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Forum di politica, cultura, società: 2006

Alex Svoboda

Il "banchiere dei poveri" premiato insieme alla sua Grameen Bank

Nobel per la pace a Muhammad Yunus

L'economista originario del Bangladesh è l'inventore del microcredito, che finanza i diseredati del sud-est asiatico.
www.repubblica.it e www.corriere.it - 13 ottobre 2006

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OSLO - Il premio Nobel per la pace 2006 è stato assegnato all'economista Muhammad Yunus e alla sua Grameen Bank, da lui fondata in Bangladesh, paese di cui è originario. Yunus, nato nel 1940 e laureato in Economia, già docente a Boulder (Colorado) e alla Vanderbilt University di Nashville (Tennessee), è l'inventore del sistema del microcredito, basato su prestiti senza garanzie ai poveri per aiutarli a creare piccole attività.

LA BANCA DEI POVERI - La Grameen Bank , ovvero "banca del villaggio", è stata creata nel 1983: oggi ha 1.084 filiali e vi lavorano 12.500 persone. I clienti in 37mila villaggi sono 2 milioni e 100mila, per il 94 per cento donne. E il sistema funziona: viene restituiti il 98 per cento dei prestiti contratti dagli uomini e il 94% di quelli concessi a donne.

LE MOTIVAZIONI - «Attraverso culture e civiltà, Yunus e la Grameen Bank hanno dimostrato che anche i più poveri fra i poveri possono lavorare per portare avanti il proprio sviluppo»: è quanto si legge nelle motivazioni, scritto dalla giuria di cinque membri che ha assegnato il Premio Nobel per la Pace 2006 a Mohammad Yunus del Bangladesh e alla suo istituto di microcredito. «La pace duratura non può essere ottenuta a meno che larghe fasce della popolazione non trovino modi per uscire dalla povertà», si legge oltre nel testo.

Il Nobel conferito oggi a Muhammad Yunus fa seguito a quello per l'economia assegnato nel 1998 all'indiano Amartya Sen: Sen aveva enucleato i principi teorici che sono alla base del microcredito di Yunus.

Nel suoi libro Yunus rivolge critiche feroci al sistema della Banca Mondiale e dei sussidi ai paesi sottosviluppati e non tace dei tentativi fatti dall'organizzazione internazionale per inglobare la sua Grameen Bank, tentativi che l'economista bengalese ha sempre respinto decisamente.

"Sono felicissimo, non posso credere che sia accaduto davvero. Voi sostenete il sogno di un mondo libero dalla poverta" è stato il commento a caldo fatto da Yunus ai microfoni di una radio norvegese. "Il Nobel è una grande cosa - ha continuato Yunus - per me e per la nazione, ma ci carica di nuove e maggiori responsabilità. Il Bangladesh deve sradicare la povertà dal paese e impegnarsi per combatterla ed eliminarla in tutto il mondo". L'economista bengalese, nonostante l'enorme successo ottenuto dal sistema da lui inventato, non ha mai smesso di lavorare dal basso, seguendo passo passo le attività dei suoi collaboratori e accettando gli inviti di organizzazioni in tutto il mondo per parlare e diffondere il microcredito.


Commenti:
Ha dato dignità e una speranza a milioni di poveri e con la sua Grameen Bank ha dato anche uno schiaffo alla Banca mondiale. - La Repubblica
alessandra
Andai ad una sua conferenza diversi anni fa.
Tra le altre cose, raccontava che inizialmente, non essendo affatto esperto di credito, ogni volta che gli si presentava un problema, chiedeva un appuntamento in una banca e si faceva spiegare in quel caso come loro si sarebbero comportati e poi...faceva esattamente il contrario biggrin.gif coeuranime.gif
Roderigo
«Il nostro sistema di prestito un patto fondato sulla fiducia»

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MUHAMMAD YUNUS

La caratteristica generale del Grameencredit è la promozione del credito come diritto umano. La sua missione è aiutare le famiglie povere nel loro tentativo di superare la povertà. È pensato per i poveri, e in particolare per le donne.

Il tratto distintivo del Grameencredit è dato dal fatto di non basarsi su alcuna garanzia collaterale, e nessun contratto a valore legale. Si basa sulla «fiducia» anziché su procedure legali.

Viene offerto per la creazione di lavoro autonomo, di attività che generino reddito o diano un tetto ai poveri, e non a fini consumistici. È nato come sfida al sistema bancario tradizionale, in cui le banche rifiutano i poveri, considerati «non meritevoli di ricevere prestiti». Ne consegue che il Grameencredit rifiuta i metodi fondamentali del sistema bancario tradizionale e crea metodi propri: offre un servizio a domicilio, basandosi sul principio che le persone non dovrebbero andare dalla banca, ma la banca dalle persone.

Per ottenre un prestito, occorre che il richiedente si unisca ad un gruppo di richiedenti. I prestiti possono essere concessi in sequenza continua. Il richiedente che ha ripagato un prestito precedente può richiederne di nuovi. Tutti i prestiti devono essere ripagati a rate (settimanali o bisettimanali). È possibile ricevere simultaneamente più di un prestito. I prestiti sono accompagnati da programmi obbligatori, o volontari, di risparmio.

I prestiti in genere vengono concessi attraverso organizzazioni non-profit o istituzioni nelle quali i richiedenti hanno una partecipazione maggioritaria. Se il prestito è concesso attraverso istituzioni a fine di lucro nelle quali il richiedente non ha alcuna partecipazione, si tenta di mantenere il tasso di interesse ad un livello commensurato con la sostenibilità del programma, anziché cercare di ottenere guadagni allettanti per gli investitori. La regola di condotta del Grameencredit è quella di mantenere il tasso di interesse il più vicino possibile a quello di mercato, prevalente nel settore delle banche commerciali, senza sacrificare la sostenibilità. Nel fissare il tasso di interesse si prende come riferimento il tasso di interesse del mercato, anziché i tassi per i prestiti.

Il Grameencredit dà la precedenza assoluta alla creazione di un capitale sociale, e lo sviluppo della leadership attraverso l´annuale elezione di un gruppo di responsabili, o dei membri di un consiglio di amministrazione nel caso in cui l´istituzione sia di proprietà dei richiedenti.

Per sviluppare la sua agenda sociale il Grameencredit intraprende un processo di intense discussioni tra i richiedenti, li incoraggia a prendere le decisioni comuni con serietà e ad implementarle. Dà particolare enfasi alla formazione del capitale umano ed è interessato alla protezione ambientale. Segue l´educazione dei bambini, fornisce borse di studio e concede prestiti agli studenti. Per ottenere la creazione di capitale umano, si sforza di diffondere la tecnologia, come i telefoni cellulari e l´energia solare, e promuove l´energia meccanica come alternativa al lavoro manuale.


(Traduzione di Marzia Porta. Copyright Grameen Communications).
Repubblica 14 ottobre 2006
Basch
Gran bel Nobel. Meritatissimo. Complimenti a Yunus.
Roderigo
Microcrediti per tutti Intervista a Muhammad Yunus, il «banchiere dei poveri»

Il banco del villaggio e i suoi clienti,
i migliori del mondo


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Il Nobel per la pace 2006 racconta il successo planetario della Grameen Bank e parla di sottosviluppo, ingiustizie, nucleare, terrorismo... «Finché c'è povertà non ci sarà pace. Ma i problemi andrebbero affrontati politicamente, socialmente ed economicamente, non con gli eserciti» Non solo poveri. «Oggi il microprestito è diffuso ovunque, anche negli Usa. E in Cina sono consapevoli che per realizzare lo "sviluppo armonioso" bisogna colmare il divario economico tra le città e le campagne.

PIO D'EMILIA - TOKYO

Trent'anni fa lo prendevano per pazzo. Oggi l'abbracciano tutti, dai diseredati di tutto il mondo cui ha dato una speranza, a miliardari come Gerorge Soros e Ted Turner, che fanno a gara per cooptarlo nelle loro fondazioni offrendogli uffici e risorse per promuovere la sua creatura, il «microcredito». Microprestiti a tutti, senza garanzia. Ospite dell'Università delle Nazioni Unite a Tokyo, per un simposio sulle «nozze d'oro» del Giappone con l'Onu (quest'anno ricorre il 50° anniversario del «rientro» del Giappone, 11 anni dopo la fine della guerra) Muhammad Yunus, Premio Nobel per la Pace 2006, soprannominato «il banchiere dei poveri» ci ha concesso una lunga intervista.

Che effetto le fa professore, aver ricevuto questo premio, e a chi lo dedica? Immagino non a ted Turner con il quale l'ho vista ballare il walzer.
Una grande gioia, una grande emozione. Un segnale positivo per tutti. Significa che impegno, ragione e semplicità sono ancora riconosciute come virtù. Quanto alla dedica, io e la mia banca, che il Comitato del Nobel ha specificatamente indicato come co-vincitrice del premio, lo dedichiamo ai nostri 7 milioni di clienti. I migliori del mondo. Abbiamo prestato 6 miliardi di dollari, con una percentuale di rientro del 99%...

In effetti, poche banche al mondo vantano tali risultati. E dal Bangladesh, icona mondiale della povertà, lei ha esportato la sua filosofia in tutto il mondo. Compresa Cina e, mi sembra di aver letto da qualche parte, perfino in Corea del Nord....
In Cina siamo presenti da molti anni. I leader cinesi sono perfettamente consapevoli che per realizzare il cosiddetto «sviluppo armonioso» della società occorre colmare il profondo divario tra zone urbane e campagne. E sono anche consapevoli che il loro vecchio sistema, che a suo tempo è stato sicuramente utile, oggi non funziona. «Lo sappiamo ma non lo possiamo dire, e chiediamo a lei di aiutarci» mi ha detto il vicegovernatore della Banca Centrale, una donna di grandissimo fascino e capacità. Mi hanno danno carta bianca: comincia dove vuoi, apri filiali, organizza corsi e seminari. Ho risposto che mi accontentavo per il momento di una licenza nella regione più povera del paese. Se il nostro sistema dovesse funzionare lì, funzionaerà dappertutto...

E in Corea del Nord, professore? Qualche progetto concreto?
Per ora no. Ma sarei disposto a partire domani per incontrare i loro leader e spiegar loro i vantaggi di questo sistema. Che è disegnato proprio per andare incontro alle esigenze dei poveri. Ma poveri davvero... che so, il contadino che campa a malapena vendendo le uova che producono cinque galline. Con 50 dollari ne compra altre 50, aumenta la produzione e innalza il livello di vita. Sembra poco, ma per due terzi della popolazione mondiale, deprivata del diritto al credito, può essere moltissimo...

Ma c'è un problema: lei sostiene che il microcredito, per funzionare, non deve essere gestito dallo stato...
Infatti. Deve essere gestito dal settore privato, associazioni, npo e ngo. Lo stato deve restarne fuori, la politica del clientelismo inquinerebbe subito il sistema.

Un po' difficile immaginare l'inziativa privata nel credito, in Corea del Nord, dove oggi c'è una situazione un po' esplosiva... A proposito, cosa ne pensa della crisi nucleare? La comunità internazionale ha fatto bene a reagire con l'approvazione delle sanzioni? Non si rischia di nuovo di colpire la popolazione, anziché il regime?
Le sanzioni sono una brutta cosa. Ma anche gli esperimenti nucleari lo sono. In qualche modo bisogna farglielo capire, ai dirigenti di Pyongyang...

Però il direttore dell'Aiea, El Baradel, anche lui in questi giorni a Tokyo, sostiene che è eticamente iniquo giudicare moralmente reprensibile un paese che cerca di ottenere quello che altri hanno, hanno usato e minacciano di usare... Insomma, il Trattato di Non Proliferazione prevedeva anche lo smantellamento progressivo degli arsenali nucleari. Invece la bomba va sempre più di moda...
Infatti, stavo arrivandoci. Gli arsenali nucleari vanno smantellati, assolutamente. Chiunque possiede ordigni nucleari rappresenta una minaccia per il mondo, proporzionata al numero di quelli che possiede...

Lei è il nono Premio Nobel per la pace asiatico. I suoi immediati predecessori non hanno avuto molta fortuna. La leader dell'opposizione democratica birmana Aung San Suu Kyi è ancora agli arresti domiciliari, mentre la politica del «dialogo» con il nord lanciata dall'ex presidente sudcoreano Kim Dae Jung, premio Nobel nel 2000, sembra profondamente in crisi... Forse i loro sogni erano troppo grandi. Lei quali vorrebbe realizzare, a breve scadenza?
Continuare a fare quello che faccio, contribuire, nel mio piccolo, a combattere la povertà, a dare una speranza a tutti. Non ci sarà pace, finchè ci sarà povertà...
E ingiustizia. Cosa ne pensa, professore, della guerra globale al terrore di Bush?
Il terrorismo non si sconfigge con operazioni di polizia. Bombe e cannoni possono uccidere, oltre alla popolazione civile, i terroristi, ma non eliminano il fenomeno. Lo rafforzano. Il terrorismo nasce dall'ingiustizia, reale o percepita che sia. E le ingiustizie possono essere di vario tipo: politiche, sociali, economiche. Andrebbero affrontate politicamente, socialmente, economicamente. Non con gli eserciti...

A proposito di ingiustizie, molti in Giappone, e non solo l'estrema destra, sostengono che è ingiusto continuare ad insistere sulle responsabilità della guerra. Che i massacri effettuati dai giapponesi hanno provocato meno vittime dei bombardamenti a tappeto su Tokyo e si Dresda, per non parlare della bomba atomica. Tutti episodi per i quali nessun presidente americano si è mai scusato. Lei cosa ne pensa? Esiste una graduatoria etica del massacro? Uccidere a distanza è meno scabroso che mozzare la testa con la spada, come facevano i giapponesi, per divertimento e per risparmiare pallottole? O è sempre e soltanto questione che a scusarsi debbono essere gli sconfitti?
Domanda difficile. E indubbio che tutti, in guerra, compiono crimini orrendi. E non dovrebbero esserci graduatorie: uccidere è un crimine, sempre e comunque. Ma bisogna anche avere il coraggio di chiudere i conti con il passato, di guardare avanti. Se mio nonno ha commesso degli errori, io non ho nessuna difficoltà a scusarmi in suo nome. Non capisco perché sia così difficile chiedere scusa. E non parlo solo del Giappone nei confronti della Cina: anche tra il mio paese e il Pakistan ci sono conti aperti. Chiudiamoli una volta per tutte spalancando i nostri armadi e mostrando con umiltà i nostri scheletri. Chiediamo tutti scusa, in modo sincero, convinto. E voltiamo pagina.

A proposito di pagine, professore. Milioni e milioni di bambini in Asia e nel resto del mondo sfogliano pagine dove la storia è raccontata in modo profondamento diverso. E vengono contaminati fin dalla più tenera età dalla propaganda, dalle omissioni, dalle menzogne. Perché, assieme ad altri Premi Nobel, non vi fate portatori di un progetto per la compilazione di libri di testo universali, in qualche modo «garantiti» dal vostro coinvolgimento?
Ottima idea. Esistono commissioni bilaterali di questo genere tra alcuni paesi. E so che molti Premi Nobel sono parecchio attivi, in questo settore. Io non sono uno storico e sono appena entrato in questo... club. Ma appoggerei senz'altro questo tipo di progetto.

Parliamo del microcredito. Lei ha dimostrato con i fatti che funziona benissimo nei paesi poveri. E nei paesi ricchi? Anche da noi ci sono i poveri, e aumentano sempre di più...
Oggi il microcredito è diffuso dappertutto. Sa quale è stato il primo paese ricco ad importarlo? Gli Stati Uniti. Fu Bill Clinton a chiamarmi, quando era ancora governatore dell'Arkansas. Da allora sono nate migliaia di strutture che applicano con successo il microcredito: piccoli prestiti a tutti, senza garanzia. Anche in Italia c'è un network molto attivo. A Napoli, ad esempio, il mio amico Sergio Scapagnini, grande esperto di cinema indiano, ha fatto cose bellissime.

E in Giappone, professore? Lei ha molti amici potenti, e i mass media dicono un gran bene di lei e della sua idea. Ma questo è un paese dove impera una filosofia opposta alla sua. Denaro praticamente gratis per i ricchi, credito pressoché inaccessibile per i poveracci, che sono costretti a rivolgersi al mercato dell'usura. Che è spietato. L'anno scorso in Giappone si sono suicidate oltre 34 mila persone, una ogni 15 minuti. Molti di queste erano perseguitate dai sarakin, gli strozzini che prestano soldi a tassi superiori al 40%...
Lo so, è una situazione molto triste. Ancora una volta, è un problema di speranza. Bisogna infondere speranza nella gente, anche la più disperata. Con i miei amici stiamo cercando di aumentare la nostra presenza. Soprattutto, dobbiamo farci conoscere di più. La gente non ci conosce, non sa che esistono centinaia di «sportelli» dove, senza troppe domande e pratiche burocratiche, è possibile ottenere un prestito.

Professore, l'ultima domanda. Delicata, visto che siamo nel continente dove è ancora abbondantemente praticata. Lei è favorevole o contrario alla pena di morte?
Assolutamente contrario. Purtroppo è ancora molto diffusa, molti paesi la praticano, compreso il mio. Uccidere è un crimine, l'ho dettto prima. Lo dirò sempre e comunque.

* * *

Economia dal basso

In 7 milioni beneficiano dei prestiti senza garanzia.
Il 94% sono donne

Muhammad Yunus, inventore della Grameen Bank, ha ricevuto il Premio Nobel 2006 per la pace come riconoscimento ai suoi «sforzi per creare sviluppo economico e sociale a partire dal basso». Nato nel 1940 nell'attuale Bangladesh, si è laureato in economia nel 1969 alla Vanderbilt University di Nashville. Dopo una breve esperienza di insegnamento in Tennessee e Colorado, torna in patria nel 1971 per dirigere il Dipartimento di economia rurale dell'università di Chittagong. Del 1974 è l'ideazione di una forma di governo rurale, il primo passo verso il sistema dei microcrediti. Vista l'indisponibilità delle banche, iniziò con il prestare l'equivalente di 30 euro a testa a 42 donne che non potevano acquistare la materia prima per creare i loro oggetti d'artigianato. Il buon esito dell'esperimento incoraggiò Yunus ad allargare il sistema. Nel 1983 nasce la Grameen Bank (banco rurale, o del villaggio). Oggi le cifre raccontano il successo strepitoso dell'iniziativa: 1.084 filiali nel mondo dove lavorano 12.500 persone. Oltre 7 milioni i clienti, sparsi in 37mila villaggi. Il 94% sono donne. Negli ultimi 20 anni l'istituto ha erogato prestiti per oltre 2 mila miliardi di euro. Tasso di restituzione oltre il 90%.

il manifesto 2 novembre 2006
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