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Forum di politica, cultura, società - 2008

 
Vecchio 21-10-2008, 11.35.42
wiwi
 
Perché il nero non passa di moda

Perché il nero non passa di moda

Fascino senza tempo, dal Medioevo alla Kidman

MIRELLA SERRI



ROMA Che abito indosserà, Nicole Kidman nella notte delle star? Un fantastico Balenciaga nero. Il capo preferito da Victoria Beckham? Super attillato, firmato Marc Jacobs. Colore? Nero. E Penelope Cruz, molto glamour a Los Angeles per presentare «Vicky Cristina Barcellona» di Woody Allen? Mezza spalla, nero. Madonna, nell’ultimo concerto? Canotta di voile, nera of course. E Giorgio Armani, il critico d’arte Germano Celant, lo scrittore Peter Handke, il sempre scapigliato Bernard-Henry Lévy, il regista Peter Stein, l’attore Daniel Day-Lewis con vistoso orecchino, Tim Roth e Harrison Ford nell’ultima apparizione pubblica? Total black e, per Tim, color funerale pure la cravatta.

Eccoli, tutti indistintamente abbigliati nella tonalità preferita dal principe delle tenebre. E lo stesso vale per noi, comuni mortali. Metti stasera a cena... Cosa? Il tubino, intramontabile purché nero. Domani? Trench ma nero. Per l’happy hours? Bustier nero. Al cinema, al teatro, mentre ascolti la discomusic, ovunque tu vada, la platea è mortifera e monocroma nel colore più amato dal diavolo e pure da Prada. Ma perché subiamo questa indiscussa e funebre tirannia? Il nero ci ricorda chi siamo e da dove veniamo (nella mitologia greca la madre del cielo e della terra era Nyx, dea della notte)? O forse richiama odor d’incenso, remissione e pentimento? O, ancora, allude al postribolo e alla perdizione? Oppure, semplicemente, ci piace perché ci sfina, ci assottiglia e raramente si lava?

In realtà il nero è un colore per tante stagioni. E' il più malandrino, dispettoso e trasformista, nel tempo cambia i suoi significati: è il meno chiaro, è caso di dirlo, più ambiguo, è carico di molteplici valenze. A raccontarci la storia del colore così ricco di simbologia, ora arriva, «Nero» (Ponte alle Grazie editore), straordinario saggio di Michel Pastoureau che descrive luci e ombre del nero nella cultura e nel costume. Ma, attualmente, l’appeal che esercita su di noi, a cosa è dovuto? Banale considerarlo, semplicemente, il cupo emblema del vietato, del demoniaco, è il suggerimento del saggista.

L’intimo, in questo caso, docet: un secolo fa era quasi impossibile per ladies e gentleman indossare direttamente a contatto della pelle capi che non fossero bianchi (considerati malsani e poco igienici). Quando il perturbante nero colorava bustini e guepières eccitava, sconvolgeva, aveva veramente il sentore del proibito. Oggi, però, avviene l’esatto contrario: zie e nonne indossano nere braghette e magliette della salute in tinta mentre le sexy - veline sfoggiano soprattutto il bianco e anche il panna-carne.

Allora, se non è il profumo dell’eros, cosa lo trasforma nel nostro culto quotidiano? Il nero, per secoli, è stato il colore più ambito e più difficile. Per tingere sete, lane e tessuti non si riusciva a ottenerlo omogeneo e brillante. Fino al 1300 si approdava a bluastri, grigiastri, ma solo con fatica al desiderato full black. Uno degli espedienti per raggiungere la più buia compattezza era di impregnare le stoffe con corteccia e radici del noce. Un albero, nell’immaginario popolare, assai poco rassicurante, velenoso e molto pericoloso persino se ci si addormentava sotto le sue fronde. L’ambita nuance penne di corvo si conquistava, insomma, solo tramite una lavorazione lunga e difficoltosa, circondata dall’aura di grandi sventure, di trapassi a miglior vita per letali misture. Una preparazione che rendeva il nero inquietante, raffinato e molto elegante. Ma anche simbolo di rigore e di austerità, dal momento che richiamava la mise del clero.

Giuristi, magistrati, accademici, banchieri, membri della corte - di Filippo il Bello in Francia o di Edoardo I in Inghilterra e poi anche nella penisola - lo adottarono entusiasti. Vi videro il proprio status symbol. Era il colore del lusso che non mostrava di essere tale. Molto prossimo al nero c’era pure il cosiddetto «mezzo nero». Ovvero il grigio. Se, il primo era il segno della distinzione ma anche della disperazione, il secondo richiamava il cielo non proprio limpido e la speranza. Il trend del «mezzo nero» arrivava in tempi bui a rincuorare banchieri, finanzieri e borghesi che vedevano guerre, carestie, pestilenze e terremoti finanziari abbattersi sulle proprie sostanze.

Il nero della tirannide e della dittatura segnò, poi, il ‘900 ma intanto, in parallelo, si affermava il trionfante nero di lusso per upper class e allievi delle public school. Fu adottato da artisti, grafici, stilisti, dal sofisticatissimo «Ritratto della duchessa de la Salle» di Tamara de Lempicka, al tubino di Coco Chanel. Simbolo al contempo della crisi e del lusso, ritornerà alla fine degli anni Ottanta. Quest’anno è poi di gran moda il connubio tra grigio e nero. Perfetti entrambi per crack bancari e speculatori in disarmo.
 
Vecchio 21-10-2008, 13.29.44
clara
 
guardate la classica meraviglia di questo felino vestito da sera

per questo ho il giardino pieno di gatti neri: sono elegantissimi!!

 
Vecchio 22-10-2008, 10.54.50
foglie di acqua
 
Citazione:
Ma, attualmente, l’appeal che esercita su di noi, a cosa è dovuto?

Pur amando molto i colori e le varie sfumature. Il nero è uno dei colori che amo di più indossare.
In una vetrina il capo nero è sempre quello che attrae la mia attenzione; chiedo se un capo c’è in altre colorazioni, ma più delle volte alla fine scelgo il nero. L’ho sempre trovato sobrio ed elegante allo stesso tempo.

Nel mio caso il nero -nel vero significato della teoria dei colori- mi “assorbe” interamente.
 
Vecchio 22-10-2008, 11.08.31
foglie di acqua
 
Un vecchio articolo.



In tutta Europa non c'è donna che non abbia tre pantaloni scuri

Nel guardaroba femminile spopola il nero





Un sondaggio su internet rivela: più del 40% dei capi appesi negli armadi sono di questo colore.


Deborah Bonetti



LONDRA – Ogni donna, a partire da Audrey Hepburn in poi, sa che un vestito nero è capace di risolvere la maggior parte di problemi di moda, e ognuna ne possiede almeno uno nel proprio armadio. Ma la passione femminile per il colore di moda per antonomasia non si ferma al solo vestito. Un recente sondaggio europeo sui capi-base che costituiscono il guardaroba femminile-tipo ha infatti rivelato che le donne impazziscono per il nero e più del 40% dei capi appesi nei nostri armadi sono neri.


SONDAGGIO - Secondo il poll, lanciato da un sito internet (www.missbutterfly.co.uk), ogni donna possiede in media 110 capi, 45 dei quali sono neri. E in tutta Europa, pare non esista nemmeno una donna che non abbia almeno 3 paia di pantaloni neri, 1 paio di jeans neri, 3 gonne nere, 2 vestiti neri, 2 giacche nere e 12 top neri (incluse le Tshirt). E poi, il cappotto per tutti i giorni? Nero. Un cappotto elegante ci vuole. Colore? Nero. Le scarpe? Nere, 12 paia (tacco basso, tacco alto, tacco a spillo, sportive e stivali). E la borsa? In preferenza nera (da sera e da giorno, come minimo). Vi riconoscete nell'identikit? È normale, perché il nero sta vivendo un nuovo boom a livello europeo e la passione per questo colore così chic, che sta bene a bionde e brune e che affina anche le forme più morbide, ci accomuna. Ma il nero, pare, piace solo alle donne perché gli uomini ci preferirebbero vestite dei colori dell'arcobaleno. Il 15% delle donne che hanno preso parte al sondaggio rivela che il proprio partner le «sgrida» per la scelta ombrosa dei colori. Ma nemmeno le lamentele in famiglia ci fanno cambiare idea.

COPPIA - Gli screzi con il partner comprendono anche il costo degli abiti e lo spazio occupato dai vestiti femminili negli armadi in comune. La ricerca ha infatti rivelato che, a partire dai 14 anni, ogni donna spende una media di 180 euro al mese in vestiti e accessori, arrivando ad un totale di 150mila euro spesi in abbigliamento durante una vita. Inoltre, più del 77% dei capi appesi negli armadi apparterrebbe alla donna, che ammette però di portarne appena la metà. 9 donne su 10 infine confessano di avere abiti che non hanno mai indossato.


28 marzo 2007

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