L'Archivio di Metaforum

Forum di politica, cultura, società - 2007

 
Vecchio 30-12-2007, 21.10.10
Roderigo
 
Dini: sette condizioni

Governo: da Dini 7 condizioni
Prodi 'vede': discutiamo






di Federico Garimberti


ROMA - Sette punti programmatici "imprescindibili". E' l'ultima carta messa sul tavolo da Lamberto Dini nel braccio di ferro con Romano Prodi. Una mano alla quale il premier non si sottrae e che anzi va a vedere, definendo l'ultimatum diniano uno "spunto di riflessione". L'ex ministro degli Esteri affida ad una lettera sul 'Corriere della Sera' - firmata anche dal senatore Natale D'Amico, ma non dall'altro liberdemocratico Giuseppe Scalera - il suo "programma minimo, ma imprescindibile": drastica riduzione della spesa con l'uscita anticipata di almeno il 5% dei lavoratori pubblici; riduzione dei costi della politica, a partire dall'abolizione delle province; decremento del carico fiscale; drastica revisione degli investimenti 2007-2013, concentrando le risorse su ferrovie, strade, porti e aeroporti soprattutto del Sud; realizzazione di un sistema nazionale di valutazione dei risultati scolastici, al quale si leghi l'incremento delle retribuzioni degli insegnanti; riduzione da 45 a 15 giorni della sospensione feriale dei termini processuali e turnazione delle ferie dei giudici; ridimensionamento della presenza della politica nella sanità. Oltre a chiedere a Prodi una risposta "chiara" e "senza ambiguità", Dini pone come tempo massimo la verifica di gennaio. Altrimenti, aggiunge minaccioso, negherà la fiducia allo scopo di dar vita a un nuovo governo.

Presto la risposta del premier. Quelli di Dini, spiega Prodi da Passo Campolongo, "sono tutti spunti di riflessione, suggerimenti di cui terremo conto. Abbiamo una serie di riflessioni già compiute, che metteremo a confronto. Ma - aggiunge - non è che una verifica al giorno tolga i problemi di torno...". Toni morbidi (malgrado il richiamo a non tirare troppo la corda), quasi concilianti, che dimostrano come il premier veda una via d'uscita nella possibilità di trattare sui contenuti. Ottimismo che sembra trovare una qualche conferma nelle parole di Scalera. Le nostre proposte, spiega il senatore diniano, non sono per "rompere", ma per fermare il "declino". Auspichiamo, aggiunge, che le "polemiche" provenienti da sinistra cessino, altrimenti si aprirebbe una fase "delicata". In realtà, però, pur criticando la formula del 'diktat', nessuno nella maggioranza - nemmeno a sinistra - usa toni troppo duri. "Si possono approfondire, discutere utilmente come avanzamento di un programma, sapendo che un programma già c'é e che queste sono proposte, non ultimatum", sostiene ad esempio Pierluigi Bersani, ministro per lo Sviluppo Economico, per il quale il tema del 2008 "sarà il potere d'acquisto dei salari". "Si può discutere, a condizione che non sia un pretesto", gli fa eco l'ulivista del Pd Franco Monaco. Pino Sgobio, del Pdci, si limita a ricordare che il programma c'é già ed è quello votato dagli italiani. E anche Rifondazione comunista, con Giovanni Russo Spena, parla di "diktat bizzarro" ma (senza rompere) auspica che i punti siano posti come una "ragionevole base di mediazione".

"Respingere i diktat, ma guardare alle proposte dei diniani come a tutte le altre" è la risposta del Verde Alfonso Pecoraro Scanio. Toni più duri dai centristi dell'Unione. Massimo Donadi, dell'Italia dei Valori, parla di "pretesti" per un imminente "cambio di casacca". Si tratta invece di condizioni "apprezzabili" ma da discutere, per Mauro Fabris, dell'Udeur. L'opposizione, intanto, pur sottolineando che si tratta di riforme in gran parte "condivisibili", guarda con una certa diffidenza l'ennesimo ultimatum di Dini. "Bisogna capire che cosa vuol fare: se fa cadere Prodi è il benvenuto, se invece punta ad essere premier, non ci sta bené", spiega il leghista Roberto Calderoli. Più scettico ancora il collega Roberto Maroni, secondo il quale Dini ha il solo obiettivo di sostituire Prodi a palazzo Chigi. Per Renato Schifani, di Forza Italia, la partita "é tutta all'interno del centrosinistra. La guardiamo con attenzione - aggiunge - ma non presenteremo una mozione di sfiducia ad hoc". Alleanza Nazionale, con Maurizio Gasparri, liquida il tutto paragonando i punti di Dini alle "letterine impossibili a Babbo Natale", mentre Lorenzo Cesa (Udc) chiede all'ex ministro degli Esteri di "passare all'azione" dimostrando "coerenza" e trasformando le parole in fatti.


2007-12-30 20:01
www.ansa.it
 
Vecchio 30-12-2007, 21.12.51
Roderigo
 
La lettera

Dini: ecco le mie sette richieste al governo





Il leader dei Liberaldemocratici verso la verifica



Caro direttore,
con il nostro voto favorevole, il Parlamento ha approvato la Finanziaria per il 2008 e il protocollo in materia di welfare e pensioni. Al momento del voto abbiamo annunciato in Aula che per noi si concludeva una fase politica. E che il futuro non sarebbe stato la semplice prosecuzione del passato.

Purtroppo la nostra economia continua a manifestare, sia in fase di espansione sia di rallentamento, i tassi di crescita minimi nel mondo sviluppato. Neanche al culmine di una fase economica espansiva il nostro bilancio pubblico raggiunge il pareggio; e si continua ad alimentare quel debito che costituisce la fornace nella quale l'Italia brucia le proprie speranze in un futuro migliore. Il presidente del Consiglio manifesta un ottimismo basato su una valutazione dell'attuale stato dell'economia e della qualità del nostro vivere civile del tutto distorta. Capita a chi è incaricato di alte funzioni politiche di perdere la precisa cognizione della realtà. In questi casi richiamarlo a un fattivo realismo è un preciso dovere civico.

Noi non ci sottraiamo a tale dovere. E partecipiamo alla nuova fase proponendo le cose da fare nei prossimi mesi per frenare il declino dell'Italia e riavviarla sulla strada dello sviluppo.

1. Una decisa azione per la riduzione della spesa pubblica. A partire dall'uscita anticipata di almeno il 5% dei lavoratori pubblici. Il forte aumento registrato dagli investimenti nella information tecnology è in grado di generare un incremento della produttività di questa dimensione. Occorre poi prevedere una parziale sostituzione di quanti usciranno dal lavoro per limiti di età negli anni successivi. Ed aumenti delle retribuzioni legati solo al merito di ciascuno.

2. Il ridimensionamento delle persone che vivono di politica. A partire dall'abolizione delle Province; le Regioni che volessero mantenerle in vita dovranno finanziarle con le proprie tasse. È vero che serve una revisione costituzionale, ma per adottarla bastano sei mesi.

3. Una riduzione del carico fiscale per i contribuenti, secondo un percorso graduale ma annunciato in partenza. Utilizzando l'intero risultato della lotta all'evasione fiscale, e non disperdendolo per mille rivoli come si è fatto nella prima parte di legislatura. Ed utilizzando quella parte della riduzione di spesa non destinata ad anticipare l'obiettivo di pareggio del bilancio. Il tutto senza innalzare il grado di progressività del nostro sistema tributario, già oggi a livelli che ostacolano la crescita.

4. La rinuncia alle centinaia di programmi inconcludenti nei quali vengono disperse le risorse europee dei fondi strutturali, che lasciano il Meridione nella penosa situazione in cui si trova. Drastica revisione dei programmi per il periodo 2007-2013, concentrando le risorse su strade, ferrovie, porti e aeroporti. Con un unico obiettivo operativo: portare il Sud nel 2013 a una qualità dei trasporti pari alla media europea.

5. La realizzazione del sistema nazionale di valutazione dei risultati scolastici, per legare ogni incremento reale delle retribuzioni degli insegnanti a livello e dinamica della preparazione scolastica degli allievi. Altrimenti i ritardi nella formazione scolastica dei nostri giovani, sempre più evidenti nel confronto internazionale, pregiudicheranno la capacità di sviluppo dell'Italia per il prossimo mezzo secolo.

6. La riduzione da 45 a 15 giorni della sospensione feriale dei termini processuali. I ritardi della giustizia sono un elemento non trascurabile del degrado economico e civile della nostra società. Molto può e deve essere fatto. Ma di per sé la sola riduzione del periodo feriale, e il prevedere che i giudici facciano come tutti gli altri lavoratori le loro vacanze a turno, può aumentare di quasi il 10% la produttività del servizio giustizia.

7. Il ridimensionamento del ruolo della politica nella gestione della sanità pubblica. La politica fornisca regole e risorse; scelga ministro, sottosegretari e assessori. Ma non direttori generali e primari. Si è voluto chiamare le unità sanitarie «aziende». Ma quale azienda potrebbe mai funzionare se i capi stabilimento venissero scelti a seconda che siano più vicini a questo o quel partito? Quanto enunciato è un programma minimo che consideriamo imprescindibile e che contiene proposte realizzabili in non più di sei mesi. Tanto altro sarebbe necessario; lo abbiamo indicato nel manifesto politico con il quale abbiano lanciato la nostra iniziativa liberaldemocratica. Ma se non si comincia non si arriva mai alla fine. E se non si inizia subito non si riuscirà a sollevare gli italiani da quella sfiducia nelle istituzioni e nel futuro che ne frena lo slancio. Siamo pronti a sostenere un governo che si impegni a realizzare questo programma minimo. Se sarà espressione dell'attuale maggioranza, bene. Ma chiediamo una risposta chiara, senza ambiguità, al più tardi al momento della verifica prevista per metà gennaio. Non rinnoveremmo la nostra fiducia a un governo che non volesse impegnarsi a realizzare questo programma per il rilancio del Paese. In tal caso, non ci rassegneremo al fatto che la legislatura debba andar persa. Ci adopereremo dunque, con le nostre modeste forze, affinché un governo che realizzi queste proposte nasca in questo Parlamento. Senza dimenticare che nel frattempo occorrerà comunque cambiare la legge elettorale, per via parlamentare ovvero per via referendaria.


Lamberto Dini
Natale D'Amico
30 dicembre 2007
www.corriere.it
 
Vecchio 31-12-2007, 18.49.19
Hunterkiller
 
Verrebbe da dire: tutto qua?

Basta leggere questi sette, risibili, punti per rendersi conto di quanto velleitaria e pretestuosa sia la posizione di Dini.
Sono punti che, in formulazioni leggermente diverse, sono già nel programma del governo.
Mi piacerebbe commentarli singolarmente, ma sono invitato e gli impegni mangerecci chiamano; sicuramente il mondo sopravviverà anche senza la mia opinione sulle richieste di Dini.

Buon anno!
 
Vecchio 01-01-2008, 10.43.05
Michi
 
Illuminante. Squarci inaspettati e decisivi di orientamento politico lucido e innovativo.

La domanda è: ma se a questo compendio di banalità (nel caso di Dini a senso unico: è un incentivo agli esuberi senza nessun riferimento al nodo centrale della capacità di spesa delle famiglie) fosse stato lanciato da altri settori dell'esecutivo, quante vesti si sarebbero stracciate sulla destabilizzazione del governo? Questo è il concessionario di Berlusconi nella maggioranza, e 'un si dice nulla...



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