L'Archivio di Metaforum

Forum di politica, cultura, società - 2007

 
Vecchio 08-07-2007, 16.12.20
Zoltan
 
La Lega vestita di nero

L'aula del Senato celebra il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi. Ma c'è una forza politica che non prendà parte alla festa
....la Lega! Il perché lo spiega il vicepresidente dell'Aula, l'ex ministro Roberto Calderoli: «Siamo in lutto - spiega il senatore -. L'azione sua e dei Savoia hanno fatto il male della Padania e del Mezzogiorno, che stavano benissimo come stavano».
 
Vecchio 09-07-2007, 02.00.57
Roderigo
 
Sotto gli Asburgo e sotto i Borboni.

Ci vorrebbe un leghista che ci spiegasse meglio... è probabile, molto semplicemente, che questo genere di manifestazioni siano ormai solo il surrogato folckloristico della politica secessionista.


* * *

Per la Lega e i neoborboni
Garibaldi torna «l’infame»





BRUNO GRAVAGNUOLO

È tornato «l’infame Caripaldo». Come gli austriaci chiamavano Giuseppe Garibaldi in fuga nel 1849 dalla Roma occupata dai Francesi, quando perse Anita nei pressi di Comacchio. L’infame. Roba da «austriacanti», da racconto dei nonni. O da leggenda nera codina, come quella diffusa da Padre Bresciani, simbolo del clericalismo più ottuso e pervicace, che Garibaldi lo dipingeva come l’uomo nero. E invece «l’infamità» di Garibaldi torna attuale.

Stavolta l’attualità ha una ricetta con tre ingredienti. E cioè la Lega, i catto-centristi di destra del Movimento per l’Autonomia (Raffaele Lombardo) e il solito Ernesto Galli Della Loggia sul «Corsera». Problematico ma pur sempre corrivo, nel rispolverare un refrain degli anni 80: l’albero genealogico delle Br. Retrodatato sulle spalle dei democratici del Risorgimento, Garibaldi e Mazzini in testa. Vecchia storia neoguelfa, quella del sovversivismo violento di Pisacane, Mazzini e Garibaldi. Ma che ritorna buona, ora che il Pci non c’è più. Per dannarne il «passato remoto» e il fantasma.

Cominciamo dalla Lega. Ieri, durante il discorso di Marini in Senato ha abbandonato l’aula, protestando di non poter «intervenire» nel corso della celebrazione garibaldina. E però già la Padania aveva tuonato, con Andrea Rognoni, contro l’«avventuriero», il «cosmopolita massonico» al soldo degli inglesi, reo d’aver cacciato uno dei «modelli migliori di onestà regia in Europa, devoto alla Chiesa».

Ora, che la Lega fosse clericale, ossessionata dal «mondialismo massonico» al modo dei «Protoccolli dei Savi di Sion», lo si sapeva. Ma scoprire una Lega addirittura borbonica e tifosa di Franceschiello, è una primizia. Sicché i leghisti, pur di maledire l’Italia, non solo vituperano un vero «gallo-celtico» come Garibaldi... di cui potrebbero andar fieri. Ma esaltano i borboni e la forca. Mostrando ancora di che pasta son fatti: borboni del Nord. Bacchettoni e lazzari della «piccola patria». Che la bella destra italiana ha sdoganato per la gioia di noi tutti, promuovendoli a classe di governo. Non è andata così bene per ora ai leghisti in sedicesima del sud. Al movimento clerico-centrista di Raffale Lombardo. Che compra ieri sul «Riformista» (e gliela danno!) una intera mezza pagina per imprecare contro «Garibaldi mito della falsa unità d’Italia» e chiedere a Napolitano di favorire un «nuovo corso» tra sud e nord, opposto a quello che vide la colonizzazione del sud da parte del nord. Paradossale contrappunto quello di Lombardo, con lo strepito leghista di cui sopra. E che rinnova in forme comiche quello che Gramsci e Salvemini chiamarono «patto scellerato» tra nord e sud. Solo che il patto allora denunciato era quello tra industria settentrionale e agrari. Ai danni di operai e contadini e favorito dalla destra storica in nome dell’Unità(censitaria) d’Italia.

Quello tra Borghezio e Lombardo invece, è il patto tra partite Iva del nord e clientele del sud, ma in direzione della disunità d’Italia e del «blocco» tra assistenzialismo ed egoismi proprietari. A conferma del vecchio adagio: le tragedie storiche si replicano sotto specie di di farsa. Come le farse che rivive l’Italia a getto continuo, riciclando sempre gli stracci e i calcinacci della sua storia. E calcinacci e stracci son quelli ben noti. Ad esempio, il clericalismo che odiava Garibaldi e che fu bastione contro l’ingresso dell’Italia nella modernità: dal Sillabo del «santo» Pio IX al Concordato, agli atei devoti. E poi le favole sul magnifico sud dei Borboni, patria di latifondo, malaria e briganti (a parte qualche isola manifatturiera). E poi ancora le assurdità su mazziniani e garibaldini violenti. Quando è arcinoto che dopo l’unità Mazzini se ne stette buono buono e misconosciuto. E che Garibaldi- realista al massimo - aveva ben compreso la «grande politica» di Cavour, e la fatalità dell’egemonia moderata per fare l’Italia («Obbedisco»!). Salvo provarci sull’Aspromente e a Mentana, per poi ritirarsi a Caprera senza nemmeno accettare il vitalizio che la destra gli offrì per compensarlo. Infine l’ultimo insulto: «Garibaldi negriero e commerciante di schiavi».

È vero, il grande storico Candeloro ipotizzò nel 1982 - in un’intervista a Laura Lilli su «Repubblica» - che Garibaldi avesse trasportato lavoratori cinesi nelle fabbriche di guano del Perù. Ipotesi non del tutto comprovata e certo sgradevole, e risalente al 1852-53, quando l’eroe in esilio accettò di guidare una nave dal Perù ad Hong Kong, per conto dell’armatore genovese De Negri. Garibaldi in fuga - e operaio in una fabbrica di candele a New York - doveva mantenere la madre e i due figli, e molte navi da commercio su quelle rotte trasportavano «coolies» cinesi dall’Asia, perché nessuno voleva spalare il guano, nemmeno in Perù. Durò un solo viaggio l’ingaggio e poi Garibaldi ruppe con l’armatore, perché pensava a ben altro. Non s’arricchì, e con tutta l’artrite progettava solo a come fare ritorno in Italia. Che sognava filantropica, democratica e non bellicosa. Certo fu un Italia «nordista» la sua, malgrado i suoi sogni protosocialisti. E malgrado le speranze suscitate tra le masse agrarie nell’impresa dei Mille (represse allora e dopo, contro la sua volontà). E però fu un’Italia, bene o male. Contro quelli che Garibaldi chiamava gli Asini del suo tempo: Napoleone III e Pio IX. Col cui nome battezzò due suoi muli. Non immaginava proprio quanti asini avrebbe dovuto battezzare e collezionare duecento anni dopo la sua nascita, dalle Alpi alla Sicilia.


l'Unità 5 luglio 2007
http://www.unita.it/
 
Vecchio 06-11-2007, 17.03.12
ugodin
 
Lega: "Garibaldi? Un traditore"

GARIBALDI: BLITZ LEGA ALLA CAMERA; EROE? NO, TRADITORE /ANSA
PROTESTA CON STRISCIONE A COMMEMORAZIONE;
BERTINOTTI, SGRADEVOLE




(di Francesco Bongarra')

(ANSA) - ROMA, 6 NOV - Doveva essere una mattinata di studio
su Giuseppe Garibaldi nel bicentenario della nascita dell'Eroe
dei due Mondi. Ma la Lega non ci sta. Innalza uno striscione con
la scritta 'Padania libera' e contesta: ma quale eroe? Garibaldi
era solo un traditore, un criminale, un massone, perfino un
ladro di cavalli.
La protesta va in scena nella Sala della Lupa alla Camera.
Storici italiani e stranieri sono riuniti per ripercorrere la
figura di Garibaldi eroe del Risorgimento e deputato (lo fu per
otto legislature). Un incontro quasi per iniziati, aperto dal
saluto del presidente di Montecitorio e seguito da poche decine
di persone. Tra di loro, una dozzina di deputati della Lega, che
ascoltano tranquillamente l'invito di Fausto Bertinotti a
''realizzare quel messaggio di liberta', di giustizia e
solidarieta' che e' stato iscritto nell'identita' nazionale da
uomini come Garibaldi''. Anche se, prosegue il presidente della
Camera, ''la critica storica non puo' tacere oggi una
interpretazione della comunita' politica fondata sulla
sovranita' popolare, ma non di rado permeabile a tentazioni
autoritarie, il ricorso ad un anticlericalismo di maniera, la
tendenza alla personalizzazione dei contrasti politici''.
Un ritratto fra luci ed ombre, insomma, lontano dai
trionfalismi. Ma ai leghisti non basta. Cosi', quando inizia a
parlare lo storico Monsagrati, i deputati del Carroccio si
alzano: in due, in fondo alla sala, alzano uno striscione con la
scritta 'Padania libera'. Gli altri distribuiscono a tutti,
Bertinotti compreso, un volantino con la foto dell''Eroe dei due
mondi' e la scritta: ''Ma quale eroe. Via le sue statue dalle
nostre piazze''.
Il blitz dura un minuto: poi i leghisti riprendono striscione
e volantini ed escono dalla sala, mentre Bertinotti impassibile
rileva che ''ci sono diverse parti politiche e ognuno e' libero
di manifestare la sua opinione nel rispetto degli altri''. Ma il
presidente della Camera in verita' non l'ha presa per niente
bene. ''In una giornata di studio - dira' in seguito - si e'
liberi di partecipare o meno. Farlo con un linguaggio
provocatorio davanti a chi si accinge ad un lavoro di studio mi
pare sgradevole''.
Ma la Lega non ci sta. ''In questo convegno - sostiene Andrea
Gibelli, vicepresidente dei deputati - viene celebrato un falso:
a spese dei contribuenti si ricorda un traditore, un criminale
che dovunque andava seminava morte e distruzione''. ''Una storia
a senso unico - gli fa eco Roberto Cota - che ha fatto eroe chi
eroe non e' stato e che oggi viene commemorato con una
manifestazione senza pluralismo''. Il Carroccio chiede a
Bertinotti un ''controconvegno su Garibaldi in cui spiegare che
fu un traditore del popolo, un massone, un mercenario, un nemico
della Chiesa al punto di definire Pio IX 'un metro cubo di
letame', un truffatore che organizzo' con i suoi sgherri quel
plebiscito-truffa che segno' l'annessione dell'Italia ai
Savoia''. ''Perfino un ladro di cavalli - rincarano i leghisti -
cui per punizione venne mozzato l'orecchio e, infine, un
criminale di guerra che ordino' alle sue truppe rappresaglie e
saccheggi. Si scoprira' che Garibaldi forse sarebbe meglio
dimenticarlo che ricordarlo''.
Il blitz della Lega raccoglie solo critiche, a partire dal
professor Monsagrati che lo bolla subito come una ''parentesi
squadrista''. Severino Galante (Pdci) parla di ''revisionismo
becero fatto di schiamazzi e urla'', mentre Silvana Mura (Idv)
contesta al Carroccio ''di non saper distinguere un convegno
storico da una sagra del capriolo in cui piu' la spari grossa,
magari adorando il dio Po, e piu' ti applaudono''. Le parti del
Carroccio le prende solo Pippo Reina dell'Mpa, che ricorda i
fatti di Bronte esortando: ''Ai giovani raccontiamo la
verita'''. (ANSA).

FLB
06-NOV-07 16:59
 
Vecchio 07-11-2007, 09.30.41
Michi
 
Sono molto lontano dalla figura di Garibaldi, e ne avevo parlato anche qui: http://www.metaforum.it/forum/showthread.php?t=1349.
Dopo di che, sentirlo attaccato da Calderoli mi pone il problema di un'immediata rivalutazione, se non la beatificazione del caso. Il "metro cubo di letame" che Garibaldi aveva (a ragione) associato a Pio IX vale a maggior ragione per il mentecatto verdevestito.



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