Bluette
Sep 27 2006, 23:01
Bolle di sapone di Vincenzo Cerami Lo stadio più bello del mondo è probabilmente quello di Monaco di Baviera, costruito dall'architetto Otto Frei. Famossissine sono rimaste le tende sospese nel vuoto, con la loro forma elegante e leggera, con le delicate e perfette curvature a guscio d'uovo, Sembra incredibile, ma tanta meraviglia è stata concepita con il contributo artistico delle bolle di sapone. Il modellino in scala è stato immerso in una grande vasca saponata. Poi il liquido è stato fatto defluire molto lentamente. Le bolle che sono rimaste alla superficie del modello hanno offerto l'attuale immagine delle tende sospese sullo stadio. La proprietà delle bolle di coprire sempre con il minimo spazio il massimo volume, ha proposto a Frei la soluzione ingegneristica ed estetica del problema. http://www.arch.mcgill.caLa bolla di sapone, dopo aver stregato poeti, pittori, fisici filosofi, è entrata nei domini dei design, dell'architettura, della pubblicità, dell'alta matematica, del computer. Da metafora quale è stata per millenni, è andata lentamente trasformandosi in strumento scientifico. Con la sua grandiosa bellezza, con la sua millimetrica perfezione, insieme con quanto esprime di impalpabile ed effimero, la bolla di sapone si presenta come la creazione più moderna e più antica che si può trovare in natura: un mistero non ancora del tutto svelato. Beltà e follia, dice un antico proverbio, vanno sempre in compagnia. E Ovidio aggiunge: "Forma bonum fragile est". La perfezione sembra avere, dunque, come destino, la fragilità, un equilibrio incerto e pronto a saltare. E Mark Twain ci dà un esempio naturale della bellezza. Dice: "Una bolla di sapone è la cosa più bella, più preziosa che ci sia in natura". La bolla di sapone è creata da un soffio vitale, leggero e continuo, attraverso il lungo e buio percorso della cannuccia. Basta forzare un po' o fermarsi un attimo per rompere l'incantesimo: la sfera può scoppiare oppure, tirata verso il basso da una goccia troppo pesante d'acqua, si fa ovale fino a lasciarsi trascinare per terra dal proprio peso. Invece, se i gesti sono pacati, se il soffio è lieve e ben misurato, dal tubicino si stacca un piccolo oggetto miracoloso che si muove nell'aria con la dolcezza degli astri notturni, spinto da impercettibili correnti, Si solleva un poco quando si avvicina al calore di un corpo, si allontana dal freddo, viaggia lungo invisibili linee, negli invisibili rabbuffamenti dell'atmosfera. Tutti i colori dell'iride corrono a specchiarsi nella traslucida parete di quella bolla dalla vita effimera. Non la si può toccare e non può toccare nulla che non sia altrettanto fragile e altrettanto bello, cioè un'altra bolla. C o n t i n u a
Bluette
Sep 27 2006, 23:43
S e g u e http://courses.ncssm.edu Solo i grandi innamorati delle bolle, maestri di delicatezza, sono capaci di giocarci come fossero creature viventi. Il professor Frank Morgan, per esempio, assistente di Matematica al Massachusset Institute of Technology, è stato capace di raccoglierle con le mani, di farle girare intorno a un dito di modificarle a suo paicimento secondo un sofisticato intreccio di equazioni e formule geometriche. Il professor Morgan è uno dei più grandi studiosi delle bolle di sapone, specialista di quel che i matematici chiamano "calcolo delle variazioni". Ma fu un fisico belga, Joseph Plateau, che nella seconda metà dell'Ottocento inaugurò la geometria delle bolle, una disciplina matematica complicatissima che oggi vede riuniti, ogni quattro anni, in un convegno internazionale intitolato Drops and Bubbles (Gocce e bolle), i più grandi scienziati del mondo. Un iniziativa voluta dalla Nasa e dal Jet Propulsion Laboratory di Pasadena. La matematica per merito della bolla di sapone si è trovata stretta in un cordiale abbraccio con l'arte e con la filosofia. C o n t i n u a
Bluette
Sep 28 2006, 20:02
S e g u e http://www.metmuseum.org/Soap Bubbles
Jean Siméon Chardin (French, 1699–1779) Il crear bolle, pur essendo un gesto ripetitivo, non stanca mai: ogni bolla ha una sua personalità, un suo tragitto, un suo carisma. Non è a caso che gli unici veri giocattoli rimasti intatti nel tempo siano le bolle di sapone e i palloncini volanti. La magia e il mistero restano pur sempre la maggiore attrattiva dell'uomo. Quanti per mestiere, chiamati a creare oggetti belli, prima o poi si sono incontrati nell'universo ammaliante delle bolle, simbolo di leggerezza e di caducità, di vanità e di morte. A una bolla che svanisce nel nulla se ne sostituisce un'altra che viene fuori piano piano dalla cannuccia. I pittori che l'hanno rapppresentata, in ogni paese del mondo, inevitabilmente sono stati spinti a delineare una certa malinconia negli occhi di chi soffia il proprio fiato nella bolla: egli assiste alla nascita, alla vita e alla morte di qualcosa che molto gli somiglia. E quando si vuole tentare la creazione di un oggetto perfetto ed elegante, irrazionalmente si pensa alla bolla di sapone. Basta ricordare che quando Enrico Coveri venne invitato dal fotografo Pino Settanni a farsi ritrarre nel suo studio con un feticcio personale, il giovane stilista si presentò nello studio fototgrafico con una ventina di palloncini simili a bolle di sapone. "Mille palloncini", scrisse, "per volare". C o n t i n u a
Bluette
Sep 28 2006, 21:24
http://www.rembrandtpainting.net Rembrandt, Cupid blowing soap bubbles, 1634 http://www.wga.huPierre Mignard, Girl blowing soap bubbles, 1674
Bluette
Sep 29 2006, 17:12
S e g u e La moda è forse il mondo più vicino a quello delle bolle di sapone: una stagione cancella l'altra; un abito creato per una sola sera, per una sola occasione; stoffe che prendono luce dai gioielli; colori che mutano con le ombre, con l'umore di chi li indossa. I grandi sarti non disegnano che meravigliose bolle di sapone, appuntano spille e annodano fiocchi con estrema grazia, esaltati dall'evanescenza e nutriti solo dall'intuito, da una vocazione innata per gli squilibri, sia dinamici che cromatici. Un dettaglio sbagliato, un bottone non indovinato, una scarpa dissonante potrebbero vanificare all'istante un lungo e ispirato lavoro di creazione. C o n t i n u a
Bluette
Sep 29 2006, 17:27
S e g u e  La natura ha leggi innate difficili da decifrare, il suo comportamento rimane spesso un mistero insondabile. Il filosofo si chiede chi mai le abbia dettate quelle leggi. La bolla di sapone, per esempio, è la superficie minima possibile capace di contenere un dato volume: chissà perchè l'acqua saponata si dispone istintivamente a un risparmio di energie racchiudendo nel suo interno, con la minore superficie, un volume tale da creare un equilibrio il più possibile stabile. Si comporta come la molla, che tende a ritirarsi per non perdere inutilmente energia. La bolla, grazie a questa capacità di minimizzare l'energia immagazzinata, di cercare sempre, in poche parole, le strade più brevi, può essere utilizzata da un automobilista che per il suo viaggio cerchi tutte le scorciatorie. Gli basta immergere una particolare mappa stradale in un secchio d'acqua saponata: le bolle si disporranno in modo da indicargli il tragitto più breve per arrivare a destinazione. La folgorazione di un'idea: la fulminante immagine che emerge improvvisa dalla memoria; un amore che comincia e finisce in un solo bacio; la stessa esistenza umana, che misurata con quella del cielo ha la durata di un lampo, non sono altro che piccoli prodigi, bolle di sapone dentro la prodigiosa sfera dell'universo.
alessandra
Sep 29 2006, 18:14
E l'universo in cui siamo immersi forse non è altro che una bolla di sapone
foglie di acqua
Sep 30 2006, 11:56
Bellissimo questo inserto Bluette QUOTE(Bluette @ Sep 28 2006, 21:02) ... I pittori che l'hanno rapppresentata, in ogni paese del mondo, inevitabilmente sono stati spinti a delineare una certa malinconia negli occhi di chi soffia il proprio fiato nella bolla: egli assiste alla nascita, alla vita e alla morte di qualcosa che molto gli somiglia. ... Thomas Couture Soap Bubbles,Catharine Lorillard Wolfe Collection, Bequest of Catharine Charles Amédée Philippe Vanloo, Soap Bubbles Manet, Edouard Soap Bubbles, Calouste Gulbenkian Foundation
foglie di acqua
Sep 30 2006, 12:04
QUOTE(Bluette @ Sep 28 2006, 00:01) ... Tutti i colori dell'iride corrono a specchiarsi nella traslucida parete di quella bolla dalla vita effimera. Non la si può toccare e non può toccare nulla che non sia altrettanto fragile e altrettanto bello, cioè un'altra bolla. A me ha sempre incuriosito i colori delle bolle di sapone, su internet ho trovato tante spiegazioni, ho provato a leggerle ma sono, per me, troppo scientifiche. L’unica che si avvicina alla soglia della mia comprensione è questa… Perché i colori delle bolle di sapone sono diversi da quelli dell’arcobaleno? Marcella Dante I colori delle bolle di sapone sono effettivamente diversi da quelli dell’arcobaleno. Delle bolle di sapone rimangono in mente un viola pallido (magenta), un verde chiaro, un azzurro (ciano), mentre dell’arcobaleno rimangono impressi il rosso vivo, il giallo, il verde, il blu…Da dove proviene questa differenza? Anche questa volta la fisica ci viene in aiuto, spiegandoci che i fenomeni che formano i colori nei due casi sono completamente diversi, anche se i protagonisti sono i medesimi: acqua e luce. Prendiamo in esame una situazione alla volta e cerchiamo di capire. La luce bianca del sole è costituita da tanti colori: il rosso, il verde, il giallo, il blu. Quando tutti questi colori si sovrappongono danno luogo alla luce bianca. È forse nota a molti l’esperienza della trottola sulla quale siano\ stati dipinti i colori dell’arcobaleno: se la trottola viene fatta girare velocemente, non distinguiamo più i singoli colori, ma percepiamo invece una tinta biancastra. Ciò che vediamo normalmente è quindi la “somma” di tutti i colori del visibile. Il nostro occhio non è capace di scindere la luce nei suoi colori: per distinguere le componenti della luce occorrono altri dispositivi, oppure occorre un dispositivo naturale, l’arcobaleno appunto. Elemento fondamentale per la formazione dell’arcobaleno è la presenza di goccioline d’acqua. La luce che colpisce una gocciolina subisce un effetto che va sotto il nome di “rifrazione”: il raggio luminoso che prosegue all’interno della goccia non prosegue lungo la stessa direzione, ma viene deviato in modo più o meno forte a seconda del colore. In particolare, la luce blu cambia direzione in modo più marcato della luce rossa. I raggi di luce, così separati, incontrano di nuovo la superficie interna della goccia, vengono riflessi e tornano a colpire la superficie esterna, sulla quale subiscono una seconda rifrazione: all’uscita vengono ulteriormente separati ed è quindi possibile distinguere con agio i vari colori. Gli arcobaleni casalinghi, che possiamo ammirare mentre annaffiamo il giardino o mentre giocherelliamo con oggetti di vetro o di plastica trasparente di forma opportuna (involucri di penne, bicchieri, ecc.), nascono allo stesso modo. L’origine dei colori delle bolle di sapone va invece ricercata in un fenomeno che va sotto il nome di interferenza. La bolla di sapone è costituita da una sottile lamina di acqua (e sapone) che circonda l’aria. Quando un raggio di luce colpisce la superficie esterna della lamina, in parte viene riflesso (chiamiamo questo raggio 1) e in parte prosegue all’interno della lamina (raggio 2). Il percorso nell’involucro acquoso è ridottissimo (lo spessore dell’involucro è di qualche milionesimo di metro) e il raggio di luce 2 riaffiora in aria “in tempo” per incontrarsi con il raggio 1. La sovrapposizione dei due raggi avviene in modo tale che si rinforzino solamente determinati colori, che tuttavia non sono i colori puri dell’arcobaleno, perché ad ogni colore rafforzato si aggiungono piccole quantità di altri colori. Ecco allora che non vediamo rosso, ma magenta (che proviene dalla somma di rosso e blu), non vediamo blu, ma ciano (che proviene dalla somma di blu e verde), non vediamo verde, ma giallo (che proviene dalla somma di rosso e verde). Il colore che viene rafforzato dipende dalla grossezza della lamina: se la bolla di sapone avesse uguale spessore ovunque, sarebbe dipinta dello stesso colore. Quanto detto vale anche per i colori che si osservano quando si formano sottilissimi strati di benzina o di unto sulla superficie dell’acqua (in questi casi, a differenza delle bolle di sapone, si osserva la luce riflessa e non trasmessa). “Ma come?” Sento già chiedermi da molti piccoli pittori “Questo non mi torna. Io so che il colore giallo più il blu dà verde!” Attenzione, attenzione! L’errore sta nel dire “giallo più blu”, mentre è vero che “mescolando il giallo con il blu” ottengo il verde. Le due cose sono diverse: la luce gialla sovrapposta al ciano (blu pavone), dà luogo al bianco, perchè i due colori d’origine si sommano; quando invece illumino con la luce solare i due colori mescolati, ognuno di essi toglie alla luce bianca alcuni colori, facendo rimanere solo il verde. In quest’ultimo caso i due colori fanno da filtro e sottraggono tinte alla luce di partenza. I pittori che creano in modo mirabile gradazioni di ogni genere, utilizzano questa capacità dei colori di selezionare alcuni toni di luce. Esiste anche una tecnica pittorica che sfrutta la somma dei colori, anziché la sottrazione: si tratta del divisionismo, utilizzato da pittori come Pellizza da Volpedo o Segantini. In questo caso il quadro viene pitturato con tante piccole pennellate di diversi colori una vicina all’altra: la luce che proviene da tutti i tratti colorati si somma nel nostro occhio, dando luogo a suggestive sensazioni (l’effetto è ancora più evidente nella tecnica pittorica del puntinismo, rigorosamente interpretata da artisti come Seurat, Signac ...).  Georges Seurat ,A Sunday Afternoon on the Island of La Grande Jatte, Art Institute of Chicago  Paul Signac, Port St. Tropez, Musée de l'Annonciade, St. Tropez  Giovanni Segantini, Noon in the Alps, San Gallo, Fondazione Fischbacher  Giuseppe Pellizza da Volpedo, Idillio primaverile, collezione privata Per concludere, osservate con una lente di ingrandimento lo schermo di una televisione a colori: osserverete una serie di punti vicinissimi rossi, blu e verdi. Quando il nostro occhio somma questi tre colori, si ottiene la sensazione di bianco, mentre tutta la gamma dei colori viene prodotta da un’addizione di almeno due di essi, presi con le opportune intensità. [a cura di Silvia Defrancesco] www-phys.science.unitn.it
glicine
Nov 17 2006, 21:53
http://www.clowncarillon.it/
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