L'Archivio di Metaforum

Forum di politica, cultura, società - 2007

 
Vecchio 17-07-2007, 14.52.59
Roderigo
 
La candidatura di Rosy Bindi

La guerra di Rosy





Bindi si candida, Letta si sta per candidare.
Per Veltroni la passeggiata si fa più insidiosa


Roma. Rosy Bindi ha annunciato ieri pomeriggio che si candiderà alla segreteria del Partito democratico, Furio Colombo lo ha fatto domenica in un articolo sull’Unità, Enrico Letta lo farà presto. Si profila così, con Walter Veltroni, una corsa a quattro.

Non sarà uno scontro tutti contro tutti e nemmeno tutti contro uno, ma un doppio: Veltroni e Colombo da un lato, Bindi e Letta dall’altro. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio attende solo la chiusura della trattativa con i sindacati, per potersi poi autosospendere dal governo e giocare la partita con le mani libere. Da parte sua, Rosy Bindi ha chiarito subito che se sarà eletta rinuncerà “a qualunque altro incarico”, perché quello di segretario del Pd sarà un “impegno a tempo pieno”. Chiarissimo il riferimento al doppio incarico del candidato-sindaco, che ha già detto di non poter venir meno al “patto stretto con i romani”, nemmeno dopo l’eventuale (e probabile) elezione. Del resto, nel suo annuncio, il ministro per la Famiglia non dice, come Colombo, che la sua candidatura “non è contro Walter”. Dice invece che per costruire un nuovo partito che sia davvero democratico occorre una vera competizione. E sembra una promessa.

Rosy Bindi punta sulle donne e si prepara a giocare all’attacco, da sinistra, come ha sempre fatto. Era lei, infatti, l’unico dirigente del centrosinistra al caucus cofferatiano di Firenze, 10 gennaio 2003, con Nanni Moretti a fare da presentatore e l’ex segretario della Cgil a raccogliere l’investitura dei girotondi. Di qui, verosimilmente, la candidatura dell’ex direttore dell’Unità, secondo molti ispirata dallo stesso Veltroni. Per coprirgli le spalle a sinistra, ma anche per offrirgli più ampi margini di manovra tra l’abbraccio di Francesco Rutelli da un lato e la tutela di popolari e dalemiani dall’altro. E in effetti il successo di una lista alla sua sinistra, ma esplicitamente “non contro Walter”, sarebbe il suo capolavoro. All’indomani del voto Veltroni potrebbe così assumere nuovamente, anche nel Pd, la posizione che da sempre gli è più congeniale, tornando a “coniugare radicalità e riformismo”.


17 luglio 2007
http://www.ilfoglio.it/
 
Vecchio 21-07-2007, 02.31.46
Roderigo
 
La candidata Rosy Bindi:
voti una, prendi tre






di CLAUDIA MANCINA

La candidatura di Rosy Bindi non è soltanto utile, come molti hanno detto, perché allarga il campo del dibattito e vivacizza le primarie. È una candidatura particolarmente significativa, perché non è l’espressione di una singola identità (per esempio, quella cattolico-democratica), ma intreccia varie identità: un tratto che ha in comune con la candidatura di Veltroni, che non può certo essere considerata soltanto espressione dei Ds.

Le identità di Rosy sono almeno tre: quella di sinistra, quella cattolica, quella femminile. È un mix molto significativo, che può avere un peso nel percorso di costruzione del Pd, al di là delle motivazioni soggettive - non sempre prive di tatticismi e retropensieri - di chi nel suo partito l’ha incoraggiata. L’adesione di Franca Chiaromonte, presidente di Emily, è emblematica. Molte donne probabilmente la seguiranno. E molti cattolici, o molti che trovano Veltroni non abbastanza di sinistra. Questa candidatura quindi potrà aumentare l’attrattiva delle primarie e portare più gente al voto del 14 ottobre; potrà perfino - se i risultati, com’è possibile, saranno veramente molto buoni - riaprire la questione del ticket.

Ma potrà anche aprire qualche pista nuova nel Pd. Il bello della figura di Rosy è che le sue tre identità si modificano l’una con l’altra. Essere di sinistra da cattolici non è la stessa cosa che esserlo da ex comunisti. Essere cattolici da donne non è la stessa cosa che esserlo da uomini. Per la prima volta in Italia una donna si candida alla segreteria di un grande partito. Non è una cosa da poco. Le donne non acquistano forza politica chiedendo quote o posti in nome della differenza di genere, ma mettendosi in gioco direttamente e giocando le loro carte come leader politici. Il gesto di Rosy da questo punto di vista è molto poco italiano: somiglia a quello di Ségolène Royal, che ha sfidato il partito e ha costretto gli altri a schierarsi. Potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase nella presenza politica delle donne italiane, se da parte di queste ci sarà la capacità di avviare una riflessione nuova.

E tuttavia forse in questo momento l’aspetto più interessante e stimolante è quello che riguarda l’identità cattolica. Come spiegava ieri Paola Binetti su queste pagine, i cattolici oggi si trovano davanti varie opzioni riguardo alla loro presenza in politica, e quindi al rapporto tra fede e politica. Tra la tentazione di rifare un partito dei cattolici, e il timore di perdere completamente la propria identità, si celebra ancora il lungo lutto per la scomparsa del cattolicesimo politico. La Binetti esclude la via di un partito dei cattolici, e infatti sarà nel Pd. Ma sappiamo che molti non si fidano di questa prospettiva, e temono uno spostamento dei cattolici - che finora, com’è noto, si sono equamente distribuiti nei due schieramenti - nel centrodestra. A questo rischio rispondono varie riflessioni e ipotesi di aggregazione in vista del Pd, che qualche volta sembrano adombrare l’idea di una corrente cattolica.

Da non cattolica - quindi con tutto il rispetto per un travaglio che non è il mio - credo che sarebbe da evitare la formazione di una corrente così definita nel nuovo partito; che forse sarebbe perfino impossibile da realizzare, perché tra i cattolici non c’è unità di vedute, come non c’è tra gli ex comunisti, né tra le donne. È per questo che la contaminazione delle identità non è solo un auspicio, ma una necessità non eludibile. Mi sembra che la candidatura di Rosy Bindi anticipi già in sé tale contaminazione. È difficile pensarla a capo di una corrente cattolica. Piuttosto, come candidata alla segreteria, dovrà forse declinare meglio la sua laicità e insieme la sua cattolicità. Nella difficile vicenda dei Dico, la Bindi ha scontentato i cattolici ma non ha soddisfatto i laici. La quadratura del cerchio non è facile, se non ci si decide a uscire da un conflitto di valori che è indecidibile e che non dovrebbe avere spazio in politica. Se la candidatura di una cattolica favorirà una riflessione più avanzata su questi temi, sarà un’ottima cosa, per il Pd e per il paese.


Il Riformista 20 luglio 2007
 
Vecchio 09-09-2007, 18.09.33
catluc
 
La scelta di Rosy e le donne a sinistra

C’è un processo in corso di riarticolazione della politica. O forse, il tentativo di non soccombere a una sua completa disarticolazione. Nel campo del centrosinistra: Partito democratico da un lato; ricomposizione delle sinistre dall’altro. Anche chi ha la convinzione che non tutto si esaurisca nella rappresentanza e magari, come direbbe Luisa Muraro, fa politica “altrove e altrimenti“, è interessato a seguire i movimenti degli uomini e, nel mio caso, soprattutto delle donne che intendono dedicarsi a simili imprese.
Con una premessa: dopo il crollo del comunismo e la crisi della socialdemocrazia, molti dogmi e credenze che sembravano eterni, sono crollati. Forse proprio quel terremoto ha prodotto il rifiuto di meccanismi burocratici troppo pesanti. Servirebbe (nei partiti) un po’ di lucidità, di libertà per allontanarsi dalle formule. E per immaginare una nuova economia politica che non consideri i beni mercantili capaci di regolare, da soli, la vita sociale. E la vita quotidiana, nella quale ci sono cose che le organizzazioni di partito nemmeno suppongono.
Servirebbe (di nuovo) una buona dose di insolenza per contrastare “la verticalizzazione“ (Giuseppe de Rita) delle decisioni che incidono sulla rappresentanza. Andare a Porta a Porta, Matrix, Ballarò è troppo poco per uscire dalla crisi dei partiti. Nuovi e vecchi.
Che ruolo hanno in questo complicato processo le donne?
Rosy Bindi si è candidata alla segreteria del Partito democratico. Ha bucato quel muro di consensi che sembrava ormai cementato intorno a Veltroni e al suo ticket con Franceschini. La discesa in campo di Enrico Letta è stata accolta con soddisfazione. Sensibilità, linguaggi, posizioni diverse, possono competere, arricchire un percorso appena iniziato. Inoltre, se il ticket Veltroni-Franceschini punta a una formazione liberal-democratica, le difficoltà del welfare, l’indebolimento dello Stato, la spiritualità in rapporto alla laicità e contemporaneamente l’attestarsi da parte della Chiesa di Ratzinger sui “principi non negoziabili“, oppure il ritorno massiccio delle diseguaglianze, sono temi e problemi per i quali è importante avere un grande numero di proposte e di soluzioni che, senza gridare allo scandalo, entrino pure in conflitto tra loro.
Guardando dall’esterno, la scelta di Rosy Bindi fa simpatia. E’ volitiva; compete per ottenere il massimo. Ha compiuto un gesto di libertà che suscita ammirazione. Tra molte donne. Ci si aspetterebbe da quante si sono mosse (nel Partito democratico) con l’obiettivo di ottenere un 50% femminile nella futura assemblea costituente, di sentire il grido: Evviva! Ecco almeno una che punta in alto! E che a premere su di lei sia stata una parte dei prodiani non cambia la qualità del gesto. Macché. Sono arrivate dichiarazioni monocordi: Brava Rosy, coraggiosa Rosy. Però io voto Veltroni. E i due signori-maschi in ticket.
Il richiamo della foresta che teneva uniti è scomparso. Adesso, nei luoghi della politica, a tenere uniti sono le logiche di utilitarismo interno. Non ci stupisce più di tanto. Evidentemente, i posti sono importanti: io lavoro in segreteria regionale, in consiglio comunale, provinciale, come amministratrice, nelle municipalizzate: Veltroni e Franceschini si presentano fin da ora come il ticket vincente.
Per via di una “maggiore esperienza“ (così ha spiegato a sindaca di Napoli)? Comunque, i vincoli sono forti. Non ideologici, non identitari. Bensì pragmatici. Di fronte a “un regolamento delle primarie pensate per chi ha apparati, macchine, segreterie, sostegno logistico e corrispondenti in ogni luogo“ (Furio Colombo, anche lui candidato alla segreteria del Pd), ovvio puntare su candidati che hanno maggiori chances di vincere. Piero Fassino lavora al successo inappellabile di Veltroni. Mentre la scelta “seria” di molti margheritini – a parte il diessino Umberto Ranieri – è quella del giovane Letta.
Anche per questo le donne Diesse (con l’eccezione di Anna Maria Carloni e Franca Chiaromonte), non hanno risposto all’appello di Bindi. Ma c’è dell’altro. In un partito ormai senza corpo, che si regge sugli apparati, le donne dovrebbero avere anche loro degli apparati, cioè una forza alle spalle. Non ce l’hanno, e sostituiscono quella forza con relazioni di affidamento, più o meno antiche, con gli uomini, con i leader i quali gareggiano, provandoci pure gusto.
In genere, nelle organizzazioni politiche (con qualche eccezione che conferma la regola) le donne preferiscono non gareggiare in prima persona. Non hanno mai scommesso più di tanto sul proprio sesso. Da dirigenti hanno il compito di difendere, tutelare le altre. Brave, capaci nella propria sfera di competenza, ma (forse per una vecchia idea e cultura della sinistra) appagata anche in posizione seconda. Per ragioni di fedeltà. Nel governo Zapatero, prima ancora in quello Aznar, adesso in quello Sarkozy sono le donne-ministre a nutrire maggiore devozione dei maschi nei confronti del premier.
Volete mettere la soddisfazione di sentirsi artefice del successo di qualcuno, senza dichiarare le proprie ambizioni e però realizzandole per interposta persona (di sesso maschile)? La discesa in campo di Bindi un po’ spariglia, allarga il gioco. Ma secondo me lo allarga fuori dai partiti. In effetti, da altre postazioni come la Sinistra democratica o Rifondazione la sua candidatura è stata accolta con soddisfazione. Senza sbilanciarsi troppo. “Brava Rosy, coraggiosa Rosy, anche se noi non siamo nel Partito democratico“. Capisco che non si voglia cambiare partito. Ma quali altri gesti di libertà sapranno inventare donne che desiderano una sinistra più a sinistra del Pd? Quali relazioni di intelligenza potranno essere costruite tra donne dei vari partiti, presenti e futuri, almeno nell’ambito della maggioranza che così controvoglia sostiene il governo Prodi?
Bindi ha parlato del “coraggio di mescolarci tra noi, senza quote e senza sbilanciamenti di appartenenza“. Se ognuna resta inchiodata alla sua appartenenza, se una candidatura come quella di Marco Pannella viene respinta da un “comitato tecnico“ del Pd che a me ricorda chi reclama fallo in base a regole stabilite per il proprio vantaggio, ci sarà ancora qualcuno pronto a credere alla favoletta dei partiti nuovi, nuovissimi, che aprono finestre e porte ai semplici cittadini? O quanto meno alla diversità di culture politiche che pure attraversano la casa pericolante della maggioranza?
Ai miei occhi i partiti sono un mondo perso. Più verosimilmente, sono io persa ai loro occhi. Mi piacerebbe che Rosy Bindi fosse capace di smentirmi.

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