ceranesi): è completamente meccanizzato ed ha la particolarità di essere interamente allestito con noccioli di pèsca e gusci di noce.
Grande importanza, sul piano artistico, riveste anche il presepe del Santuario del Bambino Gesù di Praga, ad Arenzano, patria della ceramica non distante da Genova. Come quello della Guardia è aperto tutto l'anno. Statuine del presepe al Santuario della Madonnetta; molte di esse provengono dalla Scuola del Maragliano; gli abiti che indossano riproducono quelli in uso nella Genova del Sei-SettecentoÈ, questo, il più famoso presepe con statuine realizzate con questo materiale. Colui che lo ha realizzato, lo scultore Eliseo Salino, si è ispirato alle pregiate lavorazioni in ceramica della zona, sistemando le statuine all'interno di un itinerario millenario ed in modo tale da realizzare tre diversi scenari al centro dei quali sta la capanna, circondata da rustiche case colorate e corsi d'acqua: un primo scenario intende rappresentare la realtà al tempo della nascita di Gesù; un secondo replica il passato più recente appoggiandosi ai colori tipici della Liguria di un tempo; infine un terzo ed ultimo che riflette la vita contemporanea, con personaggi caratteristici del XX secolo.
Fra i moderni presepi sono poi da segnalare, fra quelli di particolare rilievo realizzati nel circondario, quello meccanizzato e scenografico di Crevari, presso Voltri (con tanto di laghetti e torrenti e cambio notte/giorno rispetto alle quattro stagioni), quello costruito nell'oratorio del quartiere di Fontane gli usando esclusivamente - tanto per le figure quanto per le strutture - foglie di granturco; quello ugualmente e totalmente meccanizzato allestito nel Museo Civico a Tubino di Masone (forte di una collezione di circa duecento statuine del XVII e XVIII secolo); quello di Pentema, frazione sulle alture di Torriglia, realizzato nelle antiche case e nei vicoli del paese, con figure a grandezza naturale rappresentanti gli antichi mestieri e vari momenti di vita quotidiana; e quello - realizzato in in ardesia - allestito nell'oratorio di San Rocco, a Traso, presso Bargagli.
Infine, a Finale Ligure (in provincia di Savona) richiama visitatori da ogni dove quello - in pretto stile genovese - realizzato dai giardinieri del Comune che per l'occasione sfruttano l'arredo urbano.
http://it.wikipedia.org/wiki/Presepe_genovese
statuine del presepe del santuario della Madonnetta di Genova
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22-12-2008, 13.59.28
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Genova
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22-12-2008, 14.03.40
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il presepe genovese è rappresentato da una dozzina di pezzi e si distingue da quello napoletano per due caratteristiche fondamentali.
La prima è di carattere tecnico: le statuine sono in legno scolpito, policromo e rivestito con stoffa, sullo stile delle marionette; la seconda deriva in parte dalla prima: le figure genovesi sono più legnose, non solo nei movimenti, ma anche nei tratti somatici e nelle espressioni che talvolta sono quasi caricaturali.
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22-12-2008, 15.22.02
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22-12-2008, 15.29.21
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Presepi originali e diversi
presepe in un acquario
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22-12-2008, 15.31.41
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Presepe indiano
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22-12-2008, 15.34.52
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Presepe asiatico - indocinese
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22-12-2008, 15.58.34
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22-12-2008, 16.02.58
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Presepe di frutta secca
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22-12-2008, 16.08.44
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Presepe sull'acqua Cesenatico - Rimini
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22-12-2008, 16.13.33
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Presepe del moggio
carino vero ?
e meno impegnativo del precedente   !
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22-12-2008, 16.41.00
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Tutti molto carini e non solo , Juliet .
Complimenti , una ricerca splendida !
Aggiungo qualche presepe da" Mostre al Lazzaretto " - Cagliari -
Presepe plastica riciclata
 Presepe di pigne
 Presepe in terracotta
 Presepe con zucche pirografate
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22-12-2008, 18.40.52
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i tuoi presepi sono tutti bellissimi Sulcitana
in particolare le statuine ricavate da zucche pirografate sono deliziose.
mi ricordano le Matrioška russe che però sono in legno, includibili una nell'altra e di derivazione forse giapponese o forse cinese .. chissà..
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22-12-2008, 18.54.15
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23-12-2008, 02.26.38
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presepio poliscenico di arte spagnola
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23-12-2008, 02.33.55
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Grottaglie
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23-12-2008, 15.30.20
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Juliet , davvero mi spiace spezzare l'armonia della tua esposizione ,con queste mie incursioni .
Noi in Sardegna non abbiamo una tradizione presepiale , ma unendo scampoli di vita quotidiana , prodotti della terra , tradizione e tanta tanta passione ci cimentiamo con gioia .
Anche per me è una gioia presentarvi queste creazioni .
Presepi del Sarrabus
Con questo retablo chiudo e auguro buon Natale a tutti , a te in particolare , Juliet.
Retablo del Presepe - Cagliari , Pinacoteca Nazionale - Fine XV sec .
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23-12-2008, 15.41.14
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grazie Sulcitana, sono presepi splendidi,
ricchi di passione e di cultura
presepi che parlano a
chi li sa ascoltare  
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23-12-2008, 16.06.18
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Pinturicchio - Spello
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23-12-2008, 16.23.47
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Natività - Filippo Lippi - Museo Civico -
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23-12-2008, 16.29.00
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Lorenzo Lotto - Natività - 1523
Washington, National Gallery of Art
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23-12-2008, 16.34.20
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Giotto
Ultima modifica di Juliet : 23-12-2008 alle ore 16.57.11.
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23-12-2008, 16.55.26
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[
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23-12-2008, 17.22.50
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Allegri Antonio (Correggio 1489 - 1534).
Meglio conosciuto come Correggio, il quale fu tra i più grandi protagonisti della pittura italiana del Rinascimento.
Compì il suo apprendistato artistico a Mantova presso uno zio pittore, studiando nel frattempo le opere di Andrea Mantegna, Leonardo da Vinci e Giorgione in diverse città del Nord Italia. Decisivo fu il viaggio a Roma, il quale gli permise di avvicinarsi all'opera di Raffaello. Al ritorno dalla capitale dipinse, nel 1519 a Parma, gli affreschi della "Camera della Badessa", combinando la morbidezza delle linee e i sapienti accostamenti dei colori con il rigore e la complessità della composizione. Sempre a Parma, dal 1520 al 1524, Correggio lavorò agli affreschi della cupola della chiesa di San Giovanni Evangelista dove gli effetti di luce e la disposizione delle figure suggeriscono uno sfondamento della proiezione del prospetto. Il rapporto della profondità spaziale e del movimento raggiungono l'apice nella "Assunzione della Vergine" (1526-1530) della cupola del Duomo di Parma.
Negli ultimi anni, stabilitosi di nuovo a Correggio, dipinse opere straordinarie come: la "Madonna di San Gerolamo" (1527, Galleria Nazionale - Parma) e la "Adorazione dei pastori" (1530, Gemäldegalerie - Dresda), una scena notturna che è un raffinato esercizio di chiaroscuro e la serie di quadri, con scene mitologiche di raffinato erotismo, commissionati dal duca di Mantova come dono per Carlo V: "Giove e Io" (1532, Kunsthistorisches Museum - Vienna) e "Giove e Antiope" (1532, Louvre - Parigi).
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23-12-2008, 17.29.02
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Carpaccio
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23-12-2008, 18.14.42
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23-12-2008, 18.34.17
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Frà Bartolomeo
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23-12-2008, 20.52.31
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Duccio di Buoninsegna - 1310
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23-12-2008, 21.48.06
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Umbria - Orvieto
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23-12-2008, 21.54.07
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Calvanico (SA), via Leonardo da Vinci
1826
Pannello di 12 mattonelle (h. ma cm 80; largh. cm 60) raffigurante la Natività di Gesù. Un edicola, di forma leggermente arrotondata in alto, è contornata da una fascia con decoro marmorizzato, dove, al centro in basso, appare la data MDCCCXXVI, sovrastata dalle lettere A.D. (Anno Domini). L’iconografia utilizzata è piuttosto nota, realizzata però con molto equilibrio distributivo rispetto ai vari personaggi partecipanti alla scena e con notevole dolcezza cromatica. La Madonna e San Giuseppe, in adorazione ai lati del Bambino, hanno come sfondo strutture murarie, che rimandano alla grotta di pastori dove avevano trovato rifugio; in alto un angelo, poggiato su assi di legno intrecciate, allusive ad un tetto alquanto precario, svolge un festone su cui si staglia la parola GLORIA.
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23-12-2008, 23.07.18
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Adorazione dei pastori - Murillo
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23-12-2008, 23.10.23
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Bernardo Strozzi - 1616
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24-12-2008, 00.39.23
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“L'imperizia” dei ladri.
Piccolo ot alla carrellata di Presepi.
Citazione:
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Originalmente inviato da Juliet
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Questa è un'opera di Caravaggio, Natività coi Santi Saverio e Francesco che ha avuto una storia travagliata. Si trovava a Palermo all'Oratorio di San Lorenzo.
Nascita e martirio di un Caravaggio siciliano
Alvise Spadaro
Tremendi furono spavento e dolore, la mattina del 18 novembre 1969 nell'Oratorio di San Lorenzo a Palermo, di chi trovò a terra lo scheletro della pala d'altare, senza la magnifica tela della Natività, atrocemente tagliata dal telaio.
Caravaggio, fuggiasco e condannato alla pena capitale, l'aveva dipinta per la Compagnia di San Francesco d'Assisi, probabilmente giunto a Palermo al seguito dell'illustre francescano mons. Bonaventura Secusio, arcivescovo di Messina, consigliere di Sua Maestà Cattolica e propiziatore delle principali commissioni siciliane già eseguite anch'esse per i Francescani di Siracusa e Messina.
L'Oratorio al quale era destinato il quadro era un semplicissimo vano rettangolare, terminante con un'abside, decorato da dipinti racchiusi in cornici di stucco dorate. Tre raffigurazioni si riferivano alla vita di San Francesco ed altrettante a quella di San Lorenzo e tutte mettevano in evidenza episodi affini.
In quel mese di maggio 1609 mons. Secusio si trovava a Palermo per ricevere il nuovo arcivescovo don Giannettino Doria e per partecipare alle riunioni del Parlamento, dove avrebbe occupato, di diritto, il primo posto nel Braccio ecclesiastico e dove, per il suo indiscusso prestigio, al di fuori di ogni protocollo, avrebbe presieduto quella assemblea.
Infatti tutti erano accorsi giovedì 7 maggio all'ingresso trionfale del nuovo arcivescovo, accompagnato dal cardinale Zapata, giunto da Genova con sei galee di Carlo Doria; e venerdì 22 maggio al corteo formatosi al termine della seduta conclusiva del Parlamento generale, dove, a precedere tutti, mons. Secusio e il viceré erano affiancati dal Pretore di Palermo e dal principe di Butera.
Il tempo necessario per Caravaggio di realizzare questa nuova opera, ingraziandosi così anche don Giannettino che, autenticamente filospagnolo come il Pontefice, avrebbe potuto spendere un'ulteriore parola per ottenergli la remissione della pena capitale. Don Giannettino, poi, era fratello di don Andrea Doria, che lo aveva ospitato durante il suo soggiorno genovese, e nipote della marchesa di Caravaggio che, l'anno successivo, lo avrebbe ospitato nel suo estremo soggiorno napoletano.
Su quella tela a trama larga e filo grosso, quasi un saio, Caravaggio aveva dipinto travi ed arcarecci di Rivotorto e la capanna piena di personaggi con un trasfigurato ricordo delle modelle romane nella Vergine adagiata a terra, una mano in grembo e i capelli con la scriminatura nel mezzo raccolti dietro la testa. Dietro, un pò sulla destra, San Francesco, titolare della Compagnia committente, in piedi a mani giunte e, dal lato opposto, a guisa di quinta, la larga figura di San Lorenzo, titolare dell'Oratorio, anch'egli in piedi ed appoggiato ad una grande graticola ad indicarne il martirio. E ancora un angelo, accorrente in volo, come quelli dipinti a Roma e a Napoli, sulla parte superiore della pala, ad indicare con la destra verso l'alto e, avvolto all'altro braccio, il cartiglio con la scritta Gloria in eccelsis Deo, e poi il Bambino a terra, al centro su di un panno gualcito sopra un pugno di fieno dorato.
La presenza discreta dell'asino, che si intravedeva appena, e la figura di San Francesco nell'inappuntabile saio mantato, assorto in preghiera, attenuava l'atmosfera di nascita umile e povera, perchè l'opera si accostasse allo spirito coltivato nell'ambiente della famiglia del Minori Conventuali.
A ciò concorreva anche una ripresa delle più squillanti cromie nella dalmatica di San Lorenzo color zafferano con cordoni e peneri viola, nel rosso acceso del corsetto della Vergine e nel verde cangiante di quello dell'enigmatico personaggio a destra, in primo piano, che volgeva le spalle all'osservatore e ricambiava lo sguardo di un vecchio barbuto, forse un pastore, in piedi e con la guancia appoggiata alla mano che tratteneva in cima un bastone e si affacciava nel quadro.
Cromie riaccese da sbattimenti di luce su una spalla di ciascuno di questi personaggi, anche su quella un pò vezzosamente scoperta della Vergine. Ad eccezione dei due personaggi sulla destra, tutti gli altri fissavano il Bambino rappresentato con uno scorcio simile a quello del braccio disteso di Lucia, nella pala siracusana, per cui se ne intravedevano i lineamenti del volto, ma soltanto un ulteriore battito di luce sulla piccola fronte che, lungo una diagonale ideale, trovava ritmico riscontro anche su quelle della Vergine e di San Francesco.
Come Lucia nella pala di Siracusa, il piccolo corpo del Bambino, disteso a terra, era racchiuso in un ovale, qui formato dalle figure di Lorenzo, dell'angelo, di Francesco e del personaggio enigmatico in verde, con calzamaglia bianca e mantello giallo appoggiato ad una gamba piegata, che girandosi offriva la nuca canuta alla luce e che potrebbe essere San Giuseppe.
Caravaggio già destinava l'angolo occupato dall'omologo apostolo dell'Ultima Cena dipinta da Tiziano per Carlo V, del quale riprendeva la medesima posizione. Il busto nel ruotare verso il personaggio barbuto, compiva la medesima rotazione di Scilla, mostro marino, visto da Caravaggio a Messina nella fontana del Nettuno, movimento che fra' Giovannello da Montorsoli aveva a sua volta ripreso dal Laocoonte ricostruito da lui stesso per espresso desiderio di Michelangelo Buonarroti.
Poi Caravaggio ritornava a Messina prima ed a Napoli dopo, verso il suo destino di morte atroce. Oggi, il particolare estremo del quadro palermitano: il corpicino del Bambino tra la graticola di san Lorenzo e il cesto degli attrezzi che si sarebbero utilizzati per preparargli la Passione, assumono un valore profetico che, attraverso il racconto evangelico e il destino del pittore, ha colpito anche l'opera stessa.
Dall'aula bunker di Rebibbia, Marino Mannoia, collaboratore di giustizia, autore reo confesso del furto della notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969, ha fatto il racconto dello scempio e così ha titolato la stampa: "Inesperti distruggemmo il Caravaggio", "Quel Caravaggio lo facemmo a pezzi".
Assieme ai suoi complici, quella notte, dopo aver tagliato malamente la tela con una lama di rasoio "nel piegarla per trasportarla meglio, il dipinto venne irrimediabilmente rovinato. Quando lo vide, l'acquirente si mise a piangere e non lo volle"
Da Prospettive, 8 dicembre 1996
Fonte
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24-12-2008, 15.00.05
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Citazione:
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Originalmente inviato da foglie di acqua
Piccolo ot alla carrellata di Presepi.
Questa è un'opera di Caravaggio, Natività coi Santi Saverio e Francesco che ha avuto una storia travagliata. Si trovava a Palermo all'Oratorio di San Lorenzo.
Nascita e martirio di un Caravaggio siciliano
Alvise Spadaro
Tremendi furono spavento e dolore, la mattina del 18 novembre 1969 nell'Oratorio di San Lorenzo a Palermo, di chi trovò a terra lo scheletro della pala d'altare, senza la magnifica tela della Natività, atrocemente tagliata dal telaio.
Caravaggio, fuggiasco e condannato alla pena capitale, l'aveva dipinta per la Compagnia di San Francesco d'Assisi, probabilmente giunto a Palermo al seguito dell'illustre francescano mons. Bonaventura Secusio, arcivescovo di Messina, consigliere di Sua Maestà Cattolica e propiziatore delle principali commissioni siciliane già eseguite anch'esse per i Francescani di Siracusa e Messina.
L'Oratorio al quale era destinato il quadro era un semplicissimo vano rettangolare, terminante con un'abside, decorato da dipinti racchiusi in cornici di stucco dorate. Tre raffigurazioni si riferivano alla vita di San Francesco ed altrettante a quella di San Lorenzo e tutte mettevano in evidenza episodi affini.
In quel mese di maggio 1609 mons. Secusio si trovava a Palermo per ricevere il nuovo arcivescovo don Giannettino Doria e per partecipare alle riunioni del Parlamento, dove avrebbe occupato, di diritto, il primo posto nel Braccio ecclesiastico e dove, per il suo indiscusso prestigio, al di fuori di ogni protocollo, avrebbe presieduto quella assemblea.
Infatti tutti erano accorsi giovedì 7 maggio all'ingresso trionfale del nuovo arcivescovo, accompagnato dal cardinale Zapata, giunto da Genova con sei galee di Carlo Doria; e venerdì 22 maggio al corteo formatosi al termine della seduta conclusiva del Parlamento generale, dove, a precedere tutti, mons. Secusio e il viceré erano affiancati dal Pretore di Palermo e dal principe di Butera.
Il tempo necessario per Caravaggio di realizzare questa nuova opera, ingraziandosi così anche don Giannettino che, autenticamente filospagnolo come il Pontefice, avrebbe potuto spendere un'ulteriore parola per ottenergli la remissione della pena capitale. Don Giannettino, poi, era fratello di don Andrea Doria, che lo aveva ospitato durante il suo soggiorno genovese, e nipote della marchesa di Caravaggio che, l'anno successivo, lo avrebbe ospitato nel suo estremo soggiorno napoletano.
Su quella tela a trama larga e filo grosso, quasi un saio, Caravaggio aveva dipinto travi ed arcarecci di Rivotorto e la capanna piena di personaggi con un trasfigurato ricordo delle modelle romane nella Vergine adagiata a terra, una mano in grembo e i capelli con la scriminatura nel mezzo raccolti dietro la testa. Dietro, un pò sulla destra, San Francesco, titolare della Compagnia committente, in piedi a mani giunte e, dal lato opposto, a guisa di quinta, la larga figura di San Lorenzo, titolare dell'Oratorio, anch'egli in piedi ed appoggiato ad una grande graticola ad indicarne il martirio. E ancora un angelo, accorrente in volo, come quelli dipinti a Roma e a Napoli, sulla parte superiore della pala, ad indicare con la destra verso l'alto e, avvolto all'altro braccio, il cartiglio con la scritta Gloria in eccelsis Deo, e poi il Bambino a terra, al centro su di un panno gualcito sopra un pugno di fieno dorato.
La presenza discreta dell'asino, che si intravedeva appena, e la figura di San Francesco nell'inappuntabile saio mantato, assorto in preghiera, attenuava l'atmosfera di nascita umile e povera, perchè l'opera si accostasse allo spirito coltivato nell'ambiente della famiglia del Minori Conventuali.
A ciò concorreva anche una ripresa delle più squillanti cromie nella dalmatica di San Lorenzo color zafferano con cordoni e peneri viola, nel rosso acceso del corsetto della Vergine e nel verde cangiante di quello dell'enigmatico personaggio a destra, in primo piano, che volgeva le spalle all'osservatore e ricambiava lo sguardo di un vecchio barbuto, forse un pastore, in piedi e con la guancia appoggiata alla mano che tratteneva in cima un bastone e si affacciava nel quadro.
Cromie riaccese da sbattimenti di luce su una spalla di ciascuno di questi personaggi, anche su quella un pò vezzosamente scoperta della Vergine. Ad eccezione dei due personaggi sulla destra, tutti gli altri fissavano il Bambino rappresentato con uno scorcio simile a quello del braccio disteso di Lucia, nella pala siracusana, per cui se ne intravedevano i lineamenti del volto, ma soltanto un ulteriore battito di luce sulla piccola fronte che, lungo una diagonale ideale, trovava ritmico riscontro anche su quelle della Vergine e di San Francesco.
Come Lucia nella pala di Siracusa, il piccolo corpo del Bambino, disteso a terra, era racchiuso in un ovale, qui formato dalle figure di Lorenzo, dell'angelo, di Francesco e del personaggio enigmatico in verde, con calzamaglia bianca e mantello giallo appoggiato ad una gamba piegata, che girandosi offriva la nuca canuta alla luce e che potrebbe essere San Giuseppe.
Caravaggio già destinava l'angolo occupato dall'omologo apostolo dell'Ultima Cena dipinta da Tiziano per Carlo V, del quale riprendeva la medesima posizione. Il busto nel ruotare verso il personaggio barbuto, compiva la medesima rotazione di Scilla, mostro marino, visto da Caravaggio a Messina nella fontana del Nettuno, movimento che fra' Giovannello da Montorsoli aveva a sua volta ripreso dal Laocoonte ricostruito da lui stesso per espresso desiderio di Michelangelo Buonarroti.
Poi Caravaggio ritornava a Messina prima ed a Napoli dopo, verso il suo destino di morte atroce. Oggi, il particolare estremo del quadro palermitano: il corpicino del Bambino tra la graticola di san Lorenzo e il cesto degli attrezzi che si sarebbero utilizzati per preparargli la Passione, assumono un valore profetico che, attraverso il racconto evangelico e il destino del pittore, ha colpito anche l'opera stessa.
Dall'aula bunker di Rebibbia, Marino Mannoia, collaboratore di giustizia, autore reo confesso del furto della notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969, ha fatto il racconto dello scempio e così ha titolato la stampa: "Inesperti distruggemmo il Caravaggio", "Quel Caravaggio lo facemmo a pezzi".
Assieme ai suoi complici, quella notte, dopo aver tagliato malamente la tela con una lama di rasoio "nel piegarla per trasportarla meglio, il dipinto venne irrimediabilmente rovinato. Quando lo vide, l'acquirente si mise a piangere e non lo volle"
Da Prospettive, 8 dicembre 1996
Fonte
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non è OT Foglie, fa sempre bene ricordarlo 
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24-12-2008, 15.50.22
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Natività del Pordenone, massimo artista friulano
e trai maggiori del Rinascimento
conservata a Valeriano, nei pressi di Spilimbergo
Ultima modifica di Juliet : 24-12-2008 alle ore 16.38.37.
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24-12-2008, 16.38.10
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Presepe dei conigli
Rinascimento veronese”,
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24-12-2008, 19.30.17
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Robert Campin 1425 ca. - Digione
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24-12-2008, 21.21.33
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Sandro Botticelli 1501
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24-12-2008, 21.32.32
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Mathis_Gothart_Gruenewald_
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25-12-2008, 04.39.57
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stupendo Presepi
e stupendo lavoro di ricerca da parte tua.
grazie!!
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25-12-2008, 09.34.17
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25-12-2008, 10.59.40
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Giotto
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25-12-2008, 11.36.51
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Citazione:
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Originalmente inviato da clara
stupendo Presepi
e stupendo lavoro di ricerca da parte tua.
grazie!!
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grazie a te , Clara
ho trattato l'argomento/presepi esclusivamente dal punto artistico e storico/culturale, con particolare attenzione all'arte presepiale, diversa in ogni regione italiana.
ho cercato di non toccare questioni religiose penso di esserci riuscita
sono molto contenta tu abbia apprezzato   .
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25-12-2008, 14.27.23
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statuina del Maragliano
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25-12-2008, 14.31.52
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San Gregorio Armeno- la via dei Presepi
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25-12-2008, 14.35.06
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25-12-2008, 22.02.30
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Presepi piemontesi
Presepio animato a Torino
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26-12-2008, 17.55.42
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27-12-2008, 13.24.08
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27-12-2008, 14.14.02
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27-12-2008, 20.14.52
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Francesco di Giorgio Martini
Natività - Siena
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27-12-2008, 20.21.38
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toscana
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28-12-2008, 16.30.59
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28-12-2008, 21.16.57
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28-12-2008, 21.26.30
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Presepe in sughero
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28-12-2008, 21.52.55
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Presepe fiore , Cripta Duomo di Orvieto
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28-12-2008, 22.01.09
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Presepe di zolfo , Lercara -Pa
* * *
Presepe sommerso , Laveno Mombello -Va
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28-12-2008, 22.16.28
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Si considerano precursori del presepio anche gli altari gotici intagliati con immagini della natività,
che non fu possibile rimuovere. Uno di questi altari con il gruppo dei tre Re Magi si trova in Austria
nella chiesa di S. Wolfgang nella regione di Salzkammergut.
Questo altare venne realizzato dall'artista brunicense Michael Pacher.
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28-12-2008, 22.16.46
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Presepe sardo , Dorgali
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28-12-2008, 22.23.06
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che bel presepio Sulcitana ! e che bei costumi !
e i piccoli e preziosi veli sono fatti per caso al tombolo ?
gli abiti, di che zona della Sardegna sono  ?
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28-12-2008, 22.35.33
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Juliet, i costumi sono di Dorgali (Nu) e riproducono fedelmente - anche nei particolari - il costume tradizionale .
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28-12-2008, 22.52.28
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Citazione:
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Originalmente inviato da Sulcitana
Juliet, i costumi sono di Dorgali (Nu) e riproducono fedelmente - anche nei particolari - il costume tradizionale .
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ecco. grazie
infatti, ho riconosciuto i costumi tradizionali, perchè sono stata a Dorgali - Cala Gonone.
devo dire che sono stati riprodotti con molta precisione.
costumi sardi di Dorgali
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29-12-2008, 00.17.46
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Grande Presepe - salernitano - maestro Cascella
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29-12-2008, 15.09.09
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Sagrada Familia - Barcelona
Gaudì
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29-12-2008, 17.13.25
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Presepe tecnica a traforo
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29-12-2008, 17.38.01
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Natività mistica , Sandro Botticelli
A. Durer , Natività ,1511
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29-12-2008, 19.09.13
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Citazione:
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Originalmente inviato da Sulcitana
]
Presepe tecnica a traforo
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ma che belli Sulcitana grazie !
anche l'edificio del Lazzaretto di Cagliari è molto bello, vero ?
LAZZARETTO DI CAGLIARI
Cagliari, v.le Borgo Sant'Elia,
Il Lazzaretto di Cagliari sorge su un sito di di grande interesse storico-archeologico.
La sua costruzione risale al 1600, quando la legge sulla quarantena rese obbligatoria la permanenza dei viaggiatori sospetti in strutture apposite per preservare la popolazione dalle epidemie.
Perse lentamente la sua funzione ospedaliera per divenire ricovero dei molti sfollati, privati delle loro case dopo il secondo conflitto mondiale.
Si decise per la sua chiusura e abbandono dopo il 1965, con la realizzazione delle prime case del Quartiere di Sant'Elia.
Il monumento si deteriorò progressivamente e solo 1998 si decise di affidare allo studio veneziano De Eccher il restauro conservativo.
Dopo due anni l'Associazione Sant'Elia 2000 ONLUS potè avere in gestione dal Comune di Cagliari una struttura nuova e adatta ad ospitare uno dei più importanti - e senza dubbio suggestivo - centri culturali della città.
L'attività museale ed espositiva offre servizi di visita guidata, sia alla struttura che alle collezioni, ma anche escursioni con visita guidata ai monumenti che sorgono sul colle di Sant'Elia.
Rassegne cinematografiche e musicali, piece teatrali e laboratori formativi si alternano all'attività congressuale.
La moderna sala convegni del Lazzaretto offre infatti assistenza tecnica, possibilità di rinfreschi nel punto ristoro della terrazza a mare e diventa senza dubbio un piacevole punto d'incontro.
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30-12-2008, 15.45.36
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Bolzano
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30-12-2008, 16.19.15
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Correggio - adorazione di Gesù
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30-12-2008, 16.26.08
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Filippino Lippi - adorazione di Gesù
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30-12-2008, 23.27.53
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Jusepe de Ribeira
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30-12-2008, 23.49.20
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Magi biblici
e l'Epifania
Gaspare, Melchiorre, Baldassarre
I Re Magi con i loro abiti tradizionali: brache, mantello e berretto frigio.
Ravenna, Basilica di Sant'Apollinare in Classe, ca 600.
i "Re" Magi sono magi (ossia astrologi), probabilmente sacerdoti zoroastriani, che secondo il Vangelo di Matteo (2,1-12) seguendo "il suo astro" giunsero da Oriente a Gerusalemme per adorare il bambino Gesù, il re dei Giudei che era nato.Il fondamento storico del racconto è discusso. Storici laicisti e alcuni biblisti cristiani lo vedono come un particolare leggendario. Altri biblisti cristiani ne ammettono la veridicità. Il particolare ha comunque avuto una straordinaria fortuna artistica, in particolare nelle rappresentazioni della natività e del presepe.
Il racconto evangelico li descrive in maniera estremamente scarna e la successiva tradizione cristiana (in particolare i leggendari vangeli apocrifi dell'infanzia, di scarso valore storico) ne ha precisato alcuni particolari: erano tre (sulla base dei tre doni portati, oro incenso e mirra), erano re, si chiamavano Melchiorre, Baldassarre e Gaspare.
Il racconto di Matteo
Il Vangelo secondo Matteo è l'unica fonte biblica a descrivere l'episodio. Secondo il racconto evangelico, i Magi, al loro arrivo a Gerusalemme, per prima cosa, fecero visita a Erode, il re della Giudea romana, domandando dove fosse 'il re che era nato', in quanto avevano 'visto sorgere la sua stella'. Erode, mostrando di non conoscere la profezia dell'Antico Testamento (Michea 5,1), ne rimase turbato e chiese agli scribi quale fosse il luogo ove il Messia doveva nascere. Saputo che si trattava di Betlemme, li inviò in quel luogo esortandoli a trovare il bambino e riferire i dettagli del luogo dove trovarlo, 'affinché anche lui potesse adorarlo' (2,1-8). Guidati dalla stella, essi arrivarono a Betlemme e giunsero presso il luogo dove era nato Gesù, prostrandosi in adorazione e offrendogli in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non ritornare da Erode, fecero ritorno alla loro patria per un'altra strada (2,9-11). Scoperto l'inganno, Erode s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme di età inferiore ai due anni, dando luogo alla Strage degli Innocenti (2,16-18).Il passo di Matteo non fornisce il numero esatto dei Magi ma la tradizione più diffusa, basandosi sul fatto che vengono citati tre doni, parla di tre uomini. In realtà, il testo greco non ne indica né il numero né tantomeno i nomi; parla solo di alcuni Magi dall'oriente (μαγοι απο ανατολων).
L’esegesi storico-critica, a partire dal XIX secolo, ha proposto dei criteri per distinguere i fatti storici probabilmente accaduti da altri racconti creati dalle primitive comunità cristiane o dagli evangelisti stessi. In questa prospettiva, un gran numero di biblisti contemporanei sottolinea che, nel caso di Mt 2, non ci si trova di fronte ad una cronaca, ma ad una composizione didascalica, midrashica: una "costruzione" letteraria che è stata pensata per fornire un insegnamento. Chi avrebbe scritto e redatto la "novella teologica" dei Magi a Betlemme aveva alle spalle "storie" simili nelle letterature religiose del tempo, e soprattutto aveva alle spalle una evidenza inconfutabile: Gesù, considerato l'inviato di Dio, fu respinto dal potere sia politico sia religioso. E se i maestri del Giudaismo, in larga misura, avevano rifiutato Gesù, lo avevano accolto persone che, per lo più, erano marginali, senza "titoli" particolari. Con un procedimento letterario chiamato retroproiezione, dunque, l’evangelista avrebbe collocato all'inizio della vita di Gesù ciò che sarebbe poi successo durante tutti gli anni della sua esistenza: in Erode e nell’ambiente di Gerusalemme il racconto vede l'opposizione del potere politico e religioso, mentre i Magi che "vennero da lontano" sarebbero i rappresentanti di tutte quelle persone che "vengono da lontano", che a quel tempo erano guardate con sospetto. Il testo evangelico, infatti, mostra chiaramente che i Magi sono dei "gentili" (non ebrei): gli studiosi Raymond Brown e Ortensio da Spinetoli, tra gli altri, fanno notare come nel racconto i Magi si rivolgano agli Ebrei in veste di stranieri e non sembrino conoscere le Sacre Scritture ebraiche.
Il significato del termine 'magi'
Magi è la traslitterazione del termine greco magos (μαγος, plurale μαγοι). Si tratta di un titolo riferito specificamente ai re-sacerdoti dello Zoroastrismo tipici dell'ultimo periodo dell'impero persiano.
L'Adorazione dei Magi del Beato Angelico e di Filippo Lippi"
I tre re pagani vennero chiamati Magi non perché fossero versati nelle arti magiche, ma per la loro grande competenza nella disciplina dell'astrologia. Erano detti magi dai Persiani coloro che gli Ebrei chiamavano scribi, i Greci filosofi e i latini savi" —Ludolfo di Sassonia (m. 1378), Vita Christi.
In alcune versioni meno recenti delle Scritture, ad esempio la Bibbia di Re Giacomo, i Magi sono indicati come Uomini Saggi, un termine arcaico per indicare i maghi o magi, con il carattere di filosofi, scienziati e personaggi importanti. Nella Bibbia di Re Giacomo, lo stesso termine greco magos che nel Vangelo secondo Matteo viene tradotto con "saggio", è reso con "stregone" negli Atti degli Apostoli (episodio di "Elimas il mago", Atti 13). Lo stesso termine greco identifica anche Simon Mago in Atti 8. Oggi il significato più profondo è ormai dimenticato e, quindi, tutte le traduzioni moderne usano il termine di derivazione greca, magi.
In Erodoto la parola magoi era associata a personaggi dell'aristocrazia della Media ed, in particolare, ai sacerdoti astronomi della religione zoroastriana, che erano anche ritenuti capaci di uccidere i demoni e ridurli in schiavitù. Poiché il passo di Matteo implica che fossero dediti all'osservazione delle stelle, la maggioranza dei commentatori ne conclude che il significato inteso fosse quello di "sacerdoti di Zoroastro", e che l'aggiunta "dall'Oriente" ne indicasse naturalmente l'origine persiana. Addirittura, la traduzione dei Vangeli di Wycliffe parla direttamente di "astrologi", non di "saggi". Nel XIV secolo la distinzione tra astronomia e astrologia non era ancora riconosciuta, e le due discipline cadevano entrambe sotto la seconda denominazione.Anche se il sostantivo maschile magi (μαγοι) è stato usato un paio di volte in riferimento a una donna (nell'Antologia Palatina e in Luciano), l'appartenenza alla classe dei magi era riservata ai maschi adulti. Gli antichi magi erano persiani, e poiché i territori ad oriente della Palestina biblica coincidevano con l'impero persiano, ci sono pochi dubbi sull'origine etnica e sulla religione di appartenenza dei personaggi descritti nel vangelo di Matteo.Si noti come il termine magi sia una traduzione artificiosa atta ad evitare il termine piuttosto sgradevole di maghi che indicava i ciarlatani e gli imbroglioni.(dal libro di Maggi)
I Magi e il Cristianesimo
Se è vero che il brano evangelico non riporta neanche il numero esatto dei Magi, la tradizione cristiana li ha identificati come I tre Saggi o I tre Re e ha assegnato loro i nomi di Melchiorre, Baldassarre e Gaspare. Esistono comunque delle tradizioni alternative che portano i magi in visita a Gesù in numero minore (due) o maggiore (fino a dodici).Fin dai primi secoli del cristianesimo ai Magi sono stati associati gli atteggiamenti positivi della ricerca della luce spirituale e del rifiuto delle tenebre: addirittura si riteneva che con la loro opera avessero contribuito a cacciare i demoni verso gli Inferi. E, poiché erano sacerdoti, sebbene zoroastriani, seguendo la stella e raggiungendo il neonato re di Israele, lo avrebbero anche riconosciuto come dio, anzi, come l'unico Dio venerato anche dalla rivelazione zoroastriana. Quindi i Magi sarebbero arrivati presso la mangiatoia di Betlemme con piena coscienza dell'importanza religiosa e cosmica della nascita del Cristo.
In effetti, per il Vangelo di Matteo i Magi sarebbero stati le prime autorità religiose ad adorare il Cristo e quindi, dei tre doni che essi portavano con sé, da questo punto di vista, il più importante era l'ultimo, la mirra. Si tratta di una pianta medicinale da cui si estrae una resina gommosa, che veniva mescolata con oli per realizzare unguenti a scopo medicinale, cosmetico e anche religioso: la parola Cristo significa proprio unto, consacrato con un simbolico unguento, un crisma, per essere re, guaritore e Messia di origine divina.
Per tutte queste ragioni, il racconto dei Magi gode di un particolare rispetto presso le popolazioni cristiane. Nel calendario liturgico dei cattolici e di altre Chiese cristiane, la visita dei Magi a Gesù bambino viene commemorata nella festa dell'Epifania, il 6 gennaio. La Chiesa ortodossa e altre Chiese di rito orientale (che nell'Epifania ricordano il Battesimo di Cristo nel Giordano) commemorano la venuta dei Magi nel giorno stesso del Natale.
Il tema è ricorrente nelle rappresentazioni artistiche e letterarie di ispirazione cristiana sotto il nome di Adorazione dei Magi.
A partire dalle poche informazioni neotestamentarie, la tradizione cristiana ha arricchito la storia dei magi di molti dettagli. Una delle evoluzioni più rilevanti è il passaggio dalla condizione di astrologi a quella di re. L'opinione più accreditata è che si tratti di un richiamo alle profezie dell'Antico Testamento che parlano dell'adorazione del Messia da parte di alcuni re (Isaia 60:3, Salmi 72:10 e 68:29). I primi esegeti avrebbero, dunque, reinterpretato il passo di Matteo alla luce di queste profezie elevando i Magi al rango di re. Il biblista Mark Allan Powell rifiuta però questa interpretazione, sostenendo che l'idea di un'autorità regale dei Magi è di molto successiva, addirittura posteriore a Costantino, e strumentale alla giustificazione del ruolo dei monarchi cristiani. Già dal 500, comunque, tutti i commentatori adottarono la versione più diffusa che parlava di tre re, che non venne messa in discussione fino alla Riforma protestante. Un'ulteriore evoluzione vuole che i re Magi provenissero da paesi lontani posti nei tre continenti allora noti (Europa, Asia e Africa), a significare che la missione redentrice di Gesù era rivolta a tutte le nazioni del mondo. Per questo motivo i tre re sono raffigurati in genere come un bianco, un arabo e un nero.
In un inno religioso del poeta iberico Prudenzio, della fine del IV secolo, si ritrova già l'interpretazione medievale dei doni come emblemi profetici dell'identità di Gesù, ripresa anche in canti popolari molto più tardi (ad es. "We Three Kings" di John Henry Hopkins, Jr., 1857). L'incenso, che veniva usato nel tempio, indica il sacerdozio di Gesù; l'oro ne indica la regalità; la mirra, usata nella preparazione dei corpi per la sepoltura, indica l'espiazione dei peccati attraverso la morte.Anche se non è citato nel Corano, il racconto dei Magi era ben conosciuto in Arabia. L'enciclopedista arabo al-Tabari, nel IX secolo, riferisce dei doni portati dai Magi attribuendo loro il simbolismo che ci è usuale e citando come fonte lo scrittore del VII secolo Wahb ibn Munabbih.
Per approfondire, vedi la voce Stella di Betlemme.
La stella che attraversa il cielo, che la leggenda e l'iconografia indicano come Stella di Betlemme ed i contemporanei come "Stella della Profezia" (quella che Giuseppe Flavio riferisce al suo mecenate Vespasiano), viene spesso rappresentata come una cometa dotata di coda. Nel racconto evangelico, la stella non è l'unico segno a identificare la cittadina di Betlemme. Anche una interpretazione del Libro di Isaia, di cui Erode era a conoscenza, identificava Betlemme come il luogo dove sarebbe nato un re, il Messia dei Giudei, discendente o "figlio" di Davide (si veda anche il Libro di Michea).
Le tombe dei Magi
Marco Polo afferma di aver visitato le tombe dei Magi nella città di Saba, a sud di Teheran, intorno al 1270: "In Persia è la città ch'è chiamata Saba, da la quale si partiro li tre re ch'andaro adorare Dio quando nacque. In quella città son soppeliti gli tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co' capegli: l'uno ebbe nome Beltasar, l'altro Gaspar, lo terzo Melquior. Messer Marco dimandò più volte in quella cittade di quegli 3 re: niuno gliene seppe dire nulla, se non che erano 3 re soppelliti anticamente." (Il Milione, cap. 30).Quella di Marco Polo non è tuttavia l'unica testimonianza sul luogo di sepoltura dei Magi. Nel transetto della basilica romanica di Sant’Eustorgio a Milano si trova la “cappella dei Magi”, in cui è conservato un colossale sarcofago di pietra (vuoto), risalente al tardo Impero Romano: la tomba dei Magi. Secondo le tradizioni milanesi, la basilica sarebbe stata fatta costruire dal vescovo Eustorgio intorno all’anno 344: la volontà del vescovo era quella di esservi sepolto, dopo la sua morte, vicino ai corpi dei Magi stessi. Per questo motivo, con l’approvazione dell’imperatore Costante avrebbe fatto giungere i loro resti dalla basilica di Santa Sofia a Costantinopoli (dove erano stati portati alcuni decenni prima da sant'Elena, che li aveva ritrovati durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa).Nel 1162 l’imperatore Federico Barbarossa fece distruggere la chiesa (come pure gran parte delle mura e degli edifici pubblici di Milano) e si impossessò delle reliquie dei Magi, nel 1164 che fece trasferire al duomo della città tedesca di Colonia, dove ancora oggi sono conservate in un prezioso reliquiario.
Molti luoghi in Francia, Italia, Svizzera e Germania si fregiano dell'onore di avere ospitato le reliquie durante il tragitto e in molte chiese si trovano ancora frammenti lasciati in dono. La testimonianza di questo passaggio si trova anche in nomi come «ai tre Re», «le tre corone» e «alla stella», dati ad alberghi e osterie. I milanesi, però, rivolevano le reliquie, non accontentandosi più della medaglia fatta, sembra, con parte dell'oro donato dai Magi al Signore, che veniva esposta il giorno dell'Epifania in Sant'Eustorgio accanto al sarcofago vuoto. Né Ludovico il Moro nel 1494, né Alessandro VI, né Filippo di Spagna, né Pio IV, né Gregorio XIII, né Federico Borromeo riuscirono a far tornare le spoglie in Italia. Solo nel ventesimo secolo Milano riuscì ad ottenere una parte di quello che le era stato tolto: il 3 gennaio del 1904, infatti, il cardinal Ferrari, Arcivescovo di Milano, fece solennemente ricollocare alcuni frammenti ossei delle spoglie dei Re Magi (due fibule, una tibia e una vertebra), offerti dall'Arcivescovo di Colonia Fischer, in Sant'Eustorgio. Furono posti in un'urna di bronzo accanto all'antico sacello vuoto con la scritta Sepulcrum Trium Magorum (tomba dei tre Magi). (da un testo di Francesca Belotti e Gian Luca Margheriti apparso sul CORRIERE DELLA SERA- VIVIMILANO)
L'arca di Colonia
Nella cattedrale della città tedesca di Colonia è dunque conservata l'arca che conterrebbe, secondo la tradizione, le reliquie dei Re Magi, dopo che Federico Barbarossa le aveva portate in Germania come trofeo di guerra dopo la distruzione di Milano. Nel 1903 una piccola parte di questi resti è stata restituita alla Diocesi di Milano , grazie ai rapporti amichevoli dell'arcivescovo di Milano cardinal Ferrari col cardinale di Colonia, Fischer.Una versione ben nota del dettagliato racconto è quella contenuta nella Historia Trium Regum (storia dei tre re) del chierico del XIV secolo Giovanni di Hildesheim. Per spiegare la presenza a Colonia delle reliquie mummificate dei saggi orientali, inizia il racconto dal viaggio a Gerusalemme compiuto da Sant'Elena, madre di Costantino I, durante il quale ella recuperò la Vera Croce di Gesù ed altre reliquie:
« La regina Elena ... cominciò a pensare grandemente ai corpi di quei tre re, e si schierò e con un largo seguito si recò nella terra dell'Indo ... quand'ebbe trovato i corpi di Melchiorre, Baldassarre e Gaspare, la regina Elena li mise in uno scrigno che ornò di grandi ricchezze, e li portò a Costantinopoli ... e li pose in una chiesa chiamata Santa Sofia. »
I Magi nell'arte
Una rappresentazione dei Re Magi a Natal (Brasile)Le più antiche raffigurazioni dei Magi si trovano già nelle catacombe, come per esempio nella cappella di santa Priscilla (II-III secolo). In queste prime rappresentazioni essi sono raffigurati come i Persiani, o in genere gli orientali, con una corta tunica, pantaloni aderenti (anassiridi) e berretto frigio. Sarà nell'arte bizantina che essi verranno poi abbigliati come nobili della corte imperiale.
I Re Magi sono di solito rappresentati nell'arte europea nella scena dell'Adorazione dei Magi; un altro topos piuttosto diffuso è quello del Viaggio dei Magi. Più in generale, appaiono nelle diffuse rappresentazioni della Natività ed in altre decorazioni natalizie che hanno origine nel presepe napoletano. Appaiono ad esempio nell'opera di Gian Carlo Menotti Amahl e gli ospiti notturni ed in molte carole natalizie, tra cui, nel mondo anglosassone, è molto nota We Three Kings.
Gli artisti hanno sfruttato spesso questo tema per rappresentare le tre età dell'uomo e anche, nell'epoca delle scoperte, come allegoria dei diversi mondi conosciuti: Baldassarre è raffigurato come un giovane africano (un Moro), Gaspare spesso ha una fisionomia chiaramente orientale e Melchiorre i tratti europei.
Alcuni esempi contemporanei:
Nel film Donovan's Reef, nella scena della Recita di Natale che si tiene nella Polinesia francese, al posto della tradizionale corrispondenza con i continenti, i Magi sono 'adattati' a impersonare il re della Polinesia, il re delle Americhe e il re della Cina.
Un altro dettaglio narrativo di carattere sentimentale è stato aggiunto prima nel romanzo, poi nel film Ben Hur, in cui il personaggio di Baldassarre è un uomo ormai anziano che torna in Palestina per incontrare Gesù ormai adulto.
Nomi tradizionali dei Re Magi
Le chiese orientali assegnano vari nomi ai magi, ma nella tradizione occidentale si sono affermati i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. In altre culture i nomi sono ancora diversi, ad esempio la Chiesa Cattolica Etiope li chiama Hor, Basanater e Karsudan.
Nessuno dei nomi accreditati è di chiara origine persiana, né si può dire che abbia un significato specifico; tuttavia, Gaspare può essere una variante della parola persiana Jasper - "Signore del Tesoro" - da cui deriva anche il nome del diaspro. In Siria la comunità cristiana chiama i Magi Larvandad, Hormisdas e Gushnasaph. Questi ultimi nomi sono, probabilmente, di origine persiana, il che naturalmente non è sufficiente a garantire la loro autenticità.Il primo nome, Larvandad, è una combinazione di Lar, una regione nei pressi di Teheran, e vand o vandad, un suffisso comune in Medio persiano che vale "collegato con" o "situato in". Lo stesso suffisso si ritrova anche nei toponimi iraniani come Damavand, Nahavand e Alvand ed in alcuni nomi e titoli quali Varjavand e Vandidad.In alternativa, potrebbe essere una combinazione di Larvand (ovvero la regione di Lar) e Dad ("dato da"). Quest'ultimo suffisso si ritrova anche nei nomi iraniani "Tirdad", "Mehrdad", "Bamdad" e in toponimi come "Bagdad" ("Data da Dio"), un tempo in Iran, ora Baghdad in Iraq. Il nome vorrebbe, quindi, dire 'nato nella', o 'dato dalla' regione di Lar.Il secondo nome, Hormisdas, è una variante del nome persiano Hormoz, in Medio Persiano Hormazd e Hormazda. Il nome si riferiva all'angelo del primo giorno di ciascun mese, il cui nome era stato dato dal Dio supremo, il cui nome era "Ahura Mazda" o "Ormazd" in Antico persiano.Il terzo nome, Gushnasaph, era un nome di persona diffuso nell'Antico e nel Medio persiano, corrispondente all'attuale Gushnasp o Gushtasp. È formato dalla radice Gushn, "pieno di qualità virili" o "pieno di desiderio o di energia" per qualcosa, e dalla parola Asp (in persiano moderno: Asb), cavallo. L'animale era di grande importanza per le genti iraniche, e il relativo suffisso si ritrova in molti nomi usati nella regione, tra cui gli attuali Lohrasp, Jamasp, Garshasp e Gushtasp. Il nome potrebbe, quindi, tradursi "persona con l'energia e la virilità di un cavallo" o "desideroso di avere dei cavalli". In alternativa, poiché Gushn risulta anche usato per indicare "molti", potrebbe essere più semplicemente "possessore di molti cavalli".
L'Epifania
Il mondo cristiano ricorda i Re magi nel giorno dell'Epifania, il 6 gennaio, ultimo dei "dodici giorni di Natale".
Tradizioni italiane
A Milano, la mattina dell’Epifania, un imponente corteo in costume accompagna tre figuranti, che impersonano i Magi, dalla basilica di Sant’Eustorgio al Duomo, dove l’arcivescovo presiede la messa solenne.In alta Valtellina è diffusa una tradizione che prescrive, la mattina dell'Epifania, di salutarsi scherzosamente con il termine dialettale "Gabinàt" (o Ghibinet a Livigno). Probabilmente questa parola è una storpiatura del tedesco Gaben-nacht, "notte di doni", a ricordo dei doni portati dai Magi. Chi non risponde prontamente all'insolito saluto deve pagare il pegno e offrire un piccolo dono (era anticamente diffusa anche nella vicina medio-alta Val Camonica - vedi Prestine).
In provincia di Treviso è diffusa l'usanza di accendere grandi fuochi nelle piazze dei paesi alla vigilia dell'Epifania (panevìn). Sicuramente si tratta di una tradizione che affonda le radici nelle credenze pre-cristiane legate al solstizio d'inverno (a seconda della direzione delle scintille si indovina come sarà l'anno che sta cominciando: "Se' e faive va al garbin, parecia 'l caro pa' ndar al muin. Se 'e faive va a matina, ciol su 'l sac e va a farina", "Se le faville vanno a sud-ovest, prepara il carro per andare al mulino. Se le faville si dirigono a oriente, prendi il sacco e vai a cercare farina"). Tuttavia la spiegazione popolare che viene data riferisce che questi fuochi servirebbero per far luce ai Magi nel loro viaggio alla ricerca della grotta della Natività. Intorno al fuoco si beve vin brulè (ottenuto dal vino bollito con chiodi di garofano e cannella) e si mangiano dolci tipici tra cui la pinsa.
Un'altra leggenda lombarda, di origine varesina, vuole che durante il trasporto da Milano a Colonia i corpi dei re Magi siano transitati da Busto Arsizio , attraverso il borgo di via Savigo. Qui i bustocchi dedicarono loro una porta, abbattuta nel 1880. Ancora oggi, alla vigilia dell'Epifania, questi fatti sono ricordati a Busto Arsizio con una festa nel corso della quale viene acceso un falò nei pressi del borgo di via Savigo. Il giorno seguente prende il via un corteo in costume che commemora sia il viaggio dei Magi verso Betlemme che il trasferimento dei corpi a Colonia.
Tradizioni spagnole
In Spagna e in tutti i paesi di lingua spagnola e catalana i tre re (in spagnolo "los Reyes Magos" o '"Los Tres Reyes Magos'", in catalano "els Reis Mags d'Orient") ricevono letterine dai bambini e portano loro dei doni, per magia, la notte precedente l'Epifania.
I Saggi vengono dall'oriente sui loro cammelli e fanno visita alle case di tutti i bambini; come il più nordico Babbo Natale e le sue renne, essi fanno visita a tutti i bambini nella stessa notte. In alcune zone i bambini preparano una bevanda per ciascuno dei tre re. In Catalogna è tradizione preparare anche cibo e acqua per i cammelli, perché quello dell'Epifania è l'unico giorno dell'anno in cui mangiano.
Le città di tradizione spagnola e catalana organizzano parate notturne a cavallo, i cui i re e i loro servitori percorrono le vie della città lanciando dolciumi ai bambini (e ai grandi) che fanno ala alla manifestazione.
In tempi recenti questa tradizione, come quella del Presepe e dell'Albero di Natale, in molte regioni si trova a coesistere con Papa Noel (Babbo Natale), nei Paese Basco con Olentzero e in Catalogna con il Tió de Nadal.
Tradizioni catalane
In Catalogna sono vive molte tradizioni specificamente legate ai Re Magi, alcune delle quali del tutto locali, altre più diffuse. Nella maggior parte della Catalogna, il Paggio Gregorio prepara la strada ai re informandoli su chi sia stato buono o cattivo; nel paese di Cornellà de Llobregat, invece, questo ruolo è svolto da Mag Maginet, mentre a Terrassa il paggio si chiama Xiu-Xiu (tranne per Gaspare, il cui servitore è Hassim Jezzabel). La parata dei re ad Alcoi (che non è in Catalogna ma nella regione di Alicante della comunità autonoma di Valencia) è ritenuta da alcuni la più antica del mondo; i partecipanti che rappresentano i re e i loro paggi attraversano la folla a piedi, offrendo i loro doni direttamente.In Catalogna Melchiorre (Melcior) è un personaggio di carnagione chiara che porta ai bambini dei gingilli; è vestito come un sovrano medioevale e, nonostante sia il più giovane dei tre, è bianco di barba e di capelli, per la punizione ricevuta da Gesù per aver dato eccessivo risalto alla sua forza e giovinezza. Gaspare (Gaspar) è anche lui di carnagione chiara, con un costume simile ma ha i capelli castani e porta con sé i giocattoli. Baldassarre (Baltasar) è invece di carnagione scura ed è vestito come un arabo o un moro. Il suo compito è quello di lasciare un pezzo di carbone ai bambini che sono stati cattivi.
Tradizioni nei paesi di lingua tedesca
In molte zone di lingua tedesca, soprattutto in Baviera, nei cantoni cattolici della Svizzera e nell’Alto Adige, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio i ragazzi girano per le strade dei paesi e segnano con il gesso, sulle porte delle case, le cifre dell’anno in corso e la sigla KMB (la sequenza può variare): viene simboleggiata una beneaugurate visita dei Magi (Kaspar, Melchior e Balthasar) alla casa, per portarvi prosperità per l’anno in corso.
La Basilica della Natività
Nell'anno 614, la Palestina fu occupata dai Persiani guidati dal re Cosroe II. Essi distrussero quasi tutte le chiese cristiane, ma risparmiarono la Basilica della Natività di Betlemme. Si racconta che fecero questo poiché sulla facciata della basilica vi era un mosaico che raffigurava i Magi vestiti con l'abito tradizionale persiano.
http://images.google.it/imgres?imgur...NV_it%26sa%3DN
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31-12-2008, 00.13.05
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Adorazione dei Magi,
Manoscritto Bodleian Library, Oxford
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31-12-2008, 00.15.02
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La Cavalcata dei Magi, Benozzo Gozzoli, 1459-1461
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31-12-2008, 00.34.51
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Gentile da Fabriano
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31-12-2008, 00.47.53
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Hieronymus Bosch
Trittico dell'Epifania L'adorazione dei Magi
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31-12-2008, 01.12.48
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Leonardo Da Vinci
Adorazione dei Magi
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31-12-2008, 09.16.03
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Adorazione dei Magi , 1730 , Cagliari , episcopio
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Adorazione dei Magi , Marghinotti , Oristano -Duomo
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Orosei , Chiesa di Sant'Antonio abate, Primo decennio sec.XVII
* * *
Adorazione dei Magi ,Cagliari, collezione privata. Proviene dalla chiesa di San Filippo nella Tanca Regia.Fine sec.XVII
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Cagliari , Pinacoteca Nazionale ,Proviene dalla chiesa di Sant'Elena a Quartu Sant'Elena-1613-1614
* Immagini di Sardegna DigitalLibrary
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31-12-2008, 09.16.06
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Adorazione dei Magi , 1730 , Cagliari , episcopio
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Adorazione dei Magi , Marghinotti , Oristano -Duomo
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Orosei , Chiesa di Sant'Antonio abate, Primo decennio sec.XVII
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Adorazione dei Magi ,Cagliari, collezione privata. Proviene dalla chiesa di San Filippo nella Tanca Regia.Fine sec.XVII
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Cagliari , Pinacoteca Nazionale ,Proviene dalla chiesa di Sant'Elena a Quartu Sant'Elena-1613-1614
* Immagini di Sardegna DigitalLibrary
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31-12-2008, 15.37.49
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Citazione:
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Originalmente inviato da Juliet
Leonardo Da Vinci
Adorazione dei Magi
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se fai una ricerca sulla rappresentazione dei magi della Chiesa della Natività di Betlemme scoprirai quanto a volte è potente la rappresentazione delle pitture
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31-12-2008, 16.48.36
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Citazione:
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Originalmente inviato da Tzazzamita
se fai una ricerca sulla rappresentazione dei magi della Chiesa della Natività di Betlemme scoprirai quanto a volte è potente la rappresentazione delle pitture
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infatti.
queste ultime di Sulcitana sono spettacolari. 
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