Roderigo
Nov 17 2006, 02:27
Francia. Per i socialisti alle presidenziali correra' una donnaAlle primarie vince Ségolène Royal E' ormai ufficiale: alle prossime presidenziali in Francia, per i socialisti correra' una donna. La candidata all'Eliseo per il Partito socialista, Ségolène Royal, la gazzella della politica francese, come vezzosamente ama definirsi per distinguersi dalla vecchia guardia socialista in costante declino dai tempi di Mitterand, ha vinto dunque le primarie, e lo ha fatto con piu' del 60 per cento dei voti. Molto indietro gli altri due candidati: Laurent Fabius, già presidente del Consiglio negli anni di Mitterand, e Dominique Strauss Khan, ex ministro dell'Economia: entrambi intorno al 20%. Niente secondo turno per Segolene, dunque, insidiosa possibilita' che avrebbe potuto coagulare i suoi avversari del cosiddetto partito "TSS", tutti salvo Segolene. 53 anni, 4 figli avuti dal segretario del Partito Socialista François Hollande, la Royal sarà la prima donna a concorrere alle elezioni presidenziali, e peraltro con discrete possibilità di vincere. Nella prima conferenza stampa dopo l'annuncio della vittoria, stanotte: "ringrazio tutti i militanti", voglio incarnare il cambiamento, insieme la Francia scrivera' una nuova pagina di storia". Parole entusiastiche, anche se la Royal ha vinto con un programma che possiamo dire grossomodo di centro: attento al sociale, ma critico verso le spinte più gauchiste, come quelle che nel partito chiedono il matrimonio gay. Resta da vedere se i socialisti francesi saranno in grado di ritrovare l'unità intorno a lei, per superare la sindrome della sconfitta e battere il candidato della destra, che sara' molto probabilmente Nicolas Sarkozy. 17 novembre 2006 www.rainews24.it
Roderigo
Nov 17 2006, 15:39
ÉDITORIAL Renouveau C'est une victoire spectaculaire que vient de remporter Ségolène Royal. Avec 60,7 % des voix, elle a gagné, dès le premier tour, la bataille pour la désignation du candidat socialiste à l'élection présidentielle. Balayant les espoirs des uns et les pronostics des autres, cette victoire est sans appel : Dominique Strauss-Kahn, qui a réussi à se hisser à la deuxième place, et Laurent Fabius - qui enregistre un échec cinglant puisqu'il est en recul par rapport à son score du congrès du Mans de novembre 2005 -, ont reconnu leur défaite. Au terme d'une procédure démocratique exemplaire, une femme est donc, pour la première fois, en mesure d'accéder à l'Elysée. Le succès de la présidente de la région Poitou-Charentes tient en quelques mots : la nouveauté de la candidate qui, en dépit d'un parcours politique engagé depuis une vingtaine d'années, n'apparaît pas comptable des gestions socialistes passées ; sa liberté de ton comme de style à l'égard de son parti, de ses dogmes et de ses caciques, enfin l'utilité, aux yeux des adhérents du PS, d'une personnalité capable de battre la droite en mai 2007 et d'effacer l'"affront" du 21 avril 2002, où Lionel Jospin avait été éliminé dès le premier tour. Mais les socialistes ont également exprimé un très fort désir de renouvellement, qui semble largement répondre, au-delà de la gauche, à l'attente des Français. Ségolène Royal a bâti sa popularité sur sa singularité, sa différence, voire sa rupture avec la vieille maison socialiste. Le cumul des scores de Mme Royal et de M. Strauss-Kahn montre que plus de quatre socialistes sur cinq ont voulu tourner la page du parti d'Epinay. La légitimité de la candidate socialiste et l'" élan" que lui a donné cette campagne interne constituent des atouts essentiels. Mais le chemin est encore très long jusqu'au scrutin présidentiel. Il lui faudra d'abord rassembler son camp et, au-delà, la gauche. Après des semaines d'affrontement, les plaies ne seront pas toujours faciles à cicatriser du côté des vaincus. Du côté des partisans de Laurent Fabius, notamment, certains semblent déjà tentés par une résistance passive. Et à la gauche de la gauche, les plus radicaux se convaincront volontiers qu'ils disposent d'un espace pour une vraie alternative "antilibérale". Il faudra ensuite que Ségolène Royal, qui s'est illustrée par des positions iconoclastes - sur la sécurité, la carte scolaire, les 35 heures, la démocratie participative -, affine son projet. "Je resterai moi-même", a-t-elle assuré. Mais elle va devoir sortir du flou où elle s'est parfois complue, comme sur l'Europe, dix-huit mois après un référendum qui a déchiré le PS. Elle a gagné la bataille socialiste. Il lui incombe désormais de construire un projet pour la France. 17 novembre 2006 http://www.lemonde.fr
Roderigo
Nov 17 2006, 16:00
La sfida per le presidenziali francese «Lei può farcela anche con Sarkozy» Gli osservatori dopo la vittoria della Royal alle primarie socialiste: «A destra lo odiano. Ma il finale non è affatto scontato»ELISABETTA ROSASPINA Se l'intreccio conta più della politica, una sola sfida poteva inchiodare la Francia alla poltrona fino all'ultima puntata: Ségolène versus Sarkozy. La bella e il misogino. Finale scontato? «Tutt'altro. Molto interessante — si appassiona lo scrittore storico Max Gallo —. Madame Royal mi sembra ben piazzata per affrontare Sarkozy, sebbene per ragioni che esulano dal dibattito politico tradizionale. Nessuno meglio di lei può evocare la prospettiva della grande alternanza, come ai tempi dell'ascesa di Mitterrand, nel 1981, il primo presidente di sinistra». Una novità, conferma Philippe Ridet, editorialista di Le Monde: «Non c'èmai stata, finora, una campagna elettorale con candidati a quel livello di popolarità. Sarà un problema più per Sarkozy che per Ségolène: lei ha già dimostrato di poter battere due uomini». Popolarità sì, ma anche una buona dose di populismo caratterizzano i due concorrenti, secondo lo storico e politologo Pierre Milza: «È un prodotto del sistema politico francese, e non solo: il rapporto diretto con l'elettorato. L'uno e l'altra tendono a scavalcare il parlamento. Personalmente non avrei votato Ségolène Royale, manca di esperienza internazionale e punta tutto sulla politica dell'immagine. È stata la sua carta vincente alle primarie». Ma non sarà determinante nel duello conclusivo: «Qualunque candidato socialista può sconfiggere Sarkozy. Il pericolo, per lui, viene dalla violenta opposizione interna alla destra. Dall'odio, addirittura», valuta Claude Angeli, direttore del settimanale satirico Le Canard enchaîné, scorrendo i titoli dei quotidiani di giornata. Le Figaro: Aillot-Marie e Sarkozy incrociano le spade. Le Monde: De Villepin moltiplica le sue interferenze nella campagna elettorale di Sarkozy. «Non solo i voti dell'estrema destra di Le Pen, ma anche molti di quelli moderati abbandoneranno Sarkozy, all'ultimo turno. Per De Villepin, Chirac e Aillot-Marie è preferibile una sua sconfitta a una sua vittoria — non dubita Angeli —. Del resto esiste un precedente: quando l'entourage di Chirac sostenne Mitterand piuttosto che Valéry Giscard d'Estaing». Ma se è vero che gli amici possono essere più infidi dei nemici, bisogna riconoscere che l'avversaria ha dei numeri: «Mademoiselle Zapatera? Senz'altro. Se non sarà eletta al primo turno, lo sarà al secondo - scommetterebbe Teresa Cremisi, presidente e direttore generale della casa editrice Flammarion - . Nonostante un buon congresso dell'UMP, la vittoria di Sarkozy è meno sicura, stamattina. Mentre la sinistra ha il suo campione, la destra naviga ancora nell'incertezza». Cambieranno le strategie? «Sarkozy sta già cambiando — osserva Philippe Ridet, di Le Monde - . Con una donna di fronte, deve smussare la sua aggressività per non prestare il fianco ad accuse di machismo. Sta femminilizzando la composizione del suo staff, e modificando linguaggio e impostazione. La sua squadra spera anche in una maggiore visibilità della moglie, Cecilia. Quanto a Ségolène, il suo status di donna la protegge, ma può ancora commettere gravi errori politici. E anche molti socialisti non voteranno per lei». Forse la Francia non è ancora pronta a una presidentessa: «Al contrario — smentisce Max Gallo —, ne sarebbe fiera. In più Ségolène è una donna di sinistra con i comportamenti e l'educazione di una di destra. Incarna il sogno francese di fondere destra e sinistra in una sola persona. L'ultimo numero dell'Express ne ha raccontato la giovinezza come quella di una santa. Ha un padre militare e un nonno addirittura generale. Ma idee socialiste. E un cognome, Royal, che qui in Francia è un grido di vittoria». Da far rimpiangere a Sarkò perfino il vecchio Jospin. 17 novembre 2006 http://www.corriere.it/
Roderigo
Nov 17 2006, 16:16
Viaggio tra i contadini e gli artigiali della zona di Poitiers dove la candidata socialista è cresciuta politicamenteSégolène, la grande comunicatrice "La Royal è la nostra Marianna" di BERNARDO VALLI Eravamo due, tremila, forse di più, troppi, nell'edificio surriscaldato, posato sulla pianura di questa regione appartata, stretta tra le coste atlantiche della Charente e i campi di grano e i pascoli del Poitou. Un fitto campionario della Francia non più tanto profonda (perché è ormai a un'ora e mezzo da Parigi grazie ai treni ad alta velocità e la rete d'autostrade) ascoltava Ségolène Royal, che impettita, sorridente, si rivolgeva con familiarità agli agricoltori, agli artigiani, agli operai, ai pensionati, alle donne di casa, agli insegnanti, ai commercianti, agli studenti. Senza trascurare una sola componente della società della regione Poitou-Charentes di cui è la presidente. Era come se conoscesse tutti i volti che la circondavano, come se leggesse i pensieri, le ansie e le aspirazioni, dietro gli sguardi che incrociava. Non c'era la minima traccia di fatica sulla faccia liscia, ben disegnata della candidata socialista. E mai le sue labbra si chiudevano sui denti bianchi. Né le palpebre si abbassavano sugli occhi blu investiti dai riflettori. Era impossibile non ammirare quel perfetto esemplare della civiltà delle immagini, immobile al centro dell'arena, con la schiena dritta, il mento alto, e un eloquio facile, mai troppo ricercato, diretto, senza fastidiose ripetizioni. Ségolène Royal parlava senza un appunto davanti. Improvvisava. Ma penso che in lei ben poco sia affidato al caso. Tutto sembra preparato, meditato, pensato. Uno specialista della comunicazione, un regista della politica spettacolo, dovrebbe riconoscere che Ségolène Royal si avvicina molto al modello ideale che si poteva tratteggiare immaginando la prima donna, nella storia repubblicana di Francia, da lanciare alla conquista della massima carica dello Stato, e in grado di realizzare l'impresa. Se Ségolène Royal ha un difetto è proprio questo. È un difetto perché la somiglianza con il modello ideale rischia di farla apparire un personaggio costruito. Disegnato apposta. Un po' meccanico. Artificiale. Ma non è così. Si avverte in lei una tensione che rivela quanto ogni parola e ogni gesto siano sentiti. Per fortuna ogni tanto fa cilecca. Inciampa. Lei esemplare in tutta la sua vita (di scolara, di madre e di donna politica) mostra vuoti nella sua preparazione. In politica estera ha delle lacune. Mentre a Bagdad infuriavano i kamikaze, le è capitato di dire che in Iraq la situazione "è in via d'aggiustamento". E, ancora, che, avendo firmato il trattato di non proliferazione, l'Iran non può neppure disporre di energia nucleare ad uso pacifico. Inoltre ogni tanto si lascia trascinare dalla collera e accusa concorrenti o avversari di machismo. Per fortuna perde le staffe. Risulta umana. Avvampa di sdegno. Il sorriso riaffiora però subito, automaticamente, come il sughero in un secchio d'acqua. Nessuno teneva conto di questi errori ed umori, tanto evocati con sarcasmo dalla società politica parigina, nel vasto capannone, di solito riservato alle feste, alla periferia di Niort, capoluogo del dipartimento delle Deux-Sèvres, dove da diciotto anni Ségolène Royal è eletta deputato. Ho chiesto cosa pensassero di lei alle tre donne anziane (una maestra, una negoziante, una casalinga) che mi erano accanto e mangiavano con gli occhi l'aspirante candidata alla presidenza della Repubblica. Mi hanno risposto quasi in coro: "A 53 anni e con quattro figli ha fatto carriera". Si riferivano anche al suo fisico non ferito dalle ripetute maternità, anche se i fianchi ne hanno risentito, e alla sua eleganza: indossava un tailleur semplice, e calzava stivali di pelle morbida. Nei suoi atteggiamenti, mentre parlava tenendo il microfono con la mano destra, si leggeva un'evidente volontà di sedurre. I movimenti femminili erano accompagnati da frasi sferzanti, polemiche contro la destra, che davano al desiderio di seduzione un carattere particolare. Era rivolto alla folla, "alle masse", direbbero i suoi fedelissimi. Oppure "alla nazione". Il culto della personalità già si fa sentire. Le mie tre vicine non mi hanno detto che "Ségolène incarna la République". Ma quando applaudivano era un po' come se lo dicessero. In effetti Ségolène si muoveva con la dignità di chi tiene le redini della Francia. Su un giornale della regione Poitou-Charentes ho letto: "Lei è il nostro Kennedy". Lo è nella misura in cui la sua immagine (come un tempo quella del presidente americano) ha fatto apparire superati i concorrenti nel partito. Lei è vista come una svolta, come il famoso cambiamento di generazione di cui i francesi sentirebbero l'urgente bisogno. Non è tanto una questione di età. Dominique Strauss-Kahn (57 anni) e Laurent Fabius (60 anni) hanno una grande esperienza alle spalle: uno è stato un rispettato ministro delle finanze, l'altro è stato primo ministro durante la presidenza Mitterrand, più volte ministro e presidente dell'Assemblea nazionale. Strauss-Kahn sembra avere tutte le qualità per coprire la massima carica della Repubblica. Fabius può vantare un'ampia pratica nell'esercizio del potere. Il passato di Ségolène Royal è molto più sguarnito. È stata ministro dell'ambiente, della famiglia e della scuola. Poca cosa rispetto ai suoi concorrenti. Ma questo la fa apparire "nuova". Non solo perché risulta nuova la sua ambizione (di donna) di mirare alla presidenza della Repubblica, finora riservata agli uomini. Ma perché nuovo, oltre all'immagine, è il suo linguaggio. Il quale non è quello politico tradizionale, ma entra nei dettagli della vita, con riferimenti concreti alla famiglia, alla scuola, all'ospedale, alla fabbrica. Dominique Strauss-Kahn è un socialdemocratico che crede nella necessità e nella possibilità di un sistema basato sul compromesso tra sindacati e aziende. E vuole adeguare la sinistra europea alla mondializzazione. Laurent Fabius ha come obiettivo di trascinare dietro di sé tutte le correnti della frantumata sinistra francese, ed enfatizza il ruolo dello Stato accentratore. Come sostenitore del "no" in occasione del referendum sulla costituzione europea, non appare un europeista convinto. Ségolène Royal vuole disarticolare lo Stato giacobino, e promuovere una democrazia partecipativa e decentralizzata (sul modello scandinavo). Auspica un'adesione massiccia ai sindacati per dare una legittimità ai negoziati. Ma il suo discorso è soprattutto pragmatico. Supera spesso i confini del programma socialista (al quale Fabius e Strauss-Kahn cercano di attenersi), e si rivolge ormai al Paese come qualcuno che non è al di sopra delle parti, ma neppure prigioniero del partito. E non trascura le classi popolari, da tempo sfuggite alla sinistra e finite sotto l'influenza dell'estrema destra. Affronta caso per caso i problemi sociali, con accelerazioni ora in direzione di una socialdemocrazia (tipo Blair) ora in direzione di una sinistra più francese. Persuasiva, perentoria, dispotica dietro l'intramontabile sorriso, Ségolène Royal ha un carattere d'acciaio, riconoscono amici e avversari. Un carattere che le consente un'autonomia irritante per non pochi socialisti, ma seducente per molti virtuali elettori, non soltanto di sinistra. Quando, dopo il comizio alla periferia di Niort, nelle Deux-Sèvres, ha partecipato a un rinfresco, a base di vino e formaggio, ha ascoltato e stretto le mani a centinaia di persone, dando l'impressione di conoscerle da una vita. Era di casa. Ma i suoi sorrisi e i suoi atteggiamenti, sempre a schiena dritta ("Si vede che è figlia di un colonnello" dicevano le mie vicine), erano presidenziali. 17 novembre 2006 http://www.repubblica.it/Segue in Schegge:
Roderigo
Nov 30 2006, 00:14
Nel trionfo di Ségolène una lezione per la sinistra di MARC LAZAR “Veni, vidi, vici”. Ormai Ségolène Royal può a buon diritto far proprie le parole di Cesare. In meno d'un anno ha fatto impennare i sondaggi, conquistato l'apparato del Partito socialista francese e vinto al primo turno le primarie organizzate per designare il candidato socialista alle presidenziali della primavera 2007. Ha ottenuto quasi il 61% dei voti, stracciando i concorrenti Dominique Strauss Kahn e Laurent Fabius. Questa prima consacrazione comporta alcune lezioni da meditare, non solo per la sinistra francese ma per quella europea. Ségolène Royal ha saputo giocare su una realtà evidente: donna, è riuscita a imporsi in un mondo di uomini. Ufficialmente i socialisti sono favorevoli alla promozione delle donne. Hanno instaurato nel loro partito la parità tra i generi, e nel giugno 2000 hanno promulgato una legge per favorire l’uguaglianza nell'accesso ai mandati elettorali e alle funzioni elettive. Di fatto però, quella legge non è mai stata veramente rispettata dai principali partiti, compreso il Ps. Per di più, accettare che una donna si candidasse alla carica suprema della Repubblica ha rappresentato per i suoi concorrenti un ulteriore passo, difficilissimo da compiere. "Chi baderà ai bambini?” ha chiesto Laurent Fabius. Ma Ségolène Royal ha saputo volgere questi attacchi a proprio favore. Da un lato si è presentata come vittima di un diffuso maschilismo; dall'altro vuole incarnare la donna che tenta di conciliare la famiglia con una grande ambizione professionale. Come dimostrano le testimonianze di numerose iscritte al Ps e tutte le inchieste d'opinione, non solo tra i simpatizzanti della sinistra ma tra il pubblico francese io generale, Ségolène Royal ha suscitato consensi presso una notevole percentuale della platea femminile. Ha inoltre saputo imporsi come leader all'altezza della sua epoca e delle attese di molti cittadini. Al tempo della democrazia rivolta al pubblico, ha costruito la propria candidatura in tre modi: attraverso Internet, col suo sito intitolato “Desirs d'avenir", dove i naviganti possono partecipare a un forum interattivo; in televisione, dove ha dimostrato la propria fermezza e tenacia; e infine con la volontà di instaurare contatti diretti con la popolazione. Ségolène Royal ha così infranto il "politicamente corretto" del Partito socialista. Ha affrontato argomenti tabù, esprimendo giudizi critici su temi quali l'organizzazione della scuola pubblica, il lavoro degli insegnanti, le 35 ore, l sicurezza, la delinquenza, la famiglia, lo stato della democrazia, e persino su Tony Blair. All'interno del Ps, la sua estraneità al gergo e ai luoghi comuni del politichese ha creato sconcerto. E' vero che le sue proposte, spesso contraddittorie, difficilmente comprensibili, talora al limite dell'incoerenza, non disegnano un orientamento chiaro e netto. Eppure si sono poste quasi sistematicamente al centro della campagna dei socialisti, costringendo i suoi avversari a definire le proprie posizioni in proposito. E hanno inoltre alimentato il dibattito pubblico. Ségolène Royal ha compreso la necessità di affrontare in modo pragmatico i problemi concreti che i francesi si pongono, e ai quali non sempre hanno avuto risposte dai politici. In questo modo ha saputo crearsi una reputazione, seppure un po’ usurpata, di dirigente nuova, in grado di rispondere alle aspirazioni di rinnovamento degli elettori. Sarebbe però un errore credere che la sua vittoria segni soltanto il trionfo di un marketing senza idee. Ségolène Royal è anche una vera dirigente politica, che ha perfettamente compreso le conseguenze di un sistema sempre più presidenziale, e della personalizzazione del confronto politico. In effetti, se ha saputo aggregare un così gran numero di socialisti, e perche appare come l'unica personalità capace di battere la destra. Le sue proposte su alcuni temi essenziali sono terribilmente ambigue. Ad esempio, in campo economico si presenta con un mix di sensibilità no global, di dichiarazioni dirompenti (“bisogna spaventare i capitalisti”) e di idee vicine a quelle di Blair. Sul piano dei valori, fa riferimento all'ordine e alla famiglia, pur ammettendo per il futuro il matrimonio tra omosessuali. Nel campo della lotta contro la delinquenza, preconizza dapprima un inquadramento militare, ma poi parla di campi umanitari, e al tempo stesso auspica la prevenzione. E sulla questione dell'ingresso della Turchia nell'Unione europea preferisce rifugiarsi dietro il giudizio dei francesi. In fondo, si sforza di aggregare un elettorato composito, di sinistra e di centro. Ora, l'essenziale per i socialisti è cancellare il trauma del 2002, quando il loro candidato Lionel Jospin fu eliminato al primo turno, obbligandoli a votare al secondo per Jacques Chirac, contro il candidato dell'estrema destra Jean-Marie Le Pen. I socialisti temono Nicolas Sarkozy, ministro dell'interno e campione della destra, e si propongono di sbarrargli la strada. Oggi il Ps ha un po' meno di 200.000 iscritti, il 20% dei quali sono gli eletti o i loro collaboratori (circa 40.000). Chi intende fare della politica il proprio mestiere pensa che con Ségolène Royal alla presidenza della Repubblica si aprirebbe un nuovo ciclo politico, dal quale spera di ottenere per se maggiori vantaggi. In questo senso, Ségolène ha saputo rivolgersi ai socialisti di lungo corso facendo riferimento al "progetto" del partito, e ricordando i propri titoli d'anzianità nelle fila del Ps. Ma ha anche teso la mano ai 70.000 nuovi iscritti via Internet, che hanno pagato 20 euro per la tessera. A questi ultimi ha promesso l'inserimento nel partito a pieno titolo mentreora sono spesso accolti con diffidenza dai militanti piu anziani, e segnatamente da quelli vicini a Laurent Fabius, che li sospettano di essere poco politicizzati, e li percepiscono come una minaccia alle loro posizioni. In questo modo Ségolène Royal contribuisce a cambiare il Ps. Non è una candidata al servizio del partito, ma al contrario, partendo dalla popolarità conquistata presso l'opinione pubblica, si serve del partito per lanciarsi all'assalto della presidenza della Repubblica lasciando però intendere al tempo stesso che la sua vittoria rimbalzerà sul Ps. Indubbiamente quest'esperienza ha le sue conseguenze per la sinistra europea. Da un lato, la vittoria di Ségolène Royal segna forse la fine dell'eccezione socialista francese. Il Ps è certamente in grado di portare a compimento la sua mutazione, e di accettare finalmente il proprio riformismo a pieno titolo, sia teoricamente che strategicamente e politicamente, come gli altri partiti della sinistra europea. D'altra parte, al confronto con l'Italia l'esperienza della Royal ricorda acutamente che uno dei maggiori problemi dei Ds e del futuro Partito Democratico se mai vedrà la luce e quello della sua direzione e del suo leader. Vedremo un giorno una Ségolène italiana? Repubblica 20 novembre 2006
Roderigo
Nov 30 2006, 00:29
Intervista all´economista francese sulla candidata socialista per l´Eliseo: ha restituito entusiasmo agli elettori «Ségolène, un'invenzione che dà speranza alla sinistra» Fitoussi: politica distante dalla realtà, la Royal l'ha capitodi GIAMPIERO MARTINOTTI PARIGI - Ségolène Royal è stata l´unica, a sinistra, a capire il malessere della società francese e per questo è stata scelta dai militanti socialisti. Ne è convinto Jean-Paul Fitoussi, uno dei maggiori economisti transalpini, che analizza il suo trionfo. Cosa c´è dietro il fenomeno Royal, perché la candidata all´Eliseo ha così tanto successo? «Per molte ragioni. La prima è che ha tratto tutte le conseguenze dalla sconfitta socialista del 21 aprile 2002, quando Lionel Jospin fu eliminato al primo turno delle presidenziali. Finora, nessun dirigente socialista aveva capito il divorzio crescente tra il discorso sui successi del governo Jospin e lo stato reale della società. Avevo sottolineato allora un fatto nuovo: le medie statistiche, come quella sull´espansione economica, non danno più una visione esatta della realtà, a causa della precarietà, dell´aumento delle disuguaglianze. Quel che era crescita per il 20 per cento della popolazione non lo era per il restante 80 per cento. Inoltre, il linguaggio politico stava diventando sempre più astratto, non riusciva a tener conto delle difficoltà della popolazione». In che senso? «Il Partito socialista non aveva colto la nuova configurazione della società francese, non aveva capito che la sorte dei singoli individui era diversa da quel che dicevano le statistiche, né che le buone cifre sulla disoccupazione o la crescita potevano mascherare la precarietà crescente. Per questo la classe politica è stata percepita come astratta e Ségolène Royal lo ha capito, preoccupandosi della vita della gente, delle difficoltà quotidiane». Malgrado la sua mancanza di esperienza? «Questa è la seconda ragione del suo successo. I baroni del Ps, gli elefanti come vengono chiamati, hanno avuto in mano un grande potere, hanno avuto funzioni importanti nei precedenti governi, ma non hanno risolto i problemi della società francese. Non dovevano usare l´argomento dell´esperienza, perché l´esperienza passata è stata un fallimento. Infine, non bisogna dimenticare altre due ragioni: la richiesta di un ricambio generazionale, che l´accomuna a Nicolas Sarkozy, e la modernità rappresentata da una candidatura femminile». Tutto ciò è vero, ma come spiegare la scelta di una candidata praticamente senza un vero programma? «Non è un´obiezione valida, perché il programma è quello socialista, nei confronti del quale la Royal si è presa alcune libertà. Quando dice di non essere competente su tutto, assume un atteggiamento che è apprezzato. È un tocco di modestia che piace ai francesi, che rimproverano alle loro élite la loro arroganza, l´arroganza del sapere». Ma si può essere candidati all´Eliseo senza un programma di politica economica? «Ha il tempo necessario per preparare un programma sull´economia, l´Europa, la geopolitica. La vera campagna comincia in febbraio, durante le primarie nessun pretendente poteva svelare un vero programma». C´è un punto su cui la Royal ha fatto sentire la sua differenza ed è la critica delle 35 ore: ha ragione? «Sì, perché le 35 ore andrebbero applicate in maniera più elastica, soprattutto per le categorie più sfavorite. Quella legge ha creato una forte disuguaglianza: i quadri dirigenti hanno avuto giorni festivi in più, operai e impiegati hanno avuto come contropartita cambiamenti d´orario per guadagnare produttività. E c´è stata anche una grande differenza tra le grandi aziende e quelle medio-piccole». Molti politologi sostengono che le primarie socialiste segnano il trionfo della democrazia d´opinione all´americana: è d´accordo? «Non si possono trarre conclusioni univoche. L´esperienza italiana è stata un grosso successo, perché solo questa pratica può dare una grande legittimità ai leader. L´esperienza dei socialisti francesi si è fermata ai militanti, non ha coinvolto i simpatizzanti, ma ha l´effetto di consolidare il Ps e di dare una più grande legittimità alla sua candidata. Io non parlerei di democrazia di opinione, in cui i politici cercano di muoversi sempre nel senso dell´opinione pubblica. Il confine tra l´andare verso l´opinione e il capire le preoccupazioni della gente è sfocato, incerto. La vittoria di Ségolène Royal va al di là: è la speranza di soluzioni nuove per risolvere i problemi dei francesi». Repubblica 20 novembre 2006
Roderigo
Nov 30 2006, 00:33
Sègoléne donna da corsa BARBARA SPINELLI La bellezza, il sorriso che non scema, la composta linea dei tailleur, e lo sguardo che trasmette in assoluta trasparenza desiderio di vincere, desiderio d’emozione, desiderio non di apparire quel che è ma di coincidere perfettamente con quel che appare: donna fino in fondo, diversa da tutti i politici precedenti perché tutti i politici precedenti sono maschi. Dunque misurabile con metro diverso proprio perché donna, che seduce e ha la quiete di chi, in fondo, non teme competizione perché lei è la prima, l’unica, non ha nemmeno bisogno di definire se stessa perché non è la cultura a determinarla ma la natura, la biologia. Ségolène Royal che vince le primarie socialiste e si candida all’Eliseo ha tutte queste qualità, che adopera con istinto sinuoso e senza che ancora si sappia l’essenziale: se l’apparenza sia una sua tecnica o la sua sostanza. Se questa è l’epoca della cultura del corpo - L’uomo senza qualità la vede nascere, nel romanzo di Musil, il giorno in cui un giornale annuncia la vittoria d’un «geniale cavallo da corsa» - lei si fa corpo. Se questa è l’epoca in cui gli uomini politici son guardati con sfiducia, lei offre l’alternativa: potete credere in me, perché io non sono evidentemente loro. La politica stessa cambia, assieme al vocabolario: si materializza, si semplifica. Una parola ricorrente, per descrivere Ségolène Royal, è incarnazione. Ricorre anche l’aggettivo concreto. Domenico Quirico illustra bene questa rivoluzione della concretezza, inaugurata dalla star-Segò. Dal cielo delle idee la politica scende, si sostanzia nel fisico d’una donna che è al tempo stesso figlia, madre, moglie, aspirante re. Figlia di un severo militare di provincia, madre di quattro figli e dunque esperta di vita quotidiana, compagna di un uomo (il segretario del partito socialista Hollande, che ha scalzato). I francesi avevano l’impressione di traversare un deserto, e all’orizzonte non vedevano più il corpo del re. Adesso lo vedono, lo sentono incredibilmente vicino. Un’altra parola di Ségolène Royal è prossimità. Prossimità distante tuttavia, aureolata come sono aureolate le stelle. Geniale donna da corsa: è la star che seduce, e Ségolène Royal lo intuisce anche quando agisce da politico consumato. Sa che non è la persona che oggi conta ma la personalità, e che decisivo è il modo in cui il big vive il privato e lo esibisce, mescolandolo oculatamente col pubblico, sorridendo imperturbata sotto i riflettori, facendosi ritrarre nelle più varie circostanze. C’era una volta il populismo, che era un movimento nato per rompere le regole politiche e che creava sorpresa con parole aggressive. Il populista usava il linguaggio della folla per ammaliarla e condurla dove voleva. Oggi assistiamo a una metamorfosi del fenomeno: non è più il popolo che il politico insegue ma il mondo-people, quello che si contempla sfogliando l’omonimo settimanale americano. Il mondo segreto e privato delle stelle del cinema, dei calciatori, dei monarchi: People fruga e il suo raggio d’azione s’estende. Il politico si mette nelle sue mani e la politica stessa si fa people, paillette. Sono i rotocalchi a larghissima diffusione che fanno le carriere, che aboliscono l’ultimo confine che esisteva tra vita politica e privata: confine ancor ieri rigido in Europa. La forza del politico-people è nella mimesi, l’imitazione delle star deve esser perfetta, la vita privata e la continua esposizione del corpo diventano ingredienti della vita pubblica. titolo I francesi che amano coniare concetti parlano di «pipolisation» della politica. Per la verità la Royal non ha approfittato per prima dell’effetto-people. Ha cominciato Nicolas Sarkozy, l’avversario gollista: lasciando che venisse messa in mostra, quasi fosse una piccante serie tv, la storia del suo matrimonio con Cecilia: prima idilliaco, poi infranto, poi salvato. I rotocalchi che imitano People (Voici, Closer) si sono impossessati del melodramma e i giornali si son messi al passo. Ségolène Royal si è presto adeguata, apparendo sulle riviste-people: in giardino coi figlioletti e in costume da bagno e facendosi fotografare in mille modi. Tutto questo col suo consenso, perché l’obiettivo era di affascinare la Francia che legge i rotocalchi o la provincia più che gli apparati socialisti o la capitale. Gli apparati andavano anzi aggirati: dovevano trovarsi davanti al fatto compiuto dell’ascesa della star e prenderne atto, come si prende atto leggendo People che George Clooney è l’uomo più sexy del pianeta e che Tom Cruise e Katie Holmes sono per sempre uniti grazie a Scientology. Si discute molto in Italia attorno alla rivincita femminile, alla Royal che mostra la via alle donne che aspirano alle massime cariche. Si sono detti favorevoli anche il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato. Perché anche da noi c’è stanchezza della politica, perché tutti in cuor loro sanno che il candidato-donna che ha vinto le primarie è un politico di lunga esperienza ma non come tale si presenta. Si presenta come ricominciamento assoluto, come pagina bianca su cui nulla è scritto tranne un appetito strepitoso di quote rosa a ogni livello. Chi mantiene i nervi a posto reagisce con qualche scetticismo, come Emma Bonino quando osserva che le quote rosa sono utili, ma solo nell’emergenza: in Afghanistan per esempio. Altrimenti, confida al Corriere della Sera, «vedo con orrore una società a quote (...). È tempo che decidiamo di farci valere per i nostri meriti e non per i numeri». Ségolène Royal di meriti ne ha molti. Meriti di carattere soprattutto: che è duro, tenace, calmo. È il suo programma che si conosce davvero poco. Il politico-people ha in comune col populista la non-ortodossia, la parola cruda, fatta per le classi popolari. Ma per il resto non si somigliano: il populista trascina, il politico-people si mette dietro la folla senza dar l’aria di guidarla: «Sono uno come voi - dice al pubblico - solo un po’ più fotografato». Le commesse nei negozi sono il traguardo, e alle commesse s’ha da parlare terra terra: è Sarkozy a dirlo, quando si scaglia contro l’insegnamento a scuola della Principessa di Clèves e dice che una commessa, dei deliziosi romanzi amorosi del ’600, non sa che farsene. Il politico-people si mette al rimorchio delle folle, ne studia gli umori, le paure, e dà forma a tutte queste emozioni. Il colmo l’ha raggiunto Ségolène Royal in un dibattito sulla politica estera alla vigilia delle primarie. Interrogata sull’ingresso della Turchia in Europa e anticipando un no francese al referendum ha detto: «La mia opinione è quella del popolo francese». È stata una vera bomba, ha commentato il direttore di Charlie Hebdo, Philippe Val: «È come se Mitterrand candidato avesse detto, a proposito della pena di morte: “La mia opinione è quella del popolo francese”. Oggi avremmo ancora la ghigliottina». Il vuoto di programmi e gli appelli emotivi («Non abbiate paura del nuovo») possono dar risultati pessimi o non pessimi, a seconda. Anche Clinton all’inizio aveva qualcosa d’inconsistente e anche Roosevelt, stando all’analisi di William Pfaff sull’Herald Tribune. Forse le idee verranno, con la carica e le prove. E comunque, le poche idee fin qui esposte sono vaghe, populiste, ma son divenute dominanti (sull’ordine giusto, sulla centralità dell’insegnamento). Sono idee che vedono Ségolène Royal inseguire Sarkozy ma altri temi sono suoi, come lo stato di diritto e l’autonomia della giustizia. Il vuoto può addirittura essere un’opportunità: Ségolène Royal libera dagli apparati non sarà condizionata. Inoltre il suo partito non è meno inconsistente, mentre accanto le stanno uomini liberi come Delors. Il fenomeno people non è caduto dal cielo. Nasce da una profondissima crisi che si è creata in Francia nei rapporti fra società e classe politica, fra società e istituzioni. Alain Supiot, esperto di diritto del lavoro, parla di defezione di massa dalle istituzioni, indicandone le quattro tappe cruciali: le presidenziali del 2002, quando in lizza non rimasero che Chirac e Le Pen; i tumulti nelle banlieue; il no alla costituzione europea; la rivolta dei giovani contro il contratto che acuiva la precarietà dei giovani (Cpe). La sfiducia nelle istituzioni è totale perché i politici stessi non le rispettano più. Quando un uomo come Sarkozy adopera la carica di ministro dell’Interno per parlare di periferie canaglie (racaille), da ripulire al karcher (la pompa a pressione che pulisce i marciapiedi) «non è come politico che s’esprime ma come gangster», svilendo leggi e istituzioni (Alain Supiot, London Review of Books, 8 giugno 2006). La politica privatizzata, usata a fini personali: negli anni scorsi è stato un male italiano, ma il pericolo esiste anche altrove. Sarkozy e Ségolène Royal son figli di questa democrazia alterata. Sarà già molto se riusciranno a restituire dignità alla politica, dopo essersi nutriti delle sue patologie. La Stampa 26 novembre 2006 http://www.lastampa.it
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