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Forum di politica, cultura, società: 2006

Roderigo
Gli ultimi sviluppi dello scandalo che ha investito il calcio

Coinvolte Juve, Milan, Lazio e Fiorentina

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I carabinieri nella sede della Figc. Indagati Carraro, Lotito, Della Valle, 9 arbitri, Moggi e Giraudo (anche per sequestro di persona)

ROMA - Sono Juventus, Milan, Lazio e Fiorentina le squadre maggiormente coinvolte nell'inchiesta napoletana sul calcio. Lo hanno riferito i magistrati titolari delle indagini preliminari. Altre squadre sarebbero coinvolte in misura minore. Tra i 41 indagati (leggi la lista completa) ci sono il presidente dimissionario della Figc Franco Carraro, il presidente della Fiorentina Andrea della Valle e il fratello Diego, il presidente della Lazio Claudio Lotito. Tra i 41 inviti a comparire anche gli ex designatori arbitrali Pierluigi Pairetto e Paolo Bergamo e il presidente dell'Associazione italiana arbitri Tullio Lanese. Non c'è invece il nome del ct Marcello Lippi. Resa nota anche la lista degli arbitri indagati chiave di un sistema di "ammonizioni mirate": Massimo De Santis, Pasquale Rodomonti, Paolo Bertini, Paolo Dondarini, Gianluca Rocchi, Domenico Messina, Marco Gabriele, Salvatore Racalbuto e Paolo Tagliavento (scheda: gli arbitri Juve del 2004/05). E l'elenco potrebbe allungarsi. Nel tardo pomeriggio si è appreso inoltre che il direttore generale della Juventus Luciano Moggi e l'amministratore delegato Antonio Giraudo sono indagati anche per concorso in sequestro di persona.

SVILUPPI - Lo scandalo che sta scuotendo il mondo del calcio si allarga insomma ora dopo ora. Una giornata cominciata con i carabinieri del nucleo operativo di Roma che hanno fatto visita alla sede della Figc per acquisire documenti relativi all'inchiesta della Procura di Napoli che da oltre un anno i militari della capitale, su delega dei magistrati del capoluogo campano, stanno conducendo sul cosiddetto «sistema Moggi» che avrebbe condizionato diverse partite di campionato di serie A nella stagione calcistica 2004/2005 ( ■ leggi la lista)Dopo la visita alla sede della Fgci, i militari dell'Arma si sono recati a casa di Carraro, il presidente dimissionario della Federazione.

4I INVITI A COMPARIRE - E proprio nell'ambito dell'inchiesta napoletana i pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci hanno emesso 41 inviti a comparire nei riguardi di altrettanti indagati. Tra loro anche il generale della Guardia di Finanza Francesco Attardi, membro dell'ufficio indagini della Federcalcio, un capitano della Guardia di Finanza, Giuseppe Lasco, e due poliziotti della Questura di Roma, Fabio Basili e Pierluigi Vitelli. I provvedimenti vengono notificati in queste ore dai carabinieri del nucleo operativo di Roma. I reati ipotizzati, diversi da persona a persona, sono associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva, frode sportiva, rivelazione di segreti di ufficio e peculato. Luciano Moggi, direttore generale dimissionario della Juventus, sarà interrogato lunedì prossimo, 15 maggio, a Roma. E' indagato per associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva.

SOSPETTI - Sono 19 le partite del campionato di calcio di serie A 2004-2005 al centro dell'inchiesta. I magistrati indagano anche su una partita del campionato di serie B. Lo ha riferito il procuratore della Repubblica di Napoli Giovandomenico Lepore.

CONI - E intanto si è svolto questa mattina alla Procura di Roma un incontro tra i legali del Coni e il pm Luca Palamare, titolare insieme con Cristina Palaia del fascicolo dell'inchiesta sulla Gea (quella che vede indagati a Roma, per il reato di illecita concorrenza con minacce e violenza, Alessandro e Luciano Moggi, Chiara Geronzi, e il procuratore sportivo Franco Zavaglia). Secondo quanto si è appreso i legali del Coni avrebbero verificato con i magistrati se vi siano estremi nell'indagine tali da consentire al Coni di costituirsi parte civile nel procedimento. Allo stato, secondo quanto si è appreso, tale possibilità, almeno nell'inchiesta romana, non si profilerebbe. Analoga iniziativa potrebbe essere intrapresa dai legali del Coni con la Procura di Napoli.

LE REAZIONI DEI CLUB - Le reazioni al provvedimento giudiziario hanno provocato reazioni nell'ambito delle società coinvolte. Immediata la risposta della Lazio: «Noi cadiamo dalle nuvole - ha detto il legale del club biancoazzurro Gentile - stiamo cercando di capire quanto accaduto ma tutto ci sembra molto strano. Noi siamo tranquilli anche perchè l'anno scorso presentammo un dossier sui torti arbitrali subìti». Anche i Della Valle da Firenzesi dicono sereni «nell'assoluta convinzione - si legge in una nota ufficiale della società viola - della regolarità e della linerità del comportamento tenuto in ogni circostanza».


Corriere della Sera, 12 maggio 2006
http://www.corriere.it
amarena
ROMA - Fondi neri della Gea World e conti bancari segreti in Vaticano. Milioni di euro provenienti da operazioni di calciomercato, spariti poi dai bilanci della società di collocamento calciatori presieduta da Alessandro Moggi e amministrata da Franco Zavaglia. I pm romani Luca Palamara e Maria Cristina Palaia stanno concentrando la loro inchiesta sul denaro che da vicolo Barberini, sede della Gea a Roma, porterebbe allo Ior, l'Istituto per le opere religiose, banca del Vaticano dal 1941. Secondo gli inquirenti molti capitali sarebbero stati depositati proprio nella banca vaticana.

http://www.repubblica.it/2006/05/sezioni/s...di-segreti.html

Uè, i preti stanno in mezzo a tutto... incredibile...
Alex Svoboda
Aspetta un po', buttano fuori qualcuno, qualcun'altro lo mettono dentro (per fortuna), si calmano le acque e poi tutto ricomincia... Nel calcio non c'ho mai creduto, anzi credo proprio che sara sempre così...
Matteo
Articolo redatto dopo Inter Juve.Alla luce dell'attuale scandalo fa sorridere:


La guerra tra Juventus e Inter sembra non debba finire più. Le accuse rivolte da Luis Figo a Luciano Moggi ("mi deve spiegare cosa ci faceva nello stanzino dell'arbitro prima della partita") non sono state gradite dai bianconeri che hanno denunciato il portoghese alla Figc. Immediatamente è partita una inchiesta. "Le affermazioni sono gravi e false", afferma il club torinese. Altrettanto dura la risposta nerazzurra: "La denuncia è una prova di arroganza".

Tutto era iniziato nell'immediato dopo-gara di domenica, quando Figo aveva lasciato San Siro sdegnato lanciando accuse generiche ("quello che sta succedendo qui è vergognoso, meglio andare tutti a casa, andiamo tutti in vacanza") e Moggi, in tutta risposta, lo aveva apostrofato come un giocatore "che firma contratti in collezione", con riferimento al doppio accordo siglato nel '95 dal portoghese con Juve e Parma, che costrinse poi entrambe le società a rinunciarvi.

Il giorno dopo, Figo ha precisato a cosa si riferivano le sue accuse: "Moggi spieghi cosa ci faceva nello stanzino dell'arbitro prima della partita. Io non lo so, mi stavo preparando alla gara - ha attaccato il portoghese - Quando una squadra di batte con merito, non puoi fare altro che applaudirla e congratularti. Se invece vince perchè è aiutata da fattori esterni, è normale arrabbiarsi. Ed è quello che sta succedendo nelle ultime due settimane".

Immediata e seccata la risposta del dg bianconero, che chiede provvedimenti disciplinari per l'interista: "Non è assolutamente vero che fossi lì - ha replicato - E' un fatto totalmente inventato e noi andremo avanti su questa questione. Dimostreremo che è una bugia, e a questo punto Figo merita di essere squalificato". Nel pomeriggio di martedì, infatti, la Juve ha annunciato con un comunicato di avere denunciato il portoghese alla Figc: "La Juventus Football Club - recita una nota del club bianconero - comunica di aver denunciato alla Federazione Italiana Giuoco Calcio il calciatore Luis Figo, per le dichiarazioni rilasciate lunedì 13 febbraio, e riportate dai principali organi di stampa. Le affermazioni del tesserato Figo sono gravi, assolutamente infondate e false. Tanto più gravi poichè rilasciate in un contesto internazionale".

L'Ufficio Indagini della Federcalcio ha aperto un'inchiesta, ma intanto è arrivata la risposta del club nerazzurro: "L'Inter considera una prova d'arroganza sicuramente fuori luogo l'iniziativa annunciata da Juventus Football Club nei confronti di Luis Figo - si legge in una nota - l'FC Internazionale ricorda che sono state fatte ingiustificate illazioni sulla professionalita' di Luis Figo attribuite dagli organi di stampa a Luciano Moggi. Il club nerazzurro si farà carico di difendere l'onorabilità del proprio calciatore in tutte le sedi competenti e, ove occorra, a chiedere la punizione di chi ne abbia messo in discussione l'onestà, attentando alla sua libertà d'opinione e d'espressione".


E poi mancini multato...


L'allenatore nerazzurro è stato squalificato per una giornata e punito con un'ammenda di 5.000,00 euro perchè "dopo il fischio finale, avvicinatosi all'arbitro Paparesta gli gridava più volte parole di protesta - spiega la motivazione del giudice sportivo - nelle stesse circostanze, all'interno del tunnel degli spogliatoi, rivolgendosi all'arbitro pronunciava ad alta voce un'espressione volgarmente ingiuriosa nei confronti di un dirigente della squadra avversaria, presente anch'egli nel tunnel; sanzione aggravata con l'ammenda nella misura di 2.000,00 euro per la recidiva; infrazioni rilevate dall'arbitro e dal collaboratore dell'Ufficio Indagini
alessandra
Se fosse per l'interesse che ha sempre suscitato in me, nella mia famiglia e direi anche nel giro di amicizie e conoscenze (tranne qualche raro caso), il calcio si giocherebbe solo nei campetti pieni di buche delle parrocchie e nei cortili.
Nonostante questo mio disinteresse per questo tipo di sport, ho sempre invece trovato molto interessante cercare di capire come potessero tante persone appassionarsi ad uno sport che da ormai l'alba dei tempi, ha comunque abdicato a qualsiasi tipo di concetto di sportività, trovando nel solo potere economico, con tutto quello che lo ammanta, la possibilità di formare le squadre migliori, di avere gli allenatori più bravi, di corrompere arbitri, medici sportivi, chissà quale autorità anche politica connessa e godere dei palcoscenici più ambiti, al solo scopo di fare altro denaro, oltre che ovviamente dare lustro ai detentori di tale denaro.
Non lo capirò mai. Forse, come ormai credo, mi rifiuto di capirlo.
Come se milioni di persone si appassionassero e tifassero fino a scannarsi, a vedere e a parteggiare (provando senso di appartenenza e identificazione) per le bellissime case, yacht e auto dei vari potenti di turno.
Sì, dev'essere proprio così. Mi rifiuto di capirlo. sad.gif

giannifreso
L'operazione dei magistrati di Napoli doveva scattare dopo il Mondiale
Maddalena e il giallo della telefonata ai colleghi: la mia fonte, un carabiniere

La fuga di notizie "dolosa" che ha affossato l'inchiesta
Così sfumò l'arresto di Moggi: accuse all'Arma e al pm Marabotto
di CARLO BONINI e GIUSEPPE D'AVANZO


Pierluigi Pairetto
Le cose dovevano andare così. Il Mondiale "liscio". Poi, a luglio, la luna nera. A giochi chiusi, Luciano Moggi, Pierluigi Pairetto e Paolo Bergamo devono essere arrestati. In primavera, i pubblici ministeri di Napoli si mettono al lavoro per argomentare le richieste di custodia cautelare. Con i due designatori degli arbitri e il direttore generale della Juve, guai anche per Franco Carraro (presidente della Federazione Gioco Calcio), Innocenzo Mazzini (vice), Francesco Ghirelli (segretario generale), Maria Grazia Fazi (segretaria della Can, commissione arbitri). Per loro, interdizione dalle funzioni. Le fonti di prova che, per i pubblici ministeri, rendono necessario l'arresto declassano in inviti a comparire quando il segreto istruttorio è manomesso e l'inchiesta sul calcio italiano si trasforma in una storia di fuga di notizie, infedeltà istituzionale, intercettazioni manipolate. In una cronaca di indagati che conoscono le parole che li accusano e possono concordare - sereni - gli argomenti che possono salvarli.

Gli avvocati di Napoli dicono che l'inchiesta sul calcio è stato il segreto meglio custodito della storia giudiziaria partenopea. Impresa laboriosa in un palazzo di giustizia attraversato da spifferi caldi che hanno fatto epoca nella lotta al crimine organizzato. In questa occasione, al contrario, nessuno sa. I due pubblici ministeri Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci mostrano in giro l'aria distratta di chi ha ben altro a cui pensare che non a partite accomodate.

Il trucco ha buon esito. I due pubblici ministeri, per tutto il giorno, lavorano all'ordinario. Quando nel tardo pomeriggio il falansterio giudiziario di Napoli si svuota, i due si mettono al lavoro sulla pila di intercettazioni trasmessa dalla seconda sezione del Nucleo operativo dei carabinieri di Roma. Non è che gli indagati se ne stiano con le mani in mano. Il più intrigante, Massimo De Santis, è in movimento già dall'ottobre 2004.

L'arbitro di Tivoli confida nelle sue fonti al Csm. Cerca di capire che cosa cova. Con la prima richiesta di proroga delle indagini (aprile 2005), gli indagati hanno la conferma che qualcosa si muove. Sono vigili e in tensione. Moggi, soprattutto. "Lucianone" ammette (interrogatorio, 15 maggio 2006): "Ero preoccupato per gli sviluppi dell'indagine di Napoli. Prima del febbraio 2005, chiesi all'amico Marabotto - al sostituto procuratore di Torino Giuseppe Marabotto - di interessarsi della questione".

Moggi non sa che le sue telefonate sono controllate né è in grado di dire chi informa Marabotto, eletto a "consigliere giuridico". Le mosse dei due non sfuggono agli investigatori. Scrive la polizia giudiziaria: "Si registrano contatti telefonici con magistrati e conversazioni tra gli indagati in cui si fa riferimento a magistrati. Tra gli altri, Maurizio Laudi (procuratore aggiunto di Torino e giudice federale), Giuseppe Marabotto, Antonio Rinaudo (sostituto procuratore di Torino), Cosimo Maria Ferri (giudice del tribunale di Massa Carrara, ufficio vertenze della Figc)".

Nell'aprile del 2006 tutte le carte sono ancora coperte. Meglio, sembrano coperte. Una telefonata svela che il segreto è di carta velina. Il capo della procura di Torino, Marcello Maddalena, nell'ultima settimana di aprile, chiama il suo collega Giovandomenico Lepore, procuratore capo di Napoli. Chiede lumi sullo stato di avanzamento dell'inchiesta. Il procuratore napoletano casca dalle nuvole, ma dissimula la sorpresa. Come fanno i "torinesi" a sapere? Chi li ha informati? Torino sostiene oggi che la fonte è un ufficiale dei carabinieri di Roma. In quel momento l'inchiesta (della cui esistenza, la stampa darà notizia soltanto il 5 maggio) si scopre "malata".

Già intorno all'indagine torinese, conclusa con l'archiviazione di Moggi e Pairetto, si era creato un circuito confidenziale che utilizzava informazioni riservate per pilotare gli avvenimenti. Nel settembre 2005, Berlusconi, informato con riservatezza da Franco Carraro, discute con Moggi a Palazzo Grazioli del dossier, "privo di rilievi penali", che il procuratore Maddalena ha spedito al presidente della Figc. Di quell'incontro, ufficialmente si sa soltanto quel che ne riferisce Silvio Berlusconi: "Moggi, di sua iniziativa, è passato a trovarmi nella sede di Forza Italia, per farmi i complimenti per una cosa che si era verificata. Abbiamo parlato delle intenzioni della terna Moggi-Giraudo-Capello".

Ufficiosamente, fonti vicine a "Lucianone" raccontano un'altra storia. Con il consueto sorriso, come per un bon mot, il presidente onorario del Milan spiega come sarebbe importante che i rossoneri vincessero lo scudetto nell'anno delle elezioni. Con ciglio preoccupato, il premier si interroga sul futuro della patata bollente caduta da Torino nelle mani di Carraro. Fa qualche domandina svagata sul modo di fare di Diego Della Valle, presidente onorario della Fiorentina.

Il premier, qualche mese dopo, non si trattiene e vuota il sacco in pubblico. A Vicenza, il 18 marzo, accusa il patron della Tod's di comportamenti opachi protetti dalle toghe rosse: "Gli imprenditori come Della Valle, che appoggiano la sinistra, hanno scheletri nell'armadio e sono sotto il manto protettivo di Magistratura Democratica". Si riferisce a quel dossier del calcio di cui ancora nessuno sa nulla?

Sette mesi dopo, la storia è più complicata. L'inchiesta è fuori del controllo esclusivo della giustizia sportiva. Quei magistrati di Napoli quali assi hanno in mano? Che cosa preparano? Nella prima settimana di maggio, a Roma, c'è l'incontro tra le procure di Napoli e di Torino (primo esito del colloquio telefonico tra Maddalena e Lepore). Oggi, tra i due uffici non corre buon sangue, ma quel che conta è altro. E' un fatto che, con il segreto ormai violato, i napoletani sono costretti a fare un passo indietro. Trasformano le richieste di arresto in avvisi a comparire. Anticipano la discovery e, con essa, il metodo di indagine, i contatti tra gli indagati, la qualità "negativa" dei loro colloqui. Svelano la coerenza tra gli accordi manipolatori e ciò che avviene, poi, sui campi di calcio e alle classifiche.

E' un fatto che l'imbarazzo dei "torinesi" cresce. Hanno chiuso precipitosamente un'indagine che i "napoletani" si sono covati come una chioccia le uova. I risultati ora sono in centinaia di intercettazioni che documentano l'esistenza di un Sistema che governa il calcio italiano e lasciano intuire la geografia di poteri. E' un duopolio. Ha i suoi cardini nel predominio del Milan su diritti televisivi e Lega e nel potere della Juventus su Federazione e arbitri. Può contare sulla docile cedevolezza di cinque squadre: Inter, Roma, Lazio, Parma, obtorto collo della Fiorentina.

Il "mondo a parte" del calcio è tutto qui. Due Soli e cinque Satelliti che si spartiscono, in parti molto diseguali, il "core business" dei diritti televisivi organizzando uno spettacolo posticcio dove la vittoria va in alternanza a due squadre (Milan e Juve) e viene lasciata alle altre cinque l'opportunità di contendersi la vetrina internazionale (e i milioni) della Champions League. In primavera, il problema è preservare il Sistema dagli impiccioni. Accade così qualcosa che abbiamo scorto già all'opera nei casi "Bpi-Antonveneta" e "Unipol-Bnl": è la formazione di un mercato illecito di informazioni riservate alimentato dal cuore stesso delle istituzioni, capace di orientare l'opinione pubblica. Produce un'affrettata discovery che deforma e paralizza il lavoro dei pubblici ministeri, offrendoli impotenti alla prova del fuoco dei primi interrogatori. Un esempio può aiutare a capire.

Quando ascolta quel che ha detto al telefono nei colloqui con Moggi, (interrogatorio del 25 maggio), Paolo Bergamo si dice "esterrefatto". Non trova altra parola, il poveretto. Sembra un giovanotto sorpreso a rubacchiare nel portafoglio della nonna. Quasi si arrende. Stupefatto, appunto. Naturale che i pubblici ministeri vogliano approfittare dello smarrimento per raccogliere una più autentica testimonianza. E' il loro maligno mestiere: indebolire gli attori per comprendere la trama della storia. A questo servivano anche gli arresti. Sarebbero stati domiciliari. Senza possibilità di comunicare con l'esterno. L'accusa voleva isolare Moggi, Pairetto e Bergamo dal loro ambiente. Da pressioni, complicità, magari ricatti. I pm falliscono. E tuttavia il peggio deve ancora affacciarsi.

Giorno dopo giorno, in tranche, in parziali segmenti, in intercettazioni singole, in sequenza temporale, il materiale raccolto nelle indagini si sversa in pubblico con la potenza del getto di un geyser. Vengono pubblicate anche intercettazioni mai trascritte e colloqui mutilati o manipolati per sottrazione. Conversazioni scherzose, e per questa ragione eliminate dai pubblici ministeri, sono offerte come "prove che inchiodano" (è il caso della conversazione tra Lorenzo Toffolini, team manager dell'Udinese e Leonardo Meani, delegato per gli arbitri del Milan).

Addirittura, appare un atto di indagine che non risulta agli atti. Il contenuto è soltanto verosimile, riguarda il rapporto tra il Milan e gli arbitri. Il numero di protocollo è un falso (Borrelli è venuto a capo del trucco, appena l'altro giorno). E' un modus operandi che abbiamo già visto in azione nell'estate del 2005, quando intercettazioni ancora non agli atti dell'inchiesta di Milano e neppure mai trascritte (colloquio Consorte-Fassino) sono offerte ai giornali.

La novità è che a Napoli, l'ufficio del pubblico ministero individua il luogo e le persone che, uniche, hanno potuto violare il segreto. I nomi sono ora, nero su bianco, negli atti trasmessi alla Procura di Roma. C'è un'accusa grave in queste carte. La fuga di notizie, sostengono a Napoli, è stata così imponente e distruttiva che deve essere stata "autorizzata dal comando del Nucleo Provinciale dei carabinieri di Roma e da alti ufficiali dell'Arma da cui gerarchicamente dipende quella struttura".

Soltanto qualche falso ingenuo oggi può credere che la fuga di notizie sia un lavoretto storto che si consuma tra pubblici ministeri e cronisti. Si scorge un'altra realtà, più raffinata. Aree infedeli delle istituzioni utilizzano la fuga di notizie per mutilare il lavoro dei pubblici ministeri confidando nell'ansiosa competizione dei media. L'eterogenesi dei fini fa il resto. Ne sortisce un "vietnam" politico-giudiziario-informativo in cui ognuno ci mette del suo per colpire sotto la cintola l'avversario.

A metà maggio, il lavoro di scasso ha offerto il suo bottino squisito. Tutti sanno tutto. I protagonisti malmessi sanno che cosa hanno detto, quando e come lo hanno detto; che cosa gli sarà contestato in un eventuale interrogatorio o testimonianza. Il programma degli impiccioni di Napoli salta. Era ambizioso. I pubblici ministeri erano convinti di poter ricostruire addirittura un ventennio di storia di "calcio sporco" (1986/2006), dimostrare la continuità del Sistema e la discontinuità tra la gestione di Italo Allodi e la mano di Luciano Moggi. Ne vedono addirittura la nascita quando Allodi cade per un'inchiesta del pubblico ministero di Torino, Giuseppe Marabotto, che vent'anni dopo ritroviamo "consulente giuridico" del "nuovo gestore" del Sistema.

Armando Carbone, che fu "l'uomo di mano" di Italo Allodi, racconta (interrogatorio del 20 maggio 2005): "Quell'operazione giudiziaria fu architettata da Luciano Moggi per prendere il posto di Allodi. Non ho esitazioni a riferire che il giudici Marabotto e Laudi furono strumenti di Moggi e sono persone con le quali Moggi ha continuato a intrattenere rapporti fino ad oggi... Marabotto, ogni volta che io - imputato in quell'inchiesta - provavo a parlare del Torino e della Juventus, mi rispondeva che bisognava parlare di altro. Laudi (allora sostituto procuratore e giudice dell'ufficio inchieste Figc) mi disse che della Juve non bisognava parlare".

Il castello accusatorio (e la promessa di verità) mostra il suo sfinimento quando ha inizio il pellegrinaggio di testimoni come Pierluigi Collina: "Moggi? Credo che millantasse. Pairetto e Bergamo? Non ho elementi per dire se dipendessero dai poteri forti" (interrogatorio, 16 maggio).

L'inchiesta è morente. Non può dare più alcun risultato. I pubblici ministeri di Napoli se ne rendono conto quando dinanzi a loro appare Claudio Lotito (9 giugno). Il presidente della Lazio parla, chiacchiera, straparla. Maneggia l'intero fascicolo delle informative dei carabinieri meticolosamente annotate. Pretende di farsi da solo le domande. Di darsi da solo le risposte. Quando le risposte potrebbero sollecitare pericolose curiosità, tronca il flusso verbale appellandosi alla facoltà di non rispondere. La procura di Napoli decide di fermarsi. La fuga di notizie ha ottenuto il suo scopo.

Quell'immenso materiale istruttorio che poteva condurre a significative fonti di prova non è più utilizzabile. Si va al deposito di atti che già tutti conoscono. I pubblici ministeri si conservano tre sole carte, ancora. Le presunte responsabilità della Commissione di appello federale (i giudici di merito della Figc). Le rivelazioni di segreto di ufficio che coinvolgono carabinieri, poliziotti, finanzieri, magistrati. E, infine, l'indagine accurata sulla "madre di tutte le partite truccate". Lecce-Parma 3-3 (29 maggio 2005).

C'è un sospetto. Perché quella partita, ultima di campionato, doveva finire proprio con quel risultato, 3-3? Perché tra le 2.187 combinazioni ancora possibili e capaci di decidere il destino di chi doveva andare in serie B, è stato combinato proprio quell'esito? L'arbitro De Santis avrebbe potuto lavorare di fino, come ha dimostrato di saper fare, per dare la vittoria al Lecce e dannare alla B il Parma. Era il modo più semplice per salvare la Fiorentina, come stava a cuore al Sistema. Il 3-3 è un risultato astruso, ma forse assai fine. Quel 3-3 può portare diritto nel cuore dell'affare che il Sistema non governava, ma di cui si approfittavano gli uomini del Sistema. Le scommesse clandestine.

(15 giugno 2006)

(da http://www.repubblica.it/2006/06/sezioni/s...inchiesta.html)
Alex Svoboda
Dadicata ai tanti, troppi Moggi (che certo non è solo uno) vhe da decenni ormai hanno rovinato lo sport nazionale fino a ben oltre il punto di non ritorno... Ai doping, dopati, doppiati, impasticcati, corrotti e bucati che per sommi interessi televisivi e non hanno rovinato tanti bei giochi, come il Ciclismo, e chissà quanti altri sotto le loro mire......


Non gioco più
Mina

Non gioco più
me ne vado
non gioco più
davvero
La vita e' un letto sfatto
io prendo quel che trovo
e lascio quel che prendo
dietro di me
Non gioco più
me ne vado
non gioco più
davvero
La faccia di cemento
tu parli e non ti sento
io cambio e chi non cambia
resta là
Non gioco più
lascia stare
non gioco più
ti assicuro
se ti faccio male
poi ti passerà
tanto il mondo come prima
senza voglia girerà
Non gioco più
me ne vado
non gioco più
davvero
non credere ai capricci
di una foglia
che col vento se ne va
Non gioco più
non gioco più
non gioco più, no!

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