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Forum di politica, cultura, società - 2007

 
Vecchio 27-04-2007, 01.49.01
Roderigo
 
Appignano, incendiato il campo rom

Incendiato il campo rom



Ad Appignano sconosciuti appiccano il fuoco al campo in cui viveva il rom
che ha travolto e ucciso con il suo furgone quattro giovani.
Migliaia di persone ai funerali



Serena Giannico - Appignano del Tronto (Ap)


«Una strage, dopo anni di proteste. Non si sarebbe dovuto arrivare a tanto. Dovevamo sbarazzarcene prima, di quelli...». Claudio taglia corto, si mette le mani in tasca e fa per andarsene. «Questa tragedia ci ha lacerato - dice poi girandosi -. E la faccenda dei rom ci ha consumato. Ora speriamo che sia finita... Purtroppo, è finita anche per i nostri ragazzi». Appignano del Tronto (Ascoli Piceno), poco più di 2mila abitanti, nel giorno dei funerali è senza fiato, scossa, imbambolata e parecchio incavolata. E qualcuno, ieri sera, si è sfogato dando fuoco al campo nomadi in cui viveva il «balordo». «Abbiamo perso quattro dei nostri figli in un sol colpo e per un balordo slavo fatto d'alcool...», tuona un anziano.

Eleonora Allevi, 18 anni; Davide Corradetti e Alex Luciani, 15 anni e Danilo Traini, di 16, sono stati uccisi la sera di lunedì scorso. Sono stati falciati sulla strada. Sono stati travolti sulla provinciale, mentre in scooter - erano in totale otto adolescenti su quattro motorini - stavano andando a prendere un gelato a Castel di Lama. All'altezza del bivio per Valle Orta su di loro è piombato il furgone Ducato guidato da Marco Ahmetovic , 22 anni, rom, ubriaco, che in quel momento filava a folle velocità sull'asfalto. Il giovane ha travolto tre dei ciclomotori, che sono andati subito in fiamme. Eleonora, Danilo e Davide sono morti sul colpo. Alex mentre veniva portato in ospedale. Il corpo della ragazza ha cominciato a bruciare. Il fratello Leonardo, 16 anni, che era in sella insieme a lei, ha tentato di salvarla con l'aiuto di un altro amico ma il fuoco glielo ha impedito. E' ricoverato in ospedale e grazie a lui le forze dell'ordine hanno potuto ricostruire l'accaduto. I sopravvissuti sono sotto shock. Uno di essi, che era in cima alla fila degli scooter, è riuscito a schivare il mezzo impazzito mentre, invadendo la corsia opposta, andava dritto sul gruppo di motorini con gli studenti, che proseguivano in fila indiana.

L'autore della dramma, con qualche precedente per reati contro il patrimonio e il cui permesso di soggiorno è scaduto nel gennaio dello scorso anno, è ora in carcere a Marino del Tronto. E' sotto sedativi perché, dopo l'incidente, ha aggredito i militari. E' accusato di omicidio colposo plurimo con l'aggravante della guida in stato di ebbrezza e di resistenza a pubblico ufficiale. Oggi dovrebbe essere ascoltato dal pubblico ministero, Carmine Pirozzoli, e dal giudice per le indagini preliminari, Annalisa Gianfelice.

Il giovane stava in un accampamento alla periferia del paese, da sempre al centro di polemiche perché ritenuto «incompatibile con la comunità locale». Il campo nomade è situato nei pressi della discarica consortile di Relluce, tra sporcizia e terre che già soffrono il caldo. Tra i gabbiani che s'alzano dalla montagna di spazzatura e casolari semidiroccati. Era il 4 ottobre del 1996 quando tra l'amministrazione comunale, con a capo il sindaco Roberto Allevi, e una famiglia rom venne siglato un contratto di locazione. L'accordo doveva avere una scadenza biennale e prevedeva, oltre al pagamento di 183.000 lire al mese, di rispettare obblighi, anche igienico-sanitari e sociali, poi disattesi. «Col tempo - bofonchiano ad Appignano - , nonostante i divieti, le famiglie sono diventate 18 per un totale di 64 componenti e affitto, acqua e luce non sono stati mai pagati. E poi quanto sudiciume, con in mezzo quindici bimbi». Queste inadempienze hanno indotto il comune di Ascoli, proprietario dei casali, ad ordinare lo sfratto dell'intera comunità, anche se nessuno s'era mosso. «Intanto qui - sottolinea una donna avvolta da un fazzolettone nero - eravamo esasperati, per diversi episodi intolleranti. Perché Gianni, il bidello delle scuole medie, mesi fa è stato preso a ceffoni dai genitori di un ragazzino rom che si stava azzuffando con un altro bimbo. Poche sere fa un'ambulanza è intervenuta in una lite tra due zingari e loro l'hanno sfasciata. E poi gente presa a sassate, incendi, furti... Non si stava già tranquilli e adesso questa immane tragedia...».

I rom dopo la sciagura si sono defilati. Hanno raccolto i loro averi e sono fuggiti, per paura di ritorsioni. Alcuni sostengono di aver visto, nel cuore della notte, una carovana di auto e furgoni partire a razzo. «Gli abbiamo dato ospitalità e servizi e ci hanno ricambiato con quattro morti, perché passavano ore a scolarsi bottiglie di stravecchio>. Contestato il sindaco, Maria Nazzarena Agostini, di Rifondazione, rea «di aver sempre difeso i rom, senza fare abbastanza per risolvere il problema». Tra le bandiere a mezz'asta e le giornate di lutto, contro di lei rabbia, urli, insulti generati dalla disperazione e una sorta di assedio. «Siamo piegati da una sofferenza troppo grande - dice il capo della giunta tra i singhiozzi - per una realtà così piccola. Ma che senso ha oggi parlare dei rom? Adesso c'è spazio solo per il dolore». «Che non si facciano più vedere. Basta con le violenze», gridano in piazza.

A dare l'ultimo saluto ai ragazzi sono almeno 3mila, nella chiesa di San Giovanni Battista e in parte fuori, sul sagrato. «Siamo come le fronde in autunno sugli alberi - dice nell'omelia monsignor Silvano Montevecchi - . Non c'è stato per questi ragazzi neanche il tempo di un saluto, di una carezza. Le giovanissime vittime, Eleonora, Alex, Danilo e Davide, cercavano la convivialità, ma hanno trovato l'appuntamento con la morte. Il paese - continua il vescovo - è incredulo, ferito, ed è solo con la solidarietà di tutti che potrà superare questa terribile prova». Lì, sul luogo dello schianto, sul guardrail, fiori bianchi e rose rosse.


il manifesto 26 aprile 2007
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