L'ora delle suore-femministe
Dalle carmelitane, alle clarisse
"Dal Papa e dal Cardinal Bertone buone aperture,
ma vogliamo le quote rosa"
GIACOMO GALEAZZI - CITTA' DEL VATICANO
Ma quale parità, per ora sono solo parole. Anche il Santo Padre appena eletto ha detto di voler concedere maggior spazio alle donne nella Chiesa, però poi in concreto non è cambiato nulla e non rimane traccia di quei buoni propositi. La verità è che nella Chiesa ci sono secoli di maschilismo da superare e opposizioni interne impossibili da smuovere», scuote la testa suor Maria Anna, novizia etiope delle Francescane. Tra le resistenze della Curia e la richiesta di maggior potere al femminile da parte delle religiose, la «rivoluzione rosa» ipotizzata dal segretario di Stato, Tarcisio Bertone, suscita timori e speranze in una insolita guerra dei sessi in Vaticano. «Ben vengano le innovazioni nella struttura gerarchica, ma la donna è già stata riscattata da Cristo due millenni fa. Il processo di emancipazione e valorizzazione femminile era già tutto delineato nel Vangelo, la Chiesa continua a far fatica ad adeguarsi - commenta suor Vincenzina Cavicchi delle Suore Minime dell’Addolorata -. Le limitazioni restano ed è inutile farsi illusioni. Stiamo ancora muovendo i primi passi nei consigli pastorali e molti mugugnano. Certo, alcuni impedimenti sono stati rimossi e tocca a noi attivarci. Nella nostra congregazione, per esempio, puntiamo sull’istruzione per favorire l’avanzamento delle donne».
E’ ottimista suor Vittoria Imineo, 50 anni, che dal convento delle Ancelle del Buon Pastore attende «fiduciosa» gli sviluppi della svolta di Bertone. «E’ un processo irreversibile, la Chiesa si sta lentamente spostando da un secolare maschilismo a dinamiche più al passo con i tempi - afferma -. L’apertura di Bertone consentirà una serie di opportunità: dobbiamo avere il coraggio di conquistare spazi e incarichi ecclesiali di vera responsabilità». Dalla lettera «Mulieris dignitatem» di Giovanni Paolo II il vento è cambiato. «Le dichiarazioni prima di Benedetto XVI e ora del segretario di Stato non sono intenzioni lodevoli come le «quote rosa» in politica, ma una precisa scelta di campo - aggiunge suor Vittoria -. Abbiamo molto da fare per riequilibrare la situazione che vede quasi tutti uomini al comando degli uffici curiali». Un «new deal» per l’altra metà del cielo, insomma, che sembra anticipato anche dalla nomina della suora salesiana Enrica Rosanna a sottosegretario del dicastero vaticano per gli Istituti di vita consacrata.
«Tutto ciò che è nuovo comporta rischi e nell’organizzazione ecclesiale non si procede per balzi in avanti: ogni mutamento va preparato bene per non suscitare un’ondata contraria - osserva suor Anna Maria Genco, superiora delle Clarisse -. Non è che adesso basta essere donna per essere competente e adatta a ricoprire una carica. In ogni modo, il segnale di apertura del cardinal Bertone è positivo e adesso andrà gradualmente tradotto in indicazioni concrete per rendere operativo il cambiamento nei rapporti di forza. La settimana scorsa il nostro vescovo è venuto in monastero per annunciare una serie di nomine diocesane e mi ha risposto "non esageriamo" quando, scherzando, gli ho prospettato una donna come vice-parroco».
Niente strappi, quindi. «Serve un adeguamento culturale per colmare le lacune e ritardi, a cominciare dagli ambiti nei quali noi religiose potremmo fornire un contributo significativo: la pastorale dei giovani e la preparazione dei fidanzati al matrimonio - sottolinea -. Per accedere ai posti di comando dobbiamo fare un passo alla volta, altrimenti qualsiasi errore o forzatura fornirebbe argomenti a chi non vuole che le cose progrediscano».
Nessuna suora, nella «fronda femminista», si spinge, però, fino alla richiesta-tabù dell’ordinazione sacerdotale delle donne. «Nelle parrocchie collaboriamo il più possibile con i preti, ma restiamo sempre un gradino sotto - spiega suor Emilia Smorgon, domenicana delle Ancelle del Signore -. Noi sgobbiamo per ottenere un ruolo sul campo e, piuttosto che attendere innovazioni dall’alto, ci impegniamo ogni giorno ad allargare i settori del nostro impegno: dall’assistenza, alla formazione, dalla catechesi all’animazione liturgica». Una parità dal basso, quindi, senza attendersi particolari avalli dalla gerarchia. L’ostacolo maggiore è la preparazione: per varcare la soglia della «stanza dei bottoni», infatti, mancano l’esperienza e la «scuola di comando», appannaggio esclusivo dei sacerdoti. «La gran parte di noi consacrate siamo state indirizzate fin da giovani alle opere di solidarietà e carità piuttosto che ad un percorso di studi - analizza suor Emma Bottamedi, 63 anni, delle Missionarie del Sacro Cuore di Roma -. Nella Chiesa si avverte ancora la tradizionale linea maschilista e, rispetto alla società, siamo rimaste indietro. Certo, i posti di responsabilità restano irraggiungibili per le donne, ma è altrettanto vero che per raggiungere quegli incarichi serve una preparazione che nella quasi totalità dei casi non abbiamo. Se c’è da costruire un seminario, nulla impedisce che sia una donna a gestire le finanze di una diocesi o del Vaticano. Però, dobbiamo guadagnarci sui libri la nostra fetta di potere. Non agognarla come una concessione».
La Stampa 21 luglio 2007
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