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di Metaforum
Forum
di politica, cultura, società - 2007
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22-10-2007, 19.25.39
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La partecipazione effettiva ad una manifestazione
Trasferito da: Un milione in piazza per i diritti
Non ho capito se eravate un milione o mezzo. E poi come vi contavate. Con il pallottoliere?   
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23-10-2007, 08.11.15
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Citazione:
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Originalmente inviato da catluc
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Ecco, appunto. Che la manifestazione sia riuscita e il dato politico importante non c'è dubbio alcuno, ma sulle cifre siamo ormai al delirio.
Mettendo insieme 500.000 per AN, 3.400,000 per le primarie Pd, 1.000.000 sabato a San Giovanni, sfioriamo i cinque milioni di italiani che si sarebbero mobilitati politicamente, a cui andrebbero aggiunti i 6.000.000 che Berlusconi due mesi ha detto essere disponibili a manifestare con lui contro il governo. Quindi, comprendendo AN, tra i dieci e gli undici milioni d'italiani, circa un elettore su 4, sono usi a manifestarsi politicamente, e in una fase come questa.
Negli USA viene ancora considerato come riferimento la marcia dei diritti civili del 1963, quella di "i have a dream", tanto per capirci, dove nessuno si è mai azzardato a parlare di una cifra superiore alle 200.000 persone. La marea di Woodstock fu stimata, al massimo, in 300.000 persone.
I parametri di valutazione della politica italiana sono semplicemente ridicoli.
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23-10-2007, 09.03.03
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E' sempre stato così. Per la manifestazione contro i missili a Comiso del 22 ottobre 1983 a Roma, la questura parlava di 350.000 persone. Gli organizzatori dissero un milione. Sui giornali si affermò la cifra di un milione. Per la manifestazione di sabato, la questura alle 16.30 ha detto 400.000. Gli organizzatori dicono un milione e i giornali, anche quelli come Repubblica che non simpatizzavano per l'iniziativa, hanno accettato un milione. D'altra parte è difficile certificarlo. Ci sono i dati delle prenotazioni di pullman, treni e traghetti a cui si aggiungono coloro che arrivano con mezzi propri, più tutti i manifestanti già residenti nella città che ospita la manifestazione. Inoltre, i cortei, più sono grandi, più coinvolgono e assorbono passanti occasionali. Naturale che non si possa quantificare con precisione. Ci si fa una idea della dimensione della piazza, delle vie adiacenti occupate, dei tempi di percorrenza del corteo. Quando, in una città come Roma, ci si impiega circa tre ore per partire da Piazza Esedra vuol dire che che la manifestazione ha una partecipazione imponente.
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23-10-2007, 09.32.09
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Citazione:
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Originalmente inviato da Roderigo
E' sempre stato così...Naturale che non si possa quantificare con precisione. Ci si fa una idea della dimensione della piazza, delle vie adiacenti occupate, dei tempi di percorrenza del corteo. Quando, in una città come Roma, ci si impiega circa tre ore per partire da Piazza Esedra vuol dire che che la manifestazione ha una partecipazione imponente.
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Vero, le difficoltà di stima non sono poche. Però ci sono dati oggettivi (in parte quelli che hai citato) che rendono possibile un'approssimazione reale, con uno scarto non superiore al 10-15%.
Lungi da me l'idea di trattare dettagliatamente del "come", pur se è possibilissimo farlo, ma a questo punto l'attenzione va proprio al concetto di "imponente", che rimanda alle nostre categorizzazioni della politica, e che diventa dato tecnico anch'esso.
Perchè con una lunga storia di piazza sulle schiena mi sono reso conto, da molto tempo (leggendaria fu una discussione sulla manifestazione romana per la pace nel 2004), che i partecipanti più sensibili agli aspetti organizzativi della politica partono da una base di valutazione che considera le centinaia di migliaia di persone una soglia al di sotto della quale non esiste una valutazione attendibile.
Ed è semplicemente folle.
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23-10-2007, 09.56.26
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Citazione:
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Originalmente inviato da Michi
Vero, le difficoltà di stima non sono poche. Però ci sono dati oggettivi (in parte quelli che hai citato) che rendono possibile un'approssimazione reale, con uno scarto non superiore al 10-15%.
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Non ne ho idea e in 25 anni di militanza, tra cortei, manifestazioni e piazze, e la prima volta che leggo precisato in percentuale il margine di errore tra una stima e la partecipazione effettiva. Poi, stima di chi? Della questura, degli organizzatori, dei media? E quando? Alla partenza, in corso, all'arrivo? Calcolando chi? I soli manifestanti, anche gli spettatori che fanno cordone ai bordi del corteo, quelli che entrano ed escono, quelli che non stanno mai fermi in un punto e passano da uno spezzone all'altro?
Più una manifestazione è grande, in una grande città, più è difficile quantificarla. Di solito tra tutti i dati che vengono citati, il più basso è sempre quello della questura, che in questo caso dice 400 mila. Per sottostimatori, scettici, e diffidenti, potrebbe essere un riferimento attendibile.
Quello che conta, e si può valutare meglio, è il dato politico in rapporto al tema (economico-sociale, in questo caso), le aspettative (100-150 mila), gli organizzatori (grandi o piccoli, qui in sostanza Rifondazione Comunista e la Fiom), e la dimensione di altre manifestazioni (quella di An, quella di Grillo, quella futura di Forza Italia, etc.).
Tra tutte le piazze, in questo periodo e finora, mi sembra la più forte in quanto a capacità di mobilitazione e partecipazione. Meno male.
P.s. Io alla manifestazione non sono andato, pur condividendone le finalità, perciò mio malgrado contribuisco alla stima dei non partecipanti.
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23-10-2007, 10.09.11
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Citazione:
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Originalmente inviato da Roderigo
Non ne ho idea e in 25 anni di militanza, tra cortei, manifestazioni e piazze, e la prima volta che leggo precisato in percentuale il margine di errore tra una stima e la partecipazione effettiva. Poi, stima di chi?
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E' possibile, invece. E i parametri di riferimento che tu hai dato sono tra quelli comunemente usati per le stime del caso.
Diciamo che per una valutazione corretta servono un numero adeguato di "rilevatori" (le persone) su diversi punti ed in momenti diversi, molti dati a premessa (trasporti, ospitalità, lunghezze del percorso, densità di partecipazione - oltre le tre a metro quadro è folle -, tempo di percorrenza, "rotanti" sulla manifestazione, etc) e, soprattutto, la voglia di essere realistici, cosa semi impossibile per la nostra tradizione.
Diciamo comunque che, oggi, se la piazza di sinistra è sempre la più forte (per fortuna...) per tradizioni storiche consolidate, non esiste nessuno che possa portare in piazza un milione di persone, meno che mai in una fase come questa.
Può sembrare una bestemmia per le nostre abitudini, ma è così.
Ma non è ancora abbastanza: anche i dati delle questure sono sovrastimati, semplicemente perchè nel momento in cui li comunicano non possono evidenziare un decremento enorme rispetto ai dati degli organizzatori, ne seguirebbe una polemica politica al calor bianco.
Il problema è che nella tradizione politica italiana manca completamente la razionalità, e da sempre: se i manifestanti dicono un milione, la questura non può dire 100.000, scoppierebbe un casino mistico.
Lasciami raccontare un episodio: ricordo un capitano dei carabinieri, ai tempi, con cui nonostante la situazione si era ormai consolidata una simpatia, che si esternava nelle stime scherzose che ci scambiavamo sui numeri che sarebbero apparsi sui giornali del giorno dopo: questi dipendevano ovviamente dal momento, dagli interessi dell'editore e dei partiti, dalla tipologia dei lettori, etc. MA stiamo parlando di fattori di moltiplicazione tra 5 e 10, comunque. Mi ricordo un giorno che, a prendermi in giro, mi disse:
- "Mi complimento con voi per le 5.000 persone in corteo"
- "E io con lei per i 500 uomini coinvolti nella gestione"
Io sapevo che quel giorno c'erano con me, contate e ricontate fino alla noia, 7/800 persone e lui arrivava a malapena a un centinaio di uomini. Il Secolo XIX uscì con 5.000, appunto, e L'Unità con 7.000. Riparlerei volentieri con quel capitano.
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23-10-2007, 10.28.11
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Citazione:
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Originalmente inviato da Michi
Diciamo comunque che, oggi, se la piazza di sinistra è sempre la più forte (per fortuna...) per tradizioni storiche consolidate, non esiste nessuno che possa portare in piazza un milione di persone, meno che mai in una fase come questa.
Può sembrare una bestemmia per le nostre abitudini, ma è così.
Ma non è ancora abbastanza: anche i dati delle questure sono sovrastimati, semplicemente perchè nel momento in cui li comunicano non possono evidenziare un decremento enorme rispetto ai dati degli organizzatori, ne seguirebbe una polemica politica al calor bianco.
Il problema è che nella tradizione politica italiana manca completamente la razionalità, e da sempre: se i manifestanti dicono un milione, la questura non può dire 100.000, scoppierebbe un casino mistico.
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Mi sembra molto esagerato quanto dici. Con tutti i conflitti che ci sono ogni giorno tra governo e opposizione, all'interno del governo, tra politici e magistrati, tra politici e antipolitici, cosa vuoi che sia una querelle sulla stima di un corteo.
Da sempre la Questura, all'incirca dimezza il dato di partecipazione rilasciato dagli organizzatori. Era così venti trent'anni fa, è così oggi.
Mi sembra singolare poi che le forze dell'ordine possano macchiarsi di illegalità e crimini, caricare, persino uccidere i manifestanti, realizzare imprese come il massacro alla Diaz o le sevizie a Bolzaneto, ma stiano bene attente a non entrare in polemica sulle stime della manifestazione rispetto agli organizzatori, altrimenti ne deriverebbe un "casino mistico".
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23-10-2007, 10.52.19
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Citazione:
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Originalmente inviato da Roderigo
Mi sembra molto esagerato quanto dici. Da sempre la Questura, all'incirca dimezza il dato di partecipazione rilasciato dagli organizzatori. Era così venti trent'anni fa, è così oggi.
Mi sembra singolare poi che le forze dell'ordine possano macchiarsi di illegalità e crimini, caricare, persino uccidere i manifestanti, realizzare imprese come il massacro alla Diaz o le sevizie a Bolzaneto, ma stiano bene attente a non entrare in polemica sulle stime della manifestazione rispetto agli organizzatori, altrimenti ne deriverebbe un "casino mistico".
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Non è affatto esagerato: chiunque, stato compreso, fa parte di una dialettica politica i cui termini sono condivisi da tutti, perchè quelli sono le unità di misura date dalla storia del tuo paese e quello è il linguaggio politico comune, al di là del rapporto di forza del momento. Il "casino mistico" cui mi riferisco è riferito alla credibilità delle cifre che vengono comunicate, che premettono le polemiche successive.
Vediamo i numeri del nostro paese, e ci renderemoconto di cosa sia effettivamente "esagerato".
Se la Cdl ha portato in piazza due milioni di persone io sono Babbo Natale. Se Cofferati ha portato tre milioni di persone al Circo Massimo qualche anno fa, sono anche Mago Merlino.
Sono sciocchezze colossali, che vengono bevute con una facilità desolante: si accetta come dato di fatto che un italiano ogni 28 o 19 abbia fatto una scelta politica manifesta nello stesso posto e alla stessa ora, e mi scappa da ridere. I numeri reali sono enormemente più bassi, ma qullo che per la politica italiana è considerato il “fattore 10” (indica il fattore di moltiplicazione delle partecipazioni reali) è un vizio indistruttibile, che spaccia sempre per oceaniche partecipazioni appena importanti.
Oltre a considerare basta considerare le cifre dell’astensionismo.
Nel 1970, anno in cui si votò la prima volta per le regionali, i votanti furono il 92,5 %; dieci anni dopo nel 1980 erano l’88,5%, nel 1990 l’87,1%, nel 1995 l’81,3%. Nell’ultimo decennio l’astensionismo è cresciuto di 10 punti percentuali e si calcola che il 28% degli italiani (percentuale più o meno stabile) non esprima una scelta elettorale. E questa d’incanto si realizza nelle piazze e con dimensioni bulgare, permettendo in questo caso alla CdL e alla sinistra di mobilitare rispettivamente un cittadino su 19 e uno su 12?
Sull'area politica che si riconosce nella manifestazione di sabato scorso il conteggio elettorale mi parla di un consenso stimabile fra i 3 milioni e i 4 milioni di persone, al lordo di partiti e movimenti. E vogliamo pensare che una percentuale compresa tra un terzo e un quarto di queste persone erano in piazza a Roma? Chi ha una capacità mobilitative ed organizzativa di quel genere? Se solo dovessi fare la stima delle persone partite da Genova e da Milano e di quelle rimaste a casa, ma non per questo non riconducibili a quell'area, ci renderemmo conto dell'esagerazione, questa sì, del dato.
La cosa seria, nel caso, è l’assenza tutta italiana di una teoria, di una pratica e di una folla liberale. Che, a destra, si riassume nella conseguente deriva populista di “moderati”, molto presunti e per nulla reali, e conseguente mobilitazione di piazza, quasi sempre sconosciuta alle tradizioni politiche di quel raggruppamento (esistono vigorose eccezioni come la maggioranza silenziosa di De Carolis o la manifestazione dei quadri Fiat a Torino negli anni ’80). A sinistra, i parametri di riferimento sono invece quelli della composizione sociale di un'Italia che non c'è più da tempo.
Ma, in generale, quello che incuriosisce è l'incapacità ad accettare l'idea che la politica sia una questione di minoranze. Da questo punto di vista, a qualcuno darà fastidio il solo nominarla, ma la teoria leninista era di una precisione impressionante: quando studiavamo in facoltà l'Ottobre Rosso, il dato che ai bolscevichi era chiarissimo, e che agli studenti italiani sessant'anno dopo risultava invece incomprensibile, era proprio il livello di partecipazione in una situazione rivoluzionaria: alle officine Putilov la vita politica era affare del 20-25% degli operai. Rapportiamoli al resto della Russia di allora, e avremo un'idea, tra guerra, zarismo e miseria nera, cosa significhi realmente la politica, e per quante persone.
Negli USA, che hanno tradizione molto diversa dalla nostra, sorridono di fronte a questi eccessi, Noi, invece, ci stupiamo e ci arrabbiamo. Boh...
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23-10-2007, 12.05.59
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Citazione:
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Originalmente inviato da Michi
Non è affatto esagerato: chiunque, stato compreso, fa parte di una dialettica politica i cui termini sono condivisi da tutti, perchè quelli sono le unità di misura date dalla storia del tuo paese e quello è il linguaggio politico comune, al di là del rapporto di forza del momento. Il "casino mistico" cui mi riferisco è riferito alla credibilità delle cifre che vengono comunicate, che premettono le polemiche successive.
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Le manifestazioni sono momenti di lotta politica. C'è chi lavora per il loro successo e chi per il loro fallimento. Per esempio, la Cgil, Repubblica, il Pd, hanno lavorato per il fallimento del 20 ottobre, considerandola a rischio per la tenuta del governo: "una manifestazione senza senso a cui è vietato portare la bandiere della Cgil, è contro i lavoratori, è contro il referendum, contro il governo, etc". Alcune formazioni, la Sinistra democratica e i verdi, che dovevano essere inizialmente tra i promotori, si sono defilate. Il risultato finale è esaltato non solo dalle forze 'per', ma pure dalle forze 'contro'.
Anche l'interpretazione delle dimensioni della manifestazione, è parte di questa lotta. Perciò, è esagerato sostenere che la questura emetta dati sovrastimati sul corteo per compiacere gli organizzatori anzichè i loro avversari.
Peraltro, questa polemica non è stata fatta neanche dagli avversari, fino al punto che Repubblica ha persino accettato nella sua titolazione il dato degli organizzatori. E' la presa d'atto che l'obiettivo del fallimento è fallito.
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23-10-2007, 13.17.22
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Originalmente inviato da Roderigo
Le manifestazioni sono momenti di lotta politica. C'è chi lavora per il loro successo e chi per il loro fallimento. Per esempio, la Cgil, Repubblica, il Pd, hanno lavorato per il fallimento del 20 ottobre, considerandola a rischio per la tenuta del governo: "una manifestazione senza senso a cui è vietato portare la bandiere della Cgil, è contro i lavoratori, è contro il referendum, contro il governo, etc". Alcune formazioni, la Sinistra democratica e i verdi, che dovevano essere inizialmente tra i promotori, si sono defilate. Il risultato finale è esaltato non solo dalle forze 'per', ma pure dalle forze 'contro'.
Anche l'interpretazione delle dimensioni della manifestazione, è parte di questa lotta. Perciò, è esagerato sostenere che la questura emetta dati sovrastimati sul corteo per compiacere gli organizzatori anzichè i loro avversari.
Peraltro, questa polemica non è stata fatta neanche dagli avversari, fino al punto che Repubblica ha persino accettato nella sua titolazione il dato degli organizzatori. E' la presa d'atto che l'obiettivo del fallimento è fallito.
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Temo che ci sia un equivoco sostanziale. Vediamo:
- non è una polemica sulla manifestazione di sabato (avevo sollevato lo stesso problema la settimana scorsa su PD e AN), ma una considerazione generale sulla politica italiana.
- secondo, mai detto che la questura ha il problema di "compiacere" chicchessia: ho detto, che è ben altra cosa, che se qualsiasi questura d'Italia dovesse dare i dati reali di partecipazione, non sarebbe creduta perchè non credibili per il linguaggio e la scuola politica italiana
- Quale esagerazione, e riferita a che cosa, soprattutto? se evitiamo l'arrocco su cosa dicono o non dicono questura e organizzatori, e se lasciamo da parte le esperienze personali (ho organizzato manifestazioni per molto tempo, comunque, e ti garantisco che per credere a certi numero bisogna volerlo) le domande da farsi sono poche e semplici e rimandano alle percentuali di popolazione attiva politicamente sul totale che ho dato nel post precedente. Se a questi aggiungiamo che la popolazione over 60, in Italia, è superiore al 25% del totale, con i numeri che ho elencato avremo una partecipazione potenziale attiva alla "polis" di un cittadino giovane o maturo ogni tre.
Ma ha senso? E ha senso pensare che a una settimana di distanza, a Roma abbia sfilato con AN il doppio e più della marcia di Washington del '63 e con la sinistra una quantità di persone superiore di 3 volte e mezzo la kermesse di Woodstock? e nel 2007?
Possiamo raccontarlo, fa parte del gioco, ma crederlo è un'altra storia.
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23-10-2007, 14.01.40
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Citazione:
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Originalmente inviato da Michi
- secondo, mai detto che la questura ha il problema di "compiacere" chicchessia: ho detto, che è ben altra cosa, che se qualsiasi questura d'Italia dovesse dare i dati reali di partecipazione, non sarebbe creduta perchè non credibili per il linguaggio e la scuola politica italiana.
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Se fosse come tu dici, la questura farebbe prima a tacere, a non fornire nessun dato. Perchè essere corresponsabile di una falsificazione?
Su molte manifestazioni esiste anche una battaglia sui dati tra chi sovrastima e chi sottostima, perciò la questura avrebbe tutto lo spazio per essere credibilissima ed anche per dimostrare quel che dice, avendo proprie tecniche di rilevamento, che possono essere illustrate, spiegate, e divulgate anche dai molti commentatori e osservatori che non amano per nulla le manifestazioni di piazza.
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23-10-2007, 14.15.56
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Quando la piazza dà i numeri
I partiti dichiarano milioni di presenze. Ma i conti sono altri
Nel 1973 la Digos sperimentò un metodo.
Risultato: a S.Giovanni ne entrano 150.000
Da An alla Cosa Rossa, da Fi a Cofferati dilaga il trionfalismo algebrico
FILIPPO CECCARELLI
Chi vuol essere milionario basta che ne annunci in piazza almeno mezzo milione. Perché di lì a poco, nell´immancabile tripudio della folla-record, il raddoppio verrà evocato come l´abbagliante entità che unifica, ordina, stupisce e si rispecchia in se stessa. E infatti: «Siamo un milione!» si è sentito gridare sabato scorso dal palco di San Giovanni alla manifestazione della sinistra radicale.
Ed è anche vero che questo è un tempo di naturale enfasi e macroscopiche bizzarrie: ma si ha (ancora) un´idea di che cos´è veramente un milione? Non per fare i pierini, gli scetticoni o i guastafeste, ma esiste qualche fondatissima ragione per ritenere che a San Giovanni l´altro giorno non erano più di 150 mila. Che sono anche tanti, diamine, ma non è questo il punto.
Il punto è che per quanto riguarda le cifre delle manifestazioni, sempre più spudoratamente i partiti e i loro leader «ci marciano», nel senso che non solo danno i numeri, ma li sparano ogni volta più grossi; con il che la forchetta tra il dato reale e quello immaginario comprende di solito una tale massa di persone da poterci riempire una città assai popolosa, o altre sei o sette piazze.
Va da sé che questa pregiudiziale esagerazione fanta-numerica viene messa in scena senza alcuna diversità di schieramento. Mezzo milione di presenze ha reso noto due settimane orsono An al Colosseo. Ma quando mai? Tutto lascia credere che fosse 70, al massimo 80 mila, e proprio a tenersi larghi. Come per la sinistra radicale, anche nel caso di Alleanza nazionale la politica c´entra nulla: è un fatto di matematica, geometria, fisica dei solidi.
Un tempo, si sa, c´erano le stime della questura: valutazioni istituzionalmente al ribasso che facevano da contrappeso e oggi si può dire: anche da calmiere, al trionfalismo algebrico degli organizzatori. Ma da qualche tempo, se non espressamente sollecitata, la Polizia se le tiene per sé. C´è da dire che alla questura di Roma il conteggio dei manifestanti è sempre stata un´arte applicata con enorme dispiego di impegno e di forze. Nel 1973, sciopero generale dei lavoratori delle costruzioni, al giovane funzionario della Ps Carlo De Stefano l´allora leggendario capo della Digos Bonaventura Provenza e il questore (poi capo della Ps) Giuseppe Parlato richiesero di contare, letteralmente ed effettivamente, quanti manifestanti erano presenti a piazza San Giovanni. Era un´impresa immane e De Stefano dovette quindi escogitare un metodo che rese il futuro e attuale Direttore dell´Ucigos il maggior conoscitore delle piazze romane, vuote e piene, deserte o stracolme che siano.
Sistema empirico, ma fino a un certo punto. Si tratta di calcolare la metratura dello spazio e misurarne la densità. In ogni metro quadrato stanno in genere dalle tre alle quattro persone. Ma esistono diverse altre variabili: la posizione del palco (più o meno addossato alla basilica), la dislocazione della folla nelle vie laterali, l´ampiezza e la velocità del corteo (tanto compatti quelli di un tempo quanto sfilacciati quelli odierni). A quest´ultimo riguardo il parametro di raffronto è il tempo di deflusso dello stadio Olimpico (80 mila posti) dopo una partita di grande rilievo. Questi elementi vanno fatti reagire con l´afflusso dei pullman (ogni pullman 50 persone) e dei treni straordinari (con 13 carrozze si va dalle 700 alle 900 presenze).
A Provenza e Parlato il giovane De Stefano, che in mancanza di elicotteri scrutava il tutto dal terrazzino dell´edificio che contiene la Scala Santa, disse che quel giorno del lontano 1973 i partecipanti erano dagli 80 ai 90 mila. Il sindacato ne dichiarò 300 mila. L´esempio è interessante perché da allora consente di stabilire che piazza San Giovanni, stracolma, ospita al massimo 150 mila individui. E non due milioni, come proclamò Berlusconi nel dicembre 2006; né un milione e mezzo, come annunciato dal palco durante il Family day del maggio scorso.
Piazza Navona contiene d´altra parte tra le 80 e le 90 mila persone; e piazza del Popolo a mala pena 60 mila. Il Circo Massimo è uno spazio molto più ampio, ma non riesce a ospitare più di 300 mila unità, a dispetto dei tre milioni propagati dalla Cgil nella manifestazione contro il terrorismo e le modifiche all´articolo 18 del marzo 2002. Fu quella certamente fra le più affollate manifestazioni della storia repubblicana. Eppure, rispetto ai criteri di comunicazione propagandistica, per non dire bugiarda, ciò che più fa riflettere è che il coefficiente di scostamento numerico è passato da uno a tre degli anni settanta a uno a dieci di oggi.
Per alcuni decenni, ha sostenuto lo storico Mario Isnenghi, autore di Piazze d´Italia (Mondadori, 1989), «centomila persone è parso l´ideale». Difficile dire quando esattamente i politici hanno cominciato a farsi prestigiatori, novelli baroni di Munchausen, signori Bonaventura alla ricerca del milione, partecipanti alla surreale «Gara Mondiale di Matematica» raccontata da Cesare Zavattini. Certo un buon contributo al fenomeno deve averlo dato Bossi reclamando tre milioni di dimostranti nel 1996 sulle rive del Po; e altrettanti o forse più nel 1998 ai seggi delle elezioni padane, quando a suo dire vennero mobilitati 25 mila gazebi. In realtà, calcolò il Viminale, i tendoni furono 2.200, per giunta montati e rimontati nei vari paesi. E´ probabile che a quel punto, per malintesa emulazione, anche gli altri vollero sperimentare la «voluttà del numero che cresce» (Elias Canetti).
Ed eccoci così alla smilionante balla contabile normalizzata. Cifre asiatiche, cinesi; o forse cifre televisive. Metafore più o meno aggressive in alto e in basso. Comunque irreali. Truccate e insieme svergognate. Dopo tutto ci crede solo chi vuole crederci.
Repubblica 23 ottobre 2007
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23-10-2007, 17.27.38
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Citazione:
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Originalmente inviato da Roderigo
Se fosse come tu dici, la questura farebbe prima a tacere, a non fornire nessun dato. Perchè essere corresponsabile di una falsificazione?
Su molte manifestazioni esiste anche una battaglia sui dati tra chi sovrastima e chi sottostima, perciò la questura avrebbe tutto lo spazio per essere credibilissima ed anche per dimostrare quel che dice, avendo proprie tecniche di rilevamento, che possono essere illustrate, spiegate, e divulgate anche dai molti commentatori e osservatori che non amano per nulla le manifestazioni di piazza.
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Rod, tu continui a riferirti ai motivi per i quali la questura dà questo tipo distime: io ti ho già risposto due volte al riguardo e non vedo quindi un problema di “falsificazione” ma un problema di credibilità rispetto al linguaggio e alla tradizione politica italiana, che moltiplica fino all’incredibile il dato reale, da sempre, e da qualsiasi parte dell’arena politica.
Così non arriviamo da nessuna parte, perché il problema vero è se sia mai possibile, in Italia, nel 2007, con questo numero di aventi diritto al voto, di percentuale di anziani, di distribuzione urbana, raggiungere un tasso di partecipazione alla politica in un rapporto di 1 a 3-4 cittadini.
E’ impossibile, facendo il conto piazza per piazza, corteo per corteo, densità per densità, tempo di percorrenza per tempo di percorrenza.
E’ impossibile confrontando il nostro paese del presente con i due eventi citati ad esempio (la marcia di I have a dream e Woodstock) e innumerevoli altri riferimenti storici possibili.
Dopodiche, leggo il link di Ugodin all’intervento di Ceccarelli su Repubblica, a proposito di trionfalismo algebrico dei partiti, e tanto mi basta: spazio al buon senso.
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23-10-2007, 18.11.09
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Citazione:
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Originalmente inviato da Michi
Rod, tu continui a riferirti ai motivi per i quali la questura dà questo tipo distime: io ti ho già risposto due volte al riguardo e non vedo quindi un problema di “falsificazione” ma un problema di credibilità rispetto al linguaggio e alla tradizione politica italiana, che moltiplica fino all’incredibile il dato reale, da sempre, e da qualsiasi parte dell’arena politica.
Dopodiche, leggo il link di Ugodin all’intervento di Ceccarelli su Repubblica, a proposito di trionfalismo algebrico dei partiti, e tanto mi basta: spazio al buon senso.
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L'articolo di Ceccarelli (guarda caso scritto in occasione di questa manifestazione e non di altre) dimostra che il problema di credibilità di cui parli non esiste, tantè che può scrivere le cose che scrive ed anche essere creduto e sostenuto. Ed è un giornalista di un grande quotidiano, figuriamoci se fosse un funzionario della questura. Al di fuori dell'area coinvolta nella manifestazione, nessuno è interessato o predisposto a credere che ci fossero in piazza sabato un milione di persone. C'è tutto lo spazio e tutte le ragioni per mettere in discussioni le cifre e naturalmente Repubblica è motivata a farlo.
L'articolo dice infatti una cosa sensata: " un tempo, si sa, c'erano le stime della questura: valutazioni istituzionalmente al ribasso che facevano da contrappeso e oggi si può dire: anche da calmiere, al trionfalismo algebrico degli organizzatori. Ma da qualche tempo, se non espressamente sollecitata, la Polizia se le tiene per sé". Infatti, non ho letto stime della Questura sulla manifestazione di Alleanza Nazionale del 13 ottobre (500 mila secondo gli organizzatori).
Nel caso invece del 20 ottobre, la questura le stime le ha date: 400 mila. Il dato corrisponde alle stesse cronache di Repubblica, se è vero che piazza San Giovanni può contenere 150 mila persone e mentre la conclusione della manifestazione era in corso la coda del corteo doveva ancora partire da Piazza Esedra.
Ora, non c'è alcun motivo per ritenere che la questura di Roma abbia più a cuore "un problema di credibilità rispetto al linguaggio e alla tradizione politica italiana" rispetto a Rifondazione piuttosto che ad Alleanza Nazionale.
Che l'area della sinistra , circa 4 milioni di voti, sia capace di mobilitare circa un decimo del proprio popolo, il cui tasso di militanza è il più alto, in una grande città come Roma, mi sembra un dato credibile, per di più in questa circostanza di tensione elevata, dal conflitto sul protocollo del Welfare, ai rischi di tenuta del governo, alla ristrutturazione aggregativa dei partiti che compongono quest'area.
Il confronto con le grandi manifestazioni del passato, non tiene conto delle differenze organizzative. Anche solo agli inizi degli anni '80 era più difficile e più costoso organizzare una grande manifestazione nazionale. Le più grandi manifestazioni in Italia si sono svolte, non tra il '68 e il '77, ma a partire dal 1983-84.
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23-10-2007, 18.38.55
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Citazione:
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Originalmente inviato da Roderigo
L'articolo di Ceccarelli (guarda caso scritto in occasione di questa manifestazione e non di altre)
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dietrologia su filippo ceccarelli?
che volevi dire?
filippo ceccarelli colluso con an?
filippo ceccarelli al soldo della polizia?
filippo ceccarelli sul libro paga di prodi o berlusconi?
ma sai quanti pullman pieni zeppi ci vogliono per portare un milione di persone a roma?
ventimila
pari a 300 chilometri di pullman messi uno davanti all'altro
rod, te la potevi pure risparmiare.....
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23-10-2007, 18.52.04
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Citazione:
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Originalmente inviato da ugodin
dietrologia su filippo ceccarelli?
che volevi dire?
filippo ceccarelli colluso con an?
filippo ceccarelli al soldo della polizia?
filippo ceccarelli sul libro paga di prodi o berlusconi?
ma sai quanti pullman pieni zeppi ci vogliono per portare un milione di persone a roma?
ventimila
pari a 300 chilometri di pullman messi uno davanti all'altro
rod, te la potevi pure risparmiare.....
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Tu potresti risparmiarti di rispondere solo all'ultimo messaggio, senza aver seguito la discussione.
Tesi di Michi: la questura sovrastima i dati delle manifestazioni per motivi di credibilità... etc.
Tesi mia e di Ceccarelli. La questura non sovrastima un bel niente, i dati se li tiene per sè.
Infatti, non ho letto su alcun giornale le stime della questura sulla manifestazione di An.
Dedurre da qui, che per me Ceccarelli possa essere al soldo di An è una cosa che appartiene al tuo non sense.
Per il resto: è un fatto che Repubblica abbia pubblicato un articolo (che vorrebbe demistificare i dati delle manifestazioni) in occasione di questa manifestazione e non di altre.
Filippo Ceccarelli è "al soldo" di Repubblica, giornale di Carlo De Benedetti, organo di fatto del partito democratico. Nel 1996, Repubblica, con già direttore Ezio Mauro, diede per le elezioni il seguente pronostico elettorale per Rifondazione: 1%. A urne aperte, risultò per il Prc, il massimo storico: 8,6%. Dovendo spiegarsi, il direttore di Repubblica ammise candidamente che il suo giornale, pur essendo interessato a coprire anche l'area di Rifondazione per numero potenziale di lettori, preferiva compiere la scelta politica di penalizzare sistematicamente quel partito. Basti leggere i toni e gli argomenti degli editorialisti di oggi, di quello stesso giornale, per rendersi conto che quella scelta è tuttora attuale e vigente.
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23-10-2007, 19.44.12
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Citazione:
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Originalmente inviato da Roderigo
L'articolo di Ceccarelli (guarda caso scritto in occasione di questa manifestazione e non di altre) dimostra che il problema di credibilità di cui parli non esiste, tantè che può scrivere le cose che scrive ed anche essere creduto e sostenuto. Ed è un giornalista di un grande quotidiano, figuriamoci se fosse un funzionario della questura. Al di fuori dell'area coinvolta nella manifestazione, nessuno è interessato o predisposto a credere che ci fossero in piazza sabato un milione di persone. C'è tutto lo spazio e tutte le ragioni per mettere in discussioni le cifre e naturalmente Repubblica è motivata a farlo.
L'articolo dice infatti una cosa sensata: "un tempo, si sa, c'erano le stime della questura: valutazioni istituzionalmente al ribasso che facevano da contrappeso e oggi si può dire: anche da calmiere, al trionfalismo algebrico degli organizzatori. Ma da qualche tempo, se non espressamente sollecitata, la Polizia se le tiene per sé". Infatti, non ho letto stime della Questura sulla manifestazione di Alleanza Nazionale del 13 ottobre (500 mila secondo gli organizzatori).
Nel caso invece del 20 ottobre, la questura le stime le ha date: 400 mila. Il dato corrisponde alle stesse cronache di Repubblica, se è vero che piazza San Giovanni può contenere 150 mila persone e mentre la conclusione della manifestazione era in corso la coda del corteo doveva ancora partire da Piazza Esedra.
Ora, non c'è alcun motivo per ritenere che la questura di Roma abbia più a cuore "un problema di credibilità rispetto al linguaggio e alla tradizione politica italiana" rispetto a Rifondazione piuttosto che ad Alleanza Nazionale.
Che l'area della sinistra , circa 4 milioni di voti, sia capace di mobilitare circa un decimo del proprio popolo, il cui tasso di militanza è il più alto, in una grande città come Roma, mi sembra un dato credibile, per di più in questa circostanza di tensione elevata, dal conflitto sul protocollo del Welfare, ai rischi di tenuta del governo, alla ristrutturazione aggregativa dei partiti che compongono quest'area.
Il confronto con le grandi manifestazioni del passato, non tiene conto delle differenze organizzative. Anche solo agli inizi degli anni '80 era più difficile e più costoso organizzare una grande manifestazione nazionale. Le più grandi manifestazioni in Italia si sono svolte, non tra il '68 e il '77, ma a partire dal 1983-84.
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Rod, mi spiace che la discussione si sia scaldata, non ce n'erano i presupposti, ma chiariamoci sui concetti. Insistere a considerare prioritario ciò che dice o non dice la questura ( la mia tesi non è questa, ne rappresenta solo una conseguenza) o gli interessi editoriali del giornale di Ceccarelli non serve a spiegare il nodo del problema: a quello mi devo rapportare, non alle intenzioni.
La mia tesi è che la politica italiana moltiplica per enne volte la partecipazione reale, che l'ha sempre fatto, e che questo è verificabile non solo organizzativamente sui cortei o sui percorsi, ma anche nel raffronto elementare con il censimento, con i dati elettorali, e con molti altri riferimenti storici.
Parliamo di numeri, e questi non stanno in piedi.
Adesso parli di 400.000 persone e sostieni che la cifra è credibile. Secondo me, ancora no. Cavandomela con due parole, direi: "il doppio di Luther King e centomila in più che a Woodstock? ma figurati...".
Proviamo con i 400.000 di sabato e 500.000 di AN ? bene, anche riconoscendo alla sinistra una capacità mobilitativa maggiore, applicando lo stesso "rate" ai risultati elettorali (An+ Mussolini+ Rauti è intorno ai 5.000.000) vorrebbe dire certificare il fatto che è normale per le forze in gioco una mobilitazione globale del 10% del totale dei votanti, compresi più di 1/4 di ultrasessantenni, e quindi arrivando ad un cittadino ogni 7-8 attivi, più o meno: ma quando mai è possibile una cosa del genere?
Il 10% di mobilitazione non lo raggiungi neppure in una fase rivoluzionaria, con la guerra alle porte o in casa e la fame nera, possiamo immaginare nell'Italia del 2007.
E, ripeto, se c'è qualcuno che non ha l'intenzione nè l'interesse a sminuire il risultato di sabato sono io.
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23-10-2007, 19.49.37
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Citazione:
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Originalmente inviato da Michi
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La mia tesi è che la politica italiana moltiplica per enne volte la partecipazione reale, che l'ha sempre fatto, e che questo è verificabile non solo organizzativamente sui cortei o sui percorsi, ma anche nel raffronto elementare con il censimento, con i dati elettorali, e con molti altri riferimenti storici.
Parliamo di numeri, e questi non stanno in piedi.
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questo è quello che sostiene proprio ceccarelli nel suo pezzo

foto. filippo ceccarelli
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23-10-2007, 19.53.24
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Citazione:
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Originalmente inviato da Michi
Rod, mi spiace che la discussione si sia scaldata, non ce n'erano i presupposti, ma chiariamoci sui concetti. Insistere a considerare prioritario ciò che dice o non dice la questura (la mia tesi non è questa, ne rappresenta solo una conseguenza) o gli interessi editoriali del giornale di Ceccarelli non serve a spiegare il nodo del problema: a quello mi devo rapportare, non alle intenzioni.
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Non adesso, ma parecchi messaggi fa ho accreditato (per mio conto e per quanto vale) il dato dei 400 mila della questura.
Che gli organizzatori facciano sparate sui dati della partecipazione mi è chiaro. Come funziona mi fu spiegato da quando avevo 17 anni, in occasione della marcia per la pace contro i missili a Comiso.
Giusto o sbagliato fa parte del gioco. Anche perchè c'è chi comunque sottostima. C'è una guerra delle cifre. C'è sempre quando la manifestazione ha una incidenza politica, cioè può modificare il quadro. Non c'è quando è ininfluente. Il 20 ottobre viene usato, non solo come prova di forza organizzativa della Cosa Rossa, ma per cambiare il protocollo sul Welfare. Questione su cui si gioca la tenuta stessa del governo.
La manifestazione di An, al di là della sua dimensione (che pare fosse di 80 mila reali), era fine a se stessa, quindi nessuno si è interessato di farci una discussione sopra, sui suoi contenuti, sul suo successo, etc. Era ordinaria amministrazione.
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23-10-2007, 20.17.11
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sì, ma capita solo in italia...
1, 100, 1000 ceccarelli........
comunque eccoti i dati ufficiali....
SINISTRA DAY: DATI VIMINALE, A ROMA 100MILA PERSONE
(AGI) - Roma, 23 ott - Il Sinistra Day ha visto in piazza la
partecipazione di "circa 100mila persone". I dati sono del
Viminale che parla di una "manifestazione nazionale organizzata
da Rifondazione comunista, Comunisti italiani e
dall'organizzazione sindacale Fiom".
Il Viminale rende noti anche i dati delle altre
manifestazioni del 2007: manifestazione di An del 13 ottobre a
Roma circa 70mila persone; manifestazione di Grillo a Bologna
dell'8 settembre circa 30mila persone; gay pride a Roma del 16
giugno circa 30mila persone; manifestazione anti Bush a Roma
del 9 giugno circa 10mila persone; Family day a Roma del 12
maggio circa 200mila persone; manifestazione a Vicenza contro
l'ampliamento della base Usa del 17 febbraio circa 80mila
persone.(AGI)
Mal
232017 OTT 07
NNNN
e anch'io ripeto: non voglio sminuire la portata della protesta di sabato, ma quello di ceccarelli era un buon pezzo
Ultima modifica di ugodin : 23-10-2007 alle ore 20.38.10.
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23-10-2007, 21.05.35
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Il fatto di trovarmi sulla linea di fuoco tra Rod e l'accetta di Ugo non mi lascia tranquillo.
Comunque, detto che i dati del Viminale postati da Ugo sono nettamente più credibili, quello che m'interessava esporre era la mia convinzione, ben al di là dell'attualità e con il suffragio degli elementi che ho indicato, dell'assoluta non corrispondenza tra i dati presunti di partecipazione politica e paese reale: se non ci abituiamo ad un approccio diverso ai numeri, i problemi non si limiteranno al solo "siamo di più-eravate di meno", ma chi è più forte domani potra darci a credere che ci saranno dieci milioni in piazza contro chiunque o qualunque cosa.
Mi fermo qui.

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23-10-2007, 22.09.53
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Signori, la mia era solo una "boutade" per scherzare! Però in realtà davvero mi sono chiesta molte volte come si definissero i numeri di una manifestazione. E vi ringrazio per avermene lungamente e doviziosamente spiegato le modalità. 
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23-10-2007, 22.33.28
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Citazione:
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Originalmente inviato da Michi
Il fatto di trovarmi sulla linea di fuoco tra Rod e l'accetta di Ugo non mi lascia tranquillo. 
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Sei nettamente (e legittimamente) dalla parte dell'accetta.
Ed entrambi, sempre legittimamente, dalla parte del governo, che è parte in causa, e con tre giorni di ritardo, sciorina dati (molti credibili) di questa e di tutte le manifestazioni precedenti, mentre il principale quotidiano sostenitore del governo, con un articolo, nella stessa giornata, fa la stessa cosa (chissà chi ha avuto per primo l'idea). Tutto molto credibile. E tanta credibilità, donata tutta insieme, per la prima volta, proprio in occasione di questo corteo, con un doppio inedito telepatico Viminale-Repubblica.
Inedito forse non del tutto, ricordo i dati ufficiali del governo precedente sugli scioperi, da cui risultava non scioperare quasi mai nessuno. Dati ufficiali del Viminale.
Voi due, in fondo, per ragioni innocenti, dovete solo tenere il punto in una discussione. Il governo invece ha qualche problema in più: immediato e di sopravvivenza.
C'è da blindare il protocollo sul Welfare, l'aumento dell'età pensionabile, la precarietà del lavoro, e mettere (stavolta sul serio) sotto accusa la FIOM per essersi "contrapposta" alla Confederazione. Il partito democratico l'unico compromesso che sa concepire con la sinistra radicale è il ricatto del ritorno berlusconiano.
Che nel frattempo tornerà in piazza il 17. Sparerà lui si: due o tre milioni e non ci saranno "dati ufficiali" a smentirlo (forse neanche un Ceccarelli) altrimenti ci sarà un "casino mistico" per davvero. Così l'unica grande manifestazione "milionaria" della stagione risulterà essere la sua.
Nel complesso, una operazione molto intelligente.
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23-10-2007, 23.15.06
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Citazione:
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Originalmente inviato da Roderigo
Sei nettamente (e legittimamente) dalla parte dell'accetta.
Ed entrambi, sempre legittimamente, dalla parte del governo...Il partito democratico l'unico compromesso che sa concepire con la sinistra radicale è il ricatto del ritorno berlusconiano.
Che nel frattempo tornerà in piazza il 17. Sparerà lui si: due o tre milioni e non ci saranno "dati ufficiali" a smentirlo (forse neanche un Ceccarelli) altrimenti ci sarà un "casino mistico" per davvero. Così l'unica grande manifestazione "milionaria" della stagione risulterà essere la sua.
Nel complesso, una operazione molto intelligente.
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No. E il "nettamente (e legittimamente)" non mi riguarda.
Comprendo i timori legati alla partita politica che si sta giocando, ma sulla collocazione della discussione, almeno per quanto mi riguarda, ti stai sbagliando.
Premetto che se vai a riprenderti la discussione sulle primarie, evincerai molto facilmente che NON sono andato a votare.
Paventare quindi una mia scelta di campo, magari non consapevole (e non sono precisamente Biancaneve...), a favore del governo contro i manifestanti non ci sta, sic et simpliciter. Altrettanto chiaramente ho scritto che la mia posizione elettorale è quanto mai in alto mare avendo come unica certezza l'esclusione del cdx.
Detto questo non capisco il motivo per cui una discussione che ha da subito coinvolto tutte le parti in causa, per farne una questione di metodologia, costume, tradizione e comunicazione politica debba essere poi ridotta semplicemente ad un attacco più o meno diretto alla manifestazione di sabato.
E ancora, se Ceccarelli, o chiunque altro, mi dicesse che domenica in Liguria ha piovuto e faceva freddo, può darsi benissimo che stia facendo gli interessi dei tour operators sardi contro quelli della Riviera, ma ha ragione: domenica da noi ha piovuto e faceva freddo, e a quello in prima battuta devo rispondere.
Quindi, e con la massima tranquillità del caso, il tema per me sul tappeto è il fattore di moltiplicazione enne della politica italiana, non la sua applicazione all'attuale scontro politico.
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24-10-2007, 10.02.13
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Citazione:
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Originalmente inviato da Michi
No. E il "nettamente (e legittimamente)" non mi riguarda.
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Ti riguarda nel senso che, in questa discussione, stai da una parte e non "in mezzo alla linea di fuoco". Poi, ok, senza alcun proposito politico
Citazione:
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Originalmente inviato da Michi
Detto questo non capisco il motivo per cui una discussione che ha da subito coinvolto tutte le parti in causa, per farne una questione di metodologia, costume, tradizione e comunicazione politica debba essere poi ridotta semplicemente ad un attacco più o meno diretto alla manifestazione di sabato.
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Perchè avviene in coincidenza con la manifestazione di sabato.
Sarà casuale per te (e Ugodin), ma non per Repubblica e il Viminale.
Citazione:
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Originalmente inviato da Michi
E ancora, se Ceccarelli, o chiunque altro, mi dicesse che domenica in Liguria ha piovuto e faceva freddo, può darsi benissimo che stia facendo gli interessi dei tour operators sardi contro quelli della Riviera, ma ha ragione: domenica da noi ha piovuto e faceva freddo, e a quello in prima battuta devo rispondere.
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Certo, in linea di principio si può dire il vero anche per motivi strumentali, ma questa di per sè non è una dimostrazione di verità. Si può parlar di pioggia, sole e vento, relativamente ad un dato momento della giornata e non ad un altro, così, senza precisare, è facile scegliere il dato che fa comodo. Così è per i cortei: hanno una data dimensione alla partenza, poi durante lo svolgimento anche in forza della loro capacità abrasiva sui passanti, poi alla conclusione quando la gente defluisce. Il dato della questura (400.000) è delle 16,30 (corteo in pieno svolgimento), i dati di Ceccarelli e del Viminale, non si sa.
In ogni caso, il governo ha provato a ridimensionare di un decimo e non sta scoppiando nessun "casino mistico"
Citazione:
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Originalmente inviato da Michi
Quindi, e con la massima tranquillità del caso, il tema per me sul tappeto è il fattore di moltiplicazione enne della politica italiana, non la sua applicazione all'attuale scontro politico.
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Più che lecito. Per me invece il tema è la sua applicazione all'attuale scontro politico, quindi una discussione serena sui numeri, per puro amore della verità, ovvio non si può fare perchè tutti i dati messi in circolo dalle parti in causa sono interessati.
Ciò detto, la questione rischia di essere di lana caprina e difatti non ha grande riscontro nel dibattito pubblico. Pensatele a centomila o a un milione, le manifestazioni, di qualsiasi segno, su o contro questo governo riescono quasi sempre abbastanza bene e tra partecipanti e simpatizzanti casalinghi (tra cui io per esempio) coprono un'area di consenso ben più ampia di quella dei vari promotori. Anche il successo del referendum, non si può certo spacciare come una manifestazione di consenso della politica sociale del governo e della linea sindacale. I lavoratori hanno votato si (con il grande apporto dei pensionati che non subiranno alcuna conseguenza) semplicemente perchè temevano che l'alternativa fosse peggio. Essere "meno peggio" è tutta la cifra di questo governo.
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24-10-2007, 10.19.42
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Citazione:
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Originalmente inviato da Roderigo
Certo, in linea di principio si può dire il vero anche per motivi strumentali, ma questa di per sè non è una dimostrazione di verità. Si può parlar di pioggia, sole e vento, relativamente ad un dato momento della giornata e non ad un altro, così, senza precisare, è facile scegliere il dato che fa comodo. Così è per i cortei: hanno una data dimensione alla partenza, poi durante lo svolgimento anche in forza della loro capacità abrasiva sui passanti, poi alla conclusione quando la gente defluisce. Il dato della questura (400.000) è delle 16,30 (corteo in pieno svolgimento), i dati di Ceccarelli e del Viminale, non si sa.
Essere "meno peggio" è tutta la cifra di questo governo.
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Oh, l'ultima frase la sottoscrivo senza condizioni, e di lì si può partire.
Per una replica breve, in verità, perchè le distanze concettuali su questo argomento sono siderali, e pazienza.
Può darsi che io mi faccia condizionare dal mio passato di retrobottega delle manifestazioni (la parte organizzativa, la meno pubblica e la più operativa), o che sia eccessivamente pragmatico al riguardo.
Mi limito a dire che la stima di un corteo o di qualsiasi iniziativa pubblica, al di là delle "tecnichalities" con cui le rilevi, non possono avere a solida premessa, ad evitare le cantonate date dalle emotività del caso, considerazioni solide sui numeri della politica italiana e del paese. Che per me, adottano le migliaia e le decine di migliaia come fattore di normalità e di eccezionalità, e non l'opposto. Anche in confronto alla sua storia e al resto del mondo.
Quindi, mon ami, su questo argomento non ci azzeccheremo mai. Oh, succede, eh...
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24-10-2007, 10.26.30
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Citazione:
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Originalmente inviato da Roderigo
Sei nettamente (e legittimamente) dalla parte dell'accetta.
Ed entrambi, sempre legittimamente, dalla parte del governo.
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beh, rod parla per te.
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24-10-2007, 10.33.03
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Citazione:
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Originalmente inviato da Michi
Oh, l'ultima frase la sottoscrivo senza condizioni, e di lì si può partire.
Per una replica breve, in verità, perchè le distanze concettuali su questo argomento sono siderali, e pazienza.
Può darsi che io mi faccia condizionare dal mio passato di retrobottega delle manifestazioni (la parte organizzativa, la meno pubblica e la più operativa), o che sia eccessivamente pragmatico al riguardo.
Mi limito a dire che la stima di un corteo o di qualsiasi iniziativa pubblica, al di là delle "tecnichalities" con cui le rilevi, non possono avere a solida premessa, ad evitare le cantonate date dalle emotività del caso, considerazioni solide sui numeri della politica italiana e del paese. Che per me, adottano le migliaia e le decine di migliaia come fattore di normalità e di eccezionalità, e non l'opposto. Anche in confronto alla sua storia e al resto del mondo.
Quindi, mon ami, su questo argomento non ci azzeccheremo mai. Oh, succede, eh...
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Quasi quasi, credo che il rapporto tra la dimensione delle manifestazioni e i "numeri sulla politica del paese" possa essere persino inverso.
Ripeto questa osservazione: le manifestazioni degli anni del riflusso (anni '80) sono state mediamente più grandi delle manifestazioni degli anni della partecipazione (anni '70). E' così è proseguito nel periodo successivo.
Il dato si spiega con una migliore disponibilità economica e organizzativa, ma soprattutto con il fatto che la grande manifestazione serve anche per surrogare un vuoto di partecipazione militante e quotidiana.
Immaginati uno scenario fatto di: vittoria del no al referendum, scioperi nelle fabbriche, negli uffici e nelle scuole, Fiom egemone nel sindacato, pieno fermento dei consigli di fabbrica, occupazioni e seminari nelle università. Il tutto proiettato su un programma credibile di universalizzazione dello stato sociale.
In uno scenario così, la manifestazione di sabato sarebbe stata superflua, oppure sarebbe stata una delle tante iniziative, senza assumere una particolare centralità.
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24-10-2007, 12.54.52
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Citazione:
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Originalmente inviato da Roderigo
Quasi quasi, credo che il rapporto tra la dimensione delle manifestazioni e i "numeri sulla politica del paese" possa essere persino inverso.
Ripeto questa osservazione: le manifestazioni degli anni del riflusso (anni '80) sono state mediamente più grandi delle manifestazioni degli anni della partecipazione (anni '70). E' così è proseguito nel periodo successivo.
Il dato si spiega con una migliore disponibilità economica e organizzativa, ma soprattutto con il fatto che la grande manifestazione serve anche per surrogare un vuoto di partecipazione militante e quotidiana.
Immaginati uno scenario fatto di: vittoria del no al referendum, scioperi nelle fabbriche, negli uffici e nelle scuole, Fiom egemone nel sindacato, pieno fermento dei consigli di fabbrica, occupazioni e seminari nelle università. Il tutto proiettato su un programma credibile di universalizzazione dello stato sociale.
In uno scenario così, la manifestazione di sabato sarebbe stata superflua, oppure sarebbe stata una delle tante iniziative, senza assumere una particolare centralità.
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Decisamente più interessante. Questa discussione, in realtà, io l’ho vissuta molte volte, e non è mai stata povera di riflessi degni di attenzione, o anche più, quando dai numeri e dalle tecniche di rilevazione si passa ai concetti che hanno informato le identità politiche di ognuno di noi.
Mi sono spesso trovato in forte disaccordo con alcuni amici, buona parte dei quali solitamente vicini alle mie posizioni, sul concetto di partecipazione alla politica e, più in generale alla storia.
Credo che siano pochi (e questo è un brutto segnale di disabitudine ad un confronto politico razionale e non ideologico) che in Italia abbiano l’abitudine a considerarla per quello che è, una questione di minoranze. Più o meno grandi, ma minoranze, a tutti gli effetti e senza sconti. Ho applicato questa bussola a tutta la mia storia politica e mi ha sempre aiutato a capire, e a volte precedere, situazioni negative o, al contrario, l’involuzione dettata dallo sconforto.
Dopo avere letto “la ragazza del secolo scorso”, mi trovai a riflettere e dibattere, a lungo, su su passaggio del libro dove la Rossanda si riferisce apertamente ai “grigi”, la stragrande maggioranza della "normalità" della gente, cui lei si riferì anche nella sua partecipazione alla resistenza, a Como, e negli anni immediatamente successivi.
Ben lontana da frasi come quella di Tina Anselmi (se non ricordo male) per la quale "si sapeva cosa dover fare e si faceva" o quella di Pajetta per il quale "i migliori in quegli anni erano in galera".
Può piacere, o meno, ma è così: in Italia i milioni di persone in piazza non ci sono MAI stati, ma la natura massimalista della nostra espressione ci porta ad inventarceli ad ogni pié sospinto. Machiavelli, Guicciardini, Montecuccoli, Gramsci hanno analizzato seriamente il problema. Il dramma è che anche nel nostro Risorgimento qualcuno partiva come un treno, convinto di avere dietro chissà quale seguito, per farsi poi inseguire coi forconi sulle spiagge del mezzogiorno. Le BR sono solo l’ultimo episodio importante di questo equivoco latino.
I “grigi” della Rossanda sono la normalità, non si scappa, e l’opportunità di assumere un colore si presenta solo quando il caso (fondamentale) incontra un’indole che per bisogno esistenziale, storia personale o tendenza speculativa orienta una persona al cambiamento “cromatico”. Ma sempre di minoranze si tratterà, appena un po’ più consistenti di quelle che vivono abitualmente nel buio dell’informazione e a quello si adagiano. Nelle pagine della Rossanda ho ritrovato tante cose che mi furono narrate in casa, e che sempre mi hanno dato l’idea della Storia, quella vera: gruppi di persone, più o meno grandi, e non le moltitudini – neppure nei momenti più importanti – che interpretano, anticipano o intercettano il senso delle grandi forze sociali cui appartengono e ne danno forma teorica, organizzativa, militare quando il caso.
Non credo e non ho mai creduto al fattore “10” che infesta la nostra comunicazione politica, e lo dico avendo vissuto o collaborato a manifestazioni realmente importanti nella storia del paese. La tua considerazione sulla maggiore consistenza delle manifestazioni post ’80 è vera, non ho dubbi al proposito: ma è l’unità di misura che ci tiene nettamente lontani. E a questo punto non c’è possibilità di sintesi ma, al massimo, il racconto delle vicende personali, con i limiti del caso.
Allora, anche se ti riuscirà difficile crederlo, voglio raccontarti un episodio: nel 2002 partecipai alla manifestazione del 25 aprile a Milano. Era la prima dopo l’elezione di Berlusconi e il successo, come prevedibile, fu elevato. Per gioco o per capire quanto ancora “ci fossimo” mi organizzai con diversi amici, di quelli tosti e con un bel po’ di piazze sulle spalle, per dimensionare la consistenza del corteo, tra i più grandi cui io abbia partecipato: ci vollero sei ore, circa, di rilevazioni fatte in punti e in momenti diversi, prima durante e dopo la partenza e il comizio in Piazza Duomo (c’erano Cofferati e la vedova D’Antona), e sulla scorta di tutti i calcoli pregressi sui trasporti, la ricezione, la polizia, la rotazione dei partecipanti e altri parametri su cui non voglio annoiare nessuno.
Alla fine, stanchi oltre il dicibile, ci vedemmo in birreria per raffrontare le stime di ognuno di noi: si partiva da un minimo di 27-30.000 per finire ad un massimo di 30-33.000. Che, per chi pensa ai milioni, sarà quasi un’offesa, ma è esattamente l’opposto: fu un grande risultato. Ma troppo lontano dal comune sentire di troppi, per esssere accettato; i giornali, il giorno dopo, oscillarono mediamente tra i 250 e i 300.000. Perché il nostro paese è questo.
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24-10-2007, 13.11.53
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Perdonate la mia intromissione in questo discorso ormai a due (che però ho seguito con molto interesse). Vorrei farvi una domanda: secondo voi, tra le persone che conoscete (esvcludete quelli con forti connotati politici) quanti sono disposti a scendere in piazza ed a manifestare? Io abito in un'osservatorip privilegiato: in via Vittor Pisani, vicino alla Stazione Centrale. Quasi tutte le manifestazioni passano qui sotto, almeno in partenza o in arrivo. Ho provato a contarli un giorno. Erano poche centinaia, anche per le manifestazioni più importanti. Una volta sono scesa in strada con mia figlia per manifestare anche io, perchè volevo partecipare alla vita cittadina e nazionale. Insomma, per le persone che ho visto mi sembrava più una festa che una battaglia. Ma forse Milano è così. O forse la gente è meno convinta che manifestare serva. Non prendete la mia come la voce di una qualunquista, ma vedo davvero tanto disinteresse politico in giro. 
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25-10-2007, 13.50.29
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Ragazzi, io c'ero, e mentre la testa arrivava a S. Giovanni, continuavano ancora - i ritardatari come me - a giungere trafelati all' Esedra (p.zza d. Repubblica)... La mattina vi ero passato ed era gia piena di capannelli, mentre pochi giorni prima, ad An - stessa ora - erano quattro gatti.
Se questi eran 500, noi eravamo mille, se noi eravamo 400, quelli eran 200.
Tutto questo lo giudico ad occhio e croce, ma il mio occhio ha circa 35 anni di esperienza di cortei, ed io dò più retta a lui che a qualsivoglia lettura: eravamo molti di più di mezzo milione, e questo - per una FETTA diciamo minoritaria della sinistra, è un dato storico.
Tutto il resto mi sembra una psicoterapia non so quanto utile: viviamo nel paese con uno che da vent'anni afferma che 8 italiani su 10 stanno con lui.
Su Ceccarelli e Repubblica la penso quasi come Rod, ma son contento che Ugo ci accetti così come siamo.
ps. Quel giorno in un vicoletto, ho incontrato pure Enrico Ghezzi e la sua telecamerina, ma poi non ho visto blob: qualcuno di voi sì?
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25-10-2007, 16.02.07
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Citazione:
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Originalmente inviato da Daruma
Se questi erano 500, noi eravamo mille, se noi eravamo 400, quelli eran 200.
Tutto questo lo giudico ad occhio e croce, ma il mio occhio ha circa 35 anni di esperienza di cortei, ed io dò più retta a lui che a qualsivoglia lettura: eravamo molti di più di mezzo milione, e questo - per una FETTA diciamo minoritaria della sinistra, è un dato storico
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Daruma, con il rispetto dovuto alla tua impressione e l'affetto per alcuni miei amici che erano lì (e che non si sognano neppure di parlare di cifre di questo livello), NO.
Il "mezzo milione è più" non sta nè in cielo nè in terra.
E io del mio occhio mi fidavo e mi fido solo fino a un certo punto, chè preferisco, chirurgicamente, affidarmi a dati di riferimento oggettivi. Di manifestazioni da Piazza Esedra a San Giovanni in Laterano (sul percorso Amendola - Cavour - Santa Maria - Merulana) ne ho fatte parecchie, sarannno due km. Diamogli un fronte medio di percorrenza di 20 metri (è molto) e una densità continua di 2 persone a metro quadro per tutta la durata del corteo (non è poco neppure questo) e aggiungiamone un'altra metà in partenza dalla coda quando la testa è in piazza più ruotanti di vario tipo e genere (è tanto, credimi): fanno 120.000 persone, e la stima, sulla base delle mie esperienze romane, e per ciò che ho visto e che mi ha raccontato chi era lì, è generosa (mi limito a questi parametri di valutazione, io in effetti ne usavo molti di più, ma affliggerei te e qualunque altro amico ci leggesse).
Su una cosa sono d'accordo, ed è il rapporto di 2/1 con AN del sabato prima, amici romani mi hanno confermato l'impressione che già avevo avuto dalle cronache. E questo è comunque motivo di soddisfazione.
Per il resto, di tutto si tratta tranne che di psicoterapia. La discussione così impostata vuole inidirizzarsi ad un altro concetto, che nulla ha che fare con la manifestazione di sabato: indica una tendenza generale della politica italiana, ad esempio nella storia del Risorgimento, che non ho citato a caso, quando la sovrastima costante e regolare della piazza e dei moti popolari ha determinato tragici fallimenti. E' un esempio del massimalismo strutturale cdella nostra "polis" che, può sembrare strano, affligge anche lo psiconano contapalle e la sua corte dei miracoli, ma lui riesce a trarne dei vantaggi e questo gli va riconosciuto.
Di questo sto parlando, non del tormenteone siamodipiù/sietedimeno, e devo dire che la sola differenza tra me e te, probabilmente, è che se domani qualcuno stimasse definitivamente in 70/80.000 persone la partecipazione di sabato, io la considererei comunque un gran successo, e tu no. Perchè il nostro paese è questo, appunto.
Ultima modifica di Michi : 25-10-2007 alle ore 16.51.09.
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25-10-2007, 17.26.45
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Originalmente inviato da Michi
Daruma, con il rispetto dovuto alla tua impressione e l'affetto per alcuni miei amici che erano lì (e che non si sognano neppure di parlare di cifre di questo livello), NO.
Il "mezzo milione è più" non sta nè in cielo nè in terra.
...fanno 120.000 persone...
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Di questo sto parlando, non del tormenteone siamodipiù/sietedimeno, e devo dire che la sola differenza tra me e te, probabilmente, è che se domani qualcuno stimasse definitivamente in 70/80.000 persone la partecipazione di sabato, io la considererei comunque un gran successo, e tu no. Perchè il nostro paese è questo, appunto.
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Ti sbagli di parecchio, il mio occhio non sarà la bibbia ma è scafato e allenato, ti assicuro...
Vabbè, la discussione non sarà una psicoterapia, e personalmente del discorso quantisiamoequantisiete non me ne frega niente, ma tra concerti, marce, comizi e funerali ne ho visti parecchi e so fare proporzioni e valutazioni...
Sono anche d'accordo sul fatto che qui in italia si esageri sempre, ma non vorrei che per reazione si esageri all'opposto.
P.es. non so proprio dove tu abbia pescato il woodstock da 300.000, in 38 anni ne ho lette di tutti i colori, da mezzo a quasi un milione, ma mai meno di 400.000.
E poi, che ci guadagnerebbe la questura - se eravamo meno di 120.000, a "stimarci" 400.000?
Ma ripeto, non me ne importa in fondo nulla. Sbagli anche ad attribuirmi un insuccesso per 80mila: una manifestazione organizzata da una parte, per ora minoritaria, della sinistra, non si era mai vista: non un successo, un successone.
E fidati, eravamo molti, moltissimi di più.
ps. l'ho dovuto riscrivere 2 volte per le solite sparizioni, ma mi sembra sia chiaro ciò che scrivo(ora frettolosamente), anche se meno della prima. altrimenti chiedo venia.
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25-10-2007, 17.43.55
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Originalmente inviato da Daruma
Ti sbagli di parecchio, il mio occhio non sarà la bibbia ma è scafato e allenato, ti assicuro...
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Oh, Daru', anche il mio, credo, ma ho smesso di affidarmi a lui trent'anni fa, per cercare degli elementi oggettivi di valutazione che non fossero le mie impressioni: senza, non c'è possibilità di una stima razionale. Anzi, oltre qualche migliaio di persone, le oscillazioni del nostro vedere e "pesare" aumentano sempre più, in maniera quasi esponenziale.
Detto questo, cosa vuoi dirmi, che eri a Woodstock? Strano, non ti ho visto.... 
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25-10-2007, 18.38.33
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Originalmente inviato da Michi
Detto questo, cosa vuoi dirmi, che eri a Woodstock? Strano, non ti ho visto.... 
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Sì, ero quello che suonava l'inno americano alla chitarra...
Scherzi a parte, anche quella fu una manifestazione fantastica, quasi come sabato scorso!

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25-10-2007, 18.56.49
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Eccolo! lo psiconano è tornato e dà uno splendido spunto alla discussione. Da "Il Giornale" On Line:
"Triplicare il Pd. È la "mission" che Silvio Berlusconi ha affidato agli azzurri per la manifestazione del 17 e 18 novembre chiedendo ai coordinatori di portare a firmare sotto i gazebo 9 milioni di cittadini. Una petizione "utile per chiedere le elezioni", avrebbe aggiunto Berlusconi. "Vi sprono tutti - avrebbe aggiunto il Cavaliere - perché tutti capiscano che l’Italia non ne può più del Governo di Prodi".
Bene, considerato che la sua coalizione all'ultimo giro ha preso 19 milioni, l'unto dal signore ne porterà la metà a votare per ribaltare la normale procedura costituzionale.
L'italia è un paese che vive in piazza.
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26-10-2007, 00.48.24
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Originalmente inviato da catluc
Perdonate la mia intromissione in questo discorso ormai a due (che però ho seguito con molto interesse). Vorrei farvi una domanda: secondo voi, tra le persone che conoscete (esvcludete quelli con forti connotati politici) quanti sono disposti a scendere in piazza ed a manifestare?
O forse la gente è meno convinta che manifestare serva. Non prendete la mia come la voce di una qualunquista, ma vedo davvero tanto disinteresse politico in giro. 
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Le manifestazioni sono momenti di lotta ed anche di festa. Ricordo nei cortei, molto più divertimento che rabbia. C'è chi ama far festa e chi no: anche tra dirigenti e militanti vi sono persone che mostrano scarso entusiasmo per bandiere, striscioni, sfilate e feste di partito, mentre altre, senza alcuna coscienza e militanza, si trovano sempre a proprio agio tra tanta gente e risponde volentieri all'invito.
Al corteo si va in gruppo, il viaggio in treno lo si fa insieme. In solitudine, se nessuno ti chiama, ti cerca, è molto più difficile attivarsi, non ti viene neanche in mente.
Questo è un primo dato: la maggioranza della gente è sola, anche se potenzialmente disponibile, non ha occasione di incontrare una opportunità di impegno e partecipazione, salvo farsi imprenditrice di se stessa anche in questo campo. Poi nel corteo, sul treno, puoi incontrare i personaggi più disparati, non ci sono mai al circolo, in federazione, negli appuntamenti abituali della politica, ma in quella occasione ci sono: sono gli amici, i parenti, la fidanzata, il fidanzato, quello che non milita più da tanto tempo, quello che si affaccia ora. E' un mondo più ampio.
Nel tempo dei movimenti freddi, la punta dell'iceberg sta sotto. Mi concedo proporzioni immaginarie: nel tempo dei movimenti caldi, se erano visibili in dieci lottavano in mille. Da vent'anni a questa parte, se son visibili in mille, lottano in dieci.
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26-10-2007, 08.17.13
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Originalmente inviato da Roderigo
Le manifestazioni sono momenti di lotta ed anche di festa. Ricordo nei cortei, molto più divertimento che rabbia. C'è chi ama far festa e chi no...
Al corteo si va in gruppo, il viaggio in treno lo si fa insieme. In solitudine, se nessuno ti chiama, ti cerca, è molto più difficile attivarsi, non ti viene neanche in mente...
Nel tempo dei movimenti freddi, la punta dell'iceberg sta sotto. Mi concedo proporzioni immaginarie: nel tempo dei movimenti caldi, se erano visibili in dieci lottavano in mille. Da vent'anni a questa parte, se son visibili in mille, lottano in dieci.
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Penso anch'io.
Direi che esiste poi un'antropologia della politica che viene trascurata, ma che, portata all'estremo, dice che se è l'occasione a presentarti il partito o il movimento di cui farai parte, il tempo per cui ne farai parte ed il modo di adesione alla sua vita sono strettamente dipendenti da quello che sei, non dal maggiore o minore valore che razionalmente credi di assegnare all'una o all'altra cosa.
Nelle manifestazioni, ad esempio, quelli che si esibivano in testa o ai lati del corteo erano spesso gli stessi che spendevano poco o punto tempo alla sua preparazione, che comportava aspetti ben più faticosi e meno mondani.
Il fattore della solitudine, cui accenna Rod, è importante, e la politica stessa è per alcuni, in primo luogo, una risposta alla socialità di cui non dispongono. Va da sé che questo comporta contraddizioni ed equivoci non indifferenti che possono essere fastidiosi per l'equilibrio di una comunità, se non gestiti.
Non piccolissimo, poi, il numero di coloro che la politica la fanno perchè risponde ad un loro bisogno (intellettuale o etico) ma non amano affatto gli obblighi, le forme e i comportamenti cui da questa sono costretti; ma anche, all'opposto, e già da ragazzi, coloro che nella politica, foss'anche antagonista, cercano esibizione, opportunità rispetto al proprio ambiente o promozione sociale.
Ecco, la consapevolezza dei bisogni della politica e dei motivi per cui la scegli o ne sei scelto non è sempre così chiara come si pensa.
In questa fase, poi, sembra costretta ad una contrapposizione tra slancio giovanile e pratica sociale adulta, spesso ambigua e deleteria.
Non è così per tutti, ovviamente, ma le mie recenti esperienze mi lasciano abbastanza pessimista.
Ultima modifica di Michi : 26-10-2007 alle ore 09.01.27.
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