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Forum
di politica, cultura, società - 2008
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12-04-2008, 15.50.47
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Viva Zapatero!
Zapatero, dopo il giuramento al re Juan Carlos, annuncia il nuovo esecutivo
Il ministero della Difesa sarà assegnato da Carme Chacon, 37 anni, incinta
Spagna, ecco il governo Zapatero
Nove donne e otto uomini
MADRID - Il nuovo governo socialista spagnolo schiera più donne ministro che uomini: 9 a 8. Dopo aver giurato per il secondo mandato davanti a re Juan Carlos, il premier Jose Luis Rodriguez Zapatero ha presentato il suo esecutivo. E per la prima volta nella storia politica della Spagna le donne sono più numerose degli uomini.
Oltre ad essere in maggioranza, alle donne è andato anche il ministero della Difesa, che verrà assegnato a Carme Chacon, 37 anni. La donna, che aspetta un figlio, è una delle figure in ascesa all'interno del Partito Socialista. Diversi dei membri chiave del precedente governo resteranno al loro posto, come il ministro degli Esteri Miguel Angel Moratinos, il ministro dell'Economia Pedro Solbes e quello degli Interni Alfredo Perez Rubalcaba.
Sono cinque i ministri nuovi e quattro quelli non confermati, come il dicastero del Lavoro, Jesus Caldera. Fra le novità, il Ministero dell'Uguaglianza affidato a Bibiana Aido, 31 anni, il ministro più giovane
della democrazia spagnola e quello delle Scienze e dell'Innovazione, ruolo che sarà di Cristina Garmendia, 45 anni.
(12 aprile 2008) http://www.repubblica.it/2008/04/sez...-zapatero.html
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12-04-2008, 16.08.20
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E le forze armate ad una donna...!
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13-04-2008, 09.42.59
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Italia e promesse; Spagna: promesse mantenute
Tra poco l’Italia avrà un nuovo governo e tutti ci interroghiamo sui risultati di queste elezioni, come si formerà e soprattutto cosa farà il nuovo esecutivo.Già, perché il nostro Paese, che è abituato anche troppo ad andare alle urne, mai come in questo momento sente la necessità di una svolta e di un cambiamento significativi; non di volti ma di fatti, di leggi che siano rispettate e di riforme,
Parliamo di donne? Dopo aver chiesto per decenni che i principi e le leggi di parità fossero rispettate siamo ancora alla ricerca di un’ equa rappresentanza nelle istituzioni come in ogni altro settore politico, economico e sociale.
In queste elezioni la questione della presenza femminile nelle liste elettorali viene sbandierata come uno dei cavalli di battaglia delle maggiori forse politiche. O forse è solo un cavallo di Troia, per insinuarsi nell’animo delle donne, in un corteggiamento più o meno esplicito: io ho il 40% di candidate e tu?
Intanto c’è chi i fatti e le riforme le fa davvero e ci piacerebbe che anche i nostri politici qualche volta si muovessero in questa direzione. Basta con l’indicare come cambiamento e novità una rappresentanza diversa solo per età o genere. Quello che conta sono solo i fatti, come in Spagna, per esempio, dove José Luis Rodriguez Zapatero è stato riconfermato capo del Governo.
Ma Zapatero, nato a Valladolid, il 4 agosto 1960, presidente del Governo dal 17 aprile del 2004, durante il suo mandato ha portato avanti politiche di sviluppo e riforme considerevoli, molto avanzate sul piano sociale e culturale, che hanno reso la Spagna uno dei più considerati paesi dell’UE.
Durante il suo governo il Parlamento spagnolo ha approvato numerose leggi volte ad aumentare la libertà delle scelte personali, soprattutto a proposito di materie riguardanti l'etica e la laicità. È stato introdotto il divorzio breve, una nuova procedura legale per l'annullamento dei matrimoni dedita a diminuire tempi e costi; è stata approvata una legge liberalizzante sulla fecondazione assistita..
Con la riforma del lavoro, ha consolidato stessi diritti e stesse opportunità tra uomini e donne.
Piuttosto celebre è stata la riforma che ha allargato l'accesso al matrimonio anche alle coppie omosessuali, garantendo così anche agli omosessuali gli stessi diritti riservati alle coppie eterosessuali, tra cui quello di adottare figli. Lo stesso diritto di adozione è stato poi allargato anche alle coppie di fatto
A partire dall'agosto del 2007, è stato approvato ed applicato un sistema di sussidio che prevede la donazione di 2.500 euro alla nascita di ogni figlio, indipendentemente dalla fascia di reddito della famiglia.
Sempre in materia di famiglie, Zapatero ha ridotto l'IVA sui pannolini per anziani e bebé, sugli assorbenti igienici per le donne e sui preservativi visto che sono considerati materie di prima necessità.
Hanno suscitato scalpore alcune misure per combattere anoressia e obesità: da una parte ha vietato le sfilate a modelle sotto la 38 (e obbligato gli stilisti a ritirare i vestiti di tale misura),
In vista delle elezioni, Zapatero ha varato una legge che impone parità tra uomini e donne che si candidano; la legge impone infatti che al massimo solo il 60% dei candidati può essere dello stesso sesso e Zapatero ha mantenuto l’ impegno di garantire una cospicua presenza femminile in Parlamento e nel governo.
Il nuovo governo socialista spagnolo schiera oggi più donne ministro che uomini: 9 a 8 e per la prima volta nella storia politica della Spagna le donne sono più numerose degli uomini.
Oltre ad essere in maggioranza, alle donne è andato anche il ministero della Difesa, che verrà assegnato a Carme Chacon, 37 anni. La donna, che aspetta un figlio, è una delle figure in ascesa all'interno del Partito Socialista.
I Ministero dell'Uguaglianza è affidato a Bibiana Aido, 31 anni, il ministro più giovane della democrazia spagnola e quello delle Scienze e dell'Innovazione, ruolo che sarà di Cristina Garmendia, 45 anni.
E in Italia?
Prima che si vada ad un nuovo esecutivo ci vuole ancora un po’ di tempo…chissà che qualcuno non si ispiri un po’ alle vicende spagnole.
Intanto, al di là di chi vincerà, a noi donne lasciateci fare un sogno “bipartisan”.
www.dols.net
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13-04-2008, 10.10.14
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Spagna, la pasionaria di Zapatero
redazione Domenica 4 Novembre 2007
Nessun commento
Di Stella Pende
È proprio come uno se la immagina la vice del premier spagnolo Luis Rodriguez Zapatero: grinta da lince, frangetta sbarazzina e passione travolgente. Sogni e certezze, femminile nei suoi 58 anni e politica d’amianto. Maria Teresa Fernandez de la Vega, premiata a Rimini dal Centro Pio Manzù alla sua trentatreesima edizione, ha sorpreso per il suo intelligente intervento. E ha parlato con Panorama dell’avventura più incredibile della sua vita.
Quando e chi le ha detto: “Sei tu la vicepresidente del nuovo governo”?
Erano passate 74 ore dalla nostra vittoria. Ricorderò per sempre anche i minuti di quel giorno. Il presidente mi chiama: batticuore. Vado nel suo studio. Sorride: “Sei tu il mio vice e anche il portavoce”. Ero paralizzata, ma mi son detta: “Caramba, dopo anni di politica ho incontrato il mio vero lavoro”.
Niente figli, niente matrimonio: è stata una rinuncia troppo dolorosa?
Non la sento così e non la vivo così. È stata una scelta che non ha tolto alcuna intensità a una vita fitta di amici, amori, viaggi e sogni avverati.
Dicono: Zapatero si preoccupa solo quando Fernandez si arrabbia. Vero?
Ma va, non ho bisogno di arrabbiarmi io. È che son dentro a una storia così forte che non mi risparmio nulla e non posso risparmiare troppo agli altri. Per vincere anche i campioni chiedono incoraggiamenti.
Nel passato governo le donne soprattutto hanno sofferto di fame di libertà.
Adesso mangiano molto. Siamo sempre di più. È un’equazione certa: più donne, più potere. Dopo la rivoluzione della legge di parità, c’è stata un’esplosione di femmine nelle elezioni municipali. Oggi sono 7 mila, tra sindaci e assessori. Zapatero dice che le donne sono il primo motore del cambiamento. Certo i germi del maschismo covano nella nostra cultura, ma moriranno.
Quattro parole per Zapatero.
Coraggiosissimo e intelligente. Talentuoso e unico nello stile umano.
Ha detto: “L’emozione più grande è stato il ritiro dall’Iraq”. La politica può essere anche emozione?
La politica è emozione perché è la vita stessa. Certo, ero emozionata quando tutti insieme abbiamo visto approvare leggi coraggiose come quelle della violenza di genere, dell’uguaglianza e della dipendenza, che davano a tutti la dignità del proprio destino. Non dovrebbero emozionare riforme che sono la tua carne e che segneranno il cambiamento sociale di molti paesi?
La legge sulle nozze omosessuali vi ha messo contro il Vaticano.
Parlerei di diversità di vedute. Rispettiamo fortemente la posizione della Chiesa. Ma il nostro governo ha promesso diritti anche a coloro che volevano riconosciuto il vincolo di un amore vero seppur diverso. Questa è una legge che non fa male a nessuno, ma toglie grandi sofferenze a molti. Del resto, la politica deve rendere i diritti umani una verità universale e migliorare la vita di tutti. Questa è la vera sfida della nuova Spagna e per me la vera ossessione.
Ce la farà Hillary Clinton a diventare presidente Usa?
L’hanno fatta morire cento volte. Ma lei cento volte è risorta. Ce la farà.
Perché invece i francesi hanno voluto Nicolas Sarkozy?
Bisogna chiederlo
panorama.it
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13-04-2008, 20.02.19
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Il coraggio di un uomo
Silvia Ballestra
Fate il gioco delle differenze. Mettete in fila la nostra realtà di oggi e (peggio mi sento) quella possibile di domani. E poi i vostri sogni migliori (sempre per domani, verso sera, toccando ferro).
E poi - così, più per desiderio e auspicio che non invidia - date un'occhiata a questo governo europeo che si chiama Zapatero Due, quello uscito dalle urne spagnole dopo le recenti elezioni e che entra al palazzo della Moncloa salutato dalle aperture plaudenti dei maggiori quotidiani europei. Diciassette ministri, di cui nove donne, cioè una presenza femminile del 52,9 per cento, perfetta quota rosa gloriosamente in linea con la popolazione, non il vergognoso 30 che qui si pretenderebbe "parità", e nemmeno il 50 che ci sembrerebbe già una strepitosa rivoluzione. Un governo socialista che si conferma dopo cinque anni di buongoverno, crescita del Pil, riforme sociali, affermazioni di laicità che qui ce le sogniamo di notte. Le donne, e non solo, e non basta. Non le donne-uomini che imperano sulla scena mondiale, come la tanto adulata Condoleezza Rice che i dandy del giornalismo italiano omaggiavano come una dea, salvo poi scordarsela quando l'Iraq le pesava come un macigno sulle spalle dell'elegante tailleur.
Non, per restare al nostro piccolo (piccolissimo), le donne "con le palle" e il mascellone volitivo che si dichiarano orgogliosamente fasciste, come l'onorevole Santanché, capace di scivolare nel grottesco quando grida che gli immigrati "si prendono le nostre donne". E nemmeno le fatine care a Silvio, soccorrevoli e bellocce. No, niente di tutto questo. Pare di vedere, nello Zapatero Due, anche una diversa figura di donna al potere che s'avanza. Maggioritaria, e questo si è detto.
Una famosa biologa come Cristina Garmendia al ministero delle Scienze e Innovazione. Una giovanissima ministra dell'Uguaglianza (Bibiana Aldo), ad appena trentun anni chiamata come da programma a "combattere la discriminazione e la violenza di genere e a promuovere attivamente la presenza femminile nal mondo del lavoro". E addirittura, dulcis in fundo e strabiliante colpo di genio, l'astro più splendente del socialismo spagnolo, Carmen Chacon, pacifista, che giurerà fedeltà al governo e al Paese con il suo pancione da gestante: ministra della Difesa. Ed è questo, forse, il dato più eclatante e bello: di vedere una donna incinta ricoprire la Difesa, in modo che per una volta sia chiaro e limpido e senza dubbi cosa debba essere la Difesa, un ruolo forte di quella forza che sanno avere le donne e le madri, e non i generali.
Mi fermo qui, anche perché da queste parti ce ne sarebbe abbastanza per la scomunica a vita. Una scienziata alle scienze? Scientismo, laicismo, vade retro! La parola "uguaglianza" sulla targa d'ottone di un ministero? Pericolosa deriva bolscevica! Aggiungete a piacere quel che sentireste da queste parti - non solo da Silvio e dalla sua cricca, ma anche dai pensosi editorialisti che "danno la linea" - di fronte a simili innovazioni. E del resto, è una storia, quella del nuovo Zapatero Due, costruita pezzo per pezzo, lastricata metro per metro.
La storia di un governo che ha saputo sfidare i poteri forti, che di fronte alle grandi manifestazioni clericali ha tenuto botta confermando le sue conquiste civili. Che ha promosso strategie di sostegno alle fasce più deboli, tanto che la stessa Carmen Chacon viene dal ministero della Casa forte di quella sua "Legge di sostegno agli affitti" che ha aiutato i giovani spagnoli a non essere - né ora né mai più - bamboccioni forzati. E non sfugga, donne a parte, l'esistenza di un ministero che si chiama Lavoro e Immigrazione, dato che in Spagna si considerano gli immigrati una risorsa e non un peso o un capro espiatorio da campagna elettorale, e che si sa - quando si calcola la crescita del Pil - valutare quanto ne portano gli stranieri. E dunque, per finire, la Spagna.
Non il libro dei sogni, o l'utopia. Ma un paese europeo che in cinque anni di Zapatero e mujeres, ci ha rincorso, raggiunto e superato, dandoci una lezione magistrale. Che potremmo anche ricordarci tra oggi e domani. Che potrebbe servirci parecchio, e consolarci un po' in attesa di, proiezioni, forchette, exit-poll e chiacchiere di un'altra lunga notte di paura. E di speranza.
l'Unità 13 aprile 2008
www.unita.it
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13-04-2008, 23.11.39
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Non posso che leggere queste notizie con un senso di ammirazione e di invidia per il socialismo spagnolo. Venti anni fà uscivano dalla dittatura franchista che aveva impastoiato il paese ed oggi la Spagna e la classe dirigente spagnola ci dà una lezione di democrazia, di civiltà e di buon senso, che purtroppo temo non ci servirà a molto nel nostro fottuto paese... Anche il leader dell'opposizione spagnola sembra che nei giorni scorsi abbia fatto un discorso di augurio a Zapatero, manifestando l'intenzione di appoggiare quelle leggi che verranno fatte per il bene degli spagnoli, un discorso che noi qui in Italia non sentiremo mai.
Noi purtroppo siamo proprio in un altro mondo...
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14-04-2008, 00.22.00
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Altro che i fiumi di propaganda populista e progressismo posticcio, che ammantano le parole vuoto a perdere della classe politica italiana, tutta! Senza sconti comitiva, per colore o distinguo, che sanno tanto di guerra tra poveri. 
Ultima modifica di Jacaranda : 14-04-2008 alle ore 01.56.08.
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17-04-2008, 15.12.14
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Tra l'altro si tratta di una vera e propria battaglia culturale non da poco conto come si può comprendere dall'articolo che segue:
In difesa della donna
Spagna: a tre anni dalle leggi di Zapatero contro la violenza di genere è boom di denunce
Scritto per noi da Aura Tiralongo
Sono passati poco più di tre anni dal dicembre del 2004, data di inizio di una battaglia ancora ignorata da molti stati democratici. Zapatero promulgava allora la prima legge attuata dal suo governo, conosciuta come Legge Organica Contro la Violenza di Genere. L’effettivo punto di svolta nella presa di responsabilità da parte dello Stato delle violenze subite ogni giorno da migliaia di donne all’interno del contesto familiare, segnò l’inizio di un ambizioso progetto di revisione sociale, preso a modello dalle Nazioni Unite e da molteplici richiami della Comunità Europea. Maria Escudero Sanchez, ex direttrice dell’Instituto Andaluso de la Mujer e attualmente senatrice, ammette di aver pianto di fronte al traguardo raggiunto, dopo un “decennale, faticosissimo percorso accidentato di lotta contro le discriminazioni e i maltrattamenti a danno delle donne”.
A pochi mesi dagli attentati terroristici di Madrid dell’11 marzo 2004, il neonato Governo di Zapatero scelse di dedicare il primo provvedimento legislativo alla lotta contro le violenze di genere, e alla tutela della donna. Cosa ha motivato un’azione così tempestiva?
Il caso spagnolo è un esempiodi come le tematiche sociali, la tutela della persona e della sua integrità, costituiscano un punto di partenza imprescindibile per ogni altro tipo di azione. Quando, alla vigilia delle elezioni, l’allora premier José María Aznar attribuì strategicamente all’ETA un attentato dall’evidente matrice islamica, l’esigenza di una rottura col passato diventò stringente. L’episodio segnò profondamente la società civile, che si sentiva distante e ingannata dalla classe politica. Questo provocò una forte volontà di reazione, e una richiesta collettiva di tutela da parte delle istituzioni. La portata dell’innovazione intrapresa dal Governo Zapatero, viene quindi da una presa di consapevolezza da parte del mondo politico, che si impegnò ad ascoltare le istanze della società civile, traducendole in fatti. Il problema delle violenze contro le donne era, allora come adesso, un’emergenza di cui si richiedeva un immediato riscontro. Io, prima da deputata e adesso da senatrice, ho seguito dall’interno i progressi di un ambizioso progetto di revisione sociale, in cui la politica si è fatta promotrice di alcuni, irrinunciabili principi. Il PSOE ha ribadito, in un governo che per il 50 per cento è costituito da donne, come le pari opportunità, la tutela delle donne, la salvaguardia di un formale principio di uguaglianza, riguardino prima di tutto il diritto della persona.
In cosa consiste questo progetto di revisione sociale, che è stato definito “avanguardista”?Siamo partiti da una presa d’atto, allarmati dalla spaventosa incidenza del fenomeno: ottocento donne uccise in Spagna per mano del coniuge, ex coniuge o convivente, e questo solo negli ultimi anni. Alla gravità del problema, si aggiungeva una preoccupante scarsità di dati relativi alle denunce, spesso ritirate a causa dell’impotenza di molte donne di sottrarsi, psicologicamente e materialmente, ai maltrattamenti. La legge, definita per questo “integrale”, ha garantito sistemi di tutela e sensibilizzazione ad ampio raggio: inasprimento delle pene, sospensione della patria potestà per i colpevoli, sostegni economici per le vittime, dovere da parte delle autorità di intervenire tempestivamente, con iter giuridici brevi e ordini di allontanamento immediati. Le donne sono state incoraggiate a segnalare gli abusi, attraverso potenti campagne pubblicitarie, e con l’indispensabile collaborazione degli organi di informazione. La lotta alle violenze di genere è diventata una battaglia non solo politica, ma anche e soprattutto culturale, rivolta alla società con strategie di breve e di lungo periodo. In particolare si è ribadito senza preamboli che questi fenomeni sono diretta conseguenza di una disuguaglianza di fatto fra uomo e donna, che la nostra società tende ad avallare.
Possiamo parlare di risultati effettivi?
A tre anni dalla promulgazione della legge, e nonostante le difficoltà create da alcune fazioni politiche conservatrici, possiamo riscontrare i primi successi. Dalle 11.647 denunce registrate nel 1996, siamo passati alle attuali 75.000. Il cambiamento in atto nella percezione del problema è evidente. La violenza di genere, tradizionalmente nascosta dalle pareti domestiche, si è guadagnata una visibilità senza precedenti all’interno della sfera pubblica. Lo Stato si è fatto carico della sicurezza delle donne, assottigliando l’antico divario fra sfera pubblica e sfera privata. La rivoluzione giuridica inaugurata da Zapatero è sicuramente un modello, lo dico senza riserve e forte del plauso della comunità internazionale, per tutti quei paesi democratici ancora sostanzialmente ciechi ad antiche disparità di ruolo fra uomo e donna.
Data la potente campagna di sensibilizzazione intrapresa dalla Spagna, ritiene che nel resto dei paesi europei si sia intrapreso un analogo percorso di presa di coscienza del problema?
Ciò che più stupisce, nella maggioranza delle cosiddette “democrazie avanzate”, è il bassissimo grado di visibilità del problema. Sembra che nella maggioranza dei paesi la discriminazione sessuale sia ancora largamente sottovalutata, spesso estromessa dal dibattito politico, anche quando si esprime nelle sue conseguenze più estreme. La sensazione è che esista uno sbarramento culturale che impedisce di cogliere i reali contorni del fenomeno. In Italia, ad esempio, è stata pubblicata nel 2007 un’indagine Istat, che ha fatto emergere cifre da capogiro: tre donne su dieci sarebbero state almeno una volta nella vita vittime di violenza, nel 67 per cento dei casi da parte di coniugi, ex coniugi o conviventi. Tuttavia resta la generale riluttanza a considerare la questione una vera e propria piaga sociale. Questo testimonia la natura del problema, che oltre ad essere trasversale ai più diversi contesti nazionali, è profondamente radicato nella mentalità e nelle abitudini della società. La mia voce si unisce a quella spesso inascoltata della Comunità Europea e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: la presenza o meno della discriminazione su base sessuale è il primo indice del grado di civiltà di uno stato. Il fatto che tale imperativo sia stato così a lungo ignorato denuncia la persistenza di antichi costumi culturali che abbiamo il dovere, civile e morale, di debellare una volta per tutte.
Parte della Legge Organica insiste sulla salvaguardia del corpo femminile e sul diritto all’autodeterminazione della donna. Pochi giorni fa, nel corso di un pubblico discorso antiaborista tenuto da parte di un candidato italiano, si è verificata un’accesa contestazione da parte della cittadinanza. Il mondo politico ha aspramente condannato le proteste, appellandosi al diritto di parola e alla libertà di espressione.
Sono molto stupita. Esiste un ordine di priorità fra i diritti; la salvaguardia del singolo e delle sue scelte rientra, in Italia come in Spagna, fra i diritti costituzionali fondamentali. La libertà di espressione è assolutamente da salvaguardare, tranne nei casi in cui questa è finalizzata all’eliminazione o alla messa in discussione dei principi cardine di uno stato democratico. In questo caso si compie un reato. Il diritto all’autodeterminazione riguarda chiaramente la persona intera, il suo corpo come la sua mente, e quando necessario va ribadito. Si tratta di un dovere, oltre che di un diritto.
peacereporter.it
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23-04-2008, 15.18.55
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La cicogna può attendere
Sui giornali si continua a parlare della Spagna e delle “sue” donne che, in tutto il mondo, inutile non ammetterlo, vengono guardate con soddisfazione (e magari con un pizzico d’invidia…) per le posizioni assunte nel nuovo governo.
E’ successo, in quel paese, infine, quello che da molto tempo e ovunque le donne chiedevano: una maggiore rappresentanza nelle istituzioni governative e in posti di rilievo.
In particolare in Italia siamo abituate ogni volta che si avvia un cambio di esecutivo, anche quando sembra si facciano passi avanti, alla conta con poche dita di una sola mano a verificare che le donne presenti e i ruoli ad esse affidati sono fra i meno rilevanti o senza portafoglio, tranne poche e rare eccezioni.
Tutto il parlare che si fa sui nostri giornali, della composizione “al femminile” del governo Zapatero ci apparirebbe anche un po’ stucchevole se non si leggesse dietro una manovra mediatica che non ci piace: ovvero delegittimare in qualunque modo la possibilità per una donna di esercitare un ruolo di prestigio (ovvero maschile).
Questa osservazione nasce dal caso della giovane ministra della difesa Carme Chacòn, che è andata in visita alle truppe in Afghanistan al settimo mese di gravidanza.
La segnalazione di questa “eccezionalità”, di questa “imprudenza”, del fatto che si possa considerare, nonostante abbia solo 37 anni, una primipara “attempata” e quindi a rischio, sembra voler sottolineare ancora una volta che una donna che procrea non può, o non dovrebbe, assumere tali iniziative.
Insomma la Chacòn, pare indicare il messaggio, prima di essere persona è una mamma, una possibile puerpera con tutti, tanti e troppi, limiti che si intravedono derivanti da questa “missione”.
Insomma si trova il modo di ridimensionare lo spazio delle competenze femminili in tutti i modi possibili!
La maternità vista come un limite e non come una grande partecipazione alla vita, al futuro della società e alla continuità del mondo!
Intanto, per questo nascituro che ha serenamente volato al settimo mese, la cicogna può attendere.
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