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Vecchio 17-05-2007, 00.49.21
Roderigo
 
L'allarme sicurezza è diventato un affare

L'allarme sicurezza è diventato un affare

LUCA BELTRAMI GADOLA

La sicurezza ormai è un business, aspettiamo la nascita e l'arrivo delle multinazionali e poi il cerchio si chiude. L´insistenza della Moratti e dell´assessore De Albertis sul problema della sicurezza sta promuovendo un mercato già in crescita, quello delle polizie private, che ha solo bisogno di una duplice legittimazione: politica (chiediamo poliziotti e non se ne vedono) e di orgoglio locale mal riposto (alla nostra sicurezza pensiamo noi).

Si tratta di un fenomeno mondiale e probabilmente, guardando le statistiche, si scoprirebbe un parallelismo nel rapporto tra poliziotti privati e quelli della polizia di Stato o pubblica ed il grado di repressione politico sociale nei vari paesi. A Singapore ci sono due agenti privati ogni agente pubblico, negli Stati Uniti una agente privato ogni tre pubblici. In Lombardia stiamo come negli Stati Uniti ( 1 a 3 ) ma rispetto alla media nazionale ( 1 a 6 ) siamo dunque al doppio, in coda alla classifica italiana (o in testa secondo le opinioni di ciascuno) rispetto il Trentino Alto Adige che ha un poliziotto privato ogni 17 pubblici.

Cosa c´è dietro al dilagante ritiro di delega dei cittadini rispetto ai corpi dello Stato ed il crescente favore verso le polizie private? Un misto di tre cose: la crescente sfiducia nelle istituzioni, la convinzione che il privato in ogni caso e ovunque funzioni meglio, un malinteso senso di soddisfazione nell´essere attori diretti di una politica di "legge ed ordine". Non mancano autorevoli sostenitori di queste idee oltre oceano ( Murrey Rothberd, Randy Barnet e altri), che nel loro anarco-capitalismo prefigurano addirittura un mercato libero della giustizia dove il cittadino si rivolgerebbe a tribunali e polizie concorrenti tra loro e tra le quali scegliere il "migliore". E´ così che guardiamo agli Usa? Non ovunque viene avanti questo desiderio di comprare la propria sicurezza costi quello che costi, sia in termini economici che in termini di ovvia e ineliminabile perdita di libertà personale. Tra tutte le analisi fatte attorno a questo problema non ne ho trovata una sola che confrontasse seriamente i costi a parità di risultati: quale sarebbe la possibile tutela dell´ordine e della legalità se gli stessi soldi che si pagano per mantenere poliziotti e vigilantes vari andassero alla polizia di Stato? Non voglio affrontare il discorso del diritto generale alla sicurezza non solo riservato a chi lo può pagare di tasca propria: è un discorso infinito che viaggia sullo stretto confine tra Stato democratico e no. I nostri vicini svizzeri, tante volte presi ad esempio dai federalisti di tutte le razze, recentemente hanno mostrato qualche preoccupazione per il diffondersi di queste forme private di tutela della sicurezza in un paese, il loro, con tassi di criminalità spicciola più bassi dei nostri.

Togliere la libertà è qualcosa che lo Stato può consentire solo ad un suo organo e già così pur con tutte le garanzie esistenti, avvengono abusi, figuriamoci se fosse privata: Telecom insegna. Vorrei veder tornare a Milano i vecchi "ghisa", o vigili urbani (anche nel tratto) lasciando perdere le "polizie", private o meno, e tornare al vecchio nome per quella comunale: Vigilanza Urbana.


Repubblica 15 maggio 2007
http://www.repubblica.it
 
Vecchio 09-08-2007, 13.10.48
Roderigo
 
In aumento anche i sistemi d'allarme soprattutto nelle grandi città.
Record in Lombardia


Guardie del corpo e vigilantes
cresce il business della paura


Interessate al fenomeno anche regioni piccole come Valle d´Aosta e Molise

ROMA - La paura è un business che cresce sempre di più. Paura dei furti, ma anche di essere traditi, spiati, aggrediti. La risposta del mercato è varia: guardie del corpo, vigilantes, investigatori privati, casseforti e sofisticati sistemi di allarme. In Italia la sicurezza sta diventando un settore florido per le imprese e un capitolo di spesa cui molti non rinunciano. Specie nelle grandi città, in particolare in Lombardia. In un anno le imprese che si occupano di servizi e apparecchiature sono aumentate del 2,3%. I dati vengono da un´analisi della Camera di Commercio di Milano, seconda la quale a giugno si contavano 8.136 imprenditori della sicurezza (circa 200 in più rispetto allo stesso periodo del 2006) un quinto dei quali (1.624) è concentrato in Lombardia (+4,1% in dodici mesi). Milano, con 757 attività, è la provincia dove l´offerta è più sostanziosa, seguita da Roma (504) e Torino (421). Ma l´aumento più significativo si è registrato nelle Regioni più piccole come Valle d´Aosta (+22,2%) e Molise (+13,3%). Segno, forse, che nei piccoli centri è arrivato quell´allarme che prima, tradizionalmente, apparteneva solo ai grandi centri urbani.

Rispetto a un anno fa si è sviluppato soprattutto il mercato dell´investigazione privata e della vigilanza (2.894 imprese, +3,9%). Anche in questo caso spetta alla Lombardia il primato, con 485 imprese attive e un´incidenza del 16,8% sul totale nazionale. Seguono Campania con 332 imprese di vigilanza (11,5% del totale), Puglia con 260 e Sicilia con 246. I cittadini vogliono fare da sé, procurarsi la protezione che sentono mancare. Per le ragioni più svariate: i servizi pubblicizzati dalle agenzie attraverso i propri siti internet sono infatti molto eterogenei, e vanno dai pedinamenti di coniugi e di figli, alla protezione dei segreti industriali. Molti chiedono scorte e vigilanza antitaccheggio. Affari e vita privata i settori più sensibili ed esposti secondo i cittadini che ricorrono ai professionisti della sicurezza.

Ma non tutti gli operatori interpretano l´incremento registrato dalla Camera di Commercio con un´impennata della richiesta e dunque con un aumento della paura e del rischio nel corso di questo ultimo anno. «Dall´11 settembre è aumentata l´attenzione alla sicurezza e così anche il giro d´affari - sostiene Paolo Belligi, ex maresciallo dei carabinieri, ora a capo dell´agenzia AlfaOmega. - I nostri body guard, o meglio "accompagnatori", proteggono imprenditori e personaggi famosi. Ma anche discoteche, locali, organizzatori di grandi manifestazioni e centri commerciali ci chiedono di svolgere quelle operazioni di sorveglianza che le forze dell´ordine non possono garantire». Più cauti altri operatori che, come Francesco Donisotti, della storica agenzia di investigazione privata Ponzi Milanpol, sostengono che «la domanda è stabile, non ci sono stati particolari picchi». Anzi, «molte imprese a Milano hanno chiuso», precisa Dario Caldelli, dell´omonima Agenzia A-Z.

Nell´analisi della Camera di Commercio milanese si registra invece una crescita a ritmi più bassi del numero delle ditte che costruiscono casseforti, forzieri e porte metalliche (383 a giugno, +0,8% rispetto al 2006) e di quelle che installano impianti d´allarme (5.039, +1,6%). «Nell´ultimo anno e mezzo e aumentata la richiesta di sistemi di sicurezza, soprattutto nelle villette fuori città - racconta Stefano Fontana, della Braco Casseforti di Milano - e sta crescendo l´interesse dei clienti per le tecnologie più sofisticate come la biometria».


Repubblica, 7 agosto 2007



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