
D: Parlava della ricerca del piacere. Il piacere di viaggiare?
R: No. Lo scopo del turista, e stiamo parlando del turista in africa e nei paesi poveri del sud, è paradossale: evitare accuratamente di conoscere il paese in cui trascorre le vacanze, la sua lingua, e la sua gente e dove sta spendendo i suoi soldi. Il turista evita i mezzi di trasporto degli "indigeni" perchè li giudica sporchi, lenti, insicuri.
Del resto, il turista non vuole avere contatto con la gente del luogo ( se non con i necessari servitori dell'albergo) perchè ha paura di malattie o che gli vengano chiesti dei soldi.
E' una paura che prevale su ogni curiosità, Gli interessa il cibo, il vino, le comodità, la piscina la terrazza, il sole.
Il turista è un uomo del Nord che cerca il sole.
Ho incontrato persone che hanno viaggiato da Città del Capo fino al Cairo, senza alcuno contatto con la popolazione locale.
D: In "Il Negus" lei racconta di un vertice dei capi di stato africani ad Addis Abeba, nelgi anni 60, dove i resti del pranzo ufficiale vengono portati a una massa di poveri che li masticano in silenzio, fuori dal recinto del palazzo.
E' una metafora dell'arroganza di ogni potere e dell'umilta dei diseredati.
Oggi sono i turisti gli arroganti?
R: Il turismo di lusso di massa ha cambiato i connotati delle società in Africa.
E' nata una classe dei servitori dei turisti, gelosa del prorpio status.
E' una classe che assomiglia a quella dei cortigiani dei re di una volta: gente che vive di quello che resta del pranzo dei padroni e che scaccia via i veri poveri, quelli che non hanno niente.
In questo contesto, il turista è il nuovo simbolo della arroganza.