Hamas replica ad Al Qaeda
«Lottare uniti? No, grazie»

Gli islamici palestinesi snobbano Zawahiri
«Adesso abbiamo il compito di governare»
LORENZO CREMONESI
«Lottare uniti? No, grazie»

Gli islamici palestinesi snobbano Zawahiri
«Adesso abbiamo il compito di governare»
LORENZO CREMONESI
GERUSALEMME - Al Qaeda chiama. Ma Hamas non risponde. È il senso del primo confronto pubblico tra l’internazionale del terrorismo nel nome della rivoluzione islamica e il movimento fondamentalista palestinese uscito vittorioso dalle elezioni del 25 gennaio in Cisgiordania e Gaza. «Continuate con noi la lotta armata contro Israele. Non riconoscete alcuno degli accordi di capitolazione firmati dai non credenti dell’ex Autorità palestinese», aveva dichiarato nel video diffuso l’altro ieri il numero due di Al Qaeda, Ayman Zawahiri.
Un evidente appello a serrare i ranghi e una critica alle correnti di Hamas più aperte al pragmatismo. Un appello che giunge tra l’altro mentre una delegazione di Hamas visita Mosca alla ricerca di legittimità internazionale, in barba alle critiche dei radicali ceceni, che invece accusano di «tradimento» i fratelli palestinesi. Ma questi ultimi non si lasciano prendere in contropiede.
E replicano con un educato, ma deciso, «no grazie». «È l’opinione di Zawahiri. Ne ha il diritto. Noi siamo neutrali», replica quindi direttamente dalla Russia un membro della delegazione di Hamas, Mohammad Nazzal. Seguono a ruota altri commenti di leader del movimento palestinese. «Da quando abbiamo deciso di partecipare alle elezioni del 25 di gennaio scorso è stato scelto di abbinare la lotta armata all’azione politica», dice più ambiguo il rappresentante a Beirut, Osama Hamdan. Da Gaza uno degli esponenti dell’ala dura osserva: «Non siamo traditori, abbiamo compiti di governo adesso». Sulla tv araba Al Jazira ancora Nazzal specifica: «Le nostre mosse tengono conto degli interessi del popolo palestinese, anche se rispettiamo le opinioni altrui».
La direzione della scelta di Hamas è comunque chiara: la priorità va alla causa palestinese. «Loro non hanno alcuna intenzione di islamizzare il mondo. Sin dalla sua nascita nel 1988 Hamas si è presentata come un’emanazione dei Fratelli Musulmani, ma la cui ragion d’essere è la liberazione della terra di Palestina. Il loro modello politico in questo momento è più la Turchia che non l’Iran», specifica Dani Rubinstein, uno dei massimi esperti israeliani dei territori palestinesi. Nella stessa logica i capi militari di Hamas nei territori occupati hanno preso molto sul serio le dichiarazioni allarmate rilasciate negli ultimi giorni dal presidente palestinese, Abu Mazen, secondo il quale le cellule armate di Al Qaeda starebbero infiltrandosi in Cisgiordania e Gaza. Aggiunge Rubinstein: «Per loro sarebbe un disastro. Hanno bisogno del sostegno della comunità internazionale per poter governare e faranno del loro meglio per tenere lontana Al Qaeda».
Corriere della Sera, 6 marzo 2006
http://www.corriere.it