Sono andata a curiosare nel sito Great Lengths International e ho visto nella sezione Photo gallery mostra il Prima / Dopo extensions.
Qui
Curiosità femminile:connie_1:
La cosa che mi ha colpito è stato anche questo passaggio:
''Noi ci riforniamo esclusivamente dai templi indiani -aggiunge - offrire i propri capelli agli dèi è una vecchia tradizione indù, è un rito che serve a purificare il destino negativo e a propiziarsi la sorte. Ogni giorno circa 700 barbieri tagliano a migliaia di pellegrini circa una tonnellata di capelli, ma se prima questi venivano buttati o bruciati, ora sono una fonte di sostentamento per il tempio e non solo. I soldi ricavati dalla vendita che avviene esclusivamente tramite delle aste, vengono infatti spesi per pagare gli adetti, ma anche per costruire strade, scuole, ospedali e orfanotrofi”
Ho cercato un po' in rete e ho trovato questo vecchio articolo:
Le donne offrono le loro chiome, ma i responsabili religiosi le conservano per venderle in Occidente
Dai templi alle parrucche
ecco il racket dei capelli
India, affare da miliardi sulle tonsure per Visnu
RAIMONDO BULTRINI
BANGKOK - Una delle manifestazioni del dio Visnu in terra si dice dislocata in un tempio di Tirupati, la Triplice città sacra dell'Andra Pradesh tra l'Oceano indiano e la Baia del Bengala. Qui, ogni anno, si recano in pellegrinaggio milioni di religiosi da tutto il subcontinente, più pellegrini di San Pietro e della Mecca messi insieme. Tra le caratteristiche principali del culto di questo tempio, c'è il taglio rituale dei capelli offerti alla divinità dalle Quattro braccia, Visnu. Un rituale sacro che, da qualche anno, fornisce linfa vitale al business dei capelli doc.
Devoti, e soprattutto devote, provenienti da tutto il paese si sottopongono alla "tonsura", il taglio di capelli che serve a purificare il destino negativo. Pensano di fare un'offerta a Visnu e non sanno che, dietro la catena di montaggio per la pulizia dell'anima e del cuoio capelluto, si nasconde un'industria miliardaria con ramificazioni in tutto il mondo e specializzata in materia prima per parrucche. Una delle basi strategiche del commercio di capelli doc da Tirupati, rinomati per la lucentezza donata dagli oli di cocco usati dalle donne indiane fino all'atto estremo del taglio, si trova a a pochi passi da San Pietro. Secondo il Wall Street Journal, la Great Lengths International, la società che fornisce capelli per parrucche ed extension e fattura settanta milioni di dollari l'anno, ha una filiale anche a Roma.
La Great Lengths International sarebbe la principale cliente di Mayoor Balsara, un manager educato a Londra con una fabbrica a Bangalore che, un giorno, ebbe l'ispirazione di trarre profitto dalla devozione popolare senza offendere troppo i sentimenti dei credenti.
www.onasia.com
Mayoor Balsara
Secondo l'interpretazione del signor Balsara e dei bramini del tempio che ne hanno permesso il commercio, una volta offerti a Venkateswara, i capelli non appartengono più al legittimo proprietario e il tempio è libero di farne l'uso che vuole, come avviene con i 40 milioni di dollari l'anno - un terzo delle entrate generali - calcolati dalle offerte in gioielli e oro che finiscono generalmente per finanziare attività di beneficenza per i pellegrini e la costruzione di ospedali.
Prima che fiorisse il traffico internazionale, i capelli lasciati in offerta erano usati dalle donne delle tribù locali per costruire oggetti ornamentali e speciali toupet usati in aggiunta ai capelli naturali durante feste e matrimoni. Secondo la tradizione indù, tagliare i capelli - come offrire soldi alla divinità - equivaleva a purificare il destino negativo generato con il desiderio di ottenere qualcosa a livello materiale. Ma ormai il business delle ciocche doc da Tirupati è dilagato anche su internet e parecchi grandi parrucchieri le consigliano rispetto ai corrispettivi europei più sottili e meno lucenti o ai cinesi, troppo lisci e untuosi.
Il pensiero che tutto questo possa contrastare con l'etica alla base del gesto di devozione non sembra inquietare troppo nessuna fedele giunta fin qui in treno, in bus, a cavallo, a piedi. Secondo una donna di nome Sandhya, appena rasata dopo otto ore di fila dal barbiere, non è importante la destinazione dei capelli, una volta che il gesto di devozione è stato compiuto, "sarà comunque un'offerta a Dio".
E Dio può prendere le forme di una signora americana della media borghesia che arriva a pagare 3000 dollari un impianto completo di capelli umani, mentre all'origine il grossista paga 165 dollari al chilo per capelli lunghi tra i trenta e i quaranta centimetri e 100 dollari per quelli corti.
Finora nessun saddhu dalla barba e capelli foltissimi (gli asceti indù non li tagliano mai, come fanno i Sikh) ha cercato di interrompere l'ambiguo commercio, e le stesse pellegrine che ripartono calve da Tirupati, intervistate sull'argomento, si sono limitate a rivolgere solo un pensiero alle sconosciute acquirenti che "assieme ai nostri capelli, rischiano di prendere anche le negatività che abbiamo rescisso e abbandonato ritualmente".
(21 agosto 2003)
http://www.repubblica.it