Crack Parmalat, parla Tanzi:
«Non ho mai ideato la grande truffa»
di Giuseppe Oddo
sole 24
17 novembre 2008
Greco nella requisitoria: un brutto film di mafia con la complicità delle banche
Calisto Tanzi punta l'indice contro le banche che sostennero la crescita della Parmalat. «Sono giunto al convincimento – ha dichairato spontaneamente al processo di Milano l'ex patron del gruppo dichiarato insolvente nel dicembre 2003 – che già a decorrere dal 1994-95 chi finanziasse o meglio facesse ottenere finanziamenti alla Parmalat dal mercato potesse avere forti dubbi sulle reali condizioni patrimoniali e finanziarie della società». Il bancarottiere di Collecchio, per il quale l'accusa ha già chiesto la condanna a 13 anni di reclusione, ha attaccato in modo particolare la ex Chase Manhattan Bank, divenuta successivamente JP Morgan Chase, e la Bank of America (BofA). «Chi ha intodotto Parmalat nel mondo dei bond – ha dichiarato Tanzi ai giudici – è stata Chase, in persona del suo responsabile (il banchiere d'affari Federico Imbert, ndr)». La Chase accompagnò l'espansione del gruppo emiliano già a partire dalla sua quotazione in Borsa, avvenuta nel 1990, e dal 1966 smise di erogare a Parmalat «finanziamenti in forma tradizionale». «Il responsabile per l'Italia mi comunicò – ha aggiunto Tanzi – che non si fidava più dei nostri bilanci e che pertanto la banca ci avrebbe finanziato o meglio ci avrebbe fatto avere finanziamenti solo attraverso finanza alternativa, bond, o private placement (collocamenti privati, ndr)».
Bank of America, dal canto suo, «ci poneva solo strumenti di finanza alternativa – ha proseguito Tanzi – e non faceva finanziamenti diretti». Contro BofA s'è anche scagliato il difensore di Tanzi, l'avvocato Gianpiero Biancolella, imputando all'istituto di credito Usa di aver «realizzato una dipendenza finanziaria e amministrativa in Parmalat, al punto che nessuno all'interno dell'azienda, nemmeno Fausto Tonna, ci capiva più nulla». Tonna era il braccio destro di Tanzi per la finanza. Del ruolo di BofA nella bancarotta, delle sue responsabilità presunte, s'era già dilungato nella sua recente requisitoria il pubblico ministero Francesco Greco. Ora la banca viene tirata in ballo pesantemente anche dal cavaliere.
Per Biancolella, a dare il colpo di grazia alla Parmalat sarebbero stati soprattutto i prestiti obbligazionari e i collocamenti privati del periodo 1998-2003. Qesti ultimi non figuravano nemmeno in bilancio e furono gestiti da Bank of America sotto forma di Uspp (United State private placement). La più discussa di queste operazioni fu la quotazione in Borsa di Parmalat Brasil: un'operazione di debito camuffata, secondo l'accusa, da aumento di capitale.
Tanzi ha ammesso le sue responsabilità nella bancarotta: «Mi ritengo responsabile del default e di tutte quelle condotte che riterrete costituenti reato, riferibili alla diffusione di notizie al mercato». Ma ha respinto l'accusa di essere stato l'ideatore della grande truffa ai danni dei risparmiatori danneggiati dal crack. Ha ammesso di aver finanziato uomini e partiti politici, in Italia e all'estero. Alcuni di questi finanziamenti «costituivano una mia esigenza di contributo alle idee, altri si concretizzavano in un'attività di lobbing a sostegno della Parmalat». Ed ha proseguito: «Non esiste alcun uomo politico che possa avere il potere di indurre un banchiere a divenire un lead manager, e cioè il garante dei collocamenti sul mercato, senza che l'istituto di credito ne tragga un lucro più che apprezzabile. Ho invece una personale esperienza differente: quella di un banchiere che possa invogliare un imprenditore a finanziare qualcuno».
Tanzi, invece, non ha aggiunto nulla sul misterioso viaggio in Equador condotto con la moglie, Anita Chiesi, a cavallo del Natale 2003, poco prima dell'arresto. A chi continua a pensare che quel viaggio lampo fosse in qualche modo riconducibile all'esistenza di una ingente somma di denaro extra-bilancio depositata presso banche sudamericane, Tanzi ha ribattuto negando l'esistenza di qualsiasi tesoro personale. Il cavaliere si sarebbe ritirato in Equador «per riordinare le idee» prima di consegnarsi ai magistrati. «Quello che avevo l'ho messo a disposizione per i risarcimenti. Attendo con doveroso rispetto e sottomissione la vostra sentenza», ha concluso rivolto ai giudici.
con questo abbiamo scoperto
che calisto il furbo alla parmalat
faceva il fattorino ai piani
nullapiù
niente galera ha 70 anni, pover'uomo 