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Bluette

Caro diario…

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http://www.richardseah.com

Annotare giorno per giorno ciò che accade nella propria vita è un’abitudine che molte persone hanno. Alcuni lo fanno per non perdere la memoria delle proprie azioni, altri per la necessità di affidare i propri pensieri alle parole, per mettere ordine alle idee e per potersi rileggere e analizzare. In certi casi si scrive un diario anche per scaricare le proprie angosce o per sedare le conseguenze di un trauma come se il diario fosse qualcuno con cui condividere tutto ciò. Fin qui tutto bene, almeno apparentemente, ma uno studio presentato al meeting della British Psychological Society di Edinburgo ha riportato risultati che fanno riflettere sulla “terapeuticità” del diario personale.

La scrittura è catartica, forse
Si tratta di una ricerca originale nel suo genere nel senso che solitamente ai partecipanti viene chiesto di scrivere un diario o semplicemente di scrivere delle proprie esperienze traumatiche in modo sistematico; gli scritti vengono successivamente analizzati. In questo caso avveniva il contrario: sono stati studiati 94 soggetti che regolarmente (e spontaneamente) scrivevano su un diario e le loro condizioni di salute sono state confrontate con quelle di 41 soggetti che non avevano questa abitudine. Ai “diaristi” è stato domandato con che frequenza aggiornavano il diario, da quanto tempo ne avessero uno e, infine, se era capitato loro di scrivere anche di esperienze traumatiche. Il questionario in realtà includeva anche domande sullo stato di salute.
L’idea di base, da cui gli autori hanno preso spunto, è che la scrittura fosse un modo per sfogare e per esternare le proprie angosce e, quindi, in qualche modo di liberarsene. L’alleggerimento da questo peso dovrebbe giovare allo stato di salute generale del soggetto.

Circolo vizioso
Ebbene il sospetto è, invece, che sia esattamente il contrario. Dai dati raccolti su questo campione ne emerge infatti un quadro molto diverso, quantomeno statisticamente parlando. Infatti, coloro che scrivevano avevano ottenuto un punteggio sulla salute di gran lunga peggiore rispetto agli altri e peggiorava in quelli che avevano affidato al diario le proprie esperienze traumatiche. Per esempio erano più predisposti ad avere mal di testa e cose simili.
I ricercatori non hanno risposte certe ma solo il sospetto che queste persone anziché usare la scrittura come sfogo, come esorcismo del trauma che permetterebbe loro di scaricarsi del peso, usino questo espediente per rimuginare sulle proprie sfortune. Chiaramente lo studio non permette di sapere cosa venga prima, se i problemi di salute o la scrittura del diario, l’ipotesi è l’innesco di un ciclo ripetitivo dentro cui si rischia di cadere.
Gli autori si ripropongono di realizzare ulteriori studi seguendo modalità diverse, come per esempio scrivere solo gli eventi positivi o solo quelli negativi, ma magari per vedere l’effetto che fa si può non aspettare il prossimo meeting di psicologi.

Simona Zazzetta

Fonti
Andy Coghlan Dear diary, you make me sick. NewScientist 08 September 04


http://www.dica33.it
foglie di acqua
Un archivio per i diari

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http://www.archiviodiari.it



Dal 1984 Pieve Santo Stefano, quasi al confine tra Toscana, Umbria e Romagna, ha innalzato ai quattro punti cardinali del suo perimetro, sulle strade che vi accedono, un cartello giallo sotto quello della toponomastica ufficiale: "Città del diario". La cittadina ospita infatti nella sede del municipio, un Archivio pubblico, che raccoglie scritti di gente comune in cui si riflette, in varie forme, la vita di tutti e la storia d’Italia: sono diari, epistolari, memorie autobiografiche. Il piccolo borgo di questa Pieve dell’Appennino tosco emiliano aveva avuto distrutto dalla guerra quasi tutto l’abitato: tra i pochi edifici rimasti in piedi, il palazzo comunale, a forma di L come un libro aperto sul leggio, con gli stemmi delle casate alle pareti.
Quarant’anni dopo la fine della guerra, in un’ala di questo edificio, è sorta una casa della memoria: una sede pubblica per conservare scritti di memorie private. L’iniziativa ha attirato l’attenzione di studiosi e giornalisti anche fuori d’Italia.
L’Archivio, ideato e fondato da Saverio Tutino, serve non solo a conservare, come un museo, brani di scrittura popolare: vuole far fruttare in vario modo la ricchezza che in esso viene depositata. Dopo averlo chiamato retoricamente "banca della memoria", l’abbiamo definito "vivaio", considerando che in esso gli scritti del passato rivivono, germogliando di nuovo ad ogni stagione, e creando nuove forme d’attenzione alla diaristica.
Per cominciare abbiamo avuto l’idea di incentivare l’afflusso con un concorso, il Premio Pieve – Banca Toscana. Abbiamo pubblicato su alcuni giornali un piccolo avviso e in poche settimane sono arrivati più di cento testi e raccolte di lettere. Adesso nella sua sede l’Archivio ne conserva più di 5000. E ogni anno si incrementa di almeno altri centocinquanta che arrivano per il concorso.
Dal 1991, su iniziativa del Comune di Pieve Santo Stefano, è nata la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale, recentemente divenuta una Onlus. Dal settembre 1998, con cadenza semestrale viene pubblicata una rivista dell’Archivio dal titolo Primapersona, in vendita presso le librerie Feltrinelli di tutta Italia e in abbonamento presso l’Archivio. Nel 2001 memorie e diari dell'Archivio di Pieve hanno incontrato il cinema, ed è nata l'iniziativa I diari della Sacher.
A partire da ottobre 2001 il sito ospita la rubrica Pagine, un appuntamento bimestrale che dà spazio a brani autobiografici di testi dell'Archivio. La rubrica è curata dalla redazione del sito con la collaborazione della commissione di lettura. E si inaugura anche la rubrica Soldiario, che ospita pagine di memorie legate al denaro nella vita della gente comune. L'iniziativa è ospitata dal sito SoldiOnline.

La fondazione
Su iniziativa del Comune di Pieve Santo Stefano viene istituita la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale che ottiene nel 1991 il riconoscimento della personalità giuridica privata dalla Regione Toscana e, nel giugno 2000, quello del Ministero per i beni e le attività culturali.
La Fondazione ha sede all'interno del Palazzo comunale, il Presidente è per Statuto il Sindaco in carica e i membri del Consiglio d’Amministrazione sono eletti dal Consiglio Comunale. Saverio Tutino, ideatore e fondatore del Premio e dell’Archivio e Loretta Veri sono nomine tecniche. Banca Toscana, Provincia di Arezzo e Comunità Montana Valtiberina Toscana hanno rappresentanti nel Consiglio d’Amministrazione.
L’attività dell’Archivio è finanziata, oltre che dalle tre Istituzioni sopra nominate, dal Ministero per i beni e le attività culturali, dalla Regione Toscana, dalla Camera di Commercio, da altri istituti, ditte o benefattori privati.
L’Archivio ha un’apertura giornaliera di oltre otto ore. I singoli componenti del Consiglio d’Amministrazione hanno responsabilità specifiche all’interno dell’Archivio.
Dal 1998 la Fondazione è divenuta una Onlus (Organizzazione non lucrativa di utilità sociale). Nello stesso anno la Regione inserisce la Fondazione nella tabella delle grandi istituzioni della Toscana e il 16 luglio 1999 la Sovrintendenza Archivistica per la Toscana gli conferisce la notifica di archivio di notevole interesse storico.

La Fondazione si propone di: promuovere la più ampia conoscenza dell’Archivio Diaristico Nazionale e del relativo premio annuale, quali mezzi per la valorizzazione di Pieve Santo Stefano come "Città del diario" e per la crescita dell’amicizia fra tutti coloro che scrivono i diari e conservano documenti di autobiografia e di memorie personali in forma di scrittura.
[art. 2 dello Statuto]


Fondazione Archivio Diaristico Nazionale - onlus
Piazza Plinio Pellegrini 1
52036 Pieve Santo Stefano
AREZZO


da sito:
http://www.archiviodiari.it
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