La marcia su Cuneo dei reduci di Salò
La manifestazione delle
polemiche prevista per sabato
GIANNI MARTINI
CUNEO
Egregio signor questore, il 10 maggio a Cuneo vogliamo commemorare l’eccidio di 28 militari, di cui 5 ausiliarie, perpetrato da bande partigiane comuniste e sottaciuto per 63 anni». La lettera viene inviata il 30 aprile. La firma Diego Michelini, della Federazione di Torino Repubblica Sociale Italiana anche a nome dei Reduci della Repubblica Sociale Italiana. Immediato il «no» di sindaco Alberto Valmaggia e giunta di centrosinistra. «Cuneo è la città di Duccio Galimberti che si appellò ai cuneesi perché si ribellassero a nazisti e fascisti e fu trucidato. È la città della Resistenza. Di Nuto Revelli. Vogliono provocare. Invitiamo il signor questore e il prefetto a vietare la manifestazione». È martedì sera. L’appello del Comune viene diffuso in un comunicato stampa.
La prefettura prende tempo e convoca per stamattina una riunione del «Comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico». Ci saranno i vertici di polizia, carabinieri, finanza. «Sarebbe la prima volta che i fascisti parlano in una piazza di Cuneo», stigmatizzano all’Istituto storico della Resistenza di Cuneo. Ci provò Giorgio Almirante negli Anni Settanta: finì che la manifestazione del Movimento sociale si tenne, blindata, al chiuso, con duemila ex partigiani a sfilare per le strade della città. «Difficile dire di no», argomenta con una manciata di parole il presidente della Provincia, il liberale - ora di Forza Italia - Raffaele Costa: «Manifestare è un diritto. Ma resta il fatto che volerlo fare qui, a Cuneo, ha il sapore della provocazione».
Che qualcosa stesse capitando già era nell’aria domenica scorsa nella vicina «Città martire» di Boves, due volte Medaglia d’oro, quando alla commemorazione per la Liberazione è intervenuto il senatore di Alleanza nazionale Beppe Menardi. Ex democristiano, ex sindaco di Cuneo e dunque già presidente delle città decorate per la lotta di Liberazione, ha detto: «La pacificazione arriverà quando la storia la scriverà anche chi stava dalla parte sbagliata e ha perso». Gelo in sala ma nessuna reazione. Ieri ha ribadito il concetto e aggiunto: «Sindaco e giunta di Cuneo sbagliano a dire no alla manifestazione dei reduci. Un errore politico e di prospettiva storica». In realtà il 10 maggio 1945 a Cuneo non fu fucilato nessuno.
Secondo il volume «Vite spezzate» curato dall’Istituto storico della Resistenza, «esecuzioni di sentenze» contro appartenenti alle Brigate nere e alla Polizia fascista ci furono, ma il 3 maggio. Trenta fucilati, dieci donne «ausiliarie». Le schede di processi e sentenze emesse dal «Comitato di piazza» sono conservate in città. Alcuni ricordano ancora, come don Aldo Benevelli, prete partigiano. «Cuneo è stata liberata il 28 aprile. Bene. Il primo maggio delle donne, ausiliarie, si misero a sparare contro un prete e un bambino per strada. Altri fascisti contro la folla che seguiva il funerale di un partigiano. Li arrestarono. La stragrande maggioranza dei fascisti fu fermata, disarmata, identificata e lasciata andar via».
«Quella richiesta dei fascisti di Salò è un affronto - stigmatizza Michele Calandri, direttore dell’Istituto storico della Resistenza -. Nulla è stato nascosto o taciuto su quei giorni. Le fucilazioni su ordine del tribunale del popolo sono cessate il 3 maggio. E’ una balla anche sostenere che si è trattato di bande comuniste, visto che la città era controllata da Giustizia e Libertà e Autonomi Rinnovamento». Leopoldo Martino, ex senatore cuneese: «Si vogliono trasformare dei delinquenti in eroi, rischiando addirittura l’apologia di reato». Decine i messaggi, da tutt’Italia, di quanti chiedono di vietare la manifestazione.
La Federazione Nazionale dei Volontari della Libertà riunita ieri a Milano: «Riconfermando il rispetto per i caduti delle due parti, sente il dovere di evidenziare come uguale rispetto sia doveroso nei confronti della storia che cataloga e distingue gli uomini e le donne che hanno offerto la vita e le loro risorse per la difesa del Paese dalla feroce invasione hitleriana e per impedire il ritorno della dittatura mussoliniana e, gli avversari, uomini e donne che, in buona fede o per interesse o per fanatismo, hanno scelto la parte sbagliata a servizio dell'invasore germanico e di una ideologia pagana». E in attesa che la riunione di oggi in prefettura decida se autorizzare la manifestazione dei Reduci di Salò a Cuneo, l’Associazione nazionale partigiani e Rifondazione comunista hanno chiesto ufficialmente il permesso per una contromanifestazione: sabato, stessa ora (10,30), sempre nella parte vecchia di Cuneo, a duecento metri di distanza da dove i reduci di Salò dicono «che fu compiuto il massacro mediante fucilazione». In mezzo c’è il palazzo della questura e lì vicino una bella mostra fotografica. Titolo: «Liberazioni».
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