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Vecchio 10-10-2007, 17.34.38
ugodin
 
India, i costi dell'occidentalizzazione

ho letto il pezzo postato da rod sui costi nell'est europa (forum europa). anche questo è un caso tipico


INDIA: SBARCANO SOCIETA' GRANDE DISTRIBUZIONE, PROTESTE
IN PIAZZA COMMERCIANTI CONTRO COLOSSI INDIANI E STRANIERI


(ANSA) - NEW DELHI, 10 0TT - Massiccia protesta nello stato
indiano centrale del Maharasthra contro l'ingresso nel paese
delle multinazionali straniere della grande distribuzione come
la Wal Mart. A fare per ora le spese della protesta soprattutto
i megastore appena aperti della Reliance, l'azienda indiana che
per prima ha deciso di aprire supermercati con prodotti freschi.
Oggi migliaia di commercianti sono scesi in piazza a Mumbai
(la ex Bombay) in una manifestazione di protesta organizzata
dalla Vyapaar Rozgaar Suraksha Kriti Samiti, una commissione che
riunisce oltre 750 associazioni di commercianti sparse in tutto
lo stato. ''La vita dei piccoli commercianti - ha dichiarato
durante la manifestazione di protesta Mohan Gurnani, presidente
dell'associazione dei commercianti di Mumbai - sarebbe messa in
serio pericolo dall'ingresso sul mercato di questi giganti''.
Tanti gli slogan come ''ora o mai piu''', ''Wal Mart rinunci e
vada via''.
Le proteste, oltre che Mumbai e lo stato del Maharasthra
hanno riguardato molti altri stati, tra i quali il Kerala (nel
sud), l'Orissa (nel centro), il Jharkand (nel nord est) e
l'Uttar Pradesh (nel nord). Secondo Mohan Gurnani il governo
dovrebbe imparare da quanto avvenuto on Thailandia: l'ingresso
delle multinazionali nel settore ha danneggiato, e spesso
portato alla chiusura, oltre 60.000 piccoli esercizi commerciali
e il governo e' stato costretto a creare un fondo speciale per
dare assistenza ai piccoli commercianti e ad imporre restrizioni
territoriali alle grandi catene. Anche in Cina gli investimenti
stranieri sono soggetti a regole molto restrittive ed in ogni
caso ci sono moltissimi negozi che tuttora possono vendere solo
prodotti made in China''.
In base a quanto affermato da Gibson Vedamani, capo dell'
associazione dei commercianti al dettaglio, in India si rischia
la perdita di 4 milioni di posti di lavoro a fronte dei 2
milioni creati dal nuovo sistema. Intanto la Reliance, a seguito
delle proteste ha deciso di licenziare 1.000 persone in Uttar
Pradesh e Orissa dopo che i governi locali avevano ordinato la
chiusura di dieci suoi nuovi supermercati.
Il settore in India e' regolato dalle FDI, Foreign Direct
Investment, le quote oltre le quali le societa' straniere non
possono intervenire. Ecco perche' Auchan, WalMart, Carrefour e
altri cercano di apparentarsi, tra le proteste dei commercianti
indiani, con societa' del subcontinente. Solo la tedesca Metro
per ora e' riuscita ad aprire un outlet nel sud dell'India ma
senza i reparti del fresco, la cui vendita, per legge, e'
riservata ai piccoli negozi indiani. (ANSA)

Y1K
10-OTT-07 15:36
 
Vecchio 27-10-2007, 12.40.23
ugodin
 
INDIA: TOILETTE ECOCOMPATIBILI PER LIBERARE INTOCCABILI/ANSA
BRAMINO INVENTA NUOVO SISTEMA. E DAL 31 IL WORLD TOILETTE SUMMIT


(di Nello del Gatto)

(ANSA) - NEW DELHI, 27 OTT - Una toilette pubblica in ogni
villaggio, che sia ecosostenibile e socialmente accettabile, che
aiuti le caste basse e contribuisca allo sviluppo
dell'agricoltura e dei meno abbienti. E' questo il sogno del
dottor Bindeswar Pathak, un bramino nativo del Bihar ma che vive
a Delhi da oltre 30 anni. Pathak nel 1968 ha fondato la Sulabh
International Social Service Organisation, che si interessa di
diffondere la 'cultura delle toilette' in tutta l'India.
Oltre il 70% del paese di Gandhi e' rappresentato dalla parte
rurale. In questa, oltre il 40% della popolazione non ha accesso
ai bagni come noi li conosciamo e soddisfano le loro esigenze
corporee all'aperto. Con non pochi problemi. Innanzitutto di
ordine ambientale ed ecologico, per non parlare di quelli
sociali, che sono molti. Il primo e' legato al fatto che molte
donne, che di sera nei villaggi bui si allontanano nelle
campagne per i loro bisogni, sono spesso vittime di violenza. La
mancanza di toilette per le bambine nelle scuole, inoltre,
impedisce a queste l'istruzione in quanto i genitori non le
mandano dal momento che non esiste nessuna distinzione tra i
bagni maschili e quelli femminili.
Ma soprattutto, l'utilizzo di queste toilette improvvisate,
come di quelle nella maggior parte dei bagni presenti in India,
che non sono allacciate a nessuna fogna, rende attuale ancora
uno dei lavori piu' umilianti, quello degli 'scavengers', gli
intoccabili della casta dei valkimis, che girano per le case a
raccogliere gli escrementi, con grave danno alla salute e
all'ambiente. Da queste considerazioni e' nato il progetto di
Pathak. Con soli 10 dollari, l'organizzazione del bramino del
Bihar realizza in qualsiasi villaggio una particolare toilette
pubblica, collegata a due contenitori naturali infossati.
Ognuno di questi contenitori viene svuotato dopo due anni,
ricavandone, secondo gli studi dell'organizzazione di Pathak,
dell'ottimo concime ricco di nitrato, fosforo e potassio che,
sminuzzato in polvere, risulta essere molto buono per i
contadini indiani. Non solo: i gas sprigionati dai residui degli
escrementi, vengono, tramite un apposito macchinario,
trasformati in biogas che viene utilizzato come combustibile per
cucinare, per l'elettricita', per riscaldamento, contribuendo a
ridurre il riscaldamento globale del pianeta.
Il sistema Sulabh prevede anche l'utilizzo per ogni persona
di massimo 1,5 litri di acqua, contro gli oltre 10 usati nei
bagni tradizionali, con un grande risparmio d'acqua. Le toilette
della Sulabh (che in hindi significa pronto, svelto), sono state
piazzate in tutto il paese: oltre 1 milione e 200 toilette
costruite in 25 stati. L'accesso alle toilette e' a pagamento,
pochissimi soldi raccolti a persona che pero' assicurano la
pulizia dei bagni. Ma il risultato del quale Pathak e' piu'
orgoglioso, e' rappresentato dagli oltre 60000 scavengers
liberati dalla loro schiavitu'.
''E' una grossa soddisfazione per noi - spiega al'Ansa Pathak
- soprattutto il fatto di aver potuto realizzare, con i soldi
della costruzione e uso delle toilette, le scuole per i figli
dei scavagners che abbiamo liberato, dove insegnamo loro altri
mestieri e dove loro diventano i nostri ambasciatori, portando
dovunque la 'cultura delle toilette'. Un bagno pulito, aiuta
l'ambiente ma aiuta anche a migliorare e conservare la salute
degli abitanti dei villaggi. Abbiamo perseguito e stiamo
realizzando un sogno di Gandhi, liberare gli ultimi''. Il
riconoscimento all'opera di Pathak e' valso l'anno scorso un
premio internazionale all'organizzazione e la gestione del World
Toilette Summit che, sotto l'egida dell'ONU, prendera' il via il
31 ottobre a Delhi. (ANSA).

Y1K
27-OTT-07 12:01
 
Vecchio 02-11-2007, 17.47.57
catluc
 
I mali dell'india



Intervista a Vandana Shiva.
Un paese che cresce, ma si ammala.


Di Lucilla Salerno

Nel suo libro Earth democracy lei parla di tre differenti tipologie di economia: naturale, di sussistenza e di mercato, sostenendo che l’economia di mercato fagociterà le prime due. Ci spiega come accade o accadrà tutto ciò?Arrivo proprio ora dal Kerala, una regione che ha ridotte entrate economiche. In compenso il suo è un ecosistema molto florido; le persone vestono bene e abitano in case bellissime. Il Kerala è uno stato in cui l’economia di mercato è molto limitata, mentre sopravvivono bene sia l’economia naturale che quella di sussistenza.

L’altro volto dell’economia indiana è rappresentato da stati come il Punjab, ottimo esempio di studio. In questa regione l’economia di mercato è molto florida, si muovono grandi capitali, avvengono quotidianamente molte transazioni finanziare. Ciò potrebbe far pensare ad una situazione di benessere diffuso, invece la terra del Punjab è esausta, l’acqua scarseggia, c’è un’alta incidenza di malati di cancro, e i contadini affogano nei debiti. In questa regione l’economia di mercato ha distrutto l’economia locale di sopravvivenza, e sfruttato al massimo le risorse naturali. Questo perché chi controlla l’economia di mercato, le multinazionali, e gli uomini che le guidano, che spesso si nascondono dietro la facciata degli aiuti umanitari, sono attenti solo agli indici di mercato e al loro profitto, non importa quanta natura possano distruggere. Ma la salute della natura è anche la misura della salute di una società. Ecco perchè anche se l’indicatore generale dell’economia indiana segna una crescita annua del 9% come media nazionale, proprio ora si riscontra un aumento allarmante dei bambini indiani che si ammalano e muoiono per cause legate alla denutrizione: sono oggi più di quanti siano mai stati nel passato, più che nella stessa africa subsahariana. Ed altrettanto evidenti sono le ripercussioni negative sull’ambiente. In India oggi ogni fiume è inquinato, si stanno verificando gravi mutamenti climatici, come ad esempio la mancanza di piogge nel periodo dei monsoni: in generale piove sempre di meno. Abbiamo problemi molto gravi da affrontare, causati da un eccessivo ed incontrollato sviluppo dell’economia di mercato.

Secondo la sua personale opinione qual è in India il ruolo delle donne nei movimenti a difesa dell’ambiente e delle risorse naturali?
Tutti i movimenti ecologisti sono avviati dalle donne. Io sono laureata in Fisica alla West Ontario University, e lì ho preso il mio dottorato, sempre in Fisica, ma poi mi sono “laureata in ecologia nell’“università di Chipko, vale a dire nel movimento creato e condotto dalle donne per proteggere gli ecosistemi della loro terra, l’Himalaya.
Un altro esempio sarebbe l’acquacoltura, che le donne praticano ancora oggi nelle coste indiane. La coltura degli scampi aveva creato delle colture estensive molto saline che rovinavano la terra e l’acqua. C’è stato poi il movimento contro la fabbrica della Coca-Cola, in una regione dell’India, e sono state di nuovo le donne che si sono opposte perché la Coca-Cola ha sottratto loro l’acqua: le donne doveva fare un cammino di oltre 15 kilometri per arrivare all’acqua. L’acqua veniva utilizzata per la produzione della Coca-Cola e quella che veniva rilasciata era acqua sporca. Grazie a questo movimento la Coca-Cola ha dovuto chiudere. Questa fabbrica ancora oggi è chiusa. Siamo di fronte a un movimento portato avanti dalla donne per ragioni molto sostanziali, radicate, legate alla vita, alla società e alla terra di cui fanno parte. Per cui io direi senz’altro che il successo dei movimenti contro l’inquinamento o dei movimenti ecologisti contro la distruzione della terra sono tutti successi delle donne.

da Donnatv.it



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