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Vecchio 23-08-2007, 01.12.52
Roderigo
 
L'Ultima vergogna di Abu Ghraib

L'Ultima vergogna di Abu Ghraib
«Nessuno pagherà»






Il rapporto del generale Taguba conferma
«I responsabili sono al Pentagono»



LORETTA NAPOLEONI - WASHINGTON


«Sono un capro espiatorio, non sapevo nulla delle sevizie di Abu Ghraib», pare abbia detto il colonnello Steven Jordan, ex responsabile del centro degli interrogatori della prigione, prima di presentarsi alla corte marziale che a Fort Mead, nel Maryland, lo ha messo sotto processo per le atrocità commesse contro i prigionieri nell’autunno del 2003. «Mente», sostiene Joe, un veterano della guerra in Iraq dimesso lo scorso anno a causa delle gravi ferite riportate in uno scontro a fuoco a Baghdad. Joe, che vive nel Montana nord occidentale, lo stato con la più alta percentuale di soldati al fronte, si trovava in Iraq durante i fattacci di Abu Ghraib. «Correvano voci strane su quella prigione, chi ci era stato la descriveva come una postazione del Far West, un postaccio dove regnava l’anarchia. E’ impossibile che i capi non se ne fossero accorti».

In un’intervista al New Yorker pubblicata questa settimana, il generale Antonio M. Taguba, autore del rapporto delle forze armate americane sui Abu Ghraib, racconta che nel gennaio del 2004, dopo aver impiegato settimane a localizzare Steven Jordan in Iraq, ricevette una e-mail nella quale il colonnello gli domandava se doveva rasarsi prima di essere intervistato. Taguba sospetta che contro il regolamento militare Jordan indossasse vestiti civili e si muovesse a suo piacimento nel sottobosco dell’anarchia di Abu Ghraib.

Accusato di aver assistito a torture e sevizie contro i prigionieri, Jordan è il dodicesimo militare a presentarsi alla corte marziale per gli abusi di Abu Ghraib, e quello con il grado più alto. Tra il maggio 2004 e il settembre 2005 sette militari americani sono stati incriminati per le torture a Abu Ghraib, condannati a pene di reclusione e radiati dall’esercito. La direttrice della prigione, l’ex generale Janis Karpinski, ha evitato la giustizia militare grazie alla riduzione di grado a colonnello. Steven Jordan rischiava fino a 16 anni di carcere per falsa testimonianza, ma grazie ad un vizio di forma (il generale Taguba è stato accusato di non avergli letto i suoi diritti prima dell’interrogatorio) adesso ne rischia solo 8. Nessun militare è stato processato fuori dalle corti marziali perché prima che la guerra iniziasse il presidente. Bush firmò un documento che garantiva alle forze armate l’immunità dai reati in Iraq.

Ma si tratta sempre e solo di pesci piccoli, sostiene Joe, i veri responsabili bisognerebbe cercarli al Pentagono ed alla Casa Bianca. Tre tentativi di processare Donald Rumsfeld, l’ex segretario alla Difesa, da parte delle vittime di Abu Ghraib, due in Germania ed uno negli Usa, sono falliti. «Nell’autunno del 2003 la pressione dall’alto era incredibile», racconta Joe, «la guerra era tecnicamente finita ma si continuava a combattere senza sosta. Noi soldati eravamo terrorizzati ma ancora più impauriti erano gli ufficiali che dovevano spiegare a gente come Rumsfeld, perché non avevamo ancora schiacciato l’insurrezione». Il generale Taguba sembra d’accordo, ha ammesso al New Yorker che i vertici del Pentagono sapevano cosa succedeva in Iraq.

A tutt’oggi Rumsfeld nega di essere stato a conoscenza delle sevizie di Abu Ghraib prima che le disgustose immagini facessero il giro del mondo. Se è vero allora bisogna chiedersi chi è responsabile della macchina militare americana, possibile che un gruppetto di giovani ed ignoranti soldati semplici con tendenze sadiche abbia terrorizzato la popolazione della più grande prigione di Baghdad sotto il naso dei superiori? Taguba non ci ha mai creduto. Dal suo rapporto emerge che i militari furono investiti di poteri che esulavano dal loro campo. Soldati semplici si trovarono a condurre interrogatori che spettavano all’intelligence. Le loro azioni erano dirette dai superiori che rispondevano a ordini precisi del Pentagono, su questo Taguba non ha dubbi.

A tre anni dallo scandalo, l’America è stanca di una guerra sporca che miete troppe vittime. Ancora più stanca è delle menzogne. «Nessuno sa veramente cosa sta succedendo in Iraq», dice Joe fermandosi davanti al murales delle vittime della guerra all’ingresso di Wal-Mart di Kalispell. «Il Pentagono imbocca la stampa ed i veterani che tornano a casa sono troppo traumatizzati per contraddirlo, vogliono solo dimenticare». Il quasi silenzio stampa sul processo al colonnello Jordan sembra un presagio funesto dell’oblio di Abu Ghraib.


La Stampa 22 agosto 2007



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