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di politica, cultura, società - 2007
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07-02-2007, 17.09.31
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Quando gli ebrei contestano Israele

Centotrenta intellettuali inglesi in una lettera aperta al “Guardian” rivendicano
il diritto a criticare la politica di Tel Aviv nei confronti dei palestinesi
MARCELLO SORGI - INVIATO A LONDRA
La polemica è durissima, e destinata a lasciare il segno, forse anche per il momento in cui cade. Nei giorni più difficili del conflitto israelo-palestinese, un gruppo di famosi intellettuali ebrei inglesi, con una lettera aperta al Guardian, ha preso le distanze dall'establishment della propria comunità, scrivendo che il sostegno a Israele non può essere messo al di sopra dei diritti umani dei palestinesi.
L'iniziativa è caduta non solo nel momento di maggiore incomunicabilità tra le due parti in lotta in Medio Oriente, ma anche di sofferenza interna nei due campi: con Israele che vede inquisito il presidente della Repubblica Katsav, con l'accusa di molestie sessuali a una sua collaboratrice, e il premier Olmert lambito da un'ipotesi di corruzione. E i palestinesi a un passo dalla guerra civile, con il presidente Abu Mazen che perde giorno dopo giorno il controllo della situazione.
È su questo sfondo che è maturata la lettera dei centotrenta intellettuali, i principali firmatari della quale sono personalità molto note della cultura, dell'arte e dell'università, in gran parte schierate a sinistra. Per citare solo i più famosi, nomi come Harold Pinter, poeta, attore, regista da sempre molto impegnato politicamente; o Stephen Fry, attore, regista e autore di testi teatrali e cinematografici che in un'intervista con Michael Parkinson fu definito «uomo con un cervello grande come il Kent», o Mike Leigh, altro famoso regista. Donne come la scrittrice Jenny Diski, o la stilista Nicole Fahri, che ha fatto della sua boutique, dentro cui c'è un ristorante molto trendy, un luogo di incontri culturali, o la psicanalista Susie Orbach, studiosa del mondo femminile e femminista. Su tutti, spicca il nome di Eric Hobsbawm, storico noto in tutta Europa anche per i suoi saggi sulla mafia.
«La nostra comune convinzione è che un largo spettro di opinione pubblica all'interno della popolazione ebrea di questo Paese non si riconosca in quelle istituzioni che pretendono di rappresentare la comunità ebraica tutta insieme», hanno scritto nella lettera al sito Internet del Guardian, su cui s'è aperto il dibattito. «I leader ebrei mettono il sostegno alle politiche di un Paese occupante al di sopra dei diritti umani di un Paese occupato», continua il testo. Ma queste due affermazioni sono bastate ad aprire un fronte polemico arroventato.
La lettera degli intellettuali infatti non precisa a quali istituzioni si riferisce. Ma uno dei firmatari, Brian Klug, filosofo e professore a Oxford, in un altro articolo che entra nel dibattito, punta sul Board delle Delegazioni ebree inglesi, «che si autodefinisce la voce degli ebrei mentre dedica gran parte del suo tempo e delle sue risorse alla difesa di Israele». Klug critica anche il rabbino capo d'Inghilterra, sir Jonathan Sacks, per aver detto durante una manifestazione a Londra l'anno scorso «Israele ci rendi orgogliosi», mentre «altri», sostiene il filosofo di Oxford, «avvertono un sentimento opposto».
L'obiettivo del gruppo di ebrei inglesi della Diaspora, che si è autodefinito «una rete di individui» e s'è dotato di un proprio sito web, è chiarissimo: rivendicare il diritto di criticare la politica dell'attuale governo israeliano, sapendo che questo potrà prestarsi ad accuse di antisemitismo, ma sostenendo che i due piani, quello della libertà di critica, e quello dell'appoggio al diritto di Israele di esistere, vanno distinti. Allo stesso modo, prosegue il ragionamento, non va fraintesa la denuncia delle violazioni dei diritti umani della popolazione palestinese.
Quanto sia difficile, nel momento attuale, fare distinzioni come queste, è emerso dal rapido infuocarsi della polemica, un primo assaggio della quale si era avuta già nei giorni della guerra in Libano. In quell'occasione si era praticamente sfiorata la rissa, con le dimissioni dei membri del Board del prestigioso Istituto ebreo di ricerche politiche (IJPR), a causa della presa di posizione del direttore dell'Istituto Antony Lerman, schieratosi a favore di una soluzione federativa, con eguali diritti per i due popoli, nei territori occupati, e per una revoca del principio che dà ad ogni ebreo della Diaspora il diritto al riconoscimento della cittadinanza israeliana.
Tra quelle dei membri del Board, la reazione senz'altro più dura era stata quella di sir Stanley Kalms, vicepresidente onorario dell'Istituto fino al momento in cui ha sbattuto la porta, ed ex capo di Dixon group, uno dei maggiori gruppi elettronici inglesi, oltre che eminente personalità della comunità ebraica inglese e professore nelle università di Londra Nord e di Buckingham. Dopo aver definito «insostenibile» la posizione di Lerman, in un articolo per il Jewish Chronicle sir Kalms aveva rincarato la dose, giudicandola «pericolosa e insostenibile» e contraria alla sua concezione del ruolo degli ebrei della Diaspora «di sostenere lo Stato di Israele nel bene e nel male, in tutto e per tutto». Sul Chronicle, pagine e pagine di lettere, seguite da una risposta del direttore David Rowan, non erano riuscite a portare il dibattito a un punto di approdo condiviso.
Del resto anche in Usa, e proprio nelle stesse settimane, la comunità ebraica è percorsa da tensioni dello stesso genere. L'American Jewish Committee ha accusato lo storico Tony Judt «di fomentare l'antisemitismo interrogandosi sul diritto di Israele di esistere». Replica di Judt, che non arretra di un passo: «Il link tra antisionismo e antisemitismo è stato ricreato. La combinazione tra i due può diventare tale da far sì che l'unico modo di non essere considerato antisemita diventi difendere la politica di Israele». Controreplica di Alvin Rosenfeld, direttore per trent'anni del più autorevole Programma di Studi ebraici in università americane, europee e israeliane, nominato da Bush al vertice del Museo dell'Olocausto di Washington: «Una delle più angoscianti caratteristiche del nuovo antisemitismo è che vi sono ebrei che vi prendono parte».
La Stampa 6 febbraio 2007
http://www.lastampa.it
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07-02-2007, 20.23.50
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cribbiooo noi siamo gli intellettuali! Siamo carini, vero? Sputiamo contro Israele quindi siamo simpatici a tutti i benpensanti
Siamo intelligenti, educati, (una tazza di the?) conosciamo tutto su Israele.
E' un paese che si trova...(caraibi, Australia?) beh da qualche parte. Il cugino del mio vicino di casa c'e' stato e quindi noi sappiamo esattamente cosa succede.
Noi stiamo seduti qui in salotto al sicuro a birmingham mentre gli Israeliani saltano e muoiono per gli attacchi suicidi e diciamo: "Ohi ohi ohi monellucci! muore qualche ebreo, e con questo? l'importante e' che ora, grazie alla nostra bella dichiarazione, saremo onorati ed ammirati!
ed ora io, Clara madre di Ziv sergente nell'Esercito di Israele che in questo momento sta facendo il corso di Carroarmato nel deserto del Neghev, mando a tutti voi, intellettuali del*******
tutto il mio disprezzo
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07-02-2007, 20.54.05
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Citazione:
Originally posted by clara
ed ora io, Clara madre di Ziv* sergente nell'Esercito di Israele che in questo momento sta facendo il corso di Carroarmato nel deserto del Neghev, mando a tutti voi, intellettuali del*******
tutto il mio disprezzo
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YESH GVUL
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07-02-2007, 21.02.17
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Citazione:
Originally posted by ohnefrieden
YESH GVUL
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Ma bravo! sai cosa significa? o per te e' uno slogan ?
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07-02-2007, 22.20.00
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Credo che sia più uno slogan...
http://www.saveriani.bs.it/Missioneoggi/ar.../riservisti.htm
Ognuno ha il diritto di pensarla come vuole. Queste persone però secondo me non capiscono che - mentre le loro critiche magari sono in buona fede, costruttive, per migliorare, almeno nelle intenzioni, il loro paese - c'è molta gente pronta ad approfittare delle loro opinioni per fare propaganda CONTRO il loro Stato.
Questi "refusenik" o questi "intellettuali" dovrebbero fare molta attenzione perché c'è gente che è pronta a pubblicizzare le loro idee solo per scopi antisionistici: che, in parole povere, non si limita a pretendere che i diritti dei palestinesi siano tutelati; vogliono di più, vogliono la sparizione dello Stato ebraico d'Israele. Non credo che sia questo che gli intellettuali vogliono, o sbaglio? Se poi fosse davvero così... beh, mi chiedo che razza di gente sia!
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08-02-2007, 06.20.47
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gia' yesh gvul e Manuela Dviri. Quella poi, e' mia cugina (Somma vergogna)
Come e' nato Yesh Gvul? un gruppo di ufficiali di sinistra arruolati hanno espresso la loro opinione. Ti confesso che a volte neppure io sono d'accordo con quello che fa l'esercito. Pero' quelli ingenuamente hanno scritto e pubblicato una lettera..e sono diventati i coccoli dei sinistroidi del mondo. Pero' la maggior parte di loro l'ha capito e si sono allontanati dal gruppo. Ci e' rimasto sono un gruppetto di solito sono persone con risentimenti personali verso l'Esercito. E non e' un buon modo per fargliela pagare?
Esempio ulteriore: due anni fa un gruppo di diciottenni "tutti figli di papa'" appartenenti all'alta societa' fece una cosa simile. Dovevano arruolarsi. invece di ammettere "non ne ho voglio, ho fifa" fecero una ridicola manifestazione con slogan sinistroidi rifiutandosi di arruolarsi. "Andremo all'universita', aiuteremo la i bambini poveri " dichiararono
Subito furono amati moltissimo da tutto l'occidente
Dopo 24 ore di gattabuia piu' della meta' si arrularono. il resto si arruolarono dopo che presero sberlotti dai genitori infuriati, dopo che i sindaci delle cittadine in cui volevano andare li avvertirono di non farsi vedere e dopo che le Universita' varie dichiararono che non c'era posto a lavativi nel campus.
Ed ora io chiedo ai sinistroidi vari? perche' tra i palestinesi non c'e' un movimento simile in cui si oppongono ai kamikaze ed a tiri di kassam? si' ogni tanto c'e' qualcuno che di solito viene ammazzato in pubbliche piazze
e proprio adesso mentre scrivo per radio raccontano come vicino a Gaza stanno costruento case e scuole a prova di razzo. E questi intellettuali inglesi del *****
sicuri nelle loro case si permettono di dirci cosa fare e cosa non fare?
Ai pseudointellettuali tutto il mio schifo e disprezzo
e se volete vedere il piu' bel soldato d'Israele (vanto di mamma) entrate
qui
http://www.lascialatraccia.com/forum/index...showtopic=10449
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08-02-2007, 08.47.47
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Certo che la ricerca della pace in Medio Oriente non passa attraverso gli accenti fascistoidi di cui sopra.
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08-02-2007, 10.59.55
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Citazione:
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Originalmente inviato da clara
Ed ora io chiedo ai sinistroidi vari? perche' tra i palestinesi non c'e' un movimento simile in cui si oppongono ai kamikaze ed a tiri di kassam?
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Se guardiamo ad altri conflitti del passato, vediamo che in genere il pacifismo si manifesta soprattutto dalla parte del più forte (che in genere è anche l'aggressore, l'occupante), poichè è la parte più forte che ha le maggiori responsabilità e possibilità di mettere fine alla guerra. Questo è soprattutto vero nelle guerre coloniali: vi sono stati pacifisti in America e non in Vietnam, in Francia e non in Algeria.
Da questo punto di vista, il conflitto israelo-palestinese fa un po' eccezione, poiché una linea pacifista e non violenta si è manifestata anche tra i palestinesi, ricevendo tuttavia la stessa accoglienza di quella dei pacifisti israeliani. Colpisce una certa specularità di posizioni.
* * *
Tra i 55 firmatari dell’appello anche l’ex negoziatrice Ashrawi e Sari Nusseibeh
Gli intellettuali palestinesi: «Non uccidete i civili»
Il manifesto sul quotidiano «Al Quds»: «Non mandate i nostri ragazzi a uccidere»
GERUSALEMME - Gli attacchi suicidi? «Non fanno che aiutare Sharon e accrescere l’odio. Bisogna fermarli». E’ un documento senza precedenti quello pubblicato ieri a tutta pagina su «Al Quds» (il nome in arabo di Gerusalemme), il più letto quotidiano palestinese (oltre 25 mila copie): 55 esponenti palestinesi hanno sottoscritto un manifesto contro le azioni dei kamikaze. Scrittori, funzionari governativi, accademici e dirigenti locali chiedono ai gruppi estremisti di «smettere di mandare i nostri giovani a compiere questi attacchi sui civili israeliani». Il motivo? «L’unico risultato che ottengono è l’acuirsi dell’odio tra i due popoli e delle divisioni fra di noi» si legge nel documento, che chiede l’appoggio di tutta la popolazione. Tra i firmatari spiccano i nomi di Hanan Ashrawi, 56 anni, ex negoziatrice e deputata al Consiglio Legislativo, e di Sari Nusseibeh, 52, professore all’università Al Quds nominato recentemente da Arafat delegato dei 260 mila palestinesi di Gerusalemme Est. Ashrawi, dirigente storica dell’Olp, non si era mai schierata così apertamente contro le azioni degli uomini bomba, giustificati da quasi il 70% dei palestinesi. In occasione di precedenti attentati, Ashrawi ne aveva sempre attribuito la responsabilità politica al premier israeliano Sharon. Ora lei e gli altri 54 firmatari li giudicano controproducenti: «Non portano libertà e indipendenza al popolo palestinese», al contrario, «accrescono il numero dei Paesi che appoggiano l'occupazione israeliana». «Sono - conclude il manifesto - un regalo» al premier Sharon e all'estrema destra israeliana «che si sentono autorizzati a proseguire l'aggressione e gli attacchi contro il popolo palestinese».
Corriere della Sera 20 giugno 2002
Un pugno di traditori
(...) Per Hamas naturalmente non sono altro che un pugno di traditori i palestinesi firmatari del documento in cui si esortano i gruppi islamici ad abbandonare la strategia degli attacchi-kamikaze dentro Israele, non la resistrenza nei territori occupati. Il numero dei firmatari è tuttavia salito da 55 a 200 a conferma che nella societa' civile palestinese - la vera risorsa di questo popolo in lotta per la liberta' - il dibattito e' sempre aperto. Tra coloro che hanno sottoscritto il documento figurano Sari Nusseibeh, Hanan Ashrawi, Salim Tamari, Rima Hammane, Issam Nassar.
Il manifesto 21 giugno 2002
1000 firme contro il terrore.
«Basta attacchi suicidi»
Hanno ormai superato il migliaio i firmatari dell'appello contro gli attacchi suicidi contro i civili israeliani pubblicato tre giorni fa da una cinquantina di esponenti palestinesi su un quotidiano arabo. Lo ha riferito un responsabile del movimento, precisando che solo tra gli esponenti più noti del mondo palestinese «finora sono state raccolte oltre 1.000 firme», come conferma anche l'agenzia francese Afp. Il documento-manifesto, pubblicato mercoledì sul giornale palestinese "Al Quds", è stato sottoscritto da politici e intellettuali palestines, tra cui Hanan Ashrawi, dirigente storica dell'Olp e deputata del Consiglio nazionale palestinese, e Sari Nusseibeh, ministro dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) e noto esponente della resistenza palestinese. I firmatari esortano i gruppi estremisti palestinesi a porre fine agli attentati sucidi contro i civili israeliani affermando tra l'altro di non vedere «alcun vantaggio in questi attacchi, ma soltanto un aumento dell'odio tra i nostri due popoli».
Tuttavia non sembra che il messaggio di pace giusta sia esattamente il benvenuto dalle parti dell'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Dopo le violenze contro i militanti pacifisti dell'aprile scorso ieri le autorità israeliane si sono volute ripetere, espellendo altri 19 pacifisti italiani, attivisti di "Action for peace" che volevano raggiungere Israele/Palestina per partecipare all'iniziativa di pace "Time for peace".
Liberazione 23 giugno 2002
http://www.liberazione.it
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08-02-2007, 11.13.22
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Se avessi un figlio soldato, la mia prima preoccupazione sarebbe che rischia di rimanere ucciso. La seconda è che rischia di poter uccidere qualcuno.
Non so se mi resterebbe molto spazio per pensare ad altro.
Potrei forse razionalmente valutare la situazione e arrivare alla conclusione che è necessario, non c'è alternativa, è una dolorosa necessità.
Ma essere contento, orgoglioso, entusiasta è qualcosa di estraneo alla mia antropologia.
In passato ci siamo stupiti di vedere madri palestinesi dirsi orgogliose dei loro figli miliazioni e terroristi. Addirittura dei suicidi. E in questo, pensavamo, gli israeliani sono più simili a noi, se non altro grazie alle migliori condizioni in cui vivono.
Forse questo è sempre meno vero, forse israeliani e palestinesi si somigliano sempre di più, poichè vivono in una dimensione di nazionalismo bellico per noi molto difficile da comprendere, e temo con una sua inerziale dinamica degenerativa.
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08-02-2007, 13.49.35
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Citazione:
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Originalmente inviato da Roderigo
Se avessi un figlio soldato, la mia prima preoccupazione sarebbe che rischia di rimanere ucciso. La seconda è che rischia di poter uccidere qualcuno.
Non so se mi resterebbe molto spazio per pensare ad altro.
Potrei forse razionalmente valutare la situazione e arrivare alla conclusione che è necessario, non c'è alternativa, è una dolorosa necessità.
Ma essere contento, orgoglioso, entusiasta è qualcosa di estraneo alla mia antropologia.
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Forse sarà estraneo alla tua antropologia, in realtà di gente orgogliosa di appartenere all'esercito per fortuna ce n'è tanta anche qui in Italia. Chissà ancora per quanto. Ti sembra assurdo? Beh, soprattutto in un paese come Israele è normale che la gente che per difendere il suo Stato è disposta a rinunciare alle comodità della vita sia vista con ammirazione. E' normale che i genitori ne vadano fieri. Prova per una volta nella tua vita a metterti nei panni di quella gente. La principale differenza con i palestinesi l'hai detta tu stesso: la prima preoccupazione dei genitori di un soldato è quella che il figlio rimanga ucciso. E non si tratta solo di un dettaglio.
Citazione:
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Originalmente inviato da Roderigo
In passato ci siamo stupiti di vedere madri palestinesi dirsi orgogliose dei loro figli miliazioni e terroristi. Addirittura dei suicidi. E in questo, pensavamo, gli israeliani sono più simili a noi, se non altro grazie alle migliori condizioni in cui vivono.
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A stupire non sono tanto i genitori orgogliosi dei miliziani (quelli ci possono pure stare); casomai sono proprio quelli dei kamikaze! Anche se poi il confine tra miliziano e kamikaze è molto sottile. La differenza con gli israeliani è enorme. L'orgoglio di appartenere all'esercito per difendere la propria gente non c'entra proprio un bel niente con l'orgoglio di immolarsi per uccidere innocenti in nome di Dio.
Citazione:
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Originalmente inviato da Roderigo
Forse questo è sempre meno vero, forse israeliani e palestinesi si somigliano sempre di più, poichè vivono in una dimensione di nazionalismo bellico per noi molto difficile da comprendere, e temo con una sua inerziale dinamica degenerativa.
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Può darsi. Sicuramente la mentalità israeliana è ben diversa dalla nostra, proprio a causa della situazione in cui si trova. Ma piantiamola di dire che i palestinesi non sono così diversi dagli israeliani che veramente parliamo di due mentalità diametralmente opposte.
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08-02-2007, 16.24.47
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Citazione:
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Originalmente inviato da Roderigo
Quando gli ebrei contestano Israele
Centotrenta intellettuali inglesi in una lettera aperta al “Guardian” rivendicano
il diritto a criticare la politica di Tel Aviv nei confronti dei palestinesi
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Di Ebrei che contestano Israele ce ne tanti, e' solo che molte volte vengono zittiti o "emarginati".
Conoscete Masada2000? E' un gruppo ebreo americano radicale di estrema destra (direi anche un po fascista!).
Questo gruppo ha redatto una lista di Ebrei secondo loro cattivo esempio e contro "la causa" (dell'ebraismo). Tra i nomi anche eminenti nomi dello spettacolo come Woody Allen!).
Il nome di questa lista e' SHIT LIST
http://www.masada2000.org/shit-list.html
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08-02-2007, 18.43.09
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Citazione:
Originally posted by Roderigo
GERUSALEMME - Gli attacchi suicidi? «Non fanno che aiutare Sharon e accrescere l’odio. Bisogna fermarli
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Ma davvero?! gli attacchi suicidi aiutano Sharon?
io invece pensavo che fossero un crimine contro popolazione inerme... ma guarda un po'!
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08-02-2007, 21.03.06
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Citazione:
Originally posted by Immanuel
Di Ebrei che contestano Israele ce ne tanti, e' solo che molte volte vengono zittiti o "emarginati".
Conoscete Masada2000? E' un gruppo ebreo americano radicale di estrema destra (direi anche un po fascista!).
Questo gruppo ha redatto una lista di Ebrei secondo loro cattivo esempio e contro "la causa" (dell'ebraismo). Tra i nomi anche eminenti nomi dello spettacolo come Woody Allen!).
Il nome di questa lista e' SHIT LIST
http://www.masada2000.org/shit-list.html
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Causa "dell'ebraismo", questo lo dici te. Attenzione a come si usa la parola "ebraismo" e a non confonderla con la semplice politica della destra israeliana...
Ognuno purtroppo deve fronteggiare i suoi estremismi. Sia da una parte che dall'altra. Non condivido la posizione di molti israeliani o ebrei che contestano la politica dell'attuale governo, ma da qui a stilare addirittura una "shit list" ce ne passa... 
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08-02-2007, 21.04.49
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Citazione:
Originally posted by clara
Ma davvero?! gli attacchi suicidi aiutano Sharon?
io invece pensavo che fossero un crimine contro popolazione inerme... ma guarda un po'!
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Accontentiamoci del fatto che comunque vorrebbero fermare gli attacchi suicidi, già è qualcosa... 
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08-02-2007, 21.19.45
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Sari Nusseiba poi...col suo impeccabile inglese condanna i kamikaze. poi parla in arabo e li incoraggia.
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