La mia citta' vive questo incubo da mesi:
Video hard, nonnismo e sputi sullo scuolabus
di Rossella Canadè
Il gioco più cool è aspettare che il pollo designato scenda dal bus, battere sui vetri per richiamare la sua attenzione, mostrargli il telefonino o, quando si è in vena di buonismo, l'astuccio precedentemente sottratto, e scaraventarlo fuori dal finestrino duecento metri dopo. Il pollo corre a riprenderselo, e la ciurma ride alle sue spalle. A Giulia (i nomi dei ragazzi sono stati cambiati ndr) in due anni di scuola media le spalle si sono incurvate. «In prima era eretta, ora è come se volesse stare rinchiusa nel suo guscio». E' la madre a chiedere aiuto: per sua figlia, ma non solo.
«Su quel bus succede di tutto. E nessuno se ne preoccupa. Si insultano, si picchiano, e nessuno muove un dito». Basta un viaggio con gli enfants terribles che escono dalle medie di Buscoldo per sgombrare il campo dai dubbi. Di tutto e di più. La legge è una, ferrea come i posti del bus: quella del più forte. Nonnismo da caserma, i primini davanti, pigiati con le merende schiacciate, seconda in mezzo, a fare da cuscinetto agli scontri, terza dietro. I bulletti, con una bella truppa di pupe, stanno qui.
E non permettono a nessuno di saltare i gradini della scala sociale. Sennò sono botte, zainetti che volano sull'asfalto, senza sconti. «E' sempre stato così, anche noi in prima stavamo davanti. E muti» sentenzia Carlotta, 14 anni, trucco da velina e felpetta rosa shocking. Sbatte le ciglia e fa le boccacce al cellulare. «Amò, ti chiamo dopo». E' ancora mattina, ma lei, nonostante gli sbadigli, è già avanti con i lavori. Ammicca e spiega: «Cominciamo a telefonarci la mattina presto. Mio padre non mi carica più il telefonino, allora i soldi me li mette 'lui'». Che ha ben 16 anni. Squilli, chiamate vere e lunghe, soprattutto nelle ore meno impegnative, come musica e religione, e sms. «Almeno 100 al giorno, qualcuno in più». Un budget insostenibile per dei tredicenni, se non ci fossero i nonni a cui batter cassa.
Loro, adolescenti in prima linea, si battono tra di loro, per qualsiasi cosa. «In classe i prof ci sgridano, ma qui siamo più liberi. L'unico adulto che sale è l'autista, lui si arrabbia, soprattutto quando urliamo forte in coro o ci picchiamo. E a volte si ferma e si mette a urlare pure lui». Dallo specchietto retrovisore tutto non può vedere. Non si è accorto, dicono quasi fieri, di quella volta che hanno ricoperto una ragazzina di sputi, o di quando hanno fatto barriera per coprire i 'drittoni' di turno che hanno smontato pezzi di autobus.
Non può sapere, il pover'uomo impegnato a portarli a casa sani e salvi, di quei filmati hard che i più abili al computer scaricano da Internet e poi esibiscono sui telefonini. «Ma sono cose che si vedono anche sui giornali» giurano ridacchiando. Si è accorto, invece, di quando uno di terza, con una scusa, si è fatto dare dal bidello un sacchetto di ghiaccio chimico e l'ha messo sotto le ruote del bus. «E' esploso e ad una ragazzina si è gonfiata tutta la faccia».
Un episodio di cui la scuola è all'oscuro. «Noi in realtà non abbiamo competenza fuori, ma per senso di responsabilità interveniamo ugualmente: ma è fondamentale che i genitori o i ragazzini vittime di questi soprusi ci informino» dice il vicedirigente Cesare Martignoni.
(02 aprile 2008)
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