Bluette
Mar 20 2006, 21:29
DIETRO LA SCELTA DELLO PSEUDONIMO LETTERARIO, LE MOTIVAZIONI PIÙ DIVERSE: CHE SPESSO RIVELANO LA PERSONALITÀ DELL’AUTORE
L'uso dello pseudonimo e dell'anonimo nella storia letteraria ha radici lontane. Le più antiche opere letterarie non portano il nome dell’autore anche quando hanno chiaramente impresso il segno di una composizione personale. Uno dei motivi, che diede origine all'uso dello pseudonimo, fu il bisogno estetico di dare alle opere d'arte un nome che avesse una corrispondenza con la loro importanza. A questo primo motivo se ne aggiunsero altri: capriccio, paura, rispetto umano, modestia, ritrosia di apparire al cospetto del pubblico col proprio nome.
"Varie e non comparabili, infatti, ma spesso rivelatrici della personalità di chi si cela, sono le motivazioni che spingono un autore ad avventurarsi sulla strada, più battuta che accidentata, dello pseudonimo letterario. Per un Daniel Auteuil che nel film di Andò intitolato 'Sotto falso nome' interpreta l’autore di thriller di gran successo che si firma con un nome non suo per essere lasciato in pace dai fan - arrivarci, a questo punto... - , c’è una Colette che riesce ad appropriarsi della propria identità anagrafica solo dopo essersi liberata del primo marito, uno che preferiva firmare come propri i libri scritti da altri" (Stefania Miretti)
da http://www.lastampa.it
Estherina prettyprincess
Mar 20 2006, 23:13
QUOTE(Bluette @ Mar 20 2006, 21:29) Uno dei motivi, che diede origine all'uso dello pseudonimo, fu il bisogno estetico di dare alle opere d'arte un nome che avesse una corrispondenza con la loro importanza. A questo primo motivo se ne aggiunsero altri: capriccio, paura, rispetto umano, modestia, ritrosia di apparire al cospetto del pubblico col proprio nome.
Se un giorno dovessi (ipotesi alquanto remota) scrivere qualcosa , darei la stessa impronta che ho lasciato, finora, col mio nick. Non è uno pseudonimo vero è proprio, piuttosto una fusione tra il nome di battesimo ed uno ideale scelto in seguito ad un avvenimento che cambiò, diversi anni fa, la mia esistenza. Ricordo ancora come mi ero sentita attratta da esso, così, di primo acchito. Possederlo mi permette di agire un po' più libermente per inseguire ciò che voglio, ciò che amo. Con il nome d'arte mi lascio condurre e lanciare dai sensi in luoghi estremamente sconfinati ... nei quali , però, mi occorre una guida . .. il nome principale. Per non smarrirmi deve necessariamente ricordarmi cosa rappresenta per me , essendo il capo deve in un certo qualmodo riportarmi all'ordine , deve ammonirmi quando il secondo prende il sopravvento. Perché la smodata dipendenza dal secondo ... è indice di tormento , di perdizione. Lucynda
Bluette
Mar 21 2006, 00:44
 GeorgesSimenonGeorges Simenon trovò il successo prima come cronista e poi nel 1927 col suo primo romanzo Le Roman d’une dactylo (Il romanzo di una dattilografa) che entra a fare parte di una serie di romanzi popolari che ne segneranno il primo periodo letterario sotto lo pseudonimo di Georges Sim. Oltre quattrocento romanzi, mille racconti, quindici autobiografie, il tutto scritto a ritmi vertiginosi, eccessivi, non sono stati sufficienti fino a quando lo scrittore belga era in vita, a dargli quel giusto riconoscimento, già conferitogli da autori del calibro di Gide o Céline. E' un'attività intensissima: scriverà quasi duecento racconti, sotto diciassette pseudonimi: Geogers Martin Georges, Gom Gut, Georges d’lsly, Plick et Plock, Christian Brulls, Luc Dorsan, Poum et Zette, Gaston Viallis, G Vialo, Kirn, Bobette, Jean Dorsage, G Violis, JK Charles, Jean du Perry, Germain d’Antibes, Jacques Dersonnefino al 1931, l'anno in cui arriva Maigret. Liberamente tratto da http://www.railibro.rai.it
foglie di acqua
Mar 21 2006, 11:13
Goerge Sand Bisognava conoscerla come l'ho conosciuta io, per sapere tutto ciò che c'era di femminile nel cuore di questo grande uomo. Gustave FlaubertPerché voleva i pantaloni di Roberto Barbolini Fumava, si vestiva da uomo, ebbe molti amanti. Ma fu anche madre esemplare e stacanovista della penna. Innanzitutto non fumava il sigaro, si accontentava di piccole sigarette di tipo Maryland che si procurava alla Civette, un negozio davanti al Palais-Royal tuttora esistente. E quanto ai pantaloni, sì, è vero, li indossava, ma più che altro per fare economia risparmiando sulle spese di pulitura, non certo per mettersi in mostra. Molti stereotipi sono da rivedere nei confronti di Amandine-Aurore-Lucie Dupin, in arte George Sand (1804-1876). A cominciare dall'immagine della libertina che, già dallo pseudonimo virile, sembrava voler gareggiare con gli uomini in spregiudicatezza erotica. Certo, la lista dei suoi amori è piuttosto nutrita: da Jules Sandeau a Prosper Merimée, da Alfred de Musset a Pietro Pagello, da Michel de Bourges a Fryderyk Chopin, a Charles Marchal, un volubile cinquantenne da lei chiamato « il mio coniglio rosa» o anche « il mio coniglio blu», che l'autrice di La palude del diavolo e della Piccola Fadette riuscì a sedurre alla non verde età di 62 anni. « Non sono mai rimasta più di tre giorni senza amare» confessò una volta al suo editore. Non le mancò neppure una passione omosessuale, per l'attrice Marie Dorval. Malgrado la sua libertà di costumi fosse scandalosa per i tempi in cui visse, si sbaglierebbe però a immaginare George Sand come un'avventuriera del sesso: con Chopin, malato di tisi, ci furono di certo più cataplasmi che carezze. E solo le lacrime appassionate del giovane poeta la spinsero tra le braccia di Musset, quella fatidica notte tra il 28 e il 29 luglio 1833, trasformando in una specie di incesto immaginario un'amicizia che la scrittrice avrebbe voluto restasse fraterna e basata sull'affinità intellettuale, come quelle che ebbe con Balzac, Dumas figlio, Flaubert e numerosi altri esponenti della Parigi intellettuale. « È la donna più donna che abbia mai incontrato» ricorderà Musset, che se ne intendeva. Altroché maschiaccio. « Vi attendo con la sottomissione dell'odalisca» scrive George in una lettera all'avvocato Michel de Bourges. Materna e forte con gli animi sensibili e fragili, all'occorrenza « Sand è pronta a trasformare la seduzione dell'infermiera in quella dell'odalisca» osserva Jean Chalon in George Sand - une femme d'aujourd'hui, edito da Fayard. Già autore di un'ampia biografia della scrittrice, Chère George Sand, ristampata da Flammarion in occasione del bicentenario 2004, nel suo nuovo libro Chalon sente il bisogno di sottolineare la straordinaria attualità del personaggio: « La vita di George Sand è d'una estrema modernità. In pieno XIX secolo ha vissuto come si vive adesso, nel XXI. A 27 anni abbandona il marito, alleva da sola i due figli e si guadagna da vivere: tre crimini imperdonabili per una donna del suo tempo». Facile comprendere che certi borghesi vedessero in lei una specie di Attila al femminile, che calpestava il conformismo e le convenzioni. Del resto, fin dall'inizio la sua esistenza aveva sfiorato lo scandalo. Per poco, infatti, non nacque bastarda. Solo 25 giorni prima che venisse al mondo, il 1° luglio 1804, suo padre, l'aristocratico Maurice Dupin de Francueil, accettò di sposare Sophie Victoire Antoinette Delaborde, una ragazza del popolo da lui messa incinta. Rimasta presto orfana del genitore, la piccola Aurore, come fu sempre chiamata in famiglia, crebbe in campagna sotto l'influsso della nonna paterna, donna dalle idee molto aperte. Il matrimonio con il barone Casimir Dudevant, contratto a diciott'anni, si rivelò presto un fallimento e nel 1831 Aurore si trasferì a Parigi, legandosi a Jules Sandeau con il quale scrisse il primo romanzo. L'anno successivo pubblicò Indiana con lo pseudonimo di George Sand. Era l'inizio d'un mito trasgressivo, d'una recita sociale in cui il personaggio eccessivo avrebbe sempre fatto aggio sulla scrittrice laboriosa. Eppure, l'icona maledetta mal si concilia con questa donna, madre chioccia un po' soffocante per il prediletto figlio maschio Maurice (molto meno per la figlia Solange), che appena poteva si dedicava alle marmellate e al giardinaggio nella casa di campagna a Nehant, dove si era ritirata dopo la delusione per il fallimento della rivoluzione quarantottesca. Lavoratrice instancabile, Sand scriveva « di getto e senza fatica da mezzanotte alle 6. Con la sua bella calligrafia rotonda, leggibile» come sottolinea Hortense Dufour in George Sand la sonnambule (Éditions du Rocher). Un'ottantina di romanzi, 25 pièce teatrali, una colossale autobiografia e qualcosa come 35 mila lettere. Di cui 12 finora inedite, fortunosamente ritrovate. La scandalosa libertà di Sand ( George Sand ou le scandale de la liberté è il titolo di un'altra biografia, firmata da Joseph Barry) fu in definitiva il prezzo da pagare all'appassionata dedizione per il mestiere di scrivere. Una caricatura d'epoca, apparsa su un numero di Charivari, mostra Aurore-George in pantaloni in cima a una nuvoletta, circondata da fogli svolazzanti, con il seguente commento in versi: http://www.coindumusicien.com/Fredchop/sandcari.JPGSe di George Sand il ritratto, Lascia lo spirto un po' perplesso, È perché il Genio è astratto E come si sa non ha sesso. Di questa verità ardua, tra amori febbrili e intense passioni intellettuali, fu testimone coraggiosa e spregiudicata la donna che volle essere George. 4/6/2004 http://www.panorama.it http://www.wga.hu/art/d/delacroi/3/312delac.jpgEugène DELACROIX, George Sand, 1838
foglie di acqua
Mar 23 2006, 14:49
SIBILLA ALERAMO http://www.sfairos.it/musica/aleramo.jpg Rina Faccio, conosciuta con il nome di Sibilla Aleramo, nasce ad Alessandria il 14 Agosto del 1876. Per motivi di lavoro del padre cambiò spesso città fino a stabilirsi a Porto Civitanova Marche dove cominciò a lavorare presso uno stabilimento industriale. All'età di quindici anni viene sedotta da un collega e per riparare al danno nel 1893 si sposano. Ciò segnò in modo indelebile la sua esistenza e nella sua autobiografia "Una Donna" critica il rapporto coniugale e lo definisce oppressivo e frustrante. Tentò il suicidio e quando si riprese cominciò a concretizzare le sue aspirazioni umanitarie e socialistiche e cominciò a scrivere racconti e articoli giornalistici. Erano gli anni 1898-1910. Sibilla scrisse che il femminismo si concentrava ora nelle letteratura e nella spiritualità, nella rivendicazione della diversità femminile, credeva infatti in una spiritualità femminile e cioè nel fatto che tra uomo e donna c'è una spiritualità diversa. Le donne sono intuitive e hanno un contatto più rapido con l'universo producendo così una poesia sconosciuta al mondo maschile. Nel 1899 si trasferisce a Milano dove dirige il giornale "L'Italia Femminile". Nel 1902 la sua relazione amorosa con il poeta Felice Guglielmo Damiani la spinse ad abbandonare la famiglia e a trasferirsi a Roma. Qui legò una nuova relazione con Giovanni Cena, direttore di una rivista "La Nuova Antologia" e animatore di iniziative democratiche e unitarie. A Roma entrò in contatto con l' ambiente intellettuale e artistico (come Grazia Deledda). Nel 1906 pubblicò "Una Donna" che rappresentava un concentrato di tutti i modi positivi e negativi che lei nel corso della sua carriera modulerà in forme diverse; a partire dall'autobiografismo pieno di autocontemplazione. Intensificò la sua attività femminista e unitaria soprattutto promuovendo l'istruzione del mezzogiorno (Agro-pontino, Maccarese ancora paludosi e malsani). Conobbe Emilio Cecchi, con il quale mantenne una grande amicizia, e poi Marinetti e D'Annunzio col quale instaurò una corrispondenza. Dopo la relazione con Cena ne ebbe altre più o meno lunghe per lo più con intellettuali e artisti (una relazione complessa e tormentata fu con Dino Campana), fino a quando non incontrò il giovane Franco Matacotta al quale restò legata dal 1936 al 1946. Parlò di tutti i suoi amori nelle sue opere evidenziando il fatto che la vita e la letteratura fossero legate in modo inscindibile. Nel 1919 venne pubblicato il suo secondo romanzo "Il Passaggio". Continuò a pubblicare altri libri e raccolte di poesie e spesso parlava della sorte di donna-poeta. Scrisse anche un poema drammatico in tre atti "Endimione" in cui rappresenta la relazione che lei aveva avuto con Tullio Bozza e che era finita tragicamente con la morte di lui. Le sue condizioni economiche erano cattive in quanto era alla continua ricerca di mezzi di sostentamento. Negli anni della guerra le sue condizioni peggiorarono. Nel 1946, finita la guerra, si iscrisse al PCI e iniziò un'attività di conferenze e congressi. Continuò il suo impegno politico e a scrivere i suoi Diari in cui dava sempre più immagini di se. Sibilla Aleramo morì a Roma il 13 Gennaio 1960 dopo una lunga malattia. http://www.arangioruiz.org http://www.italica.rai.it/principali/argomenti/altro/vestiti/gr5.jpgSfoglio le roseSfoglio le rose che m'hanno veduta piangere e sorriderti e poi ardere bianca, e metto fra i petali le mie dita come fra le tue mani, petali dolci e freschi che or lancerò nell'aria cantando sommessa, o amato, perché tu non ti volga...
Bluette
Mar 25 2006, 19:55
Henri Beyle Stendhal Stendhal ha sempre avuto un problema con il “suo” nome: Henri Beyle. Intanto avrebbe voluto il cognome della madre, essere quindi un Gagnon. Pablo Picasso non è Ruiz proprio per aver scelto una volta per tutte il cognome materno, che invece Stendhal non usò mai. Quando cominciò a scrivere, fu invece il carnevale dei nomi: pubblicò in vita ventitré libri, nessuno firmato col suo nome e cognome: sei sono anonimi, tre indicano l’autore con iniziali fantasiose, uno lo firma “ Louis César Alexandre Bombet”, due “ F. de Lagenevais”, nove " Stendhal". “Beyle” lo volle solo sulla lapide, ma italianizzando il nome (“Errico”) e facendosi nascere non a Grenoble, ma a Milano. Se poi andiamo a vedere le lettere, gli pseudonimi diventano innumerevoli: facendo cifra tonda, in tutto circa trecentocinquanta. Voltaire, altro giocatore di nomi, è lasciato abbondantemente alle spalle: ne aveva usati solo centosettanta. Quando pubblica la sua “ Roma, Napoli e Firenze" nel 1817 Beyle sceglie un nuovo, ennesimo pseudonimo, che finirà per “battezzarlo” definitivamente: Stendhal. Victor del Litto spiega, nella sua biografia dello scrittore, il motivo della scelta del nome, stanco di vedergli affibbiare l’etichetta perenne di fantasioso. Oltre la musica e l’arte, temi conduttori di “Roma, Napoli e Firenze”, si percepisce un costante rumore di fondo, che si rivela solo a un’attenta lettura: “l’influenza di un uomo sull’Italia”. E’ Napoleone. Quest’opera è più di una guida e di un quaderno di viaggio, non è un semplice e dotto racconto da Grand Tour, ma un’esplorazione profonda e intima, in cui, come sempre, la descrizione dei luoghi respira insieme ai diversi caratteri degli uomini che vi abitano. E’ il resoconto dell’Italia dopo la caduta dell’impero e l’avvento della Restaurazione. In questa nuova atmosfera, le idee di Henri Beyle, da sempre sostenitore di Napoleone, risultano pericolosamente sovversive, così decide di prendere alcune misure precauzionali. “Monsieur Stendhal, Ufficiale di cavalleria” è la firma del libro per esteso. Stendal è la cittadina vicino a Berlino, in cui nacque Winckelmann. Del Litto non cerca possibili legami con l’archeologo, ma nota che un nome tedesco, reso ancora più tedesco per l’inserimento di quell’ "h", si prestava ad allontanare i sospetti dei malevoli, ad esempio a Napoli, una delle mete più importanti del suo viaggio, dove vi erano i Borboni, che poterono riprendersi il trono grazie all’appoggio degli austriaci e dei prussiani. Come ulteriore precauzione, Beyle si fa passare per un ufficiale di cavalleria, perché questo ruolo non avrebbe destato sospetti di idee sovversive. E ancora più prudentemente, Milano non è citata nel titolo del libro, nonostante che a questa città siano dedicate molte pagine! Ecco spiegato l’arcano di questo strano nome, interrotto dal singhiozzo afono dell’ H. Comunque, l’escamotage non servì a niente: il decreto di espulsione, scritto dal prefetto della polizia di Vienna nel 29 gennaio 1828, lo accusò di essere un “pericoloso straniero e autore di quell’opera malfamata”. Non un gioco, dunque, ma una scelta obbligata dal timore. Rimase solo lo scherzo involontario (per una volta!) dell’H. A lungo i poliziotti che lo pedinavano, come i suoi esegeti, compreso Balzac, autore di un articolo fondamentale sulla Certosa di Parma, non seppero dove piazzarla. Il grafema senza suono finiva sempre nel posto sbagliato: Sthendal, Stendahl… http://www.compagnosegreto.it
mormore
Mar 25 2006, 20:43
Karen Blixen Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Karen Blixen (nata a Rungsted, Danimarca, il 17 aprile 1885 - morta a Copenhagen il 7 settembre 1962), pseudonimo di Karen Christence Dinesen, è stata una scrittrice e pittrice danese che possedeva l'abilità di descrivere le sue storie con semplice chiarezza e grande talento abbinato ad uno stile del tutto personale. Durante la sua carriera di scrittrice, la Blixen ha usato diversi pseudonimi come: Isak Dinesen, Tania Blixen, Pierre Andrèzel e ancora Osceola; questo largo uso di pseudonomi risultò talmente incomprensibile nell'ambiente letterario del suo tempo che fu causa di pettegolezzi sulla veridicità dei suoi scritti. Ma è col nome del marito che divenne famosa e conosciuta: baronessa Karen Blixen-Finecke. Opere di Karen Blixen: La mia Africa - (Feltrinelli) Capricci del destino - (Feltrinelli) Il pranzo di Babette - (Einaudi) Sette storie gotiche - (Adelphi) Ultimi racconti - (Adelphi) Dagherrotipi - (Adelphi) I sognatori e altre storie gotiche - (La Nuova Italia) Carnevale e altri racconti postumi - (Adelphi) Ehrengard - (Adelphi) Ombre sull'erba - (Adelphi) Racconti d'inverno - (Adelphi) Il matrimonio moderno - (Adelphi) I vendicatori angelici - (Adelphi)  Karen Blixen in Kenya nel 1918
foglie di acqua
Mar 30 2006, 11:24
Agatha Mary Clarissa Miller Agatha Christie Agatha Mary Clarissa Miller, meglio conosciuta come Agatha Christie, è la più famosa autrice di romanzi gialli, uno degli autori più venduti del mondo, tradotta in 103 lingue. Nacque il 15 Settembre del 1890 a Torquay, una cittadina turistica del Devonshire, sulla costa meridionale dell’Inghilterra. … Contrariamente ai suoi fratelli, Agatha non frequentò mai una scuola e della sua educazione si occuparono personalmente sia la madre che la nonna e le numerose governanti di Ashfield. A 16 anni le fu tuttavia permesso di recarsi a Parigi, per perfezionare gli studi di musica e canto. A quel tempo Agatha aspirava infatti a diventare una cantante lirica, ma dopo due anni la ragazza tornò in Inghilterra, un po’ scoraggiata dai modesti risultati conseguiti e cominciò a dedicarsi all’altro suo hobby: la scrittura. In autunno partì per una vacanza di tre mesi in Egitto; tornata in Inghilterra, Agatha riuscì a veder pubblicate delle sue poesie su "The Poetry Review". I suoi racconti e le sue biografie romanzate avevano invece meno successo: i manoscritti, spediti a vari editori, e firmati con uno pseudonimo, Mary Westmacott ,venivano puntualmente rifiutati. Scrisse anche un romanzo, Snow Upon the Desert, che sottopose al giudizio di uno scrittore, amico di famiglia, e ad un agente letterario, che però la scoraggiarono nel proseguimento. Nel 1912, ad un ballo, conobbe Archibald Christie, giovane ufficiale d'artiglieria, con il quale si fidanzò e con il quale due anni dopo si sposò. Nel 1914, quando scoppiava la prima guerra mondiale e l’Inghilterra entrava in guerra. Agatha cominciò a prestare la sua opera di crocerossina all'ospedale di Torquay. ... Nel 1916 Agatha, appassionata lettrice di storie del mistero, scrisse The Mysterious Affair at Styles ("Poirot a Styles Court"), per una sorta di scommessa fatta con la sorella Madge, che si mostrava scettica riguardo alla capacità di Agatha di scrivere una bella ‘detective story’, dove il lettore potesse capire chi fosse l’assassino. Venne così creato l’eccentrico personaggio di Hercule Poirot, dalla testa d’uovo e dai baffi impomatati, un investigatore belga vanitoso e maniaco dell’ordine, che Agatha farà morire poco prima di lei, nel Natale 1975, nel romanzo dal significativo titolo: "Sipario" ... Nel 1923 un altro successo, un'altra avventura per Poirot, The Murder on the Links ("Aiuto Poirot!"). La famiglia a questo punto lasciò Londra, per trasferirsi in una sontuosa casa a Sunningdale, nel Berkshire. Nel 1925 altro libro giallo: The Secret of Chimneys ("Il segreto di Chimneys"); ma è solo con The Murder of Roger Ackroyd ("Dalle nove alle dieci"), pubblicato nel 1926 che per Agatha Christie cominciò il vero successo come scrittrice. … Nel 1928 divorziò dal marito, ma chiese di poter mantenere il cognome del marito per non perdere la popolarità acquisita, e decise di prendersi una vacanza da sola in Medio Oriente. Viaggiando sull'Orient Express arriva ad Istanbul, poi prosegue per Damasco e Baghdad. In realtà ciò che le interessava maggiormente era andare a vedere le meravigliose scoperte archeologiche in corso ad Ur, città sumerica dell'lraq meridionale , l’antica Mesopotamia. Venne accolta benissimo, tanto che nel marzo successivo decise di tornare in Iraq. Lì conobbe Max Mallowan, un archeologo di 14 anni più giovane, assistente del professor Leonard Woolley, il direttore degli scavi. Si sposarono a settembre dello stesso anno, ad Edimburgo. Vengono intanto pubblicati The Murder at the Vicarage ("La morte nel villaggio"), il primo romanzo con l’anziana Miss Jane Marple, e Giant's Bread, il primo dei sei romanzi sentimentali firmati con lo pseudonimo di Mary Westmacott. Agatha tornò a vivere con Max in una casa in Earl's Court, e mantenne la casa di Torquay per le vacanze estive. Il secondo marito però doveva continuare il suo lavoro ad Ur, dove la scrittrice lo raggiungeva per aiutarlo nella catalogazione dei reperti e per fare il viaggio di ritorno insieme, da Baghdad alla Russia, al Mar Caspio al Mar Nero. Nel 1933, su incarico del British Museum, Max partì con Agatha per andare a scavare in Iraq, ad Arpachiyah. E’ di questo periodo Murder on the Orient Express ("Assassinio sull’Orient-Express") dedicato al marito. La vita della famiglia si divideva sostanzialmente in due stagioni: quella invernale, trascorsa a fare scavi in Medio Oriente e quella estiva, trascorsa a Torquay. Scrisse la Christie nella sua autobiografia: " …in viaggio si esce da un tipo di vita e si entra in un altro. Certo, siamo sempre noi, ma un noi diverso. Il nuovo io non è impastoiato dalle centinaia di fili che lo avvolgono nella ragnatela della vita domestica: lettere da scrivere, conti da pagare, commissioni da fare, amici da vedere…Durante un viaggio, la vita ha la stessa qualità di un sogno…". … Nel 1950 la Christie divenne membro della Royal Society of Literature. Nel 1954 Agatha ricevette il Grand-Master Award of the Mystery Writers of America. In dicembre ben tre commedie tenevano contemporaneamente il cartellone a Londra: The Mousetrap, Witness for the Prosecution e Spider's Web ("La tela del ragno"). Nel 1955 la Christie venne presentata alla regina Elisabetta e vinse un importante premio americano per la migliore opera teatrale straniera rappresentata a New York nella stagione '54-'55. Nel 1956 le venne conferita l'onorificenza di Commander of the Order of the British Empire (CBE). Nel 1961 arrivò anche la laurea, Honoris Causa, in Lettere, dall'Università di Exeter, Devon. Nel frattempo la Christie scriveva un’autobiografia che la impegnò circa 15 anni e che terminò poco prima del suo 75 compleanno, per essere pubblicata postuma. … Tre giorni prima del suo ottantesimo compleanno, nel 1970, la Christie confidò ai suoi lettori, in una intervista, che lo scrivere rimaneva per lei ‘estremamente importante’. Mancava solo un titolo nobiliare anche per lei, che arrivò nel 1971, quando la Christie diventò Lady Agatha, avendo ricevuto la massima onorificenza prevista per una donna: l’ Order of Dame Commander of the British Empire. A 83 anni la prolifica autrice di gialli scrisse il suo ultimo romanzo, Postern of Fate ("Le porte di Damasco") e l’anno successivo venne realizzato un altro film tratto da un suo successo letterario: Murder on the Orient Express ("Assassinio sull'Orient Express"), di Sidney Lumet, la cui prima mondiale avvenne alla presenza della regina Elisabetta. Nel 1976, il 12 gennaio, a 85 anni, la scrittrice morì nella sua casa di campagna. In ottobre venne dunque pubblicato Sleeping Murder ("Addio, Miss Marple"), scritto durante le guerra per essere pubblicato postumo, nel quale però Miss Marple non moriva, contrariamente al suo ‘collega’ Poirot. Nel 1977 uscì finalmente l’autobiografia: ‘La mia vita’. Nel paragrafo conclusivo di quest’opra la Christie scrive: Grazie, mio Dio, per la mia buona vita e per tutto l'amore che ho ricevuto. Una vita sicuramente straordinaria, specialmente per una donna della sua epoca, che si è cimentata con un genere apparentemente non congeniale alle donne, il ‘giallo’, di cui è invece diventata l’indiscussa regina. Winston Churchill la definì "la donna che, dopo Lucrezia Borgia, è vissuta più a lungo a contatto col crimine" da http://www.psicolinea.it/
Mitamit
Apr 3 2006, 15:19
www.gullivertown.com
mormore
Apr 4 2006, 22:18
Quindi piu' persone dietro lo stesso pseudonimo e lo stesso libro.... Wu Ming Sotto l'eteronimo di Wu Ming sono apparsi, a partire dagli anni Novanta, una serie di scritti a carattere letterario e politico, opera di cinque scrittori che hanno voluto contrapporre l'idea della libertà espressiva e della non-proprietà intellettuale dell'opera, al sistema dell'industria culturale dominante. Dopo il successo di Q, uscito sotto l'eteronimo di Luther Blissett e pubblicato da Einaudi, sotto la sigla collettiva Wu Ming sono apparsi il romanzo 54, e la raccolta di saggi Giap (Einaudi, 2003). "54" ha come sfondo il movimentatissimo anno omonimo (lo "scandalo Montesi", l'arrivo della Tv in Italia, l'ingresso della Germania nel Patto Atlantico, la sconfitta dei francesi a Dien Bien Phu, il ritorno di Trieste all'Italia dopo l' occupazione militare alleata), decine di intrecci tra personaggi più o meno veri o verosimili: Cary Grant, Lucky Luciano, Tito, ma anche scugnizzi napoletani e giovani "dandy-comunisti-non allineati" bolognesi. www.girodivite.it l'articolo su Blissett
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