L'Archivio di Metaforum

Forum di politica, cultura, società - 2007

 
Vecchio 03-07-2007, 21.54.57
Roderigo
 
La destra di Storace

La reazione di Fini: «Dispiaciuto ma motivazioni inconsistenti»

Storace lascia Alleanza Nazionale



L'addio al partito con un comunicato sul sito. La replica al leader di An:
«Da Fini solo superficialità e superbia»

ROMA - La rottura si è consumata. E ora potrebbe fondare un suo partito. Francesco Storace, ex presidente della Regione Lazio ed ex ministro della Sanità lascia Alleanza Nazionale. «Le mie dimissioni da Alleanza nazionale - scrive in una nota Storace - le ho inviate ieri sera (lunedì ndr) al presidente del circolo di An della Balduina, Daniele Marin, e le ho comunicate pochi minuti fa al presidente del gruppo al Senato, Altero Matteoli». «Credo che questa non sia più la mia casa politica - si legge sul sito web di Storace - ed è facilmente immaginabile quale possa essere il mio stato d'animo nel prenderne atto. Ma vedo praticamente esaurita la funzione di Alleanza Nazionale nella rappresentanza dei valori della destra, con il suo leader molto impegnato nel tentare a tutti i costi, attraverso attraverso formule che si modificano quotidianamente e incomprensibilmente, nel liberarsi di quello che appare sempre più un fardello ingombrante per i suoi disegni politici».

FINI - Immediata la reazione di Fini. «Sono umanamente dispiaciuto. Trovo le motivazioni politiche addotte da Storace inconsistenti, perché nessuno in Italia pensa che Alleanza nazionale non sia più un partito di destra. Ovviamente si tratta di capire cosa si intende per valori e programma di destra» spiega il presidente di Alleanza nazionale commentando l'addio al partito di Storace. «Motivazioni inconsistenti? Sono le motivazioni percepite in larga parte dal nostro popolo - ha contro replicato l'ex ministro - e bastava stare oggi un’ora davanti al mio computer per vedere quante migliaia di inconsistenti mi scrivevano. Bisogna rispettare - ha preoseguito Storace chi non la pensa come te, non bisogna mostrare superficialità e superbia verso chi la pensa diversamente».

«AMBISCO A UNA COSTITUENTE DELLA DESTRA» «Immagino un percorso che da qui a ottobre porti a una costituente della destra e per la destra». Nel corso della trasmissione «Otto e mezzo» su La7 Storace ha descritto così la sua strategia per «verificare chi e quanti sono d'accordo con le mie idee». L'ex governatore del Lazio ha precisato di non avere creato ancora una nuova forza politica. «Il partito che ho in mente non è ancora nato - ha spiegato - visto che per ora sto convocando la costituente della destra in modo da far partecipare anche i cittadini a questo processo».

ALTRO ADDIO - Sulla scia di Francesco Storace, anche un altro parlamentare di Alleanza Nazionale abbandona intanto il partito di Fini. È il deputato napoletano Antonio Pezzella.


03 luglio 2007
http://www.corriere.it/



Francesco Storace, vita e opere in parole
Le frasi di Epurator


SALUTO ROMANO
Nel giorno della proclamazione in aula del senatore diessino Salvatore Adduce : «Finalmente! Potrò salutare Adduce senza che Fini s'incazzi...»

PUGNI
«Il cazzotto sottolinea l'idea»

SENTIMENTALE
«Sono un uomo che sa piangere, senza vergogna»

IL TEATRINO DELLA POLITICA
«Alla politica non so se sono adatto, al cabaret sì».

ANNI DI PIOMBO
«In quegli anni le ho soprattutto prese. Ho subito tre attentati, una volta mi hanno sparato, un'altra mi hanno bruciato l'auto, una terza hanno cercato di bruciarmi casa».

ANNI DI PIOMBO/2
«Non c'è una sola denuncia a mio carico. Sono immacolato, anzi vergine»

PD
«Grandi festeggiamenti in tutta l'Africa. Veltroni non viene più...»

GAY
«Quella checca di Paissan mi ha graffiato con le sue unghie laccate di rosso, io non l'ho toccato. Sfido chiunque a trovare le sue impronte sul mio culo»

GAY/2
«Stora' dicce qualcosa de destra»
«A froci»


03 luglio 2007
http://www.corriere.it/
 
Vecchio 04-07-2007, 13.53.18
Roderigo
 
Cronaca di un divorzio



di ALDO CAZZULLO

«Di nuovo? Ancora la storia del dossier Rutelli? No, quella l'ho raccontata troppe volte, la prima a lei, saranno passati dieci anni…». Senatore Storace, ancora una volta, la prego. «Oggi no. Mi mette troppa malinconia». L'ultima... «Ci sono storie anche più belle, tra me e Fini. Come quel viaggio in Russia: la più bella vacanza della mia vita. Era il '91, l'anno del crollo dell'Urss. Entrammo in un giornale di nostalgici stalinisti arredato con stelle rosse, ritratti di Baffone e tutto. Ci guardammo negli occhi e non ci parlammo neppure: scattammo d'istinto nel saluto a pugno chiuso, gridando "We are italian communist!"». Forse nessuna donna sa tante cose di Fini quanto Francesco Storace. Lui medesimo spiegò all'Espresso: «Quando litighiamo, come succede tra marito e moglie, finisce sempre che sono io a far la parte della femmina. Insomma, della femmina secondo la tradizione popolare: il sesso debole che abbozza». Tutto finito. Come quando finisce un amore, appunto. «Ci siamo conosciuti trent'anni fa. Ma non è che custodisco un ricordo particolare. Non è mica una bella figa» sorride amaro oggi, nel giorno dell'addio.

Proprio la sintonia emotiva con Fini, la comunicazione non verbale, la complicità hanno sempre procurato a Storace l'invidia degli altri colonnelli. Sembravano fatti per l'eternità: il secco e il tondo, il freddo e il passionale, stanlio e ollio. Con qualche punto in comune: nati a sette anni di distanza — Gianfranco ne ha 55, Francesco 48 — come le loro figlie: Giuliana Fini ha 22 anni, Marialidia Storace 15. Entrambi hanno un fratello più piccolo, entrambi vengono da famiglie borghesi di destra: volontario della Rsi, divisione San Marco, Argenio Fini, che chiamò il figlio Gianfranco come suo cugino Gianfranco Milani, ucciso dopo il 25 aprile; simpatizzante del Msi Giuseppe Storace, a torto indicato dall'Unità come picchiatore fascista. Anche loro, come le coppie nell'anticamera del matrimonialista, hanno parecchio da rinfacciarsi. Devono molto l'uno all'altro. Fini trovò Storace che era un abusivo sovrappeso nella redazione del Secolo d'Italia e lo portò alla presidenza della Regione Lazio. «Se è per questo, io gli ho fatto scudo con il mio corpo» racconta Storace, che ha il fisico del ruolo. «Accadde a Napoli, nel 1987. Lui era appena stato eletto segretario del Msi, io avevo abbandonato Servello per votarlo. Ci trovammo di fronte un centinaio di disoccupati organizzati, venuti per menare. "Via i fascisti!" gridavano. Io presi Gianfranco e me lo portai via. Scampammo a stento». Storace del resto vanta una serie di attentati che neanche de Gaulle. «Non c'è niente da ridere. Spari, rogo dell'auto, incendio della casa, con mia madre che tenta di lanciare mio fratello dalla finestra per sottrarlo alle fiamme. Fare politica a destra al tempo dell'antifascismo militante significava rischiare la pelle. Sono cose che uniscono per la vita e per la morte. Ma non voglio fare retorica. La storia del Msi pare un manuale di sopravvivenza».

Quando Fini perde la segreteria, Storace resta al suo fianco. «Al Secolo mi occupavo di lotta alla mafia e gli passavo materiale per le interrogazioni parlamentari contro il potere Dc. Poi nel '91, quando lui riconquistò il partito, io divenni il suo capufficio stampa. E allora vendere Fini non era facile come adesso. Non ci filava nessuno. Me ne inventavo di tutti i colori: una al giorno. Prima comunicazione, il mensile, mi fece un ritratto intitolato: "Lo sparaballe". Il numero migliore era quella di Cossiga ». Cossiga? «Erano i giorni del picconatore. Io avevo imparato il suo stile. Ero in grado di scrivere falsi testi di Cossiga in modo impeccabile: parole, aggettivazione, scelta della punteggiatura. Mi alzavo all'alba, scrivevo e attribuivo a Fini. Poi mandavo subito alle agenzie, in modo che la dichiarazione in cossighese del segretario del Msi fosse il primo lancio della giornata. Passò così l'idea di Fini ventriloquo di Cossiga, uomo più vicino al capo dello Stato, braccio destro nella demolizione della Prima Repubblica. Tutte balle». Che con il tempo diventarono vere. Il sistema crollò, e si venne al duello con Rutelli... «No, il dossier Rutelli no! C'è un altro episodio molto più significativo. La prima volta che entrai in Parlamento, nel '94, neppure me ne accorsi. Avevo fatto campagna nel mio collegio, ma soprattutto mi ero speso per il partito, per Gianfranco. La sera del 28 marzo feci notte in via della Scrofa, ad aspettare i risultati e a festeggiare la vittoria dell'Msi e di Fini. Andai a dormire senza sapere nulla della mia sorte. Il mattino guardai Televideo e avvertii mia moglie che ero stato eletto deputato».

Dopo la sconfitta del '96 Storace diventa presidente della Vigilanza Rai e Fini inventa il soprannome di Epurator. «Non me ne sono più liberato». Fini gli affida la federazione romana, «e io la porto al 31%, più della Dc di Sbardella». Alle Europee del '99 An crolla, Fini viene processato all'hotel Plaza e Storace interrompe l'intervento critico di Fisichella: «Ingeneroso!». Poi parte con una dichiarazione di fedeltà: «Gianfranco, quanta acqua è passata sotto i ponti. E quante nuotate in quell'acqua... ». Alle Regionali del 2000 Fini convince Berlusconi a puntare su Storace, che strappa il Lazio alla sinistra voto per voto. «Quella notte però Fini fu l'ultimo ad arrivare — rievoca oggi —. Me lo ricordo, con il suo giubbotto di renna, entrare all'hotel Parco dei Principi alle quattro del mattino. A risultato acquisito».

I dissapori cominciano subito. Succede, quando il fratello minore cresce. O quando il maggiore imbocca un'altra strada: la ricucitura con Bossi, il progetto di entrare nel Ppe, l'idea del partito unico. Storace scrive lettere aperte di dissenso, per Natale Fini gli risponde con una lettera privata, a mano. «Una cosa molto bella, mi ha fatto piacere. Ma è come quando Gianfranco si ribella a Berlusconi e lui lo abbraccia dicendo che sono amici. La questione è politica » disse Storac e. E ancora: «Con Fini a volte litighiamo a morte. Solo che lui è un incassatore straordinario. Non si arrabbia mai e la cosa mi manda ancora più in bestia. Se ho una cosa da dirgli lo faccio apertamente, al contrario dei tanti cortigiani che ha attorno. Ma il richiamo di Fini è una cosa che sento. Lui è il capo e non si discute. Ne ho persino soggezione». Poi le cose precipitano.

«Il viaggio in Israele, le telecamere allo Yad Vashem dove io ero stato tre anni prima ma in incognito, il fascismo "male assoluto" — rievoca ora Storace —. Il voto agli immigrati. Il referendum sulla fecondazione assistita. Il Corano nelle scuole ». Lettere non ne sono arrivate più. «Ho sempre distinto i rapporti politici da quelli personali. Ma la politica alla fine è fatta da persone. Due possono stare insieme per comunanza di passioni o convergenza di interessi. Noi abbiamo perso entrambe. Ancora a dicembre Fini annunciava di voler ricucire con la maggioranza del partito; non l'ho più sentito». Allora, addio. «E comunque, quella volta andò così. Autunno 2003, amministrative a Roma, ballottaggio Fini-Rutelli. Metto in giro la voce che abbiamo raccolto materiale su Rutelli e la sua famiglia. Lo dico a un giornalista di sinistra, che abbocca e lancia l'allarme democratico. Al faccia a faccia da Santoro, mi siedo dietro Gianfranco, in mano una cartellina con la scritta DOSSIER RUTELLI. Dentro c'erano 40 fogli. Tutti bianchi. Ogni tanto ne prendo uno e lo faccio scivolare con mossa furtiva in mano a Fini. Rutelli se ne accorge e comincia a fare segni di nervosismo. Gianfranco, serio, finge di leggere. All'ennesimo foglio Rutelli dà fuori da matto: "Ora anche noi raccoglieremo dossier sui fascisti!"». E qui finalmente Storace scoppia in una risata incontenibile, di quelle che confinano con il pianto.


Corriere della Sera, 4 luglio 2007
 
Vecchio 05-07-2007, 11.44.33
Daruma
 
Citazione:
Originalmente inviato da Roderigo
Cronaca di un divorzio




Corriere della Sera, 4 luglio 2007
Povero Gianfranco, nel giro di un mese, si è dovuto separare per ben due volte! : dalla ex-moglie Daniela Di Sotto - che evidentemente è voluta salire di sopra - e dall'ex-alleato/amico Francesco Storace, il cui futuro partitino va ad allungare la chilometrica lista della galassia di partitini "a destra" di AN... Fiamme e fiammette!



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