Da quando non combatto più in trincea e sono stata messa in ufficio, io nella mia stanza di scrivanie ne ho ben tre

e tutte stracolme di roba.
Il mio problema è che se ripongo qualcosa in un cassetto o nell'armadio, lì resta dimenticato per l'eternità. E quindi, tutto quello che mi devo ricordare di fare o quello che utilizzo più o meno frequentemente, se non anche raramente, deve stare in piena evidenza e nella sua originaria consistenza.
Praticamente la mia agenda personale sono le mie tre scrivanie e le pareti perimetrali.
Non c'è bisogno di scomodare Freud per dire che sono un disastro.
La principale è piuttosto grande ed è a forma di elle (quindi praticamente doppia). Lei accoglie lungo quasi tutto il perimetro mucchi di carte e fascicoli impilati con un mio personalissimo ed inspiegabile criterio. Alcuni di questi mucchi di carte e di fascicoli sono inseriti in quegli appositi contenitori di plastica aperti in un lato, ma non chiedetemi il perchè loro sì e gli altri no.
Alcune di queste pile sono consultate e smaltite praticamente quotidianamente (sono le carte "sacre" che riguardano i ragazzi di cui ci occupiamo), mentre altre so che nascondono misteri irrisolti. Poi c'è il telefono con il filo che s'incastra sempre nel cassetto e soprattutto sotto le rotelle della sedia, la lampada con il braccio che penzola perchè la molla si è smollata, due piantine (una grassa ed una spinosa) una candela mangiafumo di quando si poteva fumare in ufficio, scatoline di graffette, una mia foto vestita da zorro, una di mio figlio quand'era più piccolo ed un porta biro fatto con una enorme noce di cocco (recente dono della signora delle pulizie filippina) stracolmo di roba quasi inservibile. Pacchetti di post-it di varie misure.
Una zona consistente della stessa scrivania è inoltre ricoperta di post-it con i promemoria più urgenti scritti in pennarello rosso e punti esclamativi.
Una zona più arretrata è invece adibita a riserva di post-it usati con promemoria generici o ricorrenti che però potrebbero ancora servire in futuro. Della serie: la carta non va sprecata.
L'unico spazio libero è quel mezzo metroquadro davanti alla sedia.
Sulla parete sopra la scrivania principale troneggia il calendario (dono di una collega gattara, ogni mese un cane o un gatto abbandonati, di un'associazione di protezione degli animali) anch'esso ricolmo di svolazzanti post-it, cartoline colorate, sul restante ampio spazio, decine di post-it con numeri telefonici, compreso quello per ordinare la pizza.
Alle mie spalle altre due scrivanie. Una piuttosto grande con il pc, altri duemila post-it fondamentali, la pila delle carte da sbrigare al computer, un'altra lampada, un codice.
A fianco un'altra scrivania leggermente più piccola (l'ultima) con enormi pile di carte relative agli odiatissimi e svariatissimi monitoraggi che il dipartimento si diverte ad imporci.
Lì sono sepolti i miei svariatissimi e fallimentari tentativi di ricerca statistica.
Poi ci sarebbe anche un armadio, ma lì è terra di nessuno.
Nel senso che sarebbe tutta roba che ci ho messo io in apposite e quasi ordinate carpette e contenitori, ma appena messa lì ha smesso di esistere, perlomeno di appartenermi e comunque di riguardarmi.
Con tutto quel bendidio di scrivanie del lavoro, a casa non ce l'ho.
Il pc sta sul tavolo del soggiorno. E' un portatile e si sposta con facilità. Tutte le carte che devo tenere in evidenza, stanno impilate sulla credenza, insieme a libri, riviste, posta da aprire (sto nuovamente attraversando un periodo in cui non apro la posta).
E non so perchè, ma a casa non uso post-it.
Allora, dottore, è grave?
