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L'Archivio
di Metaforum
Forum
di politica, cultura, società - 2008
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22-10-2008, 19.16.11
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Fortuna che il mondo va avanti!
Dopo i colloqui in Turchia portati avanti proprio da Tzipi Livni, ora si vuole allargare il "fronte di pace" accettando il piano proposto sei anni fa dall'Arabia saudita: pace con tutto il mondo arabo in cambio del ritiro da tutti i territori occupati. Quello che Paece Now, B'Tselem e Yesh Gvul proponevano da tempo. Forse ora è arrivato il momento dei passi concreti.
Finalmente la prima vera speranza di pace
MO: PERES IN EGITTO PER NUOVA OFFENSIVA DI PACE / ANSA PRESIDENTE ISRAELE DOMANI AL CAIRO PER RILANCIARE PIANO SAUDITA

ragazzi ebrei e musulmani insieme
(di Carlo Giacobbe)
(ANSA) - TEL AVIV, 22 OTT - Mentre in Israele la premier
incaricata Tzipi Livni sta cercando di progredire nelle
consultazioni, per poter presentare entro la scadenza del 4
novembre una lista del nuovo governo al presidente Shimon Peres,
l'anziano Capo dello Stato non resta inattivo e seguita a dare
alla sua carica un senso fattivo ben oltre le funzioni puramente
simbolico-protocollari. Domani va in Egitto per parlare con il
presidente Hosni Mubarak, con cui vuole provare a rilanciare una
offensiva di pace in Medio Oriente nello spirito del piano
saudita del 2002.
Nelle ultime settimane Peres si e' consultato con la signora
Livni (Kadima) e con il ministro della difesa Ehud Barak
(laburista) circa l'opportunita' per Israele di abbandonare i
negoziati separati con l'Anp e quelli condotti indirettamente
con la Siria, per avviare una trattativa frontale con l'intero
mondo arabo, come suggerito sei anni fa dall'Arabia Saudita:
''pace generale in cambio di ritiro generale'' dai territori
occupati nel 1967.
Barak ha detto di essere favorevole in linea di principio a
questo nuovo approccio. Invece la Livni ha lasciato intendere di
essere scettica per via della dibattuta questione dei profughi
palestinesi. E' pero' probabile che, pur di evitare le elezioni
anticipate, la Livni metta da parte lo scetticismo conformandosi
alla visione del ministro della Difesa.
Il viaggio che Peres compie domani in Egitto sara' il primo
di un Capo di Stato israeliano in 12 anni e riveste grande
importanza alla luce di tre scadenze fondamentali per rilanciare
un piano di pace che, per il progressivo ulteriore
deterioramento del quadro generale in MO, potrebbe essere
ineludibile. La prima delle scadenze sono le elezioni negli
Stati Uniti, il cui esito avra' ripercussioni cruciali sulla
regione che andranno ben oltre i confini geopolitica di essa.
Il secondo appuntamento riguarda, come si e' detto, la
dirigenza israeliana. La Livni e gli eventuali altri partiti che
potrebbero affiancare Kadima sanno bene che - stando ai sondaggi
- se si andasse anticipatamente alle urne la destra del Likud
potrebbe riportare una notevole affermazione, facendo tornare
indietro con ogni probabilita' i pur pallidi progressi
registrati sinora con i palestinesi e spingendo invece in avanti
le lancette delle bomba ad orologeria (non soltanto metaforica)
rappresentata da una ripresa in grande stile dell'intifada da
parte di Hamas. Allarmanti segnali in questo senso, peraltro, da
diverse settimane si registrano ogni giorno in Cisgiordania.
La terza scadenza e', a fine gennaio, la fine del mandato del
presidente dell'Anp Abu Mazen. Attraverso prossimi colloqui al
Cairo tra Olp e Hamas si sta cercando di creare le condizioni
per una proroga del suo mandato.
Questi, insieme ad altre questioni come la mediazione
egiziana per uno scambio di prigionieri fra Israele e Hamas,
sono i temi che domani affronteranno gli ultimi due 'grandi
vecchi' della politica mediorientale: Peres, 85 anni, e Mubarak,
piu' giovane di cinque anni.
(ANSA).
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23-10-2008, 09.37.59
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C'e' ancora chi crede all'ANSA. Peres e' andato in Egitto per parlare di Gilad Shalit non del piano saudita.
I giornalisti se le inventano di sana pianta, quelli israeliani non fanno eccezione, ma la Livni non ha parlato che attraverso il suo portavoce e le decisioni saranno prese a governo formato. Qui siamo in democrazia.
ps. ragazzi ebrei e musulmani insieme non sono una rarita' in Israele, viviamo insieme. Dove sta lo scoop?
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23-10-2008, 09.46.03
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
C'e' ancora chi crede all'ANSA..
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... proprio tu parli? 
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23-10-2008, 09.50.18
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Io non credo all'ANSA che contesto quotidianamente per il suo malcelato antiisraelianismo e non credo ai giornalisti anche perche' sulla complessita' della politica israeliana nessuno capisce un tubo.
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23-10-2008, 09.57.47
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cioè: carlo giacobbe, giorgio raccah, franco cohen sarebbero tutti anti israeliani? ma che cosa racconti???? sono tra i migliori giornalisti in circolazione...
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23-10-2008, 11.09.32
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senti, ognuno ha le sue idee. Che si chiamino Giacobbe, Racah, Cohen non e' una garanzia, per me.
Non passa giorno che non scrivano inesattezze spesso anche gravi.
Sono state fatte nei loro confronti centinaia di proteste .
Ma poi cosa rompi? io ti ho detto che non e' vero che Peres va in Egitto per parlare del piano saudita, di cui si parla da anni, ma di Gilad Shalit, un ragazzo rapito 3 anni fa e che NESSUNO HA MAI PIU' VISTO!
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23-10-2008, 17.34.18
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Pace!!!!!
Citazione:
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Originalmente inviato da ugodin
Dopo i colloqui in Turchia portati avanti proprio da Tzipi Livni, ora si vuole allargare il "fronte di pace" accettando il piano proposto sei anni fa dall'Arabia saudita: pace con tutto il mondo arabo in cambio del ritiro da tutti i territori occupati. Quello che Paece Now, B'Tselem e Yesh Gvul proponevano da tempo. Forse ora è arrivato il momento dei passi concreti.
Finalmente la prima vera speranza di pace
MO: PERES IN EGITTO PER NUOVA OFFENSIVA DI PACE / ANSA PRESIDENTE ISRAELE DOMANI AL CAIRO PER RILANCIARE PIANO SAUDITA
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Speriamo che sia la volta buona....
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23-10-2008, 18.02.07
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Citazione:
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Speriamo che sia la volta buona....
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Per cosa? Premier e ministri israeliani sono andati decine e decine di volte in Egitto, inutilmente.
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23-10-2008, 19.01.29
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
Per cosa? Premier e ministri israeliani sono andati decine e decine di volte in Egitto, inutilmente.
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beh visto le aspettive che annunci ....................
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23-10-2008, 19.10.00
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
Per cosa? Premier e ministri israeliani sono andati decine e decine di volte in Egitto, inutilmente.
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Anche Begin?
Comunque il discorso è un altro: ancora una volta, come sempre, Israele ignora i palestinesi e tratta con qualcuno che eventualmente dovrebbe rappresentarli e decidere in loro vece.
Come se io, per derimere un contenzioso con il vicino, mi rivolgessi al Papa (perchè il vicino è cattolico) pretendendo poi che il vicino rispetti le decisioni papali che lo concernono.
La pace si fa con chi si è in guerra, ma come sempre Israele tenta di dribblare i palestinesi mettendoli davanti a intese sottoscritte da altri e pretendendone poi il rispetto. Anzi, tanto per dar corpo a questa posizione Israele tiene in prigione o ha ucciso (per es. Abdel Aziz al-Rantisi, Ezzedin Sheik Khalil, ecc.) i governanti palestinesi legalmente e democraticamente eletti e ha messo al loro posto dei fantocci asserendo che "non vi è controparte con cui trattare", oppure, come si legge qui sotto, sono considerati solo terroristi o poco più che scarafaggi "da eliminare".
Ci avrei creduto se a correre a Sharm fossero i vari Abu Mazen , Haniye, Khaled Meshal, gente di Hetzbollah e delle altre organizzazioni della resistenza palestinese, ecc.
Bisogna meravigliarsi se poi le trattative, ammesso che si possano definire tali, siano sterili e che per i palestinesi non cambia niente, anzi no, le cose peggiorano di giorno in giorno?
Fin'ora le "trattative" volute da Israele o a cui ha partecipato Israele sono sempre state solo fumo negli occhi, tanto per zittire l'opinione pubblica mondiale e qualche alleato di peso. Però risultati : zero,zero.
Per quanto concerne lo scambio di prigionieri io propongo :
1 contro 11'000, tanto per essere pari.

Ultima modifica di Volpone : 23-10-2008 alle ore 19.42.52.
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23-10-2008, 19.10.14
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Citazione:
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Originalmente inviato da Tzazzamita
beh visto le aspettive che annunci ....................
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Io non annuncio niente perche' non sono nella testa dei governanti, dico solo che sono anni che si parla del piano saudita e tutto resta la', fermo. Per fortuna dico io perche' non e' che potremmo fidarci tanto dei sauditi che manco ci riconoscono.
Peres e' la', parlano parlano e tornera' a casa come quando e' partito. Purtroppo senza nessun passo avanti per Gilad che e' sempre sepolto vivo. Se e' vivo.
Hanno aumentato la posta, invece di 1500 terroristi ne vogliono 3000. Poi 4500 poi...poi....poi....
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23-10-2008, 19.26.44
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
....
Hanno aumentato la posta, invece di 1500 terroristi ne vogliono 3000. Poi 4500 poi...poi....poi....
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23-10-2008, 21.27.26
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
io ti ho detto che non e' vero che Peres va in Egitto per parlare del piano saudita, di cui si parla da anni, ma di Gilad Shalit, un ragazzo rapito 3 anni fa e che NESSUNO HA MAI PIU' VISTO!
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ahhhh, va per uno solo, per fortuna! grazie debora.
credevo che andasse a dire come stanno gli 11 mila ragazzi spariti da vari anni in detenzione amministrativa nelle nostre prigioni.....
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24-10-2008, 12.54.19
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MO: PERES A MUBARAK, UNO SGUARDO NUOVO SU PROCESSO PACE/ANSA
UN INCONTRO DI TRE ORE A SHARM EL SHEIKH TRA VECCHI AMICI
(ANSA) - IL CAIRO, 23 OTT - L'Egitto sta lavorando per
ottenere la liberazione da Hamas del soldato israeliano Gilat
Shalit, con serio impegno da parte del presidente Hosni Mubarak,
ma il suo omologo israeliano, il premio Nobel per la pace Shimon
Peres, gli chiede sforzi piu' intensi, riconoscendogli il merito
di contribuire con uno ''sguardo nuovo'' alla questione
mediorientale, ''che ora come non mai puo' essere vicina alla
soluzione''.
E' la visione della situazione che lo stesso Peres ha fornito
alla stampa in una conferenza stampa dopo un lungo colloquio
svoltosi oggi a Sharm el Sheikh, nella prima visita che un capo
di stato israeliano ha compiuto in Egitto da 12 anni fa.
''Conosco il presidente Mubarak da molti anni - ha esordito
con tono amichevole il premio Nobel - e posso dire con certezza
che quello che abbiamo raggiunto oggi, senza di lui non si
sarebbe ottenuto''. Uno dei riferimenti e' alla calma che si
vive da luglio scorso nella Striscia di Gaza, grazie al cessate
il fuoco tra Israele e Hamas, mediato proprio dall'Egitto, ma
che scade in dicembre.
Il riferimento piu' rilevante, pero', sembra quello al piano
di pace saudita, presentato dal re saudita Abdallah ben Abdel
Aziz al vertice della Lega Araba del 2002 a Beirut (a quel tempo
non era ancora sovrano, ma ne svolgeva le funzioni) e tornato
negli ultimi mesi di attualita' come ipotesi concreta per il
riavvio di un'intesa tra Israele e paesi arabi. Peres lo ha
citato, insieme con la crisi economica e politica mondiale, come
una ''grande opportunita' da non perdere'', perche' ''mai come
adesso si e' vicini ad una possibilita' di pace''.
Attenzione, pero', ha messo in guardia Mubarak, il piano
saudita ''non e' un negoziato collettivo dei paesi arabi: esso
dice se si pone fine alla questione palestinese, se finisce quel
conflitto, i paesi arabi sono pronti a normalizzare i loro
rapporti con Israele''. Prendere o lasciare, sembra dire 'il
faraone' alla 'colomba Peres', senza discutere, cosa che invece
sembra evidente nella mente dell'interlocutore israeliano.
L'ospite sottolinea che c'e' accordo con il presidente del
paese delle Piramidi sul principio dei due stati e due popoli
(israeliani e palestinesi) che stiano in pace uno accanto
all'altro, obiettivo per raggiungere il quale ha anche proposto
di cancellare gli straordinari negoziati in corso con la Siria.
''Sarebbe sbagliato sprecare un'opportunita' come questa'',
sottolinea ancora una volta l'anziano politico israeliano in
conclusione, subito rimbeccato dal collega egiziano: ''certo un
problema che crea molti ostacoli e' l'espansione delle colonie
israeliane nei territori palestinesi''. E ad un giornalista che
fa una domanda sul tema, Peres replica che ''abbiamo evacuato
con la forza una trentina di colonie. E la decisione ci ha
creato non pochi problemi''. Su quello che fara' il prossimo
governo di Tzipi Livni evita di rispondere. (ANSA).
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24-10-2008, 14.35.15
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gli 11mila terroristi, ricevono visite, possono studiare, possono vedere i parenti, anche se sono in amministrativa.
Gilad da tre anni e' SEPOLTO VIVO, nessuno , nemmeno la Croce Rossa lo ha mai visto ne' sentito.
Gilad non aveva ammazzato nessuno, probabilmente non aveva mai sparato un colpo poiche' era appena stato arruolato.
Io spero ardentemente che tu non sia israeliano perche' sarebbe una grandissimo dolore per me sapere che un israeliano di origine italiana odia tanto questo paese e i suoi figli. Non credo che tu lo sia pero', semplicemente fai scena e menti come di solito.
Riguardo a Peres , un presidente non deve parlare di politica e tantomeno del processo di pace. Ha fatto abbastanza danni obbligando Rabin a iniziare la tragedia di Oslo.
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24-10-2008, 15.15.22
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
gli 11mila terroristi, ricevono visite, possono studiare, possono vedere i parenti, anche se sono in amministrativa.
Gilad da tre anni e' SEPOLTO VIVO, nessuno , nemmeno la Croce Rossa lo ha mai visto ne' sentito.
Gilad non aveva ammazzato nessuno, probabilmente non aveva mai sparato un colpo poiche' era appena stato arruolato.
Io spero ardentemente che tu non sia israeliano perche' sarebbe una grandissimo dolore per me sapere che un israeliano di origine italiana odia tanto questo paese e i suoi figli. Non credo che tu lo sia pero', semplicemente fai scena e menti come di solito.
Riguardo a Peres , un presidente non deve parlare di politica e tantomeno del processo di pace. Ha fatto abbastanza danni obbligando Rabin a iniziare la tragedia di Oslo.
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cara debora, altra bugia: i detenuti in amministrativa non possono ricevere visite.
non è detto che siano terroristi, dato che nessun giudice li ha mai visti e giudicati.
Peres: è bene che un presidente parli del processo di pace, specie dopo vari anni di serrate trattative portate avanti dai tecnici.
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24-10-2008, 15.47.55
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Citazione:
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Originalmente inviato da ugodin
cara debora, altra bugia: i detenuti in amministrativa non possono ricevere visite.
non è detto che siano terroristi, dato che nessun giudice li ha mai visti e giudicati.
Peres: è bene che un presidente parli del processo di pace, specie dopo vari anni di serrate trattative portate avanti dai tecnici.
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Un Presidente puo' parlare ma non fare conclusioni o dare suggerimenti.
I detenuti in amministrativa ricevono visite.
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24-10-2008, 15.58.53
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tu sei debora ball!
non solo non possono ricevere visite ma nelle carceri israeliane vi sono anche rinchiusi 376 bambini palestinesi senza che siano detenuti i genitori: l'ha spiegato benny kaniak alla knesset in maggio
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24-10-2008, 16.10.31
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Citazione:
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Originalmente inviato da ugodin
tu sei debora ball!
non solo non possono ricevere visite ma nelle carceri israeliane vi sono anche rinchiusi 376 bambini palestinesi senza che siano detenuti i genitori: l'ha spiegato benny kaniak alla knesset in maggio
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si certo, bambini che hanno gia' i peli della barba. Chissa' come mai i "bambini palestinesi" sono bambini anche a 17 18 anni e i bambini ebrei di tre anni e anche meno ammazzati dai palestini sono "coloni".
Non esiste detenuto che non possa ricevere visite, non saranno settimanali ma le ricevono.
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24-10-2008, 16.17.35
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ascolta debora ball, non è vero, nessuna visita ai prigionieri amministrativi, che non sono stati giudicati e per cui l'associazione dei giuristi israeliani ha fatto il paragone con un rapimento.....
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24-10-2008, 16.23.30
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Citazione:
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Originalmente inviato da ugodin
ascolta debora ball, non è vero, nessuna visita ai prigionieri amministrativi, che non sono stati giudicati e per cui l'associazione dei giuristi israeliani ha fatto il paragone con un rapimento.....
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ahhh, la storiella dei "bambini" la soprassiedi....mi fa piacere.
Io mi chiamo DEBORAH FAIT. Non so come ti chiami tu e adesso vado a preparare la cena di shishi'.
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24-10-2008, 16.43.41
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no, torniamoci: 376 detenuti classificati "bambini" dallo shabas (è il sherut batei hasohar, cioè il servizio carcerario israeliano) come riportato da benjamin kaniak (che è il direttore dello shabas) alla knesset (che è il parlamento israeliano).....
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24-10-2008, 16.53.25
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il termine children o, in ebraico, jeladim viene comunemente usato in queste due lingue. In italiano si dice ragazzi, in ebraico jeladim, in inglese children. Con questo ho spiegato tutto.
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24-10-2008, 17.24.25
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
il termine children o, in ebraico, jeladim viene comunemente usato in queste due lingue. In italiano si dice ragazzi, in ebraico jeladim, in inglese children. Con questo ho spiegato tutto.
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macchè, debora ball! infatti la knesset non ha ribattuto con queste argomentazioni, visto che benny kaniak chiedeva più fondi per togliere questi bambini dalle prigioni per adulti.....
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24-10-2008, 17.50.16
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Citazione:
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Originalmente inviato da ugodin
macchè, debora ball! infatti la knesset non ha ribattuto con queste argomentazioni, visto che benny kaniak chiedeva più fondi per togliere questi bambini dalle prigioni per adulti.....
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ma che poveri bambinetti.
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24-10-2008, 18.15.54
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Un difficile anno scolastico per i bambini palestinesi
©UNICEF/HQ08-0181 UNICEF e UNRWA: diritto all'istruzione dei bambini palestinesi a rischio
15 settembre 2008 - L'inizio dell'anno scolastico per i bambini palestinesi è segnato da mille difficoltà.
Mentre lo sciopero degli insegnanti blocca le lezioni in molte scuole a Gaza, dati diffusi da UNICEF e UNRWA (l'Agenzia dell'ONU per i rifugiati palestinesi) segnalano un preoccupante calo della frequenza scolastica.
Nel corso dell'ultimo anno 3.400 bambini hanno abbandonato la scuola.
Insieme al calo del rendimento scolastico (insufficienze del 40% per l'insegnamento dell'arabo, e del 50-60 % per la matematica nello scorso anno), questo dato indica un'inquietante inversione di tendenza, considerato il tradizionale elevato livello d'istruzione dei palestinesi nel contesto regionale del Medio Oriente.
Un sistema scolastico al collasso
Un'aula vuota a causa di uno sciopero degli insegnanti, a Gaza - ©UNICEF TPO/2006/Jadallah Le ragioni sono evidenti, come emerge dai dati forniti da UNICEF e UNRWA.
Nel Territorio Palestinese Occupato (TPO) i bambini in età scolare sono quasi 1,1 milioni: il 70% frequenta le 1.833 scuole statali, il 23% le 308 scuole gestite dall'UNRWA e il restante 7% scuole private.
L'85% delle scuole gestite dall'UNRWA a Gaza e il 6% in Cisgiordania sono costrette a doppi turni a causa di sovraffollamento e mancanza di materiali, così come accade per un quinto delle scuole statali.
Ciò significa giornate scolastiche più corte e minor tempo a disposizione per imparare.
Il peso dell'occupazione sul diritto all'istruzione
Durante l'anno scolastico 2007-2008 le operazioni militari israeliane hanno impedito nelle scuole dell'UNRWA lo svolgimento di 256 giornate di lezione, pregiudicando il diritto all'istruzione di circa mezzo milione di scolari.
In Cisgiordania, gli scolari devono superare qualcosa come 600 barriere - che vanno da terrapieni a check-point militari - per recarsi ogni giorno a scuola.
Secondo i dati a disposizione dell'UNICEF, nella scorsa estate, prima della riapertura delle scuole, si sono registrati 15 attacchi a edifici scolastici da parte dell'esercito israeliano e altri 8 compiuti da coloni israeliani contro scuole palestinesi.
Anche quando non è la violenza a mettere a rischio il diritto all'istruzione dei bambini palestinesi, questo viene pregiudicato da altri fattori direttamente collegati al conflitto, come le limitazioni di movimento e la povertà in cui è sprofondata la popolazione palestinese.
A Gaza il blocco israeliano - in vigore ormai da 14 mesi praticamente su tutti i beni in entrata - costringe le scuole palestinesi a barcamenarsi tra mancanza di materiali didattici, acqua ed elettricità.
I prezzi delle uniformi scolastiche sono aumentati del 50-100%. Progetti di ricostruzione dell'ONU per oltre 90 milioni di dollari, comprendenti anche scuole, restano sospesi a Gaza per l'impossibilità di far entrare i necessari materiali di costruzione. E con l'economia sull'orlo del collasso, molti genitori non sono più in grado di mandare i loro figli a scuola.
Ma il diritto all'istruzione è solo uno dei tanti diritti negati ai bambini palestinesi: altri 382 bambini palestinesi mancavano all'appello alla riapertura dell'anno scolastico, ripreso alla fine di agosto, nel Territorio Palestinese Occupato: 82 perché uccisi nel corso del 2008 - 76 nel conflitto con Israele (69 dei quali a Gaza) e 6 durante le violenze tra fazioni palestinesi - e 300 perché detenuti nelle carceri israeliane; tutti vittime della violenza che segna la vita quotidiana dei bambini palestinesi.
L'UNICEF in azione
L'UNICEF e l'UNRWA, nonostante tutto, restano fermamente impegnati a garantire il diritto all'istruzione dei bambini palestinesi, quale diritto fondamentale dell'infanzia e impegno per lo sviluppo, che nel Territorio Palestinese Occupato assume il carattere di intervento di emergenza intimamente connesso alla protezione dei bambini.
Per fare ciò, UNICEF e l'UNRWA si ispirano ai bambini stessi, ai loro genitori e maestri, che quotidianamente superano ostacoli enormi per poter arrivare a scuola.
Nel Territorio Palestinese Occupato l'UNICEF sostiene programmi di emergenza in campo sanitario e nutrizionale, idrico e igienico-sanitario, nella protezione dell'infanzia e nell'istruzione.
In quest'ultimo ambito, l'UNICEF sostiene il Ministero palestinese dell'Istruzione per accrescere i tassi di iscrizione scolastica, fornendo formazione a insegnanti e direttori scolastici, aumentando le opportunità d'istruzione pre-scolastica, garantendo sostegno diretto a scuole e scolari.
Per l'anno scolastico 2008-2009, l'UNICEF fornirà formazione e materiali scolastici alle 100 scuole in condizioni peggiori, opportunità di recupero scolastico per gli scolari con maggiori problemi ed equipaggerà 500 scuole con materiali didattici di emergenza, oltre a garantire sostegno psico-sociale per la terapia del trauma e spazi per attività ricreative e sportive che aiutino bambini e adolescenti a convivere con la difficile realtà che devono quotidianamente affrontare.
L'UNICEF Italia rinnova l'appello all'opinione pubblica affinché sostenga gli interventi di emergenza dell'UNICEF nel Territorio Palestinese Occupato, compresi quelli per l'istruzione.
La testimonianza di Nouar
Nour Zuhair Ziyara, studentessa 13enne di Gaza, autrice di questa testimonianza - ©UNICEF TPO/2008 «Lo scorso anno metà degli insegnanti della mia scuola arrivavano tardi la mattina, a causa della mancanza di trasporti per la penuria di carburante.
Ma c'erano anche insegnanti che si facevano tutta la strada attraverso Gaza a piedi per venire a scuola, e noi apprezziamo il loro sforzo.
Se il blocco di Gaza continuerà, non potrò andare a scuola e continuare la mia istruzione.
Non ci saranno né libri di testo né materiali di cancelleria, e senza mezzi di trasporto gli insegnanti non riusciranno a venire a scuola...
Mio padre non lavora e la mia famiglia può a malapena permettersi il cibo da darci da mangiare, così è difficile per loro pagare le varie spese scolastiche.
Mio fratello Mohammed non è potuto andare all'università e mia sorella Haya quest'anno non andrà a scuola a studiare tawjihi [la 12° classe], dal momento che non ci sono soldi per pagare le spese e comprarle un nuovo jelbab [l'uniforme scolastica per la scuola secondaria].
Il mio obiettivo nella vita è continuare a studiare e non smettere per nessun motivo. Non voglio tirarmi indietro.
Continuerò la scuola perché sono una studentessa brava e sono tra i dieci migliori della mia classe.»
(Nour Zuhair Ziyara, 13 anni, studentessa di Gaza)
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24-10-2008, 18.54.58
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Palestina: la crociata dei bambini
Bambini con armi giocattolo a Jenin
Una collina di sabbia e cespugli riarsi alla periferia di Khan Younis, Striscia di Gaza. Fino all'estate 2005 era una delle 17 colonie ebraiche di Gush Katif, smantellate per ordine di Ariel Sharon. Ora è uno dei campi di addestramento dei Comitati di resistenza popolare, le milizie che dall'inizio della seconda intifada raggruppano le formazioni armate palestinesi.
Le macerie dell'insediamento israeliano sono un percorso di guerra ideale per gli "shebab" della Brigata Salah ad-Din, che in tuta mimetica e volto coperto da un passamontagna nero imparano a maneggiare kalashnikov e lanciarazzi: strisciano nei solchi lasciati dai carri armati, passano carponi sotto rotoli di filo spinato, sparano su quanto resta delle serre e delle case demolite. Dicono tutti di avere 16 anni. Ma tra di loro ci sono anche bambini che recitano la lezione imparata a memoria: "Voglio distruggere Israele", "Quando sarò grande combatterò per cacciare gli occupanti che hanno rubato la nostra infanzia", "Il mio sogno è vendicare mio padre e mio fratello".
Il corso di guerriglia comprende tattiche di attacco e difesa, fabbricazione di ordigni esplosivi e rapimento di soldati nemici. "Approfittiamo dell'attuale tregua per preparare i giovani allo scontro" dice un istruttore. "I missili israeliani non fanno distinzione tra adulti e bambini. E allora anche i bambini sono mujahiddin".
I campi di addestramento per i minorenni sono l'inquietante risvolto di una campagna di indottrinamento che Hamas ha intensificato dopo il golpe del giugno 2007, quando il movimento integralista ha espulso dalla Striscia le milizie di Al-Fatah fedeli al presidente Mahmud Abbas. Come in tutte le guerre, anche nel conflitto arabo-israeliano le armi della disinformazione e della propaganda sono ampiamente utilizzate per creare consenso nell'opinione pubblica e demonizzare l'avversario. Ma a Gaza il potere assoluto che Hamas esercita in scuole, università, moschee e media sta plasmando una nuova generazione del rifiuto e della guerra a oltranza, una cultura refrattaria a qualsiasi ipotesi di dialogo e di compromesso.
Nelle moschee e nelle madrase, come nei discorsi dei rabbini ultraortodossi, l'uso politico della religione è sistematico. Nei sermoni del venerdì gli imam citano a profusione il Corano per instillare l'odio nei confronti degli ebrei. Le radio e i siti internet esaltano le gesta dei kamikaze ed elogiano il martirio. I giornali insultano i "traditori" che negoziano con Israele e Stati Uniti. E i video di Al-Aqsa, la tv di Hamas, predicano la jihad fino alla liberazione di tutta la Palestina e all'annientamento dell'"entità sionista".
Il più seguito programma per bambini, I pionieri di domani, è condotto da Saraa Barhoumi, 12 anni, che ospita in studio una serie di pupazzi. La serie del topolino Farfour, che esortava a combattere Israele in nome dell'Islam, è stata abolita l'anno scorso, dopo le proteste degli stessi genitori palestinesi. Non prima, però, che Farfour fosse assassinato da uno "sporco agente israeliano".
Il topolino è stato sostituito dall'ape Nahoul che, gravemente malata, è morta a causa del blocco della Striscia di Gaza. La nuova star è il coniglio Assud, che giura di "mangiare tutti gli ebrei, se Dio vuole", e di essere pronto al sacrificio.
"Questa propaganda di morte rivolta ai bambini ha gravi conseguenze sociali" afferma Iyad Saraj, psichiatra, fondatore della Commissione palestinese indipendente per i diritti civili e responsabile dei centri per la salute mentale a Gaza. "Ma la cultura della guerra è il prodotto di decenni di occupazione militare, di bombardamenti, di distruzioni. Da bambini, invece che a indiani e cowboy, giocavamo ad arabi ed ebrei: invece di piantare il seme della pace gli israeliani hanno coltivato la pianta dell'odio. Non c'è da stupirsi se la dittatura di Hamas, come ogni dittatura, usa argomenti razzisti per giustificare la violenza e si serve della propaganda per il lavaggio dei cervelli".
Lo zio della piccola Saraa, Fawzi Barhoumi, è il portavoce di Hamas e riceve Panorama all'interno di una moschea. "Forse abbiamo commesso alcuni errori" ammette. "C'è un comitato che controlla i programmi della tv: non riconosciamo lo stato di Israele, ma non siamo contro gli ebrei. Però i pupazzi di mia nipote esprimono i sentimenti e la rabbia della gente: uomini e donne che hanno perso il padre, la madre, i fratelli. I miei figli devono sapere che l'occupazione è un crimine".
Al terzo piano di una palazzina nel centro di Gaza, Majid Jundiyah sta completando il montaggio del primo film a soggetto prodotto da Hamas. Titolo: Imad Aql, il fondatore delle Brigate Ezzedin al-Qassam, ucciso da un commando israeliano nel '93. La sceneggiatura è di Mahmud Zahar, il leader di Hamas nella Striscia. Sul monitor scorrono le immagini: la vita nel campo profughi di Jabaliya, i rastrellamenti, le torture, i soldati che sparano sui ragazzini disarmati, le imprese eroiche del giovane Imad.
"La propaganda è necessaria" afferma Ahmad Yousef, consigliere politico del capo del governo di Hamas Ismail Haniye, "per preparare i giovani alla resistenza. In ogni caso non possiamo competere con la potente e sofisticata macchina propagandistica israeliana".
In Cisgiordania televisioni e giornali controllati dall'Autorità palestinese usano un linguaggio più moderato. Anche se Ruham Nimri, responsabile del monitoraggio dei media palestinesi per Miftah (l'iniziativa per la promozione del dialogo e della democrazia sostenuta da Ue e Onu), non risparmia critiche: mancanza di professionalità, autocensura, sudditanza al potere politico, terminologia impropria. "Qualche progresso è stato fatto. Però è scandaloso continuare a chiamare martiri i terroristi che uccidono i civili israeliani".
Sessant'anni di guerre, attentati, abusi, speranze tradite, fallimenti diplomatici hanno lasciato il segno: arabi ed ebrei imparano a detestarsi sui banchi di scuola. I libri di testo israeliani esaltano la superiorità morale del popolo eletto e ribadiscono il suo diritto divino alla patria biblica. Quelli palestinesi sono pieni di riferimenti all'indole "sleale e codarda" degli ebrei.
Le carte geografiche israeliane inglobano la Cisgiordania e sorvolano sul muro di separazione, sulle 162 colonie nei territori occupati, sui 96 insediamenti non autorizzati, sui 500 posti di blocco fortificati, barriere e ostacoli fissi che hanno trasformato la Cisgiordania in una sorta di "bantustan". E nelle mappe palestinesi non c'è traccia dello stato ebraico.
(Panorama, 17 ottobre 2008)
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24-10-2008, 19.18.31
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Credo che qui ci si stia allontanando dal tema del topic che era Peres in egitto.
Se si vuole parlare dei bambini coinvolti nel conflitto israelo-palestinese o dei detenuti palestinesi nelle prigioni israeliane si può aprire un nuovo topic e posso assicurarvi che ho molto materiale da postare.
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24-10-2008, 20.54.44
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Citazione:
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Originalmente inviato da ugodin
cara debora, altra bugia: i detenuti in amministrativa non possono ricevere visite.
non è detto che siano terroristi, dato che nessun giudice li ha mai visti e giudicati.
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Tratto da Wikipedia
Il processo per direttissima è un procedimento penale non ordinario cui si ricorre in caso di arresto in flagranza di reato o confessione dell'imputato e consiste in un iter molto accelerato: dal momento che si suppone che ulteriori indagini siano pleonastiche in presenza di prove così evidenti, si saltano alcune tappe preliminari (udienza e/o indagine) del processo.
Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Processo_per_direttissima
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24-10-2008, 21.41.44
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
I detenuti in amministrativa ricevono visite.
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non è così.
bisogna dire che la detenzione amministrativa ovvero l'ordine di arresto della polizia senza interessare la magistatura è una pratica comune nel mondo, in italia si chiamerebbe fermo di polizia, ed in israele è una eredità del mandato britannico mai abolita, anche se applicata praticamente ai soli cittadini arabofoni, i casi di cittadini ebraici sottoposti a detenzione amministrativa non sono molti. mentre nei territori occupati sembrerebbe più la regola che l'eccezione.
cmq per chi ne volesse sapere di più
http://en.wikipedia.org/wiki/Administrative_detention
http://www.btselem.org/English/Admin...ive_Detention/
per il caso dell'italia repubblicana
http://it.wikipedia.org/wiki/Fermo_di_polizia
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24-10-2008, 21.44.28
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Più che altro i palestinesi detenuti avranno pure la possibilità di ricevere visite; tocca vedere se ai parenti è consentito varcare il confine per farlo!
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24-10-2008, 21.44.30
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
Un Presidente puo' parlare ma non fare conclusioni o dare suggerimenti.
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se un qualsiasi Presidente della repubblica, Capo dello Stato, ovvero simbolo dell'Unità della Nazione che rappresenta non può parlare di pace che simbolo del paese è?
serve solo a tagliare nastri o a presenziare alle sfilate militari?
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24-10-2008, 21.51.04
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Citazione:
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Originalmente inviato da Basch
Più che altro i palestinesi detenuti avranno pure la possibilità di ricevere visite; tocca vedere se ai parenti è consentito varcare il confine per farlo!
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bisogna distinguere.
fra cittadini israeliani arabofoni
e cittadini dei territori occupati.
ricordati che lo Stato Israeliano non ha mai voluto applicare la convenzione di ginevra apportando le motivazioni che trattasi di un qualcosa di interno e non di una guerra fra stati o similaria. se tale scelta conporta a non avere forze dell'ONU fra i piedi, daltrocanto chiama il sistema giuridico israeliano a precise responsabilità
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24-10-2008, 21.56.19
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Citazione:
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Originalmente inviato da Tzazzamita
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Nel tuo link leggo: "Nel diritto italiano il fermo di polizia è una misura precautelare personale". Dunque non mi sembra azzeccatissimo il paragone con quanto avviene nei territori palestinesi, in cui i soldati israeliani procedono all'arresto di persone le quali spesso non vengono sottoposte a processi restando in prigione per anni (altro che misura precautelare).
Personalmente mi sembra più simile il processo per direttissima: di fronte a prove eclatanti o alla flagranza di reato anche in Italia c'è un processo più breve della norma. In Israele i prigionieri nemici subiscono un processo ancor più breve dato che basta che siano i soldati a constatare la flagranza del loro reato.
Ma d'altronde di cosa ci si può stupire, la loro è una situazione ben diversa dalla nostra: loro sono in guerra, noi no. In ogni caso mi permetto di rendere nuovamente onore ad Israele il cui modo di trattare la flagranza di reato non solo non differisce troppo dal nostro, ma viene addirittura messo in discussione e criticato dall'interno per determinati suoi aspetti. Tipo da Benny Kaniak, citato da Ugodin.
Se anche tra i palestinesi ci fosse questa dialettica interna e questa libertà di espressione e di critica la pace sarebbe più vicina.
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24-10-2008, 22.01.10
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Citazione:
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Originalmente inviato da Basch
Nel tuo link leggo: "Nel diritto italiano il fermo di polizia è una misura precautelare personale". Dunque non mi sembra azzeccatissimo il paragone con quanto avviene nei territori palestinesi, in cui i soldati israeliani procedono all'arresto di persone le quali spesso non vengono sottoposte a processi restando in prigione per anni (altro che misura precautelare).
Personalmente mi sembra più simile il processo per direttissima: di fronte a prove eclatanti o alla flagranza di reato anche in Italia c'è un processo più breve della norma. In Israele i prigionieri nemici subiscono un processo ancor più breve dato che basta che siano i soldati a constatare la flagranza del loro reato.
Ma d'altronde di cosa ci si può stupire, la loro è una situazione ben diversa dalla nostra: loro sono in guerra, noi no. In ogni caso mi permetto di rendere nuovamente onore ad Israele il cui modo di trattare la flagranza di reato non solo non differisce troppo dal nostro, ma viene addirittura messo in discussione e criticato dall'interno per determinati suoi aspetti. Tipo da Benny Kaniak, citato da Ugodin.
Se anche tra i palestinesi ci fosse questa dialettica interna e questa libertà di espressione e di critica la pace sarebbe più vicina.
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nel processo per direttissima vi sta un giudice, che può essere cieco, zoppo, 'mbriaco ma sempre giudice è, che teoricamente è un elemento terzo di garanzia.
nella detenzione ammoinistrativa e nel fermo di polizia, fatutto la polizia senza elemnto terzo di garanzia. vi è un semplice tu per tu.
hai sentito le canzaoni della mala della vanoni, leggiti i testi di Ma Mi
40 dì a san vitur
Serom in quatter col Padola,
el Rodolfo, el Gaina e poeu mi:
quatter amis, quatter malnatt,
vegnu su insemma compagn di gatt.
Emm fa la guera in Albania,
poeu su in montagna a ciapà i ratt:
negher Todesch del la Wermacht,
mi fan morire domaa a pensagh!
Poeu m'hann cataa in d'una imboscada:
pugnn e pesciad e 'na fusilada...
Ma mi, ma mi, ma mi,
quaranta dì, quaranta nott,
A San Vittur a ciapaa i bott,
dormì de can, pien de malann!...
Ma mi, ma mi, ma mi,
quaranta dì, quaranta nott,
sbattuu de su, sbattuu de giò:
mi sont de quei che parlen no!
El Commissari 'na mattina
el me manda a ciamà lì per lì:
"Noi siamo qui, non sente alcun-
el me diseva 'sto brutt terron!
El me diseva - i tuoi compari
nui li pigliasse senza di te...
ma se parlasse ti firmo accà
il tuo condono: la libertà!
Fesso sì tu se resti contento
d'essere solo chiuso qua ddentro..."
Ma mi, ma mi, ma mi,
quaranta dì, quaranta nott,
A San Vittur a ciapaa i bott,
dormì de can, pien de malann!...
Ma mi, ma mi, ma mi,
quaranta dì, quaranta nott,
sbattuu de su, sbattuu de giò:
mi sont de quei che parlen no!
Sont saraa su in 'sta ratera
piena de nebbia, de fregg e de scur,
sotta a 'sti mur passen i tramm,
frecass e vita del ma Milan...
El coeur se streng, venn giò la sira,
me senti mal, e stoo minga in pee,
cucciaa in sul lett in d'on canton
me par de vess propri nissun!
L'è pegg che in guera staa su la tera:
la libertà la var 'na spiada!
Ma mi, ma mi, ma mi,
quaranta dì, quaranta nott,
A San Vittur a ciapaa i bott,
dormì de can, pien de malann!...
Ma mi, ma mi, ma mi,
quaranta dì, quaranta nott,
sbattuu de su, sbattuu de giò:
mi sont de quei che parlen no!
(gridando) Mi parli no!
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24-10-2008, 22.02.56
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Citazione:
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Originalmente inviato da Basch
Se anche tra i palestinesi ci fosse questa dialettica interna e questa libertà di espressione e di critica la pace sarebbe più vicina.
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l'ANP non è una democrazia di tipo occidentale ma è una mafiocrazia, vuoi livellare le cose?
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24-10-2008, 22.23.00
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Citazione:
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Originalmente inviato da Basch
Tratto da Wikipedia
Il processo per direttissima è un procedimento penale non ordinario cui si ricorre in caso di arresto in flagranza di reato o confessione dell'imputato e consiste in un iter molto accelerato: dal momento che si suppone che ulteriori indagini siano pleonastiche in presenza di prove così evidenti, si saltano alcune tappe preliminari (udienza e/o indagine) del processo.
Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Processo_per_direttissima
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ciao basch!
no, la detenzione amministrativa non centra con il fermo di polizia italiano, che dev'essere convalidato da un magistrato.
la detenzone amministrativa israeliana è decisa da autorità non giudicanti (esempio il magav, che è la polizia di confine) o dall'esercito o dal servizio segreto interno (shabak). viene deciso da un ufficiale, non è ratificato dalla magistratura, è deciso di sei mesi in sei mesi, ma non ha una durata massima. secondo la legislazione israeliana è ammessa la coercizione, termina allegro per definire la tortura, purchè motivata da improcastinabili motivi di sicurezza nazionale. il regime è di segregazione. nota, basch, che lo shabas (il sistema carcerario) non ha abbastanza carceri, quindi i detenuti palestinesisono ospitati al 68% in tende. il regime di segregazione non prevede visite. siccome non vengono portati davanti a un magistrato non hanno diritto all'assistenz alegale. se guardi la bar (associazione degli avvocati israeliani) vedrai che loro l'hanno paragonata a un rapimento.
resto sgomento per la fine che fanno i 379 bambini e per la risposta di debora...
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25-10-2008, 00.04.48
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Citazione:
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Originalmente inviato da ugodin
ciao basch!
no, la detenzione amministrativa non centra con il fermo di polizia italiano, che dev'essere convalidato da un magistrato.
la detenzone amministrativa israeliana è decisa da autorità non giudicanti (esempio il magav, che è la polizia di confine) o dall'esercito o dal servizio segreto interno (shabak). viene deciso da un ufficiale, non è ratificato dalla magistratura, è deciso di sei mesi in sei mesi, ma non ha una durata massima.
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Non parlavo della detenzione amministrativa bensì del processo per direttissima.
In Italia se un arresto avviene in flagranza di reato o vi sono prove talmente evidenti da rendere superfluo un processo ordinario, si ricorre al processo per direttissima, molto più veloce di quello ordinario. Certo, sempre di processo si tratta.
Anche la legislazione israeliana prevede un procedimento abbreviato per arrestare persone colte in flagranza di reato. Ancora più abbreviato di quello italiano: nel caso dei palestinesi dei territori infatti il procedimento, in caso di flagranza di reato o di prove palesi, è talmente ridotto ai minimi termini da escludere addirittura la presenza dei giudici. O meglio, i giudici di fatto diventano i soldati stessi.
Un modo di fare discutibile sotto il profilo strettamente formale ma a mio modesto parere estremamente più funzionale ai fini della condizione di guerra che si sta vivendo.
Quello che volevo sottolineare è che, chi più e chi meno, un po' tutti i paesi tendono a ridurre la portata dei processi in presenza di prove schiaccianti o di flagranza di reato a carico degli accusati: perché allora quando lo fa Israele viene considerato mostruoso? Ok, Israele "riduce" i processi addirittura escludendo la presenza del giudice stesso (in pratica quindi senza processo in senso stretto); ma è anche vero che nessun paese si trova nella condizione che Israele si ritrova a fronteggiare.
Non dico che il metodo israeliano sia giusto. Però secondo me è fisiologico della condizione in cui il paese si trova. Già che la questione è dibattuta all'interno dello stesso Stato ebraico dovrebbe far pensare a molti.
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25-10-2008, 10.16.33
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Citazione:
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Originalmente inviato da Tzazzamita
se un qualsiasi Presidente della repubblica, Capo dello Stato, ovvero simbolo dell'Unità della Nazione che rappresenta non può parlare di pace che simbolo del paese è?
serve solo a tagliare nastri o a presenziare alle sfilate militari?
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Mi pare di aver scritto che puo' parlare di pace e di quello che vuole, semplicemente non puo' parlare di decisioni per un "processo di pace". nel caso di peres in particolare , dovrebbe stare muto visto che grazie a Oslo siamo in queste condizioni.
Riguardo alla detenzione, non e' esatto, come fai tu, parlare di arabofoni, ma di palestinesi che sono stranieri a israele, gli arabofoni sono israeliani quindi usufruiscono delle stesse leggi degli ebrei, a meno che non siano terroristi.
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25-10-2008, 10.28.35
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Il guaio vero, basch, e' che nessuno qui pensa che Israele sia uno stato in guerra, non da ieri, ma da ben 60 anni e che, nonostante questo, cerca disperatamente di mantenersi democratico anche col nemico. Loro paragonano la situazione israeliana, di guerra e terrorismo, a quella italiana di pace e fancazzismodove ci si puo' permettere di sputare sulle vittime liberando assassini come Masoo non mettendo mai in galera Carretta.
I palestinesi ci fanno la guerra. Dal 2000 in poi se un israeliano entrava nei territori palestinesi veniva linciato. oggi se un israeliano dovesse entrare in Gaza subirebbe la stessa fine. Sono una mafiocrazia? bene ed e' con questa mafiocrazia che Israele deve confrontarsi , non con la Svizzera.
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25-10-2008, 10.41.19
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Come afferma DF, ammesso (ma non concesso) che Israele sia in guerra (si suppone contro il popolo palestinese) è supposto che anche da parte palestinese si faccia la guerra o perlomeno una resistenza contro l'invasore come ne hanno pienamente diritto secondo tutte le convenzioni internazionali. Dunque i prigionieri da ambo le parti sono prigionieri di guerra e come tali dovrebbero essere trattati. Invece Israele, e qui per esso DF, considera i prigionieri palestinesi "terroristi" anche se bellamente rapiti dalle forze armate israeliane e senza alcun diritto mentre ovviamente il povero Shalit è stato "rapito" e non "catturato" anche se era armato e in missione di guerra.
Sempre due pesi e due misure.

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25-10-2008, 10.52.50
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
...Dal 2000 in poi se un israeliano entrava nei territori palestinesi veniva linciato. oggi se un israeliano dovesse entrare in Gaza subirebbe la stessa fine....
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Falso.
Ci sono israeliani che vivono tranquillamente nei territori occupati (per esempio Amira Hass). E sono tranquilli perchè sono onesti. Coloro che ci vanno magari armati, per confiscare terre ai palestinesi, per bastonarli mentre raccolgono le olive, per sparare sui contadini palestinesi, per distruggere le case, le infrastrutture, per sradicare gli ulivi, per rapire gente, che inquinano le terre dei palestinesi, ecc. ecc. è evidente che sono malvisti e corrono qualche rischio, visto l'astio che Israele è riuscita a creare per esempio con tutti i massacri e nefandezze di ogni genere che ha compiuto in questi ultimi 60 anni.
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25-10-2008, 11.37.14
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Citazione:
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Originalmente inviato da Volpone
Falso.
Ci sono israeliani che vivono tranquillamente nei territori occupati (per esempio Amira Hass). E sono tranquilli perchè sono onesti. Coloro che ci vanno magari armati, per confiscare terre ai palestinesi, per bastonarli mentre raccolgono le olive, per sparare sui contadini palestinesi, per distruggere le case, le infrastrutture, per sradicare gli ulivi, per rapire gente, che inquinano le terre dei palestinesi, ecc. ecc. è evidente che sono malvisti e corrono qualche rischio, visto l'astio che Israele è riuscita a creare per esempio con tutti i massacri e nefandezze di ogni genere che ha compiuto in questi ultimi 60 anni.
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Tu sei falso ma la cosa non mi meraviglia. Amira hass e'dichiaramtamente filopalestinese ed e' un'odiatrice di israele e degli ebrei , porta quindi acqua al vostro mulino di odiatori.
Un giorno del 2001 sono andati a Tulkartem a comprare piante da un amico palestinese due giovani ristoratori di Tel Aviv, Shenkin str., si sono fermati nel solito ristorantino per mangiare del buon humus. Qualcuno ha chiamato le bande di assassini al soldo di barghouti, Sono entrati urlando" dove sono gli ebrei?" li hanno presi messi contro un muro e fucilati.
Altro episodio: due riservisti perdono la strada e finiscono a Ramallah, vengono catturati, portati nella stazione di Polizia dove vengono linciati, torturati e gli viene aperta la pancia, si sono viste fotografie di palestinesi che si infilavano in bocca pezzi d fegato dei due poveretti. Poi sono stati gettati dalla finestra e calpestati dalla folla fino a diventare poltiglia.
Altro episodio:
un ragazzo di Ashdod di 15 anni stava chattando con una ragazza che diceva di essere un'americana che viveva a Grusalemme. Dopo qualche giorno questa gli da un appuntamento. Il ragazzino , di nascosto dei genitori, va < per la prima volta a Gerusalemme, la ragzza lo fa salire in macchina e lo porta verso ramallah. A un certo momento si ferma, un gruppo di maledetti criminali apre la portiera del ragazzo e lo riempie di raffiche di mitra. poi lo buttano per la strada e vanno via.
Altro episodio: Un anziano di tel Aviv, decide di andare nei territori dal suo meccanico di fiducia a farsi riparare l'auto. lo prendono e gli tagliano la pancia.
Altro episodio: due ragazzini, Kobi e Yossi, 12 e 13 anni, decidono di andare a visitare le grotte di Tekoa, un gruppo di palestinesi li segue, li ammazza a sassate, gli taglia i corpi, colora col loro sangue le pareti della grotta, per ricostruire i poveri corpi dovettero rimandare i funerali che per gli ebrei vanno fatti subito.
Dopo questi fatti e ho descritto solo i piu' eclatanti, l'esercito ha messo il veto assoluto per i cittadini israeliani di andare nei territori.
Amira hass invece puo' venire in israele , da lei diffamato e odiato, finche' vuole e nessuno la tocca.
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25-10-2008, 13.52.04
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Citazione:
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Originalmente inviato da Basch
Non parlavo della detenzione amministrativa bensì del processo per direttissima.
In Italia se un arresto avviene in flagranza di reato o vi sono prove talmente evidenti da rendere superfluo un processo ordinario, si ricorre al processo per direttissima, molto più veloce di quello ordinario. Certo, sempre di processo si tratta.
Anche la legislazione israeliana prevede un procedimento abbreviato per arrestare persone colte in flagranza di reato. Ancora più abbreviato di quello italiano: nel caso dei palestinesi dei territori infatti il procedimento, in caso di flagranza di reato o di prove palesi, è talmente ridotto ai minimi termini da escludere addirittura la presenza dei giudici. O meglio, i giudici di fatto diventano i soldati stessi.
Un modo di fare discutibile sotto il profilo strettamente formale ma a mio modesto parere estremamente più funzionale ai fini della condizione di guerra che si sta vivendo.
Quello che volevo sottolineare è che, chi più e chi meno, un po' tutti i paesi tendono a ridurre la portata dei processi in presenza di prove schiaccianti o di flagranza di reato a carico degli accusati: perché allora quando lo fa Israele viene considerato mostruoso? Ok, Israele "riduce" i processi addirittura escludendo la presenza del giudice stesso (in pratica quindi senza processo in senso stretto); ma è anche vero che nessun paese si trova nella condizione che Israele si ritrova a fronteggiare.
Non dico che il metodo israeliano sia giusto. Però secondo me è fisiologico della condizione in cui il paese si trova. Già che la questione è dibattuta all'interno dello stesso Stato ebraico dovrebbe far pensare a molti.
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beh, Basch, questo può essere definito un "fermo", che esiste in tutte le polizie del mondo. il fermo permette di trattenere una persona per qualche giorno - nel mondo occidentale solo per qualche ora - ma il fermo non è un processo, nemmeno per direttissima. in italia il processo per direttissima è regolato da: 1) un fermo da parte di un ufficiale di polizia giudiziaria; 2) una convalida d'arresto, da parte di un magistrato entro poche ore dopo un interrogatorio alla presenza di un avvocato del fermato; 3) un processo davanti a un giudice monocratico entro 72 ore, con l'imputato difeso da un legale. quindi la decisione del giudice.
qui invece stiamo parlando di persone che, senza essere state giudicate, senza aver mai visto un avvocato, sono in carcere da 13 anni.
basta leggere il sito del bar (l'associazione degli avvocati israeliani, è in ebraico ma credo esistano estratti anche in inglese) per rendersene conto.
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25-10-2008, 14.56.14
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Citazione:
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Originalmente inviato da Basch
Non parlavo della detenzione amministrativa bensì del processo per direttissima.
In Italia se un arresto avviene in flagranza di reato o vi sono prove talmente evidenti da rendere superfluo un processo ordinario, si ricorre al processo per direttissima, molto più veloce di quello ordinario. Certo, sempre di processo si tratta.
Anche la legislazione israeliana prevede un procedimento abbreviato per arrestare persone colte in flagranza di reato. Ancora più abbreviato di quello italiano: nel caso dei palestinesi dei territori infatti il procedimento, in caso di flagranza di reato o di prove palesi, è talmente ridotto ai minimi termini da escludere addirittura la presenza dei giudici. O meglio, i giudici di fatto diventano i soldati stessi.
Un modo di fare discutibile sotto il profilo strettamente formale ma a mio modesto parere estremamente più funzionale ai fini della condizione di guerra che si sta vivendo.
Quello che volevo sottolineare è che, chi più e chi meno, un po' tutti i paesi tendono a ridurre la portata dei processi in presenza di prove schiaccianti o di flagranza di reato a carico degli accusati: perché allora quando lo fa Israele viene considerato mostruoso? Ok, Israele "riduce" i processi addirittura escludendo la presenza del giudice stesso (in pratica quindi senza processo in senso stretto); ma è anche vero che nessun paese si trova nella condizione che Israele si ritrova a fronteggiare.
Non dico che il metodo israeliano sia giusto. Però secondo me è fisiologico della condizione in cui il paese si trova. Già che la questione è dibattuta all'interno dello stesso Stato ebraico dovrebbe far pensare a molti.
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è un OT.
ma è una cosa che non riesco a capire.
da un lato si parla di un Israele isola felice, e non ti sto ad elencare.
da un lato si parla di un Israele sull'orlo di una crisi di nervi, e manco qui ti sto ad elencare,
ora mentre debora ci definisce fancazzisti, io descrivo il luogo dove vivo un posto con più problemi di un'enciclopedia di matematica, è un luogo talmente sul filo di lana che si dice il periodo transitorio è quello più stabile. non sto ad elencarti le nostre città, il nostro traffico, il nostro smog, come si gira la sera, la nostra monnezza.
lascio alla tua immaginazione quali sarebbero gli aggettivi dei due posti nel caso parlassimo con Debora.
allora perchè non non vivendo in un'isola felice siamo dei fancazzisti che possiamo permetterci di riflettere come ci pare e piace, a noi non è permesso essere sull'orlo di una crisi di nervi?
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25-10-2008, 16.24.33
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Perche' voi non siete in guerra , Tzazzamita, perche' non avete mai avuto un periodo di 4 anni in cui potevi andare al lavoro e saltare per aria, perche' non hai vicini o amici cari i cui figli sono stati ammazzati da un kamikaze.
L'altro giorno a striscia la notizia dicevano che , credo ad Agrigento, se ricordo bene il nome della citta', hanno acqua ogni 15 giorni. Ricordo che gia' molti anni fa Cuffaro, da molti definito mafioso ma che io non conosco se non per averlo visto da Costanzo, accusava mafia e potere in Sicilia di ridurre la rete acquifera a un colabrodo apposta. Prendeva a esempio Israele dove viene salvata ogni goccia d'acqua. Sono passati piu' di 15 anni da mquell'intervista perche' mi trovavo ancora in Italia quindi era pre 95, e niente e' cambiato. hanno fatto vedere giorni fa i tubi , sono come carta velina, risalgono al tempo dei Borboni, tutti bucati.
Questo e' fancazzismo perche' in 15 anni si DEVE fare qualcosa.
Ho vissuto in Italia per 55 anni, Tzazza, e adoro l'italia ma non c'e' niente da fare , la mentalita' e' quella.
La regione Sicilia ha 21.000 impiegati, la regione Lombardia ne ha 4000. La mentalita' del non rispetto fa parte di noi italiani e se non rispetti gli altri non si va avanti.
Israele non e' un'isola felice, e' un paese dove, nonostante terrorismo e guerre, si vive bene. Tutto cio' che e' governativo funziona, un appuntamento da uno specialista lo hai in un paio di giorni, la posta arriva sempre, autobus e treni funzionano, le universita' sono fra le migliori. Giorni fa e' arrivato in Israele, dall'Europa, il dottorante di mio figlio e l'Universita' Ben Gurion ha mandato uno shuttle in aeroporto a prenderlo per portarlo nel villaggio dell'Universita' a Sde' Boker, dove aveva pronto un appartamento per studenti, nuovo! Sta gia' lavorando e bene e gode di tutti i servizi.
Io ho avuto il cancro e in una settimana ho fatto tutti gli esami che la figlia di una mia amica di Trieste ha fatto in UN ANNO. Purtroppo lei non c'e' piu' , anche a causa delle lungaggini, io sono ancora qui a rompere le scatole.Il cancro era lo stesso :carcinoma al seno.
Tzazzamita, Israele , con tutti i suoi probelmi funziona.
Mi viene in mente quello che diceva un famoso inglese dell'Italia del Rinascimento:
" L'italia era percorsa da guerre e assassini , La Svizzera e' sempre stata in pace. L'Italia ha partorito Leonardo e Michelangelo, la Svizzera il cioccolato fondente e l'orologio a cucu'"
Shalom.
Ultima modifica di Deborah Fait : 25-10-2008 alle ore 16.46.42.
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25-10-2008, 17.37.27
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
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Non nego che questi episodi si sianno verificati, tuttavia sono episodi sporadici e non la regola. Invece è vero che i pochi palestinesi che possono recarsi in Israele vengono sistematicamente vessati e maltrattati. Anche i palestinesi con passaporto israeliano che vivono in Israele sono discriminati e spesso maltrattati come dimostra il recente attacco ai palestinesi di Akko.
Non parlo poi dei palestinesi che subiscono gli attacchi dei coloni e/o che vengono uccisi dai coloni israeliani con l'appoggio dell'esercito israeliano.
Comunque se gli israeliani sono malvisti nei territori occupati un motivo c'è. 
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25-10-2008, 18.04.54
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Non so se parli di arabi israeliani o di palestinesi. I palestinesi sono tanto maltrattati che scappano in Israele per salvarsi la vita se sono gay e in Israele trovano rifugio e lavoro. I terroristi sono trattati male come si conviene a chi ammazza innocenti. I casi sporadici di cui parli sono andati avanti per anni.
Gli arabi israeliani sono trattati come ogni israeliano se si comportano in modo civile. I casi di Acco sono accaduti a causa di un arabo che e' entrato in macchina colla musica a pieno volume nel quartiere ebraico nel giorno piu' sacro dell'ebraismo. E' stato condannato persino dalla sua comunita'. Il rispetto della fede dell'altro e' fondamentale.
In ogni citta' mista arabi ed ebrei vivono in pace, basta vedere Jaffo, Haifa e anche Acco dove le cose si sono calmate e alla fine tutto si e' risolto in una scazzottata tra teste calde.
Scazzottate del genere in italia si verificano ad ogni partita di calcio.
Nei territori i settlers si sono stufati di essere -provocati dai palestinesi e da attivisti di sinistra. L'odio e' reciproco.
Gli arabi israeliani hanno i miei tessi diritti. Quando sono stata ricoverata all'ospedale in ogni stanza c'era un arabo, anche nella mia, eravamo in tre : io, un'altra ebrea yemenita e una ragazza araba e avevamo le stesse cure e lo stesso trattamento.Ci siamo anche divertite un sacco insieme.
Sono abbastranza stufa di queste storielle che mettete in giro senza altro motivo che l'odio.
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25-10-2008, 18.07.02
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Citazione:
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i palestinesi con passaporto israeliano che vivono in Israele
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siu chiamano e vogliono essere chiamati arabi israeliani in moltissimi casi anche solo ISRAELIANI.
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25-10-2008, 18.24.35
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AGI 25 ottobre
Secondo Martti Ahtisaari, fresco vincitore del premio Nobel per la Pace 2008, e' "vergognoso" che non sia ancora stato raggiunto un accordo tra Israele e l'Autorita' Nazionale Palestinese: e la responsabilita', ha lasciato capire, va attribuita ad ambedue le parti. "Provo vergogna, debbo riconoscerlo", ha dichiarato l'ex presidente della Finlandia, intervistato dalla radio pubblica svedese. "Come si puo' pretendere seriamente, anno dopo anno, di essere alla ricerca di una soluzione quando invece non succede un bel niente?", ha polemizzato Ahtisaari, che ha alle spalle un curriculum fitto delle piu' diverse mediazioni internazionali. "Io spero che chi vincera' le prossime elezioni presidenziali americane impieghera' il primo anno del suo mandato per raggiungere una composizione di quel conflitto. Se gli interessati si sedessero intorno a un tavolo, e cominciassero a trattare, allora a un piano di pace si arriverebbe ben presto", ha osservato ancora. "Quello che manca e' la volonta' politica", ha accusato. "Se tale volonta' esiste, si puo' porre fine a qualsiasi conflitto". In oltre trent'anni di esperienza da mediatore, l'ex presidente finlandese ha viaggiato in ogni angolo del mondo: dalla Namibia all'Indonesia, dall'Iraq al Corno d'Africa, dall'Asia centrale fino al Kosovo, sul cui futuro ha predisposto per conto delle Nazioni Unite un piano che ne prevedeva l'indipendenza, poi superato dalla secessione dalla Serbia decisa unilateralmente dalle autorita' albanesi; Ahtisaari non si e' tuttavia mai occupato specificamente di Medio Oriente. "E' chiaro", ha comunque proseguito, "che uno Stato di Palestina deve esserci, e che puo' essere trovata una soluzione per garantire la pace anche agli israeliani, cosi' che possano vivere sicuri nel loro Paese", ha concluso, ricordando peraltro di essere sempre stato contrario al boicottaggio imposto dall'Occidente nei confronti dei radicali palestinesi di Hamas. (AGI) - Stoccolma, 25 ottobre
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25-10-2008, 18.27.35
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25-10-2008, 19.00.24
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Sembra Catania quando e' stato ucciso quel povero poliziotto.Sembra Roma quando i tifosi hanno assalito i treni.
Ad Acco non solo nessuno e' stato ucciso ma neanche ferito, infatti sono finiti tutti, ebrei e arabi, in galera, nessuno all'ospedale.
Acco e' povera e gli ebrei stanno lasciando la citta' a causa dell'aumento della popolazione araba e questo e' pericoloso perche' rompe l'equilibrio e gli arabi si fanno piu' prepotenti.
E' anche un peccato perche' israele ha cercato di fare tanto in questa citta', il festival del teatro per esempio. La Acco vecchia e' in mano alla comunita' araba e potrebbe diventare un gioiello se fosse tenuta pulita. L'uiltima volta che sono entrata nel shuk , nel dicembre scorso, sono scappata per la puzza e la sporcizia.
Gli unici posti puliti sono i monumenti dei Crociati, palazzi ecc. perche' sotto l'egida del Ministero della cultura.
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25-10-2008, 19.04.28
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non l'ho definita allegra, ugodin.
Pero' le cose bisogna saperle non inventarle. Quando il tipo e' entrato nel quartiere ebraico ,qualcuno che era in macchina con lui ha mandato un sms ai suoi amici nel quartiere arabo dicendo che un arabo era stato ucciso dagli ebrei, bugiona.
Gli arabi hanno allora spaccato decine di macchine e vetrine di negozi di ebrei e poi si sono avviati verso il quartiere ebraico e la' si sono avventati gli uni contro gli altri.
Piantala di dire monate, ugodin.
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25-10-2008, 19.07.02
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gia' ed il festival del teatro e' stato annullato, e tutti finiti in galera
mentre in Italia, oasi di pace, gli studenti stanno tranquilli a studiare ed il silenzio regna sullo Stivale...
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25-10-2008, 19.08.05
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Dalle foto si vede anche chi sono gli ebrei e chi gli arabi: ebrei nella quinta e settima foto. Kippa' in testa, era Kippur.
Le altre foto sono di arabi.
autogolino di ugodino.  
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25-10-2008, 19.15.59
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Citazione:
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e l'unico accordo è ridargli i territori.
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Giusto, dunque il Golan alla Siria, il WEst bank alla Giordania, il Sinai all'Egitto gia' dato. E i palestinesi dove li mettiamo visto che niente di questi territori gli apparteneva?
Poi io voglio ridare il suedtirol all'Austria, riprendermi l'Istria e anche la Dalmazia, Nizza e la Corsica.
Non si sa mai, meglio fare piu' grande l'Italia quando israele sara' diventata praticamente tel Aviv e gli arabi decideranno di ammazzarci tutti.
Io trovo quello che scrivi addirtittura criminale, ugodin.
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26-10-2008, 01.24.01
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Israele: “Le nuove generazioni di arabi si ribellano”
http://www.osservatorioiraq.it/modul...ticle&sid=6537
di Michelangelo Cocco
Il Manifesto, 14 ottobre 2008
Il professor Adel Manna analizza la rivolta di S. Giovanni d'Acri (Akka) dal suo osservatorio del Centro per lo studio della società arabo-israeliana presso il Van Leer Institute di Gerusalemme, una delle istituzioni più prestigiose d'Israele nel campo delle scienze sociali. Manna, che abbiamo sentito al telefono da Gerusalemme, è convinto che quello di Akka sia solo un sintomo di un male molto più profondo.
Professor Manna, la stampa israeliana attribuisce i disordini di Akka a minoranze di estremisti ebrei e arabi. Concorda?
No, gli estremisti sono solo il sintomo di un problema più ampio: le diseguaglianze tra ebrei e arabi ad Akka. E il governo è il principale responsabile di questa situazione, a causa della continua discriminazione degli arabi in Israele, in particolare nelle “città miste” come Akka, da cui molti ebrei israeliani pensano che gli arabi debbano essere espulsi. Quando era primo ministro, Ariel Sharon andò ad Akka e disse agli estremisti che la città doveva essere ulteriormente “giudaizzata”, perché c'erano “troppi arabi”. E negli anni settanta e ottanta l'esecutivo elaborò progetti - a cui i palestinesi hanno resistito - per espellere gli arabi dal centro della città e trasferirli nel vicino villaggio di Makkar. Io ritengono che queste politiche rappresentino una delle cause principali degli attuali conflitti tra arabi ed ebrei in Israele........
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26-10-2008, 09.11.54
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ogni popolo ha i suoi mentecatti, i suoi ...........
in italia abbiamo i beceri urli su nassirya e similaria,
e su haaretz si legge di settlers che urlano contro l'IDF che sarete tutti degli Shalit.
c'è da domandarsi che se la rinnovata attività delle macchie solari sia capace di inquinare anche i cervelli!!!
Settlers vandalize Muslim graves after IDF razes outpost
By Haaretz Service
Settlers rioted on Sunday near the West Bank settlement of Kiryat Arba, desecrating a Muslim graveyard, after Israeli security forces evacuated a nearby illegal outpost.
The settlers smashed some of the graves and poured paint over others.
Right-wing activist Noam Federman had established the outpost, a farm, which was evacuated by contingents of the Israel Defense Forces, the Border Police and police earlier Sunday.
Advertisement
IDF tractors demolished the outpost after its residents had been evacuated.
Rightists came to the site and threw stones at the security forces in response to the evacuation. A number of them were arrested for attacking a police officer, and two young women were arrested after they tried to set a police car alight.
During the rioting, settlers hurled abuse at the members of the security forces, called for a "revenge attack" against them.
"We hope they will be defeated by their enemies, that they will all be [kidnapped IDF soldier] Gilad Shalit, that they will all be killed and all slaughtered because this is what they deserve," they said.
In addition to vandalizing the graves, settlers also damaged over 80 Palestinian vehicles by smashing windows and puncturing tires. Two police cars were damaged during the altercations.
Settlers, for their part, argued that security forces carried out the evacuation was without a preliminary order and that they did not give the outpost's residents time to pack up their belongings.
Israel has repeatedly pledged to the United States that it would evacuate these outposts to meet the conditions of the first stage of the diplomatic road map leading to a final-status agreement with the Palestinians.
Earlier this year, Defense Minister Ehud Barak and settler leaders reached an agreement to dismantle some 26 outposts built on private Palestinian land after March 2001.
http://www.haaretz.com/hasen/spages/1031495.html
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26-10-2008, 10.14.52
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Citazione:
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Originalmente inviato da Tzazzamita
ogni popolo ha i suoi mentecatti, i suoi ...........
in italia abbiamo i beceri urli su nassirya e similaria,
e su haaretz si legge di settlers che urlano contro l'IDF che sarete tutti degli Shalit.
c'è da domandarsi che se la rinnovata attività delle macchie solari sia capace di inquinare anche i cervelli!!!
Settlers vandalize Muslim graves after IDF razes outpost
By Haaretz Service
Settlers rioted on Sunday near the West Bank settlement of Kiryat Arba, desecrating a Muslim graveyard, after Israeli security forces evacuated a nearby illegal outpost.
The settlers smashed some of the graves and poured paint over others.
Right-wing activist Noam Federman had established the outpost, a farm, which was evacuated by contingents of the Israel Defense Forces, the Border Police and police earlier Sunday.
Advertisement
IDF tractors demolished the outpost after its residents had been evacuated.
Rightists came to the site and threw stones at the security forces in response to the evacuation. A number of them were arrested for attacking a police officer, and two young women were arrested after they tried to set a police car alight.
During the rioting, settlers hurled abuse at the members of the security forces, called for a "revenge attack" against them.
"We hope they will be defeated by their enemies, that they will all be [kidnapped IDF soldier] Gilad Shalit, that they will all be killed and all slaughtered because this is what they deserve," they said.
In addition to vandalizing the graves, settlers also damaged over 80 Palestinian vehicles by smashing windows and puncturing tires. Two police cars were damaged during the altercations.
Settlers, for their part, argued that security forces carried out the evacuation was without a preliminary order and that they did not give the outpost's residents time to pack up their belongings.
Israel has repeatedly pledged to the United States that it would evacuate these outposts to meet the conditions of the first stage of the diplomatic road map leading to a final-status agreement with the Palestinians.
Earlier this year, Defense Minister Ehud Barak and settler leaders reached an agreement to dismantle some 26 outposts built on private Palestinian land after March 2001.
http://www.haaretz.com/hasen/spages/1031495.html
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Ma si, che li mettessero tutti in galera gettando via le chiavi. L'IDF ha fatto male in passato a lasciare fuori i provocatori di ogni fazione , araba o ebrea, adesso sono tutti esasperati e fanno a gara a chi e' piu' stronzo.
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26-10-2008, 12.44.52
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
Giusto, dunque il Golan alla Siria, il WEst bank alla Giordania, il Sinai all'Egitto gia' dato. E i palestinesi dove li mettiamo visto che niente di questi territori gli apparteneva?
Poi io voglio ridare il suedtirol all'Austria, riprendermi l'Istria e anche la Dalmazia, Nizza e la Corsica.
Non si sa mai, meglio fare piu' grande l'Italia quando israele sara' diventata praticamente tel Aviv e gli arabi decideranno di ammazzarci tutti.
Io trovo quello che scrivi addirtittura criminale, ugodin.
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riconoscimento di Israele da parte dei paesi arabi e restituzione dei territori. C'e' un'alternativa diversa a questo accordo di pace? Grazie
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26-10-2008, 13.04.57
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ciao adry, avrai capito che non c'è alcuna alternativa.
noi abbiamo occupato ciò che non è mai stato nostro e loro stanno facendo in modo di riprenderselo con una strategia efficente ed efficace.
stanno cioè applicando quella che è la prima regola dei manuali per ufficiali dell'esercito israeliano: portare lo scontro sul territorio del nemico a qualsiasi costo.
quindi o si va avanti con un'insicurezza che alla lunga porterà all'impossibilità di crescita.
oppure si presentano i miglioramenti economici portati a una piccola parte della popolazione araba che ive inisraele come metodo di progresso e coesistenza e i propone questo modello per il futuro.
ma per questo c'è anche il principio fisico dell'incompenetrabilità dei corpi: per fargli costruire uno stato sovrano e l'inizio (solo l'inizio) di un futuro di pace, dobbiamo prima rendergli la loro terra.
ciao!
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26-10-2008, 13.43.53
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Citazione:
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Originalmente inviato da adry57
riconoscimento di Israele da parte dei paesi arabi e restituzione dei territori. C'e' un'alternativa diversa a questo accordo di pace? Grazie
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Ripeto, i territori non sono mai stati dei palestinesi.
Il Golan lo abbiamo conquistato dopo essere stati aggrediti due volte dalla Siria e non esiste al mondo un solo paese che abbia mai restituito territori conquistati dopo aver vinto guerre con cui e' stato attaccato.
Non abbiamo altri territori. Ahhh si, ohibo' , cosa dico mai! Abbiamo Israele, e' questo il territorio che vogliono perche' uno stato palestinese potevano averlo gia' nel 48.
Non credere a ugodin, lui non ha niente a che vedere con Israele. E' solo un nemico.
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26-10-2008, 14.34.30
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sai adry, non ti ho esposto le mie idee ma quelle dello yesh gvul, cioè un gruppo di ex soldati, quasi tutti sabra (cioè nati in israele, che hanno combattuto almeno due guerre ciascuno e che si battono per l'onore della nazione.
altri parlano tipo l'italico "armiamoci e partite" infatti sono in israele da poco, hanno solo sfruttato il paese senza dargli nulla
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26-10-2008, 14.45.08
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
Ripeto, i territori non sono mai stati dei palestinesi.
Il Golan lo abbiamo conquistato dopo essere stati aggrediti due volte dalla Siria e non esiste al mondo un solo paese che abbia mai restituito territori conquistati dopo aver vinto guerre con cui e' stato attaccato.
Non abbiamo altri territori. Ahhh si, ohibo' , cosa dico mai! Abbiamo Israele, e' questo il territorio che vogliono perche' uno stato palestinese potevano averlo gia' nel 48.
Non credere a ugodin, lui non ha niente a che vedere con Israele. E' solo un nemico.
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i territori sono abitati dai palestinesi, ma al di la' di questo, qual'e' l'alternativa di pace?
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26-10-2008, 14.47.42
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Citazione:
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Originalmente inviato da ugodin
sai adry, non ti ho esposto le mie idee ma quelle dello yesh gvul, cioè un gruppo di ex soldati, quasi tutti sabra (cioè nati in israele, che hanno combattuto almeno due guerre ciascuno e che si battono per l'onore della nazione.
altri parlano tipo l'italico "armiamoci e partite" infatti sono in israele da poco, hanno solo sfruttato il paese senza dargli nulla
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anche io credo non ci siano alternative, al di la' dei torti o delle ragioni........massima sicurezza per israele e contiguita' territoriale per i palestinesi
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26-10-2008, 15.34.33
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Citazione:
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Originalmente inviato da adry57
i territori sono abitati dai palestinesi, ma al di la' di questo, qual'e' l'alternativa di pace?
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Quella che chiedono i palestinesi da Arafat a Abu Mazen a Hannyie': l'eliminazione di Israele.
Lo stanno dicendo da 40 anni.
Hanno avuto decine di opportunita' di farsi un Paese e non le hanno mai accettate perche' il loro fine non e' un Paese ma IL PAESE, cioe' Israele.
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26-10-2008, 15.57.20
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Cara Adry
Nel conflitto in Palestina ci sono varie alternative e scenari, alcuni migliori e persino ottimi, alcuni peggiori e persino disastrosi.
Vanno pure considerati alcuni fattori fondamentali che potrebbero modificarsi:
1) il fattore demografico: alla lunga gli arabi potrebbero essere la maggioranza in Palestina
2) il sostegno degli USA potrebbe venire meno o essere fortemente condizionato sia per il declino della potenza USA, sia per la crisi finanziaria, sia per motivi politici
3) la pressione dei paesi arabi/musulmani potrebbe accentuarsi, sia per motivi religiosi, sia per sostegno alla causa palestinese , sia per motivi goestrategici (arma del petrolio, ritorno degli onerosi profughi pal. alla loro terra d'origine) sia finanziari (diffuso boicotto di Israele), ecc.
4) la comunità internazionale + ONU esigerebbe un maggior rispetto delle convenzioni internazionali, delle risoluzioni ONU, della non proliferazione delle armi nucleari, con relative sanzioni, ecc.
5) la resistenza armata palestinese e dei paesi confinanti si accentuerebbe: Hamas, Hetzbollah, fratelli musulmani in Egitto, Siria che vuole ricuperare il Golan, ecc.
Alla luce di questi fondamentali i scenari che si prospettano sono questi (in ordine dal peggiore al migliore dal punto di vista palestinese):
a) la pulizia etnica operata da Israele ha successo e tutti i palestinesi abbandonano la Palestina. Lo stato di Israele, con molti ebrei e pochi abitanti arabi, si estende su tutta la Palestina e il Golan.
b) i palestinesi dei territori occupati sono confinati in un territorio ristretto e racchiuso da un muro/barriera come un bantustan sudafricano. In questa situazione i palestinesi rimasti sono completamente sottomessi a Israele. I profughi possono rientrare solo in parte e solo nel territorio palestinese
c) come b) tuttavia i palestinesi godono di una relativa autonomia (Oslo), possono recarsi normalmente all'estero e importare e esportare i loro prodotti. Il prezioso territorio sottratto con la costruzione del muro e delle colonie viene compensato con qualche appezzamento nel Negev. Una piccola parte di Gerusalemme è dichiarata capitale di questo stato palestinese.
d) La soluzione dei due stati: si ritorna sui confini del '67 (linea verde) come proposto dalla lega araba. Le colonie vengono smantellate I palestinesi possono crearvi il loro stato indipendente e Israele è accettato nella comunità internazionale. Il Golan verrebbe restituito alla Siria.
e) In Palestina viene creato uno stato unico, democratico, multietnico e multireligioso con capitale Gerusalemme. In questo stato 1 adulto = 1 voto. I profughi palestinesi potrebbero rientrare alle loro case. Il Golan verrebbe restituito alla Siria.
f) La maggiorparte dei sionisti se ne ritornerebbe da dove sono venuti. In Palestina si crea uno stato unico laico e/o islamico abitato prevalentemente da arabi.
Commento
Le varianti a), b), c) sono per i palestinesi assolutamente insoddisfacenti per cui continueranno a lottare per i loro diritti da cui una conflittualità aperta. Alla lunga anche la comunità internazionale non potrebbe tollerare una situazione simile.
La soluzione d), pur se viabile in un primo tempo, alla lunga crea un attrito perchè a fianco a fianco ci stanno due stati basati sulla discriminazione religiosa e antitetica. Il problema del rientro dei profughi alle loro case non è risolto. La conflittualità è perciò solo nascosta e/o rinviata.
La soluzione e) è un sogno ma, considerati i fattori fondamentali elencati sopra, è a lungo termine l'unica soluzione giusta e viabile. Ovviamente per i sionisti sarebbe difficile da digerire perchè significherebbe la fine di uno stato per soli ebrei. Tuttavia in un mondo nuovo e migliore non potranno più esserci stati che selezionano i propri abitanti in base a concetti razzisti e/o religiosi.
La soluzione f) è quasi irrealizzabile e penalizzerebbe anche i sionisti che in Palestina si sono comportati bene e che meriterebbero di rimanere.
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26-10-2008, 17.23.12
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
Quella che chiedono i palestinesi da Arafat a Abu Mazen a Hannyie': l'eliminazione di Israele.
Lo stanno dicendo da 40 anni.
Hanno avuto decine di opportunita' di farsi un Paese e non le hanno mai accettate perche' il loro fine non e' un Paese ma IL PAESE, cioe' Israele.
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scusi ma vorrei una risposta in merito alla domanda: i palestinesi debbono avere un loro stato? un si o un no
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26-10-2008, 17.33.27
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Citazione:
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Originalmente inviato da adry57
scusi ma vorrei una risposta in merito alla domanda: i palestinesi debbono avere un loro stato? un si o un no
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Si , ma non al posto del nostro come vorrebbero. E' importante questo particolare, non e' una stupidaggine.
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26-10-2008, 17.56.48
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
Si , ma non al posto del nostro come vorrebbero. E' importante questo particolare, non e' una stupidaggine.
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Con quali armi? E solo un derilio...
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26-10-2008, 20.36.57
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Citazione:
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Originalmente inviato da adry57
Con quali armi? E solo un derilio...
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Non gli servono le armi, a parte che ne sono pieni. Gli basta pretendere che Israele accolga i loro profughi: nel giro di un paio d'anni Israele sarebbe eliminato.
"Con la pancia delle nostre donne distruggeremo Israele " ARAFAT.
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26-10-2008, 23.01.01
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Citazione:
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Originalmente inviato da adry57
scusi ma vorrei una risposta in merito alla domanda: i palestinesi debbono avere un loro stato? un si o un no
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la prima domanda da fare è che cosa è uno stato in pieno tempo di globalizzazione, quando le esperienze europee vedono i loro stati fondersi sempre più in strutture sovranazionali dall'U.E, al WTO?
vedi la logica dello stato classico nasce nell'ottocento quando nasceva la seguente equazione 1 nazione=1ordinamento giuridico=1mercato, e dove i confini racchiudevano questo unicum.
e ritornando al giorno d'oggi è ancora valida la ricerca di questa equazione?
oppure ponendo come tesi, a causa della globalizzazione, la precarietà dell'equazione: i palestenesi non stanno facendo l'errore di scartare la possibilità di migliorare i loro assetti normativi non attuando forme partecipative aperte; e gli israeliani l'errore inverso ovvero di chiudersi a riccio e di pretendere uno spazio chiuso oggi praticamente impossibile?
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27-10-2008, 02.21.18
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Citazione:
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Originalmente inviato da Tzazzamita
........ i palestenesi non stanno facendo l'errore di scartare la possibilità di migliorare i loro assetti normativi non attuando forme partecipative aperte; e gli israeliani l'errore inverso ovvero di chiudersi a riccio e di pretendere uno spazio chiuso oggi praticamente impossibile?
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Tutti e due fanno l'errore di pretendere uno o tutto lo spazio tutto per sè e di volerne concedere nessuno o troppo poco all'altro.
Da qui l'errore nel modo di rivendicare e/o occupare questo spazio e la ragione addotta per rivendicare e/o occupare questo spazio.
Conseguentemente tutti stanno facendo l'errore di dividersi al loro interno in fautori di un compromesso e in fautori di una soluzione radicale ma a priori inaccettabile per la controparte.
A queste condizioni trovare una giusta spartizione dello spazio disponibile (due stati) che accontenti tutti è quasi impossibile.
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27-10-2008, 07.16.08
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Addestramento e martirio, Hamas fa proseliti con AqsaTube
di Umberto De Giovannageli
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NOTA: Umberto de Giovannangeli che chiama terroristi i terroristi e denuncia senza mezzi termini il terrorismo e l'indottrinamento dei bambini è davvero un evento da celebrare!
BENVENUTI in «AqsaTube», ultima trovata «internauta» di Hamas. Il movimento islamico palestinese sbarca in rete e lo fa in grande stile. «Aqsatube» è un portale con logo e grafica simili a YouTube dove sono pubblicati filmati dedicati all'addestramento militare, alla propaganda e al martirio. Secondo l'Intelligence and Terrorism Information Center, AqsaTube è registrato sotto il nome di Abu Nasser Skandar del Dubai, e il suo internet provider è la società francese OVH. Abbiamo provato a chiedere lumi via e-mail alla OVH, senza ottenere, finora, risposta. AqsaTube va ad aggiungersi ai più di venti siti web, in otto lingue diverse, gestiti e diretti da Hamas.
L'Unità è entrata nel sito. Scoprendo cose interessanti. La prima, è che anche i duri e puri dell'Intifada devono piegarsi alle logiche del mercato. Sacro e profano: ecco allora aprirsi una «finestra» sopra i video jihadisti con annunci pubblicitari di biancheria intima femminile. Ma «AqsaTube» non va sottovalutato. Perché, dal punto di vista «tecnico», è un prodotto ben fatto. E per questo più insidioso. I filmati sono suddivisi in categorie: movimento Hamas, Fatah, bambini di Al-Aqsa (vale a dire, bambini indottrinati all'ideologia di Hamas), Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (l'FPLP di George Habbash), Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (l'FDLP di Nayef Hawatmeh) ecc. Il sito contiene molti video prodotti dall'ufficio informazione di Ezzedin al Qassam, l'ala militare di Hamas, che documentano attentati e addestramento di terroristi. Tra questi, uomini a volto coperto che lanciano razzi e si addestrano all'uso di armi da guerra. Uno dei filmati è dedicato alle unità speciali di Ezedin al Qassam ed è accompagnato da una canzone che incoraggia a compiere attentati suicidi: «Oh unità degli attentatori suicidi, oh eroi degli attacchi, la nostra grande speranza è la morte in nome di Allah». In homepage ( www.aqsatube.com) compaiono infinite teorie di «martiri», uomini mascherati, esercitazioni militari, esplosioni di varia natura, razzi Qassam sparati con successo, funerali, drappi verdi, tombe, istruzioni per indossare una cintura esplosiva, accompagnati da marce militari, sermoni e canti di battaglia. Sono i contributi degli utenti, postati secondo le stesse regole che governano YouTube.
È tutto in arabo, ma il linguaggio delle immagini in questo caso è davvero universale. Tra i numi tutelari un poutpourri di ispiratori. Arafat, ma anche, e soprattutto, il fondatore di Hamas Ahmed Yassin e il suo successore Abdel Aziz Rantisi. Più un commosso omaggio a Yihia Ayash, l'ingegnere di Hamas che nella prima intifada confezionò una serie di ordigni particolarmente micidiali. Tutti vittime degli omicidi selettivi israeliani, ma non prima di essersi fatti precedere nel'aldilà da un numero impressionante di vittime civili.
Chi visita «AqsaTube può anche seguire i programmi della televisione al-Aqsa, l'emittente di Hamas a Gaza che ora è rilanciata on line in mondovisione e dedica una grande varietà di programmi, dai film ai cartoni animati per bambini, a un unico tema: la distruzione di Israele.
Fino a martedì AqsaTube aveva venduto spazi pubblicitari a ditte commerciali attraverso il programma per inserzioni AdSense di Google, che pubblica automaticamente gli annunci pubblicitari sulle pagine web. Per via dell'automatismo, alcune inserzioni erano persino di ditte israeliane. Dopo essere stata contatta dal Jerusalem Post per un commento, la Google ha rimosso AqsaTube dal suo software
(L'Unità, 21 ottobre 2008)
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27-10-2008, 07.42.25
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e gli israeliani l'errore inverso ovvero di chiudersi a riccio e di pretendere uno spazio chiuso oggi praticamente impossibile?
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credo che la reazione israeliana sia piu' che compresibile avendo 1 miliardo di islamici pronti a tirargli il collo.
Hai mai provato l'emozione di andare a ritirare la maschera antigas gentilmente offerta dall'esercito a ogni cittadino di Israele?
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27-10-2008, 08.24.50
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
credo che la reazione israeliana sia piu' che compresibile avendo 1 miliardo di islamici pronti a tirargli il collo.
Hai mai provato l'emozione di andare a ritirare la maschera antigas gentilmente offerta dall'esercito a ogni cittadino di Israele?
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personalmente credo che con una politica più accorta, più orientata al compromesso e meno al quella del manganello più grosso, forse sarebbero stati un pò meno di un miliardo quelli del tiracollo, ma con l'acqua dei se e dei ma non si macina grano.
la situazione al giorno d'oggi purtroppo è questa, domandone come salvare capra e cavoli?
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27-10-2008, 09.25.03
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nessuna soluzione possibile finche' gli arabi palestinesi e tutti gli altri araboislamici non riconosceranno il diritto di Israele ad esistere in santa pace.
Israele ha provato a dare tutto, dai territori alla tecnologia e ha ricevuto in cambio distruzione e morte, altro che manganello, un qualsiasi altro paese avrebbe fatto molto peggio e molto di piu'.
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27-10-2008, 12.26.36
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Caro Volpone
suppongo che la soluzione c) sia l'unica realistica, ciaoo
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27-10-2008, 12.33.04
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Originalmente inviato da Deborah Fait
nessuna soluzione possibile finche' gli arabi palestinesi e tutti gli altri araboislamici non riconosceranno il diritto di Israele ad esistere in santa pace.
Israele ha provato a dare tutto, dai territori alla tecnologia e ha ricevuto in cambio e morte, altro che manganello, un qualsiasi altro paese avrebbe fatto molto peggio e molto di piu'.
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Sembra che la soluzione proposta vada proprio in questa direzione, rionoscimento di Israele da parte dei paesi arabi in cambio del ritiro dai territori...
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27-10-2008, 13.48.44
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Originalmente inviato da Deborah Fait
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Israele ha provato a dare tutto, dai territori alla tecnologia e ha ricevuto in cambio distruzione e morte, altro che manganello, un qualsiasi altro paese avrebbe fatto molto peggio e molto di piu'.
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Falso
Israele ha tolto ai palestinesi TUTTO TUTTO!
Israele ha tolto ai palestinesi il loro territorio (Israele è costituito su terre sottratte con la forza ai palestinesi), ha tolto tutto quanto su questo territorio ci stava (abitanti, villaggi e borgate, infrastrutture, servizi, edifici, aziende, banche con tutto quanto ci stava dentro, acqua, ecc. ecc. Israele ha tolto ai palestinesi anche la libertà, la dignità, la nazionalità e in molti casi anche la vita. Dulcis in fundo fa pagare ai palestinesi anche l'IVA che non restituisce. Tralascio le distruzioni e il taglio degli ulivi, regali che gli israeliani fanno quotidianamente.
Ma quale tecnologia? Israele ha rapinato le scuole tecniche palestinesi, i laboratori, gli ospedali, i cantieri, ecc. trafugando le apparecchiature tecniche, i veicoli di lavoro (ambulanze, scavatrici, ecc.), i computer e le altre apparecchiature mediche e elettroniche. Quello che non era possibile trafugare è stato distrutto sul posto.
Eppure Israele ai palestinesi qualcosa da : i rifiuti (anche quelli radioattivi) e le acque luride che scarica in grande quantità nei territori occupati e questo contro la volontà dei palestinesi.
Ah, ecco, qualcosa ho dimenticato che gli israeliani regalano generosamente ai palestinesi : bombe, gas lacrimogeni e bastonate. Senza dimenticare le macerie, i muri e i chekpoints israeliani che nei territori palestinesi abbondano.
Se c'è qualcuno che da qualcosa ai palestinesi sono l'UNWRA, la Croce rossa e le ONG, ma Israele si oppone anche a questo!

Un risultato della tecnolgia israeliana nei territori palestinesi
 Ecco i regali degli israeliani ai palestinesi

Ultima modifica di Volpone : 27-10-2008 alle ore 14.05.55.
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27-10-2008, 14.18.37
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aiutoooooooooo hanno riaperto i manicomiiiiiiiiiiii!.
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27-10-2008, 16.26.11
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Citazione:
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Originalmente inviato da Deborah Fait
aiutoooooooooo hanno riaperto i manicomiiiiiiiiiiii!.
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Sì, i sionisti hanno potuto uscire e stanno facendo enormi disastri....come questo, proprio nell'ambito della salute mentale:
Conferenza del GCMHP sulla salute mentale: Israele proibisce a 100 ricercatori stranieri di entrare a Gaza.
27-10-2008 Gaza
Gaza - Infopal. Il Palestinian center for human rights (PCHR) ha denunciato le forze di occupazione israeliane per aver impedito a 120 medici e attivisti internazionali di partecipare alla Conferenza sulla salute mentale organizzata dal GCMHP in collaborazione con l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Al gruppo di accademici - psichiatri e operatori socio-sanitari, provenienti da Stati Uniti e Europa - è stato infatti proibito di entrare nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Beit Hanoun (Erez).
Il gruppo portava cartelli con la scritta: "Una conferenza di accademici può minacciare la sicurezza di Israele?", "Gli operatori sanitari vi minacciano?". Gli accademici sono stati spinti via dalle guardie israeliane.
La radio militare israeliana ha riferito che la Conferenza è stata organizzata da Hamas, ma gli operatori internazionali hanno negato con forza, spiegando che è a cura del GCMHP e dell'OMS. Hanno inoltre sottolineato che il loro viaggio è motivato dalla preoccupazione e dall'ansia per la grave situazione in corso nella Striscia di Gaza e che l'atteggiamento dell'esercito israeliano nei loro confronti ha accresciuto ancora di più.
Gli accademici si dirigeranno a Ramallah, dove oggi e domani parteciperanno al convegno attraverso la videoconferenza.
Il programma è leggibile su: http://www.gcmhp.net/File_files/sche...conference.pdf
Bisogna proprio essere dei montecatti (appunto quelli usciti dai manicomi citati da DF) per impedire a degli specialisti OMS del settore sanitario di partecipare a un innoquo convegno sulla salute psichica.
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27-10-2008, 18.53.01
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"Sono ateo teologico esistenziale.
Credo nell'intelligenza dell'universo, con l'eccezione di qualche cantone svizzero"
W.A.
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29-10-2008, 16.17.00
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Otto anni di violazioni e crimini israeliani: il rapporto del PCHR.
29-10-2008 Gaza
Otto anni di violazioni e crimini israeliani: il rapporto del PCHR
Gaza. Questo rapporto sulle violazioni dei diritti umani da parte israeliana nei Territori Occupati Palestinesi (TO) è stato pubblicato in occasione dell’ottavo anniversario dell’Intifada al-Aqsa che scoppiò in seguito alla provocazione compiuta dall’ex primo ministro d’Israele, Ariel Sharon, con la sua visita alla Moschea di al-Aqsa (il Nobile Santuario) nella città occupata di Gerusalemme.
Negli ultimi 8 anni le forze di occupazione israeliane hanno commesso gravi violazioni del diritto internazionale. Queste violazioni comprendono crimini di guerra compiuti nei confronti di civili palestinesi. Le modalità adoperate non si registrano dai tempi del 1967. La comunità internazionale ha, a questo proposito, mantenuto il silenzio e, per quanto riguardano i Territori occupati palestinesi, le High Contracting Parties, o Alte Parti Contraenti, che sottoscrissero la IV Convenzione di Ginevra del 1949 hanno rinunciato ai propri doveri, imposti dalla stessa convenzione, tra cui quello di fornire protezione ai civili palestinesi. Il silenzio internazionale ha incoraggiato il governo israeliano e le forze di occupazione nel commettere impunemente ulteriori crimini contro i civili palestinesi.
Per quanto riguarda i casi relativi ai palestinesi nei T.O., l’apparato giudiziario israeliano si è dimostrato del tutto assenteista, soprattutto per quanto riguarda casi che vedono il coinvolgimento dei militari israeliani. Dal 1995, il Centro palestinese per i Diritti umani (Palestinian Centre for Human Rights; PCHR) svolge attività di monitoraggio delle violazioni dei diritti umani nei T.O, ed è giunto alla conclusione che l’apparato giudiziario viene utilizzato allo scopo di fornire coperture legali alle forze di occupazione nel compimento di crimini di guerra contro i civili palestinesi.
Per questi motivi, il PCHR, in collaborazione con un numero di organizzazioni internazionali che si occupano di questioni legali e dei diritti umani, ha utilizzato strumenti legali di tipo internazionale per ricorrere in giudizio contro i criminali di guerra israeliani o presunti tali.
In questo ambito, negli ultimi tre anni, in collaborazione con un numero di organizzazioni internazionali attive nel campo dei diritti umani, con l’intento di ottenere giustizia rispetto ai crimini commessi dalle forze israeliane, il PCHR ha cercato di ricorrere in giudizio, presso i tribunali internazionali, contro criminali di guerra israeliani. Sono state formalizzate accuse contro essi in Svizzera, negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Nuova Zelanda, e in Spagna. Uno dei casi più recenti è stato sollevato a Madrid, contro 6 funzionari israeliani responsabili di crimini di guerra contro civili palestinesi: l’organo giudiziario supremo della Spagna ha accettato il caso, affermando che la questione riceverà la sua piena attenzione.
Uno dei casi di cui si occupa il PCHR, e che è stato sottoposto all’attenzione dei giudici britannici, riguarda l’ex-Generale maggiore israeliano, Doron Almog, che ha prestato servizio come Comandante sud dell’esercito israeliano dall’8 dicembre 2000 al 7 luglio 2003. Almog ha dovuto sfuggire all’arresto da parte della polizia britannica, munita di un mandato di cattura rilasciato dal Procuratore Generale di Londra, Timothy Workman. Nel caso più recente, una vittima delle torture ha consegnato alle autorità olandesi una domanda affinché queste arrestino Ami Ayalon, ex direttore dello Shin Bet (i servizi generali di sicurezza israeliani), in seguito al mancato arresto da parte delle autorità competenti durante una visita effettuata dall’interessato nei Paesi Bassi nel maggio del 2008.
Dati statistici relativi all’Intifada al-Aqsa (29 settembre 2000 – 29 settembre 2008)
Le forze di occupazione hanno ucciso 3.731 civili palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.
Durante scontri armati sono stati uccisi 1.114 palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.
Complessivamente, in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, sono stati uccisi 4.845 palestinesi (non sono stati inclusi in questa cifra i decessi avvenuti ai posti di controllo militari, quelli di pazienti determinati dallo stato di assedio a cui è sottoposta la Striscia di Gaza, e quelli conseguenti ad attentati compiuti in Israele).
Area
Numero di Vittime
Percentuale
Cisgiordania
1.680
46%
Striscia di Gaza
2.051
54%
Alcune categorie di civili palestinesi uccisi dalle forze di occupazione in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza
Categoria
Numero
Percentuale
Bambini
850
22,87%
Donne
163
4,37%
Personale medico
26
0,70%
Giornalisti
11
0,29%
Internazionali
6
0,16%
Palestinesi assassinati dalle f.o. in maniera extra-giudiziaria
Categoria
Numero
Persone oggetto di azioni mirate
510
Persone non oggetto di azioni mirate
229
Totale
739
Le f.o. hanno devastato almeno 40.485 donum (circa 4.485 ettari) di terra nella Striscia di Gaza e hanno confiscato migliaia di donum in Cisgiordania per favorire l’insediamento dei coloni o la costruzione del Muro di Annessione (Annexation Wall).
Case demolite dalle f.o. in Cisgiordania dal 2001 al 2007 (statistiche dell’Applied Research Institute – Gerusalemme)
Distretto
Numero
Betlemme
135
Gerusalemme
469
Hebron
296
Jenin
147
Qalqilya
52
Tulkarm
137
Salfit
23
Tubas
18
Ramallah
98
Gerico
42
Nablus
189
Totale
1606
In sintesi
Nei T.O., durante il periodo di stesura del presente rapporto (25 settembre – 8 ottobre 2008), le violazioni del diritto internazionale e del diritto umanitario sono proseguite:
Utilizzo di armi da fuoco: nel suddetto periodo, i coloni israeliani hanno ucciso un civile palestinese, e le f.o. hanno ferito 16 altri, tra cui 4 bambini. Hanno anche ferito un attivista scozzese nel campo dei diritti umani (human rights defender).
Sabato 27 settembre, i coloni israeliani hanno sparato contro un civile palestinese uccidendolo. Il civile era del villaggio, ‘Aqraba, a sudest di Nablus. Nel collo, nel petto e nelle gambe ha riportato almeno 20 ferite da arma da fuoco. Il cadavere è stato rinvenuto a quasi un chilometro dalla colonia, “Jetit”, zona proibita ai palestinesi. Pare che i coloni abbiano catturato la vittima e l’abbiano trasferita all’interno della zona.
Nel periodo di stesura del presente rapporto, le f.o. hanno ferito 16 civili e un human rights defender.
Il 27 settembre, è stato ferito un bambino palestinese mentre le truppe delle f.o. hanno aperto il fuoco contro civili palestinesi che uscivano dalle proprie case nel villaggio di Kufor al-Dik, ad ovest di Salfit, con l’intento di reagire ad un’incursione violenta contro il loro villaggio compiuta dai coloni israeliani.
Il 4 ottobre, cinque palestinesi sono stati feriti quando le truppe israeliane hanno aperto il fuoco contro civili palestinesi manifestanti nel villaggio di Kufor al-Dik village, ad ovest di Salfit.
Il 7 ottobre, un civile palestinese ha riportato ferite da arma di fuoco al campo rifugiati al-Far’a, a sud di Tubas, quando un’unità speciale delle f.o. ha preso d’assalto la sua casa. I testimoni oculari hanno riferito che i militari FIO avevano attaccato la casa per errore, scambiandola per quella di un vicino contro il quale l’azione era originariamente diretta.
Nel suddetto periodo, sono stati feriti otto civili palestinesi, tra cui due bambini ed un human rights defender scozzese quando le f.o. hanno caricato manifestazioni pacifiche di protesta contro la costruzione del Muro d’Annessione nei villaggi di Nil’lin e di Bil’in, a ovest di Ramallah.
Nella Striscia di Gaza un pescatore palestinese ha riportato ferite da arma di grosso calibro quando la marina militare israeliana ha aperto il fuoco contro pescherecci palestinesi nel mare antistante la città di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza.
Incursioni: Nel periodo di stesura del presente rapporto, le f.o. hanno compiuto almeno 38 incursioni militari nella comunità palestinesi della Cisgiordania. Durante queste incursioni, le f.o. hanno arrestato 59 civili palestinesi, tra cui 13 bambini e una donna.
Dall’inizio del 2008, sono 2.033 i civili palestinesi arrestati in Cisgiordania. Durante una serie di incursioni compiute a danno di case, le truppe israeliane hanno percosso diversi civili palestinesi, e, in seguito a questi atti, alcune famiglie palestinesi hanno dichiarato la perdita di gioielli e di denaro.
Restrizioni alla libertà di movimento: Le f.o. hanno proseguito nell’imposizione rigorosa dello stato di assedio dei T.O., limitando drasticamente la libertà di movimento dei civili palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, compresa la zona est occupata di Gerusalemme. Durante la sera del mercoledì 8 ottobre 2008, le f.o. hanno imposto una chiusura generale dei T.O. in occasione della festa ebraica di Kippur.
Striscia di Gaza
Da più di due anni, le f.o. continuano a bloccare ogni valico di frontiere della Striscia di Gaza. Dal giugno 2007, si è andato intensificando l’assedio di Gaza imposto dalle f.o., con ricadute disastrose per le condizioni umanitarie ed economiche vigenti all’interno della Striscia di Gaza.
Vengono negati i diritti fondamentali a 1,5 milioni di persone: tra questi diritti, la libertà di movimento, quelli relativi alle condizioni minime di vita, lavoro, salute, istruzione.
Nonostante la tregua, o ‘Tahdiya’, tra i gruppi della resistenza palestinese e Israele, ottenuta con l’intermediazione dell’Egitto, siglata il 19 giugno 2008, non ci sono stati dei cambiamenti significativi per quanto riguardano i movimenti dei civili e delle merci attraverso i sei valichi di frontiere della Striscia di Gaza.
Resta tuttora chiuso il Rafah International Crossing Point tra la Striscia di Gaza e il mondo esterno: è l’unico valico di frontiera e via di passaggio che non passi per il territorio israeliano.
L’assedio continua a colpire gravemente i servizi e le infrastrutture sanitarie, che già accusano un calo del 25% nell’affluenza di utenti a causa delle croniche e perduranti carenze di carburante.Vengono negati ai pazienti gravemente ammalati i permessi necessari per accedere ai servizi sanitari necessari ubicati in Cisgiordania, in Israele e all’estero.
I servizi idrici, compresa la fornitura di acqua potabile e il trattamento di acque di rifiuto o reflue, continuano a risentire pesantemente dalle carenze di carburanti. Ogni giorno, 50-60 milioni di litri di scarichi non trattati o parzialmente trattate vengono scaricati nel Mediterraneo antistante la Striscia di Gaza, con conseguenti rischi per la pubblica salute.
Attualmente, sono in diversi centinaia gli studenti di Gaza che, a causa del divieto di lasciare la Striscia, sono impossibilitati a riprendere gli studi universitari all’estero. Inoltre, fino a 1.200 studenti diplomati hanno fatto domanda per studiare presso università straniere, ma la loro sorte dipende dai permessi rilasciati dalle forze di occupazione.
Sono circa 900 i palestinesi detenuti presso le carceri israeliane ai quali, dal 6 giugno 2007 in poi, è stato negato ogni diritto a visite dei familiari.
Le perduranti carenze croniche di materiali di costruzione, compreso il cemento, i materiali inerti ed il ferro, hanno portato al collasso l’industria edile di Gaza. Sono stati licenziati migliaia di edili e, a causa di restrizioni insuperabili, sono stati interrotti diversi progetti infrastrutturali di vitale importanza.
Le forze di sicurezza hanno ripetutamente chiuso i valichi di frontiere della Striscia di Gaza giustificandosi con il lancio contro le città israeliana di razzi di fabbricazione artigianale.
Cisgiordania
Ovunque in Cisgiordania, compresa la zona est occupata di Gerusalemme, perdurano le severe restrizioni imposte dalle f.o. alla libertà di movimento dei civili palestinesi. A migliaia di civili della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, l’accesso a Gerusalemme viene tuttora negato.
Le f.o. hanno organizzato posti di controllo all’interno della città di Gerusalemme e nei dintorni, nonché severe restrizioni applicate ai palestinesi che intendono recarsi a Gerusalemme. Di frequente viene negata ai civili la possibilità di accedere, per motivi di culto, alla Moschea al-Aqsa di Gerusalemme.
Nelle varie zone della Cisgiordania si trovano circa 630 posti di blocco, con o senza addetti militari. Inoltre, ogni settimana e in tutte le zone della Cisgiordania le f.o. allestiscono circa 60-80 posti di controllo ‘volanti’ o provvisori.
Al termini dei lavori di costruzione, l’illegale Muro di Annessione si estenderà per 724 chilometri attorno alla Cisgiordania, determinando l’ulteriore isolamento della popolazione nel suo complesso. Attualmente, il muro si estende per 350 chilometri. Circa il 99% del Muro è stato collocato all’interno della stessa Cisgiordania, e costituisce una ulteriore confisca di terre palestinesi.
Le forze di occupazione hanno chiuso o esercitano il pieno controllo su almeno il 65% delle strade principali di collegamento tra 18 comunità palestinesi nella Cisgiordania (47 di 72 strade).
Sulle strade della Cisgiordania la percorribilità viene limitata su un complesso di percorsi di 500 chilometri e, inoltre, viene negato ai palestinesi sprovvisti del permesso rilasciato dalle f.o. l’accesso a circa un terzo del territorio della Cisgiordania, compresa la zona est occupata di Gerusalemme. Molto difficilmente viene concesso il rilascio di tali permessi.
Le f.o. continuano a vessare ed aggredire i manifestanti pacifici che protestano contro la costruzione del Muro di Annessione.
Le f.o. continuano a vessare i civili palestinesi anche a Gerusalemme: i fermi e le perquisizioni in strada costituiscono una pratica di normale amministrazione.
Nel periodo di stesura del presente rapporto, le truppe israeliane insediate nei vari posti di controllo hanno arrestato due 2 civili palestinesi.
Le attività dei coloni: le forze di occupazione proseguono nella campagna di insediamento, e i coloni israeliani presenti nei T.O. continuano a violare il diritto internazionale umanitario, compiendo assalti ai danni dei civili palestinesi e dei loro beni. Nel suddetto periodo, i coloni hanno ucciso un civile palestinese (vedi sopra) e, nella Cisgiordania, soprattutto a Hebron, hanno compiuto sette azioni violenti contro civili palestinesi ed ai danni dei loro beni. Sono stati feriti quattro civili palestinesi, tra cui una donna e due pacifisti israeliani. I coloni israeliani hanno anche incendiato deliberatamente decine di olivi.
Violazioni israeliane registrate nel periodo di stesura del presente rapporto (25 settembre – 8 ottobre 2008)
Il rapporto completo è disponibile in rete al seguente indirizzo:
Formato html: http://www.pchrgaza.org/files/W_repo...09-10-2008.htm
formato pdf: http://www.pchrgaza.org/files/W_repo...eport%2040.pdf
Per altre informazioni, contattare il nostro sito web ( http://www.pchrgaza.org) o l’ufficio del PCHR a Gaza City, Striscia di Gaza: email (pchr@pchrgaza.org); telefono (+972 (0)8 2824776 – 2825893).
Traduzione per Infopal di Alexander Synge
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