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Forum di politica, cultura, società: 2006

glicine
La cucina coreana ha molto in comune con la cucina giapponese e quella cinese. Questo perché nella sua millenaria storia è stata invasa da orde di Mongoli e per ben due volte annessa al Giappone. Di suo però ha aggiunto l'uso abbondante delle spezie.
Circondata dal mare, il pesce assume una grande importanza nella dieta coreana ma ancor di più la carne, soprattutto quella bovina.

Bulgogi
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Il bulgogi è il piatto di carne più conosciuto: sono fette di manzo marinate che vengono cucinate direttamente a tavola su di un braciere a carbone che ha la forma delle pettinature dei cavalieri mongoli.

Sinsollo
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Anche il sinsollo, di antichissima origine è molto popolare: si prepara con verdure, carni, pistacchi, noci, uova cotti tutti insieme nel brodo direttamente davanti agli ospiti nel braciere simile a quello del bulgogi.

Kimchi
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Le verdure però occupano il posto più importante nella alimentazione coreana.
Non per nulla il piatto nazionale è il kimchi che compare sempre in tutti i pasti ed è a base di cavolo, cipolle, rape ed ogni altro tipo di verdure di stagione insaporite da abbondanti dosi di pepe e aglio, salate e messe a fermentare per settimane in recipienti speciali simili ai nostri orci.

Nei mesi estivi il kimchi fermenta velocemente quindi è pronto nel giro di pochi giorni. È meno salato di quello preparato in autunno, il kimjiang, a base di cavolo e che viene fatto in grandissimi quantitativi in quanto deve servire per tutto l'inverno. Ricchissimo di valori nutritivi ha un odore e sapore molto forti.
Il pasto coreano consiste in un piatto principale, di solito riso cotto a vapore, contornato da una minestra in brodo, piatti a base di carne, pesce e verdure. Servito su un tavolino basso ogni piatto si degusta con l'aiuto delle bacchette o di un cucchiaio. I piatti vengono serviti contemporaneamente e per bere oltre al tè i coreani amano molto la birra, ovviamente locale, che si accompagna bene a qualsiasi loro piatto.

Takju o Yakju
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Il takju e lo yakju sono dei vini estratti da cereali dai sapori abbastanza particolari che tendono a inacidire con la stagione calda. Da non perdere assolutamente il soju una fortissima grappa.

user posted imageI songp'yôn vengono serviti alla fine di un pasto

Bon ton

È considerata cattiva educazione incominciare o finire di mangiare prima dell'ospite più anziano.
Le bibite vanno versate tenendo la bottiglia con entrambe le mani e se il vostro ospite è lui a versarle, dovete porgergli la coppa tenedola con entrambe le mani.
Se siete invitati da qualcuno è molto apprezzato tutto quello che viene dall'Italia.

Farete una ottima figura se, prima di iniziare a mangiare, dite alla padrona di casa "Jal Muk Get Sup Ni Da" (Avrò un ottimo pasto) e poi alla fine "Jal Muk Ut Sup Ni Da" (Ho avuto un ottimo pasto).

A differenza che per cinesi e giapponesi il riso va mangiato con un cucchiaio o con le bacchette ma mai avvicinando la ciotola alla bocca.
Ma come per i giapponesi, è cattiva educazione conficcare verticalmente le bacchette nella ciotola del riso.

http://www.corea.it/
alessandra
Nel mondo globale, dovremo tutti quanti da una parte abituarci e dall'altra rassegnarci alle figuracce. orangerolleyes.gif biggrin.gif
glicine
In questo breve excursus storico la tavola è la grande protagonista, rivelatrice delle tendenze culinarie e di costume d’ogni epoca storica.

Essa può costituire un momento d’incontro di culture diverse od essere l’espressione della mensa lussuosa o povera, può sottolineare un rituale della tradizione religiosa od esaltare un avvenimento civile o di circostanza. Possiamo quindi affermare che l’evoluzione sociale e civile dell’uomo è passata proprio dalle tavole d’ogni tempo.

Non è un caso che l’apice di gloria e maturità di qualsiasi civiltà ha conciso sempre con la sua massima espressione anche nella gastronomia e tutto ciò che è affine ad essa. E’ stato così per le civiltà mesopotamiche, a Roma, nel mondo arabo, nelle signorie italiane, durante il Rinascimento come nella Francia del XVII secolo.

Ai simposi dei greci, dove gli uomini parlavano di filosofia e di politica senza eccessi nel bere e nel mangiare, le donne non erano invitate.cosi a Roma, nei primi anni della repubblica, i pranzi erano molto austeri come i romani. Anche qui le donne non erano ammesse ai convivi, solo dopo, in epoca imperiale anche le signore potranno partecipare e i banchetti saranno molto più lunghi con regole molto meno severe.

Con le grandi conquiste e le conoscenze d’usi e costumi d’altri popoli la cucina romana e la cultura della tavola fu molto contaminata, soprattutto divenne molto più raffinata con l’uso delle spezie della tradizione araba. E’ di questo periodo l’inizio dell’uso della forchetta a tavola e della tovaglia.

Nel periodo cristiano si cominciò a stare seduti intorno alla tavola abbandonando il lettino. E sempre in questo periodo che cominciano a definirsi le prime regola a tavola, l’etichetta diviene così buona educazione. Non tutti sanno che in epoca medioevale la medicina distingueva le classi sociali arrivando addirittura a minacciare di malattie coloro che si fossero cibati di vivande non adatte al loro status. Per esempio scrivevano che: “il fagiano fa l’asma alle genti rustiche”.

Inoltre da un calcolo delle razioni medie dell’epoca si riscontra che la dieta medioevale aveva una base di 2000-3000 calorie giornaliere per le persone umili e fra le 6000-7000 per i ceti nobili. Questi ultimi non di rado a causa di questi eccessi soffrivano di malattie come la gotta. Del resto, mentre per il popolo la tavola rappresentava la compensazione all’incubo ed all’ossessione della fame quotidiana, per le classi dominanti, il banchetto, vero lusso alimentare rappresentava il momento culminante dell’ostentazione della loro ricchezza, che si esprimeva in maniera plateale durante i conviti dove si ricercavano portate di grande effetto (come quando su un piatto d’argento veniva servita un’aquila che sputava fuoco facendo rimanere tutti a bocca aperta.

La partenza per compiere grandi imprese, l’arrivo di un personaggio illustre, ricorrenze solenni erano tutti momenti ottimi per banchettare, come il banchetto sfarzosissimo offerto da Galeazzo Visconti a Milano per le nozze della figlia al quale fu invitato anche Francesco Petrarca.

Così veniamo a conoscenza dalle cronache del tempo che per i banchetti che il munifico duca di Berry dava la domenica si consumavano tre buoi, 30 montoni, 28 dozzine di conigli, arrosti d’ogni tipo, pesci cucinati in molte maniere accompagnate da salse forti e spezziate. Ma è in epoca rinascimentale che nasce, prima che altrove la vera arte della tavola.

Nelle eleganti corti italiane i signori, grandi mecenati amanti della cultura e del bello faranno della cucina e della tavola un vero momento creativo all’insegna del lusso e dello sfarzo.

http://www.donnapatrizia.com/
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