I nostri "maestri"

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I dolci dì vediamo tramontare
con piacere, se a noi fan maturare
cose più dolci, un bimbo che educhiamo
una pianta, un libretto che scriviamo.
H. Hesse
In questi giorni, ho avuto modo di incontrare – nonostante la distanza che ci separa - il mio “maestro”.
Dei propri “maestri” si ha sempre, anche da adulti, un po’ di timore: è forse per quella impalpabile sensazione di accedere a quello strano sacro graal che, immaginiamo, possiedono solo loro. Quando però ti concedono la confidenza, e aprono le porte che conducono alla loro umanità, allora si dischiudono i gesti e le parole, e si accede alla vera essenza di quello strano essere umano che, poco a poco e senza che ce ne rendessimo conto, ci ha indicato una strada da seguire.
Si possono avere molti “maestri”: per l’alfabeto ed per i numeri; per l’esercizio della fisicità; per l’accesso al trascendente; per coltivare i propri ideali; per la nobiltà di un lavoro; per le semplici emozioni della vita. Del mio dirò che quasi sempre è riuscito a prendersi gioco del detto eracliteo “la Natura ama nascondersi”, a dirimere le trame che secoli e millenni hanno intessuto sulla Terra, a svelare segreti nascosti agli occhi dei profani, ed io tra questi. Ma, più ancora, la profonda passione che ha sempre animato le parole e, ancora di più, le azioni.
Ma alla fine, se siete stati buoni allievi avrete imparato che “la verità si vive, non s’insegna”.