Schianto fatale per l'ex pilota Ferrari sull'autostrada della Cisa
Clay Regazzoni muore in un incidente d'auto

Clay Regazzoni, vincitore con la Williams,
sul podio del GP di Gran Bretagna del 1979 (Upi)
Ticinese, 67 anni, per quattro stagioni con la Rossa: scompare un personaggio genuino, originale e molto amato dal pubblico
Clay Regazzoni muore in un incidente d'auto

Clay Regazzoni, vincitore con la Williams,
sul podio del GP di Gran Bretagna del 1979 (Upi)
Ticinese, 67 anni, per quattro stagioni con la Rossa: scompare un personaggio genuino, originale e molto amato dal pubblico
Clay Regazzoni, ex pilota di F1, simbolo della Ferrari negli anni Settanta, è morto in un incidente automobilistico. Lo schianto è avvenuto nel tratto terminale dell'autostrada della Cisa verso il raccordo con l'A1, nei pressi di Parma. Regazzoni era al volante di una monovolume Chrysler Voyager con l'insegna «Clay Regazzoni Swatch», la sua linea, e con lo stemma della manifestazione Coppa Città d'oro di Bergamo. Sui documenti trovati dalla polizia stradale, il vero nome, Gianclaudio Giuseppe Regazzoni. Secono le ricostruzioni stava effettuando il sorpasso di un Tir. Sembra che abbia urtato il camion con la fiancata destra della sua vettura che ha poi sbandato verso il guard rail. L'urto con la cuspide della barriera ha fatto ribaltare più volte la macchina e provocato la morte di Regazzoni.
L'ESORDIO - Il pilota ticinese, vice campione del mondo nel 1974, era nato a Mendrisio e aveva 67 anni. In F1 Regazzoni ha vinto 5 gran premi ma la sua carriera è cominciata tardi. Il suo debutto è nel 1970 con la Ferrari quando ha già 31 anni. Prima aveva lavorato nella carrozzeria del padre. Comincia a correre nelle formule minori nel 1963. Quando passa in F1, per di più alla Ferrari, sa che ha l'occasione di coronare il sogno di una vita. E Regazzoni subito diviene un «eroe» per i tifosi della Rossa, vincendo all'esordio il gp d'Italia (guarda il video dal sito della Rtsi ) In quella stagione chiude al terzo posto nella classifica del Mondiale alle spalle del compagno di scuderia Jacky Ickx e di Jochen Rindt. Dopo un'altra stagione con la Rossa, nel '73 passa alla BRM. Nel '74 torna alla Ferrari diove trova l'astro nascente Nicki Lauda. Alla guida del team c'è, come oggi, Luca Cordero di Montezemolo. Proprio nel '74 Regazzoni è secondo nel Mondiale per soli 3 punti. L'anno successivo la Ferrari arriva al titolo con Niki Lauda.

Primo al traguardo del GP di Germania nel 1974 (Ap)
L'INCIDENTE DI LONG BEACH - Con il team di Maranello Regazzoni chiude nel 1976 e l'anno successivo passa alla Ensign poi alla Shadow. Nel '79 Frank Williams lo chiama nella sua scuderia in coppia con Alan Jones. Con la Williams vince a Silverstone e colleziona ottimi piazzamenti (come il secondo posto Montecarlo partendo dalle ultime file). Ma a fine stagion il suo posto viene preso da Reuteman e Regazzoni torna all'Ensign. Un ritorno che sarà segnato da un evento drammatico: la carriera di Regazzoni termina per un terribile incidente a Long Beach nel 1980, dove rimane ferito alle gambe ed alla spina dorsale. Costretto su una sedia a rotelle, non abbandona tuttavia il mondo dei motori, partecipando ad alcune gare e cimentandosi anche come commentatore sportivo.
MONTEZEMOLO: «CORAGGIOSO E GENEROSO» - «Con Clay Regazzoni scompare un pilota e un uomo coraggioso e generoso che ha sempre interpretato la vita in questo modo - dice il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo -. Lo ricordo non solo come un mio pilota in anni indimenticabili, ma anche come un vero appassionato della Ferrari. Per lui - ha aggiunto Montezemolo - le corse erano ardimento e sfida da affrontare al limite, dal primo all'ultimo giro. Insieme a lui e a Niki Lauda ho festeggiato il mio primo Mondiale alla Ferrari, nel 1975, e non posso dimenticare i suoi grandi successi sulle nostre macchine sia di Formula Uno sia Sport. È un momento per me di grande tristezza anche perché il suo carattere da "svizzero-napoletano" lo rendeva unico anche al di fuori delle corse e sono tantissimi i ricordi che mi tornano alla mente».
15 dicembre 2006
http://www.corriere.it

