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Forum di politica, cultura, società - 2007

 
Vecchio 08-08-2007, 16.10.36
foglie di acqua
 
Non fate figli, please

PROVOCAZIONI


Non fate figli, please





Maria Grazia Meda



"Giovani, crescete, ma non moltiplicatevi!".
Nel suo nuovo libro, la scrittrice francese Corinne Maier rompe un tabù.
Con un inno alla non maternità



Consiglio per le giovani generazioni: crescete, ma per favore non moltiplicatevi. Ecco l'ultima provocazione di Corinne Maier, scrittrice e psicanalista francese, famosa per aver scritto Buongiorno lettino, Come sopravvivere alla psicanalisi ridendo e soprattutto Buongiorno pigrizia (Bompiani), un breve libro nel quale proponeva una teoria della resistenza passiva in ufficio, cioè come portare a casa lo stipendio lavorando il meno possibile. Il manuale fu un caso editoriale e valse a Maier l'ammirazione incondizionata dei dipendenti dell'intero mondo industrializzato. Oggi si è spinta oltre.

Il suo nuovo pamphlet – No Kid. Quarante raisons de ne pas avoir d'enfant (No Kid. Quaranta ragioni per non avere figli, ed. Michalon, uscirà per Bompiani l'anno prossimo, e di cui anticipiamo alcuni stralci) - forse non raccoglierà lo stesso incondizionato favore dei lettori. Perché, come lei sottolinea: "Sono pochissimi i genitori, e in particolare le madri, che hanno il coraggio di fare un vero coming out". Ecco: Corinne Maier ha fatto un coming out: confessa che le è capitato di rimpiangere di aver voluto dei figli. E aggiunge che, quando discute con le amiche, si rende conto che altre donne condividono questo inconfessabile sentimento. Ma lei ha avuto il coraggio di sancirlo con un libro. Provocazione? In parte. Attaccando il mito dei figli quale "bene più prezioso e gioia ineguagliata", Corinne Maier solleva alcune questioni scomode sul ruolo ricoperto dai figli nella società. Senza essere necessariamente d'accordo con lei, dopo averla ascoltata è impossibile non guardare con occhio diverso le famiglie che la domenica spingono passeggini e raccolgono giocattoli nei parchi o sulle spiagge: se potessero tornare indietro lo rifarebbero?


Signora Maier rimpiange davvero di avere due figli?
"Ci sono dei momenti in cui mi chiedo se ho fatto la scelta giusta e comincio a pensare a cosa avrebbe potuto essere la mia vita senza figli. Mi rendo conto insomma che certe scelte implicano certi sacrifici... Quindi sì a volte mi pento".


E lo sanno i suoi figli? Ha detto loro, citando il suo libro, che sono dei "parassiti"?
"Certo che lo sanno e non credo che sia così drammatico, sono abbastanza grandi per capire che magari uno non ha voglia di essere sempre lì sull'attenti quando si svegliano al mattino, di pianificare tutta una vita in funzione dei loro bisogni... di fare da domestica...".


Ma non è distruttivo far capire a un figlio che è di troppo?
"Se ne dicono tante di cose... Le faccio una domanda: crede che sia sano proiettare sui figli tutti i nostri desideri e le nostre aspirazioni?".


Si spieghi.
"Oggi gli adulti proiettano un'infanzia ideale sui figli, viziandoli senza responsabilizzarli. Nel contempo, ci si aspetta così tanto da loro in termini di socievolezza, di risultati scolastici, di eccellenza, di successo che i genitori saranno per forza delusi e i figli schiacciati dal peso della pressione".


È per questo che lei dice che le persone felici sono quelle alle quali non è stato chiesto nulla?
"Ripeto: non credo che esista una ricetta miracolosa per far crescere degli individui felici e realizzati ma sono convinta che meno ci si aspetta dai figli e maggiori saranno le sorprese positive. Perché non ci sarà la pressione del risultato. Dai miei non aspetto nulla".


Lei stigmatizza la costruzione dell'immagine dei figli contemporanea.
"Schematizzo: in passato i figli erano pensati in termini utilitaristici. Nelle classi alte servivano alla trasmissione del titolo, del patrimonio, dei valori. A rinnovare le élite e a forgiare le alleanze. Nelle classi povere erano delle braccia, forza lavoro e - caricaturando - il bastone della vecchiaia. Oggi sono un'altra cosa ancora".


Infatti scrive che nella nostra società il bambino è re: come lo spiega?
"È una questione interessante. Certamente, nella nostra società completamente votata al consumismo, i figli sono un oggetto ricercato e prezioso. Un oggetto meraviglioso che dovrà colmare i tanti vuoti della solitudine contemporanea, un oggetto che dovrà realizzare i sogni del genitore. E poi il figlio riempie il vuoto lasciato da un desiderio forte che non abbiamo il coraggio di realizzare".


Infatti nel libro lei dice che spesso usiamo il pretesto dei figli per non fare certe cose.
"Sì, si guardi intorno: la coppia che non divorzia "per il bene dei figli" e vive una relazione miserabile, o le persone che si privano di un certo tipo di vita, di carriera, di avventura con la scusa dei figli, ma in fondo perché non hanno il coraggio di affrontare e realizzare i propri desideri".


Secondo lei carriera e figli sono aspirazioni inconciliabili.
"È una questione complessa ma osserviamo ad esempio la situazione francese: lo Stato promuove una forte politica natalista con un sistema abbastanza efficiente di sussidi, asili nido e doposcuola. Eppure anche se le donne vengono spinte a lavorare rimangono in posti subalterni".


Perché?
"Perché è troppo faticoso! Stando alle statistiche in Francia le donne hanno il primo figlio a 30 anni. Non sono ancora all'apice della carriera e quindi non guadagnano ancora a sufficienza per pagare una tata a tempo pieno. Devono lavorare il doppio di un collega maschio e la carriera ne risente".


Nel suo caso lavorava 70 ore alla settimana: 40 in ufficio e 30 con i figli...
"È sfiancante. Con ritmi così non si ha più energia. Altro che far carriera! Credo davvero che l'unico modo per essere felici con dei figli è di essere ricchi".


Ecco perché lei dice che per Madonna e Angelina Jolie è facile circondarsi di bambini.
"Sarebbe assurdo negarlo: con dei mezzi economici importanti ci si può permettere una governante e uno stuolo di super nanny. Semplifica la vita".


Le donne sono coscienti degli ostacoli che incontreranno, eppure continuano a coltivare il desiderio di maternità.
"Mi sta dicendo che tutte le donne desiderano avere un figlio? Non credo proprio".


Diciamo che ci sono poche donne che e-sprimono un chiaro desiderio di non procreare. Come lo spiega?".
"Penso che sia una costruzione sociale, una pressione fatta sulle donne".


Nei Paesi dove è stato imposto il controllo delle nascite non è stato sradicato il desiderio di procreare.
"Continuo a pensare che oggi un figlio sia un puro oggetto capitalistico. Ma è chiaro che ci sono anche fattori più profondi quali un certo modo di ripagare un debito verso i propri genitori procreando e una certa idea d'immortalità espressa attraverso la prole. Aggiungo che i figli sono un importante elemento di integrazione sociale e, per dirlo con termini freudiani, sono un fallo ambulante, un oggetto magnifico che ci riempie".


Un oggetto che faciliterebbe la carriera politica. Perché?
"Perché un capo di Stato senza figli è sospetto. A livello inconscio la nostra società giudica in modo negativo una persona senza figli. Come se la persona in questione fosse incompleta e - caricaturando - immatura. In particolare per chi vuole condurre una carriera politica, la mancanza di figli può essere un handycap: come se mancasse l'esperienza di gestire una famiglia, direi quasi l'esperienza della vera vita".


Insomma un genitore è più rassicurante di una persona senza figli.
"Sì, l'individuo senza figli è spiazzante, è un elettrone libero che dipende meno dalla struttura sociale".


Infatti lei parla del ruolo normativo dei figli nella nostra società.
"Dico che una coppia con figli è più facilmente "controllabile"".


Che significa?
"Una coppia con figli non cambierà mai attività, città, amicizie sulla base di un colpo di testa. Non potrà permettersi un comportamento asociale, non si ribellerà facilmente proprio perché deve pensare al benessere dei figli. Un individuo o una coppia senza figli sono molto più liberi e imprevedibili. In un certo senso il nucleo familiare è un elemento stabilizzante della società, è il collante di un certo ordine e conformismo. Provi a immaginare un gruppo importante di persone che decide di non procreare e di realizzare invece i propri desideri: non c'è nulla di più sovversivo!".


Lei dice anche che il capitalismo adora i bambini.
"Nel libro scrivo che un figlio è il più fidato alleato oggettivo del capitalismo nel senso che è il più potente motore di consumo della nostra società. Provi a pensare a quanti prodotti superflui e inutili compriamo ai nostri figli: lo sa che in Inghilterra due terzi dei bambini tra i 6 e 13 anni hanno già un cellulare? È così essenziale per lo sviluppo che un bimbo di otto anni abbia telefono, gameboy, costose trading cards che perde sistematicamente e delle sneakers da 100 euro?".


Aggiunge che la società ama i neonati e i bambini piccoli. Ma quando arrivano a 18 anni li abbandona.
"Perché li amiamo in quanto oggetto. Ma quando diventano soggetto è tutto molto più problematico e nessuno si preoccupa del loro avvenire. È drammatico vedere tutti questi giovani vittime della precarietà e senza sbocchi. È un paradosso interessante: abbiamo dedicato uno spazio enorme ai piccoli ma una volta cresciuti né lo Stato né la società attribuiscono loro un posto".


Ci dia il motivo principale per non avere figli.
"Se vogliamo davvero realizzare i nostri sogni e i nostri desideri, dobbiamo sapere che i figli sono un ostacolo a questa realizzazione".


E se una donna le rispondesse che la sua più bella realizzazione sono, appunto, i figli?
"Avrei dei dubbi sulla sua sincerità: mi interesserebbe andare oltre le apparenze e scavare nel vissuto di questa persona".


http://dweb.repubblica.it
 
Vecchio 08-08-2007, 16.43.03
catluc
 
Citazione:
Originalmente inviato da foglie di acqua
PROVOCAZIONI




"Oggi gli adulti proiettano un'infanzia ideale sui figli, viziandoli senza responsabilizzarli. Nel contempo, ci si aspetta così tanto da loro in termini di socievolezza, di risultati scolastici, di eccellenza, di successo che i genitori saranno per forza delusi e i figli schiacciati dal peso della pressione".
E' un'opinione che condivido. Molti uomini e donne arrivano ad una certa età e decidono che è il momento di prolificare, perchè poi sarebbe troppo tardi. Ma si rendono conto che i figli non sono regali di natale? Che fare un figlio non vuol dire adempiere al proprio dovere generazionale? Bisogna amarli e seguirli e soprattutto non volere da loro quello che avremmo voluto per la nostra vita. Io amo mia figlia., ma talvolta penso a come sarebbe stata diversa la mia vita senza di lei. Non penso peggio. Diversa.
 
Vecchio 08-08-2007, 18.14.21
peccolo ketty
 
condivido appieno la tesi della scrittrice,
solo non capisco come mai non ci abbia pensato prima di procreare..!!
 
Vecchio 08-08-2007, 18.23.25
Lucrezia
 
Forse si e' accorta dopo di quanto fosse pesante.
Anch'io appoggio questa tesi, finalmente oggi l'immagine della donna non e' piu' necessariamente legata a quella di madre e una donna puo scegliere se diventarlo o no, senza sentirsi giudicata o fallita.
Stimo di piu' una donna che rifiuta la maternita' per tutta una serie di motivi personali piuttosto di un'altra che lo diventa per poi pentirsi o farlo pesare sui figli a vita.
Per non parlare di chi li abbandona nei cassonetti come se fossero spazzatura.
E poi, diciamolo chiaro: siamo in 6 miliardi, qualcuno dovra' pur smettere......
 
Vecchio 08-08-2007, 19.03.23
foglie di acqua
 
Citazione:
Originalmente inviato da peccolo ketty
condivido appieno la tesi della scrittrice,
solo non capisco come mai non ci abbia pensato prima di procreare..!!

La tesi ha un senso se è provata (sulla propria pelle…)


A parte gli "scherzi"...


Sono d’accordo con Corinne Maier su tutti i punti toccati nell’intervista:


-“dovere” procreare
-aspettative dai figli: devono diventare ciò che vorrebbero i genitori
-figli “oggetti” preferiti del consumismo, perché sono un potente motore di consumo
-figli sono alibi per nascondere il poco coraggio di realizzare i propri desideri
-figli come integrazione sociale


Tuttavia, secondo me non è un invito vero e proprio a non procreare, ma è un messaggio a non fare i figli seguendo queste idee. Che si possono in teoria non seguire, ma il difficile diventa praticarle, perché viviamo in una società che inevitabilmente: invita, stuzzica, indirizza.


Altra cosa che trovo molto vera sono gli effetti sulla società delle coppie senza figli:

-La società giudica “negativamente” chi non ha figli.
-Le coppie senza figli sono spiazzanti, perché non sono “controllabili”.



Infine… il paradosso

La Società ama i figli fino a 18 anni in quanto “oggetto”. Ma li abbandona quando diventano “soggetto”.



"Perché li amiamo in quanto oggetto. Ma quando diventano soggetto è tutto molto più problematico e nessuno si preoccupa del loro avvenire. È drammatico vedere tutti questi giovani vittime della precarietà e senza sbocchi. È un paradosso interessante: abbiamo dedicato uno spazio enorme ai piccoli ma una volta cresciuti né lo Stato né la società attribuiscono loro un posto".




Forse non è una sterile provocazione, ma è una lucida constatazione dei tempi che viviamo...
 
Vecchio 08-08-2007, 19.22.54
peccolo ketty
 
Citazione:
Originalmente inviato da foglie di acqua
Infine… il paradosso

La Società ama i figli fino a 18 anni in quanto “oggetto”. Ma li abbandona quando diventano “soggetto”.



"Perché li amiamo in quanto oggetto. Ma quando diventano soggetto è tutto molto più problematico e nessuno si preoccupa del loro avvenire. È drammatico vedere tutti questi giovani vittime della precarietà e senza sbocchi. È un paradosso interessante: abbiamo dedicato uno spazio enorme ai piccoli ma una volta cresciuti né lo Stato né la società attribuiscono loro un posto".




Forse non è una sterile provocazione, ma è una lucida constatazione dei tempi che viviamo...
beh credo che in italia non sia proprio così visto che il legame familiare è molto forte, infatti abbiamo un sacco di trentenni che vivono ancora con i genitori...
ma in generale condivido anch'io
e proprio per il senso egoistico dell'atto della procreazione, che non mi piace per niente, che eviterei di farne!
 
Vecchio 08-08-2007, 19.37.28
foglie di acqua
 
Citazione:
Originalmente inviato da peccolo ketty
beh credo che in italia non sia proprio così visto che il legame familiare è molto forte, infatti abbiamo un sacco di trentenni che vivono ancora con i genitori...

La famiglia continua a curarli, la società e lo Stato li abbandona; proprio nel momento che dovrebbero diventare "soggetti di diritti": lavorare per avere un'emancipazione economica ecc. ecc.
 
Vecchio 08-08-2007, 20.02.35
Lucrezia
 
Citazione:
e proprio per il senso egoistico dell'atto della procreazione, che non mi piace per niente, che eviterei di farne!
L'atto della procreazione e' altruismo puro, perche' si dona la vita.
In genere e' considerato egoismo il contrario, la volonta' di non procreare.
Io non considero egoista nessuna delle due scelte.
 
Vecchio 08-08-2007, 20.10.54
sarahkerrigan
 
Così, di primo acchito, mi viene da dire che se l'avessi qui, Corinne Maier la prenderei a calci ...rimando a dopo cena, che con la pancia piena sono più mansueta
 
Vecchio 09-08-2007, 13.20.18
catluc
 
Citazione:
Originalmente inviato da Lucrezia
L'atto della procreazione e' altruismo puro, perche' si dona la vita.
In genere e' considerato egoismo il contrario, la volonta' di non procreare.
Io non considero egoista nessuna delle due scelte.
Diciamo che non voler figli può essere considerato egoista se lo si fa per non volere responsabilità. Ma questo è un altro discorso. Conosco gente che non avrebbe voluto aver figli, ma poi quando se li è ritrovati (errori di calcolo) ne sono stati negli anni ben felici. Anzi la loro vita non avrebbe senso.



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