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Forum
di politica, cultura, società - 2007
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09-12-2007, 02.02.27
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Razzismi d’Italia
Razzismi d’Italia
Da Cittadella a Montegrotto, viaggio tra i comuni del Nordest
dove stanno crescendo le nuove forme di intolleranza
La rivolta dei comuni contro gli immigrati comincia a Cittadella: niente residenza a chi ha redditi "troppo bassi". La procura apre un´inchiesta sul sindaco, poi archivia. Ma intanto spuntano proseliti. Niente nozze fra irregolari, cartelloni provocatori:"Cittadini, emigrate". E battute pesantemente razziste. Così l´intolleranza avvelena una regione sempre più impaurita e rabbiosa. E c´è chi invoca "metodi da SS"
FABRIZIO RAVELLI - ROMANO D´EZZELINO (VICENZA)
La targa ricorda che il Comune «il 20 aprile 1949 venne consacrato al cuore immacolato di Maria pellegrina». Allora, se qualche comunista bestemmiava la Madonna portata in processione dai comitati civici, i parroci celebravano messe riparatrici. Quante messe servirebbero oggi, per sanare le bestemmie dell´intolleranza che avvelenano un Veneto sempre più impaurito e rabbioso? Ah, neanche una, rispondono i sindaci che hanno messo su una specie di movimento, un concorso di idee per rendere la vita difficile agli immigrati, un fantasioso gioco a chi la spara più grossa, a chi scova il cavillo utile. Razzismo è parola tabù. O forse è una parola senza più significato. E se un consigliere comunale leghista invita alla decimazione degli extracomunitari, «secondo il metodo delle SS», tutti zitti, almeno fino al giorno dopo. Compresa l´opposizione. «Quello lì doveva essere ubriaco, mica lo si può prendere sul serio». Se uno parla di «forni crematori», di sicuro «ha esagerato». Se si propone l´ingresso separato sugli autobus, per italiani e stranieri, era solo per controllare il biglietto. Sparare agli immigrati, come fossero leprotti? Una battuta, a Gentilini piace scherzare.
«Nei miei provvedimenti non c´era niente di discriminatorio o razzista», dice il sindaco di Romano d´Ezzelino Rossella Olivo, nel suo ufficio al secondo piano del palazzetto municipale, di fronte all´Ipermercato Battocchio. Eletta con Forza Italia. Ha tolto il «bonus bebé» agli immigrati: «Non è un contributo sociale, è un premio alla natalità italiana. Ho notato che gli italiani tendono a non fare figli». Ha assegnato i pacchi natalizi della Croce Rossa (12 in tutto) solo a italiani: «Visto che negli ultimi anni li davano solo agli extracomunitari». E poi il bonus scuola: «Mi stupisco del can-can: le borse di studio andavano solo agli italiani, le abbiamo estese ai cittadini europei». In caso di matrimonio misto, informa la pubblica sicurezza perché controlli se gli sposi hanno il permesso di soggiorno. Una volta i carabinieri si sono presentati e hanno portato via la sposa in abito bianco: «Beh, una cubana di oltre 40 anni e un ragazzo italiano che aveva appena compiuto i 18. Il sospetto era legittimo».
«Non so se ridere o piangere - dice Ilvo Diamanti - Oggi noi veneti non siamo più nella nostra pelle, abbiamo paura di quel tanto di buono che abbiamo costruito, vogliamo mostrarci diversi da come siamo». Stranieri a se stessi. Periferici. Impauriti. Una sindrome, più che da banlieue, da provincia americana, da Midwest. Anche il territorio è mutato, insieme al resto. Il policentrismo come risorsa, la bassa concentrazione che permette il controllo sociale, è diventato un acceleratore di paura. Se una volta si stava bene nelle villette, dentro il sogno individuale di un luogo separato, di un pezzo di terra per l´orto, oggi le villette sono fortini elettrificati e monitorati, con tre sistemi d´allarme. In troppi si sono trovati i ladri in casa. I più fortunati si sono svegliati intontiti dalle bombolette narcotizzanti, molti ci hanno rimesso la tranquillità, qualcuno la vita.
Che c´entra questo coi pacchi di Natale della Croce Rossa? Niente, si direbbe. E invece no, perché il Veneto è ormai la terra dei paradossi, dove tutto il bene e tutto il male si mescolano indistintamente. Le parole perdono significato. Il sindaco Olivo è nel classico ruolo del sindaco «lasciato solo dallo Stato»: «Qui da noi la paura della criminalità è pesante, perché qui tutti una volta dormivano con la porta aperta. Ma il vero problema è che lo Stato non riesce a fare lo Stato. Che si tratti di extracomunitari, di mafia o camorra, di ultras del calcio. Non riesce a far rispettare la legge, e non distinguo fra governi di destra o sinistra. Il cittadino ha una sensazione di totale abbandono. E noi sindaci cosa possiamo fare? Solo verificare che chi arriva qui sia in regola: sono ospiti, rispettino la casa che li accoglie».
In regola significa anche, secondo il sindaco leghista di Cittadella Massimo Bitonci, poter dimostrare di avere un reddito annuo di almeno 5mila euro. Misura che potrebbe mettere a rischio di espulsione parecchi pensionati italiani. O anche significa che una commissione deve valutare la «pericolosità sociale» dell´immigrato, misura che è costata al sindaco un avviso di garanzia per usurpazione dei poteri dello Stato. Archiviato ieri dalla Procura di Padova, dopo che la commissione è diventata «consultiva». Essere in regola significa, per Lino Ravazzolo, sindaco An di Teolo, dimostrare una buona conoscenza dell´italiano e della cultura italica: «Una provocazione, la mia. Però molti, quando vengono a giurare per avere la cittadinanza, non hanno alcuna consapevolezza di quello che fanno. Qualcuno maltratta la bandiera. Eppure una disposizione del Viminale imporrebbe alle prefetture di verificare conoscenza della lingua e della cultura: mai applicata. Detto questo, io ho lanciato il sasso: mica mi metto a chiedere Leopardi a memoria o l´inno di Mameli». Una provocazione che ostacola gli immigrati in attesa di cittadinanza. Come quando un immigrato chiede la residenza e gli dicono no, ci vuole il contratto di lavoro, ma il contratto senza residenza non glielo fanno. Una dimostrazione che «lo Stato non funziona». Un concorso a premi: chi si inventa l´idea più strampalata ha diritto al suo quarto d´ora di celebrità.
Ma è qualcosa da prendere sul serio, invece. Bepi Covre, imprenditore (150 dipendenti, il 20 per cento immigrati), ex - sindaco di Oderzo, leghista, del malessere veneto si è accorto da un bel pezzo: «Almeno dal ‘98, quando ho cominciato a chiedermi se ci andava bene la nostra terra com´era, o stavamo andando fuori giri. Troppi capannoni, troppo cemento, troppo lavoro, troppo inquinamento. Chi dice che dobbiamo essere così?». Primi della classe. Muli da soma che il boom degli anni Ottanta trasformò in cavalli da corsa. E adesso i sindaci anti-immigrati: «Il sindaco è un disgraziato, nel senso che vive le disgrazie di tutti. Una volta andavano dal prete, ora ce n´è sempre meno così vanno a lamentarsi dal sindaco. E quello che fa? Deve inventarsi qualcosa». E anche «lasciati soli dallo Stato». Una vecchia litanìa. «D´accordo - dice Covre - Però guardi a questo: il 21 agosto, a Gorgo che è qui a due passi, due poveri vecchi pensionati straziati in casa da delinquenti stranieri. Non è successo niente. Un mese fa, a Roma, la povera signora Reggiani uccisa da un romeno. Il sindaco di Roma ha chiesto un decreto legge ad hoc, e il governo gliel´ha dato in poche ore. Come pensa che sia sia vissuta in Veneto questa diversità di trattamento? Se ne è parlato molto. Sono cose difficili da ingoiare. Sa, essere una marca di frontiera ci faceva comodo ai tempi dell´economia galoppante, oggi sentiamo questa presenza forte, incessante, di gente che viene cercando fortuna. Vengono, che abbiano un lavoro o meno».
Di immigrati ne arrivano sempre di più, sotto gli occhi dei veneti spaventati, e anche degli imprenditori che ne vorrebbero altri ancora. Un altro paradosso veneto. «Nel Nordest sono state censite 174 nazionalità e 160 etnie diverse - riassume Daniele Marini della Fondazione Nordest - È evidente che questo fenomeno è di crescente e difficile gestione. Ci sono paesi, come San Pietro Bussolino, dove l´immigrazione è sopra il 20 per cento. Qualunque ricerca internazionale stabilisce che questo è problematico. La soglia massima fisiologica è il 12 per cento. Oltre, è possibile la repulsione». La presenza media di stranieri nel Nordest è del 7 per cento. La quota stimata di lavoro nero è del 6 per cento, ben al di sotto del 19 che è la media italiana. Il punto è questo: per tenere in piedi la società del Nordest è indispensabile che l´afflusso di immigrati continui e aumenti. Lo dice la demografia, non solo il mercato del lavoro. «Nel 2050 - continua Marini - gli ultraottantenni supereranno i giovani sotto i 19 anni. Un cambiamento radicale. La stima annua del fabbisogno di immigrati nel Nordest, da qui al 2025, è di 36 mila persone fra i 20 e i 59 anni, cioè in età lavorativa. L´attesa di vita è di quasi 80 anni per i maschi e di 84 per le donne. E aumenta di un anno ogni quattro. La prospettiva è questa: famiglie di figli unici, con un figlio piccolo e 4 genitori anziani. Chi li assisterà? E chi pagherà la pensioni?».
Questo è un paese per vecchi. Vecchi, sradicati, spaventati, sbalestrati da quella stessa modernità che hanno costruito. Troppo facile, come dice Covre, «andare fuori giri». Uscire di senno, fare torto a se stessi. E´ quello che fa imbestialire Diamanti: «Perché qui in Veneto, lo dicono tutte le ricerche, ci sono al massimo grado gli indici di integrazione. Il lavoro, la casa, i valori del lavoro, l´associazionismo. Il tasso di clandestini è basso. Il volontariato funziona benissimo come ammortizzatore sociale. E invece, a quel che pare, gli stranieri siamo diventati noi. Irriconoscibili. Sensibili alla propaganda più facile e rozza». Una propaganda che sta spaccando il centrodestra. Il governatore forzista del Veneto Giancarlo Galan ha annunciato che la Regione denuncerà il consigliere leghista di Treviso Giorgio Bettio, quello dei «metodi SS»: «Un´affermazione delirante, ripugnante per poter essere anche semplicemente ascoltata. L´istituzione regionale si sente offesa da affermazioni che tendono a stravolgere un´identità culturale e sociale mai razzista né violenta». Insomma, parole che non si possono ascoltare.
Giustissimo. Ma il fatto è che, invece, spesso vengono ascoltate senza reazione. Ascoltate in silenzio da chi pensa di tenere la «giusta distanza», per citare il titolo dell´ultimo film di Carlo Mazzacurati, padovano. «C´è una bassa temperatura delle relazioni sociali - dice il regista - E una notevolissima indifferenza. In un contesto sano, davanti ad affermazioni inascoltabili c´è chi si arrabbia, chi protesta, chi scrive lettere ai giornali». Cresce in questa diffusa apatia sociale una sorta di banalizzazione del razzismo e dell´intolleranza. «Mi spaventa il ritorno impunito dell´armamentario nazifascista - si arrabbia Emilio Franzina, storico del Veneto - Non c´è più nessuna connessione con la realtà. Alcuni problemi si sono indubbiamente aggravati, per l´afflusso più intenso di immigrati. Però le emergenze sono per lo più inventate, con la complicità di certa informazione. E se i sindaci si associano, a me pare che si arrivi a una sorta di diffusa infezione morale».
Per Franzina, «il razzismo da queste parti è ormai un fatto assodato». «Tutti abbiamo dentro paure e preconcetti. Ma bisogna sapersi fermare, prima di sparare stupidaggini a raffica. Qui fra i politici c´è un sacco di brutta gente, che una volta avrebbe blaterato all´osteria per poi chiedere scusa al prete, e oggi finisce in televisione». In questo Veneto, sempre di più, i veneti vivono male. Perfino Bepi Covre, critico della saturazione, confessa: «Appena posso, io scappo da questo Nordest. Chi ci accusa di razzismo non conosce la situazione. Però ammetto che a volte si soffoca». Franzina medita l´esilio: «Mi vergogno di essere veneto e italiano in un paese dove, se fosse applicato l´editto del sindaco di Cittadella, anche un pensionato o mio figlio studente sarebbero cacciati. Un posto dove c´è licenza di fare affermazioni naziste e razziste, senza che nessuno faccia una piega». Come diceva Petrolini, al fischiatore dal loggione: «Io non ce l´ho con te. Ce l´ho con chi sta vicino e non ti butta di sotto».
Repubblica 8 dicembre 2007
http://www.repubblica.it
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09-12-2007, 09.25.53
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Questa la riprendo da "Il Corriere" online
Fonte: http://www.corriere.it/politica/07_dicembre_08/bossi_momento_attacco_183b1bbe-a57c-11dc-87a0-0003ba99c53b.shtml
BERGAMO - Dichiarazione di stampo bellicista da parte di Umberto Bossi: «Abbiamo il dovere morale di liberare il nostro popolo da questa Italia schiavista. Il potere colonialista imbecille non capisce che il popolo aspetta solo il momento per attaccare, e quel momento verrà».
Bella dichiarazione, Umberto. Degna di un politico illuminato.
Il leader della Lega Nord è intervenuto sabato mattina alla manifestazione indetta davanti alla prefettura di Bergamo a sostegno dei sindaci che hanno firmato ordinanze contro gli immigrati irregolari, seguenti a quella del sindaco di Caravaggio (Bg) che ha emesso una circolare che nega l'autorizzazione alle nozze per gli immigrati irregolari, sottoscritta da tutti i sindaci leghisti della provincia.
Che ci sia un problema non ci piove
Che i politici, di "bassa lega" cavalchino il malumore per la loro "cadrega" è palese.
Che il problema si risolva con appelli alla violenza è da fuori di testa.
NO AL PARTITO DI BERLUSCONI - Alla manifestazione hanno partecipato circa 250 persone, tra le quali gli esponenti della Lega Roberto Calderoli, Roberto Castelli e Mario Borghezio, e 43 sindaci leghisti della provincia di Bergamo che venerdì Bossi ha definito «eroi».
Come mai si accaniscono tanto con gli extracomunitari quando sanno bene che tra i loro simpatizzanti e tesserati vi sono decine di "imprenditori" che danno da lavorare agli stessi extracomunitari?
Sorvolo sul tipo di contratto applicato a quei lavoratori, direi che il colore del contratto è scuro, molto scuro, scurissimo, oserei dire "nero".
Bossi ha inoltre respinto con forza l'ipotesi del partito unico del centrodestra e ha chiamato «moralmente alla lotta» il «popolo della Padania perché i partiti non si possono comprare.
Memoria corta, Umberto. Memoria molto corta. Cortissima, direi.
Non si può entrare in un partito unico perché la Lega ha una sua identità. Chi difenderà sennò il popolo della Padania nel partito unico?
Come mai la Lega abbaia tanto, ma quando è stata al Governo (e per ben 5 anni) non ha morso?
Prepariamoci moralmente per la lotta, anche se si rischierà di lasciarci la vita».
La vita!!! Ullallà.
Al massimo qualche calcio in culo.
Non sarebbe ora che dopo tanto sbraitare e tanti teatrini alla bossi-calderoli-borghezio passassero dalle parole ai fatti?
Giusto per dimostrare che sotto-sotto qualcosa di duro ce l'hanno.
Volevano scaldarsi con un falò di abbonamenti Rai e se non fosse per il gas dello zio-comunista Putin, sarebbero morti gelati dal freddo
Volevano cannoneggiare le bagnarole degli extracomunitari che approdavano a Lampedusa e invece si sono limitati, una tantum, a bloccare la Milano - Brescia perchè non volevano pagare le multe per aver sforato le quote latte.
Hanno definito una porcata la legge elettorale approvata dal governo Berlusconi, ma non hanno evitato di sfamarsi, elettoralmente parlando, alla greppia romana.
Continua, Umberto, continua.
Qualche cialtrone che ti segue nella guerra agli extrapadani prima o poi lo trovi e se ci scappa il morto, pazienza.
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09-12-2007, 11.15.40
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Citazione:
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Originalmente inviato da Roderigo
«Qui fra i politici c´è un sacco di brutta gente, che una volta avrebbe blaterato all´osteria per poi chiedere scusa al prete, e oggi finisce in televisione».
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Sintesi fulminante alla degenerazione di tante zone "miracolate" del belpaese.
Perdonate il francesismo, ma credo che il sindaco di Cittadella e i suoi amici andrebbero "rieducati" a calci nel culo.
Però sono sempre più convinto che uno dei problemi che agevolano la crescita della malapianta del razzismo (il più radicato dei quali è il transfert della persecuzione di cui gli ex straccioni fanno oggetto i nuovi) sia proprio nella superficialità di molto antirazzismo e nel razzismo alla rovescia, difficilissimo da recuperare: giudicare i comportamenti in base alla regione di provenienza e voler estendere eventuali colpe a tutti gli abitanti. E' un contro-luogo comune ormai molto diffuso, soprattutto da parte di chi vuole dimostrare improbabili superiorità morali. L'atteggiamento della stampa nazionale nei confronti dell'annegamento del bosniaco che salvò i due bambini in mare nel luglio scorso ne è un esempio lampante. E' come dire che nel nordest sono tutti stronzi così come i siciliani sono tutti mafiosi, i napoletani tutti camorristi e via di questo passo.
Nelle scuole l'antirazzismo viene proposto come obbligo morale o esercizio di bontà, del tutto privo di senso: se l'atteggiamento di fondo è "devi trattarli bene, perchè siamo tutti uguali o perchè loro sono sfortunati" è garantito il risultato opposto, anche perchè enfatizza, di fatto, la diversità e la gerarchia sociale.
E prima o poi ci sarà sempre il "residente" meno dotato che imputerà le sue colpe e i suoi ritardi ai favoritismi di cui godrebbero "gli altri". E' esattamente il senso del messaggio demenziale nel tabellone elettronico riportato nel post d'apertura.
In un'altra discussione raccontai della vicenda del mio figlio maggiore durante il ritiro della sua squadra di calcio: due bambini (il primo figlio di una coppia di albanesi, il secondo italo-siriano) contravvenendo all'originale assegnazione delle camere hanno chiesto di stare in camera con lui, che ha accettato la cosa come la più naturale del mondo, perchè con loro divide già diverse cose.
Ovvero: lui non ha avvertito nessun atto "meritorio" da parte sua, nè ha pensato che avrebbe compiaciuto i genitori, perchè non avverte differenze di sorta nella relazione con questi suoi coetanei. Zero ipocrisie "risarcitorie", peraltro avvertibile in altre famiglie, zero pregiudizi: semplicemente la libera scelta della compagnia sulla base di attitudini, di passioni comuni e "feeling" personale.
Non ha la percezione dell'esistenza del problema, tutto qui, e sono convinto che non avrà mai problemi del genere.
Il razzismo per me è fatto del tutto innaturale, nella genetica come nella società, e proprio per questo ho l'impressione che se l'antirazzismo da semplice discriminante morale o moralistica non viene ricondotto al certo vantaggio sociale nelle collaborazione tra le genti, ne vedremo sempre di peggio.
Ultima modifica di Michi : 09-12-2007 alle ore 11.31.00.
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09-12-2007, 11.59.08
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Il razzismo è nato e sempre nascerà quando un paese si trova in difficoltà economica, chiaramente supportata da una maleducazione sociale. Fateci caso, quali sono le regioni più aperte all'immigrazione in Italia: le più ricche. Prima di tutto perchè l'ape è attirata dal miele e secondo perchè quando c'è molta ricchezza da distribuire, conta meno a chi la distribuisci.
Quando invece comincia ad esserci disagio sociale, i poveri lottano per la sopravvienza. Direte che non è il caso del nord est e forse nemmeno della ricca Lombardia.
Invece sì: il nord est dopo la sbornia economica sta cominciando a retrocedere economicamente in alcuni settori (soprattutto adesso che si fa avanti la Cina) e la Lombardia idem. Per esempio nel tessile, messo ormai in ginocchio dalla competizione cinese ed indiana.
Inoltre in queste due aree oltre ad un'educazione sociale (prevalentemente di sinistra) esiste una chiusura mentale derivata dalla provenienza di origine del capitale: in Lombardia dalla ricca ma bigotta Brianza e dalle valli bresciane e bergamasche e il Veneto dalle opulente valli del Po.
my two cents
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09-12-2007, 12.13.10
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Perfetto Catluc, tra l'altro sei stata la sola che invece di denigrare e giudicare ti sei fermata un attimo a riflettere PERCHE' il razzismo nasce.
Invece di bearci della nostra decantata apertura mentale verso lo straniero, fermiamoci a pensare da quale disagi nasce il razzismo.
Mi ha fatto impressione la coesione delle persone intervistate per strada e sono sicura che la pensino piu' o meno tutti nello stesso modo.
Fatto un sondaggio su Italia uno sulla questione e il 95% dei MIGLIAIA di sms arrivati dicevano :i sindaci hanno fatto bene.
Incominciamo a chiederci perche' la gente e' stanca, e' impaurita, e' demoralizzata, invece di sputare sentenze dall'alto del pulpito, che son tutti boni a far cosi.
Brava Caterina, ottima analisi, more solito.
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09-12-2007, 12.22.49
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Lucrezia, non mi lodare troppo, altrimenti arrossisco.
Devo comunque ammettere una cosa: frequentare Metaforum mi aiuta molto. A riflettere, considerare vari aspetti, vederne altri e dialogare. Molto spesso quando parli, viene aggredita dalla voce dell'altro che stronca le tue idee, anche se giuste. Invece a tutti bisognerebbe dare la pssibilità di esprimere la propria idea per magari controbatterla dopo. Per questo quando vedo che si alzano toni, mi permetto di risentirmi, magari solo scherzando o dileggiando il provocatore. 
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09-12-2007, 12.39.17
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Citazione:
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Originalmente inviato da catluc
Lucrezia, non mi lodare troppo, altrimenti arrossisco.
Devo comunque ammettere una cosa: frequentare Metaforum mi aiuta molto. A riflettere, considerare vari aspetti, vederne altri e dialogare. Molto spesso quando parli, viene aggredita dalla voce dell'altro che stronca le tue idee, anche se giuste. Invece a tutti bisognerebbe dare la pssibilità di esprimere la propria idea per magari controbatterla dopo. Per questo quando vedo che si alzano toni, mi permetto di risentirmi, magari solo scherzando o dileggiando il provocatore. 
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Quello che hai scritto e' molto vero e giusto.
Le correnti a senso unico mi fanno rabbia: odio il razzismo ma anche il suo contrario, non mi piace che si tuteli a spada tratta solo chi e' straniero e si dimentichi la situazione nella quale viviamo che non e' rosea. Mettere la testa nel buco come fanno gli struzzi e' gravemente controproducente, perche' alimenta il razzismo.
Fare finta di niente,tutelare solo alcuni e non tutti, abbandonare la gente al proprio destino fomenta l'odio perche' la gente reagisce alla paura con quello che puo', soprattutto se si sente abbandonata ed impotente.
Mi sono chiesta per anni come potesse Hitler avere l'appoggio incondizionato di un'intera nazione, mi sono chiesta come la gente di strada potesse odiare gli ebrei cosi tanto.
Una ragione ci sara' stata: la paura del diverso.
E' stato possibile un fenomeno del genere con gli innocui ebrei, figuriamoci oggi che lo straniero non e' sempre innocuo!
Una sola cosa era da fare, se lo Stato avesse agito con intelligenza: tutelare lo straniero ma anche l'italiano, piu' sicurezza, piu' controlli, meno sfuttamento, meno criminalita'.
Case agli stranieri, ma anche agli italiani meno abbienti, e soprattutto controllo degli ingressi per non incentivare la criminalita', permesso di soggiorno solo a chi dimostra di fare un lavoro entro i tre mesi di permanenza....
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09-12-2007, 12.40.14
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Citazione:
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Originalmente inviato da catluc
Il razzismo è nato e sempre nascerà quando un paese si trova in difficoltà economica, chiaramente supportata da una maleducazione sociale. Fateci caso, quali sono le regioni più aperte all'immigrazione in Italia: le più ricche. Prima di tutto perchè l'ape è attirata dal miele e secondo perchè quando c'è molta ricchezza da distribuire, conta meno a chi la distribuisci.
Quando invece comincia ad esserci disagio sociale, i poveri lottano per la sopravvienza. Direte che non è il caso del nord est e forse nemmeno della ricca Lombardia.
Invece sì: il nord est dopo la sbornia economica sta cominciando a retrocedere economicamente in alcuni settori (soprattutto adesso che si fa avanti la Cina) e la Lombardia idem. Per esempio nel tessile, messo ormai in ginocchio dalla competizione cinese ed indiana.
Inoltre in queste due aree oltre ad un'educazione sociale (prevalentemente di sinistra) esiste una chiusura mentale derivata dalla provenienza di origine del capitale: in Lombardia dalla ricca ma bigotta Brianza e dalle valli bresciane e bergamasche e il Veneto dalle opulente valli del Po.
my two cents
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non ho capito se dici che il razzismo nasce nel momento in cui la regione ricca perde la sua sicurezza, o se dici che è intrinseco nella matrice economico-culturale della stessa (chiusura mentale derivata da ecc...)
poi
non so se davvero il razzismo nasce nel momento in cui non c'è più pane anche per chi viene da fuori, o semplicemente in quel momento trova una legittimazione e non è più inconfessabile peccato privato, ma diventa rivendicazione pubblica.
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09-12-2007, 12.47.51
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Citazione:
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Originalmente inviato da ggiu
non ho capito se dici che il razzismo nasce nel momento in cui la regione ricca perde la sua sicurezza, o se dici che è intrinseco nella matrice economico-culturale della stessa (chiusura mentale derivata da ecc...)
poi
non so se davvero il razzismo nasce nel momento in cui non c'è più pane anche per chi viene da fuori, o semplicemente in quel momento trova una legittimazione e non è più inconfessabile peccato privato, ma diventa rivendicazione pubblica.
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E' come dici.
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09-12-2007, 12.52.57
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Citazione:
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Originalmente inviato da ggiu
non ho capito se dici che il razzismo nasce nel momento in cui la regione ricca perde la sua sicurezza, o se dici che è intrinseco nella matrice economico-culturale della stessa (chiusura mentale derivata da ecc...)
poi
non so se davvero il razzismo nasce nel momento in cui non c'è più pane anche per chi viene da fuori, o semplicemente in quel momento trova una legittimazione e non è più inconfessabile peccato privato, ma diventa rivendicazione pubblica.
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Entrambe ggiu. Se esiste già un substrato economico culturale a favore, è più facile che il razzismo attecchista nel momento in cui la parte rica perde la sua sucurezza economica.
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09-12-2007, 13.01.15
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allora la fonte del razzismo non è l'insicurezza economica.
essa semmai può far calare la maschera, ma il razzismo c'è già e dipende da altri fattori.
è un dato culturale latente, che nel momento opportune viene cavalcato da determinati capetti che su esso fondano il proprio consenso e diventano sindaci e tutto il resto.assolutamente corretto in democrazia, eh.
ma non facciamoci confondere.le pulsioni 'paura, rischio di minor ricchezza' non possono essere giustificazione condivisibile per l'odio.
negare i problemi è sciocco.aggirarli è un errore.
ma non diventiamo complici di un modo di pensare esasperato: ammettere che ci sia molto da fare non porti a giustificare il razzismo.
perdipiù io provo una specie di pena, quasi solidale, per chi crede che davvero certi politicucci rappresentino le loro esigenze.farsi spingere dal 'fastidio, dalla paura, dal rancore' conduce a non guardare davvero le radici del proprio disagio, e ad affidarsi a chi non ha nè l'intenzione, nè gli strumenti per sradicarli con efficacia.
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09-12-2007, 13.06.45
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Citazione:
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Originalmente inviato da ggiu
allora la fonte del razzismo non è l'insicurezza economica.
essa semmai può far calare la maschera, ma il razzismo c'è già e dipende da altri fattori.
è un dato culturale latente, che nel momento opportune viene cavalcato da determinati capetti che su esso fondano il proprio consenso e diventano sindaci e tutto il resto.assolutamente corretto in democrazia, eh.
ma non facciamoci confondere.le pulsioni 'paura, rischio di minor ricchezza' non possono essere giustificazione condivisibile per l'odio.
negare i problemi è sciocco.aggirarli è un errore.
ma non diventiamo complici di un modo di pensare esasperato: ammettere che ci sia molto da fare non porti a giustificare il razzismo.
perdipiù io provo una specie di pena, quasi solidale, per chi crede che davvero certi politicucci rappresentino le loro esigenze.farsi spingere dal 'fastidio, dalla paura, dal rancore' conduce a non guardare davvero le radici del proprio disagio, e ad affidarsi a chi non ha nè l'intenzione, nè gli strumenti per sradicarli con efficacia.
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Non stavo giustificando nessuno, stravo solo spiegando perchè tanto razzismo in Italia e perchè è venuto fuori adesso. Tra trovare i motivi e giustificare c'è un abisso. Inoltre se non scopri le cause non puoi nemmeno debellare la malattia.
Ultima modifica di catluc : 09-12-2007 alle ore 13.58.13.
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09-12-2007, 13.12.12
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Citazione:
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Originalmente inviato da ggiu
allora la fonte del razzismo non è l'insicurezza economica.
essa semmai può far calare la maschera, ma il razzismo c'è già e dipende da altri fattori.
è un dato culturale latente, che nel momento opportune viene cavalcato da determinati capetti che su esso fondano il proprio consenso e diventano sindaci e tutto il resto.assolutamente corretto in democrazia, eh.
ma non facciamoci confondere.le pulsioni 'paura, rischio di minor ricchezza' non possono essere giustificazione condivisibile per l'odio.
negare i problemi è sciocco.aggirarli è un errore.
ma non diventiamo complici di un modo di pensare esasperato: ammettere che ci sia molto da fare non porti a giustificare il razzismo.
perdipiù io provo una specie di pena, quasi solidale, per chi crede che davvero certi politicucci rappresentino le loro esigenze.farsi spingere dal 'fastidio, dalla paura, dal rancore' conduce a non guardare davvero le radici del proprio disagio, e ad affidarsi a chi non ha nè l'intenzione, nè gli strumenti per sradicarli con efficacia.
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Vedi, il razzismo di base ha l'ignoranza e la naturale diffidenza per il diverso, sperare che una volta globalizzato il pianeta scompaia e' un'utopia, vediamo l'esempio dell'America dove i neri dopo anni e anni di integrazione sono ancora discriminati.
Pero' esasperare un problema e' un'altro paio di maniche.
Io dico solo questo: mentre in condizioni normali i razzisti convinti e agguerriti sarebbero una minoranza, in situazioni difficili esacerbi l'insofferenza anche in soggetti che mai avrebbero maltollerato uno straniero in condizioni diverse dalle attuali.
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