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Una sobria analisi dell’Iran

Una sobria analisi dell’Iran

di Trita Parsi

Pubblicato in Approfondimenti il 16 Ottobre 2007
Paese: Iran Israele
Testata: Yedioth Ahronoth
Tag: Ahmadinejad, Iran, Israele, minaccia iraniana, mondo arabo, Stati Uniti

14/10/2007

Nel momento in cui le voci di un possibile attacco all’Iran sono tornate prepotentemente alla ribalta, è estremamente necessario adottare una visione più saggia e bilanciata – sostiene l’analista di origine iraniana Trita Parsi – una visione che tenga conto di tutti gli orientamenti politici provenienti da Teheran, e non solo di quelli espressi dagli esponenti più radicali

Il provocatorio presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, ha ricevuto la peggiore accoglienza possibile a New York, e tuttavia è riuscito ad andarsene da vincitore. Egli dovrebbe dedicare la propria vittoria a Lee Bollinger, il presidente della Columbia University, la cui infantile introduzione di Ahmadinejad ha fornito al conservatore iraniano una immeritata opportunità di presentarsi come difensore dell’integrità accademica e della libertà di parola.

Come ha commentato l’editorialista di Newsweek Michael Hirsh: “Io credo che sia in generale una buona idea, quando inviti qualcuno alla tua università, quella di non dirgli al suo arrivo che non è il benvenuto, perché in quel caso sembreresti più pazzo di Ahmadinejad”.

Ma, il più importante punto messo a segno da Ahmadinejad è stata la disponibilità dei media a lasciare che i riflettori esagerassero il suo potere e la sua importanza. Per alcuni giorni, i media hanno parlato di Ahmadinejad come se fosse lui a determinare la politica nucleare iraniana, come se ci fosse lui a capo dell’esercito iraniano, e come se dipendesse da lui che l’Iran cerchi o meno di distruggere Israele.

Mentre l’ex sindaco di Teheran metteva in dubbio la veridicità dell’Olocausto a New York, gli iraniani ordinari stavano incollati ai loro televisori a guardare qualcosa di completamente diverso – una serie televisiva iraniana sull’Olocausto, sulle sofferenze degli ebrei, e sugli eroici sforzi dei diplomatici iraniani per aiutare gli ebrei francesi a sfuggire ai nazisti fornendo loro passaporti iraniani. Il contrasto con l’infuocata retorica di Ahmadinejad non poteva essere più chiaro. A quanto pare, il presidente iraniano non ha neanche il potere sufficiente per imporre le sue teorie sull’Olocausto alla TV di stato iraniana.

La contraddizione fra la retorica di Ahmadinejad sull’Olocausto e la serie televisiva iraniana esemplifica i pericoli dell’infatuazione dei media nei confronti del conservatore iraniano e di tutte le dichiarazioni intransigenti provenienti da Teheran. L’ingiustificata attenzione dei media non solo fa apparire Ahmadinejad più potente di quanto realmente sia, ma allontana l’attenzione da un’altra faccia dell’Iran; quella che non mette in dubbio l’Olocausto, che comprende i pericoli insiti nella scelta di giocare la carta anti-israeliana al fine di guadagnare popolarità sulla piazza araba, e che è molto più preoccupata di fare amicizia con gli Stati Uniti, che non di stabilire un’eterna inimicizia con lo stato ebraico.

Il consigliere iraniano per la Sicurezza Nazionale, Ali Larijani, ha attentamente evitato di fare eco all’ardente retorica di Ahmadinejad. Il ministro degli esteri iraniano Manuchehr Mottaki ha negato che l’Iran voglia la distruzione di Israele. La loro posizione è molto meno sensazionale della retorica di Ahmadinejad, e tuttavia molto più indicativa della reale politica dell’Iran.

Contrariamente alla convinzione comune, la posizione dell’Iran su Israele non è dettata dall’ideologia. Sebbene la componente ideologica della politica estera iraniana sia innegabile, essa è secondaria rispetto alle considerazioni geostrategiche dell’Iran.

Ideologia e geopolitica
Nel corso di tutta la storia della Repubblica Islamica, la teocrazia iraniana ha adottato una retorica aspra, provocatoria, e senza compromessi a proposito di Israele, al fine di promuovere le credenziali dell’Iran come leader di un immaginario blocco islamico, e di usare la carta anti-israeliana per superare le difficoltà che l’Iran ha con gli stati arabi.

Ma la retorica è stata tradotta in politica effettiva soltanto quando Teheran ha ritenuto che i suoi imperativi ideologici e strategici coincidessero. Invece, quando questi due pilastri della politica estera iraniana sono andati a cozzare fra loro – come accadde negli anni ’80 durante la guerra Iran-Iraq, allorché Teheran cercò silenziosamente l’aiuto di Israele, e lo stato ebraico fece molti sforzi per riaprire il dialogo fra l’Iran e gli USA – le preoccupazioni geostrategiche dell’Iran hanno costantemente prevalso sulle sue spinte ideologiche.

Oggi, Teheran ritiene che i suoi imperativi ideologici e strategici coincidano riguardo allo stato ebraico. A livello strategico, l’Iran si oppone ad Israele in base alla percezione secondo cui lo stato ebraico spinge a favore di un prolungato isolamento dell’Iran, e di una sua esclusione dagli affari regionali. Che sia a Washington o ad Ashkhabad (la capitale del Turkmenistan (N.d.T.) ), l’Iran sente che Israele si oppone ai suoi interessi. A livello ideologico, la pretesa della Repubblica Islamica di avere la leadership nel mondo islamico la spinge a seguire una linea che spesso rende l’Iran più “palestinese” dei palestinesi.

La chiave per cambiare l’atteggiamento di Teheran nei confronti dello stato ebraico sta nelle dinamiche esistenti fra ideologia e geopolitica. Se queste due forze della politica estera iraniana possono essere posizionate ancora una volta in modo tale da contrastarsi reciprocamente, la spinta che sta dietro la belligeranza dell’Iran nei confronti di Israele potrà essere smorzata.

Ciò, tuttavia, non può essere ottenuto soltanto aumentando le pressioni o facendo minacce di guerra. Soltanto attraverso un più ampio accomodamento USA-Iran gli impulsi della politica estera iraniana possono essere deviati dall’attuale presa di posizione nei confronti di Israele.

Per esplorare questa opportunità strategica, Israele deve innanzitutto fare un’analisi più sobria a proposito dell’Iran; un’analisi in cui guardare al di là dell’iperbole deliberatamente fuorviante dell’Iran, e prestare attenzione non soltanto alla pericolosa retorica, ma anche alle voci meno sensazionaliste all’interno del governo iraniano. I pragmatici iraniani potranno non essere amichevoli nei confronti dello stato ebraico, ma non sono neanche apocalittici. Concentrandosi soltanto sulle idee più estreme e radicali provenienti da Teheran, facciamo in modo che i radicali vincano. E la loro vittoria è una sconfitta per tutti.

Trita Parsi è un giornalista e scrittore di origine iraniana, esperto di questioni mediorientali; è cofondatore ed attuale presidente del National Iranian American Council; è autore del libro: “Treacherous Alliance - The Secret Dealings of Iran, Israel and the United States (Yale University Press, 2007)

Titolo originale:

A sober analysis of Iran ( http://www.ynetnews.com/articles/0,7...459623,00.html )

http://www.arabnews.it/2007/10/16/un...%e2%80%99iran/

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