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Forum di politica, cultura, società: 2006

Bluette

Identificata la mummia della prima donna-Faraone

di Aristide Malnati*

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Uno dei misteri sui grandi d’Egitto è ormai sul punto di essere svelato: Zahi Hawass, Direttore del Consiglio Supremo delle Antichità in Egitto, ritiene di aver identificato la mummia della regina Hatshepsut, verosimilmente la prima donna-faraone in riva al Nilo (regnò tra il 1479 e il 1457 a.C., nel corso della XVIII Dinastia).
La notizia è di quelle destinate a fare scalpore e suscitare dibattiti a tutti i livelli, in quanto Hawass dipana un mistero sorto agli albori della scienza egittologica. Gli studiosi da sempre si chiedono se la mummia delle celebre regina sia tra quelle recuperate e se sia identificabile. Fino ad oggi i corpi imbalsamati che conducono alla sovrana sono due: la mummia trovata nella famosa “cachette” (nascondiglio) di Deir el Bahari, accanto al tempio terrazzato della stessa Hatshepsut, all’ingresso della Valle dei re. Qui i sacerdoti della XXI Dinastia occultarono in un pertugio naturale i cadaveri di importanti faraoni, regine e maggiorenti a loro precedenti per sottrarli ai tombaroli; all’interno una mummia di donna recava al proprio fianco una cassetta con il fegato (tolto dal corpo durante l’eviscerazione rituale) e con il cartiglio (il nome in geroglifico) di Hatshepsut.
La seconda appare tuttavia maggiormente convincente, e avvalorata dalle più recenti ricerche; si tratta del corpo ritrovato sul pavimento della KV (Tomb King Valley) 60, esplorata nel 1903 da Howard Carter, il futuro scopritore della sepoltura di Tut Ankh Amon. È una mummia di una donna di mezza età, dai lunghi capelli rosso-biondi - proprio simili, in base alle fonti, alla folta capigliatura della famosa regina – e alta circa 1,55 mt (e anche questo corrisponde). L’indizio determinante è però legato alla postura del corpo sepolto: esso giace con il braccio sinistro piegato sul petto, nella tipica posa regia delle donne della XVIII Dinastia, un elemento che non lascia dubbi in proposito. Inoltre accanto alla mummia nella stessa tomba venne collocato il cadavere di Sitra-In, la fedele nutrice di Hatshepsut, da cui la regina non avrebbe voluto mai separarsi (in perfetta sintonia con l’usanza degli antichi egizi di seppellire i sovrani accanto a fedeli servitori, spesso simbolicamente rappresentati da statuette, gli ushabty).
È attualmente in corso, e sarà a breve ultimato, l’esame della TAC (la Tomografia Assiale Computerizzata): dalle prime indiscrezioni trapelate sembra accertata la presenza di elementi tali da confermare l’attribuzione di Hawass; si può dunque affermare con buon margine di sicurezza che la mummia di Hatshepsut è il corpo femminile rinvenuto da Carter nel lontano 1903 all’interno della tomba KV 60.
L’identificazione esatta della mummia costituisce un elemento importante e comunque curioso, probabilmente in grado di meglio precisare la fisionomia di una “grande” della storia umana. «Hatshepsut compì una piccola rivoluzione: fu verosimilmente la prima donna a divenire faraone (anche se i testi trovati all’interno della piramide di Ankh Esen Pepi fanno sospettare che già questa regina della VI Dinastia fosse assurta al massimo ruolo in Egitto, più di 700 anni prima). Quello di diventare faraone era un suo desiderio e non le venne mai perdonato in un sistema, in cui mettere una donna al vertice non era previsto: infatti non troviamo il suo nome nelle liste dei faraoni stilate successivamente; e dai principali monumenti esso venne cancellato: era la cosiddetta "damnatio memoriae" di un leader imbarazzante», fa notare l’egittologa Stefania Sofra, collaboratrice di Zahi Hawass e massima conoscitrice della figura complessa di Hatshepsut, che ha illustrato in fortunate conferenze all’Accademia d’Egitto a Roma.
Insomma riemerge dall’oblio dei tempi, grazie al riconoscimento del corpo, il volto di una coraggiosa sovrana, che molto incise con la propria azione politica sulla storia dell’Egitto; «e il coraggio, che palesò nell’amministrazione del potere, aumentando il benessere dei propri sudditi, non le venne meno anche nella vita privata: si racconta che lei, sovrana d’Egitto, ebbe un’intensa storia d’amore con Senenmut, semplice ufficiale dell’esercito dalle origini modeste: Senenmut diventò dignitario regio e fu fedelissimo tutore di Neferure, l’amatissima figlia della regina. Un delicato quadretto famigliare, che rende giustizia alla profondità dei sentimenti di Hatshepsut-donna», precisa Stefania Sofra.

(*egittologo)

16 febbraio 2006

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Bluette
Ancora una scoperta...


Ritrovata la mummia della regina Nefertiti

di Aristide Malnati*

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Forse gli egittologi sono ormai prossimi a ufficializzare uno dei colpi grossi dell’archeologia mondiale, una di quelle scoperte in grado da sole di uscire dai limiti sempre meno angusti degli addetti ai lavori.

Zahi Hawass, Direttore del Supremo Consiglio delle Antichità Egizie al Cairo, con un susseguirsi di dichiarazioni sempre più circostanziate sta ammettendo la forte probabilità che uno dei sette sarcofagi racchiusi nella tomba recentemente trovata nella Valle dei Re apparterrebbe niente meno che a Nefertiti.
La regina immortale, la bellissima sposa del faraone-eretico Akhenaton (Amenophis IV), la “Bella che è arrivata” (come recita il suo nome nell’antica lingua degli egizi) prenderebbe finalmente corpo, dopo millenni di oblio; e la sua maschera funeraria, così realistica in pieno stile amarniano e così straordinariamente simile al famoso ritratto racchiuso negli “Staatliche Museen” di Berlino, ci consentirebbe di intuirne le bellissime fattezze in vita.
Come è noto tre settimane orsono l’équipe dell’Università di Memphis (USA) ha rinvenuto una nuova tomba nella Valle dei Re (di fronte a Luxor), a soli 5 metri dalla celeberrima sepoltura di Tut Ankh Amon: coperto dalle sovrastrutture in pietrisco e pagliericcio delle casupole degli operai costruttori di tombe, si è rivelato un pozzo profondo 4 metri, che si concludeva in una camera sepolcrale; all’interno sette sarcofagi perfettamente conservati e 27 giare sigillate e pesanti 45 Kg ciascuna, dal contenuto ancora da verificare, ma verosimilmente recipienti per alimenti per la nutrizione dei defunti nella vita ultraterrena.
I sarcofagi in legno dipinto hanno fin da subito rivelato una fisionomia antropomorfa e una natura fortemente realistica, ben lontana dall’astrattismo ieratico dell’Egitto classico: simili caratteristiche hanno indotto gli studiosi a pensare a personaggi legati in qualche modo all’esperienza monoteista nella città di Amarna (voluta da Akhenaton, che regnò tra il 1364 e il 1347 a. C.), caratterizzata da uno spiccato realismo artistico, come rivela la numerosa statuaria e le incisioni parietali, improntate a definire i personaggi ritratti nel rispetto delle loro sembianze umane.
In particolare la maschera di uno dei sarcofagi in questione presenta un volto femminile con la frangetta e con un taglio degli occhi di tipologia nubiana (regione di origine di Nefertiti) e assai simile ai ritratti da noi posseduti della bellissima sovrana. Un ulteriore elemento, emerso in queste ultime ore, conforterebbe gli esperti in una simile attribuzione: uno dei sarcofagi è più piccolo, quindi adatto a un bambino. Ebbene, in base all’analisi e alle deduzioni di Otto Schaden, Direttore della Missione dell’Università di Memphis, sembra che la mummia in esso contenuta sia quella di una bambina; e che il viso di colore giallo rimandi all’oro e dunque riveli le origini regie del personaggio sepolto. Dunque, se si tratta di una principessa, viene spontaneo pensare a una principessa di Amarna, a una delle sei figlie di Nefertiti e Akhenaton, morte quasi tutte in giovanissima età per ragioni diverse. Ecco che allora prende sostanza l’ipotesi che la mummia femminile adulta sia proprio quella di Nefertiti e che tutti i corpi siano stati nascosti di fretta per sottrarli a trafugatori dei corredi funebri regali o, più verosimilmente, alla vendetta dei sacerdoti del dio Amon e delle altre divinità tebane, tornati a contare dopo la restaurazione del politeismo.
Hawass, quasi moderno veggente, è pressoché certo dell’attribuzione e in una sua recentissima analisi ne ha dimostrato l’alta probabilità mettendo insieme elementi incontrovertibili: «Innanzitutto la Valle dei Re fu destinata unicamente al riposo dei faraoni e delle loro famiglie; inoltre la tomba scoperta è una ‘cachette’, un nascondiglio pensato per la protezione eterna di mummie che all’epoca scottavano. Infine i personaggi lì sepolti, sicuramente databili su base archeologica alla XVIII Dinastia (quella di Akhenaton e della sua famiglia), rivelano evidenti particolari dello stile amarniano. Insomma mi sento di azzardare la certezza delle identificazioni proposte, che presto potrebbero venire confermate».

*(Archeologo)

2 marzo 2006

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Bluette

Scoperto il sarcofago della moglie di Tutankamon

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di Aristide Malnati

Stando a dichiarazioni provenienti dagli ambienti archeologici in Egitto l’équipe dell’Università di Memphis (Usa), che nello scorso febbraio localizzò una nuova tomba nella Valle dei Re (a pochi metri da quella celeberrima di Tut Ankh Amon), avrebbe identificato uno dei sette sarcofagi in essa presenti quale contenitore delle spoglie di Ankhesenamon, che di Tut fu fedele e inseparabile sposa.

Il sarcofago, in parte danneggiato da parassiti del legno, non è stato ancora completamente aperto, ma presenta - e sarebbe l’unico dei sette – elementi in grado di farne supporre un impiego reale; inoltre palesa un sigillo con inciso parte del nome proprio della regina consorte di Tut.
«A questo si aggiunga un piccolo sarcofago smaltato in rosa con funzioni ornamentali, trovato all’interno del contenitore più grande. Rappresenta un indizio ulteriore che ci indica la presenza di un personaggio di alto rango: insomma abbiamo almeno 70 possibilità su cento che la nuova tomba kv 63 contenga il sarcofago della regina Ankhesenamon», dichiara Mansur Boraik, archeologo del Consiglio Supremo delle Antichità in Egitto e stretto collaboratore di Otto Schaden, direttore del team dell’Università di Memphis.

Se la scoperta venisse confermata, ci sarebbero buone speranze di trovare all’interno del manufatto ligneo anche i resti mummificati della famosa sovrana; e l’eventuale mummia apporterebbe elementi sostanziali a un periodo centrale della storia egizia, che la bella Ankhesenamon ha attraversato in qualità di probabile sposa di almeno tre faraoni. Figlia più giovane tra le tre avute dalla coppia regale Akhenaton-Nefertiti, la futura moglie di Tut nacque e crebbe in pieno periodo amarniano, quando, sotto l’impulso di Akhenaton, in riva al Nilo si sviluppò la prima esperienza monoteista della storia, concentrata nell’adorazione del disco solare dell’Aton: proprio in onore di quest’unica divinità la giovane si chiamò Ankhesenpaaton, a richiamare anche nell’onomastico la fede monoteista di tutto un popolo.

Tragicamente tramontato il sogno di Akhenaton e restaurato il politeismo dai potenti sacerdoti tebani, Ankhesenpaaton, cambiato nome in Ankhesenamon, sposò il nuovo sovrano (e fratellastro) Tutankhamon, di 4 anni più giovane. La storia della giovane coppia fu effimera e fugace, interrotta dalla tragica e inaspettata dipartita del faraone-bambino (1325 a. C.); e fu anche turbata dalla disgrazia di due figli nati morti, i cui corpicini sono stati pietosamente seppelliti accanto alla salma del padre, nella famosa sepoltura (la kv 62) scoperta da Carter nel 1922.

Improvvisamente sola, la ancor giovane regina fu costretta ad unirsi in seconde nozze con il machiavellico Ay (più anziano di 40 anni), visir di Tut e ora nuovo sovrano. Due tavolette d’argilla trovate sul sito di Hattusa (Turchia), antica capitale degli hittiti, riportano una richiesta d’aiuto che la vedova egizia scrisse a Suppiluliuma, re di quel popolo: lo supplicava di inviarle in sposo un principe hittita, a cui avrebbe consegnato il trono d’Egitto; il principe partì con la delegazione, ma non arrivò mai a destinazione: la sorte di Ankhesenamon era segnata. Tuttavia l’ormai attempata regina sopravvisse ad Ay e diventò la sposa del nuovo faraone Horemheb, ex capo dell’esercito e sovrano finale della XVIII Dinastia: costui, di oscuri natali, si vide obbligato a prendere in moglie una regina per legittimare il suo nuovo ruolo di monarca assoluto.

Finì in uno dei primi anni del lungo regno di Horemheb l’avventurosa esistenza terrena di Ankhesenamon, che ora dopo più di tre millenni tornerebbe a rivelarsi agli egittologi; e, se l’appartenenza del sarcofago venisse confermata, sorgerebbe spontanea la domanda sulla reale funzione della sepoltura da poco esplorata: si tratterebbe di un laboratorio per la mummificazione o piuttosto di una ‘cachette’, un nascondiglio, dove i sacerdoti vollero nascondere personaggi importanti per sottrarli alla vendetta da parte di qualcuno?

2 giugno 2006

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L'egittologo Hawass ritiene di aver individuato il sito dove si trovano i corpi della regina d'Egitto e del suo amante romano Marco Antonio

"Presto svelata la tomba di Cleopatra
Scoperta più grande di quella di Tutankhamon"


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Cleopatra, Michelangelo Buonarroti

di LUIGI BIGNAMI

ENTRO due mesi il noto egittologo Zahi Hawass spera di portare alla luce un "tesoro" che cerca da una vita: la tomba di una delle più grandi donne della storia, Cleopatra. L'annuncio, quasi in sordina, è stato dato dall'archeologo durante una conferenza che egli ha tenuto in Sud Africa, dove ha annunciato: "La scoperta potrebbe essere ancor più grande di quella che portò alla luce la tomba di Tutankhamon". Dopo questa affermazione pubblica Hawass ha spiegato al quotidiano sudafricano "The Star" che egli ritiene che Cleopatra sia sepolta con il suo amante romano Marco Antonio e che i due corpi si trovino in un tempio a circa 30 chilometri da Alessandria, chiamato Tabusiris Magna.

Hawass ha asserito: "Ritengo che quel posto sia davvero estremamente sacro e che per questo motivo nasconda i corpi dei due famosi personaggi". L'accesso alla tomba è estremamente complicato. Hawass infatti, ha già raggiunto 35 m sotto la superficie, ma non è riuscito a proseguire a causa della presenza di una grande quantità d'acqua. "In questo momento la falda è impregnata d'acqua e impedisce di poter proseguire lo scavo. Tornerò in ottobre quando il tutto dovrebbe essersi asciugato".

Tra gli indizi che hanno portato Hawass a ipotizzare che il tempio in questione contenga il corpo di Cleopatra è la scoperta di numerose monete sulle quali è impresso il volto del personaggio.

Ma cosa si conosce di Cleopatra e Marco Antonio? Cleopatra nacque nel 69 a.C. ad Alessandria. Tutto fa ritenere che fosse una donna non molto bella, ma piacevole ed intelligente, e soprattutto spietata. Tutte qualità che la portarono a governare un regno come quello d'Egitto. A 18 anni, quando muore il padre, si trova a presiedere il trono d'Egitto con suo fratello che ha solo 10 anni. Da Roma giunge la nomina di Pompeo come tutore del fratello, il quale odia Cleopatra al punto che viene obbligata ad allontanarsi dal Palazzo. Cleopatra decide allora di andare in Siria, dove darà vita ad un proprio esercito.

Intanto in Egitto viene ucciso Pompeo e Tolomeo XIII (che aveva assassinato Pompeo) chiama a Palazzo Cleopatra e il fratello per far trovare a loro un accordo. L'incontro terminò con la pace tra i fratelli ma, in realtà, il governo dell'Egitto passò nelle mani di Cleopatra.

Ella aveva imparato numerose lingue che le permetteva di parlare con almeno 7 popoli diversi senza il bisogno di interpreti. Cesare, colpito dalla donna, fu del tutto conquistato dal suo fascino, la corteggiò, ricambiato e dopo aver avuto un figlio la regina si trasferì a Roma, dove, però, non fu ben accolta dai Romani. La sua presenza fu tra le cause che portarono all'assassinio di Giulio Cesare. Marco Antonio, alleato di Cesare, proclama il figlio di Cleopatra erede di Giulio Cesare davanti al senato. Ottaviano tuttavia, si oppone. Afferma di essere lui il legittimo successore. Cleopatra, nella confusione più completa, decide di tornare in Egitto dove trova un'economia in grave crisi e la riporta ad un livello migliore.

Nel frattempo Marco Antonio, dopo varie vicissitudini e dopo una relazione con Cleopatra perde lo scontro con Ottaviano. Si rifugia dalla regina dove si uccide con la sua spada. Cleopatra che percepisce che presto Ottaviano la sconfiggerà preferisce togliersi la vita con un serpente.

Se Hawass ha ragione presto la scoperta della loro tomba potrebbe gettare nuova luce su questa storia d'amore, di guerra e di poteri.

(18 agosto 2006)

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Bluette

La tomba ritrovata è di Antonio e Cleopatra?
Scettici gli studiosi


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di Aristide Malnati

23 agosto 2006

Un annuncio di straordinaria importanza è stato dato con calcolati effetti mediatici da Zahi Hawass, Direttore del Consiglio Supremo per le Antichità in Egitto, nel corso di una recentissima conferenza in Sud Africa.

Lo studioso egiziano si è dichiarato convinto di aver identificato la struttura – una sorta di Mausoleo – dove sarebbero stati collocati per l'eterno riposo i corpi di Antonio e Cleopatra: l'imponente monumento è di natura ipogea, con cripta sotterranea e si trova all'interno del recinto sacro del tempio di Iside a Taposiris Magna (30 km a occidente di Alessandria, non distante dalla costa mediterranea).
Il mondo degli appassionati, già da tempo al corrente del presunto ritrovamento e comunque abituato alle esternazioni periodiche di Hawass, si chiede la reale consistenza di quanto annunciato; alcuni sembrano convinti che si tratterebbe semplicemente di una esagerazione interpretativa, quasi di una delle numerose 'boutades' che troppo spesso emergono nelle dichiarazioni affrettate di egittologi sensibili alla mediatizzazione di quanto asseriscono.
Hawass ha raccontato che, a seguito di una triennale esplorazione dell'intero complesso cultuale, ha rinvenuto una serie di locali posti sotto il piano calpestato e dall'andamento labirintico, una specie di cripta; ha poi aggiunto, suscitando viva emozione nel pubblico presente alla conferenza,di esservi penetrato per 35 mt, prima di fermarsi scoraggiato dalla falda acquifera della vicina palude Mareotide. L'egittologo ha comunque fatto in tempo ad accertare la presenza di monete con l'effigie della regina, che, combinata con elementi archeologici e stratigrafici e con testimonianze di storici coevi, consentirebbe ad Hawass di affermare che tra due mesi sara' in grado di ufficializzare la scoperta della vita, piu' importante – a suo dire – di quella di Tut Ankh Amon.
Il fatto che Antonio e Cleopatra, morti in seguito alla sconfitta navale ad Azio (31 a. C.) da parte di Ottaviano, siano stati sepolti nel santuario panegizio sacro a Iside a Tapsiris Magna, confermerebbe per Hawass la volontà dei loro sudditi di divinizzarli.
Si deve tuttavia osservare come fosse raro, soprattutto nell'Egitto tolemaico, che due persone, per quanto in qualche modo destinate a far parte dell'empireo dei grandi di sempre, trovassero posto per la propria tomba all'interno di uno spazio sacro e comunque di una comunita': solitamente anche faraoni, regine e nobili venivano collocati certamente in tombe monumentali, ma in una necropli totalmente esterna.
Inoltre lo scetticismo degli studiosi e' alimentato dal fatto che illustri storici dell'epoca collochino la tomba di Cleopatra in un punto imprecisato di Alessandria e in qualche caso addirittura in una stanza del suo palazzo (recentemente individuato dall'archeologo francese Frank Goddio sui fondali del porto). Hawass ribatte che, se anche in un primo momento la regina suicida fosse stata posta in un mausoleo in Alessandria, quasi subito sarebbe stata traslata, insieme all'amato Antonio, quali due cuori inseparabili, in un centro vicino per metterli al riparo dalla vendetta di Ottaviano.
Inoltre fa notare la scelta non casuale da parte dei sudditi di un tempio di importanza nazionale, perfetto esempio di quella riuscita sincresi religiosa tra il vasto pantheon egizio e le istanze cultuali legate agli dei olimpici e al robusto pensiero Greco, che in questo caso si voleva ribadire.
In ogni caso i lavori nella cripta di Taposiris Magna riprenderanno ad ottobre, non appena gli ambienti saranno liberati dalle acque, e allora finalmente sapremo la reale consistenza di questo annuncio.

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