L'Archivio di Metaforum

Forum di politica, cultura, società - 2008

 
Vecchio 12-10-2008, 15.15.13
catluc
 
Demolito il modello americano



Gorbaciov: "Demolito
il modello americano"

«Il neoliberismo si è rivelato una truffa»
GIULIETTO CHIESA

Mikhail Gorbaciov guarda sfilare, sugli schermi della Cnn, le cifre della catastrofe finanziaria americana che dilaga nelle borse di tutto il mondo. Non riesce a trattenere un sogghigno. «Questo non potranno dire che è colpa del comunismo, o della Russia. Questo se lo sono creato da soli, con le loro mani. Il prestigio degli Stati Uniti ne esce demolito, e anche il modello economico e sociale che hanno imposto al mondo intero con la loro globalizzazione selvaggia».

L'ex presidente sovietico non manca di far notare che l'idea stessa dell'incontro di Venezia San Servolo, «Ambiente: dall'allarme globale all'allerta per i media» è la prova che molte cose si potevano prevedere e furono infatti previste. La nascita, a Bosco Marengo e Torino, del «Forum della Politica Mondiale», cinque anni fa, rispondeva proprio all'intuizione che ci trovavamo alla vigilia di una grande crisi mondiale.
«Già allora era chiarissimo che il modello della globalizzazione americana non era sostenibile - dice nell'intervento di apertura - e che avrebbe dato luogo a una serie di convulsioni sistemiche. Questa crisi finanziaria, che presto avrà effetti devastanti sull'economia reale, non è sola. Ce ne sono altre, simultanee che stanno venendo al pettine a velocità crescente: quella energetica, dell'acqua, alimentare, demografica, del cambiamento climatico, della devastazione degli ecosistemi».

Per esemplificare, Mikhail Sergeevic? «Guardi la figura miserevole del Fmi, sparito tra le nebbie del panico delle Borse soverchiato dall'impressionante vastità del disastro finanziario. Ma è solo un esempio. Il fatto è che questa nuova architettura presupponeva il riconoscimento della pluralità del mondo dopo la fine dell'URSS. Cioè che, sparita l'URSS, c'erano soggetti potenti che avrebbero voluto svolgere la loro parte attiva: Cina, India, Brasile, Sudafrica, Indonesia e, naturalmente, la Russia. Invece a Washington scelsero la via più facile, quella dell'impero. Pensarono di potere, anzi di dovere, decidere da soli e per conto di tutti. Adesso tocchiamo con mano che il mondo unipolare ha fallito. Perché, oltre a essere profondamente ingiusto, era ed è politicamente irrealistico e insostenibile fisicamente».

Che intende per fisicamente insostenibile? «Che è in contrasto con le leggi della fisica e della chimica, perché non può esservi sviluppo indefinito in un sistema limitato di risorse. Invece il modello turbocapitalistico è interamente costruito sulle illusioni di infinità inesistenti. Non si può contare sul profitto in crescita a tutti i costi. Non si può spingere a consumi in crescita illimitata perché le risorse sono definite, a cominciare da quelle energetiche».

Dunque, che fare?
«Cambiare modello, finché siamo in tempo. Il mercato senza regole è stato un disastro, il neo-liberismo si è rivelato una truffa globale».

Ma questo implica mutamenti giganteschi nelle abitudini e condizioni di vita di miliardi di persone.«Ci sono due modi per affrontare il problema. Il primo è tacere la verità e dilazionare decisioni che si sa essere impopolari. Oppure cominciare a dire la verità e organizzare saggiamente, cioè tempestivamente, il cambiamento. Ci vuole una glasnost mondiale».

Lei vede un rapporto tra queste crisi e le nuove tensioni internazionali e un ritorno alla guerra fredda?
«C’è un rapporto indiretto ma evidente. Nuovi potenti soggetti internazionali, si pensi a Russia e Cina, agiscono ormai sulla scena mondiale. I loro interessi non coincidono e non sono riconducibili a quelli degli Stati Uniti.

Vuol dire che la Russia farà, d'ora in poi, la faccia dura?«La Russia è aperta al dialogo, ma si chiuderà di fronte a imposizioni. Bisogna evitare mosse unilaterali, atti di forza, allargamento di alleanze militari (parlo della Nato) e rinuncia all'installazione in Europa di nuovi sistemi d'arma (parlo dei missili USA in Polonia e del radar nella Repubblica Ceca)».

Che opinione ha di Putin?«Ha fatto non pochi errori, ma si tenga conto che ha ereditato da Eltsin un paese al collasso. Tratte tutte le somme a me pare che il positivo superi il negativo, e di molto. Dovremmo essergli grati»

Ma di democrazia in Russia non si parla.
«Gli occidentali e gli europei dovrebbero imparare ad avere pazienza, anche perché non hanno scelta. La Russia sta realizzando una trasformazione democratica. Non dappertutto i tempi sono identici. L'Europa ha impiegato qualche secolo per costruire lo stato di diritto. Dateci tempo e non cercate di farci la lezione. Sappiamo imparare da soli»

E' vero che ha fondato un suo partito? «Ci sto pensando, vedremo. Ma io credo che ci sia bisogno di partiti diversi da quelli comprati o comprabili. Ci vogliono organizzazioni democratiche che favoriscano la partecipazione dei cittadini. Sarà necessario che milioni di persone siano attive e coscienti. Questo vale per la Russia ma anche per voi occidentali».

http://www.lastampa.it/redazione/cms...7252girata.asp
 
Vecchio 12-10-2008, 23.52.09
Edric
 
Fa sempre meditare il pensiero di questo grande personaggio. I suoi messaggi sono sempre stati troppo spesso inascoltati e non compresi. Penso che sia uno dei pochi ad avere una visione globale del mondo ed ad aver sviluppato un pensiero che conduca ad una terza via, diversa dal capitalismo e dal comunismo reale.
 
Vecchio 13-10-2008, 00.12.08
Edric
 
Rispolverare la minaccia nucleare per risolvere la crisi?


Scritto per noi da
Paolo Busoni




In questi giorni di crisi finanziaria (ma non ancora di crisi economica) tutti siamo spaventati dalle immagini del grande crack del 1929 dalle quali veniamo giornalmente bombardati.

Vecchie foto in bianco e nero di persone in coda di fronte ad uno sportello bancario o di disperati in cerca di un lavoro o di uomini mal vestiti che aspettano una minestra calda, fanno da sfondo alle chiacchiere di esperti e politici.
Chi l'ha studiata a scuola, ricorda la crisi del '29 e la "grande depressione" come un capitoletto stretto tra il fascismo e l'avvento del nazismo: importante, ma in fondo poca roba da studiare e alle interrogazioni poi chiedevano sempre gli altri due argomenti.
Oggi chi parla della situazione può dire qualsiasi cosa ed il suo contrario: "stiamo bene" e "a noi non può succedere" o la puntigliosa precisazione -falsa, ma sempre sconvolgente- dei miliardi (di dollari o di euro) "bruciati dal mercato" ogni giorno.
Nessuno che vada ricercare le cause vere della crisi nella sperequazione estrema assunta come sistema di governance del mondo e che ha fatto della sopraffazione da parte dei pochi, l'unico strumento di guida del pianeta. Quando si sono ridotti i depositi obbligatori delle banche private presso quelle centrali e si è autorizzato anche un aumento folle del cosiddetto "moltiplicatore" (cioè: quante volte le banche possono prestare i soldi dei risparmiatori che hanno in deposito) nessuno ha pensato che mettere troppi soldi a disposizione dei soliti pochi (gli abitanti del cosiddetto primo mondo) avrebbe si scatenato una folle corsa all'acquisto - considerato dai soliti "guru" il bene supremo dell'economia - ma anche avrebbe spinto molti verso un indebitamento tutt'altro che fisiologico.
Oggi è facile la profezia che, dopo le banche dei mutui sub-prime, crolleranno le carte di credito e le finanziarie "al consumo": negli Usa -la nazione comunque "cocchiera" di queste situazioni- le famiglie sono mediamente indebitate per molto di più del loro reddito annuo. Fino ad ora il sistema ha retto perché di anno in anno, la crescita dell'economia garantiva il raggiungimento del debito o la possibilità di "portarlo a nuovo" con una certa sicurezza.
Il tenore di vita dell'occidente non è in discussione, a qualsiasi costo, questo è un presupposto incancellabile, lo abbiamo capito. Ma il limite sembra essere stato raggiunto: qui non si tratta di sottrarre materie prime ai paesi poveri lasciandoli nella loro disperata condizione, ecco una nuova forma di esclusione, una sorta di "razzismo economico".
Mors tua, vita (economica) mia, è un adattamento contemporaneo del motto latino, ma alla morte dei bambini nel Sud del mondo ci siamo ormai abituati, alla guerra per le risorse petrolifere anche, evidentemente questa crisi ci dice che non basta.
Quale sarà il prossimo passo? Una contrazione del tenore di vita? Un secco ridimensionamento della teoria economica basata sullo spreco? No, ormai viviamo di "obsolescenza programmata" e il nostro sistema basato solo sulla crescita morirebbe tutto insieme.


Per far fronte a tutto questo, potrebbe essere "economico" rimettere in piedi qualche vecchio arnese della "guerra fredda", ma non il confronto a parole e paroloni tra l'Occidente e una categoria di antagonisti più o meno identificabili verso oriente. Gli arnesi in questione sono oggetti concreti che stanno, come sono sempre stati negli ultimi cinquant'anni, ben protetti e mantenuti in perfette condizioni nelle viscere delle montagne. Da mezzo secolo, tutti i giorni tutto il giorno, i missili a testata multipla sono in stand-by. I loro equipaggi passano la vita a 65 piedi sotto terra nella "capsula" in attesa di un ordine. L'unica differenza rispetto a trent'anni fa è che la traiettoria dei rientri (cioè la rotta balistica con la quale le testate atomiche tornerebbero sulla terra sopra i loro obiettivi) non è pre-programmata. Il lancio non è così immediato come ai tempi del film The day after, ma la potenza è la stessa. Dalla fine del confronto con l'Urss, ci siamo scordati dei mostri nelle viscere di Cheyenne Mountain, Wyoming, di Vandenberg, California e dei loro fratelli nei sottomarini che navigano a largo negli oceani, ma loro sono sempre pronti.
Gli ufficiali addetti al lancio oggi, hanno meno di trent'anni, gente che non sa, che non ha vissuto la psicosi del missiles' gap, della "cortina di ferro" e tutto il resto. Sono pronti ad eseguire un ordine e -come si usa oggi- sono altamente responsabili e consapevoli della loro parte della procedura, non di quello che che succede dopo e non possono certo discutere le decisioni prese a monte.
Se domani a muovere la decisione del "comandante supremo" non fosse una minaccia militare immediata, ma la necessità di difendere a tutti i costi la sopravvivenza economica della nazione? Impossibile? Beh si, impossibile arrivare al gesto estremo, alla distruzione di qualcuno solo per ricattare gli altri, ma una specie di racket nucleare morbido è tutt'altro che impossibile. Dall'altra parte, la Russia di Putin, sta già facendo una specie di racket del gas e anche da parte sua le armi di distruzione di massa non mancano.
E forse l'incoscienza e la spregiudicatezza di qualcuno ci ha già pensato: basta trovare il modo di sostituire il concetto di sopravvivenza "fisica" della nazione con quello di sopravvivenza "economica". "Metti tutti i tuoi soldi nelle mie banche o ti cancello!" è il solito "O la borsa o la vita!" fatto più in grande, del resto quanti uomini delle istituzioni finanziarie e delle banche usano la porta girevole della politica?
Esiste ancora il concetto di conflitto di interesse quando le cifre in ballo sono queste? No, l'unica remora sta nella residua capacità di reazione dell'opinione pubblica. Residua, perché il "razzismo economico" è già molto forte. Le massaie occidentali sono ipnotizzate dalla vicenda del latte cinese, la televisione -più che i giornali che ormai sono solo il companatico della rassegna stampa televisiva- dopo aver terrorizzato tutti con l'aviaria, ora trova nella sofisticazione alimentare un altro feticcio. Qui da noi c'è l'abusivismo commerciale del vu-cumprà o del laboratorio cinese che produce falsi, è una sorta di "visione a tunnel" collettiva: si obbliga a far vedere solo quello che fa paura e il ragionamento si blocca. Quello che conta è instillare il terrore e la diffidenza per l'altro, saranno utilissimi quando l'altro diventerà l'antagonista economico verso il quale puntare le armi, anche quelle di Cheyenne Mountain, Wyoming.

PeaceReporter
 
Vecchio 13-10-2008, 08.23.08
catluc
 
Amo molto questo personaggio e l'ho sempre seguito da quando studiavo a Mosca. Lo apprezzo e stimo...ma...E' troppo facile dire ve lo avevo detto quando tutto crolla. Non diceva così quando l'occidente e gli americani in primis lo hanno aiutato a demolire il famoso muro. Non credi Eric?
 
Vecchio 13-10-2008, 09.08.02
Edric
 
Non credo proprio che gli americani lo abbiano aiutato. Tutt'altro. Hanno preferito appoggiare Elsin ed il capitalismo selvaggio e non lo hanno mai sostenuto. Mi sembra che sia avvenuto esattamente il contrario. In pieno scudo missilistico reganiano, lui è stato l'uomo del dialogo, della distensione, e se dall'interno e dall'esterno glielo avessero permesso, avrebbe sicuramente traghettato l'URSS verso un paese migliore di quello che si è avuto dopo.
 
Vecchio 13-10-2008, 09.55.43
Padania
 
Su una cosa sono d'accordo: bisogna trovare una terza via tra capitalismo e socialismo reale.



Powered by vBulletin versione 3.7.4
Copyright ©2000 - 2008, Jelsoft Enterprises Ltd.
Metaforum.it, 2003 - 2008