Welfare: stallo sul ddl,
non c'e' intesa Governo-Prc
di Yasmin Inangiray
ROMA - Non c'é ancora l'accordo nella maggioranza sul welfare. Nonostante i tempi obbligati per l'approvazione del disegno di legge, che entro il 29 novembre deve avere il via libera della Camera, Unione e governo sono lontani dal chiudere l'intesa. La trattativa, che si era già arenata nella notte tra martedi' e mercoledi', con la decisione del Prc abbandonare la riunione di maggioranza, sembrava procedere più spedita nel corso della giornata e l'approvazione di un emendamento sul lavoratori notturni, che di fatto ampliava la platea degli usuranti, aveva allentato il braccio di ferro con la sinistra, in particolare con il Prc. Ma restava da superare l'altro grande scoglio: la definizione delle norme sui contratti a termine. A siglare l'intesa politica doveva essere la riunione tra i capigruppo della Camera ed il governo rappresentato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta e dal ministro dei Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti.
Una riunione durata però appena cinque minuti, giusto il tempo in cui Letta avrebbe avvertito i presenti che le modifiche che stavano emergendo al disegno di legge non avrebbero avuto il via libera dalle parti che hanno firmato con il governo il Protocollo del 23 luglio. Nonostante da Palazzo Chigi si sottolinei "il lavoro costruttivo" portato avanti in commissione, dunque, il confronto si risolve per ora con un nulla di fatto. Anche se i lavori della commissione della Camera andranno avanti per tutta la notte nella speranza che di trovare un'intesa sugli articoli 'incriminati'. A mettere in stand-by la trattativa sarebbe in particolare una modifica chiesta dalla sinistra e su cui, in particolare, non è disposta a cedere Rifondazione comunista, che insiste affinché il ddl preveda il cosiddetto 'diritto di precedenza', una norma che impedirebbe al datore di lavoro di assumere a tempo determinato, per la stessa occupazione, persone diverse per alcuni mesi, evitando così il contratto a tempo indeterminato.
La richiesta vedrebbe la totale contrarietà di Confindustria, che il tecnico del Prc Maurizio Zipponi accusa di "intervenire sull'autonomia del Parlamento e sul governo". Il responsabile lavoro del partito di Giordano, che ha curato la partita del welfare prima dell'approvazione del protocollo in Consiglio dei ministri, sottolinea che "la sinistra resiste su argomenti che non hanno aumenti di spesa, ma riguardano il tema della precarietà". L'idea su cui è orientato il Prc è di portare avanti la battaglia sugli emendamenti e di ripresentarli in aula, se saranno battuti in commissione. Nel caso poi che il governo decida di porre la fiducia in aula per blindare il testo, "vorrà dire che faremo come Dini - dicono da Rifondazione - voteremo la fiducia per responsabilità ma un minuto dopo diremo che non c'é più la maggioranza...". Ma nell'Unione altri puntano l'indice sulla competizione a sinistra. Secondo questa lettura, il Prc forzerebbe la mano per ottenere un risultato visto che l'emendamento sui lavori usuranti approvato porta la firma del Pdci.
2007-11-21 21:19
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