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Forum di politica, cultura, società - 2008

 
Vecchio 08-05-2008, 23.54.12
Edric
 
La marcia su Cuneo dei reduci di Salò

La marcia su Cuneo dei reduci di Salò

La manifestazione delle
polemiche prevista per sabato
GIANNI MARTINI
CUNEO
Egregio signor questore, il 10 maggio a Cuneo vogliamo commemorare l’eccidio di 28 militari, di cui 5 ausiliarie, perpetrato da bande partigiane comuniste e sottaciuto per 63 anni». La lettera viene inviata il 30 aprile. La firma Diego Michelini, della Federazione di Torino Repubblica Sociale Italiana anche a nome dei Reduci della Repubblica Sociale Italiana. Immediato il «no» di sindaco Alberto Valmaggia e giunta di centrosinistra. «Cuneo è la città di Duccio Galimberti che si appellò ai cuneesi perché si ribellassero a nazisti e fascisti e fu trucidato. È la città della Resistenza. Di Nuto Revelli. Vogliono provocare. Invitiamo il signor questore e il prefetto a vietare la manifestazione». È martedì sera. L’appello del Comune viene diffuso in un comunicato stampa.

La prefettura prende tempo e convoca per stamattina una riunione del «Comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico». Ci saranno i vertici di polizia, carabinieri, finanza. «Sarebbe la prima volta che i fascisti parlano in una piazza di Cuneo», stigmatizzano all’Istituto storico della Resistenza di Cuneo. Ci provò Giorgio Almirante negli Anni Settanta: finì che la manifestazione del Movimento sociale si tenne, blindata, al chiuso, con duemila ex partigiani a sfilare per le strade della città. «Difficile dire di no», argomenta con una manciata di parole il presidente della Provincia, il liberale - ora di Forza Italia - Raffaele Costa: «Manifestare è un diritto. Ma resta il fatto che volerlo fare qui, a Cuneo, ha il sapore della provocazione».

Che qualcosa stesse capitando già era nell’aria domenica scorsa nella vicina «Città martire» di Boves, due volte Medaglia d’oro, quando alla commemorazione per la Liberazione è intervenuto il senatore di Alleanza nazionale Beppe Menardi. Ex democristiano, ex sindaco di Cuneo e dunque già presidente delle città decorate per la lotta di Liberazione, ha detto: «La pacificazione arriverà quando la storia la scriverà anche chi stava dalla parte sbagliata e ha perso». Gelo in sala ma nessuna reazione. Ieri ha ribadito il concetto e aggiunto: «Sindaco e giunta di Cuneo sbagliano a dire no alla manifestazione dei reduci. Un errore politico e di prospettiva storica». In realtà il 10 maggio 1945 a Cuneo non fu fucilato nessuno.

Secondo il volume «Vite spezzate» curato dall’Istituto storico della Resistenza, «esecuzioni di sentenze» contro appartenenti alle Brigate nere e alla Polizia fascista ci furono, ma il 3 maggio. Trenta fucilati, dieci donne «ausiliarie». Le schede di processi e sentenze emesse dal «Comitato di piazza» sono conservate in città. Alcuni ricordano ancora, come don Aldo Benevelli, prete partigiano. «Cuneo è stata liberata il 28 aprile. Bene. Il primo maggio delle donne, ausiliarie, si misero a sparare contro un prete e un bambino per strada. Altri fascisti contro la folla che seguiva il funerale di un partigiano. Li arrestarono. La stragrande maggioranza dei fascisti fu fermata, disarmata, identificata e lasciata andar via».

«Quella richiesta dei fascisti di Salò è un affronto - stigmatizza Michele Calandri, direttore dell’Istituto storico della Resistenza -. Nulla è stato nascosto o taciuto su quei giorni. Le fucilazioni su ordine del tribunale del popolo sono cessate il 3 maggio. E’ una balla anche sostenere che si è trattato di bande comuniste, visto che la città era controllata da Giustizia e Libertà e Autonomi Rinnovamento». Leopoldo Martino, ex senatore cuneese: «Si vogliono trasformare dei delinquenti in eroi, rischiando addirittura l’apologia di reato». Decine i messaggi, da tutt’Italia, di quanti chiedono di vietare la manifestazione.

La Federazione Nazionale dei Volontari della Libertà riunita ieri a Milano: «Riconfermando il rispetto per i caduti delle due parti, sente il dovere di evidenziare come uguale rispetto sia doveroso nei confronti della storia che cataloga e distingue gli uomini e le donne che hanno offerto la vita e le loro risorse per la difesa del Paese dalla feroce invasione hitleriana e per impedire il ritorno della dittatura mussoliniana e, gli avversari, uomini e donne che, in buona fede o per interesse o per fanatismo, hanno scelto la parte sbagliata a servizio dell'invasore germanico e di una ideologia pagana». E in attesa che la riunione di oggi in prefettura decida se autorizzare la manifestazione dei Reduci di Salò a Cuneo, l’Associazione nazionale partigiani e Rifondazione comunista hanno chiesto ufficialmente il permesso per una contromanifestazione: sabato, stessa ora (10,30), sempre nella parte vecchia di Cuneo, a duecento metri di distanza da dove i reduci di Salò dicono «che fu compiuto il massacro mediante fucilazione». In mezzo c’è il palazzo della questura e lì vicino una bella mostra fotografica. Titolo: «Liberazioni».

LA STAMPA



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