E' interessante
è presente nella maggior parte della popolazione. Molti non votano a favore di un partito o di qualcuno quanto contro di loro. “Nessuno merita il mio voto, dice molta gente, ma pur di evitare che vada al potere quello lì, voterei pure per il diavolo”.
O per l’acqua santa: opzione della quale beneficiò, per lunghi anni, la Democrazia Cristiana. Si tratta di un fenomeno deteriore? La risposta potrebbe essere un rotondo no. In democrazia si vince ottenendo il consenso dei più. Per ottenerlo la via più semplice è quella di fare grandi promesse, prospettare soluzioni brillanti e definitive, accarezzare il popolo secondo il verso del pelo. Purtroppo, i sogni del popolo spesso non sono realistici e dunque o le promesse sono mancate. O, se si tenta di attuarle, si fa più male che bene. Le promesse del comunismo erano quanto di meglio si potesse immaginare, e persino quanto di più ragionevole. In un mondo abitato da angeli. Ma quando si è tentato di attuarle - si pensi al comunismo sovietico prima della Nuova Politica Economica - si sono provocati disastri inenarrabili. Da cui persino Lenin dovette arretrare.
Chi vota a favore crede a ciò che dicono i politici, chi vota contro non ci crede e si oppone a colui che, a suo parere, rischia di fare più danni. Il primo ascolta le promesse, il secondo è sensibile alle minacce. E poiché tutti i politici vorrebbero essere percepiti come fautori del bene, chi è percepito come una minaccia lo è suo malgrado: e dunque è più credibile.
C’è ad esempio un concetto che funziona benissimo, in tutte le campagne elettorali: la ridistribuzione della ricchezza. Il presupposto è che esista una montagna di beni che si sarebbe dovuto suddividere tra tutti i cittadini con criteri di giustizia ma questi criteri non sono stati applicati. Oggi c’è chi avrebbe diritto a qualcosa in più ed ha qualcosa in meno, mentre c’è qualcuno che ha qualcosa in più e dovrebbe avere di meno. La ridistribuzione rimetterebbe le cose a posto. Ma tutto quanto precede è pura mitologia. Non è mai esistita una montagna di beni da suddividere. La ricchezza non è “qualcosa che è lì” (come la terra nel Medio Evo), è qualcosa che si produce giorno per giorno, anzi, che ognuno produce per sé. Sulla base di doti naturali (la voce di Pavarotti, il genio calcistico di Totti), di una competenza acquisita con lo studio (il grande clinico ma anche il bravo idraulico), o di capacità imprenditoriali (Bill Gates). In generale con l’appetibilità del prodotto che si offre sul mercato. Non è strano che il manovale guadagni molto meno di Bill Gates: ha forse inventato la Microsoft?
La ridistribuzione della ricchezza è puramente e semplicemente la promessa di andare ad estorcere i soldi da chi se li è guadagnati per darli a chi non li ha e non se li è guadagnati. In una certa misura questa si chiama “solidarietà” (anche se la solidarietà dovrebbe essere qualcosa di volontario) ed è certo giusto che esista in una società moderna. In un’altra misura si chiama però “invidia” e rapina.Chi promette la ridistribuzione della ricchezza ottiene il voto di chi, di riffa o di raffa, spera di ottenere qualcosa. Ma la promessa spaventa i molti che si immaginano nel numero di coloro ai quali il denaro sarebbe sottratto (aumento della tassazione). Con in più la coscienza che lo Stato, per dare dieci in più ai pensionati al minimo, preleva venti dai contribuenti: il resto si perde negli ingranaggi della macchina amministrativa e politica. Molti, scottati, sono contro ogni sorta di intervento dello Stato. Lo considerano nocivo già in linea di principio. E preferiscono votare per chi non fa promesse costose o mitologiche.
Questo spiega perché Berlusconi vinse nel 1994, pur essendo un illustre sconosciuto. Il campo era pressoché interamente occupato da Occhetto e dagli eredi del Partito Comunista e gli italiani votarono contro uno Stato che temevano rapace. Se Martinazzoli, invece di essere un ectoplasma politico, fosse stato un uomo energico, ed avesse sventolato la bandiera della Democrazia Cristiana, avrebbe vinto lui. Non fu la vittoria di Berlusconi, fu la sconfitta del comunismo.Votare contro non è una cattiva politica. Chi pensa male di una certa parte politica ha più probabilità di azzeccarci di chi crede ai paradisi in terra.
Gianni Pardo,
www.pardo.ilcannocchiale.it