Rispolverare la minaccia nucleare per risolvere la crisi?
Scritto per noi da
Paolo Busoni
In questi giorni di crisi finanziaria (ma non ancora di crisi economica) tutti siamo spaventati dalle immagini del grande crack del 1929 dalle quali veniamo giornalmente bombardati.
Vecchie foto in bianco e nero di persone in coda di fronte ad uno sportello bancario o di disperati in cerca di un lavoro o di uomini mal vestiti che aspettano una minestra calda, fanno da sfondo alle chiacchiere di esperti e politici.
Chi l'ha studiata a scuola, ricorda la crisi del '29 e la "grande depressione" come un capitoletto stretto tra il fascismo e l'avvento del nazismo: importante, ma in fondo poca roba da studiare e alle interrogazioni poi chiedevano sempre gli altri due argomenti.
Oggi chi parla della situazione può dire qualsiasi cosa ed il suo contrario: "stiamo bene" e "a noi non può succedere" o la puntigliosa precisazione -falsa, ma sempre sconvolgente- dei miliardi (di dollari o di euro) "bruciati dal mercato" ogni giorno.
Nessuno che vada ricercare le cause vere della crisi nella sperequazione estrema assunta come sistema di governance del mondo e che ha fatto della sopraffazione da parte dei pochi, l'unico strumento di guida del pianeta. Quando si sono ridotti i depositi obbligatori delle banche private presso quelle centrali e si è autorizzato anche un aumento folle del cosiddetto "moltiplicatore" (cioè: quante volte le banche possono prestare i soldi dei risparmiatori che hanno in deposito) nessuno ha pensato che mettere troppi soldi a disposizione dei soliti pochi (gli abitanti del cosiddetto primo mondo) avrebbe si scatenato una folle corsa all'acquisto - considerato dai soliti "guru" il bene supremo dell'economia - ma anche avrebbe spinto molti verso un indebitamento tutt'altro che fisiologico.
Oggi è facile la profezia che, dopo le banche dei mutui sub-prime, crolleranno le carte di credito e le finanziarie "al consumo": negli Usa -la nazione comunque "cocchiera" di queste situazioni- le famiglie sono mediamente indebitate per molto di più del loro reddito annuo. Fino ad ora il sistema ha retto perché di anno in anno, la crescita dell'economia garantiva il raggiungimento del debito o la possibilità di "portarlo a nuovo" con una certa sicurezza.
Il tenore di vita dell'occidente non è in discussione, a qualsiasi costo, questo è un presupposto incancellabile, lo abbiamo capito. Ma il limite sembra essere stato raggiunto: qui non si tratta di sottrarre materie prime ai paesi poveri lasciandoli nella loro disperata condizione, ecco una nuova forma di esclusione, una sorta di "razzismo economico".
Mors tua, vita (economica) mia, è un adattamento contemporaneo del motto latino, ma alla morte dei bambini nel Sud del mondo ci siamo ormai abituati, alla guerra per le risorse petrolifere anche, evidentemente questa crisi ci dice che non basta.
Quale sarà il prossimo passo? Una contrazione del tenore di vita? Un secco ridimensionamento della teoria economica basata sullo spreco? No, ormai viviamo di "obsolescenza programmata" e il nostro sistema basato solo sulla crescita morirebbe tutto insieme.
Per far fronte a tutto questo, potrebbe essere "economico" rimettere in piedi qualche vecchio arnese della "guerra fredda", ma non il confronto a parole e paroloni tra l'Occidente e una categoria di antagonisti più o meno identificabili verso oriente. Gli arnesi in questione sono oggetti concreti che stanno, come sono sempre stati negli ultimi cinquant'anni, ben protetti e mantenuti in perfette condizioni nelle viscere delle montagne. Da mezzo secolo, tutti i giorni tutto il giorno, i missili a testata multipla sono in stand-by. I loro equipaggi passano la vita a 65 piedi sotto terra nella "capsula" in attesa di un ordine. L'unica differenza rispetto a trent'anni fa è che la traiettoria dei rientri (cioè la rotta balistica con la quale le testate atomiche tornerebbero sulla terra sopra i loro obiettivi) non è pre-programmata. Il lancio non è così immediato come ai tempi del film The day after, ma la potenza è la stessa. Dalla fine del confronto con l'Urss, ci siamo scordati dei mostri nelle viscere di Cheyenne Mountain, Wyoming, di Vandenberg, California e dei loro fratelli nei sottomarini che navigano a largo negli oceani, ma loro sono sempre pronti.
Gli ufficiali addetti al lancio oggi, hanno meno di trent'anni, gente che non sa, che non ha vissuto la psicosi del missiles' gap, della "cortina di ferro" e tutto il resto. Sono pronti ad eseguire un ordine e -come si usa oggi- sono altamente responsabili e consapevoli della loro parte della procedura, non di quello che che succede dopo e non possono certo discutere le decisioni prese a monte.
Se domani a muovere la decisione del "comandante supremo" non fosse una minaccia militare immediata, ma la necessità di difendere a tutti i costi la sopravvivenza economica della nazione? Impossibile? Beh si, impossibile arrivare al gesto estremo, alla distruzione di qualcuno solo per ricattare gli altri, ma una specie di racket nucleare morbido è tutt'altro che impossibile. Dall'altra parte, la Russia di Putin, sta già facendo una specie di racket del gas e anche da parte sua le armi di distruzione di massa non mancano.
E forse l'incoscienza e la spregiudicatezza di qualcuno ci ha già pensato: basta trovare il modo di sostituire il concetto di sopravvivenza "fisica" della nazione con quello di sopravvivenza "economica". "Metti tutti i tuoi soldi nelle mie banche o ti cancello!" è il solito "O la borsa o la vita!" fatto più in grande, del resto quanti uomini delle istituzioni finanziarie e delle banche usano la porta girevole della politica?
Esiste ancora il concetto di conflitto di interesse quando le cifre in ballo sono queste? No, l'unica remora sta nella residua capacità di reazione dell'opinione pubblica. Residua, perché il "razzismo economico" è già molto forte. Le massaie occidentali sono ipnotizzate dalla vicenda del latte cinese, la televisione -più che i giornali che ormai sono solo il companatico della rassegna stampa televisiva- dopo aver terrorizzato tutti con l'aviaria, ora trova nella sofisticazione alimentare un altro feticcio. Qui da noi c'è l'abusivismo commerciale del vu-cumprà o del laboratorio cinese che produce falsi, è una sorta di "visione a tunnel" collettiva: si obbliga a far vedere solo quello che fa paura e il ragionamento si blocca. Quello che conta è instillare il terrore e la diffidenza per l'altro, saranno utilissimi quando l'altro diventerà l'antagonista economico verso il quale puntare le armi, anche quelle di Cheyenne Mountain, Wyoming.
PeaceReporter